Il matrimonio

matrimonioVenerdì un collega ci ha sorpresi. Ha portato in ufficio un paio di vassoi di paste, informandoci che il giorno dopo si sarebbe sposato.

Durante la festicciola improvvisata non sono state poche le battute infarcite di amari luoghi comuni e battute anche piuttosto grevi (”Se non è incinta perché la sposi?”, tanto per fare un esempio) passate nell’indifferenza o consenso generale. Solo una di noi ha osato sussurrare “io mio marito me lo sposerei tutti i sabati”.

Di alcuni conosco le tristi storie personali. Di altri il cinismo ostentato. Di tutti il non credere, l’ateismo pratico. E mi veniva il pensiero che anch’io avrei potuto essere come loro, per tutte le volte che sono stato ferito. Per tutte le volte che l’abisso tra le cose sperate e la vita quotidiana mi si è spalancato sotto i piedi, e sono caduto.

Eppure c’è sempre stato un filo sottile che mi ha aiutato a risalire da quel pozzo; che in mezzo alla tempesta delle delusioni mi ha fatto tornare a quel momento, a quella promessa che ho fatto. E mi sono sentito contento di quella strada che ho scelto, irta di difficoltà e incomprensioni e litigi e che eppure va avanti, e mi dona attimi di calda felicità.

Se non fosse stata infrangibile quella promessa l’avrei già rotta da chissà quando, e mi troverei anch’io con la tristezza tragica e cinica del già vissuto, del tempo perduto, della speranza infranta, come nel celebre poema di Donne. Perchè è questo il tragico delle promesse umane: sono durevoli quanto siamo forti noi.

E l’amarezza è inevitabile quando desideriamo l’eterno, e non osiamo affidarci a Lui.

Tratto dal blog di Berlicche

Leave a Reply