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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; islam</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>Shahbaz Bhatti. Il testamento spirituale                                                                                      «Non ho più paura alcuna, dedico la mia vita a Gesù»</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 18:44:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia.
Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia.<br />
Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico.<br />
Mi sono state proposte alte cariche al governo e mi è stato chiesto di abbandonare la mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa: «No, io voglio servire Gesù da uomo comune».<br />
Questa devozione mi rende felice. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora — in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan — Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita.<br />
Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.<br />
Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione.<br />
Voglio dirvi che trovo molta ispirazione nella Sacra Bibbia e nella vita di Gesù Cristo. Più leggo il Nuovo e il Vecchio Testamento, i versetti della Bibbia e la parola del Signore e più si rinsaldano la mia forza e la mia determinazione. Quando rifletto sul fatto che Gesù Cristo ha sacrificato tutto, che Dio ha mandato il Suo stesso Figlio per la nostra redenzione e la nostra salvezza, mi chiedo come possa io seguire il cammino del Calvario. Nostro Signore ha detto: «Vieni con me, prendi la tua croce e seguimi».<br />
I passi che più amo della Bibbia recitano: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi». Così, quando vedo gente povera e bisognosa, penso che sotto le loro sembianze sia Gesù a venirmi incontro.<br />
Per cui cerco sempre d’essere d’aiuto, insieme ai miei colleghi, di portare assistenza ai bisognosi, agli affamati, agli assetati.<br />
Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna”.</p>
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		<title>Salviamo Asia Bibi</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Nov 2010 11:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[persecuzioni anticristiane]]></category>
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Le terre islamiche grondano di sangue cristiano. Ma il mondo se  ne frega. Altri sei cristiani ammazzati in Iraq, con 33 feriti, dopo la  carneficina del 31 ottobre nella chiesa di Bagdad, dove le vittime sono  state cinquanta.
Ma non solo. Domenica sera in Pakistan una madre di due figli, Asia Bibi, operaia [...]]]></description>
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<p>Le terre islamiche grondano di sangue cristiano. Ma il mondo se  ne frega. Altri sei cristiani ammazzati in Iraq, con 33 feriti, dopo la  carneficina del 31 ottobre nella chiesa di Bagdad, dove le vittime sono  state cinquanta.</p>
<p>Ma non solo. Domenica sera in Pakistan una madre di due figli, Asia Bibi, operaia  agricola di 37 anni, è stata condannata a morte da un tribunale del  Punjab, semplicemente perché cristiana: la famigerata “legge sulla  blasfemia” infatti in quel Paese manda a morte chiunque sia accusato da  musulmani di aver offeso Maometto.</p>
<p>Secondo l’agenzia Asianews, tutto risale a <strong>“</strong><strong>una  discussione molto animata avvenuta nel giugno 2009 a Ittanwali. Alcune  delle donne che lavoravano con Asia Bibi cercavano di convincerla a  rinunciare al cristianesimo e a convertirsi all’islam. </strong></p>
<p><strong>Durante la discussione, Bibi ha risposto parlando di come  Gesù sia morto sulla croce per i peccati dell’umanità, e ha chiesto alle  altre donne che cosa avesse fatto Maometto per loro. </strong></p>
<p><strong>Le musulmane si sono offese, e dopo aver picchiato Bibi  l’hanno chiusa in una stanza. Secondo quanto raccolto da ‘Release  International’ una piccola folla si è radunata e ha cominciato a  insultare lei e i bambini. </strong></p>
<p><strong>L’organizzazione caritativa, che sostiene i cristiani  perseguitati, ha detto che su pressione dei leader musulmani locali è  stata sporta denuncia per blasfemia contro la donna”. </strong></p>
<p>La condanna a morte per “blasfemia” era purtroppo già stata comminata  a dei cristiani maschi. Per una donna invece è la prima volta.</p>
<p>Tuttavia nessuno si solleverà per salvare una donna cristiana. I  cristiani sono carne da macello. Come ai tempi di san Paolo sono “la  spazzatura del mondo”.</p>
<p>Il mondo intero si è indignato e si è sollevato per salvare Sakineh,  la donna condannata a morte in Iran per presunta complicità  nell’omicidio del marito e per adulterio.</p>
<p>Bernard Henri Lévy ha (meritoriamente) scatenato la protesta  dell’intero Occidente: si sono uniti a lui giornali, tv, governi,  ministri, Unione europea, sindaci, intellettuali, montagne di premi  Nobel, di Saviani e di Carlebruni. Perfino noi. E poi migliaia di firme,  di foto esposte.</p>
<p>Bene. Niente di simile sarà fatto per la povera Bibi, che ha la sola  colpa di essere cristiana. Il mondo non fa una piega quando si tratta di  cristiani.</p>
<p>Anche altre recenti notizie di stupri e uccisioni di ragazze  cristiane in Pakistan sono scivolate allegramente via dai mass media  occidentali. Senza drammi.</p>
<p>Ma l’esempio supremo dell’indifferenza dell’Occidente per i massacri  dei cristiani lo ha dato ieri il presidente americano Obama.</p>
<p>L’ineffabile Obama ha appena visitato l’Indonesia dove aveva vissuto  qualche anno da bambino. E se n’è uscito con queste mirabolanti  dichiarazioni riportate dai media del mondo intero: <strong>“L’Indonesia è un modello”</strong>.</p>
<p>Ecco qualche perla di Obama: <strong>“</strong><strong>Una figura paterna mi insegnò qui da bambino che l’Islam è tolleranza, non l’ho dimenticato”</strong>. Poi il presidente americano <strong>“e</strong><strong>salta l’Indonesia ‘laica, pluralista, tollerante, la più grande democrazia in una nazione a maggioranza islamica’ ”</strong>. Ed ecco un’altra perla: <strong>“Lo spirito della tolleranza, sancito nella vostra Costituzione, è uno dei caratteri fondanti e affascinanti di questa nazione”</strong>.</p>
<p>Ma davvero? L’Indonesia, con i suoi 212 milioni di abitanti, è il  paese musulmano più popoloso del mondo ed è una potenza economica. Il 75  per cento della popolazione è musulmano, i cristiani sono il 13,1 per  cento, cioè 27 milioni e 800 mila persone.</p>
<p>E’ vero che la Costituzione, sulla carta, riconosce il pluralismo  religioso e una buona percentuale di musulmani effettivamente è  favorevole a una convivenza pacifica con i cristiani.</p>
<p>Ma concretamente cosa è accaduto? Sia sotto il regime di Suharto che  sotto il successivo i cristiani hanno subito massacri e persecuzioni  inenarrabili.</p>
<p>A Timor Est – un’isola abitata da cristiani – il regime indonesiano,  che la occupò contro la deliberazione dell’Onu, ha perpetrato un vero e  proprio genocidio.</p>
<p>Secondo monsignor Carlos Belo, premio Nobel per la pace, sono state  200 mila le vittime e 250 mila i profughi su una popolazione totale di  800 mila abitanti.</p>
<p>Dal 1995 al 2000 sono state distrutte 150 chiese. I massacri sono  continuati anche dopo che la comunità internazionale, nel 1999, ha  imposto l’indipendenza di Timor Est.</p>
<p>In quello stesso anno stragi di cristiani sono stati perpetrate anche  in un’altra zona cristiana dell’Indonesia: l’arcipelago delle Molucche.</p>
<p>In tre anni di scontri si sono avute circa 13.500 vittime e 500 mila  profughi. Più di 6 mila cristiani delle Molucche sono stati costretti a  convertirsi all’Islam (con il solito corredo di stupri e infibulazioni  forzate). Altri 93 cristiani dell’isola di Keswi sono morti perché si  rifiutavano di convertirsi.</p>
<p>Le cronache parlano di episodi orrendi come quello in cui sei bambini  cristiani sono stati uccisi ad Ambon, in un campo di catechismo:  “inseguiti, sventrati, evirati e decapitati dagli islamisti che  fendevano le bibbie con la spada”.</p>
<p>In altri casi gli attacchi degli islamisti avevano “l’ausilio di  truppe militari regolari… come nell’isola di Haruku il 23 gennaio 2000,  quando sono rimasti uccisi 18 cristiani” (dal Rapporto 2001 sulla  libertà religiosa nel mondo).</p>
<p>A Natale del 2000 i fondamentalisti hanno fatto una serie di  attentati colpendo la cattedrale di Giakarta e altre dieci città, con 17  morti e circa 100 feriti.</p>
<p>Nel 2001 l’agenzia Fides dava notizia di nuovi attacchi di  guerriglieri islamici contro i cristiani nell’isola di Sulawesi e anche a  Makassar con scene di caccia all’uomo. Poi altre chiese bruciate e  molte vittime.</p>
