Caro Edwards, quante vite di bambini è costato il tuo Nobel?

bambino_neonatoR375Il premio Nobel 2010 per la Medicina è stato assegnato al fisiologo della riproduzione ed embriologo britannico Robert Geoffrey Edwards, 85 anni compiuti, professore della Cambridge University. Lo studioso britannico divenne noto in tutto il mondo, con la designazione di “pioniere della fecondazione in vitro umana”, a partire dalla sera del 25 luglio 1978, quando, poco prima della mezzanotte, venne alla luce – presso il dipartimento di ostetricia del Oldham General Hospital, nei pressi di Manchester (UK) – la prima bambina “concepita in provetta”, Louise Joy Brown, oggi la signora Brown, a sua volta divenuta mamma di un bambino, concepito naturalmente nel 2006.

Alla nascita di Louise contribuì anche il ginecologo Patrick Christopher Steptoe, morto nel 1988 a Canterbury senza vedere riconosciuto il suo ruolo, altrettanto decisivo, nell’introduzione della tecnica della fecondazione in vitro (FIV) e del trasferimento embrionario in utero (ET).

La generazione e lo sviluppo precoce di un embrione di mammifero al di fuori del corpo della femmina era già stata realizzata in laboratorio ed applicata in zootecnia assai prima della fine degli anni ’70 (il primordiale esperimento documentato di IVF-ET è quello pubblicato su Nature nel 1959 a nome di C. F. Chang, che portò alla nascita di un coniglio) e non erano mancati anche alcuni tentativi di FIV umana, che traevano vantaggio dagli studi di Anne McLaren e John Biggers sulla coltura in vitro degli embrioni, risalenti agli inizi degli anni ’50.

Tuttavia, fu solo per l’opera del professor Edwards che la tecnica della fertilizzazione artificiale passò con successo dall’animale all’uomo, aprendo la strada all’applicazione clinica nei casi di sterilità di coppia mediante il trasferimento nell’utero della donna di un certo numero di embrioni, dopo che questi erano stati fatti sviluppare in laboratorio per qualche giorno, osservati attentamente al microscopio ed eventualmente selezionati.

Leggi ancora sul Sussidiario

Leave a Reply