OGM, l’unica vittima della patata amflora è la verità

patatassassinaR375_05mar10Nel bailamme sull’approvazione della patata Amflora della BASF da parte della commissione europea se ne sono sentite di cotte e di crude. Dalla difesa del consumatore a quella dei prodotti tipici si trovava di tutto. Peccato però che le prime vittime siano state i fatti. Nella buona scienza (così come nella vita onesta) a ognuno son concesse le proprie opinioni, ma non i propri fatti. Detto altrimenti, la buona scienza, come la vita onesta, devono fare i conti con la realtà. Proviamo allora, in sintesi, a ripartire dai dati.

La patata è un tubero essenzialmente fatto da amido e l’amido è uno degli costituenti più importanti della dieta, (che non vuol dire che ne possiamo mangiare quanto ne vogliamo, però). La patata produce nel tubero due tipi di amido: amilosio (20%) e amilopectina (80%). Il primo è come un filo (polimero lineare), che tende ad assumere la forma di spirale quando è sciolto in acqua. Quando è in concentrazione sufficiente tende a far gelificare la soluzione, come la gelatina appunto. Il secondo, l’amilopectina, è un polimero ramificato, come appunto i rami di un albero. È fatto sempre dallo stesso zucchero, il glucosio, per cui quando lo mangiamo alla fine dà lo stesso risultato in termini nutritivi e di calorie, ma hanno strutture lievemente diverse e quindi le loro proprietà fisiche sono diverse. L’amilopectina non tende a gelificare ma ad aumentare la viscosità e come tale viene aggiunta in tanti processi. Viene usata ad es. dell’industria cartaria e nell’industria estrattiva (perforazioni), come addensante. Visto che per molte applicazioni industriali è utile solo l’amilopectina, da molto tempo si sono cercati modi per separarla dall’amilosio. Il procedimento per via chimico-fisica costa ed è complicato, per cui vie alternative sono desiderabili. Siccome è di fatto possibile spegnere qualsiasi gene di un organismo (in effetti è una delle cose più semplici da fare), diversi ricercatori nei primi anni ’90 hanno spento il gene responsabile per la sintesi dell’amilosio nella patata in modo da ottenerne una che fa solo amilopectina.

Occorre sottolineare con forza che il risultato non è una “follia” accessibile solo tramite i metodi avanzati dell’ingegneria genetica (impropriamente: un OGM), ma che tale risultato – una pianta che accumula solo amilopectina – è possibile ottenerla in diversi modi o è addirittura una variante spontanea che si ritrova in natura. È già successo per i mutanti waxy di mais e frumento (per mutazione spontanea) e l’hanno fatto anche per la patata con metodi classici. Utilizzando sostanze mutagene che colpiscono a caso i geni della pianta, hanno colpito, inattivandolo, anche il gene per la sintesi dell’amilosio. La cosa stupefacente è che la patata amflora ha avuto un iter per l’approvazione di circa 15 anni, mentre la patata ottenuta per mutagenesi (che, ripeto, è la stessa cosa per quanto riguarda l’amilosio) è andata subito in coltivazione senza alcun controllo preventivo sui reali rischi che le patate comportano. E che le patate comportino rischi si sa da lungo tempo: possono essere fatali. Un lavoro “classico” del 1925 pubblicato sulla rivista Science (Hansen A. A. – 1925 – Two fatal cases of potato poisoning. Science 61:340-341) racconta di una famiglia americana intossicata da patate contenenti alte quantità di glicoalcaloidi. Due dei sette membri morirono. I glicoalcaloidi sono sostanze normalmente prodotte dalla pianta e presenti un poco dappertutto (es. nelle foglie, ma anche nei tuberi, seppure in dose minore e che normalmente non desta preoccupazioni). Ma in certe condizione (quando rinverdiscono o sono malate) o per effetto di manipolazioni genetiche (ad es. per semplice incrocio e selezione) la quantità di glicoalcaloidi può aumentare improvvisamente e diventare un rischio reale.