<p>Un gruppo di cristiani indonesiani firmarono un appello drammatico:  “Preghiamo per i cristiani di Indonesia. Preghiamo per la loro fede  durante gli attacchi e per quanti subiscono la tentazione di nascondere  la loro identità di fedeli a Cristo. Preghiamo per il mondo perché  prenda provvedimenti contro la persecuzione, dovunque essa si  verifichi”.</p>
<p>Invece il mondo se ne frega delle stragi di cristiani e Obama va in  Indonesia a esaltare questo Paese come esempio di Islam buono.  Figuriamoci com’è quello cattivo.</p>
<p>Nel paese indicato da Obama come modello di tolleranza, il 19 ottobre  2005, tre studentesse cristiane, Yusriani di 15 anni, Theresia di 16  anni e Alvita di 19 anni, furono assalite mentre si recavano a scuola  (in un liceo cattolico di Poso) da un gruppo di fondamentalisti  islamici.</p>
<p>I fanatici le immobilizzarono e poi, con un machete, le sgozzarono.  Quindi tagliarono loro la testa a causa della loro fede in Gesù. La  testa di una di loro è stata poi lasciata davanti alla chiesa cristiana  di Kasiguncu.<strong></strong></p>
<p>Più di recente si è avuto il triste episodio della condanna a morte  di tre contadini cattolici, Fabianus Tibo, Domingus da Silva e Marinus  Riwu, colpevoli di essersi difesi nel 2000 dagli attacchi degli  islamisti a Poso.</p>
<p>Monsignor Joseph Suwatan, vescovo di Manado, andò a confortarli in  prigione a Palu in veste di “inviato speciale del Vaticano”, perché –  spiegò – Benedetto XVI vuole condividere il dolore ed esprimere la sua  solidarietà per l’ingiustizia legale subita dai tre cattolici durante il  loro processo.</p>
<p>Un’ultima notizia dal “paese modello” di Obama. Nel settembre 2009 il  parlamento di Aceh ha approvato all’unanimità l’introduzione della  legge islamica. Ecco il titolo del Corriere della sera del 15 settembre:  “Sharia in Indonesia, lapidazione per gli adulteri”.</p>
<p>Con buona pace delle Sakineh che ne faranno le spese. Di cui in  realtà non frega niente a nessuno in Occidente. In particolare però non  frega niente della tragedia dei cristiani, veri agnelli sacrificali.</p>
<p>Non frega niente all’Onu, alla Ue, ai premi Nobel, ai giornali  progressisti, alle carlebruni e ai saviani (che non hanno lanciato  appelli né fatto monologhi televisivi su questo genocidio censurato). E  tanto meno frega a Obama.</p>
<p><strong><a href="http://www.antoniosocci.com/2010/11/salviamo-asia-bibi-vedi-appello-di-tv2000-in-fondo/" target="_blank">Antonio Socci</a></strong></p>
<p><strong>Da “Libero” 11 novembre 2010</strong></p>
<p align="center"><strong>Salviamo Asia Bibi. TV2000 lancia una campagna di solidarietà</strong></p>
<p>Da questa sera tutte le edizioni dei telegiornali di TV2000 saranno  contrassegnate da un logo con la foto di Asia Bibi, la donna cristiana  condannata a morte in Pakistan con l’accusa di blasfemia. La donna,  com’è noto, aveva respinto le pressioni delle sue colleghe perché si  convertisse all’Islam e aveva difeso con forza le ragioni della propria  fede. Picchiata e poi rinchiusa in carcere per oltre un anno,  recentemente è stata condannata alla pena capitale da un tribunale del  Punjab. In vista del passaggio del caso all’Alta Corte è necessaria una  grande mobilitazione internazionale in nome della libertà religiosa, con  l’obiettivo di salvare la vita e restituire la libertà a questa donna  così coraggiosa e di accendere i riflettori dell’opinione pubblica sulle  persecuzioni di cui sono vittime in tutto il mondo tanti cristiani a  causa della loro fede.</p>
<p>Chi volesse aderire alla campagna può scrivere un messaggio via sms al numero <strong><span>331 2933554</span><span dir="ltr"><span> begin_of_the_skype_highlighting</span> <span title="Chiama questo numero in Italia con Skype: +393312933554" dir="ltr"><span> </span><span title="Opzioni Skype "><span style="background-position: -2139px 1px ! important;"> </span> </span><span><span> 331 2933554</span></span><span> </span></span> <span>end_of_the_skype_highlighting</span></span></strong> o all’indirizzo di posta elettronica <a href="mailto:salviamoasiabibi@tv2000.it" target="_blank">salviamoasiabibi@tv2000.it</a>. Ma naturalmente l’auspicio è che la campagna si allarghi e che tanti soggetti si mobilitino utilizzando ogni canale utile.</div>
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		<title>Sarà possibile cambiare le cose?</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 17:28:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Raboula Antoine Beylouni]]></category>

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		<description><![CDATA[«Ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia, non puoi salvarle tutte, e lo stesso succede su tante altre spiagge. Inutile, non puoi cambiare le cose». Il bambino si chinò a raccogliere un’altra stella e gettandola in acqua rispose: «Ho cambiato le cose per questa qui»
Ho pensato molto prima di scrivere questo editoriale, perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/11/stella_marina_1024.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2528" title="stella_marina_1024" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/11/stella_marina_1024-300x225.jpg" alt="stella_marina_1024" width="300" height="225" /></a>«Ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia, non puoi salvarle tutte, e lo stesso succede su tante altre spiagge. Inutile, non puoi cambiare le cose». Il bambino si chinò a raccogliere un’altra stella e gettandola in acqua rispose: «Ho cambiato le cose per questa qui»</strong></p>
<p>Ho pensato molto prima di scrivere questo editoriale, perché c’erano (e  ci sono) due aspetti che in questi giorni mi colpiscono della realtà che  ci circonda: da un lato la questione del bene, nel senso che diventa  sempre più insopportabile un mondo dei <em>mass-media</em> che sa solo  comunicare il male, il negativo, con un compiacimento morboso e inutile.  Non voglio guardare la TV o ascoltare le notizie in modo da dovere  essere io il giudice, quasi che mi si chieda ogni volta di individuare e  condannare il colpevole.<br />
Dall’altro lato il problema del <em>politically correct</em>, per cui di certe questioni, come del rapporto con l’islam, bisogna parlare solo in certi termini.</p>
<p>E allora ho letto quanto ha detto a proposito dell’islam il Vescovo libanese Raboula Antoine Beylouni, censurato persino dall’<em>Osservatore Romano</em>.   Ciò che dice mi pare tra l’altro in sintonia con quello che andiamo  pubblicando sul sito, sperando che i rapporti tra gli uomini delle  religioni sappiano trovare ragioni di rispetto, nell’assoluta  consapevolezza che «solo la verità ci farà liberi».<br />
Riporto quanto affermato (e censurato), per amore di verità:</p>
<blockquote><p>«Ecco le difficoltà con cui ci confrontiamo. Il Corano inculca al  musulmano l’orgoglio di possedere la sola religione vera e completa,  religione insegnata dal più grande profeta, poiché è l’ultimo venuto. Il  musulmano fa parte della nazione privilegiata e parla la lingua di Dio,  la lingua del paradiso, l’arabo. Per questo affronta il dialogo con  questa superiorità e con la certezza della vittoria.<br />
Il Corano, che  si suppone scritto da Dio stesso da cima a fondo, dà lo stesso valore a  tutto ciò che vi è scritto: il dogma come qualunque altra legge o  pratica.<br />
Nel Corano non c’è uguaglianza tra uomo e donna, né nel  matrimonio stesso in cui l’uomo può avere più donne e divorziare a suo  piacimento, né nell’eredità in cui l’uomo ha diritto a una doppia parte,  né nella testimonianza davanti ai giudici in cui la voce dell’uomo  equivale a quella di due donne ecc.<br />
Il Corano permette al musulmano  di nascondere la verità al cristiano e di parlare e agire in contrasto  con ciò che pensa e crede.<br />
Nel Corano vi sono versetti contraddittori  e versetti annullati da altri, cosa che permette al musulmano di usare  l’uno o l’altro a suo vantaggio; così può considerare il cristiano  umile, pio e credente in Dio ma anche considerarlo empio, rinnegato e  idolatra.<br />
Il Corano dà al musulmano il diritto di giudicare i  cristiani e di ucciderli con la jihad (guerra santa). Ordina di imporre  la religione con la forza, con la spada. La storia delle invasioni lo  testimonia. Per questo i musulmani non riconoscono la libertà religiosa,  né per loro né per gli altri. Non stupisce vedere tutti i paesi arabi e  musulmani rifiutarsi di applicare integralmente i “Diritti umani”  sanciti dalle Nazioni Unite.<br />
Di fronte a tutti questi divieti e  simili argomenti dobbiamo eliminare il dialogo? No, sicuramente no» […]  «Peggio ancora, talvolta ci sono interlocutori del clero che, nel  dialogo, per guadagnarsi la simpatia del musulmano chiamano Maometto  profeta e aggiungono la famosa invocazione musulmana spesso ripetuta  “Salla lahou alayhi wa sallam” (che la pace e la benedizione di Dio  siano su di lui).»</p></blockquote>
