I fidanzati a Loreto

La sintesi della relazione dei coniugi Attilio Danese e Giulia Paola di Nicola nell’incontro diocesano a Loreto.

 

Il cammino degli sposi, della coppia, è un itinerario graduale di crescita e di scoperta ma è nel contempo un compito non scontato in partenza, che richiede un impegno forte e costante.

Il messaggio della Chiesa è che la coppia ha un percorso graduale da compiere verso la santità (vedi la Familiaris Consortio, n. 34). Possiamo assimilarlo ad un cammino su un crinale di una montagna, con il rischio in ogni momento di cadere da una parte o dall’altra del crinale stesso.

Che si tratti di un cammino verso la santità è ormai ben chiaro nella Chiesa e sono passati anni da quando un cardinale disse a Pio XII: “Santo Padre, ha sentito che fregatura ha preso il presidente dell’Aziona Cattolica?”. “non sapevo che il Signore avesse istituito sei sacramenti e una fregatura” (Vita di Pio XI).

 

Esaminiamo ora i due lati del crinale della montagna pensando all’impegno di ogni coppia lungo il suo cammino di mantenersi nel giusto equilibrio, evitando di cadere in quegli eccessi che ne insidiano appunto l’ascesa alla santità.

 

Perfettismo e routine

Nelle analisi delle scienze sociali, molti matrimoni falliscono perché la vita coniugale non ha risposto alle attese eccessive di felicità che ciascuno aveva immaginato e l’altro non è stato all’altezza del “principe azzurro” che avrebbe dovuto essere secondo l’immaginazione dell’innamorato.

Il perfettismo è un eccesso di aspettative sull’altro, che può compromettere il rapporto, quando l’aspettativa stessa non viene corrisposta. Nel matrimonio l’altro va accettato come è, con i suoi pregi e i suoi limiti. Proprio la diversità è la sfida del viaggio che si fa insieme, una nuova avventura nel conoscersi, riconoscersi, ricominciare a costruire il rapporto in modo sempre nuovo tenendo conto delle possibilità di ciascuno, degli eventi, della Grazia. L’unicità e il mistero che connota ogni persona è per gli sposi garanzia di rottura della routine, ma questo richiede che non si arrivi al matrimonio sulla base di un’ingenua fiducia nell’altro idealizzato e in qualche modo negato nella sua realtà.

La sfida di accettare una persona con i propri limiti è da farsi sempre per vivere bene in coppia. Il guardarsi, l’accettarsi ricostruire il rapporto in modo nuovo trasforma quello che sembra un limite in una risorsa. Una maniera viva di coltivare la sintonia coniugale.

 

Continuità e relazione

Capita di constatare che “lui/lei non è più quello che ho sposato/a”. Quando si constata ciò, è importante ricalibrare il rapporto e reinventarsi… E’ vero, la persona non rimane sempre la stessa. Diremmo per fortuna! Ciascuno di noi muta nel tempo dalla culla alla tomba e nello stesso tempo può riconoscersi lo stesso lungo l’arto della vita. Così è per il coniuge e la forma stessa che assume il nostro amore. La sfida è coniugare insieme continuità e cambiamento o, con le parole di P. Ricoeur, l’idem (lo stesso) e l’ipse (l’io che si fa negandosi).

L’amore vero è sempre intelligente. Infatti, osservando e capendo noi stessi e il nostro partner, noi possiamo inventare ogni giorno il nostro rapporto. L’amore è creativo ma bisogna tenere ferma la fedeltà perché questa creatività abbia modo di esprimersi. Fedeltà al rapporto significa decidere insieme l’orientamento della vita, dalle cose più grandi alle più piccole: acquisti, amicizie ed altro. Fare insieme infatti fa crescere lo spirito di comunione, smussa le angolosità di ciascuno e assicura anche quella presenza del Cristo che ama stare tra quanti si amano (Cf Mt 18,20).

 

“I cristiani hanno il gusto della bellezza e s’infastidiscono della pigrizia”. Questa è una citazione del card. Martini che ben può rappresentare l’ambiente ed il modo di vivere di una coppia cristiana. Una bella casa ad esempio (non nel senso di una bellezza come fine ma una rappresentazione anche nelle cose della bellezza di un rapporto). Le nostre case sono il luogo per esercitare l’accoglienza del prossimo. Case belle, sobrie, piacevoli, che debbono riflettere l’armonia della condivisione.

