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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; Articoli</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>Il segno di Duisburg nell’Europa che rivuole catacombe</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 17:49:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La  parata dell’amore, la love parade, si è  trasformata in un incubo. In una tragedia. Come se nell’inutile, vano  macello di questi poveri ragazzi, tra cui una italiana – bella e  sensibile – di 21 anni, ci fosse un marchio strano, un avviso strano di  questa epoca strana. Come in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/duisburg_loveparade_xin-400x300.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2307" title="duisburg_loveparade_xin--400x300" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/duisburg_loveparade_xin-400x300-300x225.jpg" alt="duisburg_loveparade_xin--400x300" width="300" height="225" /></a>La  parata dell’amore, la love parade, si è  trasformata in un incubo. In una tragedia. Come se nell’inutile, vano  macello di questi poveri ragazzi, tra cui una italiana – bella e  sensibile – di 21 anni, ci fosse un marchio strano, un avviso strano di  questa epoca strana. Come in altri casi, ad esempio nell’indimenticato  stadio Heysel, lo show è andato avanti.</p>
<p>Dopo molte ore, molti  delle migliaia dei ragazzi partecipanti non sapevano nulla di quanto  accaduto, storditi dal ballo, dal bere e da altro. Ma l’avviso, il segno  che leggiamo dentro questo ballare che si trasforma in morte, dentro  questa parata che da eccitante si fa morente, non è quello immediato,  evidente che hanno colto subito gli stessi organizzatori. Che hanno  deciso: mai più. Non è solo un segno, ennesimo, di «eccesso giovanile»  su cui non è giusto speculare. E non si tratta solo del segno che  qualcuno ha chiamato del fascino della «tribù».</p>
<p>È vero, c’è in  questo potente richiamo a radunarsi, a &#8220;sentirsi&#8221; vicini, a condividere  ritmo e corpo, a condividere modi e gergo, sì c’è un segno  dell’ancestrale richiamo degli uomini a fare tribù. Richiamo che le  esperienze e i mezzi della globalizzazione, la coscienza delle distanze e  dei rapidi modi per superarle, non hanno illanguidito, semmai  fortificato e reso potente, più esplosivo. Ma c’è di più di quell’antico  segno. La parade è un corteo. Una processione. So che storceranno il  naso. Ma è così. Si tratta di una ripresa della usanza antica che,  sempre a sfondo religioso, ha mosso cortei di ogni genere, per celebrare  dei, imperatori o generali che si credono dei, per ringraziare il cielo  di vittorie, per supplicare interventi celesti, per la fine di  calamità, o per l’arrivo delle piogge.</p>
<p>È un grande rito.  Secolarizzato, come dicono, con una parola che vuol dire poco o niente.  Che cosa ormai è secolare e cosa no? Davvero ci sono differenze, in  questa epoca di suggestioni e di superstizioni?</p>
<p>Il fatto è  proprio questo, il segno purtroppo scritto anche con il sangue, come  sempre accade quando la nostra attenzione intorpidita deve riscuotersi e  guardare. Un grande rito nel cuore d’Europa. Un grande rito che  somiglia (nella sua eccezionale differenza) ai grandi ritrovi dei  giovani lanciati da Giovanni Paolo II – ancora storceranno il naso  quelli di prima. Un rito di una «tribù» che ha come dei le immagini  dell’Amore, della Musica, e della loro medesima Tribù. Come antichissimi  riti. Che segno, che avviso per coloro che pensano che l’uomo sia  progredito abbandonando quei culti e quei riti.</p>
<p>Che segno per  coloro che anche sulla pagine dei nostri giornali e nei parlamenti  europei si consumano il cervello per mostrare che credere in Gesù Cristo  e mostrare segni cristiani sia oscuro e antidemocratico mentre avere  altre fedi, altre superstizioni, e sì, altri riti e &#8220;parate&#8221; no? Che  avviso, che segno per tali cervelli torbidi e oziosi. La loro lotta  senza quartiere al cristianesimo, alla Croce e al Crocifisso, punta a  far scomparire o a far rientrare nelle catacombe i riti cristiani, le  processioni, le preghiere. E se si faranno largo – e già si fanno largo –  altre processioni, altri riti, uomini dediti ad altri dei?</p>
<p>Altro  che secolarizzazione. Come per i primi cristiani si tratta di vivere in  un mondo pieno di adoratori. Di riti strani, dai risvolti spesso  violenti, di poteri oscuri. Questo il segno che arriva da Duisburg. Lo  stiamo leggendo?</span></div>
<div><span><br />
</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Autore"><strong>Davide Rondoni tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Commenti/IL+SEGNO+DI+DUISBURG+NELLEUROPA+CHE+RIVUOLE+CATACOMBE_201007270822573130000.htm" target="_blank">Avvenire</a></strong><br />
</span></div>
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		<title>Ciò che sta fuori e ciò che è</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 17:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[il mondo è conoscibile, il suo senso ci è dato, spetta a noi approfondirlo con la ragione
Quando arriviamo in un posto nuovo di solito che facciamo? Teniamo  occhi ed orecchie aperte, e cerchiamo di capire dove siamo finiti.  Magari quel luogo ci colpisce per la sua bellezza, per qualche sua  particolarità sconosciuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://berlicche.splinder.com/post/22411739/cio-che-sta-fuori-i-cio-che-e-grave" target="_blank"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/Nice-Place-Natural-Beauty-512X384-1860.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2303" title="Nice-Place-Natural-Beauty-512X384-1860" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/Nice-Place-Natural-Beauty-512X384-1860-300x225.jpg" alt="Nice-Place-Natural-Beauty-512X384-1860" width="300" height="225" /></a>il mondo è conoscibile, il suo senso ci è dato, spetta a noi approfondirlo con la ragione</a></p>
<p>Quando arriviamo in un posto nuovo di solito che facciamo? Teniamo  occhi ed orecchie aperte, e cerchiamo di capire dove siamo finiti.  Magari quel luogo ci colpisce per la sua bellezza, per qualche sua  particolarità sconosciuta ed imprevista. In ogni caso lo paragoniamo con  ciò che già conosciamo, lo incaselliamo nell&#8217;ambito della nostra  conoscenza, lo giudichiamo in base a quel criterio che risiede dentro  noi. Lo stesso ci accade per le persone, o per una qualche teoria magari  ascoltata alla televisione o letta in un libro.<br />
Insomma usiamo delle nostre facoltà, della nostra ragione e della nostra  esperienza per apprendere da quanto ci circonda il modo migliore per  affrontare la realtà. Questa è l&#8217;esperienza comune di ogni giorno, se  solo facciamo lo sforzo di accorgecene. Come abbiamo evidenziato nei  precedenti post, altri approcci alla questione sono sempre difettosi,  non riescono a rendere ragione appieno al processo che conduce alla  conoscenza.<br />
Eppure, nonostante l&#8217;evidenza ci sia davanti, che accade quando ci viene  chiesto di applicarla ai fatti? La smentiamo con le parole e con i  comportamenti.</p>