<p>E non posso che riportare, come motivo e ragione di speranza, quanto Margherita Coletta, nel bel libro di Lucia Bellaspiga <em>Il seme di Nassiriya</em>,  ha raccontato per indicare quello che a lei sembra essere il cammino  giusto per una autentica convivenza umana. Mi auguro che sia di stimolo a  tutti coloro che non si rassegnano e che desiderano essere nella vita  protagonisti:</p>
<blockquote><p>«Un giorno una tempesta terribile si  abbatté sulla costa, scaraventando sulla riva migliaia e migliaia di  stelle marine che restavano immobili e morivano sulla spiaggia. Tutti  stavano a guardare esterrefatti e nessuno faceva niente. Tra la gente,  tenuto per mano dal papà, c’era anche un bambino che fissava le piccole  stelle di mare. All’improvviso lasciò la mano del padre, si chinò, ne  raccolse tre e le riportò in acqua, poi corse indietro e ripetè la  cosa&#8230; Un uomo che era lì gli disse: «Ci sono migliaia di stelle marine  su questa spiaggia, non puoi salvarle tutte, e lo stesso succede su  tante altre spiagge. Inutile, non puoi cambiare le cose». Il bambino si  chinò a raccogliere un’altra stella e gettandola in acqua rispose: «Ho  cambiato le cose per questa qui». L’uomo fece lo stesso&#8230; Poi furono in  quattro, poi in cento, poi migliaia di persone che buttavano stelle di  mare in acqua.»</p></blockquote>
<p>Noi, col sito CulturaCattolica.it,  vogliamo essere come quel bambino, ingenuo certamente, ma l’unico capace  di fare andare avanti il mondo, consapevoli che, come dice il poeta  francese Charles Péguy, «Per sperare, bimba mia, bisogna essere molto  felici, bisogna aver ottenuto, ricevuto una grande grazia» (<em>Il portico del mistero della seconda virtù</em>, in <em>I Misteri</em>,  Jaca Book, 1997, p. 167): quell’incontro che è la certezza di una presenza, della grande Presenza di Gesù.</p>
<p><strong>Tratto da <a href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=3&amp;id_n=19597" target="_blank">Cultura Cattolica</a> di Enrico Leonardi</strong></p>
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<li><a href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=159&amp;id_n=10426">Islam: miraggi e realtà</a></li>
<li><a href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=14&amp;id_n=230">Nessuno dimentichi i cristiani del Libano</a></li>
</ul>
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		<title>I nuovi santi innocenti</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 17:22:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Al Qaida torna a seminare il terrore a Baghdad: un commando armato ha assaltato al tramonto una chiesa di rito cattolico orientale nel cuore della capitale irachena ma il successivo blitz delle forze di sicurezza si e&#8217; concluso con un bagno di sangue.
Riportiamo quanto detto, a proposito di questo eccidio, dal Papa all&#8217;Angelus (nella festa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/11/iraq_mosul.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2525" title="iraq_mosul" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/11/iraq_mosul.jpg" alt="iraq_mosul" width="250" height="250" /></a>Al Qaida torna a seminare il terrore a Baghdad: un commando armato ha assaltato al tramonto una chiesa di rito cattolico orientale nel cuore della capitale irachena ma il successivo blitz delle forze di sicurezza si e&#8217; concluso con un bagno di sangue.</strong></p>
<p>Riportiamo quanto detto, a proposito di questo eccidio, dal Papa all&#8217;Angelus (nella festa di Tutti i Santi) e da S. Ecc. Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino &#8211; Montefeltro.</p>
<p><strong>Benedetto XVI, Dopo l’Angelus</strong></p>
<p>Ieri sera, in un gravissimo attentato nella cattedrale siro-cattolica di Bagdad, ci sono state decine di morti e feriti, fra i quali due sacerdoti e un gruppo di fedeli riuniti per la Santa Messa domenicale. Prego per le vittime di questa assurda violenza, tanto più feroce in quanto ha colpito persone inermi, raccolte nella casa di Dio, che è casa di amore e di riconciliazione. Esprimo inoltre la mia affettuosa vicinanza alla comunità cristiana, nuovamente colpita, e incoraggio pastori e fedeli tutti ad essere forti e saldi nella speranza. Davanti agli efferati episodi di violenza, che continuano a dilaniare le popolazioni del Medio Oriente, vorrei infine rinnovare il mio accorato appello per la pace: essa è dono di Dio, ma è anche il risultato degli sforzi degli uomini di buona volontà, delle istituzioni nazionali e internazionali. Tutti uniscano le loro forze affinché termini ogni violenza!</p>
<p><strong>Messaggio di Mons. Luigi Negri per l’eccidio di 37 cristiani massacrati all’interno di una chiesa di Baghdad</strong></p>
<p>Al termine della Celebrazione Eucaristica di tutti i Santi, nella Cattedrale di Pennabilli, Mons. Luigi Negri ha rivolto ai fedeli presenti un messaggio che è anche il contenuto di questo comunicato.</p>
<p>“Senza nessuna esitazione ed incertezza, fruendo dell’autorevolezza che viene ad un Vescovo della Chiesa particolare ma che vive il sentimento profondo della Chiesa universale, io mi sento di ascrivere alla moltitudine dei Santi questi 37 nostri fratelli, fra i quali due sacerdoti, che sono stati massacrati all’interno di una chiesa cattolica in Iraq per un atto di terrorismo il cui bilancio provvisorio però, secondo una prima stima, fa salire a 50 il numero complessivo delle vittime e ad oltre 80 quello dei feriti.</p>
<p>Si vede chiaro ogni giorno che passa, in barba a tutti gli irenismi e a tutte le ricerche delle moderazioni, che il terrorismo internazionale ha un obiettivo esplicito: la conquista islamica del mondo e, all’interno di questo obiettivo che certamente sarà a più lunga scadenza, un obiettivo più immediato cioè la distruzione del cristianesimo in Terra Santa, nel Medio Oriente e poi, più o meno, in tutti i paesi anche di antica tradizione cristiana.</p>
<p>Sono martiri, noi li pensiamo così; sono martiri che hanno offerto la loro vita quasi senza saperlo, senza aspettarselo, senza deciderlo, una sorta di nuovi santi innocenti che erano in Chiesa per pregare e non sono più tornati a casa. Io mi auguro che la Santa Chiesa Cattolica non abbia tergiversazioni o incertezze, che abbia il coraggio di indicare in questo un evento assolutamente straordinario di martirio ricevuto da coloro che, ripeto, hanno nel fondo del cuore l’intendimento di eliminare la vita cristiana, la presenza di Cristo e della Chiesa nel mondo.</p>
<p>Non è perché è successo in Iran che noi possiamo stare tranquilli; la teoria che ogni tanto mi viene proposta che il Montefeltro è un’isola beata, non sta più in piedi. In questa isola beata è arrivato l’edonismo che distrugge le nostre famiglie, è arrivata la droga, è arrivato tutto un modo di sentire e di vivere la vita che ha scosso profondamente le radici della nostra cultura di popolo cristiano. Per questo io mi aspetto che l’insperato e realissimo incontro con il Papa Benedetto XVI conforti questo nostro cammino per recuperare le radici della nostra tradizione cristiana.</p>
<p>Non pensiate che non possa succedere anche qui; non pensiate che nel corso magari di una generazione, o anche meno, non possa accadere che dei cristiani del Montefeltro, che vanno in Chiesa per pregare, non tornino più a casa. Questo non per alimentare allarmismi ma per la consapevolezza del livello a cui è arrivato questo scontro epocale fra Cristo, fra il cristianesimo e coloro che vogliono distruggerlo. Noi abbiamo questa coscienza e per questo chiediamo al Signore che ci dia la forza; Don Abbondio ha detto al suo Cardinale “il coraggio uno non se lo può dare”, il suo grande Cardinale gli ha risposto “uno non se lo può dare ma lo può chiedere”.</p>
<p>Cominciamo a chiedere al Signore Iddio, per intercessione della Madonna delle Grazie, il dono di un coraggio che ci faccia essere testimoni limpidi della fede in Cristo di fronte a questo mondo che è lontano ovunque; che anche quando sembra vicino sostanzialmente è lontano dal Signore. Ci dia questa forza, ci riduca se è possibile le fatiche, ma soprattutto ci faccia radicare nella sua presenza piena di letizia e di sacrificio”.</p>
<p>Pennabilli, 1 Novembre 2010</p>
<p><strong>Tratto da <a href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&amp;id_n=19651" target="_blank">Cultura Cattolica</a></strong></p>
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		<title>Giustizia evangelica</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 23:07:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ultima polemica ferragostana in Gran Bretagna la dice lunga sulla crisi identitaria di quel Paese.
