Quanta Bibbia nel rock degli U2
Da un editoriale di Alessandro Beltrami su Avvenire«Quella di Bono è una scrittura molto sofisticata e spesso misconosciuta» racconta Morandi. «Bono arriva a lavorare sulla singola parola come Bob Dylan e Leonard Cohen. Ma il personaggio è tanto strabordante da aver schiacciato la dimensione autoriale. Eppure solo lui e Dylan riescono a condensare la Bibbia nei 3 minuti di una canzone».
Molti dei versi analizzati sono impregnati del testo sacro, dal linguaggio e dal lessico fino a un sostrato costante di immagini e temi. La Bibbia è esplorata integralmente, dalla Genesi all’Apocalisse, passando per i Vangeli e le lettere di Paolo, senza dimenticare i profeti Isaia e Abacuc. Ma i prediletti sono i Salmi. «Per Bono Davide è la prima popstar e i Salmi i primi blues» spiega Morandi. «Lo stesso Bono sembra quasi identificarsi con lui. Davide ha un rapporto difficile con Dio, i suoi sono canti di lode e di lamento, così come molti dei salmi rock degli U2». E finisci così per scoprire dei doppi fondi nelle canzoni: «Chi l’avrebbe mai detto che When love comes to town narra della tunica di Gesù giocata ai dadi, o che Until the end of the world parla del tradimento di Giuda?».
U2. In the name of love evidenzia un percorso circolare che va dalla forte religiosità dei primi dischi, passando per la notte di Zooropa (dove The first time è una riflessione sulla perdita della fede a partire dalla parabola del figliol prodigo) e Pop, fino al ritorno alla luce degli ultimi dischi. «Tra gli altri in No line on the horizon ci sono Magnificent, brano che fin dal titolo si rifà al Magnificat, a Unknown caller, dove il chiamante sconosciuto del titolo è il Dio che salva». Il pezzo più impegnativo è Grace, il brano che chiude All that you can’t leave behind.
Il tema è nientemeno che la Grazia. È forse la prima volta che un tema teologicamente così impegnativo è al centro di una canzone pop. «Bono parte dalle riflessioni di C.S. Lewis, un autore da lui molto amato: Le Lettere di Berlicche sono ad esempio alla base di MacPhisto, il corrosivo personaggio dello ZooTv Tour». Un’altra scrittrice cristiana che ha ispirato Bono è Flannery O’Connor: «Di lei lo affascina il modo di rappresentare il rapporto tra le persone comuni e Dio».
«La cosa che rende convincente la scrittura di Bono» conclude Morandi «è la sincerità con cui mette in campo una fede fatta di domande rivolte a un Dio vicino, un amico con cui si può anche litigare».
«Nella musica degli U2 – ha detto una volta Bono – ci sono cattedrali e strade. Le strade conducono alle cattedrali e mentre ci cammini ti senti nervoso, come se qualcuno ti seguisse. Se ti volti non c’è nessuno. Poi finalmente entri nelle cattedrali e solo allora capisci che c’era davvero qualcuno che ti seguiva: Dio».
