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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; Articoli</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>La fortezza della solitudine</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 18:19:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Che umiliazione, seguire un bambino. Quanto ci secca, quanto ci brucia. Con tutta la nostra intelligenza, tutta la nostra cultura, le analisi minuziose, i progetti precisi. Non riusciamo a capire come possa accadere, qualcosa che non abbiamo previsto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/12/Fortress-of-Solitude.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2942" title="Fortress-of-Solitude" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/12/Fortress-of-Solitude-300x100.jpg" alt="Fortress-of-Solitude" width="300" height="100" /></a>Che umiliazione, seguire un bambino. Quanto ci secca, quanto ci brucia. Con tutta la nostra intelligenza, tutta la nostra cultura, le analisi minuziose, i progetti precisi. Non riusciamo a capire come possa accadere, qualcosa che non abbiamo previsto.</p>
<p>Eppure è la nostra sola salvezza. La sola speranza di uscire dalla fortezza che ci siamo costruiti per difenderci da quegli orrori lì fuori. Un bambino che arrivi, ci prenda per mano, spalanchi quei cancelli e ci faccia vedere che fuori non c’è niente di cui avere paura.</p>
<p>Possiamo anche rifiutarci. Possiamo costruire torri di parole e fossati colmi di odio, recriminazione e sospetto.  Superuomini nella nostra fortezza della solitudine, una landa fredda e desolata in cui niente può crescere, mai.</p>
<p>Seguire un bambino, quel bambino, sciogliersi in pianto, e poi ridere di gioia. Abbandonare la fortezza. Essere di nuovo vivi.</p>
<p>Buon Natale.</p>
<p><strong>Tratto dal blog di <a href="http://berlicche.wordpress.com/2011/12/23/la-fortezza-della-solitudine/" target="_blank">Berlicche</a></strong></p>
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		<title>Gli opposti</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 18:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[havel]]></category>

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		<description><![CDATA[Non credo di essere stato il solo a notare la curiosa coincidenza di due morti a loro modo opposte.
A distanza di poche ore hanno cessato di vivere due persone che sarebbe difficile immaginare più diverse per temperamento e storia personale: Vaclav Havel, ex dissidente cecoslovacco, scrittore, filosofo, cattolico, imprigionato più volte dal regime comunista, eletto poi presidente del suo paese; e Kim Jong-il, “amato leader” comunista del popolo nordcoreano, che per tutta la vita non ha fatto altro che regnare su uno dei regimi più chiusi e feroci del pianeta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/12/5879086.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2951" title="5879086" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/12/5879086-300x225.jpg" alt="5879086" width="300" height="225" /></a>La tragedia dell’uomo moderno non è che conosce meno e meno del significato della sua vita, ma che gli importa meno e meno.</strong></p>
<p><strong></strong>(Vaclav Havel)</p>
<p>Non credo di essere stato il solo a notare la curiosa coincidenza di due morti a loro modo opposte.</p>
<p>A distanza di poche ore hanno cessato di vivere due persone che sarebbe difficile immaginare più diverse per temperamento e storia personale: Vaclav Havel, ex dissidente cecoslovacco, scrittore, filosofo, cattolico, imprigionato più volte dal regime comunista, eletto poi presidente del suo paese; e Kim Jong-il, “amato leader” comunista del popolo nordcoreano, che per tutta la vita non ha fatto altro che regnare su uno dei regimi più chiusi e feroci del pianeta.</p>
<p>Il Nord Corea è un paese che coincide con l’universo burocratico ed oppressivo che Havel descrive nel suo più famoso libro, “Il potere dei senza potere”. Un regime “ossessionato dal bisogno di legare ogni cosa con un regolamento. La vita in esso è percorsa da una rete di ordinanze, avvisi, direttive, norme disposizioni e regolamenti. (…) L’uomo è solo l’insignificante ingranaggio di un meccanismo gigantesco; il suo valore è limitato alla funzione che in esso svolge…. Tutto deve essere il più possibile delimitato, codificato e controllato.“.</p>
<p>Ma “non appena l’uomo comincia a considerare se stesso la sorgente del più alto significato nel mondo e la sorgente di ogni cosa, il mondo comincia a perdere la sua dimensione umana, e l’uomo a perdere il controllo di esso“.</p>
<p>Quando l’uomo non concepisce niente al di sopra di sè, allora sopra di sè si trova altri uomini. Si trova il potere, cioè uomini forti, che possono imporre il loro volere. E qual è il modo di imporlo? Tramite leggi e regolamenti che eliminino tutto ciò che può minacciare l’ordine da loro immaginato. Le persone si trovano così a vivere dentro una menzogna: perché quando ti è imposta la visione di altri, la realtà di altri, puoi adeguarti solo mentendo.</p>
<p>A meno di scegliere l’altra possibilità: vivere senza menzogna.</p>
<p>Colui che si oppone, che rifiuta la menzogna del potere, che afferma la realtà, può essere senza potere ma ha il potere enorme della verità. Potrà essere punito, emarginato, imprigionato, forse ucciso, ma avrà la libertà perché è la verità a rendere liberi.</p>
<p>E’ questo che sgretola la morsa sull’uomo, è questo che nessuno ha il potere di impedire. Perché nessuno può niente contro il cuore dell’uomo. “La vita non può essere distrutta per sempre, nè la storia fermata del tutto“.</p>
<p>Havel fu imprigionato perché scrisse di questo. Poi il regime di menzogna si dissolse. Quando venne eletto Presidente temetti per lui, ma ci dimostrò, dimostrò a tutti, cosa vuol dire avere un potere che nasce dall’autorità, dalla coscienza, dalla verità e non dalla menzogna.</p>
<p>Havel è vissuto da uomo libero perché non confidava nell’uomo. Kim Jong-il è vissuto da prigioniero di se stesso, perché la menzogna ti imprigiona sia quando la dici che quando la imponi.</p>
<p>Le lacrime che il popolo nordcoreano versa sul feretro dell’”amato leader” non so quanto debbano a quella menzogna. Di una cosa invece sono certo: quelle del popolo cecoslovacco sono tutte sincere.</p>
<p><strong>Tratto dal blog di <a href="http://berlicche.wordpress.com/2011/12/20/gli-opposti/" target="_blank">Berlicche</a></strong></p>
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		<title>Il monastero del mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 18:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono mesi d’angoscia. Certamente non solo per me: la crisi economica, una mancanza di prospettive, persone che perdono il lavoro, imprese che chiudono, altre che avrebbero di che lavorare, se banche e creditori non le soffocassero. I genitori davanti alla scuola, gli amici, le persone incontrate per caso: vedo tutti spaesati. E ora?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/12/cella.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2947" title="cella" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/12/cella.jpg" alt="cella" width="188" height="267" /></a>Sono mesi d’angoscia. Certamente non solo per me: la crisi economica, una mancanza di prospettive, persone che perdono il lavoro, imprese che chiudono, altre che avrebbero di che lavorare, se banche e creditori non le soffocassero. I genitori davanti alla scuola, gli amici, le persone incontrate per caso: vedo tutti spaesati. E ora?</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Un governo non eletto. Non ho mai scritto una sola parola sul blog pro o contro Berlusconi, quando questo sembrava l’argomento obbligato. Ma ora devo dire semplicemente questo: un governo non eletto, guidato da un uomo non eletto. Ora, ognuno può farsi le sue idee sulla situazione politica italiana ed europea, ma che ogni mossa negli ultimi mesi sia stata fatta con la pistola puntata alle tempie, mi sembra fuor di dubbio.</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Le famiglie sono allo sfascio, si rompono al primo urto, la scuola è allo sfascio, cade a pezzi non solo metaforicamente, molto spesso anche fisicamente. La popolazione invecchia senza ricambio, i figli sono un impegno (fisico, mentale, economico) che le famiglie si trovano a centellinare. La parola che viene in mente è: entropia. Tutto rallenta, si esaurisce, si raffredda e infine muore.</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">La cultura, la civiltà di cui facevamo parte, ha interrotto la sua catena di trasmissione: rimangono ancora tracce qua e là, ma sempre più sotto assedio, sempre più insignificanti e ignorate. Avevamo il pensiero razionale di origine greca, ma l’uso della ragione  per comprendere il mondo è sospeso: basta l’istinto, l’opinione, ognuno la vede come vuole, ognuno per sé, mondi impermeabili e indifferenti, per i quali non vale più nemmeno il vecchio adagio relativista “la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri”. Macché, ogni libertà finisce dove si esaurisce la forza di imporla.