Quel che una vita afferma è affermato anche dalla morte
Anche se si era inginocchiato gli ha sparato in testa. Così ad Hannover è stato ucciso un pizzaiolo italiano (dopo che un altro era stato freddato dalla stessa mano) dopo una lite sui mondiali. Carabiniere ammazza la ex. Un altro scanna la fidanzata. Morti per niente, per passione, cioè per niente. Per ira, cioè per niente. E poi la piccola figlia di Niccolò Fabi, portata via da una meningite a due anni. Morta per niente? Insopportabile, ha scritto il cantante. Come se questo morire per inezie, per niente, fosse un maledetto raddoppiamento della morte, un’insopportabile ombra doppia della morte. Un doppio avvelenamento della vita.
Morire per niente, in pieno sole d’estate. Gran brutta estate, da questo punto di vista. Scoppiano i caldi e scoppiano le vene nelle teste per ira e nel cuore per follia. Morire così, per un nonnulla. Una buia ingiustizia. Insopportabile se si pensa di vivere per niente. Di vivere un istante, due anni, 47 anni per niente. Insopportabile se un istante di vita afferma solo se stesso e dunque cedendo non resta più niente. Il per niente non inizia nel morire, ma nel vivere. La insensatezza della morte inizia nella insensatezza della vita. O al contrario, quel che una vita afferma è affermato anche dalla morte. Per quanto assurda possa essere la vita, e per quanto assurda possa essere la morte.
Tratto da ClandestinoZoom
