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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; Libri</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>La mia natura è il fuoco</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 23:17:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo lo straordinario successo de L’ultimo crociato, La liberazione del gigante e L’albero della vita,  approda nella collana “i libri dello spirito cristiano” un altro  romanzo storico di Louis de Wohl, dedicato alla vita di santa Caterina  da Siena.
Lo sguardo con cui l’Autore indaga i protagonisti dei suoi romanzi è  attento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/vita-caterina-siena-deWohl_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2378" title="vita-caterina-siena-deWohl_1" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/vita-caterina-siena-deWohl_1-192x300.jpg" alt="vita-caterina-siena-deWohl_1" width="192" height="300" /></a>Dopo lo straordinario successo de <em>L’ultimo crociato</em>, <em>La liberazione del gigante</em> e <em>L’albero della vita</em>,  approda nella collana “i libri dello spirito cristiano” un altro  romanzo storico di Louis de Wohl, dedicato alla vita di santa Caterina  da Siena.<br />
Lo sguardo con cui l’Autore indaga i protagonisti dei suoi romanzi è  attento a cogliere la dimensione dell’uomo quale protagonista della  storia, chiamato a svolgervi un ruolo unico e irripetibile nel  rispondere alla chiamata di Dio. E Caterina, come san Tommaso ne <em>La liberazione del gigant</em>e e sant’Elena ne <em>L’albero della vita</em>,  assume con libertà la vocazione e la missione a cui è stata chiamata,  che la porterà a vivere la carità fra gli appestati di Siena, e poi ad  Avignone, per convincere il Papa a riportare a Roma la sede pontificia.  “La mia natura è il fuoco.” Queste parole di santa Caterina bene  esprimono la forza di questo personaggio: la sua eccezionalità traspare  in ogni gesto e in ogni circostanza, sino a costruire la forma della  santità della vita.</p>
<p><strong>Prefazione di Davide Rondoni</strong></p>
<p><em>«“Questa è l’origine della vostra forza” disse il pontefice. “Voi guardate ogni cosa </em>sub specie aeternitatis<em>.” “Quale altro modo potrebbe esserci, per voi e per me?” rispose Caterina.»</em></p>
<p><em><strong><a href="http://www.itacalibri.it/Template/detailArticoli.asp?IDFolder=144&amp;IDOggetto=31230&amp;LN=IT" target="_blank">Tratto da ItacaLibri</a></strong><br />
</em></p>
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		<title>Caterina</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 23:13:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo la prefazione dell&#8217;ultimo libro di Antonio Socci &#8220;Caterina&#8221;.
Quei bambini del lebbrosario…
Tante persone – scrivendo al mio blog – hanno continuato, nel corso  dei mesi, a chiedermi come sta Caterina e come si evolve la sua  situazione. Alcuni mi parlano delle proprie afflizioni, delle prove che  devono vivere e mi domandano come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/caterina.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2374" title="caterina" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/caterina.jpg" alt="caterina" width="130" height="208" /></a>Pubblichiamo la prefazione dell&#8217;ultimo libro di Antonio Socci &#8220;Caterina&#8221;.</p>
<p><strong>Quei bambini del lebbrosario…</strong></p>
<p>Tante persone – scrivendo al mio blog – hanno continuato, nel corso  dei mesi, a chiedermi come sta Caterina e come si evolve la sua  situazione. Alcuni mi parlano delle proprie afflizioni, delle prove che  devono vivere e mi domandano come riuscire a non restarne schiacciati.</p>
<p>Ho scritto questo libro per loro e per ringraziare i moltissimi che  hanno pregato e pregano per Caterina. Ma oso (sfacciatamente) mendicare  ancora preghiere ardenti perché restiamo nella tempesta o – almeno –  siamo ancora in cammino. Un cammino lunghissimo, drammatico e pieno di  pericoli e incognite.</p>
<p>Questo libro vuole essere anche un atto di fede in Gesù che ci esorta  a pregare come se avessimo già ottenuto ciò che chiediamo. E quindi un  atto di ringraziamento.</p>
<p>Insieme vuole essere il mio ringraziamento a Dio per averci dato  Caterina. Lo ringrazio di averla creata e fatta cristiana. Lo ringrazio  di averla fatta così buona e bella, anche nell’anima.</p>
<p>Lo ringrazio dello splendido popolo cristiano in cui è cresciuta e  che l’ha sostenuta nella terribile prova presente. A questo popolo  chiedo, con gratitudine, ancora preghiere per la nostra principessa…</p>
<p>Voglio testimoniare infine ciò che ha sostenuto me finora, ciò che mi  ha dato conforto, coraggio, forza e anche gioia, pur fra le lacrime.  Perché forse può essere un conforto e un abbraccio per altri che si  trovano nella prova.</p>
<p>È un gesto d’amore che voglio fare con Caterina e per Caterina, verso  molti sofferenti che sono soli, che non hanno la fortuna di avere tanti  amici accanto, come abbiamo noi. Vorrei che ci sentissero vicini.</p>
<p>La Madonna ci esorta ad aver compassione della sofferenza di tutti  come l’abbiamo per il dolore dei nostri figli. Come se fossero tutti  nostri figli.</p>
<p>Tentare di dare anche un soccorso materiale, concreto, è una delle  cose che abbiamo deciso di fare, fin dall’inizio del dramma di Caterina.</p>
