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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; Bioetica e rispetto della vita</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>Donne, un problema di educazione. Le manifestazioni non servono</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 17:53:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La dignità della donna e il suo valore, il suo ruolo nella società,  non l’abbiamo imparato da nessuna manifestazione, contro questo o  contro quell’altro. Lo impariamo e dobbiamo impararlo da un’esperienza  di vita personale e sociale nella quale una persona nella sua identità e  quindi nella sua differenza specifica – perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/02/elisabetta.JPG"><img class="alignleft size-full wp-image-2755" title="elisabetta" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/02/elisabetta.JPG" alt="elisabetta" width="263" height="266" /></a>La dignità della donna e il suo valore, il suo ruolo nella società,  non l’abbiamo imparato da nessuna manifestazione, contro questo o  contro quell’altro. Lo impariamo e dobbiamo impararlo da un’esperienza  di vita personale e sociale nella quale una persona nella sua identità e  quindi nella sua differenza specifica – perché la donna ha una  differenza specifica nei confronti dell’uomo – possa essere  riconosciuta, attuata e vissuta.</div>
<div><strong>Io credo che la storia della società</strong> – anche quella italiana – abbia avuto ambiti e abbia avuto tempi  e  momenti nei quali la donna ha dato il suo contributo leale e reale alla  vita della famiglia e della società, anche quando possono essere state  vissute delle dialettiche intrafamiliari e sociali.</div>
<div><strong>Ora scoprire che la donna ha una dignità che è fatta anche di rispetto della sua fisicità</strong> mi sembra una cosa assolutamente ovvia. In questa mancanza di rispetto  della corporeità della donna e della dignità del suo corpo certamente,  visto che non pare si tratti in nessun caso di violenze e di stupri, si  deve quantomeno dire che c’è una grossa fetta o una certa fetta di donne  che accetta questo tipo di abuso della propria dignità. Ma dare a  questo problema un valore di carattere totalizzante sul piano della vita  sociale, sul piano nazionale e internazionale, mi sembra realmente che  si perda il senso della realtà.</div>
<div><strong>Questi fenomeni di degrado della dignità della donna</strong> che sono articolatissimi - che vanno dagli spot televisivi al modo con  cui le donne vengono in qualche modo costrette a vestirsi, muoversi  - nascono dalla perdita della coscienza della propria dignità, che non  si riacquisisce protestando ma solo con un’opera di riconoscimento di  questa dignità e un&#8217;opera di educazione. La protesta è una forma di  millenarismo: protestiamo e cambia la situazione, senza considerare poi  che tali proteste sono evidentemente strumentalizzate, dall’una o  dall’altra parte.</div>
<div>
Ancora una volta &#8211; e dobbiamo ripeterlo anche in questo caso &#8211; <strong>si tratta di un problema di educazione</strong>.  Se creiamo generazioni di donne, così come di uomini, per cui il  benessere psicologico, affettivo, sessuale ed economico è l’ideale della  vita, allora si sacrifica anche la dignità perché tutto è funzionale a  questo benessere. Il problema è dunque offrire alle giovani  generazioni un itinerario formativo che consenta loro di riconoscere  pienamente la loro identità e di attuarla adeguatamente.</div>
<div><strong>Quanto al contorno cattolico a queste manifestazioni,</strong> non è soltanto di oggi la rilevazione che esistano zone di confusione  di carattere teologico, di carattere filosofico, di carattere culturale,  che poi fanno sì che questi cattolici entrino in marchingegni più  grandi di loro in cui rischiano di fare la figura degli &#8220;utili idioti&#8221;.</p>
<p><strong><em>Monsignor Luigi Negri,  Vescovo di San Marino-Montefeltro</em></strong></div>
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		<title>Quando c&#8217;irridevano per la castità</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 07:49:07 +0000</pubDate>
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Fummo una generazione irriverente, trasgressiva. Negli anni  Settanta chi non ha fatto scioperi e okkupazioni? Il “vietato vietare”,  il sei politico, poi gli spinelli, gli amorazzi usa e getta, il  fanatismo ideologico, la violenza politica, i capetti intolleranti  circondati di “compagne” adoranti.
Una generazione obbedientissima – come la giudicò Pasolini – ai [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/02/AsiaBibi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2741" title="AsiaBibi" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/02/AsiaBibi-263x300.jpg" alt="AsiaBibi" width="263" height="300" /></a>Fummo una generazione irriverente, trasgressiva. Negli anni  Settanta chi non ha fatto scioperi e okkupazioni? Il “vietato vietare”,  il sei politico, poi gli spinelli, gli amorazzi usa e getta, il  fanatismo ideologico, la violenza politica, i capetti intolleranti  circondati di “compagne” adoranti.</p>
<p>Una generazione obbedientissima – come la giudicò Pasolini – ai padroni del pensiero dominante che la volevano rivoluzionaria.</p>
<p>Poi alcuni di noi hanno incontrato dei padri e hanno disobbedito ai padroni. Abbiamo  sperimentato la vera libertà. Ci siamo avventurati in terre  sconosciute, abitate da una bellezza mai immaginata, abbiamo  sperimentato l’amicizia, l’autenticità, il gusto di una vita diversa.</p>
<p>Senza neanche metterlo a tema, seguendo il fascino di Gesù Cristo, ci  siamo trovati a vivere lo splendore della castità, fra ragazzi e  ragazze, e perfino a intuire la poesia rivoluzionaria della verginità.</p>
<p>Meravigliati da quanto era bello il volto della propria ragazza non  ridotta a preda, a oggetto su cui sfogare la propria violenta  solitudine.</p>
<p>E’ la sovrana e lieta libertà dei figli di Dio per cui Francesco  d’Assisi poteva dire: “dopo Dio e il firmamento: Chiara”. E nel  Testamento di Chiara si legge: “Francesco, nostra unica consolazione e  sostegno, dopo Dio”.</p>
<p>Avevamo incontrato uomini veri e per nulla al mondo volevamo perdere quella nuova vita e quel gusto dell’esistenza.</p>
<p><strong>Così diventammo gli “odiati ciellini”</strong>. Odiati dal branco dei “compagni” che, al mercato libertario delle facili carni (limitrofo alla bancarella dell’eroina), <strong>sghignazzavano sui preti e il papa e – com’era facile per gli sciocchi – sulla castità dei ciellini</strong>. In tanti casi dal disprezzo si passò pure alle spranghe, ai pugni, agli insulti.</p>
<p>Eccoli là, oggi, i compagni di allora. Non hanno fatto la  rivoluzione, però molti hanno fatto carriera e soldi. E l’arroganza è  spesso rimasta identica. Sotto la canizie e la calvizie ruggisce ancora  il giovanotto fanatico di allora.</p>
<p><strong>L’unica rivoluzione che hanno fatto – o meglio: che hanno  servito – è stata la rivoluzione sessuale. Ad uso e consumo della  società dei consumi.</strong></p>
<p>Oggi la panza, che ballonzola dietro la loro cravatta di facoltosi  giornalisti, potenti politici, baroni universitari, ammonisce e  rimprovera. E – toh! – su cosa?</p>
<p>Contro il sesso sfrenato (ovviamente non il proprio: quello di  Berlusconi). Pontificano accigliati contro il sesso usa e getta, tessono  orazioni morali sulla dignità della donna, ci insegnano il sacro  rispetto del corpo femminile, predicano il rigore morale.</p>
<p>In certi casi dall’alto di una vita, di una generazione, che ha  conosciuto – dopo l’anarchia sessuale della giovinezza – il susseguirsi  di matrimoni e relazioni…</p>
<p>Lo spettacolo è sorprendente. Forse è perfino occasione di  riflessione. Mi sono trattenuto finora dallo scrivere sulle miserie  della cronaca e ho risposto no ad alcuni talk show politici che volevano  invitarmi a “giudicare da cattolico” le “notti di Arcore”.</p>
