Sapevamo
Già sapevamo che non era vero che fosse magra, denutrita, calva, piena di piaghe di decubito. Eravamo a conoscenza del fatto che non si era mai ammalata in tanti anni a letto. Che non era attaccata a nessuna macchina. Già sapevamo che respirava da sola, che era vigile, occhi aperti, che sembrava reagire agli stimoli. Sapevamo anche che da alcuni era accudita e amata. E che da altri invece questa sua vita – perché vita era – era invece odiata. Tanto che hanno a lungo, a lungo e con insistenza cercato di porvi termine. Riuscendoci, alla fine. Morta di morte naturale, quella morte naturale che arriva quando ti tolgono il necessario per vivere.
Adesso ci dicono che forse quella consapevolezza che pareva mancare forse c’era, si era manifestata. Che forse, adesso, un anno, un solo anno dopo ci sarebbe stata la maniera di capirlo meglio. Se non si fosse riusciti ad ucciderla. Oggi, dopo un anno. Chissà tra venti.
Qualcuno ha anche detto che quello che è accaduto è ciò che lei avrebbe voluto. Lei, Eluana, che quando la portavano via si fece venir una crisi tanto forte da espellere il sondino. Che emetteva suoni, urlava come poteva, mentre stava morendo. Se non una donna, certo non un vegetale. I vegetali non tossicono. Non si agitano. Forse un animale, ecco, un animale. Agitata come un animale. Quando capisce, quando sa che lo stanno portando al macello.
Tratto dal blog di Berlicche
