Il gioco e la vita
Dio gioca nel mondo, ludit in orbe terrarum, dove il “gioca” è il play del pianoforte o il termine con cui in certe lingue traducono il suonare, il fare musica.
Non è questo il giocare nella vita che facciamo noi. Il nostro è proprio giocare con la vita; tutt’al più in qualche momento più lucido, cioè più cattivo. E’ giocare alla roulette, è rischiare; rischiare la cattiveria, rischiare la banalità della strumentalizzazione dell’altro, rischiare l’ignobilità dell’abuso, dell’abuso del corpo.
Rischiare, questo è il nostro giocare, come il bambino.
Per questo c’è una solitudine così inestirpabile, che, anche continuamente gridando, cantando, muovendoci, come facciamo, per non sentirla, è impossibile non sentire.
(”L’io rinasce in un incontro” di L. Giussani, pag 137)
