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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; Ambiente ed ecologia</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>Merli, climatologi e clima</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 11:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente ed ecologia]]></category>
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		<description><![CDATA[La tradizione contadina, con il contatto giornaliero con la natura, ha lasciato le conoscenze accumulate attraverso molte generazioni nei proverbi, che le sintetizzano. Naturalmente questi non sono da leggere come se fossero l’orario dei treni, ma con buon senso, sapendo che hanno valore come tendenza e spesso sono legati al luogo di origine.
I  contadini non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/giorni_merla4.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-1532" title="giorni_merla4" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/giorni_merla4-300x214.gif" alt="giorni_merla4" width="300" height="214" /></a>La tradizione contadina, con il contatto giornaliero con la natura, ha lasciato le conoscenze accumulate attraverso molte generazioni nei proverbi, che le sintetizzano. Naturalmente questi non sono da leggere come se fossero l’orario dei treni, ma con buon senso, sapendo che hanno valore come tendenza e spesso sono legati al luogo di origine.</p>
<p>I  contadini non sono i soli a ritenere importante l’osservazione della natura per scopi meteorologici, anche un famoso esperto del CNR nel 2002 affermava: “[…]Ma l’osservazione della natura rappresenta un fatto importantissimo in climatologia e consente di fare previsioni sino a tre mesi[…]&#8220;(<a href="http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews?IDn=698" target="_blank">qui c&#8217;è il testo integrale</a>, sarebbe interessante conoscere l’affidabilità del sistema e se è stato finanziato).</p>
<p>Un proverbio spesso citato è quello relativo agli ultimi tre giorni di Gennaio, detti “i giorni della merla” che per la tradizione sono frequentemente molto freddi (li cita anche Dante Alighieri nella Divina Commedia, Purgatorio XIII-123, girone degli invidiosi).<br />
Nel 2007 un famoso esperto del CNR ricordava ai lettori il freddo periodo dei giorni della merla, ma evidenziava che ormai per colpa del riscaldamento globale questa previsione non era più attendibile. Le parole esatte furono:”I famosi giorni della merla, il 30 e 31 gennaio, saranno il test più importante per l&#8217;intero periodo. Ma l&#8217;inverno edizione 2006-2007 sembra il più pigro degli ultimi tempi.[...]E&#8217; attesa per i giorni della merla, il 30 e 31 gennaio, quando il clima sul Mediterraneo, almeno secondo le tradizioni meteo, è il più rigido. &#8221;Ma ormai non si può più dire&#8221;”. (<a href="http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/agenzie/2007/Gen/15_gen_07_05.txt" target="_blank">qui c&#8217;è il testo completo</a>).</p>
<p>Nel 2010 invece il periodo è stato effettivamente freddo, tanto che un famoso esperto CNR, oltre a legare il tradizionale freddo dei giorni della merla al recente riscaldamento globale, ha dichiarato: “&#8230;.Naturalmente quella dei &#8216;Giorni della merla  è una storia, che non ha alcun riscontro scientifico o statistico, ma quest&#8217;anno casualità vuole che si avveri» (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2010/01/clima-maltempo-giorni-merla.shtml?uuid=ea614cec-0dc8-11df-829e-8208089d2a32&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">qui il testo integrale</a>).</p>
<p>Avrete sicuramente capito che autore delle tre dichiarazioni, che hanno avuto tutte ampio spazio sui mass-media, sono della stessa persona. Per lui sembra che il proverbio, quando smentito, abbia una valenza meteorologica e l’accaduto confermi che ormai il clima è impazzito. Quando lo scenario presentato dal proverbio si realizza, questo non serve con la stessa logica a dire che il clima è simile al passato, ma il proverbio perde di validità scientifica e tutto diviene una casualità naturalmente dovuta “paradossalmente per effetto del riscaldamento globale” (<a href="http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/natura/20100201180935021365.html" target="_blank">qui il testo</a>).</p>
<p>Sarebbe interessante conoscere gli studi scientifici che in due anni hanno declassificato il freddo dei  “giorni della merla”  da tradizionale a senza alcun fondamento.</p>
<p>Quanto descritto sopra ci offre però la possibilità di notare che un’affermazione per essere scientifica non basta che a farla sia uno con la qualifica di scienziato; per prima cosa deve essere “falsificabile” (esemplificazione di Popper che approssima molto bene la realtà). Vale a dire che la caratteristica distintiva della scienza, per la quale le teorie scientifiche si distinguono da quelle pseudoscientifiche, è che le prime possono essere contraddette dall’esperienza.</p>
<p>Le teorie pseudoscientifiche, o metafisiche, sono invece infalsificabili o per la loro forma logica (ad es. la categoria dei dogmi religiosi) o per l’atteggiamento metodologico dei loro sostenitori che le rende  immuni dalla confutazione leggendo la realtà ogni volta con occhi diversi al solo scopo di confermare la tesi (ad esempio l’astrologia o le  ideologie).</p>
<p>Queste teorie infallibili sono in grado di “spiegare” praticamente tutto e trovare conferma in ciò che affermano in ogni evento, ma i loro sostenitori non sono in grado, anzi si rifiutano, di specificare di fronte a quale tipo di evidenza contraria sarebbero disposti a considerarle confutate.</p>
<p>Quando il cosiddetto fenomeno del “riscaldamento climatico” viene descritto come l’entità che può spiegare senza alcun dubbio ogni evento climatico e meteorologico, ciò potrebbe essere interpretato con la malafede o la scarsa conoscenza o ad un approccio tipico della fede o …(continuate voi).</p>
<p>Tutto tranne che applicazione del metodo scientifico.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=564" target="_blank">SVIPOP</a> &#8211; di Fabio Spina</p>
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		<title>Denatalità e crisi economica</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 11:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«L&#8217;età della pietra non finì perché l&#8217;uomo rimase senza pietre e l&#8217;età del ferro non finì perché rimase senza ferro &#8230; Finirono perché l&#8217;uomo seppe escogitare qualcosa di nuovo, di meglio&#8230;». Così scrive l&#8217;economista indiano Indur Goklany in The improving state of the world (Cato Institute 2007).
