choristesLe Choristes

Nella Francia del Dopoguerra, un timido insegnante di musica viene inviato come custode in una scuola per ragazzi difficili.

Dalla Francia un piccolo grande film sull’educazione e sull’accoglienza del diverso. Un mite e pacioso insegnante di musica finisce quasi per caso in un istituto per ragazzi disagiati. Deve fare il custode, anche il suo cuore batte a suon di musica e il suo sogno è quello di insegnare a cantare a quei ragazzi così difficili perché separati dalla famiglia e abbandonati a loro stessi.

Fedele al compito affidatogli e mai rassegnandosi di fronte alle continue marachelle di veri e propri ragazzi selvaggi, il custode, grazie a una passione inesauribile cambia e fa cambiare il mondo: i ragazzi col tempo cominciano ad affezionarsi a chi, differentemente dagli altri insegnanti, ha in mente di comunicare loro una passione e non una semplice punizione. Si affezionano e gradualmennte vengono dietro al timido insegnate.

Lo cominciano ad ascoltare, imitare, fino a diventare un vero e propri coro di voci indimenticabili, in grado di rendere bello e gradevole tutto, persino le anguste pareti di un ricovero per ragazzi senza futuro. Con un occhio più verso Truffaut (’I quattrocento colpi’, ‘Il ragazzo selvaggio’, ‘Gli anni in tasca’) o al recente, splendido Essere e avere di Philibert che non verso e il più spettacolare ma ambiguo cinema d’educazione d’Oltreoceano (’L’attimo fuggente’ ed epigoni), Barratier dirige con delicatezza e commozione un film ad altezza di bambini e educatori: dei primi si mostra senza paura la necessità stringente di un rapporto significativo con un adulto (una “dipendenza” direbbe la Bancroft di ‘Anna dei miracoli’) per diventare grandi; dei secondi si sottolinea due ingredienti fondamentali nel mestiere difficile dell’insegnante: passione e gratuità.

Simone Fortunato tratto da Sentieri del Cinema

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