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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; Libri</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>Come agnelli portati al macello</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 19:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è un volto di bambina con degli orecchini e un piccolo crocifisso al collo. La fanciulla guarda qualcuno fuori campo, con espressione seria e interrogativa.

Sopra la foto si legge: “Perché mi perseguiti?”. Il sottotitolo recita: “Libertà religiosa negata. Luoghi e oppressori, testimoni e vittime”.

E’ l’eloquente copertina dell’annuale (e sempre drammatico) rapporto – per il 2010 – dell’associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”. Quest’anno è stato pubblicato in collaborazione con le edizioni Lindau.]]></description>
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<p>C’è un volto di ba<a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/07/perche-mi-perseguiti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2915" title="perche-mi-perseguiti" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/07/perche-mi-perseguiti.jpg" alt="perche-mi-perseguiti" width="183" height="274" /></a>mbina con degli orecchini e un piccolo  crocifisso al collo. La fanciulla guarda qualcuno fuori campo, con  espressione seria e interrogativa.</p>
<p>Sopra la foto si legge: “Perché mi perseguiti?”. Il sottotitolo  recita: “Libertà religiosa negata. Luoghi e oppressori, testimoni e  vittime”.</p>
<p>E’ l’eloquente copertina dell’annuale (e sempre drammatico) rapporto –  per il 2010 – dell’associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”.  Quest’anno è stato pubblicato in collaborazione con le edizioni Lindau.</p>
<p>E’ un’agghiacciante finestra spalancata su uno scenario pressoché  sconosciuto e certamente ignorato dall’opinione pubblica e dai mass  media. Ma è questo il mondo in cui viviamo.</p>
<p>Basti dire che il “Pew Forum on Religion e Public Life” di  Washington, che ha analizzato la situazione di 198 Paesi, è arrivato  alla conclusione che, sul pianeta, oggi, sono circa 5 miliardi gli  esseri umani che vedono repressa, negata o limitata la loro libertà di  coscienza e di religione.</p>
<p>Si tratta quindi del 70 per cento della popolazione mondiale (oggi quantificata in 6,8 miliardi di persone).</p>
<p>La libertà religiosa, riguardando la coscienza personale, è la più  delicata delle libertà e, fatalmente, quando è negata quella sono  compromesse anche tutte le altre.</p>
<p>Non a caso Gandhi affermava: “Potete strapparmi gli occhi e non mi  ucciderete. Ma se distruggete la mia fede in Dio, io sono morto”.</p>
<p>Si parla ovviamente della libertà di credere come della libertà di non credere. Implicano sempre la coscienza.</p>
<p>Va detto che, purtroppo, talora sono delle religioni che perseguitano altri gruppi religiosi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non tutte però sono  uguali. Ad esempio la Chiesa Cattolica non perseguita, né reprime  alcuna altra religione e anzi si batte per la libertà di tutti, compresa  quella dei propri persecutori. E’ contro le persecuzioni e  l’oppressione di chiunque. </span></strong></p>
<p>Eppure va rilevato che <strong><span style="text-decoration: underline;">il cristianesimo è anche la religione più perseguitata del pianeta: a tutte le latitudini, sotto i più diversi regimi </span></strong>(il rapporto cita, in questo caso, come fonte Amnesty International).</p>
<p>Secondo la Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea <strong><span style="text-decoration: underline;">“il 75 per cento delle morti collegate a crimini a sfondo religioso riguarda i cristiani”</span></strong>.</p>
<p>Ma qual è la geografia della repressione della libertà religiosa?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Anzitutto, anche se  spesso lo dimentichiamo, grava ancora sul mondo il retaggio del XX  secolo, il secolo delle ideologie, perché circa un miliardo e mezzo di  persone vivono sotto regimi co</span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">munisti.</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">E siccome certi  intellettuali faziosi e superficiali amano ripetere che è la religione a  produrre intolleranza, va sottolineato che nessuno nella storia ha mai  fatto l’oceano di vittime e di perseguitati delle ideologie atee del  Novecento.</span></strong></p>
<p>Oggi il caso di maggiore importanza è la Cina, il paese più popoloso  del mondo, con un miliardo e 300 milioni di abitanti, ormai avviato a  diventare la prima potenza economica mondiale e una grande potenza  politica e militare globale.</p>
<p>Lì, in quel regime che resta comunista “il diritto alla libertà  religiosa non è concesso”. Ma la repressione e le persecuzioni sono  particolarmente scatenate contro i cristiani e in particolare contro i  cattolici in comunione con il papa.</p>
<p>“Numerosi sono i cristiani arrestati, condotti nei ‘centri di  rieducazione’, torturati e condannati a morte”, si legge nel rapporto. E  “si tratta indistintamente di sacerdoti, vescovi e fedeli laici”.</p>