<p>Abbiamo aiutato i bambini del lebbrosario di un Paese del Terzo Mondo  (non posso essere più preciso perché il regime di quel Paese non  tollera che si parli di lebbra: ne pagherebbero le conseguenze i  missionari) che ci hanno sciolto il cuore facendoci sapere, tramite un  meraviglioso missionario, di aver pregato per Caterina.</p>
<p>Li sentiamo come parte della nostra famiglia e della nostra compagnia.</p>
<p>Il dolore del mondo è un oceano sconfinato. Se noi facciamo la nostra  piccola parte, il possibile, al resto pensa Lei, la Madre dolce e  benedetta. Anche con i diritti d’autore di questo libro, dunque, voglio  continuare aiutando – finché avrò respiro – altre opere missionarie e di  carità per i più poveri e abbandonati.</p>
<p>Per esempio sosterremo il Meeting Point International (partner  dell’Associazione Volontari per il Servizio Internazionale, AVSI) della  splendida Rose Busingye<a href="http://www.antoniosocci.com/wp-admin/#_ftn1">[1]</a> che a Kampala rappresenta una luminosissima speranza per tante donne poverissime e ammalate di Aids.<a href="http://www.antoniosocci.com/wp-admin/#_ftn2">[2]</a></p>
<p>Vorremmo aiutare anche – in ricordo di Andrea Aziani (di cui parlo  nel libro) – i ragazzi più poveri delle disastrate periferie di Lima in  Perù, per metterli in condizione di poter studiare.</p>
<p>E anche una grande opera come Radio Maria, che sta compiendo un mirabile sforzo missionario in Africa.</p>
<p>Infine vorremmo aiutare, con adozioni a distanza, le povere ragazzine  cristiane del Pakistan, dove essere cristiani condanna a una sorte  pesantissima, a volte orrenda.</p>
<p>Cosicché da un grande male che ha colpito la nostra famiglia, per  grazia di Dio, possano nascere un bene e un conforto per tanti che sono  sottoposti a dure prove.</p>
<p>Con Caterina, offriamo le nostre sofferenze per la gloria di Gesù,  perché sia visibile la sua misericordia già quaggiù e per la salvezza  dell’umanità intera (a cominciare da coloro che odiano).</p>
<p><a href="http://www.antoniosocci.com/2010/07/e-uscito-il-mio-libro-caterina/" target="_blank">Antonio Socci</a></p>
<hr size="1" /><a href="http://www.antoniosocci.com/wp-admin/#_ftnref1">[1]</a> Per capire chi è Rose consiglio di leggere <em>Un’avventura per sé </em>(a cura di Paola Brizzi e Alberto Savorana), BUR 2008, pp. 17-25.</p>
<p><a href="http://www.antoniosocci.com/wp-admin/#_ftnref2">[2]</a> Nel 2008 è stato presentato al festival di Cannes un documentario su Rose e le donne del Meeting Point, <em>Greater</em>, che è stato premiato dalla giuria presieduta da Spike Lee.</p>
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		<title>Attila</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 23:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Attila]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Attila aveva lo sguardo irrigidito. Non ho mai visto una cosa simile. Cosa vuoi tu da me?
Io? Niente: te l&#8217;ho già detto. Ma la voce dolce di papa Leone si era  fatta dura e tagliente. Dio ti ha detto ciò che vuole da te. Ora basta,  la misura è piena. Torna Indietro, Attila.&#8221;
Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/Attila_De_Wohl_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2362" title="Attila_De_Wohl_1" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/Attila_De_Wohl_1-193x300.jpg" alt="Attila_De_Wohl_1" width="193" height="300" /></a>&#8220;Attila aveva lo sguardo irrigidito. Non ho mai visto una cosa simile. Cosa vuoi tu da me?<br />
Io? Niente: te l&#8217;ho già detto. Ma la voce dolce di papa Leone si era  fatta dura e tagliente. Dio ti ha detto ciò che vuole da te. Ora basta,  la misura è piena. Torna Indietro, Attila.&#8221;</em></p>
<p>Da Oriente avanza la minaccia di Attila, un pericolo che l&#8217;Occidente  presume di conoscere, ma il cui radicalismo è invece culturalmente  inconcepibile per una cristianità governata da un potere fine a se  stesso, preoccupato solo di mantenere i propri equilibri. A contrastare  l&#8217;avanzata di quest&#8217;uomo grande e terribile, solo due figure si ergono:  Ezio, l&#8217;ultimo vero romano, e papa Leone. Al centro della storia,  proprio l&#8217;incontro tra Leone e Attila, attorno ai quali ruotano gli  altri personaggi: dal kan Bleda, fratello di Attila, a Galla Placidia,  vera imperatrice in nome del figlio Valentiniano, alla giovane Onoria.  E, sullo sfondo di vicende umane distanti eppure collegate, il panorama  triste e decadente di un impero in disfacimento, ridotto alle proprie  fastose apparenze esteriori.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.itacalibri.it/Template/detailArticoli.asp?LN=IT&amp;IDFolder=144&amp;IDOggetto=37496" target="_blank">ItacaLibri.it</a></p>
