Tutti Contro il Papa in Africa

Editoriale tratto dal “Il Foglio” del 19/3/2009

 

di GIULIANO FERRARA

L’aggressione a Benedetto XVI è sempre più incalzante, grossolana, astiosa, ben orchestrata mediaticamente e male argomentata razionalmente. Ieri è stata la volta di Francia, Germania e Fondo monetario internazionale. Con un linguaggio tronfio e censorio, portavoce di Parigi, di Berlino e del Fmi di Washington hanno messo sotto accusa il capo della chiesa cattolica per le sue opinioni ben documentate sull’inutilità sostanziale del preservativo come asse strategico della lotta contro la grave epidemia di Aids in Africa.

Parliamo di burocrazie, naturalmente, non di popoli. Burocrazie e diplomazie che si mettono al servizio di piccole ma insidiose crociate ultrasecolariste contro un Papa che ha avuto la sfacciataggine, come il suo predecessore, di impugnare la ragione per affermare nello spazio pubblico europeo e mondiale il contenuto e il significato della fede cristiana, una fede che assume alcuni principi liberali del tempo moderno senza sottomettersi alla sua deriva nullista. E contro un Papa che ha avuto la sapienza di impugnare la ragione occidentale ovvero il deposito laico del migliore illuminismo cristiano nel momento in cui un postmodernismo banale delegittima la nozione di verità ed esorcizza la realtà anteponendole una falsa coscienza del soggetto, un’ideologia settaria e al fondo estremamente intollerante.

Stavolta è in nome della difesa della vita che muovono all’attacco i portavoce istituzionali di una cultura i cui pilastri etici globali sono gli spermicidi, l’aborto moralmente indifferente, la pianificazione familiare coatta del sesso dei nascituri, la selezione eugenetica della vita e la sua riproduzione artificiale come mezzo a scopo di ricerca, fino all’eutanasia. Si lamentano perché Benedetto XVI ha riaffermato, nel corso del viaggio in Africa, la sua convinzione: non è con i profilattici che si combatte la pandemia dell’Aids. Questa convinzione, che alla luce del senso comune regge ogni possibile prova e verifica, dal momento che il preservativo è solo il viatico della promiscuità sessuale di massa alla quale risale la responsabilità del contagio, è notoriamente condivisa in Africa dalla grande maggioranza degli operatori sanitari e sociali, non solo nella vasta rete missionaria cattolica o cristiana di altre denominazioni, ma anche tra i laici.

Tutti sanno quel che molti non si azzardano a ripetere in pubblico per timore di essere sanzionati e ostracizzati come eretici del pensiero unico dominante: tutti sanno, come ripreso in un lancio della Bbc appena due giorni fa, che il tasso di infezione di Washington D.C., la capitale americana che ospita quei lumaconi del Fondo monetario che avrebbero ben altro di cui occuparsi, è pari a quello dell’Uganda (il 3 per cento della popolazione sopra i dodici anni), dimostrazione palese che la differenza la fanno i comportamenti a rischio e non la disponibilità dei profilattici (disponibilità universale nella città di Washington). Tutti sanno o dovrebbero sapere che tra i neri maschi il tasso di infezione è tre volte quello dei maschi bianchi e due volte quello degli ispanici, e che il vettore di contagio ancora di gran lunga più potente è il sesso promiscuo tra maschi.

La cultura politicamente corretta ha fatto dell’Aids un’epopea angelica, ha creato la malattia da adorare idolatricamente e da esorcizzare nella mistica della solidarietà, e tutto per nascondere il fatto che la sindrome da immunodeficienza acquisita è soltanto la conseguenza di comportamenti sociali nuovi e libertari, in cui una sessualità spregiudicata e avalutativa soppianta i vecchi condizionamenti “oscurantisti” della continenza e dell’amore-eros come basamento dell’agape familiare.

Chiunque la pensi diversamente viene non già messo in discussione ma irriso e censurato come retrogrado, e figuriamoci il capo di una chiesa che alla difesa della vita umana dedica il massimo delle sue energie; figuriamoci un Papa che, scandalo e follia per il pansessualismo del neopaganesimo contemporaneo, crede nell’educazione, nella sobrietà dei costumi, in una sessualità umana orientata alla costruzione di significati vitali e non alla distruzione dell’amore nella caricatura del piacere.Con grandissima boria, con infinita presunzione, con un linguaggio moralmente ricattatorio, le burocrazie che stanno al vertice delle potenze civili della vecchia Europa e le nomenclature globaliste mettono sotto accusa il Papa, dall’alto della oscena pratica di un miliardo di aborti in trent’anni, per “attentato alla vita in Africa”. Un disgustoso paradosso.