</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Avevamo il diritto romano, ma abbiamo alienato le facoltà decisionali dai popoli ai burocrati, dalla legislazione che difende i valori condivisi e il bene comune siamo passati alla legislazione dei desideri individuali e dell’irrilevanza collettiva. Ogni desiderio è legge, e se non lo è ancora oggi, lo diventerà. Mentre noi coltiviamo quest’ultima crapula da fine impero (contraccezione, aborto, droga, omosessualità, eutanasia: guardateli bene in fila i nomi delle nostre nuove libertà) non ci accorgiamo che queste stesse “libertà” sono un veleno che ci sta uccidendo. La libertà virile del cittadino romano, di fare il proprio dovere, servire lo stato e la famiglia, la libertà di chi vive per cose grandi, invece, è sempre più ostacolata. Non impossibile, ci rimane sempre la via del martirio, ma certo non facilitata.</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Avevamo la tradizione giudaico-cristiana: un uomo non è un atomo di materia governato dal caso, ma una persona, un’entità materiale/spirituale, dotata per sua natura di strutture e regole interne. Avevamo il diritto naturale, chessò, almeno il rispetto per la vita, la proprietà, la famiglia. Per chi ci credeva, gli obblighi verso Dio. Ora siamo grumi di materia aggregati dal caso e riaggregabili a piacimento (voglio essere uomo, voglio essere donna, non voglio essere madre, voglio essere padre senza che ci sia una madre, voglio…).</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Avevamo infine alcuni secoli di cultura, una tradizione letteraria, artistica, scientifica… il meglio che si poteva produrre. A un certo punto questa tradizione non ci è sembrata più un tesoro prezioso da trasmettere prima di tutto alle generazioni future, poi a chiunque volesse avvicinarla, ci è sembrata ingombrante, un gesto di presunzione, una situazione di vantaggio che andava annullata: in pochi decenni abbiamo fatto tabula rasa. Ora, che non rimane quasi più nulla, siamo diventati i paladini del multiculturalismo: difendiamo tutte le culture che troviamo, basta che non sia la nostra. Vegliamo sui diritti di tutti: musulmani, animisti, indù, buddhisti… Basta cancellare ancora un presepe, togliere ancora un crocifisso, ci stiamo facendo più in là, pazienza!, ancora un pochino e non ci saremo più. Stiamo lavorando perché le prossime generazioni non sappiano leggere le nostre opere letterarie e filosofiche, perché non conoscano nulla della nostra religione, perché scambino il pensiero tecnico, di cui sono stati sempre capaci  -chi più e chi meno – tutti i popoli della terra, con quello scientifico il quale, se permettete, era possibile solo in un certo humus culturale. Ancora un attimo, e non ci saremo più.</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">In questa angoscia, sempre più tangibile, rimane una speranza, però: ripensare alle origini della civiltà che vediamo languire, ricordarne gli inizi, le persecuzioni, i martiri, i monaci.</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Dom Gérard Calvet scriveva: “I monaci hanno fatto l’Europa, ma non l’hanno fatta di proposito…”.</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">“Il loro obiettivo era: <em>quaerere Deum, </em>cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa”. (Benedetto XVI, Discorso pronunciato all’incontro con il mondo della cultura al Collège des Bernardins, tenutosi a Parigi venerdì 12 settembre 2008).</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Ecco, ogni volta che mi sporgo di più verso il mondo, ogni istante in cui mi lascio trascinare dalle mille cose da fare, persone da contattare, messaggi da mandare, ora anche tramite le nuove tecnologie, i social network, ecc… mi viene in mente questo <em>quaerere Deum</em>. E torna la voglia di ritirarmi nel mio monastero privato, fatto di cose da fare, preghiere da dire, parole importanti da leggere e meditare, persone a cui parlare con calma. In questo momento, in cui faccio così fatica a credere negli uomini, so che posso fidarmi di Dio. Dal monastero del mondo, voglio curarmi di un’opera sola, giocare tutto su un solo piatto: <em>quaerere Deum.</em>Il resto, si sa, è dato in sovrabbondanza.</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>Tratto dal blog <a href="http://perfectioconversationis.wordpress.com/2011/12/15/il-monastero-del-mondo/" target="_blank">Perfectio Conversationis</a></strong></p>
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		<title>Benetton</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 12:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Complimenti ai Benetton per la faccia tosta, anzi l&#8217;ipocrisia. Come già saprete, ieri è scoppiato la polemica sulla nuova campagna pubblicitaria della colorata ditta trevigiana, che ha voluto rinverdire i fasti delle campagne di Oliviero Toscani. Così, all&#8217;improvviso, sul ponte di Castel Sant&#8217;Angelo, è stato srotolato una gigantografia-fotomontaggio dove appaiono Benedetto XVI e l&#8217;imam di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Complimenti ai Benetton per la faccia tosta, anzi l&#8217;ipocrisia. Come già saprete, ieri è scoppiato la polemica sulla nuova campagna pubblicitaria della colorata ditta trevigiana, che ha voluto rinverdire i fasti delle campagne di Oliviero Toscani. Così, all&#8217;improvviso, sul ponte di Castel Sant&#8217;Angelo, è stato srotolato una gigantografia-fotomontaggio dove appaiono Benedetto XVI e l&#8217;imam di Al Ahzar, Ahmed al-Tayyeb che si baciano in bocca.</p>
<p>L&#8217;insulsa campagna pubblicitaria, che ha soltanto lo scopo di provocare, prevede altri baci (tra Obama e il presidente cinese, tra la Merkel e Sarkozy) ed è ispirata dalla famosa foto del bacio tra Leonid Breznev, allora presidente dell&#8217;Urss ed Erich Honecker, presidente della Germania orientale. L&#8217;autore del fotomontaggio, tra l&#8217;altro, ha voluto rendere più «passionale» proprio il bacio tra i due leader religiosi rispetto agli altri tra leader politici.</p>
<p>La presentazione in anteprima della nuova campagna Benetton è avvenita a Parigi, dove Gilberto Benetton ha ricevuto la Legion d&#8217;onore, la massima onorificenza concessa dallo stato francese, direttamente dalle mani del presidente Sarkozy, nel corso di una cerimonia all&#8217;Eliseo. «L&#8217;obiettivo della campagna è contrastare la cultura dell&#8217;odio, promuovendo la vicinanza tra popoli, fedi, culture e la pacifica comprensione delle ragioni altrui – ha spiegato Alessandro Benetton, vice presidente esecutivo di Benetton Group – . Gli odi non cessano mai grazie all&#8217;odio, cessano grazie al non odio». Questa campagna, ha concluso Benetton, «è uno stato d&#8217;animo di riconciliazione, ma non è buonista: l&#8217;amore sarebbe utopistico, il non odio invece è qualcosa che possiamo fare».</p>
<p>Com&#8217;era prevedibile, l&#8217;uso e l&#8217;abuso dell&#8217;immagine del Papa e dell&#8217;imam egiziano srotolata a pochi passi da piazza San Pietro hanno provocato indignazione e la giusta risposta della Santa Sede. Padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, ha espresso «una decisa protesta per un uso del tutto inaccettabile dell&#8217;immagine del Papa, manipolata e strumentalizzata nel quadro di una campagna pubblicitaria con finalità commerciale». «Si tratta &#8211; ha aggiunto &#8211; di una grave mancanza di rispetto per il Papa, di un&#8217;offesa dei sentimenti dei fedeli, di una dimostrazione evidente di come nell&#8217;ambito della pubblicità si possano violare le regole elementari del rispetto delle persone per attirare attenzione».</p>
<p>L&#8217;aspetto più surreale e a tratti ridicolo di questa triste vicenda è rappresentato dalla (falsissima) risposta del gruppo Benetton, che alla reazione vaticana ha risposto: «Ribadiamo che il senso di questa campagna è esclusivamente combattere la cultura dell&#8217;odio in ogni sua forma. Siamo perciò dispiaciuti che l&#8217;utilizzo dell&#8217;immagine del Papa e dell&#8217;Imam abbia così urtato la sensibilità dei fedeli. A conferma del nostro sentimento abbiamo deciso con effetto immediato di ritirare questa immagine da ogni pubblicazione».</p>