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		<title>Hermann, una vita storia e santa puntata alle stelle</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 11:54:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Hermann, giovane rampollo dei conti di Altshausen nato nel 1013, non era  destinato a ereditare il ruolo che gli competeva: fortemente menomato,  pareva votato alla morte precoce. Un po&#8217; per calcolo politico e un po&#8217;  per disperazione, venne mandato nel monastero di Reichenau, sul Lago di  Costanza, dove prese il soprannome [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/Hermann_Rondoni_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2359" title="Hermann_Rondoni_1" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/Hermann_Rondoni_1-193x300.jpg" alt="Hermann_Rondoni_1" width="193" height="300" /></a>Hermann, giovane rampollo dei conti di Altshausen nato nel 1013, non era  destinato a ereditare il ruolo che gli competeva: fortemente menomato,  pareva votato alla morte precoce. Un po&#8217; per calcolo politico e un po&#8217;  per disperazione, venne mandato nel monastero di Reichenau, sul Lago di  Costanza, dove prese il soprannome di &#8220;rattratto&#8221;. Lì, divenne uno degli  uomini più importanti del suo tempo: esperto astronomo e abile  costruttore di astrolabi, gli si attribuiscono numerosi trattati  scientifici, oltre al Salve regina e all&#8217;Alma redemptoris mater. Davide  Rondoni ci presenta, con una prosa nitida e coinvolgente, la vita  esemplare e toccante di una figura quasi dimenticata, ma famosa nel  Medioevo come la &#8220;meraviglia del suo tempo&#8221;. Una storia appassionante  dove si scopre che non sempre il dolore significa infelicità.</p>
<p><strong>Tratto da <a href="http://www.itacalibri.it/Template/detailArticoli.asp?LN=IT&amp;IDFolder=144&amp;IDOggetto=37498" target="_blank">ItacaLibri</a></strong></p>
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		<title>Ermanno lo storpio ed Eluana, due diverse modalità di accoglienza</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 23:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bioetica e rispetto della vita]]></category>
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Quando  nacque, nel 1013, suo padre, il conte Wolfrat di Altshausen, lo prese  come una punizione divina. Ermanno, infatti, fu detto «il contratto»  perché era conciato, tanto per fare un esempio, come Michel Petrucciani,  il famoso pianista jazz da poco scomparso. Uno sgorbio di natura, un  disabile così disabile da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/ermannostorpioR375_11feb09.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2332" title="ermannostorpioR375_11feb09" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/ermannostorpioR375_11feb09-300x204.jpg" alt="ermannostorpioR375_11feb09" width="300" height="204" /></a>Quando  nacque, nel 1013, suo padre, il conte Wolfrat di Altshausen, lo prese  come una punizione divina. Ermanno, infatti, fu detto «il contratto»  perché era conciato, tanto per fare un esempio, come Michel Petrucciani,  il famoso pianista jazz da poco scomparso. Uno sgorbio di natura, un  disabile così disabile da sembrare non un uomo ma un tralcio contorto.  Eppure, come Petrucciani, si rivelò un genio.</p>
<p style="text-align: justify;">Si fece monaco benedettino nell’abbazia  di San Gallo e poi a Reichenau, diventando un maestro di portata  mondiale che papi e imperatori facevano a gara per incontrare. Per  l’ecletticità delle sue opere fu chiamato <em>miraculum saeculi</em> e anche <em>doctor marianus</em> (per aver musicato il <em>Salve Regina</em> e <em>l’Alma Redemptoris Mater</em>).  La sua disabilità non gli impedì di viaggiare moltissimo e di scrivere  un numero stupefacente di trattati in ogni disciplina. Inventò anche un  nuovo modo di notazione musicale e uno rivoluzionario per la  storiografia (cioè, «scientifico», come lo si fa oggi). Morì a  quarantadue anni nel 1054 e fu beatificato dalla Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo è solo un esempio tra i tanti che  potremmo addurre per affermare che ogni vita (ripetiamo: ogni) è degna  di essere vissuta. L’individualismo utilitaristico agnostico di origine  illuminista che l’edonismo ha reso ormai di massa (potentissimamente  aiutato &#8211; anzi, indotto &#8211; dai massmedia) ci spinge a dividere il nostro  prossimo in due categorie, la seconda delle quali è costituita dagli  «inutili». Chissà perché questi ultimi vorremmo trattarli peggio dei  «dannosi», di cui le galere sono piene.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suicidio, caritatevolmente assistito o  meno, era vietato nei tempi cristiani non solo perché immorale  dottrinalmente parlando, ma anche per un motivo più spiccio: piaccia o  no, siamo tutti sulla stessa barca e a nessuno è consentito “chiamarsi  fuori”, perché costringerebbe un altro a remare per due.</p>
<p style="text-align: justify;">Il recente «caso Eluana» ha visto non  pochi sepolcri imbiancati chiedere, a giochi fatti, rispettoso silenzio.  Invece lo grideremo sui tetti fino a farli diventate sordi, imitando il  padre di Eluana che ha fatto di tutto per anni affinché il suo caso  avesse risonanza mondiale. Si può comprendere, certo, la disperazione.  Ma non il “contagio” volontario di essa. La vita non è un giocattolo,  che quando non mi diverte più lo butto via. La vita è un compito, serio e  severo, che si può svolgere anche stando immobilizzati su un letto. A  Hollywood tutti vogliono fare le parti assegnate a Brad Pitt e pochi  quelle di Danny De Vito. Tuttavia, il secondo ha più Oscar del primo.  Perché quel che conta, nel dramma dell’esistenza, non è la parte che fai  ma come la fai.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tratto da <a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=12354" target="_blank">IlSussidiario.net </a>di Rino Cammilleri</strong></p>
<p></span></p>
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		<title>Dal santo storpio il via a una collana per gente con il gusto della speranza</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 23:53:30 +0000</pubDate>
