Memoria

auschwitz“Noi non dimenticheremo”.

Ma quante palle.

Il punto non è ricordare, non è mai stato quello il punto. La memoria, la storia, è indispensabile per capire gli errori del passato. Ma da sola non serve a niente, mancano la comprensione e l’atto.

Posso essere il maggiore storico dei lager, conoscere perfettamente ogni segreto dei campi di sterminio e dare loro il mio consenso informato.

In questo istante uomini stanno morendo in luoghi del tutto simili a quelli in cui si stanno tenendo tante belle celebrazioni. Uomini uccisi dalla fame e dagli stenti. Uomini imprigionati per quello che sono, non per quello che possono avere fatto. Ma sono affari interni di quel paese, troppo importante commercialmente o politicamente, ed in ogni caso troppo distante. O troppo vicino.

Posso ricordare; posso sapere; posso onestamente pensare che sia stato tutto un male; ma ancora non agire, ancora non cambiare, perché non mi lascio ferire da quanto conosco. A mio figlio hanno fatto imparare “Auschwitz”, di Guccini, una canzone che ho amato. Quando impareremo a vivere senza ammazzare, si domanda la cenere. Ma la risposta al quesito del bambino nel vento è “mai”, perchè non è uno sforzo, non è un progresso, non è la storia che possono cambiare le cose.

Come può un uomo uccidere un suo fratello? Eppure accade: non solo quando non lo considera un fratello, ma anche quando fratello lo è davvero. Messo davanti alla decisione tra il giusto e l’ingiusto, l’uomo sceglierà il proprio vantaggio.

Non ce la faccio a fare a lungo il giusto. Anche quando generosamente mi muovo, finisco per ripetere lo stesso errore che sono venuto ad eliminare. Uccido l’uccisore, stermino lo sterminatore, giustizio il giustiziere.C’è una sola forza che può cambiare il mondo, a cominciare dal mondo che è la persona, che sono io, che siamo ognuno di noi. E si chiama misericordia.

Una virtù che raramente abbiamo la forza di applicare, tanto è divina, tanto è difficile, tanto noi siamo quello che siamo. E non so se oggi la sentirete altrove, sussurrata nel vento.

Tratto dal blog Berlicche

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