<p>Poverini, sono dispiaciuti. Poverini, non ci avevano pensato. Poverini, non l&#8217;avevano fatto apposta. Poverini, in quel di Treviso, così intenti a promuovere le loro magliette multicolori avevano perso di vista chi è il Papa. Poverini, non immaginavano che per un fedele cattolico, come pure per un fedele musulmano, ma anche più semplicemente per una persona di buon senso, quel fotomontaggio avrebbe offeso, ferito, indignato. Poverini, i Benetton, non ci arrivano. Loro non volevano provocare: noooooo…. Non sia mai! Volevano solo dire che non ci vuole l&#8217;odio! Così «con effetto immediato», non appena hanno ottenuto la visibilità mondiale che cercavano, hanno &#8211; bontà loro, che sensibilità! &#8211; ritirato la foto di Papa Ratzinger e dell&#8217;imam del Cairo. Questo sì è un esempio di responsabilità e di comprensione delle ragioni dell&#8217;altro: che sia già un primo effetto positivo del nuovo governo Monti?</p>
<p>Spero vivamente che il Vaticano questa volta proceda nell&#8217;intentare una causa contro il gruppo Benetton, invece di lasciar perdere. Magari annunciando già a quale progetto benefico saranno destinati i soldi del risarcimento. E ai fratelli Benetton, esempio di italica perspicacia, di quell&#8217;Italia che lavora non solo per far soldi, che ci vuole aiutare ad essere anche tutti più buoni, così attenti alle sensibilità di ciascuno, mi permetto un suggerimento: andate di persona &#8211; magari con la Legion d&#8217;onore di monsieur Sarkozy appuntata sul petto &#8211; a srotolare quella gigantografia davanti alla sede di Al Azhar, al Cairo. Vediamo se l&#8217;apprezzato gesto sortirà l&#8217;effetto sperato di combattere la cultura dell&#8217;odio.</p>
<p>P.S. Dopo la pubblicazione di questo articolo, la Segreteria di Stato Vaticana ha emesso questo comunicato: &#8220;La Segreteria di Stato ha incaricato i propri legali di intraprendere, in Italia e all&#8217;estero, le opportune azioni al fine di impedire la circolazione, anche attraverso i mass media, del fotomontaggio, realizzato nell&#8217;ambito della campagna pubblicitaria Benetton, nel quale appare l&#8217;immagine del Santo Padre con modalità, tipicamente commerciali, ritenute lesive non soltanto della dignità del Papa e della Chiesa Cattolica, ma anche della sensibilità dei credenti&#8221;.</p>
<p>Fonte: La Bussola Quotidiana, 17/11/2011</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2029">BASTABUGIE n.220</a></p>
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		<title>La certezza che non delude</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Aug 2011 12:46:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Nella confusione dei nostri giorni, cosa tiene? «Ho ricevuto la vita per dare la vita»: stralci dalla lezione del filosofo francese Fabrice Hadjadj
Stralci dall&#8217;intervento &#8220;L’inevitabile certezza: riflessione sulla modernità&#8221;, Meeting di Rimini, 25 agosto 2011
C’è una parola che si trova al cuore del Meeting di quest’anno e che si  ritrova anche nel titolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/08/hadjadj.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2929" title="hadjadj" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/08/hadjadj.jpg" alt="hadjadj" width="270" height="180" /></a> <strong>Nella confusione dei nostri giorni, cosa tiene? «Ho ricevuto la vita per dare la vita»: stralci dalla lezione del filosofo francese Fabrice Hadjadj</strong></p>
<p><strong>Stralci dall&#8217;intervento &#8220;L’inevitabile certezza: riflessione sulla modernità&#8221;, Meeting di Rimini, 25 agosto 2011</strong></p>
<p>C’è una parola che si trova al cuore del Meeting di quest’anno e che si  ritrova anche nel titolo che è stato dato alla mia conferenza. È in sé  stessa una parola forte, decisa, senza esitazione. Come se non bastasse,  la si accompagna con alcuni aggettivi che la rendono ancora più  implacabile: “immensa”, “inevitabile”. Avete capito che sto parlando  della parola “certezza”.<br />
Una parola che può fare paura. Una parola  che non è alla moda. E dunque rincarare la dose e parlare di “immensa  certezza” o di “inevitabile certezza” vuol dire inimicarsi per sempre  tutti gli adepti del dubbio, del relativismo, dei sondaggi di opinione.  Costoro non hanno del tutto torto: da una parte, siamo nell’epoca delle  incertezze, ora più che mai ignoriamo di che cosa sarà fatto l’avvenire,  non siamo neanche sicuri che un avvenire ci sarà; d’altra parte, le  certezze ideologiche del XX secolo ci hanno mostrato la loro essenza  totalitaria, hanno distrutto la libertà ed organizzato la distruzione  dei popoli. [...]<br />
Senza dubbio conviene riferire la certezza ad una  fermezza, una solidità, ma questa solidità non è quella della nostra  pietrificazione, è quella del nostro cammino. È la solidità del suolo  che permette di avanzare. Ciò che invece impedisce la marcia, ciò che  soffoca la vita, non è la certezza, ma il dubbio. [...] Da questo punto  di vista, è normale passare per l’incertezza. Ma l’incertezza non è una  finalità perché l’incertezza è la vera pietrificazione. Un uomo incerto  della solidità di un ponte non si azzarderà ad attraversarlo. Segnerà il  passo. Così gli scettici in teoria, sono sempre conformisti nella  pratica. Criticano tutto, ma, siccome non c’è per essi alcuna certezza  che permetta di liberare l’esistenza, non cambiano niente. [...]<br />
La modernità si era messa sotto il segno dell’umanesimo. Il suo nome non lo indica direttamente. <em>Modernus</em>,  in latino, significa “recente”. È l’aspetto negativo della modernità:  quello della rottura con gli Antichi, con la tradizione di un tempo. Il  problema è che riducendosi al culto del recente, la modernità non può  che mutilare sé stessa ed essere ricondotta soltanto a moda. La moda è  sempre novità caduca. [...]<br />
Dopo la distruzione della certezza  moderna, nel mezzo dell’incertezza postmoderna, legata alla coscienza  della scomparsa probabile, imminente, della specie umana, quale immensa  certezza ci rimane? Oramai, se la nostra fede si fonda solamente su  un’ideologia o un reclutamento, non può più tenere. Don Giussani l’aveva  compreso molto bene. E per questo esigeva che ciascuno ripartisse dalla  propria esperienza più concreta, e per questo reclamava che ciascuno  pensasse a partire dal semplice fatto dell’esistenza. Ed eccola  l’immensa certezza: c’è qualche cosa e non niente; io sono qui, tu sei  qui, e abbiamo sotto i nostri occhi queste cose semplici, ma misteriose  per il solo fatto che sono qui, giusto davanti a noi, questo tavolo,  questo bicchiere, queste luci elettriche e soprattutto, all’esterno, la  luce del giorno&#8230; [...]<br />
Questa è dunque l’immensa ed inevitabile  certezza dell’esistenza: ho ricevuto la vita per dare la vita, e questo  dono esige una speranza che vada oltre questo mondo ed attraversi la sua  oscurità. Perché questa oscurità, mi chiederete? Se potessi rispondervi  chiaramente, questa oscurità non sarebbe più tale. Ciò che posso  tuttavia intuire è che questa oscurità non è soltanto una privazione di  luce, ma è anche la possibilità di partecipare all’opera della luce.<br />
Dio, nella sua generosità, non vuole solamente offrirci una strada, vuole anche che apriamo un passaggio nell’<em>impasse</em>.  Non vuole solamente che siamo rischiarati; vuole anche che facciamo noi  stessi chiarore. Non vuole solamente darci la vita; vuole anche che la  diamo là dove sembra regnare solamente la morte. Ecco perché la sua  benedizione può apparire come una maledizione. C’è bisogno di chi faccia  chiarore solo dove non c’è abbastanza luce. C’è bisogno di chi apra una  via solo dove si rischia un passo nel vuoto. [...]<br />
Se non ci fosse  questa oscurità, se per esempio tutto fosse dissodato, tracciato,  masticato in anticipo, Dio sarebbe meno generoso. Saremmo i prodotti  della sua opera e non i collaboratori alla sua opera. Ora Lui ci vuole  cooperatori. [...] Immaginate un solo istante che ciascuno possedesse la  certezza di Dio come un auricolare che lo mettesse direttamente in  comunicazione con lui: ciascuno starebbe chiuso nella sua bolla; non  avremmo più bisogno gli uni degli altri, non dovremmo più a credere  nella luce in modo da vederla apparire sui nostri volti e farla  risplendere nelle tenebre. Ma Dio vuole una certezza di cui noi siamo i  cooperatori, un suolo stabile che possiamo dispiegare fin nel vuoto  dell’avvenire, attraverso tutto il nostro essere. [...]<br />
Ecco  l’immensa certezza dell’esistenza, immensa perché è lacerante e ci  chiede di scendere tra quelli stanno nelle tenebre e nell’ombra della  morte. Ma adesso possiamo qualificare questa certezza con un altro  aggettivo: non soltanto l’aggettivo “inevitabile” e neanche soltanto  l’aggettivo “immenso”, ma un terzo aggettivo che riassume ciò che volevo  tratteggiare oggi, ed è l’aggettivo “apocalittico”. La certezza  dell’esistenza è una certezza apocalittica.</p>
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		<title>La vacanza e il destino</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 20:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appunti da alcune conversazioni con don Giussani di   giessini, universitari   e giovani lavoratori negli anni &#8216;60 e &#8216;70.