<p>Desideriamo un amore che non finisca, e ci si accontenta di avventure  fugaci. Vorremmo la giustizia, ma dove si può si frega. Abbiamo ben  chiaro ciò che è giusto e ciò che non lo è, ma sosteniamo che ogni  opinione vale.</p>
<p>Sebbene ciò che in realtà desideriamo sia palese se ci soffermiamo ad  esaminarlo, in pratica ce ne allontaniamo in nome di una ideologia.  Ovvero, in nome di una concezione della ragione e del mondo che non è  quella che ci arriva dal mondo stesso, ma che o ci è imposta o che ci  autoimponiamo.<br />
E&#8217; ciò la Chiesa chiama, da lungo tempo, con il nome di peccato  originale: il rifiutare la realtà in nome di qualcosa che non è la  realtà e che quindi, a lungo o breve termine, ci tradirà e ci farà  essere di meno di quello che potremmo essere.</p>
<p>Nessuno è immune da questo fenomeno. Accade quando appaltiamo ad  altri, chiunque essi siano, la conoscenza del mondo, il suo senso,  oppure la nostra ragione. Il risultato è una incapacità di capire la  realtà, o una sua comprensione errata, e alla fin fine una infelicità  per noi e per quanti ci circondano.<br />
Quando questa infelicità, questa insoddisfazione c&#8217;è allora dobbiamo domandarci cosa è che non va; e spingerci più avanti.<br />
Perchè è questo il motore della vita, finchè non giungeremo lì dove tutto sarà chiaro.</p>
<p><strong>Tratto dal blog di <a href="http://berlicche.splinder.com/" target="_blank">Berlicche</a></strong></p>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 14:14:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Troppo spesso, lo si sa, i media hanno  la memoria corta. Così, giornali, telegiornali,  siti e blog si sono gettati su  una notizia che hanno scambiato per  ghiotta novità: la Chiesa rovina i bambini  non solo con le violenze sessuali, ma anche  con le radiazioni delle potentissime antenne della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/antenne.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-2299" title="antenne" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/antenne-300x224.jpg" alt="antenne" width="300" height="224" /></a>Troppo spesso, lo si sa, i media hanno  la memoria corta. Così, giornali, telegiornali,  siti e blog si sono gettati su  una notizia che hanno scambiato per  ghiotta novità: la Chiesa rovina i bambini  non solo con le violenze sessuali, ma anche  con le radiazioni delle potentissime antenne della  Radio Vaticana. Si è citata, per prova della nuova  vergogna, una perizia del tribunale di Roma  che, in realtà, nessuno ha ancora visto. Comprensibile  che padre Federico Lombardi, direttore  della Radio oltre che della Sala Stampa vaticana,  abbia espresso «vivo stupore» per il ritorno di  una vicenda che, dopo decenni di polemiche,  sembrava terminata. Vicenda davvero esemplare,  dove un ambientalismo catastrofista si unisce  alla propaganda anticattolica di un certo radicalismo.</p>
<p>Proprio per questo carattere esemplare, vale  la pena di ricostruire le tappe di un tormentone  che oggi si vorrebbe ricominciare. Ecco, allora, i  fatti.</p>
<p>Con una legge del 1952, furono concessi dal  Governo italiano allo Stato della Città del Vaticano  tre chilometri quadrati a Nord di Roma, nella  località detta Santa Maria di Galeria. Su quel terreno  sono state elevate le antenne che diffondono  la voce della Chiesa in tutto il mondo. Accanto  agli impianti vaticani, anche la Marina Militare  costruì il suo centro di comunicazioni. A quel  tempo, il terreno circostante era deserto per chilometri,  come avveniva spesso nella campagna  romana. Ma, con gli anni, la zona si coprì di costruzioni,  molte delle quali abusive, nell`inerzia  del Comune.</p>
<p>E anche da quegli abitanti irregolari  &#8211; sobillati a lungo e a tappeto da comitati ad  hoc creati dai Verdi più estremisti, fiancheggiati  da gruppi anticlericali &#8211; che, decenni dopo, partì  l`attacco contro la Radio Vaticana. Così, la gente  che si era costruita la casa proprio a ridosso  degli impianti, a dispetto di ogni legge urbanistica,  fu spinta a manifestare contro «il cinismo  omicida della Chiesa» che attentava alla salute  loro e dei figli. La Radio era accusata, infatti, di  diffondere «elettrosmog». Il nome, va detto, è a  suo modo suggestivo, ma, secondo molti esperti  autorevoli, indica una realtà inafferrabile se non  inesistente.</p>
<p>Molti oncologi, a cominciare dal più   illustre, Umberto Veronesi, negano che esista un  legame tra il cancro e le infinite onde (radio, televisioni,  linee di alta tensione, cellulari, telecomandi)  che attraversano il nostro corpo. L`inesistenza,  o la innocuità, di un «elettrosmog» è sostenuta  da molti altri esperti di chiara fama e vi è  contrasto di opinioni nella stessa Unione Europea,  pur rispettosa sino alla bigotteria dell`«ecologicamente  corretto». E invece, per attaccare la  Radio Vaticana (e, di striscio, la Marina Militare)  gli agit-prop suggerirono agli abitanti dei dintorni  di andare in cerca di casi di leucemia infantile,  denunciando che questi erano stati provocati  dai cattivi «preti» e chiedendo adeguati risarcimenti  economici. I «preti» in realtà si attenevano  alle prescrizioni dell`Istituto internazionale,  lo Icnirp, che in base al «principio di precauzione»,  stabilisce i limiti delle emissioni. Limiti  che, come constatò una Commissione del ministero  italiano della Sanità, non erano superati a  Ponte Galeria.</p>
<p>Ma, approfittando di un periodo in cui erano  nella maggioranza di governo, i Verdi fecero approvare  una legge ad hoc che pose al campo elettrico  dei limiti «restrittivi sino al ridicolo», com`è  stato osservato. Grazie a questa legge mirata,  si stabilì che &#8211; anche se di rado &#8211; le antenne  vaticane superavano i paletti. Si fece appello,  così, alla Regione Lazio, la quale nominò un`altra  Commissione, che stabilì che i casi di leucemia,  anche infantile, erano statisticamente omogenei  alle altre zone del Lazio. Le cifre date dai  propagandisti possono impressionare, ma solo  se non si confrontano con la media non solo laziale  ma italiana ed europea. Assoluzione, dunque,  per la Radio la quale, peraltro, per calmare  gli animi («Vaticano = cancro» dicevano gli striscioni  dei militanti giunti dal centro di Roma)  aveva adottato misure che avevano abbassato i  limiti anche al di sotto della punitiva legge italiana.</p>
<p>Ma «catastrofisti» e «mangiapreti» pretesero  una nuova Commissione, questa volta internazionale,  dopo quella regionale e quella nazionale.</p>
<p>Gli ulteriori luminari, convocati da varie nazioni,  indagarono e presentarono un rapporto che così  concludeva: «I dati da noi raccolti non confermano  un`associazione tra gli impianti radio e le leu-  cemie infantili. Anzi, non v`è alcuna base biologica  né consistenza epidemiologica su una eventuale  relazione tra esposizione a radiofrequenze  e rischio tumori».</p>