<p>Situazione ancora peggiore è quella della Corea del Nord, il mostruoso regime comunista imposto da Kim Il-sung.</p>
<p>In questo colossale lager a cielo aperto, dove lo Stato proclama  ufficialmente l’ateismo obbligatorio, i cattolici erano numerosi: nella  capitale Pyongyang – prima dell’avvento del comunismo – erano il 30 per  cento della popolazione.</p>
<p>Con il comunismo sono spariti tutti, vescovi compresi, ingoiati dalla  buia voragine dei lager. Le poche notizie che arrivano da là sono  agghiaccianti.</p>
<p>Nel 2009, per esempio, emerse dall’oscurità il nome di una giovane  cristiana, la trentatreenne Ri Hyon-ok, che il 16 giugno era stata  condannata a morte e giustiziata “per aver messo in circolazione delle  Bibbie”.</p>
<p>Un problema di repressione e persecuzione c’è anche nella Cuba di  Fidel Castro dove i cristiani sarebbero l’80 per cento della  popolazione, ma lo Stato è ufficialmente ateo.</p>
<p>I casi di sofferenza dei cattolici sono tanti. Per quanto riguarda  gli ultimi mesi si cercano ancora gli assassini di don Mariano Arroyo  Merino che il 13 luglio 2009, all’età di 74 anni, fu ritrovato morto: lo  hanno ammanettato, imbavagliato, accoltellato e poi bruciato.</p>
<p>C’è inoltre la situazione dei cristiani in India dove – su pressione  dei nazionalisti indù – i diversi stati “oltre ad approvare le leggi  ‘anticonversione’, perseguitano ogni manifestazione pubblica e sociale  delle altre religioni”.</p>
<p>Nello stato di Orissa nel 2007 e nel 2008 si è scatenata una “caccia  al cristiano” che ha fatto 90 morti ufficiali (perlopiù cristiani) e ha  costretto 50 mila persone a fuggire dai propri villaggi.</p>
<p>Sono state distrutte centinaia di case di cristiani e tantissime  chiese, nell’indifferenza delle forze dell’ordine (con gli aiuti  ricevuti dall’estero i cristiani hanno ricostruito non solo le proprie  case, ma anche quelle degli indù).</p>
<p>C’è poi il continente musulmano che è per i cristiani un vero e proprio calvario.</p>
<p>Il Paese che sta diventando l’inferno peggiore per loro è il Pakistan  dove – specie per la famigerata legge sulla blasfemia e le varie fatwa  lanciate dai tribunali islamici – l’attacco alle minoranze religiose, in  particolare ai cristiani, è in drammatica intensificazione (ma gli  stessi musulmani sono spesso vittime dei fondamentalisti).</p>
<p>La casistica riferita nel rapporto è terrificante. La storia di Asia  Bibi, che è la più conosciuta, è solo una delle tante (e così pure  l’uccisione di Shahbaz Bhatti).</p>
<p>La situazione più penosa è quella delle giovani ragazze cristiane che  si trovano spesso a subire ogni forma di abuso e di violenza, fino alla  morte, nell’indifferenza delle autorità.</p>
<p>E’ tristemente inutile passare in rassegna gli altri paesi islamici  se si considera che in Egitto, che dovrebbe essere il paese islamico più  evoluto e il più “occidentale”, quello che ha la più grande (il 12 per  cento della popolazione) e la più antica comunità cristiana (radicata lì  molto prima dell’arrivo dell’Islam), ebbene in Egitto, il 20 gennaio –  si legge nel rapporto – “il patriarca (cristiano copto) Shenouda III  dichiarava che sarebbe auspicabile un giudizio equo sui 1800 assassinii  di cristiani e sugli oltre 200 atti di vandalismo perpetrati contro i  loro beni, mai giudicati e ancor meno puniti”.</p>
<p>E’ inutile aggiungere altro. Ma qualche flash sulla nostra libera  Europa è necessario. Già diversi libri hanno denunciato la deriva  anticristiana di certe istituzioni europee, con episodi stupefacenti. Ma  consideriamo qui alcuni casi recenti dei due paesi che si propongono  come maestri di diritti umani.</p>
<p>“In Francia, nelle scuole” c’informa il rapporto “una legge proibisce  il velo alle ragazze musulmane, ai cristiani vieta di portare una croce  troppo visibile e ai sikh di portare il turbante”.</p>
<p>Se il velo portato davanti al volto (che non è un simbolo religioso)  poneva un problema di ordine pubblico e di dignità delle donne, si  vorrebbe sapere cosa c’entra il crocifisso.</p>
<p>In Gran Bretagna poi “una sentenza ha consentito che un’azienda  imponesse ai propri dipendenti cristiani di nascondere i simboli della  fede sul luogo di lavoro, lasciando però liberi gli appartenenti ad  altre religioni di mostrare i loro simboli”.</p>
<p>Aggiungo un episodio emblematico. In questo paese, dove la regina è  capo della Chiesa d’Inghilterra (con buona pace dei nostri intellettuali  che ritengono il protestantesimo più laico del cattolicesimo), il  cancelliere Tony Blair ha dovuto aspettare di perdere la carica prima di  formalizzare la sua conversione al cattolicesimo. Non è incredibile?</p>
<p><strong>Antonio Socci</strong></p>
<p><strong>Da “Libero”, 24 luglio 2011</strong></div>
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		<title>Il profumo dei limoni</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 19:18:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Jonah Lynch]]></category>

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		<description><![CDATA[Internet, Facebook, le nuove tecnologie comunicative. Come ci cambia l'avvento dei social? Come internet sta trasformando il nostro approccio culturale e di vita?