Con troppa frequenza negli ultimi tempi abbiamo letto o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/terra_falsicol.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1528" title="terra_falsicol" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/terra_falsicol-284x300.jpg" alt="terra_falsicol" width="284" height="300" /></a>«L&#8217;età della pietra non finì perché l&#8217;uomo rimase senza pietre e l&#8217;età del ferro non finì perché rimase senza ferro &#8230; Finirono perché l&#8217;uomo seppe escogitare qualcosa di nuovo, di meglio&#8230;». Così scrive l&#8217;economista indiano Indur Goklany in The improving state of the world (Cato Institute 2007).</p>
<p>Con troppa frequenza negli ultimi tempi abbiamo letto o ascoltato considerazioni di chi, per spiegare fenomeni economici o climatici, mette in discussione l&#8217;utilità della vita umana. E queste tesi cerco di contestarle da circa due anni sulle colonne dell&#8217;Osservatore Romano diretto da Giovanni Maria Vian.</p>
<p>Il maggior economista-demografo contemporaneo, Alfred Sauvy, ha spiegato e dimostrato che tra crescita della popolazione e sviluppo economico c&#8217;è una perfetta correlazione. Ancora oggi, al contrario, altri studiosi affermano disinvoltamente che la crescita demografica origina il cambiamento climatico e non è invece origine della crisi economica, anzi: che il crollo della natalità ha fatto bene ai paesi occidentali mentre nei paesi più poveri ha provocato maggior povertà.</p>
<p>L&#8217;insistenza con cui si continua a imputare alle nascite umane molti mali di cui soffriamo, senza poterlo dimostrare, ci ha portato invece a soffrire danni peggiori. Si pensi alle teorie neomalthusiane di metà anni 70, divulgate e accettate proprio nel mondo occidentale, che &#8211; estrapolando dati confusi &#8211; previdero che prima della fine del secolo milioni di persone sarebbero morte di fame per mancanza di risorse (in Cina e India).</p>
<p>Oggi verrebbe da ridere a pensare a queste capacità interpretative e previsionali, eppure l&#8217;attitudine a continuare a credere a spiegazioni &#8220;intuitive&#8221; riguardo la popolazione non cessa. La stessa Onu spiegò che tra il 1900 e il 2000 la popolazione mondiale era sì cresciuta di 4 volte, ma il Pil mondiale era cresciuto di ben 40 volte.</p>
<p>In più è bene ricordare che, mentre negli anni Sessanta la crescita della popolazione nei paesi poveri era di ben sei figli a coppia, nel 2005 scende a tre figli. Così nel 1960 il Pil dei paesi ricchi era 26 volte quello dei poveri, negli ultimi anni, grazie allo sviluppo di Cina e India è sceso a 5/7 volte.</p>
<p>Già il reverendo Malthus nel 1798 e l&#8217;economista del Mit Lester Thurow più recentemente, hanno cercato di spiegare che per far crescere il Pil si devono ridurre le nascite, ciò perché la crescita economica è più alta quanto il rapporto Pil/popolazione è superiore a uno. Così basta ridurre il denominatore, anziché aumentare il numeratore&#8230;</p>
<p>Ma altri due economisti, Shumpeter e Solow, negarono queste teorie malthusiane proponendo come soluzione invece proprio la crescita del numeratore, cioè il genio innovativo dell&#8217;uomo capace di sviluppare tecnologie per far crescre il Pil senza ridurre le nascite. Fu allora che si manifestarono le vere “intenzioni” verso la razza umana, spostando il problema dalla crescita economica all&#8217;ambiente.</p>
<p>Ciò fu fatto affermando che la crescita economica legata alla crescita della popolazione era intrinsecamente perversa perché peggiorava la qualità della vita, incoraggiava bisogni superflui provocando consumo di risorse non rinnovabili e conseguentemente inquinando il pianeta. Dimenticando o ignorando che è la ricerca tecnologica che migliora questo tipo di qualità della vita e che questa ricerca si può sostenere se la ricchezza cresce e questa cresce realmente e sostenibilmente se cresce la popolazione.</p>
<p>Se in un paese la popolazione non cresce, il suo rischio non è solo di regressione economica, ma anche di riduzione di potere politico verso altri paesi. Non si dimentichi lo shock provocato da un report di una nota banca d&#8217;affari americana a fine anni 90 quando spiegò che, crescendo gli Usa del 3% all&#8217;anno e l&#8217;Asia del doppio o più, entro il 2020 gli Usa sarebbero cresciuti dell&#8217;80% e l&#8217;Asia del 165% con conseguenti effetti di potere economico e politico. Non è illecito pensare che questa previsione possa aver influenzato la diponibilità dei governi Usa a sostenere la politica di crescita del Pil anche con i famosi mutui subprime&#8230;</p>
<p>Riguardo il rapporto tra cambiamento climatico e popolazione, quel che si dovrebbe auspicare è un vero confronto e chiarimento scientifico fra opposte tesi. Non è pensabile che vi siano scienziati che sostengono che i cambiamenti climatici siano dovuti all&#8217;eccesso di popolazione e altri che li imputino a fluttuazioni climatiche assolutamente naturali e per nulla eccezionali. Così come non è pensabile che esistano differenze così grandi sul fatto che la scienza empirica abbia stabilito o no una connessione univoca tra l&#8217;aumento dell&#8217;anidride carbonica e il riscaldamento globale osservato.</p>
<p>Se è vero che nel XX secolo la temperatura media globale è cresciuta solo di circa 0,6 gradi centigradi, il problema del riscaldamento globale cosa è, fantasia o realtà? Il vero problema però, riguardo questa risposta, è che non si chiede tanto un dovuto risparmio energetico o maggior sobrietà nei consumi, entrambi opportuni, si sta invece suggestionando l&#8217;opinione pubblica affinché si veda nell&#8217;uomo e nelle nascite origine e causa della distruzione della Terra. È l&#8217;uomo il nemico da sconfiggere per salvare la Terra?</p>
<p>Da sempre, dai tempi più remoti, l&#8217;uomo sulla Terra ha temuto che si fosse in troppi. Anche per Caino, Abele era di troppo, creava problemi di competizione economica nell&#8217;allevamento ovino e inquinava l&#8217;ambiente con i suoi troppi sacrifici a Dio&#8230;</p>
<p>Tratto dal sito <a href="http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=526">SVIPOP</a> di Ettore Gotti Tedeschi -  Presidente dello Ior</p>
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		<title>Haiti: solo sfortuna?</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 11:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Seguendo l’evolversi della situazione ad Haiti, non si può fare a meno di pensare con immenso rammarico che, in questi ultimi anni, invece di concentrare l’attenzione sull’aumento della temperatura di origine antropica – un fenomeno che secondo la maggior parte delle rilevazioni finora effettuate ancora non si sta verificando e, comunque, forse non sarebbe nemmeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti_mappa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1497" title="haiti_mappa" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/01/haiti_mappa-300x235.jpg" alt="haiti_mappa" width="300" height="235" /></a>Seguendo l’evolversi della situazione ad Haiti, non si può fare a meno di pensare con immenso rammarico che, in questi ultimi anni, invece di concentrare l’attenzione sull’aumento della temperatura di origine antropica – un fenomeno che secondo la maggior parte delle rilevazioni finora effettuate ancora non si sta verificando e, comunque, forse non sarebbe nemmeno dannoso come sostengono le Nazioni Unite e la maggior parte delle associazioni ambientaliste – sarebbe stato più utile dedicare almeno una parte delle risorse finanziarie e umane disponibili al contenimento dei danni causati da altri eventi naturali, quelli sì reali e sicuramente avversi.</p>
<p>Per la stessa ragione è deplorevole aver profuso tante risorse e mezzi in innumerevoli iniziative volte a incalzare i leader dei paesi occidentali affinché stanzino centinaia di miliardi di dollari per ridurre il global warming, di cui si ritengono responsabili, e per risarcire i paesi poveri che ne subirebbero ingiustamente le conseguenze, mentre assai meglio sarebbe stato organizzare serrate campagne di denuncia dei tanti leader del sud del mondo che non fanno nulla per ridurre l’impatto delle catastrofi naturali sulle popolazioni colpite.</p>
<p>È del tutto ovvio infatti che gli effetti di un fenomeno naturale inevitabile dipendono da ciò che è stato fatto per preparare un territorio e i suoi abitanti a farvi fronte: e ad Haiti, malgrado la prevedibilità dell’accanirsi degli elementi, non è stato fatto nulla o quasi. Almeno tre quarti delle costruzioni della capitale Port-au-Prince erano da considerarsi comunque insicure anche in tempi normali; ed erano carenti, anche in tempi normali, servizi pubblici, uffici amministrativi, mezzi di trasporto, per non dire degli apparati di sicurezza e di ordine pubblico; né erano stati predisposti programmi d’emergenza in caso di calamità.</p>