<p>Eppure, con instancabile tenacia, si riuscì ad  ottenere che la Corte di Cassazione annullasse  per un vizio di forma i processi precedenti e si  ripartisse ex novo con un ennesimo procedimento,  dove il reato addebitato ai responsabili della  Radio era fantasioso, non essendosi trovato nulla  di meglio. Si trattava, in effetti, del «getto pericoloso  di cose», previsto dall`articolo 674 del Codice  Penale. Nel 2oo1 una Commissione mista italo-vaticana  giunse a un accordo definitivo e l`anno  seguente (nonché in quelli successivi), gli  esperti del nostro governo, dopo avere proceduto  a sofisticati controlli, si rallegrarono con la Radio  perché il livello delle emissioni era ancor più  basso di quanto pattuito e ribadì che non vi era  alcun pericolo per la salute pubblica.</p>
<p>A conferma,  comunque, della strumentalizzazione sta,  tra gli altri, un particolare: tra i consulenti della  Radio Vaticana, dunque tra gli scienziati schierati  a favore della innocenza delle sue antenne e  della innocuità delle «onde», primeggia proprio  quell`Umberto Veronesi che dicevamo e che non  ha mai fatto mistero della sua estraneità, spesso  polemica, al cattolicesimo. Ma, come ha detto il  professore, «l`onestà scientifica deve contrastare  ideologie, ossessioni, superstizioni, leggende  metropolitane». Quanto alle leucemie infantili,  forse il maggior esperto italiano, il pediatra Andrea  Pession, nega egli pure, a nome dei colleghi,  un legame dimostrabile tra cancro e onde.</p>
<p>Ma qualche malizioso è andato oltre: molte grandi  aziende sono in lista di attesa per procedere  all`interramento di tutte le linee elettriche ad alta  tensione che attraversano il Paese sui grandi  tralicci. Una commessa epocale, da molti miliardi  di euro. Ma l`affare sarebbe possibile solo se i  governi italiano ed europeo riconoscessero l`esistenza  e la dannosità di quello che gli ambientalisti  chiamano «elettrosmog». Così, proprio i Verdi  favorirebbero uno dei maggiori guadagni dell`inviso  «capitalismo». Un buon esempio di «eterogenesi  dei fini».</p>
<p><strong>Vittorio Messori &#8211; Tratto da Da &#8220;Il Corriere della Sera&#8221; di mercoledì 28 luglio 2010</strong></p>
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		<title>Lo scandalo di alcuni, il fango su tutti: come usare il male per dire che il bene non esiste</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 15:31:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nella bonaccia di un luglio scarso di quei fatti di cronaca che aiutano le tirature dei giornali, uno dei più diffusi settimanali italiani dedica la copertina alle &#8216;notti brave dei preti gay&#8217;. Sette pagine fitte di viaggio fra i peccati dei preti nella Città Eterna, fra feste, pub e saune; dove un prete afferma che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/Panorama.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2296" title="Panorama" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/Panorama.jpg" alt="Panorama" width="230" height="172" /></a>Nella bonaccia di un luglio scarso di quei fatti di cronaca che aiutano le tirature dei giornali, uno dei più diffusi settimanali italiani dedica la copertina alle &#8216;notti brave dei preti gay&#8217;. Sette pagine fitte di viaggio fra i peccati dei preti nella Città Eterna, fra feste, pub e saune; dove un prete afferma che &#8216;il 98 per cento dei sacerdoti che conosce è omosessuale&#8217;. Foto, registrazioni, puntigliose verifiche, una ostinazione da Pulitzer. Per dimostrare cosa? Che ci sono, fra le molte centinaia di preti che vivono o studiano a Roma, dei gay.</p>
<p>Mettiamo per ipotesi che tutto ciò che racconta Panorama sia oro colato. Che alcuni sacerdoti a Roma vivano una doppia vita. È un fatto che provoca dolore e sconcerto in un credente. Ma quella inchiesta accanita, quelle compiaciute immagini di mani maschili con le unghie laccate che sgranano una corona di Rosario, a cosa tendono davvero? Mettiamo che sia proprio tutto vero, la doppia vita, le feste e il resto. Quanto pesa la indegnità di alcuni di fronte della vita di 336 parrocchie romane, dove oltre 1300 preti – con una vita sola – si affannano ogni giorno a dir messa, a stare accanto agli esclusi, a educare ragazzi? La mole di una quotidiana oscura fatica annientata da quell’indice puntato sullo scandalo. Scandalo spiato, pedinato, zelantemente fotografato; a dire a chi legge, vedete, tutto è falso, bugia – tutto, in fondo, fango. Tra l’esercizio di questo compiaciuto nichilismo e la realtà però c’è una distonia netta, che chi frequenta chiese e oratori non può non vedere. I preti, a Roma e altrove, sono altra cosa da quei poveri commedianti raccontati da Panorama .</p>
<p>Sono uomini che si spezzano la schiena tra i ragazzi, in oratori di periferia; sono i missionari che passano la vita intera in posti in cui noi non resteremmo tre giorni; sono quelli che ai vecchi e agli sconfitti testimoniano che non è tutto finito.</p>
<p>È un esercizio mediatico di moda, oggi, gettare melma sui preti. Come, al di là dei loro peccati veri o presunti, in una sorda ostilità; nel bisogno di dimostrare quanto è assurdo promettere fedeltà, assoluta e per sempre, a un Dio. (Fedeltà? Ma via, guardate questi, in tonaca la mattina e al pub dei gay la sera). L’indice puntato sullo scandalo però lascia nel buio la parte più grande della realtà – la parte buona, che milioni di credenti ben sanno. Occorre guardarsi, dal riflettore che illumina una sola parte di ciò che è. Perché pretende di annientare, per la colpa di alcuni, un bene molto più grande. Tende a annichilire la nostra fiducia in mille altre facce. Facce di poveri uomini, che però ogni giorno testimoniano un’altra certezza, e una speranza infinitamente più grande.</p>
<p>Squallida, se è vera, la storia dei preti che passano dai festini all’altare. Dei poveracci. Come, in forme meno vistose ed eclatanti, siamo in fondo quasi tutti noi: un poco bugiardi, infedeli, furbi. Guardateli, dice la grande inchiesta, i vostri preti, che cosa sono in realtà. Davvero, è la domanda, potete credere in simili uomini? Non esiste nessuno che meriti fiducia. Ministri di Cristo? Ma via, leggete qui dove vanno, la sera. Così un tarlo cerca di rodere la nostra speranza. Usando il male per dire che il bene non esiste. E che l’unica cosa vera, attorno a noi, è il nulla.</p>
<p>Però, guardatevi intorno: quel prete che sta accompagnando i vostri figli per i sentieri delle Dolomiti, quelli che camminano per i corridoi degli ospedali e delle carceri, o dicono messa ogni mattina in paesi dimenticati da tutti: nell’ombra, senza alcuna copertina, testimoni ostinati di speranza. Una speranza del tutto altra, e straniera a quelle millantate dai giornali.</p>
<p>Marina Corradi &#8211; Tratto da Avvenire.it</p>
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		<title>La vacanza e il destino</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 15:22:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appunti da alcune conversazioni con don Giussani di   giessini, universitari   e giovani lavoratori negli anni &#8216;60 e &#8216;70.