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Dirigere  una collana che si chiama “I libri della speranza” è un rischio  affascinante e tremendo. Non solo perché si eredita un nome che fu tra  le mani di uno come Giovanni Testori e porta il marchio di un editore  esigente e forte come Rizzoli. Ma anche e soprattutto perché nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/Ermanno_StorpioR375.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2329" title="Ermanno_StorpioR375" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/Ermanno_StorpioR375-300x204.jpg" alt="Ermanno_StorpioR375" width="300" height="204" /></a>Dirigere  una collana che si chiama “I libri della speranza” è un rischio  affascinante e tremendo. Non solo perché si eredita un nome che fu tra  le mani di uno come Giovanni Testori e porta il marchio di un editore  esigente e forte come Rizzoli. Ma anche e soprattutto perché nel  contesto culturale attuale tutto sembra andare contro i “libri” e ancor  più contro la “speranza”.</p>
<p style="text-align: justify;">I primi sono spesso ridotti a puro  affare commerciale. O a venerati strumenti di un tempo passato. E si  pubblica di tutto in una gara al niente o al vacuo che sta distruggendo  il gusto e l’impegno intellettuale. L’altra, la speranza, è vista come  una cosa aerea, impalpabile, sentimentale. Come una specie di idiota  ottimismo, e non la ragazza splendida che ci fa vivere, non l’energia  costruttiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò scegliere, commissionare, o  scrivere come nel caso del primo testo “Hermann. Una vita storta e santa  puntata alle stelle”, omaggio mio stravolto e documentato a Ermanno lo  storpio, è una avventura esaltante e dura. Che da soli non si può  correre senza il rischio di andare troppe volte fuori bersaglio.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora ne converso con tanti, a tanti  chiedo aiuto, perché lo spazio offerto dalla Rizzoli a questo mia  collana di fiori o di perle, collana di bestemmie e di preghiere, sia  usato il meno vanamente, il meno vangloriosamente possibile. Collana  generalista, nel senso che ci staranno dentro romanzi, saggi, antologie,  novità e rispescaggi. Mi frullano in mente molti nomi &#8211; da santi  raccontati come oggi si deve fare, a riprese di autori come Mounier,  Chesterton, da Tarkovskij a Péguy a Claudel, da estremi scrittori  italiani a novità d’oltreoceano, da filosofi a poeti, da storie di  esperienze dure e luminose a saggi di storia…</p>
<p style="text-align: justify;">Non so come fare, se lo sapessi sarei un  pazzo. Ma so che c’è molta ricchezza in giro, e fare una collana  significa ospitare, dare una casa (editrice) a voci che lo meritano, che  vagano magari, che non sanno dove andare. Una collana di attacco e  costruttiva, dove si metterà a fuoco il tema del rapporto tra Chiesa e  Stato in occasione dell’unità d’Italia, o il tema dei diritti nel mondo  moderno.</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">O  dove sarà possibile ascoltare le voci esili di santi sperduti. Come  Hermann, vissuto nell’anno Mille, uno storpio, o meglio un “rattratto”  da buttare via, che avrebbe rovinato la stirpe della sua nobile famiglia  sveva e invece diviene un santo e un uomo chiamato “stupore del suo  tempo”, autore di musiche e canti strazianti e dolci come il Salve  Regina che ancora cantiamo e immerso nelle ombre e nell’oro di un’epoca  della fede e della storia drammatica come la attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Aver ritrovato la sua storia, le tracce  conosciute e intorno a queste aver tessuto con i fili della mia prosa  povera, scabra e poetica, una narrazione verosimile dei fatti in cui  visse è stato un azzardo, sostenuto da una umiltà di estremo omaggio a  don Giussani che ce ne parlava come esempio di uomo che trova il suo  valore in altro da sé e a coloro che vivono una condizione simile, in  questo tempo dove la speranza sembra legata solo a una certa idea di  efficienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non so se la scommessa è vinta, lo  vedranno i venticinque lettori. Io so che non potevo fare altrimenti. E  poi la grande forza romanzesca di De Wohl, per il suo oscuro sfavillante  “Attila”. I prossimi libri verranno, saranno liberi, piccole pietre di  una collana la cui preziosità non sta né nel prezzo (è Bur, è popolare),  né nella nomea garantita in editoria da meccanismi di potere e di  consenso, ma nel passaparola, nel passare di mano in mano tra uomini che  hanno il gusto della speranza o lo stanno cercando come il bere e come  il respiro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Davide Rondoni tratto da <a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=103934" target="_blank">IlSussidiario.net</a></strong></p>
<p></span></span></p>