<p>Tuttavia da settimane vedo e sento alcuni ex rivoluzionari, con aria  ispirata e virgineo candore, alzare il loro alto grido contro chi  profana con immagini discinte “il corpo delle donne”, contro chi ha  costumi sessuali sfrenati e – incredulo – mi stropiccio gli occhi.</p>
<p>Non solo ricordando le stagioni giovanili. Mi chiedo: ma su quali  giornali hanno scritto finora? Su quali settimanali? Cos’avevano in  copertina? Donne col burka? E quali libri hanno lanciato? Quali film e  quali registi hanno esaltato? Quali costumi hanno praticato e  legittimato? Quale morale hanno affermato?</p>
<p><strong>D’improvviso sembra siano diventati tutti castigatissimi censori</strong>.  Era inevitabile che una tale schiera di puritani si trovasse a fianco  Oscar Luigi Scalfaro essendo, lui sì, un bigotto della prima ora.  Ricordate l’episodio che lo ha reso “immortale”?</p>
<p>E’ la scenata fatta negli anni Cinquanta a una signora, casualmente  intravista al ristorante, rea di avere un vestito scollato. Alla  manifestazione “per la dignità delle donne” dunque parteciperà questo  Scalfaro.</p>
<p>E leggo su Repubblica che “parteciperà anche Nichi Vendola: ‘Un’altra  storia italiana è possibile, c’è un’Italia migliore per cui le donne  non sono carne da macello, corpi da mercimonio, protagoniste solo in un  establishment da escort’ ”.</p>
<p>Sì, caro Nichi (nei panni del teologo morale), questa Italia esiste.  Ma sei sicuro che sia proprio quella che voi volete da decenni?</p>
<p><strong>E’ meraviglioso lo slogan di questa sinistra: “Sono uomo e dico basta”. Ma basta a cosa? Alla famosa “libertà sessuale”?</strong> Allo slogan “il corpo è mio e lo gestisco io”? A questa sessuomania di massa?</p>
<p>Parliamone. A maggio scorso partecipai a una puntata di “Annozero” su  preti e pedofilia. Fu molto interessante, ma ricordo che quando tentai  di ampliare l’orizzonte proponendo di analizzare la (spesso patologica)  sessuomania di massa che caratterizza i nostri costumi e la nostra  cultura, Santoro troncò il discorso passando ad altro. Non lo ritenne  interessante. Eppure è questo il clima irrespirabile.</p>
<p><strong>Sono un padre, ho figlie giovani e mi fa schifo una società  in cui delle giovani donne – in qualunque ambiente ! – sono discriminate  se non stanno al gioco o non accettano certi compromessi. Mi fa schifo  una società dove delle ragazze o dei ragazzi sono marchiati come cretini  se dicono di credere nella castità o nella verginità.</strong></p>
<p>O dove sei considerato un soggetto pericoloso se affermi che il  matrimonio è solo tra uomo e donna, se ti ostini ad affermare che il  genere non è un’opinione (che la natura – essere maschi e femmine – non è  opinabile), se consideri il divorzio un male, se condanni l’aborto, la  pillola del giorno dopo e se osi mettere in discussione il “sacro  preservativo” venerato dalla cultura dominante.</p>
<p>C’è chi cerca di strattonare i cristiani per strappare loro qualche  scomunica del peccatore Berlusconi. Gad Lerner ha amplificato la voce  della suorina che ha tuonato “Non ti è lecito!” contro il Cav come il  Battista contro Erode.</p>
<p>Bene. <strong>Con quella suorina però – a proposito di Erode –  tuoniamo “non ti è lecito” pure contro una cultura dominante che a  livello planetario ha legalizzato la pratica dell’aborto arrivando in  cinquant’anni a totalizzarne un miliardo, una cultura che abbassa sempre  di più il livello di difesa della vita umana.</strong></p>
<p><strong>E vorrei ricordare a quella suorina che Giovanni Battista  tuonava soprattutto contro l’ipocrisia di scribi e farisei che chiamava:  “Razza di vipere!”.</strong></p>
<p>Anche Gesù tuonerà contro di loro. Lui mostra compassione per i  peccatori, i pubblicani e le prostitute, ma non per i “sepolcri  imbiancati” che puntano il dito sul peccato altrui: <strong>“essi all’esterno sono belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume”</strong>.</p>
<p>E’ di tutti noi che parla. Perché di un gran peccatore, come Zaccheo,  Gesù può fare un santo, anche un grande santo come Paolo o Agostino. Ma  di chi presume di giudicare gli altri, dei sepolcri imbiancati? Del  resto loro saranno col dito puntato contro di Gesù fin sotto la croce.</p>
<p>Dicevamo della manifestazione per la dignità delle donne.  Difenderanno anche la dignità calpestata delle donne nel continente  islamico?</p>
<p>E la dignità delle donne cristiane in Pakistan, la dignità di Asia  Bibi, giovane madre condannata a morte, tuttora detenuta e sottoposta a  ogni umiliazione, perché cristiana?</p>
<p><strong>E’ il cristianesimo che ha imposto di riconoscere alle donne la loro dignità.</strong></p>
<p>Lo stesso Roberto Benigni, commentando la “preghiera alla Vergine” di  Dante, ebbe a dirlo: “è da quando Dio stesso ha chiesto a Maria il suo  sì o il suo no che le donne hanno acquisito il diritto di dire sì o no”.</p>
<p>Proprio ieri si festeggiava sant’Agata, vergine e martire. La storia  di questa giovane del III secolo ci mostra l’unica vera rivoluzione che  ha ridato dignità alle donne. Non certo la cultura di Repubblica e  dell’Espresso o quella comunista (né, ovviamente, la cultura  televisiva). Ma solo Gesù Cristo.</p>
<p><strong><a href="http://www.antoniosocci.com/" target="_blank">Antonio Socci</a></strong></p>
<p>da “Libero”, 6 febbraio 2011</p></div>
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		<title>Dare le ragioni non significa imporre le proprie ragioni!</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 21:34:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa sera (8 dicembre 2010) ho assistito alla  trasmissione Matrix. [Vedi il video] Sapevo che vi avrebbero partecipato  Pino Ciociola, Fabio Cavallari e Massimiliano Tresoldi. Hanno saputo  dare le ragioni della loro posizione. Anche la Sen. Binetti. Due frasi  mi hanno colpito. Fabio ha detto: «Voler vivere non fa notizia», mentre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/eluana-englaro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2686" title="eluana-englaro" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/eluana-englaro-300x227.jpg" alt="eluana-englaro" width="300" height="227" /></a>Questa sera (8 dicembre 2010) ho assistito alla  trasmissione Matrix. [<a href="http://www.youtube.com/watch?v=P6mvJblFFIA&amp;feature=player_embedded" target="_blank">Vedi il video</a>] Sapevo che vi avrebbero partecipato  Pino Ciociola, Fabio Cavallari e Massimiliano Tresoldi. Hanno saputo  dare le ragioni della loro posizione. Anche la Sen. Binetti. Due frasi  mi hanno colpito. Fabio ha detto: «Voler vivere non fa notizia», mentre  il professor Alberto Zangrillo parlando di Eluana ha detto: «È stata  uccisa».<br />
È un dialogo da riprendere</span></strong></p>
<p>Ricordo di aver incontrato una volta questo pensiero di Max Scheler,  filosofo su cui si era esercitato Giovanni Paolo II (cito a senso): “non  esiste l’ateo, perché la ragione si esprime sempre in termini assoluti.  Quindi o riconosce l’assoluto come realtà a cui tende &#8211; e quindi è in  posizione religiosa &#8211; oppure attribuirà le caratteristiche di assoluto  ad un particolare, e sarà quindi propriamente idolatra”.</p>
<p>Che è come  dire, credo, che il relativista è tale rispetto alla posizione altrui,  mentre assolutizza il pensiero proprio. Per accorgersene spesso basta  tentare un dialogo con costoro: non accettano che tu possa dire che  esiste la verità, infatti l’unica è la loro, “relativisticamente”  affermata (quando non imposta, ma ciò dipende dalle circostanze).</p>
<p>Riflettevo  su queste cose leggendo il commento di Donata Righetti, su “Il Giorno”  del 7 dicembre 2010, sulle posizioni espresse dalla senatrice Paola  Binetti a proposito del suicidio di Mario Monicelli. Premetto che, come  sapranno i lettori del sito CulturaCattolica.it, con la Binetti non ho  avuto molto “feeling”: acqua passata, certo, ma senza che ci siano stati  cambiamenti.</p>
