Per ricordare Eluana e per indicare l’esempio
Una piccola clinica molto curata, un gruppo di religiose fedeli al proprio compito di amorevoli custodi della vita, lontane da ogni polemica. La casa di cura di Lecco, dove Eluana Englaro ha vissuto a lungo, è tutta lì, con il piccolo giardino dove lei, come altri pazienti, respirava ‘aria libera’, come dice una delle suore. Con il ministro Sacconi, abbiamo ritenuto che il modo migliore per ricordare Eluana a un anno dalla sua morte, fosse incontrare chi per tanto tempo l’ha accudita, rifuggendo i riflettori, senza mai una parola amara, con profondo e assoluto rispetto nei confronti di tutti i protagonisti della vicenda.
Anche il messaggio del presidente Berlusconi, che abbiamo consegnato alle suore Misericordine, conteneva solo parole di riconoscenza e di bene. Nonostante ciò, qualcuno ha voluto interpretare la visita e la lettera come gesti compiuti per lacerare e dividere, allo scopo di riaprire un fronte polemico. Altri, invece, hanno sostenuto che sarebbe stato meglio il silenzio, lasciando solo al padre la possibilità di commemorare Eluana, insieme a chi, con la Fondazione che porta il suo nome, ha scelto di farne una bandiera per le proprie battaglie.
Non credo sia giusto tacere, o peggio dimenticare. Non sarebbe stato giusto evitare di dire, a quelle suore gentili, persino grazie: non solo per il modo in cui curano i pazienti, ma per aver subito attacchi immeritati in silenzio, per aver dato a tutti noi un esempio di estremo riguardo e di compassione. Nella lettera, il presidente del Consiglio chiedeva di condividere il ricordo di Eluana, il dolore per la sua morte, con chi ne conosceva l’esistenza quotidiana. Non solo, quindi, ricordandola giovane, sana, bella e sorridente, ma rispettandola nella sua disabilità, diversa come lo siamo tutti quando il corpo cambia, si ammala, declina. Il messaggio si chiudeva chiedendo alla suore una preghiera per il nostro amato Paese, e per la serenità di tutti. Una preghiera non può dividere.
Eluana è stata la bella ragazza allegra e vitale che abbiamo tutti imparato a conoscere nelle foto. Poi, per diciassette anni, è stata una donna disabile, che aveva un silenzioso rapporto con chi le stava intorno attraverso le carezze, le voci.
Chiunque sia stato accanto a una persona in stato vegetativo sa quanto sottile ma importante sia il filo che li lega al mondo, e quanto ci sia bisogno di una presenza attenta, di un ascolto particolare.
Ringraziando le suore e la loro opera che continua, abbiamo voluto ricordare non Eluana come simbolo, ma come persona, e con lei tutti quelli che sono oggi nelle stesse condizioni.
Non possiamo smarrire la capacità di riconoscere la dignità e la bellezza di ogni essere umano, in qualunque situazione di vita si trovi. Come governo abbiamo davanti un cammino per operare in questo senso, sia individuando i percorsi di cura migliori per le persone in stato vegetativo, sia promuovendo la ricerca, che proprio in questi giorni si è dimostrata ricca di prospettive, con i nuovi studi di Owen e altri. Ma è necessario anche condurre una chiara battaglia culturale, per la difesa delle persone fragili, perché il concetto di ‘qualità della vita’ non diventi uno strumento di discriminazione e di abbandono di una tradizione solidaristica preziosa. Per questo le suore di Lecco sono, come ha scritto il presidente del Consiglio, un esempio per tutti noi, e raccolgo il loro invito a vedere la morte di Eluana in una luce di speranza.
Di Eugenia Roccella, Sottosegretario alla Salute
Tratto dal blog di Anna Vercors