Lord  Mackay of Clashfern, ex Lord Chancellor e Lord Advocate of Scotland  durante i governi Thatcher e Major, è uno dei giuristi più stimati e  prestigiosi di Scozia.
Ottantatreenne ma ancora più che mai  combattivo, Lord Mackay ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/Bibbia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2370" title="Bibbia" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/Bibbia-300x235.jpg" alt="Bibbia" width="300" height="235" /></a>L’ultima polemica ferragostana in Gran Bretagna la dice lunga sulla crisi identitaria di quel Paese.<br />
Lord  Mackay of Clashfern, ex Lord Chancellor e Lord Advocate of Scotland  durante i governi Thatcher e Major, è uno dei giuristi più stimati e  prestigiosi di Scozia.<br />
Ottantatreenne ma ancora più che mai  combattivo, Lord Mackay ha patrocinato la campagna lanciata dalla  Scottish Bible Society (SBS), che ha avuto come oggetto l’invio  di  centinaia di Bibbie ai tribunali ed ai magistrati scozzesi, per  invitarli a riflettere sui valori cristiani della giustizia e della  misericordia.<br />
Di fronte al dilagare dei Muslim Arbitration Tribunal,  in cui si applica la sharia, ed al fatto che proprio in Scozia, lo  scorso marzo, abbia debuttato il primo studio legale britannico  specializzato in diritto islamico, Lord Mackay ha tenuto a ribadire che  la prospettiva cristiana della giustizia e le Sacre Scritture continuano  a rappresentare «una fonte ed un testo fondamentale per il sistema  giuridico scozzese».<br />
La SBS, di cui lo stesso Lord Mackay è presidente onorario, ha accompagnato le copie delle Bibbie con un opuscolo intitolato “<em>La Bibbia nel sistema giuridico scozzese: una guida per gli operatori del diritto</em>”,  nel quale si ricorda, tra l’altro, che la stessa Regina, durante la  cerimonia di incoronazione, ha accettato il testo sacro cristiano come «<em>Royal Law</em>», legge reale.<br />
L’iniziativa  non ha registrato alcuna reazione da parte dei musulmani, i quali non  hanno avuto nulla da ridire. Qualche islamico ha addirittura visto di  buon occhio il fatto che ci siano nel Regno Unito persone che ancora  credono in Dio e non si vergognano della propria religione.<br />
Una proluvie di durissime proteste è, invece, piovuta dal mondo laicista ed ateo della cosiddetta “intellighenzia” <em>liberal</em>.  Terry Sanderson, capo della National Secular Society, si è ferocemente  opposto all’iniziativa, arrivando a sostenere che «il contenuto della  Bibbia sarebbe addirittura più imbarazzante della sharia». Proprio così,  per Sanderson la legge coranica sarebbe un male minore rispetto alla  legge cristiana fondata sulle Sacre Scritture. L’assunto del presidente  della National Secular Society si fonda sul fatto che «uccidere streghe e  omosessuali, e lapidare gli adulteri sono chiaramente tutti precetti  legali sanciti nel libro sacro ai cristiani». E ha pensato pure di  essere spiritoso quando si è chiesto: «Come potrebbe mantenersi  l’itticoltura scozzese se venisse introdotto il divieto biblico di  mangiare vongole? O come potrebbe svilupparsi la manifattura tessile  delle Shetland, se si dovesse applicare il divieto di confezionare abiti  con differenti materiali, come prescrive la Bibbia?».</p>
<p>La cosa  più triste – e davvero sintomatica della crisi identitaria del popolo  britannico – è che quelli come Sanderson parlano e giudicano cose che  non conoscono. Se leggessero davvero la Bibbia scoprirebbero che essa è  composta di due parti, l’Antico ed il Nuovo Testamento. Ed è proprio la  seconda parte – quella in cui risiede l’originalità del cristianesimo  realizzatasi attraverso l’incarnazione divina – che completa e dà un  senso a tutto il testo sacro.<br />
Sanderson non sa, semplicemente, che  cosa sia il cristianesimo. E’ ancora fermo ai precetti del giuridismo  farisaico e ignora che nella storia dell’umanità ha fatto irruzione un  avvenimento capace di rivoluzionare lo stesso concetto di giustizia. E’  nel Vangelo – parte integrante, sostanziale e illuminante della Bibbia –  che lo stesso Cristo impone il superamento del rigido formalismo  farisaico: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e  dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt. 5, 20).<br />
Non può  esservi giustizia senza carità. Questo è l’annuncio cristiano diffuso  attraverso il Vangelo. Una giustizia priva di carità porta  inevitabilmente alla divisione, e cessando di essere mediazione di  amore, origina il paradosso dell’antica saggezza: <em>Summum ius summa iniuria</em>.<br />
Non  c&#8217;è ingiustizia più grande verso un uomo, insegna il Vangelo, che  quella di arrestarsi alla giustizia formale come suprema relazione con  lui, rifiutando così di entrare in comunione personale d’amore.<br />
La  vera giustizia biblica – che Sanderson degrada ad un gradino inferiore  rispetto alla sharia – è quella che introducendo una prospettiva di  carità porta a considerare l’altro come persona, anzi come fratello in  Cristo.<br />
Per questo non si può affermare, come ha fatto Sanderson, che  il senso di giustizia che si trova nella Bibbia sarebbe ancora peggiore  di quello rinvenibile nel corano.<br />
In realtà il grande limite  dell’islam è quello di non riconoscere che l’infinita misericordia di  Dio si sia incarnata in Gesù Cristo.<br />
Per comprendere meglio questo  concetto, e quindi la vera differenza tra islam e cristianesimo, basta  considerare un episodio accaduto proprio a ferragosto, quando Sanderson  ha lanciato la polemica. Mentre celebravamo la Festa dell’Assunta,  infatti, in Afghanistan due adulteri, una donna di ventitré anni e un  uomo di ventotto, venivano condannati a morte e lapidati, com’è stato  ufficialmente riferito da Mohammad Ayob, governatore del distretto di  Imam Sahib, nella provincia di Kunduz. Erano circa un centinaio le  persone radunatesi per ascoltare la sentenza di condanna e per assistere  alla lapidazione della coppia. I due, rei confessi, sono stati condotti  davanti alla folla, e in piedi, con le mani legate, uno accanto  all’altro, hanno subito il supplizio della lapidazione.<br />
Questa scena  me ne ha fatta venire in mente un’altra accaduta duemila anni fa in  Palestina. Quella volta, però, la folla pronta con le pietre in mano a  lapidare un’adultera, fu fermata da un Uomo che si limitò ad un solo  commento: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra». Questo, infatti,  è uno di quegli insegnamenti biblici che i laicisti alla Sanderson,  purtroppo, non conoscono.<br />
Non è quindi così peregrina la proposta di Lord Mackay di far dare ai magistrati una ripassatina di Vangelo.<br />
E  confesso che sei io fossi un imputato non mi dispiacerebbe davvero che  il mio giudice, prima di emettere la sentenza, ricordasse alla propria  coscienza qualche passo della Bibbia in tema di giustizia. Magari  proprio quel passo in cui si dice: «Con lo stesso metro con cui  giudicherete, sarete giudicati.</p>
<p><strong>Gianfranco Amato &#8211; tratto da <a href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&amp;id_n=18972" target="_blank">CulturaCattolica.it</a></strong></p>