<p>È stata accusata – lo dico con le mie parole &#8211; di  voler imporre la sua visione della realtà, atto questo gravemente lesivo  della libertà di ciascuno di fare, della propria vita, ciò che vuole, e  di comunicare i propri pensieri come se fossero “la” verità.</p>
<p>Dice  infatti la giornalista: “Provoca una sensazione di sgomento la violenta  assenza di sensibilità e di misura con cui alcuni personaggi sono  convinti di avere il diritto di accanirsi sulle scelte altrui, colpisce  la feroce intrusione nelle decisioni più terribili e private da parte di  chi trasforma grumi feroci di sofferenza in punti di polemiche.</p>
<p>Nei  pressi del recinto sacro della morte le consuete risse della politica  dovrebbero lasciare il posto a riflessioni caute, a toni sommessi&#8230;  Capita che alcuni politici vogliano assumersi il ruolo di giudici  assoluti sguainando la spada dell’intransigenza e affondandola nel  dolore altrui.”</p>
<p>È un vero peccato che quanto denunciato dalla  Righetti valga in un certo modo per tutti. Altrimenti, perché ci si  impegna a scrivere? Perché si parla? Non è forse perché si hanno delle  ragioni da comunicare? Certo, dare le ragioni non significa imporre le  proprie ragioni! Ma se non si hanno ragioni, perché parlare o scrivere?  Il punto non è avere certezze, ma comunicarle rispettando  l’interlocutore. (E qui Gesù direbbe: «Sia invece il vostro parlare sì,  sì; no, no; il di più viene dal maligno»)</p>
<p>Mi viene sempre in  mente quanto il grande costituzionalista J. Weiler diceva a proposito di  Giovanni Paolo II: la sua enciclica più bella (detto da lui, ebreo  praticante e credente) è stata la <em>Redemptoris Missio</em>. La  ragione? Perché dichiarava con onestà la propria intenzione, senza  nascondersi, lasciando, come ovvio, la libertà all’interlocutore di  dissentire.</p>
<p>Tutto questo mi fa nascere nel cuore il grande  desiderio che tra uomini si diano le ragioni, senza settarismi né  schematismi, dicendo, come si suol dire, “pane al pane…”.</p>
<p>Marx ci  aveva insegnato che l’ideologia è quel pensiero che nasconde le proprie  intenzioni. Di ideologia si muore, e prima si soffoca. Auguriamoci di  saper raccontare e testimoniare la verità che abbiamo incontrato, senza  falsi complessi, e rifiutando quella menzogna (così <em>politically correct</em>) che non sa riconoscere la realtà delle proprie intenzioni, né tanto meno dichiararla, attribuendosi la patente di oggettività.</p>
<p>Ci ricorda Gesù, e lo possiamo affermare “laicamente”: “La verità ci farà liberi”.</p>
<p><strong>Tratto da <a href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=3&amp;id_n=19997" target="_blank">CulturaCattolica.it</a> di Enrico Leonardi</strong></p>
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		<title>Vescovi, da scienziato a &#8220;stregone&#8221; per aver detto no alle staminali embrionali</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Dec 2010 09:54:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ uno dei pochi scienziati che  il mondo ci invidia. E ha fatto in fretta, per essersi laureato in  biologia iscrivendosi a un corso universitario serale, mentre di giorno  lavorava al mercato per tirar su qualche lira. 
Da lì al Canada, Calgary  University,  dove per caso, si fa per dire, scopre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/fecondazione-vitroR400.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2664" title="fecondazione-vitroR400" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/fecondazione-vitroR400-300x200.jpg" alt="fecondazione-vitroR400" width="300" height="200" /></a>E’ uno dei pochi scienziati che  il mondo ci invidia. E ha fatto in fretta, per essersi laureato in  biologia iscrivendosi a un corso universitario serale, mentre di giorno  lavorava al mercato per tirar su qualche lira. </span></p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody">Da lì al Canada, Calgary  University,  dove per caso, si fa per dire, scopre la possibilità di  isolare cellule cerebrali umane, e comincia a studiare tutte le  prospettive  che si aprono alla medicina. La cura che viene da dentro,  come spiega il titolo di un suo libro. Vescovi parla alle Accademie USA  come ai ragazzi dell’Università di Milano Bicocca, con la stessa  scioltezza, sincerità. Controcorrente.</span></p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"> Da quando ha preso  dichiaratamente posizioni pro life l’intellighenzia nostrana lo ascolta  con sufficienza, lo guarda con sospetto, soprattutto gli lesina  passerelle e riconoscimenti. In Italia si passa rapidamente dallo status  di genio a quello di fanatico, da libero pensatore a oscurantista servo  del Vaticano.</p>
<p>Vescovi dirige l’Istituto Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni  Rotondo e la Biobanca delle staminali cerebrali di Terni. Sono cellule  di grado clinico, ci dice, certificate GMP secondo i parametri più  selettivi al mondo, che una volta prodotte possono essere trapiantate  nei pazienti, e in linea di principio sono applicabili a qualunque  malattia nervosa.</span></p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"> “Abbiamo chiesto all’ISS il permesso di sperimentare  sui pazienti di Sla, per poi allargare ad altre sperimentazioni. Se  abbiamo i soldi…”. Al Congresso mondiale di Neuroscienze di san Diego,  il 16 novembre, ne è stata data notizia. “Qualche giorno dopo  sul <em>Sole 24 Ore</em> è uscito un articolo che ci definiva una sorta di stregoni, che  trattano gli uomini come cavie…Ci hanno chiesto i dati. Hanno fatto due  interrogazioni parlamentari. I dati, sotto responsabilità penale,  vengono presentati all’ISS che ce li ha chiesti, com’è ovvio!”.</p>
<p>Non è il primo degli attacchi. “Dopo il referendum del 2005 ho dovuto  lasciare il San Raffaele perché mi è stato reso impossibile lavorare. Ho  pubblicato uno scritto su Nature prima di andarmene, per poter dire:  l’ho fatto di mia scelta, non potete mandarmi via dicendomi che non sono  capace. Nelle Università parecchi colleghi mi definiscono un  millantatore, un “sedicente ricercatore”.  Sono stato estromesso a viva  forza da un progetto della Comunità Europea che si chiamava Fungenes. E  il comitato che decideva chi restava e chi no aveva al suo interno il  vicedirettore di una company inglese che lavorava sulle staminali.”</p>
<p>Eppure ha sempre buona stampa. “Prima. E resta qualche giornalista  coerente e aperto, che continua a cercarmi. Ma molti che mi telefonavano  un giorno sì  e l’altro pure, prima del referendum, sono spariti. Non  citano neanche più le mie pubblicazioni scientifiche”.<br />
Si è chiesto da dove vengono questi attacchi, e perché? “Se riesci ad  andare in clinica senza ammazzare i pazienti, anzi se dici che potrai  perfino curarli con un  metodo eticamente accettabile, le bugie  propagandate sulle staminali embrionali crollano di colpo. E’ stato  detto ai malati che il modo più efficace per alleviare le loro  sofferenze è lo studio sugli embrioni: in questo modo scavalcano il  problema etico. Giustificano con la scusa di aiutare il paziente la  distruzione di vite tramite frollatura, non saprei usare altro termine, o  la creazione di altre vite da distruggere.”</p>
<p>Si sostiene che con le staminali embrionali si sono ottenuti risultati  importanti per curare malattie terribili. “Falso. E’ stata avviata la  prima sperimentazione ufficiale due mesi fa. Non c’è niente! E avremmo  potuto lavorare con buona pace degli embrioni da almeno 5 anni,  utilizzando le risorse in altro modo”. Ci sono anche interessi  economici, oltre che ideologici? E di carriera? “Spesso gli interessi  non hanno a che fare coi trapianti sui pazienti, ma per esempio con la  ricerca sui farmaci. C’erano anche in Italia compagnie di biotecnologie  che si vantavano di fare questo, succhiandosi tra l’altro soldi  pubblici.”</span></p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody">Ma lei avrebbe problemi a  lavorare su embrioni criocongelati, frutto di  fecondazioni assistite  non andate a buon fine? “Sì, avrei problemi.  Intanto, non c’è bisogno  di congelare degli embrioni per la Fivet,  bisogna dirlo una buona  volta, quindi sono stati congelati per un  approccio sbagliato alla  tecnica. Se non si potessero più impiantare e  andassero distrutti,  potrei vedere il senso di un loro utilizzo. Solo ed  esclusivamente se  qualcuno nel frattempo ha fatto qualcosa per bloccare  la continua  produzione di soprannumerari. Altrimenti è un’ipocrisia:  quelli  prodotti fino a una certa data possono essere utilizzati. Ma  intanto  vanno avanti a produrne! “</p>
