Fatevi una vita
Allora, l’uomo ha creato la vita? Una batterio? Una cellula? Non proprio. L’operazione che è stata fatta equivale, grosso modo, a cambiare il cruscotto standard di un’automobile con uno fatto su misura, che possiede strumentazione fatta a mano ma che non si sa con certezza cosa serva. Non si può certo dire che ho creato un’auto: ho trafficato appena un po’ con quello che ci sta dentro, senza peraltro capirci molto.
Intendiamoci, scientificamente parlando è un gran passo, anche se un pochetto mette i brividi. Ci si sta trastullando con ciò che ancora si comprende ben poco, e non riesco a scrollarmi di dosso la senzazione che a forza di annunci senzazionali – senza i quali i fondi difficilmente si raggranellano – si stiano sottovalutando un po’ di potenziali problemi.
Probabilmente ciò è dovuto al fatto che sono cresciuto a pane e fantascienza, e parecchi dei romanzi della mia giovinezza fanno parte di quel filone iettatorio chiamato “catastrofico”.
In particolare, le affermazioni del nostro scienziato sul volere creare un ceppo di batteri in grado di “mangiare” il petrolio – argomento caldo, visto il casino del Golfo del Messico – mi hanno fatto rizzare tutti i capelli sulla testa.
Perché c’è un romanzo di quarant’anni fa, il cui immaginifico titolo italiano è “Lebbra antiplastica“, in cui lo sfascio dell’umana civiltà è causato appunto da un batterio creato artificialmente per…indovinato.
Paranoie, probabilmente. Ma chiunque abbia confidenza con la legge di Murphy tanto al sicuro non si sente. Già riusciamo a pasticciare quello che conosciamo bene, figurarsi con il resto.
L’unica cosa certa è che per atteggiarci a déi creatori ce ne manca ancora un bel tocchetto. E, anche se arrivassimo a fare quello che millantiamo, il guaio è che saremmo ancora sempre e comunque uomini.
Tratto dal blog Berlicche
