Il rapporto di coppia

coppiaDal blog di Anna Vercors

Ho finalmente letto la relazione di J. Carron sulla famiglia ed è davvero stata preziosa perché ormai sembra che la famiglia sia la realtà umana più trascurata se non addirittura vilipesa dalla cultura dominante. Benché sia l’unica struttra ancora sana della nostra società, almeno se si realizza come vera famiglia.
Mi hanno colpito alcuni passaggi inseriti in un contesto più ampio e articolato:

(…) occorre riandare all’origine dell’esperienza amorosa, per riscoprire la sua vera natura. (…)

Gli sposi sono due soggetti umani, un io e un tu, un uomo e una donna, che decidono di camminare insieme verso il destino, verso la felicità. Come impostano il loro rapporto, come lo concepiscono, dipende dall’immagine che ciascuno ha della propria vita, della realizzazione di sé. Ciò implica una concezione dell’uomo e del suo mistero (…) Non può essere separata cioè dalla domanda antica e sempre nuova dell’uomo su sé stesso: chi sono? cosa è l’uomo?
Per questo il primo aiuto che si può offrire a quanti vogliono unirsi in matrimonio è il prendere coscienza del mistero del loro essere uomini. Solo in questo potranno adeguatamente mettere a fuoco la loro relazione, senza attendersi da essa qualcosa che, per sua natura, nessuno può dare all’altro.

Quanta violenza, quanta delusione potrebbero essere evitate nel rapporto matrimoniale, se fosse compresa la natura della propria persona!
Questa mancanza di coscienza del destino dell’essere umano conduce a fondare tutto il rapporto su un inganno, che si può sinteticamente formulare così: la convinzione che il tu possa rendere felice l’io. Il rapporto di coppia, in questo modo, si trasforma in un rifugio, tanto desiderato quanto inutile, per risolvere il problema affettivo.
E quando l’inganno si manifesta, è inevitabile la delusione perché l’altro non ha compiuto l’aspettativa. Il rapporto matrimoniale non può avere altro fondamento che la verità di ciascuno dei suoi protagonisti.

Il documento aiuta a scoprire la verità dei protagonisti e a concludere che l’altro è una compagnia inestimabile concessa per perseguire il Destino di felicità.
L’altro non è in grado di realizzare il mio desiderio infinito di felicità, ma se ne siamo coscienti, cammminiamo insieme, in mezzo a tutte le difficoltà, ma anche alle gioie, sostenendoci l’un l’altro, verso l’infinita felicità.

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