Bendisposto
Domenica la prospettiva è sciropparsi millecinquecento chilometri, in treno fino a Roma e ritorno. Per non pochissimi euro, che difettano sempre. Per un quarto d’ora di Regina Coeli.
Chiaramente non ne ho voglia.
Chiaramente ci andrò.
Sei fesso, voi direte. Chi te lo fa fare.
Bè, vi dico io, dove arrivereste voi per un amico? Quanti chilometri fareste? Uno? Dieci? Cento? Dov’è il limite? Quando gli direste, amico mio, mi sei caro ma non più di tanto?
Quanto credete alle cose in cui credete? Assolutamente? Tantissimo? Un po’? Quanto sareste disposti a scommetterci? Più o meno del costo di un biglietto in treno?
Normalmente si crede, ma senza esagerare. Si è fedeli, nei limiti. Occorre agire, ma meglio lo faccia qualcun altro.
Questa è la mia vita. Non voglio vivere vivacchiando. Sarei disposto ad essere perseguitato, torturato, a morire per qualcosa per cui non sono neanche disposto a regalare una giornata?
Per questo vado: mosso dalla gratitudine per chi mi ha cambiato la vita incomparabilmente in meglio e che, sono sicuro, anche questa volta mi condurrà in un’avventura che vale assolutamente la pena vivere.
Tratto dal blog Berlicche
