Pensare «lungo» per tornare costruttori
Dal blog del Progetto Culturale
«Un’alleanza educativa di lungo periodo con le istituzioni e con tutti coloro che hanno responsabilità in questo settore». Nelle parole con cui il cardinale Camillo Ruini ha presentato a Roma il Rapporto-proposta ‘La sfida educativa’ c’è questa espressione, «alleanza di lungo periodo», che nell’orizzonte culturale del nostro Paese suona inconsueto.
Siamo abituati da molti anni, in Italia, a progetti, propositi, interventi, ma quasi sempre presi nel tentativo di rispondere alle emergenze che si presentano: quando non a tamponarle alla meglio, giacché del loro progressivo insorgere non ci si era accorti. Le stragi sulle strade, il flusso migratorio, magari domani il sovraffollamento nelle carceri, generano sì risposte, ma concepite nell’urgenza di controllare problemi ormai esplosi nella loro gravità.
Da molti anni, e indipendentemente dal colore del governo, la sensazione è che politica e cultura non dirigano la polis in una visione di lungo respiro, ma si affannino a correggerne le derive con interventi spesso pensati per il qui e ora, piuttosto che in una prospettiva futura. Per questo quell’accento, «un’alleanza educativa di lungo periodo», meraviglia chi in questo clima culturale sia cresciuto.
Perché, educati a un mondo in cui ogni cosa, dagli affetti al lavoro, è ‘precaria’, ci stupisce che si possa ancora concepire un progetto in una più ampia prospettiva.
«In una convergenza – ha aggiunto il presidente del Comitato per il progetto culturale della Chiesa italiana – che superi il variare delle situazioni, delle idee, degli interessi». Il variare così instabile in questi nostri anni di mode, ideologie, visioni del mondo che nella rappresentazione dei media si susseguono con una velocità che disorienta: come dicendo che nulla è per sempre, e che ogni morale è in fondo relativa.
Sfidando questo moto perpetuo in cui è così difficile stare fermi, coi piedi per terra, es educare, l’ambizione del progetto educativo si allarga poi a «tutte le istituzioni» che direttamente o indirettamente educhino: quindi famiglia e scuola, ma anche media, tv, spettacolo – di questo tempo i veri potenti maestri. Un’alleanza costante, e corale (significativamente l’editore del Rapporto-proposta è il laicissimo Laterza).
Come, nella babele nostra quotidiana affannata a inseguire l’ultima contingenza, l’alzarsi di un soggetto che osi guardare più lontano. Pensare e progettare il futuro. Per quelli che verranno. Nella coscienza di un’eredità da lasciare, mentre si vive spesso, oggi, schiacciati in un presente; come inconsciamente pensando che, finiti noi, c’è il nulla. Stupisce, questa pretesa. È qualcosa – nell’andamento ondivago e emotivo della nostra società, nell’alternarsi a ogni voto di visioni politiche opposte, per cui tutto viene rimesso in discussione – di nuovo. E anche di antico.
È un progetto di lungo corso, come ne avevano le culture che hanno lasciato memoria di sé. Basta girare per le strade di una città storica italiana per vedere mura, palazzi, chiese millenari. Costruiti dentro a un disegno non effimero: pietre pensate, progettate, per restare nei secoli. Cattedrali di cui gli ispiratori non vedevano che le fondamenta; solo tre generazioni dopo i figli dei figli ne avrebbero scolpito le guglie.
C’era dunque una volta, ci diciamo percorrendo quelle strade, un pensiero ‘lungo’, un pensiero per chi sarebbe venuto dopo. E affanna allora girare per le nostre periferie, anche residenziali; che spuntano disordinate e frettolose, e brutte; effimere, che già dopo pochi anni i materiali scadenti si svelano nello scrostarsi degli intonaci. Come se si costruisse solo per l’oggi; e domani, dopo di noi, che importa. Contro a questa precarietà inconscia, diffusa, respirata nell’aria, un’«alleanza di lungo periodo» per educare i figli. Il segno di una voglia di costruire, pensare, continuare la storia. Ciò che da duemila anni è caro ai cristiani.
Marina Corradi – Avvenire, 24 settembre 2009