<p>E comunque lei sostiene che non ce n’è bisogno. “Non io. Sapendo  delle  cellule somatiche, dei lavori del giapponese Yamanaka, sapendo che  puoi  sperimentare sulle cellule embrionali di scimmia, o di topo, che   necessità abbiamo di usare embrioni umani? E’ una sconfitta per la   scienza. Produrre esseri umani per distruggerli, invece che far di tutto   per aiutare la vita, curarla.”</span></p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"><br />
Chi invece  l’ha aiutata? “Tanti hanno avuto la sensibilità di investire   nelle ricerche cui sto lavorando, e voglio fare dei nomi, come la   Neuroton Onlus, l’Associazione Mielolesi, la Fondazione Borgonovo,   addirittura la Fondazione  Milan, personaggi pubblici come Maurizio   Costanzo,  Raoul Bova e Formigoni, che ci ha aiutato a fondare al   Niguarda l’Istituto di Ingegneria dei tessuti.</p>
<p>O il ministro  Fazio. Eppure, viviamo in una condizione di solitudine  sconcertante. Si  investe tanto in emotività sugli eventi musicali,  sportivi…se si  mettesse un decimo di quell’interesse e passione,  oltrechè di denari,  per chiedere che si sviluppino terapie a partire  dalle staminali…Mi  creda, l’indifferenza è peggio degli attacchi.  Quelli si  smontano,  perché nascono dall’ignoranza, nel senso di  ignorare le cose, i fatti.  Ma  se alle telefonate minatorie a te e alla  tua famiglia,  aggiungi il  fatto che non hai neanche un laboratorio  dove lavorare… Ed io sono già  stato fortunato. Altri colleghi sono  tornati in Usa. Per forza”.</p>
<p>Che risultati vorrebbe raggiungere, che cosa aspetta, dopo  trent’anni  di lavoro? “Già l’averci provato è significativo, ma vorrei  ottenere la  possibilità di sviluppare delle terapie per i malati. Come  ricercatore  sono già contento, ma mi piacerebbe alleviare le sofferenze o  almeno  aprire la strada a tecniche che riusciranno a farlo, in un  giorno  vicino”.</span></p>
<p><span><strong>Tratto da <a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2010/12/7/IL-CASO-Vescovi-da-scienziato-a-stregone-per-aver-detto-no-alle-staminali-embrionali/2/131599/" target="_blank">IlSussidiario.net</a> di Monica Mondo</strong><br />
</span></p>
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		<title>AIUTIAMO I RAGAZZI DELLA “CASA DEI RISVEGLI” !!!</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 21:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Cari amici,
nei giorni scorsi, mentre imperversavano le polemiche sulla  trasmissione “Vieni via con me” mi è capitato di scrivere una lettera  aperta a Saviano (che potete trovare su questo blog) chiedendogli di  aiutarmi a sostenere i missionari che si occupano di bambini lebbrosi  dell’Africa.
Ma non ho avuto alcuna risposta.
Poi mi è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/logocasa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2660" title="logocasa" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/logocasa.jpg" alt="logocasa" width="163" height="230" /></a>Cari amici,</p>
<p>nei giorni scorsi, mentre imperversavano le polemiche sulla  trasmissione “Vieni via con me” mi è capitato di scrivere una lettera  aperta a Saviano (che potete trovare su questo blog) chiedendogli di  aiutarmi a sostenere i missionari che si occupano di bambini lebbrosi  dell’Africa.</p>
<p>Ma non ho avuto alcuna risposta.</p>
<p>Poi mi è capitato di discutere con qualche collega laico che era  d’accordo con Fazio e Saviano nel no all’intervento dei malati. Costui  sosteneva quella decisione pur elogiando – a parole – iniziative come la  “Casa dei risvegli” di Bologna.</p>
<p>E quando, prendendo la palla al balzo, gli ho proposto di sostenere  con me un’iniziativa appena lanciata proprio dall’associazione “Amici di  Luca”, che è la promotrice della “Casa dei risvegli”, anche lui mi ha  detto di no.</p>
<p>Avrà i suoi validi motivi personali, non discuto. Ma i molti ragazzi  in coma o che stanno uscendo dal coma (e può capitare a tutti!) non  hanno bisogno tanto di parole, quanto di aiuto concreto.</p>
<p>E a me piace, sinceramente, chi magari parla meno, ma si dà da fare o  si fruga in tasca di fronte a persone sofferenti che hanno bisogno e  implorano un sostegno e una speranza.</p>
<p>Per questo, in attesa di Natale, vorrei chiedere a voi, cari amici, di <strong><span style="text-decoration: underline;">aderire alla sottoscrizione</span></strong> aperta dall’associazione “Gli amici di Luca onlus” per acquistare uno <strong><span style="text-decoration: underline;">“stimolatore cerebrale”</span></strong> che potrà dare <strong><span style="text-decoration: underline;">importanti risultati su pazienti in stato vegetativo e di minima coscienza</span></strong>.</p>
<p>La condizione penosa e terribile di molte persone che stanno uscendo  dal coma è infatti quella di trovarsi come imprigionati nel proprio  corpo di cui non riescono più a comandare i muscoli, i movimenti, le  funzioni.</p>
<p>Lo strumento che vogliamo donare alla “Casa dei risvegli” può fornire  un aiuto straordinario a liberare questi ragazzi, facendo loro  recuperare l’uso del proprio stesso corpo. <strong><span style="text-decoration: underline;">E’ quindi una possibilità meravigliosa e per loro, una grande speranza !!!</span></strong></p>
<p>L’apparecchiatura (da donare al Centro Studi per la Ricerca sul Coma per la Casa dei Risvegli Luca De Nigris) ha <strong><span style="text-decoration: underline;">un costo di 60.000 euro</span></strong><strong>.</strong></p>
<p><strong>Per chi vuole aderire all’iniziativa è stato aperto </strong><strong><span style="text-decoration: underline;">un conto corrente dedicato presso Carisbo</span></strong><strong> dove si possono fare versamenti utilizzando il seguente codice di riferimento:</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> IT 64 A063 8502 5041 0000 0002 271</span></strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p>Chi vuole notizie più dettagliate può visitare il sito <a href="http://www.amicidiluca.it/">www.amicidiluca.it</a>, dove si può leggere anche la relazione del prof. Roberto Piperno<strong>,</strong> direttore della Casa dei Risvegli Luca De Nigris e del dott. Carmelo  Sturiale dell’Unità operativa di neurochirurgia dell’Ospedale Bellaria –  Maggiore di Bologna sull’utilità di questo percorso terapeutico.</p>
<p>La loro relazione è intitolata: <strong><span style="text-decoration: underline;">Significato clinico della Stimolazione Cerebrale nelle gravi cerebrolesioni</span></strong></p>
<p>Vi prego di partecipare generosamente a questa iniziativa. C’è  bisogno di uomini e donne che sappiano abbracciare la sofferenza, che  sappiano amare e non di soloni che ponitifichino da tv e giornali.</p>
<p><strong>Dio si è fatto uomo ed è attraverso il nostro amore che si  piega sulle creature sofferenti e se le carica teneramente sulle spalle.  Aiutiamolo.</strong></p>
<p><strong>Che Dio vi benedica e ve ne renda merito.</strong></p>
<p><a href="http://www.antoniosocci.com/2010/12/aiutiamo-i-ragazzi-della-%E2%80%9Ccasa-dei-risvegli%E2%80%9D/" target="_blank"><strong>Antonio Socci </strong></a></div>
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		<title>Perché tutto non è uguale a niente</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 20:39:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lettera ad Avvenire
Direttore  esimio e… coraggioso (meno male), sulla vicenda Fazio-Saviano, grazie a  Dio, tanto si è già detto e scritto. 