Se una patata simile ad amflora si ottiene per via convenzionale, utilizzando tecniche vecchie e molto meno precise, non è possibile che la patata transgenica sia intrinsecamente pericolosa e quella convenzionale senza pericoli. E se nessuno si lamenta della stessa patata quando prodotta per via convenzionale, è ovvio che la gente che si oppone lo fa per motivi diversi dalla difesa dell’ambiente, della salute o dei prodotti tipici. Qualcuno obbietterà che quella convenzionale non contiene geni per resistenze ad antibiotici, ma la cosa non è così semplice, perchè la mutagenesi a cui è stata sottoposta la patata “convenzionale” cambia la sequenza e la funzione di moltissimi geni ed è plausibile immaginare che un gene (ad esempio una acetilasi o una kinasi) possa trasformarsi in un gene capace di conferire resistenza ad antibiotici.

Le prime vittime delle patate a noi note risalgono al 1925. Le vittime più recenti (i fatti) sovrabbondano nei giornali di questi giorni.

Tratto da IlSussidiario.net

2 Responses to “OGM, l’unica vittima della patata amflora è la verità”
  1. SILENZIAMENTO TRANSGENICO
    Note per il l’ incontro su BIODIVERSITA a FIRENZE di Paolo Manzelli
    http://cseonns.splinder.com/post/22264758/“BIODIVERSITA+nell‘+Arte+e+nella+Scienza”+Firenze+++10MARZO2010.

    Nel Dic. 2006 , hanno ricevuto il premio Nobel della Medicina i Microbiologi Statunitensi Craig Mello e Andrew Fire , perche’ hanno individuato un sistema per il controllo della informazione genetica , denominato “Silenziamento. Transgenico”. Essi hanno scoperto che alcune piante sviluppano un sistema di difesa dall’ attacco di virus patogeni, ( detto : RNA-Silencing) producendo molecole di “RNA antisenso o ARN ”, che bloccano l’ RNA messaggero, accoppiandosi con esso e formando un “RNA a doppio filamento”. Semplificando, l’ RNA doppio filamento, aggregato delle due forme speculari, viene visto come un intruso da molecole simili agli anticorpi ed infatti un complesso proteico denominato “Dicer” degrada il doppio filamento in piccole sezioni che hanno la forma di dadi . Il Dicer fa parte di un complesso “RISC”, abbreviazione di “RNA-induced silencing complex,) che e’ un sistema enzimatico coinvolto in una imprevedibile ricchezza di attivita molecolari di regolazione della espressione genetica a livello post- trascrizionale denominata genericamente “RNA interference” ( abbreviata in RNAi). Quest’ultima va ad assumere differenti percorsi di silenziamento sia nelle cellule eucariote che in quelle procariote.

    Putroppo attualmente nessuno sa in generale come si riproducano tali processi di silenziamento genetico in grado di interferire (e spegnere) l’espressione genica di alcune proteine ed enzimi . Pertanto le possibili applicazioni RNAi vengono individuate con tecniche sperimentate caso per caso. In vari casi si e osservato il sistema RNAi e’ capace di diffondere da cellula a cellula e quindi di essere ereditabile , ma non e ancora noto quale sia la ragione di tale amplificazione del fenomeno. Veramente troppe sono le cose che non si conoscono di questi sistemi di ingegneria genetica a partire dal fatto che neppure sappiamo esattamente cosa e dove si collochi un singolo gene, mentre di fatto la utilizzazione della ingegneria genetica del RNAi sta diventando sempre piu diffusa procedendo con il sistema di “trial end error”, senza poter esplorare la sequenza di tutti i processi coinvolti, che non hanno ancora una effettiva caratterizzazione completa ed esaustiva. E’ utile ricordare che i vari procedimenti di “RNA silencing” sono iniziati da una ricerca nella quale i ricercatori volevano inserire copie soprannumerarie degli enzimi responsabili della pigmentazione dei fiori, per ottenere piante con fiori intensamente colorati. Cio che inaspettatamente si ottenne furono piante con fiori tutti bianchi. Da allora si comprese in seguito alla aggiunta di RNA si erano instaurati dei meccanismi che portavano alla ecusione per “silenziamento” delle proteine coloranti a causa della sovrapposizione di RNA antisenso , e che pertanto era tale azione quella che innescava il processo di annullamento di ogni tipo di colorazione dei fiori. Il processo RNAi oggi viene sfruttato in vari sistemi detti di “Loss Functions “, cioe’ di perdita di funzionalita, mediata dalla utilizzazione di metodi di “RNAi – Knock Down” (reversibili) , in quanto permettono di evitare la produzione di determinate proteine funzionali, senza eliminare fisicamente il gene corrispondente ( processo quest’ultino definito come Klock -Out ,( che invece e irreveribile).Pertanto mentre gli OGM gli organismi il cui patrimonio genetico è stato modificato mediante tecniche di ingegneria genetica, con l’introduzione, l’eliminazione o la modificazione di uno o più geni , vengono piu in generale detti «Transgenici», gli organismi che le cui funzionalita vengono alterate da sistemi sperimentali di ingegneria genetica che hanno un carattere epigenetico.