 

Pace e conflitto

Se una coppia pensa di non litigare mai, allora è meglio che il rapporto venga riesaminato prima di sposarsi. Perché sicuramente nel corso della vita prospettive e pareri saranno diversi. Non è possibile che l’altro magari lievemente, magari involontariamente non ferisca la nostra sensibilità prima o poi. Dobbiamo metterlo in conto. Non ci si sposa perché si va sempre d’accordo, ma perché ci si impegna a restare uniti nella “buona e nella cattiva sorte”, ossia nei momenti di sintonia e anche in quelli in cui si potranno avere visioni diverse e contrastanti.

Il conflitto ben gestito può essere di aiuto a ristabilire una pace più vera e più feconda.

Ci si può spaventare di fronte al litigio perché si pensa che tutto debba essere messo in gioco. In realtà non è così, ma è importante attraversare bene i conflitti. Del resto non possiamo pensare che sia amore coniugale quello costruito su una pace stagnante, fatta di frustranti silenzi sulle cose che non vanno, di micce scansate ma sempre pronte e esplodere.

 

Unità e pluralità

Nel matrimonio si privilegia una sola persona. Infatti, s’impara ad amare guardando l’altro. Non è vero che nel matrimonio l’amore di una sola persona rimpicciolisce e restringe il cuore rispetto all’amore universale per tutti. (a questo proposito si vedano: G. P. Di Nicola – A. Danese: Simone Weil. Abitare la contraddizione, Devoniane, Roma 1991 e, degli stessi autori: Verginità e Matrimonio. Reciprocità e diversità di due Vocazioni, San Paolo, Milano 2000. http://www.prospettivapersona.it/index.php/vedi/10-libri.html)

E le vecchie abitudini? Esse devono essere condivise e ricalibrate con l’altro, per evitare proprio che esse, non soddisfatte, diventino un momento di risentimento. Le gelosie appunto debbono essere messe su un piano diverso.

 

Uguaglianza e differenza

La tentazione che può capitare è quello d’incapsulare o fagocitare l’altro nella propria orbita. Il matrimonio però esige l’accettazione ed il rispetto dell’altro. Infatti le idee diverse arricchiscono la famiglia se si impara a custodire l’amore nonostante un punto di vista differente. Anche in questo ambito è necessaria l’intelligenza della formazione familiare che l’altro ha ricevuto, della sua personalità, dei suoi ideali, delle esperienze fatte lungo il corso della vita…

Altrimenti il rischio è l’intolleranza. Ancora, la capacità di accogliere i limiti è fondamentale perché la differenza dell’altro non penalizzi ma arricchisca la relazione.

Il matrimonio è risorsa, è gioia. Nei limiti dell’altro si rispecchiano anche i nostri limiti e tutti possono essere abbracciati da uno sguardo di misericordia. E’ difficile infatti “scontrarsi” con i propri limiti. Nella dialettica tra uguaglianza e differenza l’amore può passare per esperienze negative che appaiono temporaneamente fallimentari e che vanno affrontate il più possibile insieme, valutate in vista di una nuova configurazione del rapporto.

 

Giustizia e perdono

Le situazioni d’ingiustizia possono verificarsi anche inintenzionalmente. Quando capita, bisogna rimetterle in parità.

L’amore infatti è tra due persone eguali (Hegel) e va ricostruito giorno per giorno.

Tutto è importante per la santità, soprattutto il modo con cui si affrontano le piccole esperienze di ogni giorno (lavare i piatti, pulire i bambini, la casa…). Il grande amore romantico si verifica nella quotidianità. Lì facilmente riemerge l’egoismo di ciascuno e dunque si creano situazioni di ingiustizia.

Senza perdono il matrimonio non regge. E’ una necessità da mettere in conto. Come dicono le scritture “non tramonti il sole sopra la vostra ira”.

 

Morte e risurrezione

L’amore risorge sempre, nonostante le piccole morti che costellano la nostra vita. Il percorso non è facile ma è “divino”. Errori, incomprensioni, tradimenti nella sensibilità ed altro possono farci credere che tutto sia finito. Talvolta è necessario rinviare le discussioni per rimettersi prima a posto con il verticale (Dio). L’orizzontale poi va a posto da se. Se si ha fede, si avverte il bisogno di chiedere l’aiuto di Dio. E’ importante attingere a Dio, nutrirsi di Lui con l’Eucarestia e chiedergli la forza di ricominciare sempre (ad esempio con la confessione), certi che sta a Lui far rivivere i morti, dunque anche il nostro amore.

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