Una bella storia
Punto Famiglia News. Questo mese in primo piano la storia di una mamma che, nonostante tante e gravi difficoltà, ha scelto di mettere al mondo la figlia che portava nel grembo. Il racconto riserva un finale che testimonia la semplice e concreta eroicità di questa donna.
Paola (nome di fantasia) abitava lì, al 7° piano di un palazzo dalle mura ammuffite e dalle mattonelle rotte. Da lontano echeggiava la voce di un cantante napoletano. Come spesso accade, ero lì con un altro volontario dell’Associazione Progetto Famiglia.
Bussammo alla porta dell’appartamento. Pochi secondi e qualcuno ci aprì: una ragazza giovane, pallida, occhi verdi e lunghi capelli biondi. Con una scusa entrammo e ci accomodammo in cucina. Una casa modesta e ben tenuta. Due stanze, la cucina e un bagno. La madre di Paola era una donna matura e bella almeno quanto sua figlia. Ci bastarono pochi secondi per capire che anche lei era al corrente della gravidanza della giovane.
Cominciammo a giocare a carte scoperte. Paola esclamò: “Non voglio abortire, ma non sempre si può fare ciò che si vuole!”. Negli occhi una freddezza disarmante. “Mio marito è un tossicodipendente!” aggiunse la madre. È un brav’uomo quand’è lucido, ma il guaio è che lo è un giorno su sette. Quello che guadagna lo spende per la dose giornaliera. Per mantenere mia figlia a scuola ho dovuto lavorare mattina e pomeriggio e non riesco a sostenere tutte le spese”.
Paola andava a scuola ma ha smesso di studiare quando le hanno aumentato il fitto. Lavora come segretaria presso uno studio medico associato: mezza giornata per 200€. Cominciammo il nostro discorso in difesa della vita nascente, Paola ci fissava irremovibile e sua madre sollevava le spalle in un’espressione indifferente. Parlammo loro del Progetto Gemma, ma ci sembrò di essere da soli in quella stanza, tanto era il distacco di quelle due donne. Infatti, quando finimmo di parlare, nessuna delle due disse una parola. Ci accompagnarono alla porta e gentilmente la richiusero alle nostre spalle.
Le avevamo provate tutte, eravamo rimasti a parlare per ore, ma non c’era stato verso: l’IVG si sarebbe tenuta il giorno seguente. Non ci si abitua mai alla sconfitta quando c’è la vita di un bambino di mezzo. Il giorno dopo una voce rotta al telefono mi disse che Paola era scappata di casa. La trovammo in un vecchio campo di calcio abbandonato. Non c’era un filo di trucco sul suo viso, solo due profondi solchi sotto gli occhi a testimonianza di una notte vissuta a piangere. Lì iniziò il nostro vero dialogo:
- “Perché vuoi abortire?”
- “Perché sono sola. Voi credete che possa dare un futuro diverso a mio figlio rispetto a quello che ho avuto io?”, esclamò Paola,
- “Credo che la vita sia un progetto misterioso” risposi di istinto.
- “Non c’è nessuno al mondo che faccia le stesse cose di un altro. Ognuno di noi è il pezzo unico di una collezione singolare. Se oggi tu impedissi a tuo figlio di nascere, un giorno potresti avere altri figli, ma nessuno di loro potrà mai essere quello che porti in grembo”.
- “E come faccio io, da sola, con un padre drogato e una madre che a stento riesce a far mangiare me?”
- “Ci siamo noi ad aiutarti! E poi c’è il tuo istinto materno. Tu da sola gli basterai per molto tempo”. Paola tacque, poi disse:“Ho deciso! non posso abortire!”.
Tornai da loro il mattino seguente portando alimenti e quanto potesse servire alla famiglia; pensai di offrire loro il primo concreto aiuto dell’Associazione Progetto Famiglia, ma la verità era che temevo un ripensamento.
Era così giovane e fragile, ma non cambiò idea, né in quel momento né mai. Ho vegliato su di lei per tutto il corso della gravidanza, il suo pancione cresceva a vista d’occhio, l’accompagnavo a fare le visite di controllo, conobbi il suo fidanzato e asciugai le sue lacrime, quando al quinto mese di gravidanza, lui la lasciò.
Ho vegliato su di lei come un angelo, l’ho vista andare a lavoro tutte le mattine fino a due giorni prima del parto. La sua bambina nacque in un bellissima giornata di primavera; Non dimenticherò mai l’espressione del suo viso quando prese in braccio la sua bambina per la prima volta.
Del Progetto Gemma che le veniva portato mensilmente, è riuscita a mettere da parte circa 600€, che un giorno mi ha portato a casa, chiedendomi di donarli a chi ne aveva più bisogno di lei. Ho letto molte storie di eroine, mi sono appassionata a quelle trame complesse e quando finalmente mi sono trovata davanti a Paola ho capito che quei personaggi possono esistere davvero.
Ci sono storie scritte con il respiro della gente comune, che si perdono nella quotidianità di un’esistenza dal ritmo convulso. Se oggi racconto l’avventura di Paola, è perché non scompaia nell’inarrestabile incedere del tempo, ma resti appuntata e visibile nella storia dell’umanità come una stella nel cielo.
Una volontaria dell’Associazione Progetto Famiglia Vita