Li riproponiamo nella loro pur evidente sinteticità. Dalla nostra   storia, suggerimenti per vivere bene il presente
Il tempo della libertà
Non è un dover fare, ma un dover essere. La vacanza è il  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/giussaninatalesalvagente.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1389" title="giussaninatalesalvagente" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/giussaninatalesalvagente.jpg" alt="giussaninatalesalvagente" width="300" height="201" /></a>Appunti da alcune conversazioni con don Giussani di   giessini, universitari   e giovani lavoratori negli anni &#8216;60 e &#8216;70.<br />
Li riproponiamo nella loro pur evidente sinteticità. Dalla nostra   storia, suggerimenti per vivere bene il presente</em></p>
<p><strong>Il tempo della libertà</strong><br />
Non è un dover fare, ma un dover essere. La vacanza è il   tempo della libertà, non come liberazione dallo studio, ma perché   obbliga alla fatica e alla responsabilità della libertà e   della sincerità. È il tempo in cui viene a galla quello che   vuoi veramente.<br />
C&#8217;è in me la presenza di qualche cosa di reale come il mare e le   montagne. Io sono sempre io.<br />
Il tempo della vacanza è quello della personalità. Salvare   la permanenza di un criterio (momento di fedeltà e di continuità).<br />
Dopo un po&#8217; di tempo anche la novità cessa e provoca la noia. La   novità è la vera ricerca del nostro destino. Fare attenzione   agli altri.<br />
Adattarsi a un ambiente non vuol dire compromettersi con esso.<br />
Mali:<br />
- considerare il riposo come un dimenticare quello che è accaduto   prima<br />
- assenza di un programma<br />
- accettare di recitare una parte che mi renda più simpatico a quelli   che mi circondano<br />
- paura di rimanere soli, che nasconde spesso la paura della responsabilità   del tempo<br />
Fissare dei punti nella giornata (sapere ciò a cui si va incontro)   di cose serie, di preghiera.<br />
Saper riprendere sempre. Scrivere. Raggio estivo. Disporsi a vivere con   bontà. Discrezione con l&#8217;ambiente.<br />
Evitare certe esperienze.<br />
<em>Appunti da un Raggio, 9 giugno 1962</em></p>
<p><strong>Lavoro e riposo</strong><br />
Il lavoro esprime la vita come vita, ingombra la vita tutta quanta. Il   lavoro in senso stretto &#8211; l&#8217;andare in un determinato posto, oppure mettersi   a compiere determinate azioni di cui si deve rispondere, a cui è   legata una remunerazione che permette di vivere &#8211; occupa la vita più   che il riposo, più che il dormire. Ecco, il lavoro contende col   riposo lo spazio della vita, ed è abbastanza impressionante questo   binomio (impressionante nel senso giusto della parola), perché è   proprio l&#8217;uomo a essere diviso tra una quantità di inerzia e una   quantità di energia. Comunque, il lavoro contende col sonno il primato   nell&#8217;occupare tutte le ore della nostra vita.<br />
Noi usiamo la parola &#8220;lavoro&#8221; anche in senso più largo,   proprio come sinonimo di &#8220;vita&#8221;, cioè come espressione   di noi. E, infatti, quando andiamo via, per chi riesce a essere fedele,   a seguirci fedelmente anche in vacanza, qual è l&#8217;impressione rispetto   alle vacanze che si facevano prima? Prima erano vuote e ora, invece, si   sentono piene. O quando andiamo in gita insieme, facendola secondo il nostro   spirito, dove sta la differenza? Quando uno torna a casa la sera non finisce   tutto, non è di fronte a una cosa finita. Perché vacanze   e gite sono diverse? Perché costituiscono un lavoro. Tanto è   vero che tanti si impressionano, tanti si fermano e non ci seguono più   per questo, perché se procedessero, se seguissero, alla fine di   una giornata (gita) o alla fine di quindici giorni (vacanza) come noi li   impostiamo, il tempo sarebbe pieno, chiunque lo sentirebbe pieno, sentirebbe   che non ha perso tempo, cioè che ha lavorato.<br />
<em>Esercizi Gl, Varigotti, 2 maggio 1964</em></p>
<p><strong>Coscienza e compagnia</strong><br />
Dalla vita e dal crescere non c&#8217;è vacanza. Quindi per il periodo   particolare dell&#8217;estate sottolineiamo due punti.<br />
La nostra è eminentemente una vita, quindi non si tratta di momenti   staccati, che possono anche colpirci e impressionarci fortemente, ma che   non ci richiamano, non ci introducono, non si risolvono in una vita.<br />
Sono due le caratteristiche particolari della vita d&#8217;estate:<br />
1) la coscienza. La vacanza è il momento in cui più liberamente   e tranquillamente si può prendere coscienza. Ci accorgeremo di vivere   la nostra libertà, infatti, se avremo coscienza. Momento di libertà   è quando più facilmente si può entrare in noi stessi;<br />
2) la compagnia. Essere intransigenti nell&#8217;impostare la nostra compagnia.   Guardiamo all&#8217;espressione chiara e netta per giudicare la compagnia. E   per mantenere questo, continuiamo il riferimento con la comunità.<br />
<em>Scuola Gs, 6 giugno 1965</em></p>
<p><strong>In cammino<br />
</strong> La sequela è giocare il senso di se stessi. Allora il seguire diventa   un lavoro, perché colui che tu segui, ciò che segui, non   ti mette davanti il significato di te, perché questo lo farà   Cristo venendo alla fine del mondo. Ma colui che segui, giocando, rischiando   te stesso, ti mette davanti il senso di te dentro un determinato gesto.   Perché il senso di noi stessi lo vedremo con evidenza alla fine;   ma prima della fine c&#8217;è tutta quanta la trama di gesti che si chiama   vita. Per esempio, una vacanza &#8211; non come la concepiscono tutti (tutti!)   &#8211; che diventi un cammino, un passo nel cammino verso una maturità   maggiore di sé: una coscienza maggiore dell&#8217;istante come rapporto   col destino, una coscienza maggiore del nesso tra il proprio io e gli altri   (comunione), una coscienza maggiore del nesso fra il gesto effimero, il   gesto mio e la presenza delle cose (ordine). Così uno scopre, in   quel frangente, un miglioramento di sé, scopre un senso più   grande di se stesso.<br />
<em>équipe Clu, 2 settembre 1978</em></p>
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		<title>Incontrare qualcosa che corrisponda alla nostra attesa</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 20:26:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando penso a un giovane di oggi che si sta aprendo alla vita, sono  invaso da una tenerezza infinita: come si orienterà in questa babele  piena di opportunità e di sfide in cui gli tocca vivere? Basta vedere la  televisione, o accostarsi a un’edicola o a una libreria per vedere la  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/06/acqua.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2884" title="acqua" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/06/acqua-300x199.jpg" alt="acqua" width="300" height="199" /></a>Quando penso a un giovane di oggi che si sta aprendo alla vita, sono  invaso da una tenerezza infinita: come si orienterà in questa babele  piena di opportunità e di sfide in cui gli tocca vivere? Basta vedere la  televisione, o accostarsi a un’edicola o a una libreria per vedere la  varietà di opzioni che si trova davanti. Scegliere quella giusta è  un’impresa ardua.</p>
<p>Ma se da una parte è commovente pensare a un  ragazzo che si trova davanti a una simile sfida, mi meraviglia ancor di  più il fatto che colui il quale ci ha posto nella realtà non abbia avuto  alcun ritegno nel correre un simile rischio. Fino al punto di  scandalizzare coloro che vorrebbero risparmiarlo a se stessi e agli  altri, figli, amici o alunni che fossero.<br />