Un libro che ci aiuta a riflettere e a capire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/07/il-profumo-dei-limoni.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2911" title="il-profumo-dei-limoni" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/07/il-profumo-dei-limoni.jpg" alt="il-profumo-dei-limoni" width="183" height="274" /></a>Internet, Facebook, le nuove tecnologie comunicative. Come ci cambia l&#8217;avvento dei social? Come internet sta trasformando il nostro approccio culturale e di vita?<br />
Un libro che ci aiuta a riflettere e a capire.</p>
<p><strong>Dalla prefazione di Aldo Cazzullo</strong></p>
<p>Cosa c’entrano i limoni con la tecnologia? Un limone colto all’albero ha la scorza ruvida. Se la si schiaccia un poco ne esce un olio profumato e d’improvviso la superficie diventa liscia. E poi c’è quel succo asprigno, così buono sulla cotoletta e con le ostriche, nei drink estivi e nel tè caldo! Tatto, olfatto, gusto. Tre dei cinque sensi non possono essere trasmessi attraverso la tecnologia. Tre quinti della realtà, il sessanta per cento. Questo libro è un invito a farci caso.<br />
<strong>L&#8217;AUTORE</strong></p>
<p>Jonah Lynch (1978) è sacerdote dal 2006. Dopo essersi laureato in Fisica alla McGill University a Montréal, entra in seminario. Ha studiato filosofia e teologia all’Università Lateranense e ha ottenuto un Master in Education presso la George Washington University. Scrive su temi di musica e teologia per l’edizione statunitense di «Communio». In Italia ha pubblicato due libri (Aspettare insieme, Marietti 2008, e Padre sposo amico, Effatà 2004) e ha curato quattro video documentari, tra cui Across the Wall (Journeyman Pictures 2010). Vive a Roma ed è vicerettore del seminario della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo.</p>
<p><strong><a href="http://www.lindau.it/schedaLibro.asp?idLibro=1278" target="_blank">Edizioni Lindau</a></strong></p>
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		<title>Gli occhi di Marthe Robin</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 15:46:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Jean Guitton]]></category>
		<category><![CDATA[La guerra contro Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[Marthe Robin]]></category>
		<category><![CDATA[Paul-Louis Couchoud]]></category>

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		<description><![CDATA[Come promesso eccovi un capitolo del mio nuovo libro “La guerra contro Gesù” (Rizzoli)
La storia di Alessandra (di Rudinì, nda) dimostra che infine dal pantano della cultura nichilista, che genera disperazione, non ci libera un’altra cultura, neanche cattolica, ma un incontro, dove si sperimenta che davvero Gesù è vivo, oggi e opera potentemente (e questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/04/marthe_robin.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2873" title="marthe_robin" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/04/marthe_robin-283x300.jpg" alt="marthe_robin" width="283" height="300" /></a>Come promesso eccovi un capitolo del mio nuovo libro “La guerra contro Gesù” (Rizzoli)</strong></p>
<p>La storia di Alessandra (di Rudinì, nda) dimostra che infine dal pantano della cultura nichilista, che genera disperazione, non ci libera un’altra cultura, neanche cattolica, ma un incontro, dove si sperimenta che davvero Gesù è vivo, oggi e opera potentemente (e questa è la prova della sua resurrezione).</p>
<p>Così come i sofismi di certi antichi filosofi greci sull’impossibilità del movimento venivano spazzati via non da altri sofismi contrapposti, ma dalla concretezza di un uomo in movimento. Dal fatto che accade.</p>
<p>Anche i pregiudizi ideologici dell’esegesi razionalista (poiché un pregiudizio è impermeabile agli argomenti altrui) sono spazzati via di colpo solo da un fatto in cui ci si imbatte e che mostra tangibilmente Gesù esistente e vivo, quindi risorto, operante qui e ora.</p>
<p>E’ quanto accadde – secondo Guitton – a uno dei più radicali fra gli esegeti razionalisti: Paul-Louis Couchoud.</p>
<p>Abbiamo già visto il suo pensiero espresso in “Le mystère de Jésus”. Ecco le sue parole: “L’idea che Dio si sia incarnato… ci urta. E’ una concezione prekantiana. Essa è stata accettata da grandi spiriti come sant’Agostino, san Tommaso, Pascal; però oggi è inammissibile”[1].</p>
<p>Couchoud esprimeva con perfetta lucidità il “pregiudizio” dei moderni.</p>