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		<title>Spagna, convivenza e allarme. La doppia faccia dell&#8217;islam</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 14:55:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/moschea4Big.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2366" title="moschea4Big" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/moschea4Big-300x224.jpg" alt="moschea4Big" width="300" height="224" /></a>Di  fronte alla macelleria “Youssef” – solo carne halal e dolci arabi – i  ragazzi bevono birra ai tavolinetti della taverna “La Mancha”. Una  signora di mezza età sorseggia un thè al bar Beirut, a pochi metri dai  polli arrosto di Anacapri. Ad ogni angolo, un bugigattolo promette  chiamate telefoniche, collegamenti Internet e invio di denaro in Marocco  a prezzi moderati. Sono le dieci di sera: Lavapies – il quartiere più  multietnico di Madrid – è un incrocio di lingue e visi che vengono da  lontano. Nella piazzetta centrale, la gente boccheggia per il gran caldo  e sogna una fresca serata che non arriverà mai. Su una panchina, due  madrilene ultraottantenni chiacchierano appassionatamente; dall’altra  parte della piazza, la panchina è occupata da tre donne islamiche con il  velo. Anche loro speravano di trovare in strada un po’ di fresco. Passa  una vecchia Ford Fiesta: dai finestrini, spara una musica araba a tutto  volume.</p>
<p>Lavapies finì nell’occhio del ciclone dopo gli attentati  di Madrid dell’11 marzo 2004: 192 morti, centinaia di feriti. Oggi, per  la strada, non si avvertono tensioni: a passeggio ci sono donne con il  velo fino ai piedi, ragazze in jeans strettissimi, uomini in caffetano  bianco o con i bermuda a quadretti. E tantissime famiglie: marocchine,  spagnole, romene, polacche.</p>
<p>La capitale sembra aver retto  all’urto: il terrore dell’11 marzo non ha violentato in profondità la  convivenza quotidiana. Questo non significa che la Spagna sia esente da  minacce e rischi. Secondo l’ultimo rapporto degli Stati Uniti sulla  lotta contro il terrorismo nel mondo (relativo al 2009), il Paese  iberico rappresenta ancora un punto strategico per i gruppi terroristici  internazionali. Gli estremisti di ispirazione islamica – sottolinea il  Dipartimento di Stato Usa – «invocano la riconquista dell’antica regione  di governo musulmano nella penisola iberica che chiamano ancora Al  Andalus, la liberazione delle due enclavi spagnole nordafricane di Ceuta  e Melilla e il ritiro militare degli spagnoli dalle forze  multinazionali in Afghanistan e Libano».</p>
<p>Ma al di là della  minaccia terroristica, ci sono punti caldi e nodi radicali –  apparentemente minori – che inquirenti ed esperti seguono con grande  attenzione. Soprattutto nel cosiddetto cono sud della Catalogna: da  Tarragona a Lerida, Reus, El Vendrell. La Catalogna è la comunità  autonoma con più musulmani stranieri (non spagnoli): sono 340mila contro  i 130mila di Madrid e dell’Andalusia. Secondo <em>El Pais</em> quasi  20mila persone – in terra catalana – sarebbero vicine all’integralismo  islamico. L’allarme riguarda in particolare la corrente salafita, che –  per il sindacato della polizia spagnola in Catalogna – dominerebbe la  principale moschea di Lerida e quella di Reus.</p>
<p>Lerida – circa  140.000 abitanti, dei quali il 20% sono immigrati (in particolare  magrebini e romeni) – è stato il primo municipio spagnolo ad avere  proibito il burqa negli edifici pubblici: negli uffici, nelle scuole o  negli ospedali. Le polemiche fra l’imam Abdelwahab Houzi e  l’amministrazione municipale sono all’ordine del giorno. Il sindaco  Angel Ros (socialista, cattolico praticante) ha assicurato che non  tollererà «che nessun imam fondamentalista alteri la convivenza  cittadina». Poi ha ordinato di chiudere la moschea di via del Nord per  ragioni di sicurezza: vi pregavano in 1.200, quando la capacità legale è  di 240 persone. L’imam ha risposto che il primo cittadino «cerca una  scusa qualsiasi per giustificare» la chiusura del locale. Frizioni e  accuse si moltiplicano.</p>
<p>Delle 900 moschee esistenti in Spagna,  oltre 50 sarebbero “salafiste” e 90 vicine alla corrente integralista  tabligh: lo sostengono fonti delle forze di sicurezza statale, citate da  <em>El Mundo</em>. Non esiste un allarme specifico, ma la  proliferazione di alcuni filoni più radicali – in Catalogna, nella  comunità di Valencia o nel Paese basco – viene seguita da tempo dai  servizi spagnoli.</p>
<p>Intanto, con l’aumento della popolazione araba  in Spagna (1,5 milioni i musulmani), l’islam e le sue regole si sono  trasformati poco a poco in un argomento «comune» nei dibattiti sociali.  Diversi municipi catalani hanno seguito l’esempio di Lerida, proibendo  il burqa negli edifici pubblici. Lo stesso ha fatto anche Galapagar,  prima località in provincia di Madrid a prendere questo provvedimento:  dei 33mila abitanti del piccolo municipio, circa 2.000 sono marocchini.  Finora non c’è mai stato alcun problema a proposito del burqa, ma  secondo il sindaco di Galapagar è meglio «prevenire» eventuali  polemiche. Per la Commissione islamica di Spagna, invece, queste  iniziative «stimolano l’islamofobia» con fini elettorali e populistici. </span></div>
<div><span><br />
</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Autore"><strong>Michela Coricelli tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Mondo/MoscheeSpagna_201008160758314070000.htm" target="_blank">Avvenire.it</a></strong><br />
</span></div>
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		<title>Ignorate dai media le stragi di cristiani in Iraq</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2010 06:23:54 +0000</pubDate>
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Il 25 dicembre 1990, alla vigilia della Prima Guerra del Golfo, durante il messaggio di Natale papa Giovanni Paolo Il invitò “i potenti della terra” a riflettere sul fatto che “la guerra è un’avventura senza ritorno”.  Sono passati vent’anni, e le guerre recenti hanno già prodotto un frutto velenoso: i cristiani sono quasi scomparsi dal [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/05/CristianiIraq.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2049" title="CristianiIraq" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/05/CristianiIraq.jpg" alt="CristianiIraq" width="150" height="107" /></a>Il 25 dicembre 1990, alla vigilia della Prima Guerra del Golfo, durante il messaggio di Natale papa <strong>Giovanni Paolo Il invitò “i potenti della terra” a riflettere sul fatto che “la guerra è un’avventura senza ritorno”</strong>.  Sono passati vent’anni, e le guerre recenti hanno già prodotto un frutto velenoso: <strong>i cristiani sono quasi scomparsi dal Medio Oriente</strong>, e là dove resistono eroicamente sono sanguinosamente perseguitati. L’ultima strage in ordine di tempo <strong>è quella del 2 maggio 2010 a Mosul, in Iraq</strong>. Ma i media italiani non ne hanno parlato.<br />
<em><strong>SamizdatOnLine</strong></em></p>
<p>Così la riporta l’agenzia “<a href="http://www.zenit.org/article-22333?l=italian">ZENIT</a>”:<br />
“<strong><em>Benedetto XVI ha espresso il proprio dolore per l&#8217;ennesima ondata di violenza che si è abbattuta sull’Iraq</em></strong>&#8220;.<br />
In un telegramma a firma del Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, il Papa si è detto “profondamente rattristato per la tragica perdita di vite e per i feriti” causati dall’attentato che il 2 maggio ha fatto strage su un convoglio di autobus che ogni mattina porta gli studenti universitari di Qaraqosh, una località quasi totalmente cristiana, all&#8217;università di Mosul.</p>
<p><strong>Quattro persone sono morte e 171 sono rimaste ferite nell&#8217;attacco</strong>. Ogni vettura trasportava circa 50 studenti di età compresa tra i 18 e i 26 anni.<br />
Nel pregare per le vittime e le loro famiglie, secondo quanto riferito dalla Radio Vaticana, Benedetto XVI ha ribadito la “sua vicinanza spirituale alle comunità cristiane dell&#8217;Iraq” e rinnovato “il suo appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà perché mantengano salde le vie della pace e respingano tutti gli atti di violenza che hanno causato così tante sofferenze”.</p>
