Scienza e miracoli

albaCominciamo col dire che non sto parlando della scientificità dei miracoli, ma di una questione che ho già toccato qualche giorno fa; mi riferisco al fatto che un miracolo “ne salva uno” mentre la scienza “cerca di salvarli tutti”.

Il fatto è che scienza e miracoli agiscono su due piani diversi, e confonderli è negare l’essenza di ognuno dei due. La scienza si occupa delle malattie del corpo, il miracolo si occupa dell’anima, di fornire una salvezza all’anima di più persone possibile.

Il miracolato diventa dunque un semplice “veicolo” di Grazia divina che si riversa su altre persone. Un miracolo è un segno, che non si esaurisce nel fatto in sé, ma che porta con sé un messaggio di salvezza verso le persone. Dio non è un medico, non si occupa di guarire il corpo, in quanto esso è molto meno importante dell’anima, la quale è essa il centro della sua azione. Se la salute del corpo fosse la cosa più importante del mondo, allora cadremmo nel materialismo di vedere solo questa vita come importante, dimenticandoci perciò delle realtà ultraterrene.

In tal modo, se Dio producesse un luogo dove tutti i malati sono guariti automaticamente, paradossalmente dimenticheremmo il senso della nostra esistenza e crederemmo che il male fisico sia la cosa peggiore che ci possa capitare, e non cercheremmo più il bene dell’anima.

Non deve dunque stupire che i miracoli siano eventi rari, legati all’invocazione di persone defunte, ossia i santi, poiché l’invocazione stessa è già di per sé una guarigione spirituale, un avvicinarsi a Dio, di cui il miracolo è solo un sigillo. Confondere l’agire di Dio con l’agire della scienza è l’atteggiamento sbagliato nei confronti delle azioni divine, che risulteranno così incomprensibili. Se invece diamo ad ognuna i suoi ambiti, capiremo anche perché nei testi sacri non ci sono teoremi matematici o leggi fisiche.

Tratto dal blog Il Pubblicano

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