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		<title>Il grande ritorno dei classici cristiani</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 13:29:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È un’estate molto particolare quella di  quest’anno, perché, tra i libri da mettere in valigia, c’è da segnalare  un ritorno importante e significativo, quello degli scrittori cristiani,  che nell’ultimo decennio sono stati via via ignorati dai grandi gruppi  editoriali, nonostante i loro libri abbiano rappresentato tappe  fondamentali per la costruzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/lettere_berlicche.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2274" title="lettere_berlicche" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/lettere_berlicche.jpg" alt="lettere_berlicche" width="150" height="237" /></a>È un’estate molto particolare quella di  quest’anno, perché, tra i libri da mettere in valigia, c’è da segnalare  un ritorno importante e significativo, quello degli scrittori cristiani,  che nell’ultimo decennio sono stati via via ignorati dai grandi gruppi  editoriali, nonostante i loro libri abbiano rappresentato tappe  fondamentali per la costruzione di un catalogo prestigioso, dimenticati  dal dibattito critico, ma non dai lettori, che hanno però sempre amato i  loro libri e hanno fatto diventare, ad esempio, <em>Le cronache di  Narnia</em> di <strong>C.S. Lewis</strong> un long-seller di grande  attualità.</p>
<p>Ora ritrovano un loro spazio, in tante iniziative  editoriali, che fanno presupporre non certo un interesse estemporaneo,  ma la volontà di riportare in vita i &#8220;classici&#8221; della letteratura di  ispirazione cristiana. Ed è una riscoperta che trova in <strong>G.K.  Chesterton</strong>, lo scrittore di questa calda estate, visto quanto  numerose sono le riproposte dei suoi libri, a partire dalle novecento  fittissime pagine de <em>I racconti di Padre Brown</em>, tutti i quattro  libri in un unico tomo, pubblicato dalla San Paolo nella collana  &#8220;Capolavori&#8221; (euro 28,00), un’occasione per stare insieme a questo  piccolo prete che, pur sapendo tanto di teologia e di filosofia, non  difetta, al di là della sua aria simpatica, di un finissimo intuito e di  un’incredibile astuzia. Di Chesterton, mentre Morganti editore ha in  preparazione una nuova edizione integrale de <em>La sfera e la croce</em>,  Lindau manda in libreria due testi che sono legati uno all’altro: <em>Eretici</em> (pagine 264, euro 19,00) e <em>Ortodossia</em> (pagine 256, euro  18,00). </span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">Il primo testo è una raccolta di saggi in cui Chesterton mette  in discussione, in modo acceso e corrosivo, le idee della sua epoca.  Pubblicato nel 1905 il libro era diventato oggetto di una sfida da parte  della critica che chiedeva all’autore di indicare quale fosse la  propria visione del mondo. Nel 1908 esce <em>Ortodossia</em>,  un’autobiografia filosofica, in cui Chesterton mette a fuoco  l’imprescindibilità dalla fede cristiana, di cui argomenta con rigore,  ma senza rinunciare al gusto per il paradosso, l’assoluta  ragionevolezza, ritenendo che «sia una fede convincente. Ma se così non  fosse, essa costituisce perlomeno una coincidenza reiterata e  sorprendente», oltre a sottolineare che «questo libro è da considerarsi  una guida alla lettura di <em>Eretici</em>, e ha l’intento di aggiungere  il punto di vista positivo accanto a quello negativo».</p>
<p>Non è  finita la festa per il grande scrittore inglese che sembra voler  riprendersi quel posto d’eccellenza che gli spetta: sempre Lindau avvia  una nuova collana di letteratura ispirata ai valori cristiani, &#8220;L’aquila  e la colomba&#8221;. Nella convinzione che «il contributo che il  cristianesimo ha offerto all’uomo moderno – alla sua crescita  spirituale, alla sua capacità di affrontare le sfide complesse del  nostro tempo – ha assunto anche la forma della finzione letteraria,  della creatività libera, della narrazione popolare. </span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">In poche parole, del  romanzo, della poesia, della letteratura di genere» la collana intende  riproporre romanzieri noti come <strong>Georges Bernanos</strong>, <strong>Graham  Greene</strong>, lo stesso Chesterton (per citarne solo alcuni), ma  anche scrittori meno conosciuti, come il filosofo (e giallista) <strong>Ralph  McInerny</strong>, tutti accomunati da questa appartenenza ideale. Ha  inaugurato la collana il primo romanzo scritto da Chesterton e  pubblicato nel 1904, <em>Il Napoleone di Notting Hill</em>, tutto da  riscoprire nel suo humour quasi surreale e nelle atmosfere fantastiche  della narrazione.</p>
<p>Continua anche l’interesse verso C.S. Lewis di  cui sempre Lindau pubblica <em>Miracoli</em> (pagine 272, euro 19,50),  un  saggio che mette in luce «la natura cristiana» del miracolo. Scrive  Lewis: «Per questo motivo, la domanda se i miracoli accadano davvero non  può trovare una risposta semplicemente nell’esperienza. Ogni evento che  sia possibile definire miracolo è, in ultima istanza, qualcosa che si  presenta ai nostri sensi, qualcosa che si è visto, udito, toccato,  odorato o gustato. E i nostri sensi non sono infallibili».</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><br />
Ritorna, a  trent’anni di distanza, nella Bur Rizzoli, una collana che aveva  trovato in Giovanni Testori e in don Luigi Giussani gli ideatori,  un’esperienza editoriale breve quanto intensa che aveva preso avvio  proprio da un dialogo tra lo scrittore e il sacerdote, <em>Il senso  della nascita</em>. Ora arriva in libreria la seconda serie dei «libri  della speranza», collana diretta, ora, dal poeta Davide Rondoni, che  presenterà gli uomini, le storie e i grandi temi della spiritualità  contemporanea. </span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">Escono in questi giorni i primi due titoli. Il primo è un  romanzo dello scrittore tedesco <strong>Louis de Wohl</strong>, <em>Attila</em> (pagine 304, euro 10,50), che ci racconta, in un Occidente governato da  persone interessate solo a mantenere il proprio potere, l’incontro tra  colui che «è il simbolo dei pericoli che minacciano la civiltà» e papa  Leone I. </span></div>
