Lo stato della dottrina
Ecco il primo rapporto sull’ortodossia della Chiesa di Roma e sulle sue relazioni con il secolo. Ci sono nomi, storie, parole e giudizi. Anche durissimi.
La Chiesa procede «a due velocità». Lo certifica la Santa Sede. Se da una parte «gli insegnamenti del Santo Padre indicano con grande chiarezza la linea da seguire», vi sono però parti del corpo ecclesiale «che ne sono ancora lontane». Nero su bianco, firmato cardinale Renato Raffaele Martino, presidente emerito del Pontificio Consiglio Iustitia et Pax, e monsignor Giampaolo Crepaldi, fino a pochi mesi fa segretario del medesimo dicastero vaticano, ora arcivescovo di Trieste. È tutto scritto nel Primo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo curato dall’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa (Dsc), il testo che per la prima volta passa in rassegna un anno di vita cattolica (il 2008) attraverso il filtro della Dsc: si presentano i testi vaticani dedicati ai temi socio-economici-bioetici, i pronunciamenti delle diverse Conferenze episcopali, le questioni politiche internazionali più “calde”.
Il Rapporto, nelle librerie dal 20 novembre per la cura dello stesso Crepaldi e di Stefano Fontana, presidente e direttore dell’Osservatorio intitolato al cardinale vietnamita per 18 anni prigioniero del regime comunista di Hanoi, annuncia la sua posizione nitidamente cattolica all’insegna dell’“et et”. L’Osservatorio, infatti, sottolinea «la necessità di tenere uniti tutti i problemi etico-sociali, senza privilegiarne alcuni a scapito degli altri: la vita e la famiglia da un lato, la giustizia e la pace dall’altro, non sono temi diversi o persino opposti, sono aspetti dello stesso tema, la salvezza dell’uomo». E invece – fanno presente gli autori – vi sono esempi di come nella Chiesa si proceda ancora a suddividere il mondo (comprese le stesse comunità dei fedeli) secondo schemi vetusti come la categoria conservatori/progressisti, pagando dazio alla mentalità corrente. Il Rapporto cita a esempio la lettera pastorale dei vescovi canadesi La nostra relazione con l’ambiente: necessità di conversione, dove «non si parla del diritto alla vita, dei pericoli rappresentati dalla nuova eugenetica fondata sulle analisi reimpianto e prenatali. (…) Il problema dell’ambiente non è solo quello della natura ambientale, ma è anche e soprattutto quello della natura umana».
Il Rapporto poi si focalizza su alcune esemplificazioni precise che indicano questa “cattolicità” della Dsc. Vengono ricordate la crisi alimentare dello scorso anno, con l’impennata dei prezzi del cibo che «impoverisce le fasce più deboli della popolazione». Si denuncia «la lentezza con cui la comunità internazionale procede sulla via del disarmo» e si ricorda la «situazione drammatica e molto preoccupante per la libertà dei cristiani».
Accuse esplicite a Chávez
Sull’America latina si trovano parole significative: Crepaldi e Fontana registrano come «nel 2008 si è assistito a una notevole intensificazione delle pressioni affinché le legislazioni dei diversi paesi accolgano i “nuovi diritti” del riconoscimento delle coppie di fatto, della moltiplicazione del concetto di famiglia, dell’aborto sicuro». A fronte di tale «offensiva laicista», però, «le Chiese del Continente si sono fortemente mobilitate». Particolare attenzione è riservata al caso Venezuela, con dure accuse a Hugo Chávez, lo stesso presidente acclamato sul red carpet della Mostra del cinema di Venezia dopo aver incassato la “beatificazione” da Oliver Stone: «Abbiamo sufficienti elementi per descrivere l’orizzonte totalitario del nuovo sistema politico: l’orientamento marxista-leninista, la statalizzazione degli strumenti di produzione; la promozione di un progetto di indottrinamento popolare di massa».
Tratto da Tempi.it a cura di Gabriele Ripamonti
