Testimoni digitali a Giulianova

pompiliPubblichiamo alcuni appunti tratti dall’incontro dal titolo “Testimoni Digitali” avutosi lo scorso 1° settembre presso la Parrocchia dell’Annunziata a Giulianova (TE) con Monsignor Domenico Pomipili, direttore nazionale dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Cei.

Gli appunti sono liberamente adattati dalla presentazione fatta da Monsignor Pompili.

Oggi abitare nel contesto digitale significa vivere questa dimensione senza presidiare alcunché. Quello che invece è interessante è cogliere il risvolto antropologico che cambie e che ci cambia. Ci cambia nel modo di vivere le relazioni, di socializzare e di rapportarsi con gli altri.

E’ comunque uno spazio positivo. La rete non è “cattiva” di suo. Cattivo può esere l’uso che se ne fa, così come tutte le cose.

La rete oggi non è più una comunità virtuale. Infatti, il mondo on line e quello off line sono contigui. La rete è invece un luogo intermedio tra privato e pubblico. Inoltre, in in ambito pastorale, la rete  riduce le distanze e crea fiducia nell’altro, crea una realtà nuova e può corrispondere con pienezza ai  bisogni di socializzazione.
Tre sono i punti che vale la pena di considerare:

Punto 1. La comunità ha un bisogno diffuso di relazione. La rete è una nuova dimensione, che consente di avere legami smaterializzati e despazializzati senza la pesantezza di problemi contingenti. La prima fase della rete era astrazione dalla realtà (si pensi a piattaforme tipo Secon Life”) realtà mentre oggi attraverso i social network si cerca di recuperare la realtà. Le comunità virtuali offrivano modeli di mondi a parte mentre i social offrono spazi di attraversamento. I social inoltre hanno lo spazio virtuale definito dai soggetti stessi che fanno relazione e non da una piattaforma chiusa. I social fanno “manutenzione” delle relazioni importanti per il soggetto.
Punto 2. Le relazioni con i social network integrano gli spazi di relazioni esistenti con un tezo spazio e miscelano quello privato e quello pubblico (vedi Starbucks ad esempio come tipologia di spazio misto, dove si prende un caffè, si naviga, si sta insieme). La rete permette di ricostruire uno spazio di legami oggi sfilacciato a causa dei tempi che la società ci impone. La genuina collaborazione di buon vicinato tipica di tanti anni fa può essere ricostruita in rete con la creazione di isole di senso che colmano i bisogni di realtà e di pienezza.

Punto 3. I bisogni di realtà e pienezza fanno della rete un luogo di relazione e sicuramente una opportunità nuova per le persone. É un luogo dove di possono risuscitare le domande e opportunità di rapporto. Bisogna captare il bisogno di dialogo e dell’esigenza d’infinito. E vivere la rete da cristiani, nche qui minoranza creativa contagiosa.

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