<p>In alcune dichiarazioni all&#8217;agenzia Fides, il <strong>Cardinale Emmanuel III Delly</strong>, <a href="http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B.quotidiano?tema=Quotidiano&amp;argomento=dettaglio&amp;sezione=&amp;data_ora=&amp;id_oggetto=193749&amp;id_session=&amp;password=&amp;quantita=">Patriarca caldeo di Baghdad, ha detto</a>: “<em>Siamo scioccati da questo evento che ha colpito giovani innocenti cristiani: due esplosioni per un atto di violenza brutale, che solo per grazia di Dio non è diventato una strage molto più estesa. Siamo vicini alle famiglie delle vittime, esprimiamo le più sincere condoglianze a quanti hanno perso i loro cari</em>”.</p>
<p>Il porporato ha poi invocato “<em>riposo eterno delle anime delle vittime e preghiamo per tutti i feriti, molti dei quali sono gravi, e per la consolazione dei loro parenti. La nostra reazione oggi è quella della <strong>preghiera e del perdono</strong>. Siamo tutti fratelli e figli di Dio, e il popolo dell’Iraq è chiamato a fare propria questa verità</em>”.</p>
<p>“<em>Preghiamo perché il Signore illumini la mente e il cuore di nostri governanti e di quanti si macchiano di queste violenze, perché possano convertirsi alla pace e alla riconciliazione. La nostra risposta cristiana alla violenza che subiamo ogni giorno – ha concluso il Cardinale &#8211; è e sarà sempre questa, </em><strong><em>nella certezza che il Signore resta accanto a noi e si manifesta nella vicinanza, nell’affetto e nell’aiuto che ci mostrano tutti i cristiani del mondo</em></strong>”.</p>
<p>Purtroppo il Cardinal Delly esprime più un auspicio che una realtà: <strong>la nostra mobilitazione per i fratelli perseguitati si scontra spesso con un muro di disinformazione, talora di indifferenza</strong>, quando non di “politicamente corretta” presa di distanze.</p>
<p>Così sostiene in una intervista <strong>René Guitton</strong>, autore dello scioccante saggio-inchiesta “Cristianofobia. La nuova persecuzione”:<br />
D.<em> La situazione che descrive diventa ancora più allarmante a causa del mutismo e della cecità dei cristiani in Occidente. Perché questo silenzio?</em><br />
R. Il fatto è che per la stampa <strong>non è di moda parlare di loro</strong>, non è di tendenza prendere le difese di quella che da noi in Occidente è percepita come la maggioranza. In più, <strong>esiste una forma di razzismo strisciante</strong> per cui i cristiani occidentali ritengono che non si tratti di un loro problema. Anche gli ebrei e i musulmani sono perseguitati e io sono il primo a schierarmi in loro difesa nel caso di atti di islamofobia o di antisemitismo, ma il riconoscimento delle loro sofferenze non deve avvenire al prezzo della negazione di quelle dei cristiani. <strong>Vi sono forse vittime di cui si deve parlare e altre su cui si deve tacere?</strong> È inaccettabile discriminare le vittime. <strong>Difendere i cristiani oggi vuol dire difendere la libertà religiosa di tutte le altre comunità religiose perseguitate</strong>. Inoltre c’è un senso di colpa cristiano, a torto o a ragione, ma forse più per ignoranza, legato all’atteggiamento della Chiesa durante la Shoah e l’altro deriva dalla colonizzazione. C’è stata di fatto un’assimilazione tra cristiani e colonizzatori ai quali, in un certo senso, viene chiesto di espiare e di risarcire il proprio passato coloniale-imperialista. Perciò molti cristiani tacciono e chiudono gli occhi, ma questo silenzio è colpevole. Bisogna agire, non possiamo più tollerare l’intollerabile. Ma c’è una forma di cristianofobia anche in Occidente ed è incarnata dal cosiddetto laicismo integralista, ottuso, aggressivo e liberticida che ha frainteso il concetto di laicità e incoraggiato una pregiudiziale e sistematica svalutazione del cristianesimo. (Intervista di Benedetta Neri su “L’Occidentale”).</p>
<p><strong>Era compito del <em>Samizdat</em> russo comunicare le notizie censurate, nascoste, fatte sparire. Come <em>SamizdatOnLine</em> riteniamo nostro compito prioritario raccontare questi fatti da molti ormai colpevolmente taciuti</strong>.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.samizdatonline.it/node/7090" target="_blank">Samizdat on line</a></p>
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Le persecuzioni contro i cristiani nel mondo sono di nuovo una realtà &#8211; <a href="http://www.loccidentale.it/articolo/le+persecuzioni+contro+i+cristiani+nel+mondo+sono+di+nuovo+una+realt%C3%A0.0089890">L&#8217;Occidentale</a><br />
Autobomba contro un pullman di studenti cristiani vicino a Mosul &#8211; <a href="http://www.asianews.it/notizie-it/Autobomba-contro-un-pullman-di-studenti-cristiani-vicino-a-Mosul-18297.html">AsiaNews</a><br />
Il Papa: basta violenze contro i cristiani in Iraq &#8211; <a href="http://www.clonline.org/articoli/ita/fgIlMess050510.pdf">Il Messaggero</a><br />
Iraq; sui media italiani il cristiano non fa notizia &#8211; <a href="http://www.tracce.it/detail.asp?c=1&amp;p=1&amp;id=15878">Avvenire</a><br />
Brano di Giovanni Paolo II del <a href="http://www.samizdatonline.it/node/7091">2002</a><br />
No alla guerra. Sì all&#8217;America &#8211; 13/2/2003  <a href="http://www.clonline.org/articoli/ita/volCLnoguer.htm">Comunione e Liberazione</a></div>
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		<title>I’m Arshed</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 12:57:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Siamo tutti Arshed. L’hanno ucciso col fuoco, in Pakistan. Era un autista di 38 anni, cristiano. Ha rifiutato di convertirsi all’Islam, nonostante le pressioni del suo datore di lavoro.
Un “commando” gli ha dato fuoco, e dopo aver vissuto qualche giorno con ustioni sull’80% del corpo è morto lunedì scorso. La moglie, che si era recata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1785" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/fuoco.jpeg"><img class="size-medium wp-image-1785" title="fuoco" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/fuoco-300x225.jpg" alt="Arshed bruciato in Pakistan" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Arshed bruciato in Pakistan</p></div>
<p>Siamo tutti Arshed. L’hanno ucciso col fuoco, in Pakistan. Era un autista di 38 anni, cristiano. Ha rifiutato di convertirsi all’Islam, nonostante le pressioni del suo datore di lavoro.</p>
<p>Un “commando” gli ha dato fuoco, e dopo aver vissuto qualche giorno con ustioni sull’80% del corpo è morto lunedì scorso. La moglie, che si era recata alla polizia per denunciare il fatto, è stata stuprata dagli agenti stessi, davanti ai suoi tre figli piccoli dai 7 ai 12 anni.</p>
<p>Questo è il trattamento che il Pakistan sta riservando alle minoranze religiose. Ditelo ai Pakistani che qui sono venuti a vivere, a lavorare, rispettati e accolti, con tanto di moschee. Ditelo che siamo tutti Arshed.</p>
<p>E soprattutto ditevelo piano, per strada, mentre andate a fare il vostro dovere, lavoro, scuola, occupazioni: “io sono Arshed, io sono Arshed e i suoi tre figli.” Ora si facciano le azioni diplomatiche per aiutare i tanti cristiani che laggiù stanno subendo da tempo violenze e soprusi. Si muovano i ministri, i funzionari, i diplomatici.</p>
<p>Ma specialmente si muova il nostro mastodonte cuore, il nostro sorriso radicale, l’anima verticale. Siamo tutti Arshed, “io sono Arshed”.</p>
<p>Tratto dalla newsletter <a href="http://www.clandestinozoom.it/">ClandestinoZoom</a></p>
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		<title>Se 500 cristiani macellati non fanno notizia</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 08:40:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sui mass media la censura delle persecuzioni contro i cristiani continua in modi nuovi. E non parlo solo delle persecuzioni dei regimi comunisti o di quelli islamici.