Non per questo dobbiamo smettere.  Se alcuni &#8220;signori&#8221; che gestiscono programmi televisivi non vogliono  ascoltare, è peggio per loro. A noi non è lecito tacere.
Domenica scorsa  la Liturgia ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.avvenire.it/Lettere/Perch+tutto+non+uguale+a+niente_201012070842512500000.htm" target="_blank"><strong><strong></strong></strong></a><strong><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/melazzini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2646" title="melazzini" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/melazzini-300x224.jpg" alt="melazzini" width="300" height="224" /></a></strong>Lettera ad Avvenire</strong></p>
<p><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">Direttore  esimio e… coraggioso (meno male), sulla vicenda Fazio-Saviano, grazie a  Dio, tanto si è già detto e scritto. </span></p>
<p>Non per questo dobbiamo smettere.  Se alcuni &#8220;signori&#8221; che gestiscono programmi televisivi non vogliono  ascoltare, è peggio per loro. A noi non è lecito tacere.</p>
<p>Domenica scorsa  la Liturgia ci ricordava a proposito del Battista: «Voce di uno che  grida nel deserto…», e il suo grido non scherzava: «Razza di vipere…».  Anche oggi c’è tanto deserto, soprattutto deserto nei cuori, pieni di  sabbia. Ma noi gridiamo.</p>
<p>Pure la vicenda del regista Monicelli, con la  sua morte violenta di suicidio, ha visto persone autorevoli insinuare,  subdolamente, un’esaltazione e stima per quell’atto. Ora, è chiaro che  si deve avere per l’uomo Monicelli lo sguardo misericordioso che Dio ha  su ciascuno di noi, a partire da me.</p>
<p>Ma se poi qualcuno definisce il  suicidio «manifestazione di forte personalità», «estremo scatto di  volontà», «l’ultimo colpo di teatro», «non ha voluto lasciarsi morire»,  «gesto eroico…», allora noi non possiamo tacere per evitare di giudicare  l’atto pur rispettando l’uomo.</p>
<p>Il gesto eroico è quello di mia madre e  di tante persone che con coraggio e dignità hanno affrontato una grave  malattia. Altrimenti… un giorno Englaro, un altro Monicelli, un altro la  Nannini… e tutto diventa uguale a niente. Anzi, come ti permetti di  contestare?</p>
<p>A onor del vero non capisco neppure tanti cristiani che  sostengono, scrivendo o parlando, che bisogna abbassare i toni, che non  bisogna fare clamore, che la fede è una testimonianza silenziosa… ma  dai!</p>
<p>Dobbiamo amare l’uomo e fino in fondo, nella sua verità ultima. È  quello che fa il Papa, con instancabile tenacia: «Guai a me se non  evangelizzassi!». La storia del cristianesimo è ricca di testimoni e di  santi. Certo parlava la loro vita, ma quanto usavano anche la parola.</p>
<p>E,  se non li lasciavano parlare, parlavano lo stesso e anche forte.  Direttore, non smettiamo! (Se no cambio quotidiano… scherzo, dove lo  trovo un altro così?).</p>
<p><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"></p>
<p align="right"><strong><em>don Eligio Ciapparella, Monza</em></strong></p>
<p></span><br />
<em>Lo  ammetto,caro don Eligio, la sua lettera pacificamente esplosiva è  riuscita a farmi arrossire.Ma soprattutto mi ha fatto pensare e poi – me  ne sono reso conto pian piano – mi ha messo allegria. Grazie di cuore. </em></p>
<p><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><em>Ha proprio ragione: «Tutto non è uguale a niente». E questo è un tempo  buono per dirlo. Come si può, dove si può, e certamente su Avvenire. Con  la libertà, la carità e la speranza di chi ascolta e parla a tutti e  non si fa tentare dalle sirene della distrazione e dell’accomodamento né  spaventare da irose maldicenze e da melliflui agguati.</em></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>E il lupo disse all’agnello: “Intollerante!”</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 20:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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“Intolleranti!”. Così – testualmente – giovedì scorso il regime  comunista cinese ha definito la Chiesa cattolica che protestava per  l’ennesimo abuso di Pechino: il regime ha nominato vescovo un suo  burocrate pretendendo di imporlo ai cattolici.