<p>Egli infatti eliminava “a priori” la possibilità dell’incarnazione perché “inconcepibile”, pretesa tipica del razionalismo moderno secondo il quale ciò che supera le possibilità del raziocinio umano non esiste (come se l’Essere fosse stato partorito dagli uomini e quindi dovesse star “dentro” la loro mente, quando è evidente il contrario: gli uomini sono “contenuti” dentro l’Essere e la loro mente è piuttosto una finestra aperta sull’infinito che una scatola contenente il Tutto)[2].</p>
<p>Il suo pensiero si inseriva nel filone “mitico” dell’esegesi, quello che da David Strauss ritiene che Gesù sia stato “inventato”, come Dio incarnato che soffre e redime, per dare concretezza a un pensiero, a un simbolo dell’immaginario collettivo.</p>
<p>Couchoud, filosofo, esegeta, medico, docente universitario, fondatore di un nota collana di libri “anticristiana”, arrivava alle conclusioni estreme.</p>
<p>Jean Guitton, che fu suo amico e ha scritto molto su di lui e la sua parabola umana e intellettuale, sintetizza così il suo caso: “Egli era la persona più estranea al cristianesimo che vi sia stata al mondo (negava l’esistenza storica di Gesù)”[3].</p>
<p>Quella sua negazione a priori dell’esistenza storica di Gesù non aveva il supporto di veri argomenti storici, perché anzi i documenti dimostrano il contrario.</p>
<p>La sua era una paradossale conclusione filosofica ed esegetica che nasceva dal riconoscere che la riduzione di Gesù a semplice rabbi, fatta dagli esegeti alla Loisy e Renan, faceva sorgere un problema ancor più grande di quello che pretendeva di risolvere, perché così diventava assolutamente impossibile spiegare “la nascita del cristianesimo”, che ai suoi occhi appariva “un’incredibile assurdità e il più bizzarro dei miracoli”[4].</p>
<p>Era dunque su posizioni radicalmente anticristiane.</p>
<p>Eppure anche Couchoud capovolge la sua posizione e si converte – secondo la testimonianza di Guitton[5], contestata da alcuni – perché un giorno si imbatte in un fatto, nella presenza evidente di Gesù vivo e operante nel XX secolo.</p>
<p>La clamorosa conversione di Couchoud si verifica grazie al suo incontro con <a href="http://www.libertaepersona.org/dblog/articolo.asp?articolo=2103" target="_blank"><strong>Marthe Robin</strong></a>.</p>
<p>Marthe è una straordinaria mistica. Figlia della profonda Francia contadina, questa ragazza intelligentissima, dolce, semplice, di grande forza interiore, nata nel 1902 e morta il 6 febbraio 1981, dopo ripetuti gravi problemi, dal 1928 resta completamente paralizzata e perfino impossibilitata a deglutire.</p>
<p>Per 50 anni, nel suo villaggio tra il Rodano e le Alpi, vivrà inchiodata al suo letto, senza più poter dormire, senza più poter mangiare né bere alcunché, nutrendosi solo dell’eucaristia che inspiegabilmente poteva deglutire.</p>
<p>Non vedeva. Ogni venerdì riviveva le sofferenze della Passione di Gesù del quale portava le stimmate. Dal suo letto di dolore, tramite le persone che andavano da lei, ha fondato centinaia di centri di preghiera in tutto il mondo, i “Foyers di carità”.</p>
<p>Il 15 ottobre 1925 aveva messo nero su bianco il suo atto di abbandono e offerta al Signore: “una vera e propria lettera d’amore. Ha ventitré anni, è il suo fidanzamento”[6].</p>
<p>Ecco le sue parole:</p>
<p><strong><em>Signore, mio Dio, hai domandato tutto alla tua piccola serva. Prendi dunque e accogli tutto.</em></strong></p>
<p><strong><em>In questo giorno mi affido a Te senza riserve e senza nulla in cambio.</em></strong></p>
<p><strong><em>O mio amato, è solo Te che voglio…</em></strong></p>
<p><strong><em>E per amor tuo  rinuncio a tutto…</em></strong></p>
<p><strong><em>O Dio d’amore prendi la mia memoria e tutti i suoi ricordi.</em></strong></p>
<p><strong><em>Prendi la mia intelligenza e fa’ che sia a servizio solo della tua massima gloria…</em></strong></p>
<p><strong><em>Prendi tutta la mia volontà…</em></strong></p>
<p><strong><em>Prendi il mio corpo e tutti i suoi sensi, il mio spirito e tutte le sue facoltà, il mio cuore e tutti i suoi affetti.</em></strong></p>
<p><strong><em>Ricevi l’immolazione che ogni giorno e ogni ora io Ti offro in silenzio. Degnati di accoglierla e trasformarla in grazie e benedizioni per tutti coloro che amo, per la conversione dei peccatori e la santificazione delle anime…</em></strong></p>
<p><strong><em>Prendi e santifica tutte le mie parole, tutte le mie azioni, tutti i miei desideri.</em></strong></p>
<p><strong><em>Sii per l’anima mia il suo bene e il suo tutto. La dono e l’abbandono a Te.</em></strong></p>
<p><strong><em>Accetto con amore tutto ciò che viene da Te: dolore, sofferenze, gioia, consolazione, aridità, abbandono, rinuncia, disprezzo, umiliazione, lavoro, prove…</em></strong></p>
