Quale evangelizzazione è possibile verso gli islamici?

avvenireArticolo tratto da una lettera ad Avvenire

Ieri ho ricevuto per e-mail un articolo di giornale da un amico in cui, come si fa di solito e come dice il proverbio: «Si parla a nuora, perché suocera intenda». Si tratta dell’articolo pubblicato dalla Stampa il 7 dicembre scorso a firma di Enzo Bianchi della Comunità di Bose: «Il crocifisso non è una clava».

Riporto la parte, a mio avviso, più significativa: «…Né ha senso accampare la pretesa della reciprocità nel rispetto delle minoranze sancito dalle diverse legislazioni: quando una società riconosce e concede determinati diritti è perché lo ritiene eticamente giusto, non per avere una contropartita. Senza contare che la faccia deteriore della reciprocità si chiama ritorsione: l’atteggiamento che le società occidentali hanno verso i musulmani può comportare pesanti conseguenze per i cristiani che vivono in alcuni Paesi islamici; come sorprenderci se la loro vita quotidiana si ritroverà ancor più circondata da diffidenza e ostilità o se qualche musulmano moderato si ritrova spinto tra le braccia dei fondamentalisti?».

Ritengo che una qualche pur piccola differenza sia doverosa tra la persecuzione delle persone, come in India, bruciate vive per blasfemia, o come quest’anno in Sudan con dei giovani crocifissi, e il no ai minareti, come quello del referendum svizzero. Riprendo da un articolo di padre David M. Jaeger, Ofm, dalla rivista «Terrasanta» di dicembre, in vista del prossimo Sinodo mediorientale del 2010, dove mi pare si esprima una preoccupazione contraria: «…quale speranza allora per le società in mezzo alle quali abitano i credenti in Cristo? Si può sperare ancora di dare un apporto a una democratizzazione, oppure ci si dovrà rassegnare a rapportarsi con chi della sua religione maggioritaria e dominante vorrebbe fare ben più di una credenza religiosa, rendendola la norma e persino la definizione stessa della ‘comunità politica’?

E, se sarà così, che accadrà dell’annuncio evangelico? Si dovrà per sempre continuare a tacerlo o a camuffarlo?…».

Allora mi chiedo: perché questa guerra sui simboli di una fede, quando per la propria non è permesso neppure di offrire la testimonianza personale? Non siamo forse su piani diversi, se si confondono i simboli con le persone? C’è qualche caso in Europa di musulmano perseguitato o bruciato vivo? Ricordo di aver registrato, da Avvenire del 14 ottobre 1999, l’intervento al Sinodo dei vescovi europei di mons. Giuseppe Germano Bernardini, francescano, 73 anni, modenese, da 18 anni vescovo di Izmir (Smirne, Turchia) – si è ritirato nel 2004, ndr – con 1.250 cattolici su una popolazione al 99,9% musulmana, perché mi sembrava ricco di significato.


Diceva che in un incontro ufficiale islamo­cristiano un autorevole personaggio musulmano ha affermato: «Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo» e in un’altra riunione si sentì dire: «Voi non avete nulla da insegnarci e noi non abbiamo nulla da imparare da voi». Spiegava, poi, mons.
Bernardini ai padri sinodali, che i petrodollari vengono impegnati non per creare lavoro nei Paesi poveri del Terzo Mondo, ma per costruire moschee e centri culturali nei Paesi cristiani… e invitava a non cedere le nostre Chiese ai loro culti, perché questo ai loro occhi è la prova più certa della nostra apostasia.

Il caso svizzero è un problema culturale e non religioso: lì non si vuole che il paesaggio sia deturpato da qualsiasi immagine invadente e in contrasto con la tradizione. È a questo punto però che il cristiano comune si pone il problema del senso da dare alla parola «evangelizzazione» che, per me, dovrebbe identificarsi unicamente nel diritto riconosciuto anche a noi di una testimonianza personale legata al Vangelo, come ha fatto padre Charles de Foucauld nel Sahara musulmano. E la possibilità di testimoniare la propria fede, che è un diritto primario, è garantita oggi nei Paesi musulmani? E noi andiamo da loro per aver la pretesa di costruire campanili o per testimoniare la fede in modo tale che chi ci vede ne possa essere liberamente conquistato?
don Lauro Consonni, Lecco

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