Il Mistero, tuttavia, non  ci ha lanciato nell’avventura della vita senza fornirci di una bussola  con cui potessimo orientarci. Questa bussola è il cuore. Nella nostra  epoca il cuore è stato ridotto a un sentimento, a uno stato d’animo. Ma  tutti noi possiamo riconoscere nella nostra esperienza che il cuore non  si lascia ridurre, non si conforma a nessuna cosa. «L’uomo è veramente  creato per ciò che è grande, per l’infinito. Qualsiasi altra cosa è  insufficiente», dice il Papa nel suo Messaggio. E noi lo sappiamo bene.</p>
<p>Perciò,  chi prende sul serio il suo cuore, fatto per ciò che è grande, comincia  ad avere un criterio per comprendere se stesso e la vita, per giudicare  la verità o la falsità di qualunque proposta che spunti all’orizzonte  della sua vita. «Vi vengono presentate continuamente proposte più  facili, ma voi stessi vi accorgete che si rivelano ingannevoli, non vi  danno serenità e gioia».</p>
<p>C’è qualcosa che sia all’altezza delle  nostre esigenze più profonde, che possa rispondere al nostro anelito,  grande come l’infinito? Molti risponderanno che una cosa simile non  esiste, vista la delusione che in tante occasioni hanno sperimentato  riponendo la loro speranza in qualcosa che era destinato a deluderli. Ma  nessuno di noi può fare a meno di sperare.</p>
<p>È irrazionale questa  aspettativa? E allora, perché speriamo? Perché è la cosa più razionale:  nessuno di noi può affermare con certezza che non esiste.<br />
Ma  scopriremo che esiste solo se avremo l’opportunità di incontrare  qualcosa che corrisponda veramente alla nostra attesa. Come i primi che  incontrarono Gesù: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!»</p>
<p>Da quando  questo fatto è entrato nella storia, nessuno che ne abbia avuto notizia  ha più potuto o potrà stare tranquillo. Tutto lo scetticismo del mondo  non potrà eliminarlo dalla faccia della terra.<br />
Resterà là,  sull’orizzonte della sua vita, come una promessa che rappresenta la più  grande sfida che abbia dovuto affrontare. «Chi mi seguirà riceverà cento  volte tanto e avrà in eredità la vita eterna». Solo chi ha il coraggio  di verificare nella vita la promessa contenuta nell’annuncio cristiano  potrà scoprire che esso è capace di rispondere alla sua attesa. Senza  questa verifica non potrà esistere una fede all’altezza della natura  razionale dell’uomo, vale a dire, capace di continuare a essere  interessante per lui.</p>
<p><strong><br />
Julian Carròn</strong></p>
<p>(da <em>Alfa y Omega</em>, 28 luglio 2011) &#8211; Tratto da <a href="http://tracce.it/default.asp?id=411&amp;id_n=23508" target="_blank">Tracce.it</a></p>
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		<title>Un terrorista anticristiano</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 20:20:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Anders Breivik]]></category>

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E’ insopportabile che, per superficialità o frettolosità, si sia  fatto passare il folle assassino norvegese per un “cristiano”. Cristiane  semmai sono le sue vittime (“non potevo nuotare, i vestiti mi  trascinavano… ho pregato, pregato, pregato” ha riferito Roset, uno  studente liceale).
In odio all’Islam peraltro ha ucciso dei cristiani.
Non si può e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>E’ insopportabile che, per superficialità o frettolosità, si sia  fatto passare il folle assassino norvegese per un “cristiano”. Cristiane  semmai sono le sue vittime (“non potevo nuotare, i vestiti mi  trascinavano… ho pregato, pregato, pregato” ha riferito Roset, uno  studente liceale).</p>
<p>In odio all’Islam peraltro ha ucciso dei cristiani.</p>
<p>Non si può e non si deve uccidere nessuno, chiunque esso sia. Questa è  la base del cristianesimo. Non ci voleva tanto a capire che l’universo  spirituale e morale di Anders Breivik è all’opposto del cristianesimo.</p>
<p>Perché mai dunque definirlo “cristiano”? Perché lui si definiva “cristiano culturale”? <strong><span style="text-decoration: underline;">Beivik  si diceva anche “massone”, essendo affiliato – a quanto pare – a una  loggia di Oslo (del resto ricava dalla letteratura esoterica i suoi  deliranti riferimenti a templari e cose simili)</span></strong>.</p>
<p>Ma i mass media non l’hanno presentato come un massone e han fatto  bene, perché sarebbe del tutto demenziale stabilire qualsiasi rapporto  fra la foto vestito da massone e le sue gesta assassine. Non c’entra  niente la massoneria, come non c’entra la Chiesa. Ne siamo tutti  vittime.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Nel suo delirante  testo infatti ha inveito minacciosamente contro Benedetto XVI che –  secondo costui – “dev’essere considerato un papa codardo, incompetente,  corrotto e illegittimo”. </span></strong></p>
<p>Ci sono anche delle stranezze che incuriosiscono, riferite da Massimo  Introvigne, un vero esperto, secondo cui il folle librone di Anders  Breivik sarebbe stato <strong><span style="text-decoration: underline;">“postato su Internet il 23 luglio” da persone che appartengono a gruppi che hanno Satana fra le loro simpatie.</span></strong></p>
<p>Non che c’entrino nulla costoro con i fatti norvegesi. Ma per dire  che è tutto molto confuso, come le idee nella testa del folle. Basti  dire che pur evocando i deliri nazistoidi, nei suoi scritti si presenta –  dice Introvigne – come “sostenitore d’Israele”.</p>
<p>Sedicente sostenitore, aggiungo io (ma con quali intenzioni doppie?).  Così come sbandiera i templari medievali e il cristianesimo e poi  attacca il Papa.</p>
<p>Ce n’è abbastanza per capire che il terrorista ha assemblato  confusamente riferimenti culturali e politici contraddittori senza alcun  senso e alcuna serietà, per dare un rivestimento alle sue paranoie a  alla sua follia omicida.</p>
<p>Nella realtà esiste il mistero del Male che si agita nei meandri  della psiche e questo caso – ha scritto Claudio Magris – ricorda  piuttosto criminali alla Landru e come Jack lo squartatore “piuttosto  che gli assassini dell’Italicus o di Piazza Fontana”. Magris conclude:  “sarebbe infame usarlo per infangare l’uno o l’altro movimento  politico”.</p>
<p>Per tutto questo mi è apparso assai triste e ingiusto l’uso della  parola “cristiano” fatto con superficialità dai media. Aggiungo un caso  particolare.</p>
<p>Mi spiace che domenica scorsa, in un quadro ancora così confuso,  Michele Serra, nella sua rubrica sulla Repubblica, sia corso a ricamare  frettolosamente sull’arbitraria qualifica di “cristiano” del criminale  per dare addosso ai “fanatici di tutte le religioni”.</p>
<p>In sostanza, per Serra, “il biondo nazi-cristiano di Oslo è uguale  all’attentatore islamista che è uguale all’ultrà sionista assassino di  Rabin”. Ognuno di costoro è malato della “paranoia di chi si sente  chiamato da Dio a purificare il mondo, e vede nella morte degli altri lo  strumento di questa purificazione”.</p>
<p>Serra è un giornalista intelligente perciò è capace di accorgersi da  solo della superficialità di questo fare un fascio di fenomeni così  abissalmente diversi.</p>
<p>E spero che voglia anche rendersi lealmente conto di quanto sia  infondato e inaccettabile accreditare l’assassino norvegese come  “cristiano”.</p>