<p><strong><em>Dio mio, Tu conosci la mia fragilità e l’abisso infinito della mia grande debolezza. Se un giorno dovessi essere infedele alla Tua suprema volontà, se dovessi… disertare il Tuo cammino d’amore, oh!, te ne supplico, fammi la grazia di morire all’istante!</em></strong></p>
<p><strong><em>O Dio dell’anima mia, o sole divino, io Ti amo, Ti benedico, Ti lodo, mi abbandono tutta a Te. Mi rifugio in Te.</em></strong></p>
<p><strong><em>Nel Tuo seno… Prendimi con Te.</em></strong></p>
<p><strong><em>Non voglio vivere che in Te.</em></strong></p>
<p>Riferisce Jean Guitton: “Mi accadde di parlare con de Gaulle di Marthe Robin e di sentirgli dire che la considerava forse la persona più eccezionale di questo secolo. Il cardinale Daniélou condivideva questa opinione”[7].</p>
<p>Il fatto curioso è che Guitton, importante filosofo cattolico, conobbe Marthe proprio su invito di Couchoud che con lei aveva intrecciato una grande amicizia: “un’amicizia che legava il più grande ateo dell’esegesi alla persona mistica più singolare del mondo”[8].</p>
<p>Guitton dà ancora qualche flash su Marthe: “Possedeva un carisma superiore a qualunque altra persona che io abbia mai conosciuto. Non so spiegarlo: quella donna era isolata da tutto; lottava continuamente contro il demonio. Non si poteva entrare nella sua stanza senza che tutti i mobili fossero scagliati a terra, non si sa come”[9].</p>
<p>Il vescovo di Valence incaricò due illustri medici di visitare Marthe ed esprimere il loro parere scientifico. Il dottor André Ricard, chirurgo degli Ospedali di Lione, e il dottor Jean de Chaume, professore alla Facoltà di medicina e primario della Clinica neuropsichiatrica di Lione, la visitarono per un’intera giornata e stilarono un rapporto medico in cui, sotto giuramento, scrissero:</p>
<p>“Non presenta turbe psichiche di rilievo, né segni di affezione clinica: escludiamo la frode, la simulazione e l’origine isterica delle manifestazioni (stigmate, inedia, visioni, estasi); siamo obbligati a riconoscere la nostra impotenza; dichiariamo la presenza di vere stigmate sanguinanti, al di fuori di ogni imbroglio e preferiamo riconoscere che non vediamo né la causa né il meccanismo in base alle nostre attuali conoscenze e le consideriamo di ordine soprannaturale”[10].</p>
<p>L’incontro e l’amicizia con Marthe Robin fu decisivo per Couchoud.</p>
<p>Il grande ateo, lo studioso razionalista, non poteva negare l’evidenza del Mistero, in quella presenza. Le scrisse: “Ignoro quello che ignori. Vorrei sapere quello che sai. Di quello che preghi, mi giunge il profumo. Non dimenticarti di me, o piena di vita!”.</p>
<p>Jean Guitton, che ha conosciuto e seguito questa loro amicizia, testimonia la conversione finale di Couchoud nel libro “Ogni giorno che Dio manda in terra” [11].</p>
<p><strong>Da <a href="http://www.antoniosocci.com/" target="_blank">Antonio Socci</a>, La guerra contro Gesù, Rizzoli</strong></p>
<p>[1] Cit in storia esegesi spadafora… p. 228</p>
<p>[2] Quello straordinario maestro di razionalità che è don Luigi Giussani osserva: “Se c’è un delitto che una religione può compiere è quello di dire ‘io sono l’unica strada’. E’ esattamente ciò che pretende il cristianesimo. Non è ingiusto sentirsi ripugnare di fronte a tale affermazione. Ingiusto sarebbe non domandarsi il motivo di tale pretesa” (All’origine della pretesa cristiana, p. 31). Quindi l’atteggiamento razionale, osserva Giussani, è quello di chi si chiede – davanti a simile pretesa – se sia vera oppure no, se sia accaduto oppure no, se Dio si è davvero fatto uomo o no. Perché “se fosse accaduto, questa strada sarebbe l’unica… perché l’avrebbe tracciata Dio” (p. 34).</p>
<p>[3] Guitton, Ritratto di Marthe Robin, p. 19.</p>
<p>[4] Cit. in Messori, Ipotesi su Gesù, p. 152</p>
<p>[5] Guitton, Ogni giorno che Dio manda in terra, cit. pp. 157-159</p>
<p>[6] Così scrive Raymond Peyret, in “Marthe Robin” (Massimo…), p. 24. Da questo libro riprendo anche il testo scritto da Marthe.</p>
<p>[7] Guitton, Ogni giorno che Dio manda in terra, p. 112</p>
<p>[8] Guitton, Ritratto di Marthe Robin, p. 25</p>
<p>[9] Guitton, Ogni giorno che Dio manda in terra, p. 112</p>
<p>[10] Guitton-Antier, Poteri misteriosi della fede, Piemme, p. 206</p>
<p>[11] Guitton riferisce i fatti in “Ogni giorno che Dio manda in terra”, pp. 157-158</p>
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		<title>Il 20 aprile esce il mio libro: La guerra contro Gesù</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 10:54:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[La guerra contro Gesù]]></category>

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Era il libro a cui stavo lavorando quando – il 12 settembre 2009 – Caterina si sentì male ed entrò in coma.