<div></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">C’è poi la storia di un santo quasi sconosciuto, definito da  don Luigi Giussani «l’emblema stesso della santità cattolica». Davide  Rondoni con <em>Hermann</em> (pagine 182, euro 9,50) ci presenta il  romanzo di un uomo dalla «vita storta e santa puntata alle stelle». In  preparazione ci sono un <strong>Léon Bloy</strong> e una scelta delle  lettere di <strong>Flannery O’Connor</strong>, affidate alla curatela di  Elena Buia, che ha dato poco pubblicato un ritratto critico-biografico  della grande scrittrice americana, <em>Il mistero e la scrittura</em> (Ancora, pagine 112, euro 12,50). </span></div>
<div></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">Gribaudi invece continua la riproposta  delle opere del grande scrittore polacco <strong>Jan Dobraczynski</strong>,  con <em>Prima che cali il buio</em> (pag. 352, euro18.00) sulla figura  attualissima di Geremia, mentre San Paolo riporta in libreria uno dei  romanzi più &#8220;forti&#8221; e attuali di Bernanos, <em>Sotto il sole di Satana</em> (pagine 332, euro 19,50).</p>
<p>Si tratta di un ritorno che vede  scendere in campo, anche editori come Adelphi che ha deciso di  pubblicare i romanzi più importanti di <strong>François Mauriac</strong>,  a partire da <em>Thérèse Desqueyroux</em> (pag. 139, euro 16.00),  romanzo che pone al centro la figura ambigua di una donna schiacciata  dalla chiusura della famiglia, che tenta di avvelenare il marito. O  anche Bompiani che a fine anno manderà in libreria il terzo volume delle  &#8220;Opere complete&#8221; di <strong>Giovanni Testori</strong>, quello relativo  agli ultimi anni Settanta e agli Ottanta, con non poche sorprese.</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><br />
Ritornano,  infatti, anche gli scrittori italiani, penalizzati da un inspiegabile  oblio. Cantagalli nella nuova serie dei &#8220;classici cristiani&#8221; ha proposto  nuove e accurate edizioni di due libri da decenni introvabili: il <em>Diario  di un parroco di campagna</em> (pagine 184, euro 12,00) di <strong>Nicola  Lisi</strong>, scrittore tutto da riscoprire e <em>Sant’Agostino</em> (pagine 260, euro 18,00) che riporta l’attenzione su un’esperienza  novecentesca fondamentale come quella di <strong>Giovanni Papini</strong>.  &#8220;Classico contemporaneo&#8221; può essere definito a tutti gli effetti anche <em>Orfeo  in Paradiso</em> di <strong>Luigi Santucci</strong>, ripubblicato da  Marietti (pagine 224, euro 15,00), che riletto in una visione più ampia  si pone nel solco tracciato da Lewis con <em>Le lettere di Berlicche</em>.  E sempre Marietti riscopre un nome-cardine della poesia italiana del  Novecento, una grande voce poetica mai allineata alle mode del tempo,  quella di <strong>Margherita Guidacci</strong>, inspiegabilmente esclusa  dal canone della nostra poesia, ma che dimostra la sua forza e la sua  modernità in questa antologia, <em>Poesia come un albero</em>, curata da  Giovanna Fozzer (pagine 132, euro 15,00), intreccia gli elementi  essenziali della biografia e della figura umana, quasi un ritratto,  della poetessa, con il germinare della sua opera letteraria e critica. </span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><br />
La  mappa si allarga e ha bisogno di lettori per riportare in vita la  questa grande &#8220;biblioteca&#8221; della nostra spiritualità che ha avuto modi e  strutture originalissime per esprimersi. Ora manca solo il grande  ritorno di <strong>Italo Alighiero Chiusano</strong> e <strong>Mario  Pomilio</strong>, figura cardine degli anni Sessanta e Settanta: perché  non scommettere sui suoi «scritti cristiani»?</span></div>
<div><span><br />
</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Autore"> <strong>Fulvio Panzeri tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Cultura/Ritorno_classici_cristiani_201007160815497470000.htm" target="_blank">Avvenire</a> &#8211; Sicomoro Giulianova</strong><br />
</span></div>
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		<title>Saramago, la prosa debole dell&#8217;ateo</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 12:15:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci sono scrittori che, per essere al centro dell’attenzione mediatica e per distogliere il giudizio dalla poco rilevante qualità delle loro opere, amano mettersi al centro dell’attenzione attraverso polemiche e attacchi mediatici. È il caso di Josè Saramago, lo scrittore portoghese scomparso ieri, all’età di 87 anni, lasciando nel suo computer un romanzo non concluso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/06/josesaramago.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2221" title="josesaramago" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/06/josesaramago-300x298.jpg" alt="josesaramago" width="300" height="298" /></a>Ci sono scrittori che, per essere al centro dell’attenzione mediatica e per distogliere il giudizio dalla poco rilevante qualità delle loro opere, amano mettersi al centro dell’attenzione attraverso polemiche e attacchi mediatici. È il caso di Josè Saramago, lo scrittore portoghese scomparso ieri, all’età di 87 anni, lasciando nel suo computer un romanzo non concluso sul traffico d’armi, vincitore di un premio Nobel nel 1998 più per le sue controverse posizioni che per l’ effettiva grandezza della sua opera. </span></div>