<p>Concordo ovviamente con la sua condanna di ogni “fanatismo  religioso”, ma il caso di Oslo è di tutt’altra natura. Casomai è un  fanatismo ideologico. All’antitesi dello spirito religioso.</p>
<p>Guardiamoci dalle frettolose semplificazioni. Nel ricorso agli  stereotipi e al rassicurante anatema del Nemico, identificato banalmente  nel “fanatismo religioso”, si rischia di trasformare la religione tout  court nel capro espiatorio.</p>
<p>In realtà – come si è visto – l’assassino non sta per nulla dentro i  granitici schemi ideologici che Serra si è costruito o ha ereditato dal  suo passato. Certamente non in quello dell’ “uomo religioso”.</p>
<p>Del resto le mitologie naziste sono l’esatta antitesi del  cattolicesimo. Se Serra si fosse letto “Il mito del XX secolo” di  Rosenberg – manifesto ideologico del nazismo – lo saprebbe.</p>
<p>Coinvolgere la parola “cristiano” nel massacro del norvegese sarebbe  come guardare con sospetto gli incolpevoli Stuart Mill o Kafka per il  fatto che sono stati citati o letti o apprezzati dal criminale. O dare  un qualche senso al fatto che prediligesse l’agricoltura e la campagna o  i videogiochi.</p>
<p>Mi pare evidente che la follia umana non stia dentro gli schemi delle  ideologie. E la frettolosità con cui Serra, sabato scorso, ha  comodamente sistemato i fatti norvegesi nei suoi scaffali ideologici  preconfezionati mostra che una certa intelligentsia non è interessata a  capire la complessità del mondo.</p>
<p>Né il mistero del Male. Né il mistero della natura umana. E non si  rende conto di quanto la scristianizzazione apra proprio il vaso di  pandora dei demoni.</p>
<p>Dovremmo tutti esigere da noi stessi apertura mentale, serietà,  desiderio di capire. E dovremmo liberarci dei pregiudizi (a cominciare  dal pregiudizio anticattolico) per denunciare i pregiudizi altrui.</p>
<p>C’è poi un “dettaglio” che vorrei segnalare a Serra.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">L’orrore nel  Novecento, il più terrificante della storia, è stato prodotto non dal  cristianesimo (che anzi ha subito un bagno di sangue mostruoso, con  milioni di martiri). Né da altre religioni. Ma è stato prodotto dalle  ideologie atee e totalitarie.</span></strong></p>
<p>Dunque prima di puntare il dito sulle “religioni” e in particolare  sul cristianesimo (e specialmente sul cattolicesimo) si dovrebbe sempre  ricordare cosa è accaduto.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">E ci si dovrebbe  sempre chiedere se si hanno i titoli per dare lezioni ai cristiani, se  il passato politico o ideologico da cui si viene lo consente. </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Per esempio, credo che sarebbe decente per chi è stato comunista evitarlo. Visto quello che il comunismo ha fatto ai cristiani…</span></strong></p>
<p>Del resto tuttora ci sono regimi comunisti persecutori e carnefici  dei cristiani (e di altri gruppi religiosi), vittime della bestiale  violenza dell’ideologia. E’ un olocausto silenzioso che viene  tranquillamente ignorato da media e intellettuali del pensiero unico.</p>
<p>Un ultimo dettaglio. La pulsione alla “purificazione” del mondo –  così ben descritta da Serra – è la cifra esatta delle ideologie del  novecento, a cominciare da quella marxista, che sono di ascendenza  gnostica (consiglierei di leggere Erich Voegelin, Il mito del mondo  nuovo).</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tempo fa su  “Mondoperaio” uscì un bel saggio di Luciano Pellicani proprio sui tic  verbali del comunismo e del nazismo votati alla “disinfestazione” del  mondo, alla “profilassi sociale” e alla “bonifica”.</span></strong></p>
<p>C’è pure qualche pagina agghiacciante di “Arcipelago Gulag” che  mostra appunto questo orizzonte “depuratore” del comunismo (che emerge  nelle categorie usate per la repressione dei lager: la “purga”, il  “pidocchio”, l’ “infezione”).</p>
<p>E’ un istinto gnostico-settario e millenarista, quello della violenta  “purificazione del mondo”, che il cattolicesimo non ha mai avuto (vedi  “La città di Dio” di s. Agostino).</p>
<p>Il cattolicesimo, che conosce bene la parabola della zizzania e del  grano, predica la drammatica convivenza in tutti di male e di bene e  annuncia l’amore per il nemico, il perdono, la continua possibilità di  rialzarsi e l’indomita accoglienza del peccatore.</p>
<p>Infatti il mondo intellettuale laico accusa spesso il cattolicesimo  di tacita connivenza con l’impuro, con il corrotto, con il peccatore,  mentre elogia il presunto rigorismo protestante.</p>
<p>Ma è destino della Chiesa essere sempre accusata di una cosa e del suo opposto. Anche oggi è così.</p>
<p><a href="http://www.antoniosocci.com/2011/07/un-terrorista-anticristiano/" target="_blank">Antonio Socci</a></p>
<p>Da “Libero”, 26 luglio 2011</p></div>
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		<title>Come agnelli portati al macello</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 19:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è un volto di bambina con degli orecchini e un piccolo crocifisso al collo. La fanciulla guarda qualcuno fuori campo, con espressione seria e interrogativa.

Sopra la foto si legge: “Perché mi perseguiti?”. Il sottotitolo recita: “Libertà religiosa negata. Luoghi e oppressori, testimoni e vittime”.

E’ l’eloquente copertina dell’annuale (e sempre drammatico) rapporto – per il 2010 – dell’associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”. Quest’anno è stato pubblicato in collaborazione con le edizioni Lindau.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>C’è un volto di ba<a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/07/perche-mi-perseguiti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2915" title="perche-mi-perseguiti" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/07/perche-mi-perseguiti.jpg" alt="perche-mi-perseguiti" width="183" height="274" /></a>mbina con degli orecchini e un piccolo  crocifisso al collo. La fanciulla guarda qualcuno fuori campo, con  espressione seria e interrogativa.</p>
<p>Sopra la foto si legge: “Perché mi perseguiti?”. Il sottotitolo  recita: “Libertà religiosa negata. Luoghi e oppressori, testimoni e  vittime”.</p>
<p>E’ l’eloquente copertina dell’annuale (e sempre drammatico) rapporto –  per il 2010 – dell’associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”.  Quest’anno è stato pubblicato in collaborazione con le edizioni Lindau.</p>
<p>E’ un’agghiacciante finestra spalancata su uno scenario pressoché  sconosciuto e certamente ignorato dall’opinione pubblica e dai mass  media. Ma è questo il mondo in cui viviamo.</p>
<p>Basti dire che il “Pew Forum on Religion e Public Life” di  Washington, che ha analizzato la situazione di 198 Paesi, è arrivato  alla conclusione che, sul pianeta, oggi, sono circa 5 miliardi gli  esseri umani che vedono repressa, negata o limitata la loro libertà di  coscienza e di religione.</p>
<p>Si tratta quindi del 70 per cento della popolazione mondiale (oggi quantificata in 6,8 miliardi di persone).</p>
<p>La libertà religiosa, riguardando la coscienza personale, è la più  delicata delle libertà e, fatalmente, quando è negata quella sono  compromesse anche tutte le altre.</p>
<p>Non a caso Gandhi affermava: “Potete strapparmi gli occhi e non mi  ucciderete. Ma se distruggete la mia fede in Dio, io sono morto”.</p>
<p>Si parla ovviamente della libertà di credere come della libertà di non credere. Implicano sempre la coscienza.</p>