Li riproponiamo nella loro pur evidente sinteticità. Dalla nostra   storia, suggerimenti per vivere bene il presente
Il tempo della libertà
Non è un dover fare, ma un dover essere. La vacanza è il  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/vacanza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2291" title="vacanza" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/vacanza-300x225.jpg" alt="vacanza" width="300" height="225" /></a>Appunti da alcune conversazioni con don Giussani di   giessini, universitari   e giovani lavoratori negli anni &#8216;60 e &#8216;70.<br />
Li riproponiamo nella loro pur evidente sinteticità. Dalla nostra   storia, suggerimenti per vivere bene il presente</em></p>
<p><strong>Il tempo della libertà</strong><br />
Non è un dover fare, ma un dover essere. La vacanza è il   tempo della libertà, non come liberazione dallo studio, ma perché   obbliga alla fatica e alla responsabilità della libertà e   della sincerità. È il tempo in cui viene a galla quello che   vuoi veramente.<br />
C&#8217;è in me la presenza di qualche cosa di reale come il mare e le   montagne. Io sono sempre io.<br />
Il tempo della vacanza è quello della personalità. Salvare   la permanenza di un criterio (momento di fedeltà e di continuità).<br />
Dopo un po&#8217; di tempo anche la novità cessa e provoca la noia. La   novità è la vera ricerca del nostro destino. Fare attenzione   agli altri.<br />
Adattarsi a un ambiente non vuol dire compromettersi con esso.<br />
Mali:<br />
- considerare il riposo come un dimenticare quello che è accaduto   prima<br />
- assenza di un programma<br />
- accettare di recitare una parte che mi renda più simpatico a quelli   che mi circondano<br />
- paura di rimanere soli, che nasconde spesso la paura della responsabilità   del tempo<br />
Fissare dei punti nella giornata (sapere ciò a cui si va incontro)   di cose serie, di preghiera.<br />
Saper riprendere sempre. Scrivere. Raggio estivo. Disporsi a vivere con   bontà. Discrezione con l&#8217;ambiente.<br />
Evitare certe esperienze.<br />
<em>Appunti da un Raggio, 9 giugno 1962</em></p>
<p><strong>Lavoro e riposo</strong><br />
Il lavoro esprime la vita come vita, ingombra la vita tutta quanta. Il   lavoro in senso stretto &#8211; l&#8217;andare in un determinato posto, oppure mettersi   a compiere determinate azioni di cui si deve rispondere, a cui è   legata una remunerazione che permette di vivere &#8211; occupa la vita più   che il riposo, più che il dormire. Ecco, il lavoro contende col   riposo lo spazio della vita, ed è abbastanza impressionante questo   binomio (impressionante nel senso giusto della parola), perché è   proprio l&#8217;uomo a essere diviso tra una quantità di inerzia e una   quantità di energia. Comunque, il lavoro contende col sonno il primato   nell&#8217;occupare tutte le ore della nostra vita.<br />
Noi usiamo la parola &#8220;lavoro&#8221; anche in senso più largo,   proprio come sinonimo di &#8220;vita&#8221;, cioè come espressione   di noi. E, infatti, quando andiamo via, per chi riesce a essere fedele,   a seguirci fedelmente anche in vacanza, qual è l&#8217;impressione rispetto   alle vacanze che si facevano prima? Prima erano vuote e ora, invece, si   sentono piene. O quando andiamo in gita insieme, facendola secondo il nostro   spirito, dove sta la differenza? Quando uno torna a casa la sera non finisce   tutto, non è di fronte a una cosa finita. Perché vacanze   e gite sono diverse? Perché costituiscono un lavoro. Tanto è   vero che tanti si impressionano, tanti si fermano e non ci seguono più   per questo, perché se procedessero, se seguissero, alla fine di   una giornata (gita) o alla fine di quindici giorni (vacanza) come noi li   impostiamo, il tempo sarebbe pieno, chiunque lo sentirebbe pieno, sentirebbe   che non ha perso tempo, cioè che ha lavorato.<br />
<em>Esercizi Gl, Varigotti, 2 maggio 1964</em></p>
<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/dongiussani_Camisasca_HOME.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2292" title="dongiussani_Camisasca_HOME" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/dongiussani_Camisasca_HOME-233x300.jpg" alt="dongiussani_Camisasca_HOME" width="233" height="300" /></a>Coscienza e compagnia</strong><br />
Dalla vita e dal crescere non c&#8217;è vacanza. Quindi per il periodo   particolare dell&#8217;estate sottolineiamo due punti.<br />
La nostra è eminentemente una vita, quindi non si tratta di momenti   staccati, che possono anche colpirci e impressionarci fortemente, ma che   non ci richiamano, non ci introducono, non si risolvono in una vita.<br />
Sono due le caratteristiche particolari della vita d&#8217;estate:<br />
1) la coscienza. La vacanza è il momento in cui più liberamente   e tranquillamente si può prendere coscienza. Ci accorgeremo di vivere   la nostra libertà, infatti, se avremo coscienza. Momento di libertà   è quando più facilmente si può entrare in noi stessi;<br />
2) la compagnia. Essere intransigenti nell&#8217;impostare la nostra compagnia.   Guardiamo all&#8217;espressione chiara e netta per giudicare la compagnia. E   per mantenere questo, continuiamo il riferimento con la comunità.<br />
<em>Scuola Gs, 6 giugno 1965</em></p>
<p><strong>In cammino<br />
</strong> La sequela è giocare il senso di se stessi. Allora il seguire diventa   un lavoro, perché colui che tu segui, ciò che segui, non   ti mette davanti il significato di te, perché questo lo farà   Cristo venendo alla fine del mondo. Ma colui che segui, giocando, rischiando   te stesso, ti mette davanti il senso di te dentro un determinato gesto.   Perché il senso di noi stessi lo vedremo con evidenza alla fine;   ma prima della fine c&#8217;è tutta quanta la trama di gesti che si chiama   vita. Per esempio, una vacanza &#8211; non come la concepiscono tutti (tutti!)   &#8211; che diventi un cammino, un passo nel cammino verso una maturità   maggiore di sé: una coscienza maggiore dell&#8217;istante come rapporto   col destino, una coscienza maggiore del nesso tra il proprio io e gli altri   (comunione), una coscienza maggiore del nesso fra il gesto effimero, il   gesto mio e la presenza delle cose (ordine). Così uno scopre, in   quel frangente, un miglioramento di sé, scopre un senso più   grande di se stesso.<br />
<em>équipe Clu, 2 settembre 1978</em></p>
<p><em><strong>Tratto da <a href="http://www.clonline.org/Art_dett.asp?ID=19980710" target="_blank">CLonline.org</a></strong><br />
</em></p>
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		<title>Perché siamo sempre più sterili e vecchi: appunti per ripartire</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 20:36:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bioetica e rispetto della vita]]></category>
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		<description><![CDATA[Una cosa che impressiona, girando per l’Italia e l’Europa, sono le vetrine di profumerie e farmacie: è il trionfo dei prodotti anti età. Tonificanti, leviganti, disperatamente liscianti. Per donne, e per uomini. Il vero imperativo morale dell’Europa unita, viene da pensare, è: restare giovani. Gli esperti sui rotocalchi si affannano a spiegare come si fa: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/borgnacorradi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2258" title="borgnacorradi" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/borgnacorradi.jpg" alt="borgnacorradi" width="300" height="225" /></a>Una cosa che impressiona, girando per l’Italia e l’Europa, sono le vetrine di profumerie e farmacie: è il trionfo dei prodotti anti età. Tonificanti, leviganti, disperatamente liscianti. Per donne, e per uomini. Il vero imperativo morale dell’Europa unita, viene da pensare, è: restare giovani. Gli esperti sui rotocalchi si affannano a spiegare come si fa: diete, ginnastica, bisturi. Tutti a dirci come sembrare giovani. Nessuno che ci spieghi come si affronta la vecchiaia. O almeno quella svolta fra i cinquanta e i sessanta, che espelle definitivamente dall’orbita della giovinezza. I primi acciacchi, i figli grandi, la prospettiva della pensione. Come si sta, di fronte agli anni che passano? Lo chiediamo a Eugenio Borgna, psichiatra e scrittore, 79 anni.</p>
