Una crisi soprattutto antropologica

il_dubbio-361x300Carissimo Scalfari,

nel suo editoriale domenicale dal titolo “Il governo galleggiante dei consensi comprati” ritorna sulla questione morale, in quanto la ritiene la questione seria della crisi che sta attraversando il paese, “un punto di riferimento per tutte le persone alle quali sta a cuore la dignità del proprio Paese e di se stesse.”

A suo parere “la questione morale si pone perché molti, moltissimi cittadini di questo Paese sentono chiaramente che la morale è stata ed è apertamente calpestata. Quando le istituzioni che dovrebbero realizzare, ciascuna nel settore di sua competenza, il bene comune vengono invece piegate a favorire l’utile di chi ne determina l’attività, lì, in quel luogo e in quel momento la morale viene messa sotto i piedi”.

Carissimo Scalfari, lei ha ragione a non fermarsi alla questione politica, a spingersi oltre, ma vada ancora più a fondo di questa apertura che la sua ragione domanda.

Vorrei suggerirle a questo proposito un passo di un documento di Comunione e Liberazione che può essere utile per non fermare l’urgenza della ragione a scoprire quale sia la questione seria del momento che stiamo vivendo.

“Tutto questo – scrive CL – ci mostra che la crisi è sì sociale, economica e politica, ma è soprattutto antropologica perché riguarda la concezione stessa della persona, della natura del suo desiderio, del suo rapporto con la realtà. Ci eravamo illusi che il desiderio si sarebbe mantenuto in vita da solo o addirittura che sarebbe stato più vivo nella nuova situazione di benessere raggiunto. L’esperienza ci mostra, invece, che il desiderio può appiattirsi se non trova un oggetto all’altezza delle sue esigenze. Ci ritroviamo così tutti «sazi e disperati».

«Nell’appiattimento del desiderio ha origine lo smarrimento dei giovani e il cinismo degli adulti; e nella astenia generale l’alternativa qual è? Un volontarismo senza respiro e senza orizzonte, senza genialità e senza spazio, e un moralismo d’appoggio allo Stato come ultima fonte di consistenza per il flusso umano», come disse don Giussani ad Assago nel 1987.

Venticinque anni dopo vediamo che entrambe queste risposte – volontarismo individualista e speranza statalista – non sono state in grado di darci la consistenza auspicata e ci troviamo ad affrontare la crisi più disarmati, più fragili che in passato. Paradossalmente, i nostri nonni e genitori erano umanamente meglio attrezzati per affrontare simili sfide.”

Caro Scalfari, è antropologica la questione seria del nostro vivere oggi, riguarda la coscienza che abbiamo di noi stessi, del nostro desiderio, è qui dove si può riprendere a costruire per il bene comune.

Per questo come conclude il documento di CL “possiamo sperare di uscire dalla drammatica situazione attuale se tutti – compresi i governanti che oggi hanno la difficile responsabilità di guidare il Paese attraverso questa profonda crisi – decidiamo di essere veramente ragionevoli sottomettendo la ragione all’esperienza, se cioè, liberandoci da ogni presunzione ideologica, siamo disponibili a riconoscere qualcosa che nella realtà già funziona. Sostenere chi, nella vita sociale e politica, non si è rassegnato a una misura ridotta del proprio desiderio e per questo lavora e costruisce mosso da una passione per l’uomo, è il primo contributo che possiamo dare al bene di tutti.”

La ringrazio per non aver ridotto la questione attuale ad una questione politica, come tutti fanno, questo apre la sfida al suo livello più vero, a ritrovarci uniti sull’onda del desiderio che ci fa uomini e quindi costruttori di bene comune.

Grazie

Gianni Mereghetti Abbiategrasso

Via Anna Vercors

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