<div></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">Saramago è stato uno scrittore notevolmente sopravvalutato in maniera esagerata in Italia, già acclamato da una decina d’anni come un classico del Novecento quando già oggi molte delle sue opere più famose risultano effettivamente datate e non certo indimenticabili. Basti pensare alla sproporzione dei riconoscimenti che la cultura radical chic ha voluto dedicargli: nientemeno che due volumi di opere nei Meridiani Mondadori; due lauree <em>honoris causa </em>all’Università di Roma e di Siena, un interesse, di cui si capiscono poco le ragioni, verso i suoi testi teatrali (dei quali uno dedicato alla figura di San Francesco, immaginando una «seconda vita» per il Santo d’Assisi in cui continua la sua predicazione in un mondo in cui le sue parole non risuonano più); la ripubblicazione, in questi mesi, di gran parte dei suoi libri nell’Economica Feltrinelli, quando già tutta era disponibile da Einaudi.</p>
<p>Nato nel 1922 in Portogallo, ateo convinto e irriducibile, con i suoi romanzi ha voluto soprattutto condurre una personale e blasfema campagna contro la tradizione cristiana e cattolica attraverso romanzi, quali <em>Memoriale del convento</em> del 1982, con il quale raggiunge il successo di critica e di pubblico, ambientato nel Portogallo del primo Settecento, dominato dall’Inquisizione in cui incrociano i loro destini re e mistici, soldati e veggenti, musicisti e monaci. Nel 1990 con <em>Il Vangelo secondo Gesù Cristo </em>che suscitò polemiche per l’interpretazione della figura del Nazareno, anzitutto in Portogallo, dove il libro fu pubblicato in prima edizione, polemiche che lo costrinsero a lasciare il paese per trasferirsi alle Canarie, dove è vissuto fino alla morte, poi in tutti i paesi in cui è stato tradotto. Saramago rilegge una figura di Gesù Cristo priva della dimensione divina, in una prospettiva solo umana, anzi troppo, al punto da escludere qualsiasi prerogativa legata alla tradizione cristiana. In questo romanzo, più provocatorio che ispirato, non si discosta da quanto raccontato nel Nuovo Testamento, anzi segue fedelmente le vicende di Gesù, destituito però di quella Grazia che gli deriva dalla natura divina. </span></div>
<div></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">Con una situazione paradossale, nell’economia dell’opera stessa: non è Saramago a distruggere la figura di Gesù, ma è il Cristo senza Dio a mettere k.o. il romanzo di Saramago. Le libertà che si prende sono ampie e audaci, come quella di descrivere Gesù come una persona normale, un giovane uomo in perenne conflitto tra paure e ansie. O l’altra che vede Maria Maddalena come l’unica persona in grado di soffrire per la morte di Cristo, abolendo la figura della Madonna.</p>
<p>Non c’è inventiva nella sua «reinvenzione» ma solo necessità di invettiva, soprattutto là dove i miracoli sono raccontati senza fede, così che Gesù viene intuito come in balìa della volontà di potenza di un Dio padre distante e indifferente al dolore che provoca. Questo della «tirannia» di Dio sugli uomini è uno dei punti su cui Saramago ha sempre insistito, nell’impossibilità non tanto di riconoscere quanto di interpretare la natura del Dio cristiano. È emblematico che così abbia espresso una delle ragioni del suo ateismo: «La storia degli uomini è la storia dei loro fraintendimenti con dio, né lui capisce noi, né noi capiamo lui». E qui sta l’errore interpretativo di Saramago: aver voluto assolutizzare un’impossibilità personale a capire come una verità assoluta, così che la sua invettiva contro l’evento cristiano risulta essere una sfida ai mulini a vento, una sorta di ossessione verso la propria impossibilità a capire.</p>
<p>Nel 1995 pubblica <em>Cecità</em>, dalla critica considerato il suo capolavoro, in cui traccia una visione desolata dell’uomo contemporaneo in un racconto metaforico che mette in luce la visione di un’umanità incapace di distinguere le cose con razionalità, tra abbrutimento e crudeltà. Con l’ultimo romanzo, uscito lo scorso anno e tradotto da Feltrinelli, ritorna alla sua invettiva contro il cristianesimo rileggendo la Genesi. Pure in questo <em>Caino</em> l’invettiva vince sull’invenzione: qui la tesi è la stessa sostenuta nella rilettura del Vangelo, quella di un &#8220;dio&#8221; malvagio, ingiusto e invidioso, che non ama gli uomini, le sue creature. È quel Dio che Saramago ha voluto mettere alla berlina. Incapace di comprenderlo, lo scrittore ha tentato di distruggerlo. Senza riuscirci. Le sue sono state solo parole. Spesso brutte parole, senza storia.</span></div>
<div><span><br />
</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Autore">Fulvio Panzeri tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Cultura/saramago+morte+letteratura_201006190727187100000.htm" target="_blank">Avvenire.it</a><br />
</span></div>
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		<title>L&#8217;albero della vita</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 08:00:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;estate che è ormai esplosa, si ampliano i tempi e le atmosfere che ci permettono di dedicare un pò più di tempo a noi stessi.