2 Responses to “Tutti Contro il Papa in Africa”
  1. “… le sue opinioni ben documentate sull’inutilità sostanziale del preservativo …”
    “… il tasso di infezione di Washington D.C., la capitale americana che ospita quei lumaconi del Fondo monetario che avrebbero ben altro di cui occuparsi, è pari a quello dell’Uganda (il 3 per cento della popolazione sopra i dodici anni), dimostrazione palese che la differenza la fanno i comportamenti a rischio e non la disponibilità dei profilattici (disponibilità universale nella città di Washington).”
    E dove quali sarebbero queste documentazioni?
    E se invece dell’Uganda prendiamo lo Swaziland (39%), Botswana (37%) o il Lesotho (29%)?
    Dei primi 30 paesi per diffusione dell’HIV, 29 sono africani. Gli Stati Uniti, in media, hanno un tesso dello 0.6%: si è preso uno dei peggiori dati statunitensi e lo si è confrontato con uno dei migliori dati africani: io mi vergognerei ad esibire i dati in questo modo …
    E’ chiaro che il preservativo non basta da solo a fermare l’aids, è necessaria anche la disponibilità di test e di sufficiente informazione, e sicuramente è necessaria un po’ di attenzione nella propria vita sessuale. In secondo luogo e più a lungo termine bisogna investire nella ricerca per la cura e per un eventuale vaccino. Ma nell’atteggiamento tipico di molti cattolici c’è qualcosa di veramente perverso: vedere la malattia come una punizione per comportamenti moralmente scorretti significa speculare sulla pelle delle persone per giustificare i proprio principi, al fine di venderli ad altri.

    by Gray
    on 20. apr, 2009

  2. Domanda: Santità, tra i molti mali che travagliano l’Africa, vi è anche e in particolare quello della diffusione dell’Aids. La posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema, durante il viaggio?

    Papa: Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa tanto, visibilmente e anche invisibilmente, per la lotta contro l’Aids, ai Camilliani, a tutte le Suore che sono a disposizione dei malati … Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano visibili progressi.

    Questo è il contesto dei fatti da cui è montata la polemica, partita da una frase decontestualizzata da un discorso evangelico ed ecumenico ben più ampio. Una polemica che può e deve essere criticata (nel senso di affrontata e verificata).

    Come tu convieni, non si può solamente parlare di profilattici ma bisogna applicare una politica che tenga in primo luogo conto dell’uomo. E le parole di Benedetto XVI non sono di buon senso allora?

    Perchè Ferrara nel suo editoriale cita i dati di Washington? Una città dove non mancano nè i mezzi culturali nè quelli medici (leggi profilattici) e dove comunque la percentuale rimane alta.

    Allora è evidente che non è solo una questione di distribuire profilattici, ma quanto di cominciare a vedere le cose sotto un profilo più ampio.
    L’esempio Uganda è efficace perchè la politica ABC, che viene applicata da tempo e basata su astinenza e fedeltà (“zero grazing”), ha portato ad un calo dal 15% nel 1992 al 6% nel 2004.

    E gli esempi positivi non possono essere ignorati solo perchè non collimano con il pensiero dominante.

    Ma hai ragione, parliamo non di cifre ma di fraternità. In una situazione di malattia, la cosa più naturale è quella di stare vicino alle persone, di curarle, di sostenere la famiglia, di averne cura.
    Di occuparsi dei milioni dei bimbi che rimangono orfani a causa della morte dei genitori per AIDS (sito UNICEF). Di curarne l’educazione, la crescita, la responsabilizzazione.
    Capisci che il discorso di un milione di preservativi da mandare in Africa suona veramente stonato?

    I dati indicano una diminuzione dei casi nei paesi occidentali. Preservativo? No, accesso alle cure. Cure che oggi costano troppo per i paesi africani.
    Invece in Africa si danno profilattici a bambini davanti alle scuole pretendendo poi da loro responsabilità nell’uso, solo per il fatto che un rapporto è “tutelato” da un pezzo di plastica. Ti rendi conto?

    Perchè la totalità delle reazioni alle frasi del Papa è venuta dall’occidente, dove i dati d’infezione sono residuali (cito te: 0,6%) ed invece questa polemica in Africa è stata totalmente ignorata?
    E’ un problema di aver cura degli africani o di perpetuare critiche “a prescindere” verso Benedetto XVI?
    Nessuno parla di comportamenti da condannare e non serve spingere sulla polemica fine a se stessa per dare succo ad un discorso.
    Tra l’altro, l’editoriale che tu critichi è stato scritto da un non credente, che ha avuto quantomeno la voglia di far tacere i preconcetti e di verificare la realtà delle cose.
    Grazie comunque degli spunti provocati.

    by sicomoroequipe
    on 21. apr, 2009

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