<p>Il fatto è che Haiti, benché sia indipendente da oltre 200 anni, è il più povero dei paesi del continente americano. È pur vero che si trova su un’isola maledetta, Hispaniola, dove si susseguono uragani e terremoti che periodicamente spazzano via uomini, infrastrutture e attività produttive. Ma sull’altra metà dell’isola c’è la Repubblica Dominicana e il confronto tra i due stati è sconcertante.</p>
<p>Nell’Indice dello Sviluppo Umano 2009 del Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) Haiti occupa il 149° posto, su 182 nazioni considerate, mentre la Repubblica Dominicana è al 90°. Il PIL pro capite ad Haiti è di 699 dollari e nel periodo tra il 1990 e il 2007 è diminuito del 2,1% all’anno. Quello della Repubblica Dominicana è di 3.772 dollari e il tasso di crescita nello stesso periodo è stato del 3,8% annuo. Il 72% degli Haitiani vive con meno di due dollari al giorno e la loro speranza di vita alla nascita è di 55 anni. I Dominicani hanno una speranza di vita di 64 anni e soltanto il 15% di essi dispone di meno di due dollari al giorno.</p>
<p>Un succedersi di regimi corrotti e violenti hanno impedito lo sviluppo di Haiti. Il peggio si è avuto con Papa Doc e Baby Doc: così venivano chiamati il dottor François Duvalier, presidente dal 1957 al 1971, e il figlio Jean-Claude, succedutogli alla sua morte e rimasto in carica fino al 1986. Ma anche dopo, come dimostrano i dati economici e sociali più recenti, le cose non sono andate meglio.</p>
<p>Attribuire, come molti stanno facendo in questi giorni, a fattori remoti – colonizzazione, schiavismo – e di ordine naturale – uragani, terremoti – la povertà degli Haitiani e quindi l’entità immensa dei danni prodotti dal sisma è un errore che apre la strada a nuovi drammi se ne conseguirà che, dopo un formidabile impegno di ricostruzione, il paese verrà riconsegnato a una leadership incapace e irresponsabile a cui nessuno chiederà conto del modo in cui governa.</p>
<p>La prossima volta si tratterà di un ciclone tropicale di particolare violenza o di un’epidemia. Il risultato sarà lo stesso.</p>
<p>Tratto da<a href="http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=556" target="_blank"> SviPop</a> da un articolo di Anna Bono</p>
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		<title>Meglio sacrificare gli uomini anziché gli animali</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/12/meglio-sacrificare-gli-uomini-anziche-gli-animali/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 20:51:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Bioetica e rispetto della vita]]></category>

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		<description><![CDATA[Il caso -  Lo sapevate? Per &#8220;Science&#8221; è meglio sacrificare gli uomini anziché gli animali
di Emanuele Ortoleva  &#8211; tratto da IlSussidiario.net
 
A volte eventi assolutamente indipendenti si trovano casualmente accostati di modo da indurre un osservatore a considerazioni che trascendono il senso dei singoli eventi.
La rivista Science è il pendant statunitense della britannica Nature, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/uominianimaliR375_21dic09.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1373" title="uominianimaliR375_21dic09" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/uominianimaliR375_21dic09-300x204.jpg" alt="uominianimaliR375_21dic09" width="300" height="204" /></a>Il caso -  Lo sapevate? Per &#8220;Science&#8221; è meglio sacrificare gli uomini anziché gli animali</strong><br />
di Emanuele Ortoleva  &#8211; tratto da <a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=57414" target="_blank">IlSussidiario.net</a></p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">A volte eventi assolutamente indipendenti si trovano casualmente accostati di modo da indurre un osservatore a considerazioni che trascendono il senso dei singoli eventi.</p>
<p style="text-align: justify;">La rivista <em>Science</em> è il pendant statunitense della britannica <em>Nature</em>, mostro sacro dell’informazione scientifica, che anche il cosiddetto uomo della strada &#8211; chissà perché quello della strada e non quello di casa &#8211; è obbligato a venerare: è scritto su <em>Nature</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sfogliando quindi l’ultimo numero di <em>Science</em> (11 dicembre 2009 Vol. 326) mi sono imbattuto in una di queste coincidenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella parte redazionale della rivista venivano riportate due notizie: a pagina 1464 si riportava, con abbondanza di particolari, come gli organi di governo dell’<em>Oklahoma State University</em> avessero bloccato un progetto di ricerca sul meccanismo di infezione dell’antrace e sui possibili metodi di cure e vaccinazione che prevedevano esperimenti su primati. Il progetto aveva già ottenuto un importante finanziamento governativo a livello federale e il parere favorevole del comitato dell’università stessa, incaricato di decidere sull’ammissibilità degli esperimenti sugli animali. Nonostante ciò il prorettore alla ricerca dell’università ha dichiarato di dover bloccare il progetto per proteggerla dagli attacchi degli animalisti e quindi il rettore ha deciso che «non si debba applicare l’eutanasia ai primati nel campus».</p>
<p style="text-align: justify;">Due pagine dopo, con un non celato senso di sollievo, si dà la notizia che finalmente, dopo gli otto anni della presidenza Bush, l’Istituto Nazionale della Salute ha individuato 13 linee di cellule staminali embrionali umane ammissibili al finanziamento federale e che altre 27 linee sono prossime ad essere approvate.</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Il commento è immediato: quello che, fatto sugli animali, è considerato pericoloso per le possibili reazioni del pubblico, viene entusiasticamente approvato, tra il consenso generale, se fatto sugli esseri umani.</p>
<p style="text-align: justify;">Grande è la confusione sotto il cielo. Ma non da oggi. Chi ha ormai un’età non più verde potrebbe ricordare un analogo piccolo “incidente” giornalistico in Italia. Nei giorni immediatamente successivi al referendum per l’abrogazione della legge 194 sull’aborto, il <em>Corriere della Sera</em>, che si era particolarmente distinto nella propaganda contro l’abrogazione pubblicando articoli e appelli di numerosi (soliti) bei nomi delle arti, delle lettere etc., pubblicava un altro appello contro l’abbattimento di un canile per randagi in cui l’elenco dei firmatari si sovrapponeva in gran parte con l’elenco dei nomi citati. C’era solo un particolare curioso: il linguaggio usato per difendere i cani era esattamente lo stesso usato dagli esecrati, retrogradi sostenitori del referendum.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tornando al numero di <em>Science,</em> le coincidenze non sono finite; a dispetto del fatto che &#8211; per restare a un esempio in campo scientifico &#8211; gli urti contemporanei di tre corpi sono considerati un evento raro.</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Meno di due mesi fa, esattamente il 30 ottobre, è morto Claude Lévi-Strauss, il fondatore dell’antropologia strutturale, che nei suoi cent’anni di vita ha avuto una grande influenza non solo sull’antropologia ma un po’ su tutto il modo di concepire l’uomo e le sue attività anche superiori. Chiedendo perdono per il fatto di uscire dal mio campicello, mi permetto di far notare come da tale filone di pensiero nasca l’affermazione che, citando a memoria, afferma che la distinzione tra che cos’è uomo e che cosa non lo è si limita ad un fenomeno culturale e che quindi può variare nel tempo e tra società diverse: <em>tout se tient</em> per dirlo nella lingua di Lévi-Strauss.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ambiente come un business</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[copenaghen]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[sviuluppo]]></category>

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		<description><![CDATA[Parsi: si può salvare il mondo? Sì, se l’ambiente diventa un business
Tratto da IlSussidiario.net &#8211; di Vittorio Emanuele Parsi

