Mi mancano solo le Hawaii

hawaiiUn libro veramente consigliato è quello di Maurizio “Riro” Maniscalchi dal titolo intrigante “Mi mancano solo le Hawaii”.

Le Hawaii sono infatti l’unico stato che, al momento, Maurizio non ha visitato, nella sua permanenza con la famiglia negli Stati Uniti.

Questo piccolo aneddoto c’introduce ad un bel libro, agile da leggersi e pieno di emozioni, grazie anche alla particolarità narrativa di Maurizio.

Il libro fa quello che un libro deve fare: vi fa viaggiare con la fantasia, vi fa immedesimare in chi scrive e, dote rara, vi arricchisce, portando uno sguardo diverso sulla realtà delle cose. Non da censore di costumi altrui ma di attento osservatore di una realtà che viene posta davanti. E da questa realtà, nascono tutte le belle esperienze che Maurizio racconta in questo volume.

Buona lettura!

Tratto da Itaca Libri

Ho sognato a occhi aperti la Nba, i grattacieli di New York, Central Park, il Grand Canyon, la Mesa Verde, la Monument Valley, lo Yellowstone, il Mississippi River, le praterie, i bisonti, gli oceani con le foche e le balene, i ghiacci dell’Alaska, le paludi del sud, gli alligatori, le piantagioni di cotone, i cactus, i rodei, il deserto e persino i “tumbleweeds” (quei cespugli che rotolano sempre, portati dal vento quando qualcosa di serio sta per succedere in un film western), gli indiani e la musica nera.
A cinquantatré anni posso dire di averle viste tutte queste cose. E molto di più.
Sì, perché in un modo o in un altro in America sono stato dappertutto.
Mi mancano solo le Hawaii.
(dalla Prefazione dell’autore)

Mi mancano solo le Hawaii nasce dagli appunti di vita e di viaggio di un italiano (pesarese) “trapiantato” in America.
L’autore, curioso, appassionato e acuto osservatore delle cose che lo circondano, ha girato gli Stati Uniti in lungo e in largo per lavoro e amicizia, coprendo quarantanove Stati su cin-quanta (appunto, Mi mancano solo le Hawaii).
Dai sogni di infanzia e giovinezza all’incontro con l’America “in carne e ossa”, col suo fascino, la sua esplosiva vitalità e le sue mille contraddizioni, il tutto visto con occhio mai superficiale ma ricco di un affetto che si è reso sempre più profondo con il trascorrere degli anni. La narrazione parte con i capitoli su New York, mai conosciuta come “turista” ma vissuta dal day one come un complesso e impegnativo luogo di quotidianità. Le pagine sono deliziosi schizzi di una città che solo chi ci vive (e la ama tanto da volerci continuare a vivere) può conoscere: dall’arrivo alla tragicomica avventura della messa a Harlem, fino allo smarrimento in una delle zone più malfamate di Brooklyn… Da New York il libro si sviluppa come un viaggio dalla costa est a quella ovest fino a concludersi – geograficamente – in Alaska, passando per le praterie, il deserto, i grandi fiumi, il Grand Canyon… sempre con leggerezza, legando, intrecciando – talvolta senza alcuna soluzione di continuità – presente e ricordi di infanzia, “pesaresità” nativa e “americanità” acquisita.

Incipit tratto ad Tempi

St. Joseph, Missouri e il capitano Jones
Di gente curiosa ne ho incontrata tanta, ma il Capitano Jones appartiene a quell’élite di fenomeni che si incontrano raramente. La maggior parte dei miei amici americani hanno formato come una catena umana che come i pionieri si è andata allungando dall’Atlantico al Pacifico. Oppure, detto più prosaicamente, sono stati come le ciliege, uno ha tirato un altro. (…)
Il Capitano Jones me lo fece conoscere Peter Keupen di Norman, Oklahoma. (…) Peter è un paramedico e Jones un militare e si sono conosciuti a un corso di teologia… Ma lo sapete quanta gente in America studia teologia? Professionisti, padri e madri di famiglia, lavoratori, tutti! Tutte le università offrono corsi di teologia. Ci ho messo un po’ a farmene una ragione, perché in Italia se a quarant’anni mi iscrivessi a un master in teologia mi prenderebbero per matto o quantomeno per invasato. Qui no. Qui studiare teologia, soprattutto a una certa età, significa che «nel mezzo del cammin di nostra vita» uno decide che non può fare a meno di chiedersi perché sta facendo tutto quello che sta facendo.

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