Vogliamo segnalare allora, un investimento di lettura sicuramente proficuo. Si tratta del libro &#8220;L&#8217;albero della vita&#8221; di Louis De Wohl, romanzo storico incentrato sull&#8217;imperatore Costantino e sua madre Elena.
Il libro, oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/06/albero-vita-wohl.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2212" title="albero-vita-wohl" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/06/albero-vita-wohl-196x300.jpg" alt="albero-vita-wohl" width="196" height="300" /></a>Nell&#8217;estate che è ormai esplosa, si ampliano i tempi e le atmosfere che ci permettono di dedicare un pò più di tempo a noi stessi.</p>
<p>Vogliamo segnalare allora, un investimento di lettura sicuramente proficuo. Si tratta del libro &#8220;L&#8217;albero della vita&#8221; di Louis De Wohl, romanzo storico incentrato sull&#8217;imperatore Costantino e sua madre Elena.</p>
<p>Il libro, oltre ad essere affascinate, coinvolgente e ricco di spunti interessanti, contiene e descrive quegli elementi che hanno reso il cristianesimo chiave di volta della storia dell&#8217;umanità, un balzo nuovo a livello sociale e soprattutto umano, di un impero che stava perdendo la sua forma.</p>
<p>Il parallelismo che corre con i giorni odierni, l&#8217;Europa, la crisi economica, il relativismo delle verità, non può che accostarci ancor di più a questa lettura e permetterci di riscoprire che la differenza nella storia è poi fatta dall&#8217;uomo che viaggia verso il suo Destino, dove ogni gesto è in funzione di un senso più alto, e di una vita centuplo quaggiù.</p>
<p>Cose buone, dove riporre una speranza sicura. Buona lettura e buona estate!</p>
<p><strong>Louis De Wohl &#8211; L&#8217;albero della vita</strong></p>
<p>Presentazione tratta dal sito di <a href="http://www.itacalibri.it/Template/detailArticoli.asp?LN=IT&amp;IDFolder=144&amp;IDOggetto=21816" target="_blank">ItacaLibri</a></p>
<p>Torna un grande successo di Louis de Wohl, l&#8217;autore di romanzi storici che fin dagli anni Quaranta ha dato voce alle grandi figure e alle grandi questioni antiche e moderne in pagine di forte e appassionante letteratura.<br />
Dopo <em>L&#8217;ultimo crociato</em> e <em>La liberazione del gigante</em>, ripubblicati in questa collana, ora <em>L&#8217;albero della vita</em> ci dà un affresco avvincente della vita dell&#8217;Impero romano del IV secolo.<br />
Elena, Costantino il Grande, Costanzo e le lotte per il potere e per l&#8217;Impero sono restituiti con la precisione dello storico e il fascino di una viva narrazione. Con passione e acume de Wohl accompagna il lettore tra le battaglie feroci, a seguire gli inizi del cristianesimo nel cuore dell&#8217;Impero, a sorprendere i vizi e le ombre di grandi personalità. Veniamo così coinvolti in uno dei periodi più vivaci e importanti della storia del mondo.</p>
<p><em><strong>Prefazione di Alfredo Valvo</strong></em></p>
<p><em>«Gli avvenimenti temporali maturano nella storia della salvezza, alla quale tutti i popoli della terra contribuiscono. Tutte le vie conducono al cuore del mondo, si dividono nel segno dell&#8217;opposizione e della redenzione. Albero della vita, testimonio di onta e di salvezza!»</em></p>
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		<title>Il gioco e la vita</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 20:45:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Giussani]]></category>

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		<description><![CDATA[Dio gioca nel mondo, ludit in orbe terrarum, dove il &#8220;gioca&#8221; è il play del pianoforte o il termine con cui in certe lingue traducono il suonare, il fare musica.
Non è questo il giocare nella vita che facciamo noi. Il nostro è proprio giocare con la vita; tutt&#8217;al più in qualche momento più lucido, cioè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/06/1703983_0.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2192" title="1703983_0" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/06/1703983_0-195x300.jpg" alt="1703983_0" width="195" height="300" /></a>Dio gioca nel mondo, <em>ludit in orbe terrarum, </em>dove il &#8220;gioca&#8221; è il play del pianoforte o il termine con cui in certe lingue traducono il suonare, il fare musica.<br />
Non è questo il giocare nella vita che facciamo noi. Il nostro è proprio giocare con la vita; tutt&#8217;al più in qualche momento più lucido, cioè più cattivo. E&#8217; giocare alla roulette, è rischiare; rischiare la cattiveria, rischiare la banalità della strumentalizzazione dell&#8217;altro, rischiare l&#8217;ignobilità dell&#8217;abuso, dell&#8217;abuso del corpo.<br />
Rischiare, questo è il nostro giocare, come il bambino.<br />
Per questo c&#8217;è una solitudine così inestirpabile, che, anche continuamente gridando, cantando, muovendoci, come facciamo, per non sentirla, è impossibile non sentire.<br />
(&#8221;<strong><a href="http://bur.rcslibri.corriere.it/libro/3983_l_io_rinasce_in_un_incontro_giussani.html" target="_blank"><span style="color: #4b4f8c;">L&#8217;io rinasce in un incontro</span></a></strong>&#8221; di L. Giussani, pag 137)</p>
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