<p>Va detto che, purtroppo, talora sono delle religioni che perseguitano altri gruppi religiosi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non tutte però sono  uguali. Ad esempio la Chiesa Cattolica non perseguita, né reprime  alcuna altra religione e anzi si batte per la libertà di tutti, compresa  quella dei propri persecutori. E’ contro le persecuzioni e  l’oppressione di chiunque. </span></strong></p>
<p>Eppure va rilevato che <strong><span style="text-decoration: underline;">il cristianesimo è anche la religione più perseguitata del pianeta: a tutte le latitudini, sotto i più diversi regimi </span></strong>(il rapporto cita, in questo caso, come fonte Amnesty International).</p>
<p>Secondo la Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea <strong><span style="text-decoration: underline;">“il 75 per cento delle morti collegate a crimini a sfondo religioso riguarda i cristiani”</span></strong>.</p>
<p>Ma qual è la geografia della repressione della libertà religiosa?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Anzitutto, anche se  spesso lo dimentichiamo, grava ancora sul mondo il retaggio del XX  secolo, il secolo delle ideologie, perché circa un miliardo e mezzo di  persone vivono sotto regimi co</span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">munisti.</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">E siccome certi  intellettuali faziosi e superficiali amano ripetere che è la religione a  produrre intolleranza, va sottolineato che nessuno nella storia ha mai  fatto l’oceano di vittime e di perseguitati delle ideologie atee del  Novecento.</span></strong></p>
<p>Oggi il caso di maggiore importanza è la Cina, il paese più popoloso  del mondo, con un miliardo e 300 milioni di abitanti, ormai avviato a  diventare la prima potenza economica mondiale e una grande potenza  politica e militare globale.</p>
<p>Lì, in quel regime che resta comunista “il diritto alla libertà  religiosa non è concesso”. Ma la repressione e le persecuzioni sono  particolarmente scatenate contro i cristiani e in particolare contro i  cattolici in comunione con il papa.</p>
<p>“Numerosi sono i cristiani arrestati, condotti nei ‘centri di  rieducazione’, torturati e condannati a morte”, si legge nel rapporto. E  “si tratta indistintamente di sacerdoti, vescovi e fedeli laici”.</p>
<p>Situazione ancora peggiore è quella della Corea del Nord, il mostruoso regime comunista imposto da Kim Il-sung.</p>
<p>In questo colossale lager a cielo aperto, dove lo Stato proclama  ufficialmente l’ateismo obbligatorio, i cattolici erano numerosi: nella  capitale Pyongyang – prima dell’avvento del comunismo – erano il 30 per  cento della popolazione.</p>
<p>Con il comunismo sono spariti tutti, vescovi compresi, ingoiati dalla  buia voragine dei lager. Le poche notizie che arrivano da là sono  agghiaccianti.</p>
<p>Nel 2009, per esempio, emerse dall’oscurità il nome di una giovane  cristiana, la trentatreenne Ri Hyon-ok, che il 16 giugno era stata  condannata a morte e giustiziata “per aver messo in circolazione delle  Bibbie”.</p>
<p>Un problema di repressione e persecuzione c’è anche nella Cuba di  Fidel Castro dove i cristiani sarebbero l’80 per cento della  popolazione, ma lo Stato è ufficialmente ateo.</p>
<p>I casi di sofferenza dei cattolici sono tanti. Per quanto riguarda  gli ultimi mesi si cercano ancora gli assassini di don Mariano Arroyo  Merino che il 13 luglio 2009, all’età di 74 anni, fu ritrovato morto: lo  hanno ammanettato, imbavagliato, accoltellato e poi bruciato.</p>
<p>C’è inoltre la situazione dei cristiani in India dove – su pressione  dei nazionalisti indù – i diversi stati “oltre ad approvare le leggi  ‘anticonversione’, perseguitano ogni manifestazione pubblica e sociale  delle altre religioni”.</p>
<p>Nello stato di Orissa nel 2007 e nel 2008 si è scatenata una “caccia  al cristiano” che ha fatto 90 morti ufficiali (perlopiù cristiani) e ha  costretto 50 mila persone a fuggire dai propri villaggi.</p>
<p>Sono state distrutte centinaia di case di cristiani e tantissime  chiese, nell’indifferenza delle forze dell’ordine (con gli aiuti  ricevuti dall’estero i cristiani hanno ricostruito non solo le proprie  case, ma anche quelle degli indù).</p>
<p>C’è poi il continente musulmano che è per i cristiani un vero e proprio calvario.</p>
<p>Il Paese che sta diventando l’inferno peggiore per loro è il Pakistan  dove – specie per la famigerata legge sulla blasfemia e le varie fatwa  lanciate dai tribunali islamici – l’attacco alle minoranze religiose, in  particolare ai cristiani, è in drammatica intensificazione (ma gli  stessi musulmani sono spesso vittime dei fondamentalisti).</p>
<p>La casistica riferita nel rapporto è terrificante. La storia di Asia  Bibi, che è la più conosciuta, è solo una delle tante (e così pure  l’uccisione di Shahbaz Bhatti).</p>
<p>La situazione più penosa è quella delle giovani ragazze cristiane che  si trovano spesso a subire ogni forma di abuso e di violenza, fino alla  morte, nell’indifferenza delle autorità.</p>
<p>E’ tristemente inutile passare in rassegna gli altri paesi islamici  se si considera che in Egitto, che dovrebbe essere il paese islamico più  evoluto e il più “occidentale”, quello che ha la più grande (il 12 per  cento della popolazione) e la più antica comunità cristiana (radicata lì  molto prima dell’arrivo dell’Islam), ebbene in Egitto, il 20 gennaio –  si legge nel rapporto – “il patriarca (cristiano copto) Shenouda III  dichiarava che sarebbe auspicabile un giudizio equo sui 1800 assassinii  di cristiani e sugli oltre 200 atti di vandalismo perpetrati contro i  loro beni, mai giudicati e ancor meno puniti”.</p>
<p>E’ inutile aggiungere altro. Ma qualche flash sulla nostra libera  Europa è necessario. Già diversi libri hanno denunciato la deriva  anticristiana di certe istituzioni europee, con episodi stupefacenti. Ma  consideriamo qui alcuni casi recenti dei due paesi che si propongono  come maestri di diritti umani.</p>
<p>“In Francia, nelle scuole” c’informa il rapporto “una legge proibisce  il velo alle ragazze musulmane, ai cristiani vieta di portare una croce  troppo visibile e ai sikh di portare il turbante”.</p>
<p>Se il velo portato davanti al volto (che non è un simbolo religioso)  poneva un problema di ordine pubblico e di dignità delle donne, si  vorrebbe sapere cosa c’entra il crocifisso.</p>
<p>In Gran Bretagna poi “una sentenza ha consentito che un’azienda  imponesse ai propri dipendenti cristiani di nascondere i simboli della  fede sul luogo di lavoro, lasciando però liberi gli appartenenti ad  altre religioni di mostrare i loro simboli”.</p>
<p>Aggiungo un episodio emblematico. In questo paese, dove la regina è  capo della Chiesa d’Inghilterra (con buona pace dei nostri intellettuali  che ritengono il protestantesimo più laico del cattolicesimo), il  cancelliere Tony Blair ha dovuto aspettare di perdere la carica prima di  formalizzare la sua conversione al cattolicesimo. Non è incredibile?</p>
<p><strong>Antonio Socci</strong></p>
<p><strong>Da “Libero”, 24 luglio 2011</strong></div>
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		<title>Si può essere “cattolici democratici” senza essere più cattolici?</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 11:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vito Mancuso è un tipo minuto dall’aria dimessa e stropicciata. E’ uno dei figli spirituali del cardinal Martini e oggi è approdato a scrivere per Repubblica.