Nei giorni scorsi, per esempio, in India, quindi in uno dei pochi stati democratici dell’Asia, sono stati arrestati centinaia di cristiani e addirittura tre vescovi cattolici, rei di aver [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/nigeria.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1690" title="nigeria" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/nigeria-300x300.jpg" alt="nigeria" width="300" height="300" /></a>Sui mass media la censura delle persecuzioni contro i cristiani continua in modi nuovi. E non parlo solo delle persecuzioni dei regimi comunisti o di quelli islamici.</p>
<p>Nei giorni scorsi, per esempio, in India, quindi in uno dei pochi stati democratici dell’Asia, sono stati arrestati centinaia di cristiani e addirittura tre vescovi cattolici, rei di aver promosso una marcia pacifica di 800 chilometri per sensibilizzare le autorità contro le discriminazioni ai danni dai “dalit” cristiani.</p>
<p>I “dalit”, cosiddetti “fuori casta” o “intoccabili”, sono quei 300 milioni di indiani che in base alla teologia induista da secoli sono considerati nulla e non hanno diritti.</p>
<p>Ebbene, i dalit convertiti al cristianesimo sono ancora più diseredati e discriminati degli altri, proprio perché cristiani. Alla pacifica richiesta di giustizia e uguaglianza da parte della Chiesa le autorità rispondono col pugno di ferro.</p>
<p>Questa vicenda però non buca le pagine delle cronache. Bisogna che scorra sangue cristiano – come l’anno scorso, proprio in India, nello stato dell’Orissa, con i feroci pogrom di fondamentalisti indù contro i cristiani – perché i perseguitati cristiani possano essere un po’ considerati dai nostri mass media.</p>
<p>Ma anche in questo caso c’è modo e modo. Ieri, per esempio, dalla Nigeria è arrivata la notizia di 300 cristiani (perlopiù donne e bambini) ammazzati da islamici a colpi di machete nel villaggio di Dogo Nahawee (poi si è appreso che le vittime sono almeno 500).</p>
<p>Su alcuni giornali – compreso il Corriere della sera – la notizia del massacro è stata data per quello che è, in quanto da qualche anno si è cominciato ad aprire gli occhi: ricordo che quando, dieci anni fa, pubblicai il mio libro-denuncia sul martirio in corso dei cristiani (“I nuovi perseguitati”, edizioni Piemme), molti colleghi, anche autorevoli direttori (ricordo  in particolare Paolo Mieli), mi confessarono il loro stupore per un fenomeno che neanche avevano mai immaginato.</p>
<p>Ma c’è chi continua a disinteressarsene e privilegia la propria ostilità pregiudiziale. Così l’Unità ieri ha dedicato al massacro Doko Nahawee una breve e remota notiziola presentandola con questo titolo: “Nigeria. Oltre 100 morti in disordini tra musulmani e cristiani”.</p>
<p>Una mattanza di cristiani, perpetrata a freddo, diventa un generico “disordine” dove non sembrano esserci né vittime né carnefici.</p>
<p>In questo modo ovviamente non si comprende nulla nemmeno del quadro geopolitico generale, dove un vasto tentativo di islamizzazione dell’Africa da parte dei Paesi arabi trova spesso un sorprendente alleato nella Cina interessata al petrolio. Connubio evidente in Sudan.</p>
<p>Ma anche il genocidio del Sudan, dove il regime islamista del Nord per venti anni ha massacrato le popolazioni cristiane e animiste del Sud per imporre la sharia, facendo circa due milioni di vittime, può essere rappresentato come un generico scontro fra cristiani e musulmani, in quanto i cristiani col tempo hanno organizzato una loro resistenza al genocidio.</p>
<p>E in effetti talora si è rappresentata la situazione sudanese così, come un’interminabile serie di scontri fra musulmani e cristiani.</p>
<p>In realtà, per capire cos’è il Sudan basti riportare una dichiarazione di Peter Hammond, direttore di Frontline Fellowship, intervistato da WorldNetDaily (27.5.2001): “Qualche tempo fa, la Corte Suprema sudanese ha stabilito che la crocifissione degli apostati, cioè di persone che erano musulmane praticanti e che si sono convertite al cristianesimo, è costituzionale. E questo (sudanese) è lo Stato che ha rimpiazzato quello statunitense nella Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite”</p>
<p>Ma – per tornare alla Nigeria – ieri c’è pure chi ha fatto peggio dell’Unità. La Repubblica, addirittura in prima pagina, ha titolato alla maniera dell’Unità, confondendo vittime e carnefici: “Nigeria, massacro infinito tra cristiani e musulmani”.</p>
<p>Poi l’articolo di Guido Rampoldi, che stava sotto, ha superato l’Unità, perché non si è limitato a scolorire il macello del giorno, contro i cristiani, in una indefinita sequela di disordini e di scontri. Ha fatto molto di più. Ha realizzato un reportage dove si rappresentano i cristiani (soprattutto loro) nella parte dei feroci carnefici.</p>
<p>E com’è possibile, visto che le 300 vittime di Dogo Nahawee sono cristiane? Semplice. Rampoldi non fa un reportage da lì, dov’è la notizia del giorno, ma da Kuru Karama, dove due mesi fa vi è stato un assalto di cristiani con vittime musulmane.</p>
<p>Ora, che la Nigeria sia un paese diviso a metà fra cristiani e musulmani e che molti cristiani abbiano cominciato a rispondere alla violenza con la violenza, è purtroppo vero. E le violenze sono tutte egualmente da condannare: i vescovi cattolici infatti non si stancano di implorare i fedeli di non rispondere agli attacchi con le armi.</p>
<p>Ma la scelta di Repubblica è davvero singolare, perché il fatto del giorno, secondo le più elementari leggi del giornalismo, è l’eccidio di cristiani avvenuto a Doko Nahawee.</p>
<p>E fa una certa impressione che il reportage di Rampoldi liquidi il massacro, ancora caldo, di trecento o “forse cinquecento” cristiani in tre righe tre, rappresentando poi per tutta la pagina i cristiani come sanguinari sterminatori.</p>
<p>In genere sui mass media quello che si vuole evitare di vedere e di riferire è che in tutti i paesi islamici i cristiani e le altre religioni sono discriminate e perseguitate, mentre da nessuna parte i cristiani perseguitano i musulmani.</p>
<p>Dove sta il problema? Nell’establishment intellettuale dell’Occidente che pretende di vedere i cristiani sempre sul banco degli accusati e che non sopporta di riconoscerli come vittime.</p>
<p>E’ il pregiudizio anticristiano – soprattutto anticattolico – che ha impedito finora di accorgersi di una clamorosa e dolorosa verità: che, cioè, i cristiani (e specialmente i cattolici), negli ultimi 50 anni, sono stati e sono il gruppo umano più discriminato del pianeta, perché sono perseguitati sotto tutti i regimi e a tutte le latitudini, mentre loro non perseguitano alcuna religione o ideologia, ma, anzi, con un esercito pacifico di missionari e opere di carità, aiutano tutti i sofferenti e i diseredati, dovunque, di qualsiasi credo o idea o etnia, senza nulla chiedere in cambio.</p>
<p>Solo per amore. Chi altro predica e testimonia l’amore e l’amore anche per i nemici?</p>
<p>Uno dei pochi coraggiosi intellettuali a denunciare questa assurda situazione dei cristiani è stato lo scrittore ebreo-americano Michael Horowitz in un suo memorabile scritto nel libro di Paul Marshall e Lela Gilbert, Their Blood cries out (Dallas 1997).</p>
<p>Horowitz afferma che per governi e mass media l’idea che i Cristiani siano oggi delle vittime “semplicemente non è concepibile. Armati della conoscenza dei peccati commessi nel nome della Cristianità e orrendamente inconsapevoli del ruolo fondamentale della Cristianità nella storia dell’Occidente, le élite dei giorni nostri sono indotte a pensare ai Cristiani come coloro che perseguitano, non come le vittime”.</p>
<p>Così “un’élite intellettuale che nei suoi interventi ha avuto a cuore i Buddisti del Tibet, gli Ebrei della passata Unione Sovietica e i Musulmani di Bosnia, trova facile respingere l’idea che i Cristiani possano essere egualmente vittime”.</p>
<p>E quando nella cronaca tracima il loro sangue, si può sempre parlar d’altro o confondere le acque. Perché in fondo nemmeno i cattolici conoscono veramente le dimensioni della persecuzione alla Chiesa. E difficilmente si attivano per aiutare i propri perseguitati.</p>
<p>Alla fine però resta sempre in sospeso un  inquietante interrogativo: perché, nel mondo, tanto odio contro i cristiani?</p>
<p>E perché, in Italia, la Sinistra giornalistica e politica è così acrimoniosa contro la Chiesa e ostile ai cattolici, se poi pretende di avere il loro consenso e il loro voto?</p>
<p><a href="http://www.antoniosocci.com" target="_blank">Antonio Socci</a></p>
<p>Da Libero, 9 marzo 2010</p>
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		<title>Storia di Shazia. Novità per aiutare…</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 20:44:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Che il Pakistan sia uno dei peggiori “buchi neri” del mondo sembra dimostrarlo anche l’uccisione del nostro eroico agente Pietro Colazzo, vicecapo dell’intelligence in Afghanistan (vedremo dopo perché).