Avete capito bene: i persecutori definiscono “intolleranti” i  perseguitati. Non solo. I carnefici comunisti addirittura aggiungono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/cina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2640" title="cina" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/cina-300x200.jpg" alt="cina" width="300" height="200" /></a>“Intolleranti!”. Così – testualmente – giovedì scorso il regime  comunista cinese ha definito la Chiesa cattolica che protestava per  l’ennesimo abuso di Pechino: il regime ha nominato vescovo un suo  burocrate pretendendo di imporlo ai cattolici.</p>
<p>Avete capito bene: i persecutori definiscono “intolleranti” i  perseguitati. Non solo. I carnefici comunisti addirittura aggiungono che  la vittima, cioè la Chiesa, “limita la libertà religiosa”. Testuale. In  queste surreali e sfacciate dichiarazioni c’è tutta l’assurdità del  nostro tempo.</p>
<p>I comunisti cinesi hanno massacrato i cattolici costringendoli alle  catacombe, hanno rinchiuso nei loro bestiali lager sacerdoti e vescovi,  facendoli crepare, hanno torturato in ogni modo i credenti, pure  imponendo loro dei burocrati di regime come vescovi, ma quando le  vittime protestano i carnefici li definiscono “intolleranti”.</p>
<p>Invece di farsi massacrare e perseguitare in silenzio questi odiosi cattolici osano perfino lamentarsi. Che pretese.</p>
<p>I compagni cinesi fanno come il lupo di Fedro che accusava l’agnello  di prepotenza. Ma il lupo di Fedro ha molti emuli anche in Italia, fra i  compagni italiani e nella sinistra tv che fa “Vieni via con me”.</p>
<p>L’altroieri per esempio sull’Unità Gianni Cuperlo, braccio destro di  D’Alema e già leader dei giovani comunisti, occupandosi della richiesta  del Cda della Rai di far parlare anche i malati che lottano per la vita a  “Vieni via con me” (come hanno potuto farlo la Welby ed Englaro) ha  testualmente scritto: “considero questo atto un grave errore di metodo e  di principio”, addirittura “un precedente inquietante”.</p>
<p>Cuperlo ha bollato questa richiesta di pluralismo e di libertà di  parola come una minaccia alla “concezione aperta e laica del servizio  pubblico”, una “violazione” di principio con un fondo “autoritario”.</p>
<p>Sì, avete letto bene: autoritario non è chi usa servizio pubblico,  pagato da tutti, infischiandosene perfino del consiglio di  amministrazione, del presidente e del direttore generale, per imporre il  proprio punto di vista come “pensiero unico”, senza tollerare storie e  vite diverse.</p>
<p>No, “autoritario” – secondo il comunista Cuperlo – sarebbe la  dirigenza della Tv che invita far parlare anche i malati silenziati e  soli (sono tremila famiglie che lottano per la vita), che chiedono una  volta tanto di poter far sentire il proprio inno alla vita.</p>
<p>Il prepotente sarebbe l’agnello.</p>
<p>Un rovesciamento della frittata analogo a quello di Michele Serra  anche lui proveniente dalla storia comunista (si è iscritto al Pci nel  1974, quando c’era Breznev, immaginate che scuola di sensibilità umana  ha avuto…).</p>
<p>Serra, uno degli autori del programma “Vieni via con me”, l’altro  giorno sulla Repubblica è arrivato a scrivere – con tono che parrebbe  ironico – che i malati che lottano per vivere, contro gravi malattie,  sarebbero coloro che desiderano “rimanere in vita a oltranza” e, insieme  ai cattolici che se ne fanno portavoce, li ha bollati come “forti che  protestano contro deboli”.</p>
<p>I forti sarebbero quelli oppressi dalla malattia e silenziati dalla Tv.</p>
<p>Fra i “deboli” di cui parla Serra ci sarebbe la signora Welby, il cui  caso in tv ha avuto da solo più spazio di tutte le tremila famiglie di  ammalati che lottano “a oltranza” per la vita.</p>
<p>Ebbene, la signora Welby è intervenuta sulla polemica relativa al  pluralismo stabilendo che “non c’è bisogno di alcun contraddittorio”  (Corriere della sera, 29/11).</p>
<p>Ha parlato lei. Gli altri devono contentarsi di ascoltarla, ma “non  c’è bisogno”, afferma la signora, che dicano la loro e raccontino a loro  volta la loro storia, diversa dalla sua (che bell’esempio di  tolleranza).</p>
<p>Naturalmente anche “la coppia milionaria Fazio-Saviano”, come li  chiama Luca Volonté, fa sapere al consiglio di amministrazione e ai  vertici della Rai che loro se ne infischiano della richiesta di  pluralismo arrivata appunto dal Cda, perché loro fanno come gli pare e  piace e, usando la tv pubblica, si ritengono in diritto di discriminare  chi vogliono, a partire dai più deboli e poveri, i malati.</p>
<p>“Concedere” – dicono proprio così: concedere, come se la televisione  fosse roba loro – il diritto di parola agli altri ammalati che incitano a  lottare per la vita, è – a loro avviso – “inaccettabile”.</p>
<p>Ne fanno addirittura “una ragione di principio”. Sì, perché è noto  che loro amano i principi. Hanno perfino chiamato il (post) comunista e  il (post) fascista a declamarli: infatti è da comunisti e fascisti che  dobbiamo imparare…</p>
<p>Il principio che Fazio e Saviano amano di più è quello per cui  parlano solo loro e decidono loro chi ha diritto di parlare. Insieme ai  principi amano le regole, ma per gli altri.</p>
<p>Di quelle che richiedono pluralismo nel servizio pubblico televisivo non si danno pensiero.</p>
<p>L’idea che le loro opinioni e i loro proclami senza contraddittorio  siano sottoposti a un diritto di replica – affermano testualmente – “ci  pare lesiva della libertà autorale, della libertà di scelta del  Pubblico, e soprattutto della libertà di espressione”.</p>
<p>Firmato: Fabio Fazio, Roberto Saviano e gli autori di “Vieniviaconme”</p>
<p>Cioè, traduciamo: voi italiani pagate il canone e noi vi facciamo i  nostri comizi a senso unico e se pretendete di dire la vostra o di  sentire anche un punto di vista diverso ledete la nostra libertà di  espressione. E addirittura “la libertà di scelta del Pubblico”.</p>
<p>In realtà tutti i programmi del servizio pubblico sono tenuti a  rispettare sempre il pluralismo, non solo politico, ma culturale. Dopo  questi precedenti c’è il rischio che in Rai ognuno cominci a fare come  gli pare e piace e ognuno si appropri di un pezzo di palinsesto.  Fregandosene dei vertici aziendali.</p>
<p>Pensate cosa accadrebbe se Rai 1 decidesse di portare al festival di  Sanremo – davanti a 10 milioni di persone – un rappresentante del  Movimento per la vita a fare un discorso in difesa della vita umana  nascente…</p>
<p>Dopo il precedente di “Vieni via con me” potrebbe benissimo farlo. E  il Pd? E i radicali? E la sinistra tv? E i finiani? Scatenerebbero il  finimondo. Perché solo loro possono pontificare  e declamare i loro  valori senza alcun contraddittorio e senza voci alternative.</p>
<p>Una lettrice mi ha inviato questa divertente lettera:</p>
<p><em>“Ieri per curiosità sono andata sul sito di ‘Vieni via con me’ ed ho cliccato sulla rubrica ‘i vostri elenchi’. </em></p>
<p><em>Ho dato un’occhiata  ai messaggi postati e c’era di tutto: elenco  delle proprietà benefiche del peperoncino, elenco di quante puzzette in  media fa una famiglia italiana all’anno e così via.</em></p>
<p><em>Allora ho voluto lasciare anche io il mio contributo ed ho  elencato gli otto motivi per cui non val la pena guardare la loro  trasmissione. </em></p>
<p><em>Alla sera sono andata a riguardarmi gli elenchi (io lo avevo  inviato alle 17): c’era persino l’elenco postato due minuti prima (  21.30), ma del mio nemmeno l’ombra… Eppure non c’era nemmeno una  parolaccia! Perché allora censurare?”.</em></p>
<p>La cosa tragicomica è che questi radical-chic ogni volta si fanno  belli con la famosa frase che attribuiscono a Voltaire: “non condivido  quello che dici, ma sono pronto a dare la vita perché tu possa  continuare a dirlo”.</p>
<p>A parole – per autocertificarsi tolleranti e di ampie vedute – fanno  questa dichiarazione d’intenti. Dopodiché si fanno in quattro per  occupare tutta la scena e silenziare o squalificare chi è diverso da  loro.</p>
<p>Post scriptum: vorrei informare questi signori (e anche il Corriere  della sera che recentemente ha usato la citazione in una campagna  pubblicitaria) che quella frase, in realtà, Voltaire non l’ha mai  pronunciata.</p>
<p>In effetti risale alla scrittrice inglese Evelyn Beatrice Hall, che la scrisse nel 1906 in “The Friends of Voltaire”.</p>
<p>In compenso Voltaire ne disse un’altra: “écrasez l’infame!”. Che vuol  dire “schiacciate l’infame”, laddove “infame” sarebbe il credente.  Ecco, citino questa, che è davvero di Voltaire e che esprime decisamente  meglio la cultura radical-chic.</p>
<p><strong><a href="http://www.antoniosocci.com/2010/11/e-il-lupo-disse-allagnello-intollerante/" target="_blank">Antonio Socci</a></strong></p>
<p><strong>Da “Libero” 28 novembre 2010</strong></div>
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		<title>Eugenetica high tech</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 20:24:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioetica e rispetto della vita]]></category>
		<category><![CDATA[embrione]]></category>
		<category><![CDATA[eugenetica]]></category>
		<category><![CDATA[fecondazione]]></category>
		<category><![CDATA[marino]]></category>

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		<description><![CDATA[Il  nodo dell’embrione umano continua ad essere al centro della bioetica e  biopolitica contemporanee, un punto nevralgico in cui ne va del nostro  futuro di esseri umani, del modo con cui pensiamo noi stessi e gli altri  (compresi i concepiti) come appartenenti all’unico genere umano. 