<p><strong>Professore, giornali e tv ci istigano a mantenerci “tonici”, ma noi lo sappiamo, a una certa età, che stiamo inesorabilmente cambiando…</strong></p>
<p>Ogni tappa della vita, i vent’anni, i trenta, i quaranta, è una svolta; ma quella fra i cinquanta e i sessanta è la più radicale. La cosa che più incide sull’accettazione di questo passaggio è la solitudine, che a questa età si fa più acuta e immanente. Non parlo necessariamente di una solitudine oggettiva: non basta avere una famiglia, per non essere soli. Può esistere una solitudine interiore anche quando si è padri e madri e mogli. Si può essere soli tra figli e nipoti, perché nel primo mostrarsi della vecchiaia la divaricazione degli orizzonti di senso si fa incolmabile. Significa che fino a una certa età, gli ideali si realizzano in famiglia, nel fare crescere i figli, e nel lavoro. Ma soprattutto finché si è giovani le prospettive appaiono sconfinate, e l’orizzonte aperto a tutte le strade possibili. Dopo i cinquanta si realizza improvvisamente che il futuro non è più infinito; che la strada ha un termine. È il nocciolo di ciò che Emily Dickinson chiama “infinitudine finita”. Gli orizzonti sconfinati cominciano a mostrare i loro confini. La vera frattura è dunque nel restringersi degli orizzonti infiniti.</p>
<p><strong>Per le donne c’è anche la fine della fecondità.</strong></p>
<p>Certo c’è anche questo, ma rientra nella più ampia chiusura di orizzonti: essere belli, avere successo, essere desiderati. A livello patologico in questa età possono insorgere problemi psichici tipici, paradigmatici: il senso di vuoto può arrivare a generare sindromi allucinatorie, che hanno proprio lo scopo di riempire quel vuoto, di ricreare un dialogo interiore. È una età in cui si cammina ai bordi degli abissi. Si salva chi ha uno spettro di risorse interiori tali da sopravvivere anche nel restringimento degli orizzonti concreti.</p>
<p><strong>E chi invece fa più fatica?</strong></p>
<p>Chi ha puntato tutto, nei primi cinquant’anni, su risorse “deperibili”, come la bellezza, il successo, l’invidia. In questo deperimento delle risorse può accadere di perdere la certezza di essere capaci di realizzare ancora ciò che dà senso alla vita. Quando invece si hanno in sé delle frecce non ancora consunte si può affrontare questo cammino sui confini dell’abisso.</p>
<p><strong>Quale abisso?</strong></p>
<p>Se si perde la consapevolezza di potere realizzare cose che diano senso alla vita, allora tutto crolla. È questa l’ora in cui altre risorse interiori, cui molti da giovani non hanno mai attinto e di cui nemmeno sono stati consapevoli, devono venire a galla.</p>
<p><strong>Ma non c’è su di noi una pressione forte, come una censura e una bugia collettiva, che spinge invece ad aggrapparsi agli idoli della giovinezza?</strong></p>
<p>Certo, se si impedisce alle risorse interiori di emergere, ci si aggrappa a quegli idoli.<br />
Come certe figure tragiche di vecchie signore tirate, truccate, abbronzate, che si incrociano nel centro di Milano o Roma o in Riviera…<br />
È vero, tragiche, perché senza alcuna altra possibilità che restare attaccate a ciò che non possono più essere.</p>
<p><strong>Ma come si fa, professore, a tirare fuori le proprie risorse?</strong></p>
<p>Le nostre risorse sono essenzialmente legate a impulsi dialogici. Occorre uscire dall’egocentrismo e comprendere e condividere la fragilità di chi ci sta accanto. Ci si salva se si sa vivere insieme all’altro, nella comunione della vita e della sofferenza. L’aprirsi alla sofferenza dell’altro fa sì che anche io viva.</p>
<p><strong>La strada passa dunque per quell’ineludibile volto dell’altro, per quel “tu” di cui lei parla spesso.</strong></p>
<p>Inesorabilmente. Anche se comincia con il guardarsi dentro; cosa che molti, a cinquant’anni, non hanno mai fatto. È il momento di ascoltare se stessi, di affacciarsi sul proprio pozzo interiore, quindi riscoprire le domande originarie che spesso rimangono sepolte in noi dal rumore e dalle parole vuote.<br />
<strong>Ma tutti abbiamo questo pozzo?</strong></p>
<p>Tutti hanno questo pozzo, ma pochi ci guardano dentro, e reggono alla fatica e al dolore di ricordare le ferite che non possono essere umanamente sanate. Ora, verso la vecchiaia, occorre fare emergere le forze che già c’erano, ma venivano seppellite da altre cose: da ciò che è imposto dalla cultura dei media – la stessa per cui gli adolescenti oggi sono quasi impossibilitati a conoscere se stessi.<br />
C’è anche chi ci guarda, in quel pozzo, ma è divorato dalla nostalgia di quello che è stato.<br />
Anche la nostalgia delle cose più belle, come della maternità, può essere soltanto un idolo.<br />
Ma pensare che tutto ciò che è più bello è alle spalle non è forse vero, quando si sono compiuti sessant’anni?<br />
Il guardarsi indietro senza sapere dare un senso al passato uccide il futuro. Sognare di ripetere ciò che eravamo, come nel tempo ciclico dei greci, fa del passato una gabbia che chiude le porte alla speranza.<br />
<strong>Speranza. Ma è possibile, regge davvero una speranza al di fuori della fede?</strong></p>
<p>Certo è più difficile, ma è possibile se si crede in una solidarietà e missionarietà laica.<br />
Personalmente, tutta la solidarietà laica di questo mondo non mi impedisce di pensare che fra trent’anni non saremo che un mucchio di ossa…<br />
Forse però possiamo concordare nel dire che la speranza è sempre nel volto dell’altro. La speranza, che è l’antagonista della angoscia, che la contiene negli argini. Poi c’è la speranza umana, e quella paolina, che fa affrontare le tempeste.<br />
<strong>Professore, un geriatra che ho intervistato tempo fa mi ha detto: «L’uomo è il solo animale vivo anche quarant’anni dopo la fine della sua età feconda. È inspiegabile, è un’anomalia biologica». Lei cosa risponderebbe?</strong></p>
<p>Che ci sono in un uomo orizzonti sconfinati, al di là del puramente biologico. Questa è la psichiatria tedesca degli anni Trenta, secondo cui al di là del biologico l’uomo è un guscio vuoto, e la morte è una grazia. Ed è in fondo il darwinismo sociale, che dice che oltre ciò che è biologico non c’è niente.</p>
<p><strong><br />
Ma quando la cultura dominante ci costringe a “restare giovani”, non ci dice in fondo proprio questo?</strong></p>
<p>Certo. Ma noi non siamo riducibili all’aspetto biologico. Ho assistito recentemente ai voti di una giovane donna bellissima e ricca di talento, che si è fatta monaca benedettina. È una folle quella ragazza, è una deviante? In realtà siamo portatori di impulsi straordinariamente più forti della pura biologia.</p>
<p><strong>Qual è la bellezza del “buon invecchiare”?</strong></p>
<p>Mi viene in mente il mio maestro, Carlo Lorenzo Cazzullo, che pur essendo uomo di potere nel suo cuore è rimasto sempre adolescente: ha mantenuta viva la torcia.<br />
<strong>Quale torcia?</strong></p>
<p>La capacità di vivere ciò che accade come se non fosse mai accaduto prima. La capacità di stupirsi, lo thauma, che per i greci era il fondamento di ogni espressione filosofica. L’aprirsi ogni giorno di nuovo a ciò che accade agli altri. Qualcosa che mi sembra di riconoscere anche nello sguardo di Benedetto XVI – come il filo di un’adolescenza interiore che gli si scorge negli occhi. Il contrario del chiudersi in sé, che è la morte.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.tempi.it/prima-linea/009412-il-vuoto-perch-siamo-sempre-pi-sterili-e-vecchi" target="_blank">Tempi.it</a> di Marina Corradi</p>