Grandi e meno grandi della Terra, Paesi sviluppati e in via di sviluppo: tutti invocano la necessità di sostenere occupazione e crescita economica per evitare di assumere impegni troppo gravosi, dal punto di vista finanziario, e troppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span id="ctl00_ContentBox_ArticleTitle"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/polizia_copenhagenR375.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1356" title="polizia_copenhagenR375" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/polizia_copenhagenR375-300x204.jpg" alt="polizia_copenhagenR375" width="300" height="204" /></a>Parsi: si può salvare il mondo? Sì, se l’ambiente diventa un business</span></h3>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=56627" target="_blank">IlSussidiario.net</a> &#8211; di Vittorio Emanuele Parsi</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Grandi e meno grandi della Terra, Paesi sviluppati e in via di sviluppo: tutti invocano la necessità di sostenere occupazione e crescita economica per evitare di assumere impegni troppo gravosi, dal punto di vista finanziario, e troppo cogenti, dal punto di vista politico, al vertice sul cambiamento climatico che si sta concludendo a Copenhagen. Il principale ostacolo sulla strada dello sviluppo sostenibile, nella consapevolezza mai così pressante e diffusa che a rischio è ormai la sopravvivenza stessa del pianeta, sembra insomma essere di carattere economico-finanziario. Eppure, è proprio dal più puro “spirito del capitalismo” che potrebbe prendere l’abbrivio la corsa contro il tempo per salvare il pianeta, attraverso la realizzazione di un’economia insieme profittevole e non distruttiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta della torta da circa 500 miliardi di dollari rappresentata delle tecnologie ecologiche, un mercato che potrebbe decuplicare il suo valore se passassero anche solo alcune delle ipotesi ventilate a Copenhagen. Il fatto è che, per ora, gran parte di questo comparto produttivo è concentrato nel Nord del mondo. Ma nell’arco di pochi anni, grandi economie in rapido sviluppo come la Cina, ad esempio, potrebbero entrare a far parte dei grandi esportatori proprio in questo settore. Sta qui una delle spiegazioni della scarsa propensione cinese a prendere accordi vincolanti e verificabili internazionalmente fino a quando il Paese non potrà almeno parzialmente rientrare dei costi di “pulizia” della propria economia attraverso l’export di tecnologia cinese “clean”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per le stesse ragioni, invece, gli occidentali premono per una trasformazione più repentina delle economie nella direzione di un loro minor impatto ambientale, consci che, prima ciò avviene, maggiore sarà la fetta di mercato che si assicureranno. Chi è più avanti, nella sostanza, più facilmente si troverà non a perdere ma a sostituire posti di lavoro attraverso il passaggio alla green economy. Mano a mano che scorre il tempo, al contrario, più facilmente la green economy comporterà costi di riassestamento sociale tutt’altro che trascurabili e più lentamente e malamente ammortizzabili.</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Così, nel breve periodo i free-rider, gli inquinatori, guadagneranno di più dei virtuosi; mentre, nel lungo periodo, chi si assume per primo (già oggi) gli oneri del cambiamento rischia di fare un affare anche dal punto di vista economico. Come sempre accade, far quadrare le due logiche e i due tempi è operazione per nulla semplice. D’altronde, a chi si straccia le vesti accusando di miopia i governi che appaiono titubanti a imboccare con coraggio la strada del progresso, occorre ricordare che anche nel campo di politiche ancora largamente “sovrane”, come quelle pensionistiche e quelle della ricerca scientifica, la logica “suicida” del breve periodo prevale sovente su quella “vincente” di lungo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma affinché la logica del mercato possa essa stessa spingere verso l’obiettivo di un pianeta “ricco e verde”, è necessario uno sforzo pubblico collettivo nei confronti di quei Paesi, come la gran parte di quelli africani, che alle prese come sono con politiche di sopravvivenza quotidiana, semplicemente non possono permettersi di ragionare né di lungo e neppure di breve periodo. Ed è qui che dovrebbe collocarsi la cooperazione internazionale in termini di vera e propria gratuità, giacché senza uno sviluppo che porti stabilmente questi Paesi oltre l’attuale soglia della povertà non è possibile immaginarsi neppure la sostenibilità ambientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il business, il capitalismo e il mercato, allora, potrebbero davvero essere gli strumenti che forse salveranno il pianeta dal rischio di surriscaldamento globale. Difficile, però, che questo prenda avvio già a Copenaghen, dove si è arrivati con posizioni troppo divaricate soprattutto tra i due massimi inquinatori (Cina e Stati Uniti), aspettative eccessive e, ancora una volta, illudendosi che Obama avrebbe potuto fare il miracolo.</p>
<p></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tornare a credere nell’uomo per salvare il creato</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 21:51:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente ed ecologia]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il Papa e la natura: tornare a credere nell’uomo per salvare il creato
di Mario Gargantini &#8211; Tratto dal IlSussidiario.net

Per ben due volte negli ultimi giorni Papa Benedetto XVI è tornato sui temi della salvaguardia dell’ambiente: lo ha fatto col messaggio all’apertura del vertice climatico di Copenhagen, auspicando che i lavori possano aiutare «ad individuare azioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<h3><span id="ctl00_ContentBox_ArticleTitle"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/papaekoalaR375_16dic09.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1322" title="papaekoalaR375_16dic09" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/papaekoalaR375_16dic09-300x204.jpg" alt="papaekoalaR375_16dic09" width="300" height="204" /></a>Il Papa e la natura: tornare a credere nell’uomo per salvare il creato</span></h3>
<p><span>di Mario Gargantini &#8211; Tratto dal<a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=56322" target="_blank"> IlSussidiario.net</a><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;">Per ben due volte negli ultimi giorni Papa Benedetto XVI è tornato sui temi della salvaguardia dell’ambiente: lo ha fatto col messaggio all’apertura del vertice climatico di Copenhagen, auspicando che i lavori possano aiutare «ad individuare azioni rispettose della creazione e promotrici di uno sviluppo solidale, fondato sulla dignità della persona umana e orientato al bene comune». Lo ha fatto più ampiamente l’altro ieri, nel messaggio per la <span>XLIII Giornata Mondiale della Pace, per la quale il Papa ha scelto il titolo: <em>Se</em> <em>vuoi coltivare la pace, custodisci il creato</em> .</span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma questi interventi richiamano e approfondiscono quanto aveva già esposto con chiarezza nell’Enciclica <em>Caritas in Veritate</em>. E vale la pena notare, come sottolinea lo stesso Pontefice, che l’importanza della “coscienza ecologica” era già stata rimarcata dai suoi predecessori a più riprese.</p>
<p style="text-align: justify;">Quali sono quindi i punti salienti di questo magistero della Chiesa sul versante ecologico? Il punto chiave è il riferimento all’ambiente naturale come “creato”: «nella natura il credente riconosce il meraviglioso risultato dell&#8217;intervento creativo di Dio, che l&#8217;uomo può responsabilmente utilizzare per soddisfare i suoi legittimi bisogni &#8211; materiali e immateriali &#8211; nel rispetto degli intrinseci equilibri del creato stesso. Se tale visione viene meno, l&#8217;uomo finisce o per considerare la natura un tabù intoccabile o, al contrario, per abusarne. Ambedue questi atteggiamenti non sono conformi alla visione cristiana della natura, frutto della creazione di Dio».</p>