    http://www.adnkronos.com/IGN/Assets/Imgs/00_prometeo/patata_amflora–400×300.jpg

    Recentemente le tecnologie RNAi sono state applicate per produrre la Patata Transgenica della BASF contenente solo una delle due tipologie di amido, cioe’ l’ amilopectina a struttura ramifcata. La parata trangenica e’ infatti deprivata dalla altra componente dell’ amido, l’ amilosio che e’ a struttura elicoidale perche’ e stata silenziata. Infatti i ricercatori della Basf hanno disattivato l’ enzima responsabile della sintesi dell’amilosio, ottenendo una patata completamente priva di amilosio chiamata Amflora.
    Invece l’amido della patata naturale è costituito da una miscela di due componenti: l’amilosio (circa 20%) e l’amilopectina (circa 80%). Entrambi sono polimeri di glucosio, ma hanno strutture e quindi proprieta differenti. L’ amilosio con la sua struttura ed elica tiene assieme le strutture ramificate della amilopectina. Pertanto separare le due componenti della patata naturale diventa un processo costoso che richiede riscaldamento ed molta acqua , ma cio’ viene evitato con l’ utilizzazione industriale della Amflora, che e priva di amilosio e pertanto la patata tansgenica diviene utile sia per la produzione della carta che dell’ alcool e altre applicazioni produttive.
    Certamente la patata Amflora viene coltivata nel terreno e quindi non sappiamo se i processi di silenziamento con i quali stata trattata, possano amplificarsi trasferendo frammenti di RNAi (small interfering RNA) al terreno che possono modificare i batteri esistenti nell’ Humus ovvero quelli del sistema digestivo degli animali per i quali la patata Amflora e’ ancora edibile.

    –> Concludendo queste brevi note, spero che favoriscano una ampia discussione sull’ argomento dei rischi /benefici,che vengono introdotti dall’ utilizzazione di questi sistemi di ingegneria genetica nella creazione di BIODIVERSITA’, anche se indubitabilmente non sono ancora maturi sia del punto di vista teorico che sperimentale nell’ ambito della moderne scienze della vita di cui putroppo poco sappiamo a livello divulgativo, in questa societa in rapida trasformazione dei sistemi produttivi no piu’ meccanici.

    Locandina Meeting EGOCREANET http://famigliaartisticamilanese.wordpress.com/

    BIBLO ON LINE
    1)- Nobel 2006 Medicina: http://www.lswn.it/biologia/articoli/Il_nobel_interferenza_RNA
    2)RNAi : http://it.wikipedia.org/wiki/RNA_interference
    3)Biologia Contemporanea : http://www.federica.unina.it/home-page/
    4)Storia della genetica : http://www.galileonet.it/dossier/8188/come-un-ago-in-un-pagliaio
    5)Amflora : http://bourbaki.blog.lastampa.it/bodegones/2010/03/amflora-la-patata-transgenica.html

    by Paolo Manzelli
    on 06. mar, 2010

  2. Grazie dell’esauriente commento.

    by sicomoroequipe
    on 07. mar, 2010

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