Da allora i motivi che lo hanno reso urgente sono aumentati: non a  caso ho dedicato il mio lavoro ad Asia Bibi e a tutti i cristiani  perseguitati e il primo capitolo [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/04/guerra.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2842" title="guerra" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/04/guerra-185x300.jpg" alt="guerra" width="185" height="300" /></a>Era il libro a cui stavo lavorando quando – il 12 settembre 2009 – Caterina si sentì male ed entrò in coma.</p>
<p>Da allora i motivi che lo hanno reso urgente sono aumentati: non a  caso ho dedicato il mio lavoro ad Asia Bibi e a tutti i cristiani  perseguitati e il primo capitolo riporta il magnifico testamento  spirituale di Shahbaz Bhatti.</p>
<p>Ma non è solo un libro sui cristiani perseguitati, Più ancora è un  libro sull’odio che aumenta contro Gesù e sull’attacco ideologico che da  duecento anni si è scatenato contro la storicità delle cronache  evangeliche (un attacco al cuore del cristianesimo come ha più volte  ripetuto Benedetto XV).</p>
<p>Perché sembra che il Mondo proprio non sopporti che il Re dei cieli  si sia davvero fatto uomo, che ci abbia visitati, abbracciati, guariti,  che sia stato qui sulla terra e ci abbia fatto incontrare i suoi occhi e  che continui – re umile e potente – a illuminare la nostra vita e a  guarirla con la sua carezza.</p>
<p>Gesù è il nostro tesoro, il bene della nostra vita, Egli è tutto.</p>
<p>Eppure noi stessi cristiani non ci accorgiamo che proprio oggi – non  solo duemila anni fa, ma oggi – Egli viene attaccato, aggredito,  umiliato, spogliato e crocifisso …</p>
<p>E non viene da noi difeso, non viene da noi testimoniato. Anche noi,  come Pietro davanti alle domande di un’inserviente, ce la facciamo sotto  e lo rinneghiamo. E così priviamo il mondo dell’unica Luce, della sua  unica salvezza….</p>
<p><strong>Don Luigi Giussani, nella sua ultima intervista, pronunciò  parole che ricordano gli ammonimenti fiammeggianti di santa Caterina:  “La Chiesa ha cominciato a abbandonare l’umanità secondo me, secondo  noi, perché ha dimenticato chi era Cristo, non ha poggiato su… ha avuto  vergogna di Cristo, di dire chi è Cristo”. </strong></p>
<p>Qualche altro cenno sul libro.</p>
<p>La quarta di copertina del libro riporta questi temi sintetici:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Chi e perché ha scatenato questa guerra contro Gesù che dura da 2000 anni?</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Cosa c’è dietro l’odio per il cristianesimo che dilaga nella cultura europea dal Settecento a oggi?</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Sono davvero possibili i miracoli la cui negazione ha costituito la base dell’attacco razionalista ai Vangeli e a Gesù?</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">UN SAGGIO POLEMICO CHE DEMOLISCE ALLA RADICE I PREGIUDIZI ANTICRISTIANI.</span></strong></p>
<p>Nei prossimi giorni riporterò qui, su questo blog, qualche pagina del libro.</p>
<p>Antonio Socci</p></div>
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		<title>Chi fa guerra a Gesù?</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 19:49:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[antonio socci]]></category>

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		<description><![CDATA[«Gesù  si è consegnato all’esegeta, allo storico, al critico come si è  consegnato ai soldati, agli altri giudici, alle turbe». Dovendo  scegliere tra un mare di rimandi e circa 800 note, questa citazione di  Charles Peguy è una di quelle che meglio racchiudono il senso  dell’ultima fatica di Antonio Socci, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/04/guerra.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2842" title="guerra" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/04/guerra-185x300.jpg" alt="guerra" width="185" height="300" /></a>«Gesù  si è consegnato all’esegeta, allo storico, al critico come si è  consegnato ai soldati, agli altri giudici, alle turbe». Dovendo  scegliere tra un mare di rimandi e circa 800 note, questa citazione di  Charles Peguy è una di quelle che meglio racchiudono il senso  dell’ultima fatica di Antonio Socci, <em>La guerra contro Gesù</em> (Rizzoli, pagine 440, euro 18,50), scritto dal giornalista e saggista senese con la <em>vis</em> polemica, il gusto per lo scavo documentario e l’apertura al soprannaturale che lo hanno reso popolare.</p>
<p>Si  tratta di una sorta di viaggio nel tempo seguendo la traccia indicata  nel titolo, l’odio bimillenario per un «ebreo marginale» e per i suoi  seguaci. Un viaggio che parte da un fatto recentissimo, l’assassinio del  cattolico Shahbaz Bhatti, ministro pakistano per le minoranze  religiose, e dalle persecuzioni nei confronti dei cristiani in lande più  o meno sperdute del mondo. Passa poi per le persecuzioni politicamente  corrette, ossia per l’anticattolicesimo quale «ultimo pregiudizio  accettabile», come recita il titolo di un saggio del sociologo  episcopaliano Philip Jenkins, per il dileggio mediatico e la pressione  dell’opinione pubblica.</p>