<p style="text-align: justify;">Non si tratta però di un invito solo per i cristiani, ma di un contributo efficace all’impegno di tutti per un mondo più vivibile; ciò è ribadito dal fatto che il concetto di creazione non sminuisce il valore dell’uomo, anzi lo esalta come destinatario e responsabile di un bene così grande: «Ritenere il creato come dono di Dio all’umanità ci aiuta a comprendere la vocazione e il valore dell’uomo».</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea di creazione è dunque il principale carattere di originalità della posizione della Chiesa; ed è anche un elemento di demarcazione rispetto a tanto ecologismo figlio di una cultura scettica e panteista. Invece di esaurire le nostre relazioni con l’ambiente in un indistinto attivismo, il Papa parla di una “reciprocità” nell’azione genuinamente ambientalista: «<strong>nel prenderci cura del creato, noi constatiamo che Dio, tramite il creato, si prende cura di noi</strong>».</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre mette in guardia da ogni tendenza ad assolutizzare la natura o “a ritenerla più importante della stessa persona”, ignorando la fondamentale differenza ontologica e di valore tra la persona umana e gli altri viventi. Ribadisce perciò la perplessità della Chiesa verso le posizioni ispirate “all’ecocentrismo e al biocentrismo” mettendo in guardia dall’inclinazione verso un «nuovo panteismo con accenti neopagani che fanno derivare dalla sola natura, intesa in senso puramente naturalistico, la salvezza per l’uomo».</p>
<p style="text-align: justify;">L’accento sul creato si rivela peraltro il più adeguato a dare fondamento anche alle attività di conoscenza e studio dell’ambiente e ad ogni azione di tutela e di risanamento che non sia puramente volontaristica o dimostrativa. Che quella di Benedetto non resti una pura affermazione di principi lo si nota anche dagli accenti realistici e dalle valutazioni critiche verso un certo modo di considerare l’ambiente; arrivando a denunciare «l’attuale ritmo di sfruttamento (che) mette seriamente in pericolo la disponibilità di alcune risorse naturali»; e a parlare di «degrado ambientale (che) è spesso il risultato della mancanza di progetti politici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi economici».</p>
<p style="text-align: justify;">Un intervento, quello per la giornata della Pace, che apre interessanti prospettive nella linea, già indicata nell’enciclica, di un’autentica “ecologia umana” e a partire dall’urgenza di un serio lavoro educativo: «Il degrado della natura è, infatti, strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana, per cui quando l’ecologia umana è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio».</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Tra le prospettive aperte basterà citare l’importanza della solidarietà inter e intra generazionale, che spinge a una particolare attenzione verso le condizioni future del Pianeta e chiama in causa soprattutto “la responsabilità storica dei Paesi industrializzati”.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro contributo propositivo è l’invito a incentivare una ricerca e sviluppo che si metta a servizio dell’uomo, nella consapevolezza che “la tecnica non è mai solo tecnica” ma espressione dell’uomo, dei suoi desideri, delle sue idealità.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, l’urgenza di una nuova mentalità che “induca tutti ad adottare nuovi stili di vita”. Ma anche qui la proposta è in positivo e non secondo la logica delle pura rinuncia e del “meno è bello”. Una logica che può arrivare a scelte come quella di Mathis Wackernagel, californiano presidente del <em>Global Footprint Network</em>, che dalla ribalta internazionale di Copenhagen ha dichiarato: «per limitare l’impatto ambientale della sua famiglia ho rinunciato a mettere al mondo un secondo figlio: è quello che fa aumentare di più il nostro peso sull’ecosistema». Gli stili di vita cui allude Benedetto XVI sono quelli «nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti».</p>
<p style="text-align: justify;">Forse in queste concitate giornate del summit, pochi delegati nella capitale danese avranno trovato il tempo per considerare queste riflessioni. Tuttavia i prossimi dibattiti ambientali, se vorranno uscire dalla sterile contrapposizione ideologica, potranno trovare qui dei punti solidi da cui ripartire.</p>
<p></span><br />
</span></span></p>
<div>APPROFONDISCI</div>
<div>
<div><a href="javascript:openlink('http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/peace/documents/hf_ben-xvi_mes_20091208_xliii-world-day-peace_it.html',1)"> Leggi il Messaggio per la XLIII Giornata della Pace </a></div>
</div>
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<div><a href="javascript:openlink('http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=49167',0)"> Leggi l&#8217;articolo di Massimo Camisasca: IDEE/ Camisasca: cosa c’entra il Papa con l’ambiente? </a></div>
</div>
<div>
<div><a href="javascript:openlink('http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=48242',0)"> Leggi l&#8217;articolo di Mario Villa: DIBATTITO/ Ecco perché gli ambientalisti non hanno capito nulla dell’ambiente </a></div>
</div>
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		<title>Centralità dell&#8217;uomo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 22:12:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[benedetto]]></category>
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		<category><![CDATA[papa]]></category>
		<category><![CDATA[uomo]]></category>

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		<description><![CDATA[Editoriale dell&#8217;Osservatore Romano
Un motto efficace per un messaggio da leggere con attenzione. L&#8217;invito a custodire il creato per coltivare la pace non è infatti l&#8217;ennesimo appello in chiave ecologista, ma piuttosto una nuova riflessione, in continuità con la tradizione cristiana, che ruota intorno a un concetto chiarissimo:  la centralità dell&#8217;uomo, cioè dell&#8217;essere umano (maschio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/Benedetto-Lourdes.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1284" title="Benedetto-Lourdes" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/Benedetto-Lourdes-300x201.jpg" alt="Benedetto-Lourdes" width="300" height="201" /></a>Editoriale dell&#8217;<a href="http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/editoriali/16_12_2009.html" target="_self">Osservatore Romano</a></p>
<p>Un motto efficace per un messaggio da leggere con attenzione. L&#8217;invito a custodire il creato per coltivare la pace non è infatti l&#8217;ennesimo appello in chiave ecologista, ma piuttosto una nuova riflessione, in continuità con la tradizione cristiana, che ruota intorno a un concetto chiarissimo:  la centralità dell&#8217;uomo, cioè dell&#8217;essere umano (maschio e femmina) creato da Dio a sua immagine.</p>
<p>Anche nella questione ambientale vanno dunque respinti l&#8217;ecocentrismo e il biocentrismo, visioni che mirano ad assolutizzare l&#8217;ambiente stesso o la vita animale e vegetale. Con la conseguenza di aprire la strada a &#8220;un nuovo panteismo con accenti neopagani&#8221;, come esplicitamente denuncia il documento papale.</p>
<p>Al cuore del testo che Benedetto XVI propone per la prossima giornata mondiale per la pace resta invece il messaggio del racconto biblico sulle origini del mondo, con il mandato di coltivare e custodire la terra. Un compito che viene affidato a quella creatura la cui centralità, nonostante la colpa originaria, brilla nei testi sacri ebraici e cristiani, già nel ii secolo sintetizzata nell&#8217;espressione di Ireneo cara a Paolo VI che identificava la gloria di Dio &#8211; e cioè la sua presenza &#8211; nell&#8217;essere umano vivente (<em>gloria Dei vivens homo</em>). &#8220;Che cosa è mai l&#8217;uomo perché di lui ti ricordi&#8221; chiede infatti a Dio, con stupore, il salmista.</p>
<p>Accanto all&#8217;uomo, nel messaggio del Papa torna con insistenza come motivo conduttore il tema della responsabilità nei confronti del creato. In continuità con l&#8217;insegnamento dei suoi predecessori &#8211; e in particolare di Paolo VI, nella <em>Populorum progressio</em> e nella <em>Octogesima adveniens</em>, e di Giovanni Paolo II &#8211; Benedetto XVI avverte con realismo che lo sfruttamento sconsiderato della natura rischia di travolgere l&#8217;uomo stesso, vittima di questa &#8220;degradazione&#8221;. E l&#8217;analisi di fronte alla crisi, come nella <em>Caritas in veritate</em>, è ancora una volta realistica quando evoca i &#8220;profughi ambientali&#8221;, la miopia economica e politica di molti, ma anche l&#8217;occasione che la crisi stessa offre per cambiare, senza indulgere a catastrofismi non provati e comunque sterili.</p>
<p>Ecco allora l&#8217;evocazione del tema della salvaguardia del creato con l&#8217;invito molto realistico a prevederne i costi &#8220;in termini ambientali e sociali&#8221; che sono da valutare &#8211; scandisce il messaggio &#8211; &#8220;come una voce essenziale degli stessi costi dell&#8217;attività economica&#8221;. Ecco infine, e soprattutto, il tema della responsabilità verso i più poveri e verso le generazioni future, con l&#8217;esortazione a nuovi stili di vita. Perché il creato, illuminato da Cristo, è un dono di Dio per l&#8217;intera famiglia umana.</p>
