La sindone, osservazioni alla rinfusa
“Oh ma voi lo vedete?”
“Beh, in effetti è un po’ sbiadita…”
“Ma come? È chiarissimo! Non vedi il volto?”
“Maddove??”
“Al centro! Verso sinistra!”
“Aahh… Sìpperooooò… Mica si vede bene…”
Ragazzi. Davanti alla Sindone. E gli adulti a mormorare, a borbottare, a imporre il silenzio: “Cosa ci vengono a fare che non ne capiscono nulla!”.
Già, cosa ci verranno a fare? Ma mica solo loro: tutti noi, cosa ci facciamo lì davanti?
Siamo venuti a vedere la Sindone. A vedere.
Ci sono stampe di vecchie ostensioni fatte in Piazza Castello davanti a folle oceaniche durante le quali era praticamente impossibile vedere alcunché. Era già tanto individuare il lenzuolo, figuriamoci l’immagine. Eppure erano lì. A migliaia. A vedere la Sindone.
Ecco come la vedo io. Andare all’ostensione a “studiare” la Sindone, a cercare dettagli nell’immagine, a capire dov’è e com’è fatta la ferita al costato o la direzione dei colpi di flagello, è una perdita di tempo. Tanto vale comprarsi uno degli innumerevoli volumi che trattano l’argomento con foto su foto di ogni dettaglio. L’ostensione è un’altra cosa.
Andare all’ostensione non è andare a vedere la Sindone ma andare a “farsi vedere” dalla Sindone. Perché davanti alla Sindone si va a specchiarsi in se stessi e nelle proprie miserie e a dire con il salmista: Il mio peccato mi sta sempre dinanzi (Sal 51). Ed è proprio quello che stiamo guardando. Ma molti non lo sanno…
Tratto dal blog di Ambicourt
Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.
Le mie colpe io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di Te, contro Te solo ho mancato,
quello che è male ai Tuoi occhi ho l’ho fatto.
