Aborto chimico, Bagnasco: «Tristezza e preoccupazione»
Tratto da Avvenire del 1° Agosto 2009
Una notizia preoccupante. E una deriva di civiltà, in cui a prevalere è la libertà individuale che si pretende assoluta. Il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, commenta così la decisione dell’Aifa di autorizzare la commercializzazione della pillola abortiva nel nostro Paese.
«Ho avuto una reazione di tristezza, di amarezza e di preoccupazione – spiega Bagnasco in un’ampia intervista ad Avvenire, che sarà pubblicata integralmente nell’edizione domenicale del quotidiano – perché penso che questa decisione rappresenti una discesa della civiltà del nostro Paese, nel senso che laddove la vita umana nella sua integra dignità non è riconosciuta, ma è offesa e ferita ulteriormente, certamente non si può dire che la civiltà cresca ma semmai diminuisce».
Il presidente della Cei allarga anche lo sguardo alle vicende che negli ultimi mesi hanno posto l’opinione pubblica innanzi a interrogativi cruciali sulla vita e sulla morte: la vicenda di Eluana prima e ora quella della Ru486 «ci fanno vedere un indirizzo prevalente se non assoluto verso la libertà dell’individuo, una libertà che sembra essere assoluta. Mentre le libertà devono dialogare, devono contemperarsi».
Ancora sul farmaco abortivo riconosciuto dall’Aifa, Bagnasco ha contestato che esso rappresenti una possibilità di scelta in più per le donne: «La questione è riconoscere dei valori oggettivi e dei diritti a cui corrispondono dei doveri oggettivi, laddove il volere, il “sentirsi” o il “non sentirsi” è del tutto secondario. Il “se uno vuole lo fa” – ha aggiunto Bagnasco – è solo apparentemente un concetto buono e rispettoso; sostanzialmente sostiene sempre il diritto del più forte».