<p><strong><a href="http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#2" target="_blank">Leggi il messaggio di Benedetto XVI</a></strong></p>
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		<title>Riscaldamento o inganno globale?</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/12/riscaldamento-o-inganno-globale/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 21:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[co2]]></category>
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		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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		<category><![CDATA[riscaldamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando la scienza rinuncia all&#8217;obiettività
IlSussidiario.net di Giacomo Masato

È notizia di qualche giorno fa l’operazione di infiltraggio telematico ai danni della Climatic Research Unit (CRU), presso l’università East Anglia (UEA). Diverse centinaia di megabite, fra mail e algoritmi usati per le ricostruzioni storiche delle temperature del nostro pianeta, sono state immesse nella rete e poste sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/ghiaccioliR375_11dic09.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1269" title="ghiaccioliR375_11dic09" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/ghiaccioliR375_11dic09-300x204.jpg" alt="ghiaccioliR375_11dic09" width="300" height="204" /></a>Quando la scienza rinuncia all&#8217;obiettività</strong></p>
<p><a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Scienze/2009/12/12/CLIMA-Riscaldamento-o-inganno-globale-Quando-la-scienza-rinuncia-all-obiettivit-/55161/" target="_blank">IlSussidiario.net</a> di Giacomo Masato</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">È notizia di qualche giorno fa l’operazione di infiltraggio telematico ai danni della <em>Climatic Research Unit</em> (CRU), presso l’università <em>East Anglia</em> (UEA). Diverse centinaia di megabite, fra mail e algoritmi usati per le ricostruzioni storiche delle temperature del nostro pianeta, sono state immesse nella rete e poste sotto la lente di ingrandimento dell’opinione pubblica. Il problema è scottante, perché rivela come la scienza del clima si muova e come quindi influenza le azioni politiche di cui il prossimo convegno di Copenhagen ne è il più chiaro risvolto.</p>
<p style="text-align: justify;">Essendo del settore, ma soprattutto essendo un appassionato di meteorologia e clima, ho l’abitudine di dare uno sguardo a blog e forum dove si discute in materia, e cosa scopro? Scopro che, come d’abitudine, coloro che sostengono l’<em>Antropogenic Global warming</em> (AGW) minimizzano l’accaduto, affermando che nelle mail non è contenuto nulla di compromettente. Vado poi dall’altra parte della barricata, e trovo che gli “scettici”, coloro cioè che pensano al riscaldamento terrestre come causa della variabilità naturale, hanno trovato la prova inconfutabile per negare il GW di origine antropica. Quindi, mi domando, chi ha ragione? Cosa trapela da questi files? E soprattutto, che giudizio si può trarre da tutta la vicenda?</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è essenzialmente di due ordini, uno prettamente scientifico, l’altro etico. L’IPCC (<em>Intergovernal Panel for Climate Chage</em> – una commissione composta da migliaia di scienziati dell’atmosfera che dagli anni ’90 studia il clima e i suoi cambiamenti, suggerendo alla politica le scelte da adottare per ridurre il riscaldamento in atto) ha da tempo rimarcato il fatto che l’uomo è il maggior responsabile dell’aumento delle temperature globali. La causa è l’immissione in atmosfera di quantità così pesanti di CO2 che la natura non riesce più ad assorbirne come invece faceva in periodo pre-industriale. La CO2 filtra i raggi solari, ma intrappola le radiazioni riemesse dalla superficie terrestre (terre, oceani, ghiacci), muovendo l’equilibrio termico verso temperature più alte. Per cui, ad aumento di CO2, corrisponde un aumento termico. Uno dei punti cruciali, quindi, è dimostrare che in passato tale aumento non si è mai verificato così intenso e così veloce, e questo è infatti uno dei cardini su cui poggia la teoria dell’AGW.</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Ecco il perché dell’importanza delle ricostruzioni con dati <em>proxy</em>, come i carotaggi in Antartico, e i famigerati <em>tree ring</em>, che si basano sulla misurazione degli anelli di accrescimento degli alberi. Da qui seguono per tutti gli anni ’90 e gli anni 2000 diverse ricostruzioni che indicano come il riscaldamento attuale sia non paragonabile a precedenti rialzi termici, come il famoso <em>optimum</em> medievale, fino ad allora considerato decisamente più caldo dei nostri giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dove sta l’inghippo, quindi? Ad una lettura delle e-mail e dei dati, appare che la correlazione fra densità degli anelli e trend delle temperature non regge per le decadi più recenti (dagli anni ’60 in poi). I primi indicano un trend di forte diminuzione, mentre le seconde dicono il contrario. È infatti evidente l’indiscutibile aumento termico cui la nostra atmosfera è soggetta, fin dai primi anni del XX secolo. La questione è ormai ben nota, e viene definita come “problema della divergenza”. Il punto è che, come poi verrà ammesso in studi successivi, se i <em>tree ring</em> non sono affidabili nel tempo recente, potrebbero non esserlo nel passato. Ma al momento sembrava troppo scomodo l’ammettere un’incongruenza che sarebbe andata a danno della grande tesi. Per cui si decise di omettere i dati post anni ’60, sostituendoli con i rilevamenti termometrici e passando il trucco sotto silenzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Di per sé, questa scoperta non può essere addotta (come molti scettici dell’AGW tenderebbero a fare) per negare un possibile e determinante ruolo umano nel riscaldamento globale. Vi sono non solo altri <em>proxy</em> che rilevano un intenso GW se paragonato ai secoli scorsi, ma vi è anche tutto l’aspetto legato alle previsioni dei modelli a scala globale (GCM), che danno risultati consistenti sul peso dell’azione umana nel processo di riscaldamento. Tuttavia, a mio avviso, il problema rimane tutt’ora parzialmente irrisolto, perché nessuna di queste ipotesi può essere portata come certezza inoppugnabile a dimostrazione dell’AGW.</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Altri <em>proxy</em>, come i <em>tree ring</em>, potrebbero essere trovati in futuro inadeguati. Senza contare che lo sforzo modellistico (GCM), su cui peraltro si stanno concentrando le massime energie della scienza del clima a livello mondiale, per quanto intenso, è ancora lacunoso e non può essere usato come teorema inconfutabile. L’atmosfera è un sistema molto complesso e caotico e prevederne il comportamento, seppur in modo generale, è ancora una sfida attuale e apertissima.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto semmai è un altro, e riguarda l’aspetto etico. Come si evince da altre e-mail oggetto dell’attacco hacker, vi è un diffuso senso di sprezzo per chi non si allinea al pensiero dominante (fino a felicitarsi per la morte di un collega), vi è il tentativo, o quantomeno il desiderio, di far respingere le pubblicazioni su <em>journal peer review</em> di chi ha una teoria diversa sul GW (e sappiamo bene che uno scienziato che non pubblica non ha la minima speranza di far carriera). E questo spirito, suppongo, è lo stesso che muove a nascondere dati che non tornano o a plasmare il reale secondo la propria idea. Così è doveroso domandarsi, questa è scienza? Io non ho teorie inconfutabili per rispondere all’annosa questione sul riscaldamento globale, anche se un’idea me la sono fatta. Però sono appassionato di quello che studio e so distinguere fra cosa è scienza e cosa non lo è. La regola è unica. La realtà è oggettiva e uno scienziato dovrebbe farsi determinare da essa. Non l’opposto.</p>
<p></span></span></span></p>
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		<title>Le dieci bufale di Copenhagen</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 21:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ndi Fausto Carioti &#8211; Tratto da Libero dell&#8217;8 dicembre 2009
Tramite A Conservative Mind, il blog di Fausto Carioti
Se qualcuno fosse davvero preoccupato per l’omologazione dell’informazione, è proprio in questi giorni, durante il vertice di Copenhagen, che avrebbe il diritto di incavolarsi.
