Quello che mi piace dell’esperienza…

esperienzaQuello che mi piace dell’esperienza è che si tratta di una cosa così onesta. Potete fare un mucchio di svolte sbagliate; ma tenete gli occhi aperti e non vi sarà permesso di spingervi troppo lontano prima che appaia il cartello giusto. Potete aver ingannato voi stessi, ma l’esperienza non sta ingannando voi. L’universo risponde il vero quando lo interrogate onestamente. (C.S.Lewis )

“Prima di formulare interrogazioni quali <Che cos’è la felicità>, <Che cos’è la giustizia>, <Che cos’è la conoscenza?>, e così via, occorre avere veduto persone felici o infelici, occorre aver assistito ad azioni giuste od ingiuste, aver sperimentato il desiderio di sapere col suo esaudimento o la sua frustrazione. E, inoltre, è necessario che l’esperienza diretta sia ripetuta nella mente dopo aver lasciato la scena in cui ebbe luogo”(H.Arendt, La vita della mente, cit., parte I, Pensare, cap.II, Le attività della mente in un mondo di apparenze, p.170).

«L’esperienza precede ogni metodo. Si potrebbe dire che l’esperienza è “a priori” ed il metodo è “a posteriori”. Ma ciò vale soltanto come un’indicazione, giacchè la vera esperienza non può darsi senza l’intervento di una sorta di metodo. Il metodo si dà fin dal principio in una determinata esperienza, che proprio in virtù di ciò arriva ad acquistare corpo e forma, figura. Ma è stata indispensabile una certa dose di avventura e persino un perdersi nell’esperienza, un’erranza del soggetto nel quale questa si va formando. Un perdersi che sarà poi libertà» (Maria Zambrano)

Perché possiamo dire che la cultura per noi non è un problema? Perché la cultura è inerente e coestesa all’esperienza che facciamo ed è proprio l’esperienza che facciamo l’orizzonte e la sorgente culturale.

La nostra problematica culturale non si risolve aggiungendo all’esperienza qualcosa che sembra mancarle, ma imparando ciò che l’esperienza già è.

( L. Giussani, 1989)

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