<p>Torna a una della matrici di questo odio «illuminato», Voltaire, soffermandosi sul lato <em>noir</em> del polemista francese, ben noto agli storici ma quasi per nulla al  grande pubblico: il Voltaire rabbiosamente antisemita indagato da uno  dei massimi esperti dell’argomento, Leon Poliakov; quello razzista del <em>Trattato di Metafisica</em>; quello azionista di una compagnia mercantile di Nantes dedita alla tratta dei «negri»; quello dell’<em>écrasez l’infâme</em>,  preda di un’ossessione, una sorta di nevrosi anti-cristiana, secondo la  diagnosi di quel finissimo filologo che fu Erich Auerbach.</p>
<p>Un  Voltaire che è stato nondimeno mistificato e mitizzato dalla cultura di  matrice illuminista, da quella stessa classe intellettuale che ha irriso  alla deificazione di predicatore della Galilea operata da un manipolo  di discepoli visionari. Socci sovrappone poi l’odio per Cristo  nella  sua radice ebraica e nella sua continuazione storica, cioè la Chiesa  cattolica -a quello di un’altra figura apparentemente agli antipodi,  Alfred Rosenberg, uno degli ideologi del Terzo Reich con il suo <em>Mito del XX secolo</em>.  Anche in lui l’antisemitismo fa tutt’uno con l’anticattolicesimo, nel  tentativo di strappare la figura di Gesù dalla suo fondamento storico e  piegarlo ai canoni della <em>religio</em> ariana.</p>
<p>E qui il  viaggio arriva a nei pressi di un’altra «guerra» contro la figura di  Cristo, che sta particolarmente a cuore all’autore, che vi si sofferma  per oltre la metà del libro e che riguarda la storicità di Gesù e dei  Vangeli. Socci riprende un filone a cui si era dedicato all’inizio degli  anni ’90 sul settimanale &#8220;Il Sabato&#8221; e sul mensile &#8220;30Giorni&#8221;.</p>
<p>Venti  anni dopo torna a denunciare la resistenza di esegeti e studiosi delle  Scritture a confrontarsi con le più recenti acquisizioni scientifiche.  Se nel mondo dei neotestamentaristi il canone vigente pare essere ancora  quello formulato da un luminare come John Meier, ovvero che «Gesù fu  semplicemente insignificante per la storia nazionale e mondiale, agli  occhi degli storici giudei e pagani del I secolo e dell’inizio del II  secolo», la realtà sembra dire l’opposto.</p>
<p>Ovvero che la quantità  di attestazioni della vicenda di Gesù e del propagarsi del suo culto, a  partire dai primi anni dopo la sua morte, è prodigiosa contando  l’irrilevanza politica del protagonista e la quantità di documentari  rimastici di un tempo così remoto. Socci elenca una trentina di queste  attestazioni, appoggiandosi anche alle ricerche di due antichiste  italiane come Marta Sordi e la sua allieva Ilaria Ramelli. Dal  senatoconsulto del 35 d.C. con cui Tiberio sottopose al senato romano  l’ammissione della figura di Gesù nel pantheon delle divinità; alla  testimonianza di Abgar il Nero, toparco di Edessa, databile verso il 36  d.C.; all’epistolario tra Seneca e san Paolo, di cui la Sordi ha provato  l’altissima attendibilità; alla parodia cifrata del cristianesimo nel <em>Satyricon</em> di Petronio; al quadrato magico del Sator, forse la più famosa  struttura palindroma del mondo classico ritrovata anche a Pompei, e il  cui significato cristiano pare difficilmente contestabile; alla  testimonianza di Giuseppe Flavio nelle <em>Antichità giudaiche</em>, che resta cruciale anche al netto di eventuali interpolazioni cristiane.</p>
<p>E  così, se resta «canonica» la datazione bassa dei Vangeli, dal 70 d.C.  in su, Socci sciorina in un centinaio di pagine il perché tale posizione  non è più sostenibile: dai risultati della scuola esegetica di Madrid  sul sostrato aramaico dei Vangeli, agli studi pionieristici in tal senso  di Jean Carmignac, a quelli dell’anglicano John A.T. Robinson (partito  da un approccio «demitizzante»), a quelli di Klaus Berger sul Vangelo di  Giovanni, alla questione sempre più cogente dei rimandi ai Vangeli in  Paolo o nella <em>Didaché</em>, fino alla sfida posta dal 7Q5, il  frammento trovato a Qumran e identificato dal gesuita Josè O’Callaghan e  altri con un brano di Marco.</p>
<p>E lancia il suo <em>j’accuse</em> contro chi, spesso interessatamente, rifiuta a priori l’ipotesi che i  Vangeli siano cronache di un evento e non rielaborazioni teologiche  tardive. Non si tratta di una bega fra specialisti. Ne va della  possibilità di risalire al Gesù storico e della veridicità dei suoi  testimoni, come più volte ha ricordato negli ultimi 30 anni anche Joseph  Ratzinger. Negate o minimizzate le quali, da lì a considerare il tutto  una sublime <em>fabula</em> il passo è breve.</span></div>
<div><span><br />
</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Autore"><strong>Andrea Galli tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Cultura/Chi+fa+guerra+a+Ges_201104200750313230000.htm" target="_blank">Avvenire.it</a></strong><br />
</span></div>