Telegiornali, quotidiani, settimanali, speciali televisivi e radiofonici: tutti impegnati a dire le stesse cose. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>n<a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/natura11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1236" title="natura1" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/natura11-300x200.jpg" alt="natura1" width="300" height="200" /></a>di Fausto Carioti &#8211; Tratto da Libero dell&#8217;8 dicembre 2009<br />
Tramite <a href="http://aconservativemind.blogspot.com/">A Conservative Mind</a>, il blog di Fausto Carioti</p>
<p>Se qualcuno fosse davvero preoccupato per l’omologazione dell’informazione, è proprio in questi giorni, durante il vertice di Copenhagen, che avrebbe il diritto di incavolarsi.</p>
<p>Telegiornali, quotidiani, settimanali, speciali televisivi e radiofonici: tutti impegnati a dire le stesse cose. Per non parlare delle pubblicità che le aziende mettono ovunque per convincerci che sono diventate a «impatto zero» e che anche noi dovremmo calibrare ogni gesto della nostra vita per combattere il vero nemico dell’umanità: l’anidride carbonica, responsabile del surriscaldamento del pianeta.</p>
<p>Tanta foga, dunque. Ma anche tante balle. Ecco le dieci bufale più in voga.<br />
<strong><br />
1) Il surriscaldamento</strong><br />
E sì, la prima cosa su cui manca il consenso scientifico è proprio l’innalzamento della temperatura globale. I repubblicani americani hanno presentato al Senato un rapporto in cui sono raccolti i pareri di 650 scienziati, inclusi alcuni Nobel, che negano l’esistenza del riscaldamento globale o, comunque, che l’uomo abbia qualche ruolo in esso. Come scrive il climatologo Richard Lindzen sul Wall Street Journal, «le pretese che il cambiamento climatico stia accelerando sono bizzarre». Perché i numeri sono scarsi e perché «il consenso generale per il riscaldamento è basato non tanto sulla qualità dei dati, ma piuttosto sul fatto che c’era stata una piccola era glaciale tra il XV e il XIX secolo. E quindi non è sorprendente che le temperature siano salite quando siamo usciti da questo evento». In Italia, tra chi sostiene cose simili, c’è il climatologo Franco Prodi. Che ieri le ha ripetute al Mattino: «Si pensa che l’emergenza del pianeta sia quella climatica sulla base di previsioni che hanno margini di errore elevatissimi».</p>
<p><strong>2) Gli scienziati “buoni”</strong><br />
Gli scienziati onesti sono quelli che sostengono la teoria del global warming. Gli altri, i «negazionisti», sono quelli che barano. È quello che vogliono farci credere. Finora, però, gli unici scoperti a manipolare i dati sono i primi. Poche settimane fa sono diventate pubbliche le e-mail che si sono scambiati alcuni tra i più noti difensori americani ed inglesi della tesi del global warming. Questi ricercatori discutevano su come truccare numeri e grafici, in modo da fare apparire incontrovertibile il riscaldamento del pianeta.</p>
<p><strong>3) La Co2 uccide</strong><br />
L’anidride carbonica è un gas letale: è la bufala più divertente. Perché, senza la Co2 che trattiene il calore dei raggi solari, la Terra sarebbe una palla di ghiaccio senza vita.</p>
<p><strong>4) È colpa dell’uomo</strong><br />
Altra bufala che va per la maggiore: la Co2 è prodotta dall’uomo. Il quale, invece, è responsabile di una quota minima, inferiore al 10%, delle emissioni. La quota restante è prodotta dal pianeta, ad esempio tramite piante, oceani e vulcani. La quantità immessa dall’uomo, inoltre, è pari a meno dell’1% dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera.</p>
<p><strong>5) Mamma Terra</strong><br />
La Terra come un grande essere vivente in perenne equilibrio: è l’“ipotesi di Gaia”. Sarebbe l’uomo a minacciare questo meraviglioso super-organismo. Ma la storia della Terra è un’altalena di temperature che sono scese e salite per cause del tutto naturali, e così facendo hanno prodotto una lunga serie di estinzioni di massa. Tanto da spingere la rivista New Scientist a paragonare la Terra a Medea, assassina dei propri figli. È l’uomo, allora, che deve temere la Terra. E non viceversa.</p>
<p><strong>6) Le generazioni future</strong><br />
In questi giorni lo ripetono un po’ tutti: combattere il surriscaldamento è la cosa migliore che possiamo fare per le prossime generazioni. Ma se davvero vogliamo investire per gli altri, esistono modi molto più sensati. Quanti vaccini, scuole, condutture di acqua potabile, fognature e alimenti si possono portare, laddove ce n’è bisogno, con spesa uguale o inferiore a quella che ci chiedono i seguaci di Al Gore?</p>
<p><strong>7) “Chilometri zero”</strong><br />
È l’ultima moda delle famiglie eco-consapevoli: comprare il cibo prodotto a due passi da casa. Meno spostamenti, meno emissioni di Co2. Ma non è così che funziona. Un’inchiesta dell’Economist ha dimostrato che il modo più ecologico di fare la spesa è andare nei grandi supermercati. Se poi si mette nel conto anche l’energia usata per produrre il cibo, si scopre che i prodotti provenienti dall’altra parte del mondo possono essere più ecologici di quelli fatti sotto casa.</p>
<p><strong> <img src='http://www.sicomorogiulianova.it/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> I biocarburanti</strong><br />
La soluzione sono i carburanti derivati da zucchero e mais. Così ci avevano detto. Poi, però, si è scoperto che la richiesta di questi vegetali per farne combustibili spingeva i prezzi tanto in alto da mettere a rischio la sicurezza alimentare dei Paesi poveri. Con risultati deludenti sul fronte delle emissioni: come si legge in un rapporto della Fao, «una maggiore produzione di biocarburanti non necessariamente contribuirà a ridurre le emissioni di gas serra».</p>
<p><strong>9) Il vento e il sole</strong><br />
Le fonti rinnovabili, come l’energia solare e quella eolica, sono convenienti e rappresentano il futuro. Sarebbe bello. Ma pannelli fotovoltaici ed eliche si stanno diffondendo solo perché sovvenzionati dal contribuente. E hanno limiti enormi. Come calcolato dagli scienziati Franco Battaglia e Renato Angelo Ricci, «per soddisfare il 10% dei consumi elettrici italiani avremmo bisogno di spendere 240 miliardi di euro in pannelli fotovoltaici da allocare su un’estensione di 200 chilometri quadrati». E per ottenere lo stesso risultato con l’eolico si dovrebbero installare 24mila turbine alte più di 50 metri.</p>
<p><strong>10) Ora però c’è Obama</strong><br />
Qualcuno ci crede ancora: ora che c’è Barack Obama il mondo è più verde. In realtà, anche in questo campo, Obama si conferma un politico realista. Non ha rinunciato all’energia nucleare e al carbone. E sa che deve fare i conti con l’opinione pubblica americana, che non intende stringere la cinghia per una teoria, quella del riscaldamento globale, che convince sempre meno.</p>
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		<title>Informazione?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 22:40:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente ed ecologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Un interessante post tratto dal blog di Berlicche che fa riflettere sull&#8217;informazione e su come sia meglio sempre non dare tutto per scontato.