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		<title>Quel che una vita afferma è affermato anche dalla morte</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 20:26:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Anche se si era inginocchiato gli ha sparato in testa. Così ad Hannover è stato ucciso un pizzaiolo italiano (dopo che un altro era stato freddato dalla stessa mano) dopo una lite sui mondiali. Carabiniere ammazza la ex. Un altro scanna la fidanzata. Morti per niente, per passione, cioè per niente. Per ira, cioè per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/giorni_estate2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2255" title="giorni_estate2" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/giorni_estate2-300x195.jpg" alt="giorni_estate2" width="300" height="195" /></a>Anche se si era inginocchiato gli ha sparato in testa. Così ad Hannover è stato ucciso un pizzaiolo italiano (dopo che un altro era stato freddato dalla stessa mano) dopo una lite sui mondiali. Carabiniere ammazza la ex. Un altro scanna la fidanzata. Morti per niente, per passione, cioè per niente. Per ira, cioè per niente. E poi la piccola figlia di Niccolò Fabi, portata via da una meningite a due anni. Morta per niente? Insopportabile, ha scritto il cantante. Come se questo morire per inezie, per niente, fosse un maledetto raddoppiamento della morte, un&#8217;insopportabile ombra doppia della morte. Un doppio avvelenamento della vita.</p>
<p>Morire per niente, in pieno sole d&#8217;estate. Gran brutta estate, da questo punto di vista. Scoppiano i caldi e scoppiano le vene nelle teste per ira e nel cuore per follia. Morire così, per un nonnulla. Una buia ingiustizia. Insopportabile se si pensa di vivere per niente. Di vivere un istante, due anni, 47 anni per niente. Insopportabile se un istante di vita afferma solo se stesso e dunque cedendo non resta più niente. Il per niente non inizia nel morire, ma nel vivere. La insensatezza della morte inizia nella insensatezza della vita. O al contrario, quel che una vita afferma è affermato anche dalla morte. Per quanto assurda possa essere la vita, e per quanto assurda possa essere la morte.</p>
<p><strong>Tratto da<a href="http://www.clandestinozoom.it/" target="_blank"> ClandestinoZoom</a></strong></p>
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		<title>Ecco nomi e cognomi di chi vuol &#8220;far fuori&#8221; Benedetto</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 20:19:11 +0000</pubDate>
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Dove non sono arrivati i bersaglieri della breccia di Porta Pia ci arriveranno avvocati e giudici a stelle e strisce; a mettere fine al potere temporale della Chiesa non saranno i cosacchi che abbeverano i loro cavalli alle fontane di Piazza San Pietro, ma gli ufficiali giudiziari che sventolano ingiunzioni di pagamento sotto le finestre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/benedettoXVIR375_09ott08.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2251" title="00206132" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/benedettoXVIR375_09ott08-300x204.jpg" alt="00206132" width="300" height="204" /></a>Dove non sono arrivati i bersaglieri della breccia di Porta Pia ci arriveranno avvocati e giudici a stelle e strisce; a mettere fine al potere temporale della Chiesa non saranno i cosacchi che abbeverano i loro cavalli alle fontane di Piazza San Pietro, ma gli ufficiali giudiziari che sventolano ingiunzioni di pagamento sotto le finestre del Papa. A rendere non del tutto remoto questo fosco scenario è la decisione con cui settimana scorsa la Corte suprema americana ha deciso di non prendere in esame un ricorso della Santa Sede, chiamata in causa in un processo per abusi sessuali a Portland nell’Oregon.</p>
<p style="text-align: justify;">L’appello chiedeva che fosse riconosciuta l’immunità giudiziaria della Santa Sede di fronte alle Corti Usa in quanto stato sovrano, in base a un principio di diritto internazionale recepito anche dalla legge americana. Non riconoscendo merito legale al ricorso la Corte suprema ha rimandato di fatto il caso alla Corte d’appello di Portland, dove l’avvocato Jeffrey Lena dovrà ora dimostrare che un ex sacerdote già condannato per abusi sessuali e defunto nel 1992 non aveva un rapporto di dipendenza diretta col Vaticano, dunque le vittime non possono esigere indennizzi da Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Se non ci riuscirà, le schiere di avvocati americani capitanati dal procuratore Jeff Anderson che negli ultimi quindici anni hanno spolpato le diocesi statunitensi per una cifra che si avvicina a un miliardo di euro rivolgeranno le loro attenzioni alla Santa Sede. E magari troveranno imitatori nel vecchio continente, dove finora in nessun caso di processo per pedofilia nel clero è mai stato giudicato colpevole il Vaticano. Così potrebbe realizzarsi un vecchio sogno dei protestanti anglosassoni intransigenti che oggi li accomuna ad atei e agnostici militanti: infliggere un colpo mortale al potere temporale della Chiesa, mandandolo in bancarotta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ostilità americana alla Chiesa di Roma non è certo confinata ai Padri pellegrini reduci dalle guerre di religione europee. Dai nativisti del XIX secolo contrari all’immigrazione dai paesi fedeli a Roma alle croci del Ku Klux Klan bruciate di fronte alle chiese cattoliche, dalle leggi dell’Oregon nel 1922 per mettere fuorilegge le scuole parrocchiali alle campagne contro John Kennedy accusato di subalternità agli ordini del Papa alla vigilia delle presidenziali del 1960, l’anticattolicesimo si ripropone come una caratteristica durevole del paesaggio politico-religioso degli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il più recente attacco di origine americana al potere temporale della Chiesa romana, però, è arrivato da un’organizzazione sedicente cattolica: trattasi della campagna contro la Santa Sede per privarla dello status di membro osservatore delle Nazioni Unite promossa nel 2000 dagli abortisti <em>Catholics for a Free Choice</em> di Frances Kissling, femminista direttrice di cliniche per aborti. Non a caso fra le 400 organizzazioni che hanno aderito alla campagna spiccano la <em>Planned Parenthood Federation of America</em> e la <em>National Abortion and Reproductive Rights Action League</em> (Naral), numi tutelari della promozione e diffusione dell’aborto come strumento di controllo delle nascite.</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Ma è interessante notare che alla battaglia contro la natura statuale della presenza del Vaticano all’Onu, miseramente fallita nel 2004 (allorché lo status della Santa Sede fu confermato e rafforzato), si unirono anche organizzazioni con interessi non limitati al conflitto con le dottrine cattoliche sull’aborto e altri aspetti attinenti la sessualità. Fra esse <em>D66</em>, un partito democratico radicale olandese che attualmente ha dieci deputati alla Camera bassa e due europarlamentari, l’Associazione Madri Plaza de Mayo, la Cgil italiana (attraverso il suo Ufficio nuovi diritti) e l’Aduc, l’Associazione per i diritti degli utenti e consumatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo i firmatari la Santa Sede «non è uno stato, è il governo della Chiesa cattolica. La Santa Sede chiaramente non soddisfa i criteri legali internazionali stabiliti per la statualità, che includono un territorio definito e una cittadinanza permanente. La Santa Sede non ha un territorio definito, è un governo e non un’entità territoriale». Un punto di vista totalmente snobbato da quasi tutti i governi dei paesi membri dell’Onu, decine dei quali hanno un ambasciatore accreditato presso la Santa Sede e ospitano in patria nunziature o delegazioni pontificie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un blitz nel Regno Unito?