Ne avevo parlato il 31 gennaio scorso su queste colonne, raccontando la storia di Shazia Bashir, la ragazzina cristiana entrata come serva in una casa di ricchi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/pakistan.islamabad.lg.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1659" title="pakistan.islamabad.lg" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/pakistan.islamabad.lg-282x300.jpg" alt="pakistan.islamabad.lg" width="282" height="300" /></a>Che il Pakistan sia uno dei peggiori “buchi neri” del mondo sembra dimostrarlo anche l’uccisione del nostro eroico agente Pietro Colazzo, vicecapo dell’intelligence in Afghanistan (vedremo dopo perché).</p>
<p>Ne avevo parlato il 31 gennaio scorso su queste colonne, raccontando la storia di Shazia Bashir, la ragazzina cristiana entrata come serva in una casa di ricchi e potenti musulmani e uscita da lì morta.</p>
<p>La sua tragica vita è emblematica della situazione della minoranza cristiana di quel Paese, le cui figlie femmine sono costrette nelle condizioni di Shazia per poter guadagnare la miseria di 12 dollari al mese (8 euro) e far sopravvivere le loro famiglie.</p>
<p>Mi chiedevo perché nessun organismo umanitario o nessun ente cristiano o cattolico avesse lanciato un programma di adozioni a distanza per salvare queste povere bambine dall’orrore di una servitù che comporta spesso ogni tipo di violenza.</p>
<p>Tanti lettori di Libero mi hanno scritto desiderosi di far qualcosa. Oggi finalmente sono in grado di informare che qualcuno – dopo aver conosciuto la tragedia di Shazia – ha trovato il modo di lanciare un primo salvagente.</p>
<p>Non si tratta di organizzazioni femministe inorridite per la condizione delle giovani donne cristiane. E non si tratta neanche dei tanti “progressisti”, no global o robe simili che amano sciacquarsi la bocca con il Terzo mondo, gli immigrati, la solidarietà e via dicendo.</p>
<p>Nossignori. A rimboccarsi le maniche per aiutare queste sventurate ragazzine e le loro famiglie cristiane, che sono i più poveri dei poveri, è l’ “Umanitaria padana onlus” (per avere notizie su internet si veda <a href="www.umanitariapadanaonlus.net" target="_blank">www.umanitariapadanaonlus.net</a>).</p>
<p>Sì, avete capito bene, un’organizzazione umanitaria nata dal popolo della Lega Nord (precisamente dall’ “Associazione donne padane”). Del resto non c’è troppo da stupirsi se si pensa che il Nord Italia e specialmente la Lombardia hanno letteralmente riempito il mondo di missionari.</p>
<p>L’anima e il motore dell’Umanitaria padana è Sara Fumagalli, una donna straordinaria, ardente di fede cristiana, piena di dinamismo, di coraggio e di umiltà, che ha portato aiuto – anche rischiando fisicamente – negli angoli più disperati del mondo, dal Darfur (in Sudan), all’Etiopia, da Haiti all’Iraq, quindi in Kosovo, in Kenia, Libano, Sri Lanka, in Terra Santa e appunto in Afghanistan.</p>
<p>Ieri Sara mi ha scritto: “Da anni la mia Associazione è venuta in contatto col problema della discriminazione o persecuzione dei Cristiani nel mondo (non solo quello islamico). Noi abbiamo deciso di muoverci sul piano pratico”.</p>
<p>Mi racconta di contatti con il Vescovo di Faisalabad,  Monsignor Joseph Coutts, per aiutare i Cristiani perseguitati del Punjab e di borse di studio per alcuni seminaristi pakistani.</p>
<p>“Dopo di allora”, mi racconta Sara “ho mantenuto contatti stabili con il Pakistan attraverso un giovane docente pakistano della Pontificia Università Lateranense, professor Mobeen Shadid, che mi aveva informato anche del caso di Shazia. Mi diceva che capita spesso, anche senza arrivare alla tragedia della piccola, che le famiglie musulmane non restituiscano le bimbe alle famiglie cristiane d’origine e impongano loro conversioni e matrimoni forzati”.</p>
<p>Si pensava – dice Sara – a iniziative di sensibilizzazione  sul piano culturale, politico e diplomatico: “La grande idea, bella pratica come piace a me, è arrivata leggendo il tuo articolo. Mi sono subito attivata. Ho chiamato Mobeen e attraverso di lui ho saputo che un suo direttore spirituale, padre Edward Thuraisingham, Oblato di Maria Immacolata, si occupava già di un progetto per garantire un’istruzione e un futuro a bambini cattolici in condizioni a vario titolo disagiate”.</p>
<p>“L’ho subito contattato” prosegue Sara “e così, in una serie di messe a punto successive, è nato il progetto: ‘Borse di studio Shazia Bashir -adotta una bambina con la sua famiglia’. Si tratta di un progetto di sostegno a distanza che consente di far studiare bambine o ragazze di famiglie cristiane povere”.</p>
<p>Ma – attenzione – “l’obiettivo non è solo quello di mandare a scuola le bambine, magari togliendole alla famiglia per mandarle in collegio – cosa che risolverebbe sì il problema della ragazzina, ma non della famiglia – bensì quello di mandarle a scuola facendole continuare a vivere, ogni qualvolta sia possibile, nella loro famiglia”.</p>
<p>Come è possibile? Tramite i missionari. “La gestione di un progetto così è più difficile per il missionario che se ne occupa, ma ha una ricaduta sociale a favore della comunità Cristiana, molto superiore. Il costo per ogni ragazzina adottata è di 500 euro l’anno e comprende la retta scolastica, l’uniforme (fondamentale per evitare differenze), i libri di testo, il materiale didattico e di consumo e un piccolo sostegno alla famiglia (coprendo di fatto il sostentamento della figlia e il mancato guadagno avendola mandata a scuola invece che a lavoro)”.</p>
<p>L’operazione (a cui partecipano anche le “Donne padane”) inizia con 10 borse di studio, ma – aggiunge Sara – “se vediamo che il progetto va bene e se la gente ci aiuta, più avanti  si potrà pensare di aumentare il numero delle borse di studio, per riscattare sempre più bambine all’amara condizione di Shazia”.</p>
<p>A giudicare dalle mail che mi sono arrivate saranno certamente tanti a contribuire. A tutti costoro giro un ulteriore chiarimento della Fumagalli: “Mi preme dirti che, com’è nostro costume, l’intera quota di 500 euro andrà a Padre Thuraisingham per le bambine e le loro famiglie, senza perder neppure un centesimo in costi di struttura o propaganda, grazie al fatto che l’associazione vive di solo volontariato e ama fare le cose in piccolo, ma concreto e verace (come piace alla Madonna)”.</p>
<p>Naturalmente sarà difficile vedere e ascoltare in televisione persone straordinarie come Sara Fumagalli (gli eroi del nostro tempo sono altri: Morgan, per esempio, alle cui gesta sono stati dedicati addirittura due talk show di informazione).</p>
<p>Ma sono queste eroiche formichine quelle che cambiano la storia. E da cambiare in Pakistan c’è moltissimo, cominciando dai diritti umani e dalla libertà religiosa come accadde con i Paese dell’Est. Proprio ieri i vescovi pakistani hanno lanciato un appello: “nessuno ci protegge”.</p>
<p>I cristiani sono le prime vittime del fondamentalismo islamico che infierisce su di loro – scrive Avvenire – con “rapimenti, violenze e uccisioni nelle aree sotto l’influenza taeban”.</p>
<p>I vescovi accusano il governo pakistano di lasciare “mano libera ai taleban”, che opprimono i cristiani con la “jazija” (imposta richiesta ai non musulmani sottomessi) e con ogni sorta di violenza.</p>
<p>Inoltre i vescovi chiedono al governo pakistano di abolire le leggi più odiosamente discriminatorie, come quella orrenda sulla blasfemia, e promuovere tolleranza e uguaglianza davanti alla legge.</p>
<p>Un sogno per ora remotissimo. Gli stessi sviluppi giudiziari del “caso Shazia”, per esempio, fanno temere che non sarà fatta giustizia.</p>
<p>Non si creda che il Pakistan sia solo un remoto e insignificante paese del Terzo Mondo. E’ anzitutto una potenza nucleare di 180 milioni di abitanti e ha un ruolo strategicamente decisivo per gli equilibri mondiali.</p>
<p>Nel mio articolo del 31 gennaio scrivevo che un Paese come quello non poteva essere il credibile pilastro dell’Occidente nella lotta al terrorismo islamista. E’ un inquietante buco nero atomico.</p>
<p>Lo fa pensare anche – come dicevo – l’assassinio del nostro agente Pietro Colazzo. Ieri Lucia Annunziata, con un editoriale sulla Stampa intitolato “Sacrificato dai servizi pachistani”, rivelava proprio l’inquietante retroscena che sembra emergere: “l’attacco sarebbe stato ideato e portato a termine non dai taleban, ma dai servizi segreti del Pakistan con lo scopo di inviare un pesante avvertimento all’India”.</p>
<p>Vedremo se ci saranno conferme. Ma intanto aiutiamo le ragazzine come Shazia, giovane martire cristiana. Sarà una piccola luce accesa nelle tenebre. Ma la luce prima o poi vince le tenebre. Sempre.</p>
<p><a href="http://www.antoniosocci.com" target="_blank"><strong>Antonio Socci</strong></a></p>
<p>da “Libero” 28 febbraio 2010</p>
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