Bellezza scalza
La verità è femmina, in quanto la verità è bella più che piacevole. Questo spiegherebbe anche il vecchio adagio per cui una menzogna può fare il giro del mondo prima che la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/mass_media1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1210" title="mass_media" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/mass_media1-300x213.jpg" alt="mass_media" width="300" height="213" /></a>Un interessante post tratto dal blog di <a href="http://berlicche.splinder.com/" target="_blank">Berlicche</a> che fa riflettere sull&#8217;informazione e su come sia meglio sempre non dare tutto per scontato.</p>
<p><a href="http://berlicche.splinder.com/post/21834064/Bellezza+scalza" target="_blank">Bellezza scalza</a></p>
<p>La verità è femmina, in quanto la verità è bella più che piacevole. Questo spiegherebbe anche il vecchio adagio per cui una menzogna può fare il giro del mondo prima che la verità si sia messa le scarpe. Essendo donna, è irrealistico pensare che ne abbia un solo paio. Così si attarda a scegliere tra i vari modelli di tacchi a spillo per verità scomode, sandali per verità universali, e probabilmente qualcosa di simile a ciabatte per verità evidenti.<br />
Da parte sua, la fata Turchina di Pinocchio diceva che le bugie hanno le gambe corte; sarà anche vero, ma le muovono rapidissime e portano scarponi chiodati, calpestando quello che sta sotto dove passano.<br />
Nonostante questo, la verità arriverà anche tardi ma arriva. Mi vengono in mente tre eventi degli ultimi giorni.</p>
<p>Il primo è il <a href="http://www.avvenire.it/Cronaca/feltri+ammette+false+le+accuse+a+Boffo_200912040807366970000.htm" target="_blank">caso Feltri-Boffo</a>. Venerdì scorso il direttore del Giornale ha <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/boffo_ho_avuto_modo_vedere/04-12-2009/articolo-id=403971-page=0-comments=1" target="_blank">ammesso sostanzialmente</a> che non c&#8217;era nulla di vero nella montagna di letame che ha riversato addosso all&#8217;ex direttore di Avvenire. Non è un bel leggere; visto che il caso era stato costruito su documenti palesemente falsi c&#8217;è da domandarsi quanto le capacità di analisi del giornalista siano acute anche nel resto. Io per natura non sono complottista, e ritengo che in questo caso il disastro combinato sia più imputabile a fretta e malafede che ad un disegno, chiaro od oscuro che sia.</p>
<p>Sul fatto che invece nella seconda vicenda complotti non ve ne siano sto cominciando a nutrire seri dubbi. Sto parlando del <em>climagate</em>, cioè della prova che le <a href="http://berlicche.splinder.com/post/21757319/Colpi+di+mano" target="_blank">analisi sul riscaldamento globale sono state taroccate</a> per renderle un pochetto più terrificanti. Sui nostri giornali non ne troverete traccia. E anche cercando su Google o Bing (il motore di ricerca di Microsoft) potreste avere delle difficoltà. Già, perchè da alcuni giorni la funzione di autocompletamento di quei due motori di ricerca inesplicabilmente <a href="http://wattsupwiththat.com/2009/11/28/climategate-surpasses-global-warming-on-google-autosuggest-still-blocked/" target="_blank">non dà più come risultato &#8220;climagate&#8221;.</a> Provare per credere. &#8220;Clima-gate&#8221; ha resistito un giono in più, poi anch&#8217;esso è stato&#8230;è sparito. Nonostante in precedenza fosse al primo posto per quantità di pagine indirizzate.<br />
Certamente, il fatto che Al Gore, che sul clima ci ha vinto un Nobel, sia consigliere di Google, o il fatto che i fantastiliardi (<a href="http://www.climatemonitor.it/?p=5842" target="_blank">e le vite</a>)  in gioco siano davvero parecchi non c&#8217;entra. Deve essere qualche strano bug informatico&#8230;</p>
<p>La terza e ultima vicenda di cui non sapete probabilmente niente è l&#8217;Honduras. Forse vi rammenterete che qualche tempo fa <a href="http://shaphiro.splinder.com/post/20872557/Golpista+sar%C3%A0+lei%21" target="_blank">se ne era parlato per un colpo di stato</a>, condannato da ONU, UE, altri paesi sudamericani vari. Il presidente legittimo era stato cacciato via. Ma da chi, e perchè? Quello che difficilmente  conoscerete è che era stato rimosso dalla carica dalla Corte Costituzionale e dal Parlamento del suo paese, perchè aveva tentato di fare quello che la Costituzione del suo paese proibisce assolutamente, ossia autoprolungarsi la carica per di più con l&#8217;aiuto straniero (leggi Chavez). Bene, la settimana scorsa ci sono state nuove elezioni e l&#8217;ex Presidente Zelaya <a href="http://www.samizdatonline.it/node/4680" target="_blank">ha ricevuto una sonorissima sconfitta</a>. In altre parole la linea internazionale di appoggio a chi aveva cercato di sconfessare la legge è stata sputt&#8230;sconfitta dalla legge e dal popolo.</p>
<p>Ai tempi del regime russo notizie come questa, invise a chi comanda, giravano clandestinamente in quello che si chiamava <a href="http://berlicche.splinder.com/post/5936615" target="_blank">samizdat</a>. Oggi, con Internet, è più semplice. Questo pezzo, questo blog sta qui a dimostrarlo.  Anche se come abbiamo visto c&#8217;è chi cerca lo stesso di pestare i piedi a quella signora troppo spesso scalza che noi tutti, per la sua bellezza, <a href="http://www.samizdatonline.it/" target="_blank">ammiriamo</a>.</p>
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