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Eppure recentemente l’idea è stata ripresa da due pesi massimi della pubblicistica antireligiosa britannica: Richard Dawkins e Christopher Hitchens. I quali hanno incaricato due avvocati di presentare una richiesta di arresto di papa Benedetto XVI quando si presenterà nel Regno Unito nel prossimo mese di settembre niente meno che per «crimini contro l’umanità» per pretese complicità in casi di pedofilia di membri del clero cattolico.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il <em>Times</em> «Dawkins e Hitchens sono convinti che il Papa non possa invocare l’immunità diplomatica contro l’arresto perché, anche se il suo passaggio è considerato una visita di Stato, egli non è il capo di uno Stato riconosciuto dalle Nazioni Unite». È quello che insistono a ripetere i due avvocati londinesi incaricati del caso, Geoffrey Robertson e Mark Stephens. «È altamente probabile che l’azione legale contro il Papa abbia luogo», ha detto il secondo. «Geoffrey e io siamo giunti alla conclusione che il Vaticano non è veramente uno Stato secondo la legge internazionale. Non è riconosciuto dall’Onu, non ha confini sorvegliati e le sue relazioni internazionali non sono di natura pienamente diplomatica».</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Chi pensasse che la messa in discussione del potere temporale della Chiesa sia solo un escamotage per rendere più minacciosa l’azione legale e provocare l’annullamento della programmata visita, sbaglierebbe. Sul sito internet della pomposamente denominata Fondazione Richard Dawkins per la ragione e la scienza, il tema costituisce una vera e propria ossessione, con i fan che delineano la “soluzione finale” per la Chiesa cattolica: «Abbastanza fedeli la abbandoneranno e saranno talmente dissanguati di denaro e proprietà per pagare gli indennizzi giudiziari che la Chiesa cesserà di avere potere secolare».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>La finanza internazionale e Zanotelli</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Perfino il serioso <em>Financial Times</em> concede a Philip Stephens, commentatore che normalmente si occupa di politica ed economia, di dedicare un intervento della sua rubrica alla crisi nella Chiesa cattolica; nell’articolo Benedetto XVI è descritto come uno che «non si cura» della crisi, o «almeno non se ne cura abbastanza da deflettere dalla sua irriducibile difesa del potere temporale che ha caratterizzato la sua personale ascesa al trono di san Pietro». Non è la prima volta che Stephens scioglie le briglie al suo antipapismo sulle pagine del <em>Financial Times</em>, dove più volte ha condannato i “dogmi cattolici” in materia di celibato sacerdotale e contraccezione.</p>
<p style="text-align: justify;">La crociata ateo-agnostico-abortista contro la natura statuale della Santa Sede trova molti collaborazionisti in casa cattolica. La campagna per il declassamento dello status della Santa Sede presso l’Onu, snobbata da tutte le grandi denominazioni protestanti e ortodosse, incontrò a suo tempo la convinta adesione di molti capitoli nazionali del movimento di cattolici dissidenti <em>Noi siamo Chiesa</em>. Segnatamente quelli di Francia, Olanda, Inghilterra e Galles, Germania e Venezuela. L’appello di <em>Noi siamo Chiesa</em> del 1996 non contiene richieste precise, anche se evoca una «Chiesa umile, povera e pellegrina».</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia i simpatizzanti del movimento di tanto in tanto intervengono sull’argomento. Nel mese di giugno che è alle nostre spalle in Italia si sono pronunciati per finire il lavoro dei bersaglieri a Porta Pia due preti cattolici piuttosto noti: il comboniano Alessandro Zanotelli e il torinese don Luigi Ciotti. «È ora che il Vaticano venga ripensato», ha detto il primo. «Come si fa a pensare al Papa come capo di Stato? Immaginiamoci Gesù Cristo come capo di Stato. Impossibile, ha rifiutato tutto! Nel secolo scorso, l’unico modo di dare indipendenza al papato era creargli intorno il concetto di Stato. Oggi invece l’Onu è riconosciuta da tutto il mondo e non è uno Stato. Se il Papa non fosse più un capo di Stato sarebbe libero di girare e incontrare chi vuole! Oppure di rifiutarsi, per esempio nel caso di dittatori sanguinari. Per il Vaticano bisogna uscire da questo concetto di stato».</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ha fatto eco don Ciotti: «Da anni diciamo che c’è quest’anomalia: un apparato, uno Stato con tanto di ambasciatori che a volte diventa freno e impedisce quella libertà, quella capacità di profezia. Certo questo è uno dei nodi». Insomma, finalmente una causa che mette d’accordo tutto il mondo. Dal governo di Pechino ai preti di frontiera, dai terroristi di al Qaeda alla massoneria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rodolfo Casadei &#8211; <em>L’articolo è tratto dal numero di </em>Tempi<em> in edicola &#8211; <a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=98289" target="_blank">IlSussidiario.net</a><br />
</em></strong></p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"> </span></span></span></span></p>
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		<title>Steccati o speranza</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 18:04:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da un po’ di tempo l’aria si sta facendo poco respirabile: sembra che in tanti – troppi – vogliano insegnare agli altri come si fa a vivere, e sono quegli stessi che accusano la Chiesa e il Papa di ingerenza nei loro progetti e nella società intera.
Assistiamo poi ai più acrobatici voltagabbana (basti come esempio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/corti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2248" title="corti" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/corti-300x65.jpg" alt="corti" width="300" height="65" /></a>Da un po’ di tempo l’aria si sta facendo poco respirabile: sembra che in tanti – troppi – vogliano insegnare agli altri come si fa a vivere, e sono quegli stessi che accusano la Chiesa e il Papa di ingerenza nei loro progetti e nella società intera.</p>
<p>Assistiamo poi ai più acrobatici voltagabbana (basti come esempio rileggere queste parole di Di Pietro, in un libro di Educazione civica [<em>Educazione civica con elementi di diritto ed economia, pp. 297-298</em>]<em> </em>del 1996, per rendersene conto: «In questo clima di asfissiante ricerca dello scoop, della notizia clamorosa da sbattere in prima pagina, ogni indiscrezione, vera o presunta, circa le attività dei magistrati è da anni strumento di lotta politica, di esaltazione o di affossamento di singoli o partiti. Per questa ragione le intercettazioni telefoniche riguardanti numerosi cittadini italiani, che per una ragione o per l’altra erano considerati personaggi di attualità, sono state a più riprese utilizzate dalla stampa e consegnate agli occhi di tutti con lo scopo immediato di ‘informare’ ma anche con un intento, spesso non celato, di delegittimare i propri avversari […] In questo modo milioni di persone hanno potuto conoscere le conversazioni private di privati cittadini che nulla avevano a che vedere con le indagini in corso e che comunque si prestano ad equivoci o interpretazioni dettate dalla evidente differenza che esiste tra scritto e parlato, specie telefonico. Ma il problema di cui ci occupiamo ci pare sia solo una conseguenza di un’altra questione ben più grave. A quale scopo le conversazioni telefoniche intercettate devono diventare di dominio, tutte indistintamente? E’ giusta una legislazione che consente a chiunque di accedere a notizie circa la vita privata del cittadino? Infatti, se la costituzione prevede, in determinati casi, che sia violata la libertà e la segretezza delle comunicazioni, è anche vero che concede questa facoltà solo a pubblici funzionari per fini d’indagine, non certo poter mettere in piazza i discorsi privati dei cittadini»).<br />