Riconferma questa crucialità un intervento del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/bambini.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2637" title="bambini" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/bambini.png" alt="bambini" width="276" height="194" /></a>Il  nodo dell’embrione umano continua ad essere al centro della bioetica e  biopolitica contemporanee, un punto nevralgico in cui ne va del nostro  futuro di esseri umani, del modo con cui pensiamo noi stessi e gli altri  (compresi i concepiti) come appartenenti all’unico genere umano. </span></div>
<div></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">Riconferma questa crucialità un intervento del senatore Ignazio Marino  (Corriere della Sera, 28 novembre), che solleva problemi delicati.  Scrive il senatore Marino: «Le tecniche per fare nascere un bimbo in  provetta servono a una coppia con problemi di sterilità per coronare il  loro progetto di famiglia, ma permettono anche di individuare alcune  malattie fin dai primi stadi dello sviluppo dell’embrione, prima del suo  impianto nell’utero materno. Sono malattie molto gravi come alcuni  tumori o la talassemia».</span></div>
<div></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"> Marino introduce poi l’ipotesi che un giorno  gli esseri umani potrebbero orientarsi in massa verso una riproduzione  in provetta per avere la certezza di mettere al mondo figli sani. Quali  orizzonti si aprono, domanda?</p>
<p>È chiaro che per raggiungere tale  certezza si dovrebbe ricorrere a una selezione eugenetica degli embrioni  creati in vitro al fine di impiantare solo quelli perfettamente sani.  Eccoci dinanzi a un nodo veramente cruciale: chi e che cosa è l’embrione  umano? Possiamo farne quello che vogliamo, praticando senza remore di  coscienza una vera e propria eugenetica, sopprimendo gli embrioni  difettosi prima dell’impianto o congelandoli (e in tal modo negando loro  il diritto naturale allo sviluppo)? </span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><br />
Questo è il punto. Vi sono  infatti ottime probabilità di curare numerose malattie ricorrendo alle  cellule staminali non embrionali ma adulte (e dunque non sopprimendo gli  embrioni), mentre non risultano analoghe possibilità di oltrepassare il  problema dinanzi ad un embrione umano creato in vitro, e segnato da  difetti più o meno gravi. Qui non abbiamo la possibilità di ricorrere ad  altre vie d’uscita: o rispettiamo l’embrione umano sino in fondo come  un essere umano a pieno titolo, oppure lo consideriamo una <em>res nullius</em> ed eugeneticamente lo sopprimiamo o lo condanniamo alla  crioconservazione. </span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">Aggiungo che non stiamo parlando di terapie  embrionali o fetali che rimangono legittime, se non implicano la  soppressione del curato.</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><br />
Può darsi che in futuro si possano  effettuare diagnosi separate sui gameti maschile e femminile, onde  selezionare quelli migliori prima della fecondazione, ma al di là dello  stato attuale delle ricerche in merito, ciò condurrebbe a una completa  separazione tra riproduzione in provetta e procreazione naturale, ossia  alla Fivet sempre e comunque, la quale infine induce a pensare l’essere  umano come mero prodotto di laboratorio: fatto, non procreato.</p>
<p>Il  problema più scottante per il nostro futuro di uomini che intendano  praticare un rispetto incondizionato per il genere umano e per ogni suo  appartenente, riguarda l’illiceità della soppressione dell’embrione  difettoso. </span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">L’eugenetica attuale, levigata e democratica, rigetta con  orrore il sospetto di essere assimilata a quella nazista, da cui non  differisce poi enormemente: mentre i nazisti praticavano un’eugenetica  positiva mirando a migliorare l’ariano, e una negativa mediante la  soppressione di razze ritenute inferiori e di individui &#8220;tarati&#8221;,  l’attuale eugenetica mira soprattutto a non far nascere i disabili. </span></div>
<div></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">Essa  si riserva l’ultima parola su come deve essere l’uomo per vedersi  concesso il diritto di nascere, sebbene il diritto alla vita del  portatore di malattie genetiche sia pari a quello del sano. L’eugenetica  high tech, specializzata, utilitaristica suggerisce che per i disabili  valga il detto: «Meglio morti che vivi». Per la mentalità eugenetica la  strada è attaccare la malattia sopprimendo il malato, non farle guerra  rispettando il paziente.</span></div>
<div><strong><span id="ctl00_MasterContent_Autore">Vittorio Possenti tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Commenti/eugeneticahightech_201012040819109800000.htm" target="_blank">Avvenire.it</a><br />
</span></strong></div>
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		<title>Perché io non vengo via con te</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Nov 2010 20:22:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioetica e rispetto della vita]]></category>
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		<category><![CDATA[saviano]]></category>
		<category><![CDATA[Vieni via con me]]></category>

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		<description><![CDATA[Incolla alla tv milioni di persone. Il  programma di Raitre mette sul piatto di tutto: aborto, eutanasia, mafia,  politica&#8230; Ma cosa si nasconde dietro parole &#8220;coraggiose e sacrosante&#8221;  per tanti che le ascoltano? 