Commentando la nomina del cardinale Scola a Milano, ha spiegato che “la questione è politica” (curioso modo di considerare la Chiesa): siccome la Curia di Milano è stata per trent’anni nell’orbita di Martini e della sua corrente, secondo Mancuso tale doveva restare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/07/scola.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2905" title="scola" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/07/scola.jpg" alt="scola" width="300" height="291" /></a>Vito Mancuso è un tipo minuto dall’aria dimessa e stropicciata. E’ uno dei figli spirituali del cardinal Martini e oggi è approdato a scrivere per Repubblica.</p>
<p>Commentando la nomina del cardinale Scola a Milano, ha spiegato che “la questione è politica” (curioso modo di considerare la Chiesa): siccome la Curia di Milano è stata per trent’anni nell’orbita di Martini e della sua corrente, secondo Mancuso tale doveva restare.</p>
<p>Invece con Scola il “cattolicesimo democratico” avrebbe subito – a suo dire – “un’umiliazione pesante” perché avrebbe perso “l’unico punto di riferimento nazionale”.</p>
<p>Benedetto XVI – afferma l’intellettuale di Repubblica – scegliendo Scola ha scelto di “contrastare frontalmente” quella linea “cattolico democratica”.</p>
<p>In pratica, se così stessero le cose, dovremmo concludere che il papa ha deciso di restituire a Milano il cattolicesimo tout court, senza aggettivi. E ci sarebbe solo da rallegrarsene.</p>
<p>Ma la chicca dell’articolo di Mancuso è un’altra, quella dove si apprende che egli è il confidente segreto dello Spirito Santo. Scrive infatti: “non so se questo sia davvero il volere dello Spirito Santo che ha sempre amato il pluralismo”.</p>
<p>Evidentemente lo Spirito Santo ha detto a Mancuso che preferiva Ravasi.</p>
<p>La singolare idea del cattolicesimo che ha Mancuso è stata bocciata duramente, mesi fa, da Civiltà Cattolica e da Vincenzo Vitale nel libro “Volti dell’ateismo”.</p>
<p>Quelle pagine mostrano che Mancuso sarà anche all’interno del “cattolicesimo democratico”, ma – visti tutti i dogmi di fede che nega – sta al di fuori del cattolicesimo.</p>
<p>Me ne dispiace molto. Ho avuto occasione di incontrare Mancuso di recente e voglio raccontare l’episodio.</p>
<p>Ho accettato l’invito al programma di Corrado Augias in onda su Rai 3 verso mezzogiorno per un’intervista sul mio libro appena uscito, “La guerra contro Gesù”.</p>
<p>Sapevo che il salotto di Augias non è affatto neutro e che il conduttore, pure lui giornalista di Repubblica, è animato da forti sentimenti anticattolici (che scatenano ricorrenti proteste su “Avvenire”).</p>
<p>Io stesso, nel mio libro, lo pizzicavo su alcune assurdità da lui scritte a proposito di cristianesimo (pure durante la trasmissione ho dovuto contestargli un’altra castroneria).</p>
<p>Dunque non mi sono stupito quando i curatori del programma mi hanno informato che in studio era stato chiamato pure Vito Mancuso.</p>
<p>Mi ha divertito che Augias avesse voluto “un rinforzo”. Sinceramente – lo dico senza protervia – la cosa non mi ha affatto impensierito.</p>
<p>Ma non era finita. Augias – per sentirsi ancora più al sicuro – ha deciso di procedere così: lui poneva una domanda, solitamente molto dura con la Chiesa, spesso una requisitoria.</p>
<p>Io ero chiamato a rispondere e Mancuso poi era invitato a replicare alla mia risposta. Cosicché avevano sempre la prima e l’ultima parola. Ha fatto sistematicamente così.</p>
<p>Così ho dovuto digerire delle assurdità che facevano veramente venire l’orticaria: sentir ripetere per l’ennesima volta, dopo il secolo dei genocidi perpetrati dalle ideologie atee, che “il monoteismo” (genericamente inteso) sarebbe fonte di intolleranza è veramente insopportabile.</p>
<p>Certo, la prassi adottata da Augias non è un esempio di conduzione seria e ‘super partes’. Ma in fondo mi aspettavo cose del genere (quando non si hanno argomenti si ricorre ai mezzucci). Però le sorprese non erano finite.</p>
<p>Ho infatti scoperto lì, direttamente in trasmissione, che – insieme al mio – il conduttore aveva deciso di parlare anche di un altro libro (di Matthew Fox, “In principio era la gioia”), pubblicato in una collana curata da Mancuso stesso. Ovviamente un libro contro la dottrina cattolica.</p>
<p>Un’altra scorrettezza perché – non essendo stato informato, come era doveroso fare – mi sono trovato a dover discutere di un testo che non conoscevo, mentre Mancuso sapeva in anticipo che si sarebbe trattato del mio libro.</p>
<p>Il volume di Fox peraltro serviva ad Augias solo ad alimentare la polemica anticattolica, perché – ho scoperto in seguito – era già stato presentato in quella trasmissione.</p>
<p>Mi sono detto: ma quanto sono insicuri dei propri argomenti se devono ricorrere a questi miseri sistemi? Perché sono così impauriti da un confronto libero e paritario?</p>
<p>Naturalmente io ho detto comunque alcune cose e – stando alla quantità di mail che ho ricevuto – credo di averlo fatto anche in maniera efficace.</p>
<p>Ma adesso devo dirvi ciò che mi ha sconcertato.</p>
<p>Il volume di Fox si scaglia contro la dottrina del peccato originale, come se questa realtà fosse stata torvamente inventata dalla Chiesa per colpevolizzare gli uomini.</p>
<p>E Mancuso ha proclamato le stesse idee nei suoi libri e in quella trasmissione.</p>
<p>Interpellato in proposito io ho osservato semplicemente che il peccato originale è un fatto così evidente, tangibile, che chiunque può constatarlo nella sua esperienza quotidiana, tanto è vero che poeti non credenti come Charles Baudelaire e Giacomo Leopardi hanno descritto benissimo questa condizione decaduta dell’uomo, desideroso di felicità, ma strutturalmente incapace di conquistarla.</p>
<p>La nostra umanità è inquinata dal dolore, dal male e dalla morte. E’ un fatto, una realtà che tutti – in ogni istante – ci troviamo amaramente a constatare.</p>
<p>Ciò dimostra – ho concluso – che non è per nulla la Chiesa ad aver “inventato” il peccato originale, ma – al contrario – è lei l’unica ad aver dato una spiegazione della nostra condizione: la sua dottrina del peccato originale infatti fornisce l’unica ragione esauriente del guazzabuglio disperante in cui l’uomo, dalla sua nascita, si trova “gettato”.</p>
<p>Non solo. La Chiesa non si limita a rivelare all’uomo le cause di questa condizione, comunque misteriosa, ma annuncia e propone Gesù, il salvatore, l’unico che questa condizione può redimere, che può capovolgere il segno mortifero dell’esistenza e cambiare radicalmente il nostro destino infelice. Donando la felicità.</p>
<p>A questo punto è intervenuto Mancuso che ha cominciato una sua requisitoria: il peccato originale – a suo dire – è stato inventato nel V secolo da S. Agostino e nel 418, al Concilio di Cartagine, la Chiesa ha reso dogma il pensiero di Agostino.</p>
<p>Incredulo per questa assurdità ho obiettato che la dottrina del peccato originale c’è già in san Paolo, cioè all’origine del cristianesimo.</p>
<p>Mancuso lo ha negato dicendo testualmente che in san Paolo vi sarebbe soltanto il parallelismo fra Adamo e Cristo. Non sapevo se mettermi a ridere o a piangere. Possibile che un semplice giornalista come me debba svelare a uno che si fa presentare come “teologo” (e addirittura “teologo cattolico”) che San Paolo ha scritto, all’incirca nell’anno 58, la fondamentale Epistola ai Romani e che nel capitolo quinto di tale Epistola si trova già espressa nel dettaglio la dottrina del peccato originale?</p>
<p>Non contento di quella topica Mancuso negava che il peccato originale fosse una condizione dell’uomo e insisteva nel dire che la Chiesa imputava agli uomini un peccato non commesso.</p>
<p>Mi è stato facile invitare Mancuso a leggere almeno il Catechismo della Chiesa Cattolica dove sta scritto a chiare lettere che il peccato originale è stato da noi “contratto”, ma non “commesso” e che è “condizione di nascita e non atto personale” (n. 76).</p>
<p>Sapevo peraltro che Mancuso nega una quantità di altri dogmi della Chiesa. E’ capace di scrivere una cosa del genere: “non c’è alcuna esigenza di credere nella sua (di Gesù, nda) risurrezione dai morti per essere salvi”.</p>
<p>Vitale, dopo un’accurata disamina di queste mancusate, conclude che egli, negando “diversi dogmi fondamentali per la fede” come “peccato originale, immacolata concezione, immortalità dell’anima, eternità dell’inferno, si colloca volontariamente non solo al di fuori della teologia, ma anche al di fuori della dottrina cattolica e della Chiesa”.</p>
<p>Io, dopo l’articolo di Mancuso su Milano, mi limito a domandarmi solo se si possa essere “cattolici democratici” senza essere cattolici. Chissà che ne pensa il cardinal Martini.</p>
<p><a href="http://www.antoniosocci.com/2011/07/si-puo-essere-cattolici-democratici-senza-essere-piu-cattolici/" target="_blank">Antonio Socci</a></p>
<p>Da “Libero”, 3 luglio 2011</p>
<p>Post scriptum:</p>
<p>Mancuso ha testualmente scritto:</p>
<p>“Oggi non c’è più nessuno così tra i vescovi delle principali diocesi italiane, ai cattolici progressisti di questo paese è stata tolta anche l’ultima possibilità di avere un punto di riferimento nella gerarchia, e non so se questo sia davvero il volere dello Spirito Santo che ha sempre amato il pluralismo visto che di Vangeli ne ha ispirati quattro, e non uno solo”.</p>
<p>Mi chiedo: esiste forse un vangelo “cattolico democratico” o “progressista”. E quale sarebbe dei quattro?</p>
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