In più, come sintomo del malessere in cui stiamo vivendo, una terribile assenza di rispetto per chi la pensa diversamente, come se la diversità di pensiero o di posizione consentisse l’impunità rispetto alla menzogna e all’offesa, unite a grossolanità becera e irriverente. (Basterebbe un giro nei vari siti in cui si indicano le posizioni della Chiesa sui temi <em>caldi</em>: <a href="http://www.uaar.it/news/2010/06/17/grosseto-scienza-e-vita-contro-manifesto-su-libro-gay/" target="_blank"><strong>a volte sono portato a dubitare della intelligenza stessa di chi scrive, tanta è l’ignoranza, la saccenza e la superficialità dei luoghi comuni riportati</strong></a>).</p>
<p>Ci vuole un sussulto di umanità, una ripresa del lavoro in nome della verità, una capacità di ascolto e dialogo che sembrano oramai lontane anni luce.<br />
E questo è e sarà sempre più possibile solo se chi ha ricevuto il dono della fede, e chi, da laico non laicista (e qui penso al grande amico Fabio Cavallari e ai tanti amici che, come lui, credono nella «sacralità» della vita), riprenderà a guardare in faccia all’altro, diverso o meno che sia, col desiderio di trovare ciò che rende sempre umana la vita e la sua avventura.<br />
Di steccati siamo stanchi, di schematismi pure. Di intolleranza (quella dei cosiddetti «tolleranti») non ne possiamo più.</p>
<p>Ci vuole aria nuova, anche se viene da un nobile passato.<br />
A questo riguardo facciamo nostro l’invito a <a title="Il Nobel a Eugenio Corti" href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&amp;id_n=18616"><strong>conferire il Premio Nobel</strong></a> a <a title="Eugenio Corti" href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=112&amp;id_n=8173"><strong>Eugenio Corti</strong></a>, che nel suo lunghissimo lavoro letterario ha sempre testimoniato che la verità (quella con la v minuscola e quella con la V maiuscola) rende gli uomini capaci di rapporto e di rispetto (e lo posso dire per quella amicizia con lui di cui mi onoro e che mi ha fatto testimone di tante sue prese di posizione). Abbiamo bisogno di esempi che ci mostrino che – qui e ora – l’ultima parola sulla vita può solo essere quella che testimonia il bene come possibilità per tutti, rinunciando alla calunnia e alla superficialità.</p>
<p>E guardiamo anche al lavoro di tanti nostri collaboratori del sito che non rinunciano a dire ciò che è più umano, ancorché poco <em>politically correct</em>: le <em>battaglie</em> di <a href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&amp;id_n=18572"><strong>Gianfranco Amato</strong></a> sul sito ne sono un esempio eloquente (e le sciocche e banali accuse che ne ha ricavato, pure…).</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=3&amp;id_n=18615">CulturaCattolica.it </a>- di Don Gabriele Mangiarotti</p>
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		<title>Le prove del XXI secolo</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 17:57:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[benedetto xvi]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli attacchi alla Chiesa sfidano la libertà dei cristiani
Nell&#8217;omelia pronunciata nella Messa per la solennità dei SS. Pietro e Paolo Benedetto XVI ha detto: “&#8230; In effetti, se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che – come aveva preannunciato il Signore Gesù (cfr Mt 10,16-33) – non sono mai mancate per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/non-prevalebunt.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2244" title="non prevalebunt" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/non-prevalebunt-300x157.jpg" alt="non prevalebunt" width="300" height="157" /></a>Gli attacchi alla Chiesa sfidano la libertà dei cristiani</strong><br />
<a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2010/documents/hf_ben-xvi_hom_20100629_pallio_it.html">Nell&#8217;omelia pronunciata nella Messa per la solennità dei SS. Pietro e Paolo</a> Benedetto XVI ha detto: “&#8230; <em>In effetti, se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che – come aveva preannunciato il Signore Gesù (cfr Mt 10,16-33) – non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni</em> &#8230;”</p>
<p>Non l&#8217;avremmo pensato possibile, ma anche nel tollerante e pacifico Occidente del XXI secolo la Chiesa é perseguitata; stiamo rivedendo, e non lo credevamo possibile, lo stravolgimento del diritto o, forse meglio, la sua deformazione, ad uso di forze che vogliono escludere la Chiesa dalla vita pubblica, mentre smantellano la civiltà da essa creata nei secoli. Usano gli stessi mezzi che abbiamo visto con orrore usati da nazisti e comunisti, e pensavamo non fossero possibili nelle società che si definiscono libere e democratiche.</p>
<p>E&#8217; emerso clamorosamente nel <a href="http://www.avvenire.it/Commenti/VATICANO_201006260634402430000.htm">sequestro dei vescovi belgi da parte della magistratura</a>, e nella sacrilega violazione delle tombe di vescovi morti, ma compare in tante altre vicende ugualmente gridate dai mezzi di disinformazione, vedi le accuse al card. Sepe o a don Gelmini, o non sbandierate ma ugualmente destinate a erodere ingannevolmente l&#8217;affetto che ancora gli Italiani hanno per la Chiesa.<br />
Ed é una tendenza a livello mondiale, per lo meno nella <em>società del politicamente corretto</em>, <a href="http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=29130&amp;Itemid=28">come denuncia Massimo Introvigne</a>.</p>
<p>L&#8217;uso strumentale delle indagini giudiziarie va contrastato con ogni mezzo, ma il popolo cristiano, provvidenzialmente, ha uno strumento ben più efficace per soddisfare la sua sete di giustizia, e lo ricorda ancora il Papa, nella stessa omelia: “.. <em>Ma la parola di Cristo è chiara: “<strong>Non praevalebunt – non prevarranno</strong>” (Mt 16,18). L’unità della Chiesa è radicata nella sua unione con Cristo, e la causa della piena unità dei cristiani – sempre da ricercare e da rinnovare, di generazione in generazione – è pure sostenuta dalla sua preghiera e dalla sua promessa. Nella lotta contro lo spirito del male, Dio ci ha donato in Gesù l’“Avvocato” difensore, e, dopo la sua Pasqua, “un altro Paraclito” (cfr Gv 14,16), lo Spirito Santo, che rimane con noi per sempre e conduce la Chiesa verso la pienezza della verità (cfr Gv 14,16; 16,13), che è anche la pienezza della carità e dell’unità</em> &#8230;”</p>
<p>Per altro l&#8217;amico <strong>Antonio Socci</strong> ci ricorda <a href="http://www.antoniosocci.com/2010/06/attaccano-il-papa-perche-segue-gesu/">un altro forte richiamo del Papa</a>: <strong>le persecuzioni sono una grazia, perche&#8217; costringono la Chiesa a verificare la sua adesione alla fonte da cui deriva la sua vita: Gesù Cristo</strong>. Un altro passo dell&#8217;omelia del 29 giugno dice: “.. <em>Queste, però, malgrado le sofferenze che provocano, non costituiscono il pericolo più grave per la Chiesa. Il danno maggiore, infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità, intaccando l’integrità del Corpo mistico, indebolendo la sua capacità di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza del suo volto</em> ..”</p>
<p>E&#8217; <strong>un forte richiamo per tutti i cattolici, a prendere sul serio e senza sconti la propria adesione a Gesù Cristo e all&#8217;insegnamento del Papa</strong>: la lotta per la giustizia riguarda tutti noi, ci richiede, innanzi tutto di essere seri con la fede che professiamo.</p>
<p><a href="http://keass.splinder.com/"><strong>Keass</strong></a> socio di  <a href="http://www.samizdatonline.it/"><strong>SamizdatOnLine</strong></a></p>
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