Vieni via con me. Già dal titolo, che suona come un affettuoso  invito, è difficile smarcarsi. Poi quegli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/11/18944.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2622" title="18944" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/11/18944.jpg" alt="18944" width="300" height="198" /></a>Incolla alla tv milioni di persone. Il  programma di Raitre mette sul piatto di tutto: aborto, eutanasia, mafia,  politica&#8230; Ma cosa si nasconde dietro parole &#8220;coraggiose e sacrosante&#8221;  per tanti che le ascoltano?</strong><em> </em></p>
<p><em>Vieni via con me</em>. Già dal titolo, che suona come un affettuoso  invito, è difficile smarcarsi. Poi quegli elenchi, che come giaculatorie  laiche solleticano paure e riaccendono speranze, ti toccano e, a modo  loro, convincono. Nove virgola sette milioni di telespettatori restano  legati così, a doppia mandata, alla trasmissione della coppia Fabio  Fazio &#8211; Roberto Saviano.</p>
<p>Scandalizzati da tanto male, ma finalmente  fieri che ci sia qualcuno col coraggio di gridarlo al mondo. È un  fascino, un’ammirazione che prende facilmente il sopravvento sullo  sconforto di chi ascolta, perché gli impavidi delatori, pronti a  snocciolare le vergogne di casa nostra, sono tanti: le più alte cariche  dello Stato, registi da premio Oscar, segretari di partito, maestre di  frontiera, pop star, impiegati al call center, architetti di fama  internazionale, preti antimafia, neolaureati disoccupati, comici  handicappati&#8230; come se si stesse costituendo un nuovo esercito di puri,  pronto a sferzare colpi a una società ingiusta.<br />
Davanti a tanta  onestà è possibile avvertire in quegli elenchi qualcosa di dissonante,  l’ombra di una contraddizione? Sembra di no. Anche quando Emma Bonino  decide di parlare di aborto come di diritto alla vita. Anche quando i  minicomizi dei due “portavalori” Fini e Bersani finiscono col  sovrapporsi tanto da non distinguersi più. Anche quando Saviano,  raccontando la storia d’amore tra Welby e la sua compagna Mina,  fotografa la loro ultima cena: quegli occhi rossi di Mina e quella sua  domanda ripetuta fino all’ultimo secondo prima che l’anestesista  staccasse il respiratore: «Piero, sei sicuro?».</p>
<p>Insomma, tutto ciò  che esce da quei microfoni finisce per diventare una zuppa dall’odore  dolciastro, ma gradevole. Che si digerisce bene sulle pagine dei  giornali e si metabolizza nelle chiacchere da bar.<br />
A chi cerca di  mantenere un certo distacco critico, il conduttore Fazio, replica con il  suo stare lì, sempre in scena, a fianco ai suoi lettori. La sua faccia  suggerisce come accogliere ogni parola pronunciata: sconcerto, vergogna,  doglianza, approvazione e fiducia. È veramente come lo ha definito Aldo  Grasso l’officiante di una liturgia laica, le cui «affettazioni e il  mostrarsi vulnerabile sono la sua garanzia di invincibilità».</p>
<p>Ma c’è  una domanda che non sfuggirà almeno a qualcuno di quei dieci milioni di  telespettatori: «E dopo?». Lunedì andrà in scena l’ultimo atto di  questa tragicommedia, e chi si era illuso di potersene andare con loro  da qualche parte rimarrà amaramente incollato alle situazioni di sempre.  E forse con l’ulteriore fardello di un elenco della spesa interminabile  e un lamento crescente per un bene che sembra esaurito.<br />
Così,  dentro l’impressione di un vuoto, la percezione del nostro bisogno  tenderà a evaporare, insieme alle classifiche delle miserie umane, che  rimarranno solo un format televisivo. A quel punto, saremo ancora più  lontani dalla possibilità di metterci sulle tracce di una risposta vera,  possibile. E per una curiosa coincidenza ci tornerà alla mente il  drammatico pezzo di Eduardo De Filippo, mandato in onda nella penultima  puntata. «È <em>cos &#8216;e nient</em>. Guarda cosa sono diventato. A furia di dire “<em>è cos &#8216;e nient</em>” siamo diventati <em>cos &#8216;e nient</em> io e te».</p>
<p><span>di Anna Leonardi &#8211; tratto da <a href="http://www.tracce.it/default.asp?id=333&amp;id_n=18944" target="_blank">Tracce.it</a><br />
</span></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>Inaccettabili</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Nov 2010 20:13:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli  uomini davvero liberi sono quelli che quando si rendono conto di aver  commesso un errore, lo riconoscono. Quelli che non hanno bisogno di  un’intimazione per rimediare a uno sbaglio. Quelli che non fanno finta  di sentire solo gli applausi. Quelli che dall’alto di uno straordinario  successo – frutto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/11/saviano11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2618" title="saviano1" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/11/saviano11-266x300.jpg" alt="saviano1" width="186" height="210" /></a>Gli  uomini davvero liberi sono quelli che quando si rendono conto di aver  commesso un errore, lo riconoscono. Quelli che non hanno bisogno di  un’intimazione per rimediare a uno sbaglio. Quelli che non fanno finta  di sentire solo gli applausi. Quelli che dall’alto di uno straordinario  successo – frutto di mestiere e di fortuna, del potente mezzo usato e di  un antico inusuale coraggio – sanno chinarsi sulle storie e sulle voci  degli impresentabili e dei politicamente scorretti. E le ascoltano.  Anche se non sono quelle che a loro piacciono e che hanno deciso di  raccontare davanti alle telecamere della Rai, cioè della tv che dovrebbe  essere di tutti, che è tenuta a essere e a farsi «servizio pubblico».</p>
<p>Fabio  Fazio ne sa qualcosa di «quelli che». E anche Roberto Saviano. Sanno di  vittorie e di sconfitte, loro. Sanno di presunti vincitori e di  presunti sconfitti. Sanno di speranza e di disperazione. E sanno come  raccontare, come elencare. Bene, benissimo. Male, malissimo. Perché  della vita che si fa malata, ma malata per davvero, duramente malata,  fingono di aver saputo solo la disperazione e il rifiuto. Fingono di  aver incontrato e riconosciuto solo storie di guerra, battaglie lunghe e  amare e controverse per abbandonare e per finire. Fingono, cioè,di non  sapere di Mario e di Fulvio, di Max e di mamma Lucrezia e papà Ernesto,  di Maria Pia e di suo marito. Fingono di non aver mai sentito di Stefano  e Chantal, di Moira, di Angelo, di Simone, di Rosy e di Susi con  un’intera famiglia adottiva. Ma se per avventura loro, e gli autori di  &#8220;Vieni via con me&#8221;, nulla avessero saputo o sentito o anche solo intuito  di tutta questa vita in lotta da chiamare e rispettare per nome, in  questi giorni – sulle nostre pagine – hanno certo avuto occasione di  incontrarla e conoscerla. Eppure non l’hanno riconosciuta.</p>
<p>E ora  che pure il Consiglio di amministrazione della Rai, ha detto: «Fateli  parlare»? Ora niente, dicono, Fazio e Saviano. Per loro è  «inaccettabile». Quelle voci – e già temevano di averlo capito – sono  inaccettabili. Beh, non si somigliano proprio Fazio e Saviano quando  mostrano l’audience e voltano la testa, con aria – loro – da vittime (o,  forse, non somigliano all’immagine di sé che ci avevano dato). E non si  somiglia nemmeno Paolo Ruffini, direttore di Raitre e intellettuale  limpido e rigoroso, quando afferma che niente di «non detto» e di negato  c’è stato nel programma che sulla sua rete ha avuto il maggior successo  di sempre.</p>
<p>Ma che cosa hanno fatto i non-Englaro e i non-Welby  per meritare questo bavaglio e queste umiliazioni, questo puntiglioso  sussiego? Sono forse troppi? Sì, sono tantissimi. Sono praticamente  tutti quelli che si sono ritrovati arruolati loro malgrado nelle  battaglie con la distrofia, la sclerosi multipla, la Sla&#8230; Sono quelli  che conoscono o hanno conosciuto il coma, quelli che vengono definiti in  stato vegetativo. Sono quelli che si sono risvegliati. E quelli che  stanno ancora chiusi dentro. Sono quelli che stanno accanto, quelli che  non indietreggiano, quelli che fanno spazio nelle loro case e nelle loro  vite a queste altre vite inchiodate e tempestose. Sono quelli che  magari credono in Gesù Cristo e non hanno paura della morte, ma non ci  stanno a dire che l’amore e la scienza servono a niente. Sono quelli che  magari non credono in Dio, ma non rinunciano a ogni respiro e a ogni  pensiero. Quelli che accanirsi mai, ma eutanasia mai.</p>
<p>Non hanno  bisogno di «par condicio», perché la sfida per loro è comunque dispari.  Hanno diritto a un po’ di verità. E la tv non è necessariamente e sempre  altra dalla verità, altra dalla vita vera.</span></div>
<div><span><br />
</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Autore"><strong>Marco Tarquinio tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Dossier/Fateli+parlare/INACCETTABILI_201011260747480770000_201011260943107330000.htm" target="_blank">Avvenire.it</a></strong><br />
</span></div>
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