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		<title>La scuola secondo Mastrocola</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 19:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;altro giorno curiosando nella libreria Feltrinelli a fianco del Duomo, nella pila di libri della Mastrocola, Togliamo il disturbo, edito da Guanda, nella striscetta che accompagna il volume c&#8217;è scritto, 5 edizione, quindi in poco più di un mese dalla sua prima pubblicazione, il libro ha già venduto, ben 99 mila copie. Questo significa tante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/04/mastroccola.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2785" title="mastroccola" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/04/mastroccola.jpg" alt="mastroccola" width="59" height="92" /></a>L&#8217;altro giorno curiosando nella libreria Feltrinelli a fianco del Duomo, nella pila di libri della Mastrocola, Togliamo il disturbo, edito da Guanda, nella striscetta che accompagna il volume c&#8217;è scritto, 5 edizione, quindi in poco più di un mese dalla sua prima pubblicazione, il libro ha già venduto, ben 99 mila copie. Questo significa tante cose, oltre la comprensibile curiosità, insita già nel titolo e soprattutto nel sottotitolo, saggio sulla libertà di non studiare, indicache il libro affronta argomenti che attendono di essere discussi, e pone significative domande che necessitano urgenti risposte. Del resto l&#8217;emergenza educativa rimane una questione prioritaria della nostra società.</p>
<p>Questo libro è una battaglia, &#8211; scrive Paola Mastrocola nella copertina &#8211; perché la cultura non abbandoni la nostra vita e prima di ogni altro luogo la nostra scuola, rendendo il futuro di tutti noi un deserto. È anche un atto di accusa alla mia generazione, che ha compiuto alcune scelte disastrose e non manifesta oggi il minimo pentimento. Infine, è la mia personale preghiera ai giovani, perché scelgano loro, in prima persona, la vita che vorranno, ignorando ogni pressione, sociale e soprattutto famigliare. E perché, in un mondo che li vezzeggia, li compatisce, e ne alimenta ogni giorno il vittimismo, essi con un gesto coraggioso e rivoluzionario si riprendano la libertà di scegliere se studiare o no, sovvertendo tutti gli insopportabili luoghi comuni che da almeno quarant’anni ci governano e ci opprimono.</p>
<p>Con una presentazione così come si fa a non leggere il libro, almeno per gli addetti ai lavori, i docenti, i professori, i maestri che operano ogni giorno nella scuola, ma forse, il libro dovrebbero leggerlo tutti, soprattutto i genitori.</p>
<p>Togliamo il disturbo, si divide in tre parti: I non studianti (le cose che ho, che abbiamo, sotto gli occhi) breve storia del non studio (una ricostruzione storica di come è andata a partire dal Sessantotto)infinelo studio come scelta (la “modesta proposta”, quale scuola mi inventerei). Questo libro rappresenta, la conclusione organica di quello che la Mastrocola aveva scritto un po&#8217; disorganicamente, alcuni anni fa, ne La scuola raccontata al mio cane.</p>
<p>Ho scritto questo libro per dire le cose che vedo e le cose che penso a partire da quello che vedo. Mi sono permesso di avere delle idee culturalmente scorrette. La prima parte inizia con i test d&#8217;ingresso che a settembre vengono fatti agli alunni di prima superiore, al Liceo Scientifico, dove insegna la Mastrocola. Somministriamo un bel test uguale per tutti, risultato: neanche una sufficienza, su 25 allievi. In giro in altre scuole, in altre città, si scopre che l&#8217;esito è lo stesso. Almeno 230 allievi su 250 non sono idonei a fare quel che sono entrati a fare e dunque presumibilmente lo faranno malissimo. Nonostante questo gli alunni saranno tutti resi idonei.Chi li deve rendere idonei? Noi insegnanti, ma come diavolo possiamo insegnare ai ragazzi che hanno quattordici anni cose tipo la calligrafia, l&#8217;ortografia e la grammatica, che dovevano imparare da bambini? Impossibile perché ormai a quattordici anni ormai è fatta. Così nel biennio delle superiori, si prova ad iniziare a piantare i semi, sperando poi di avere alberi da potare. Si ricomincia dall&#8217;inizio come se prima nulla fosse stato, spieghiamo gli accenti, gli apostrofi, le virgole, le congiunzioni, la divisione in sillabe, i nessi -gn-e-cq. Ma il tempo non basta.</p>
<p>Ma cosa importa un apostrofo, una virgola, quando intorno a noi tanti muoiono? Si chiede un collega della prof. E lei dice a muso duro: una casa si comincia a costruire mettendo i mattoni dritti. Se sono storti, la casa cade.</p>
<p>Il libro naturalmente racconta le ore trascorse a scuola con gli alunni, e sono belli i quadretti che ne fa la professoressa di Torino, tra le nebbie mattutine, che rischi di essere travolto, se per caso entri a scuola insieme ai studenti. E poi le spiegazioni, le interrogazioni, tutto normale. Il mondo scolastico va ancora così: l&#8217;insegnante spiega, l&#8217;allievo studia, l&#8217;insegnante interroga e l&#8217;allievo ripete. E poi la Mastrocola immagina un pomeriggio tipo dei suoi alunni, anche qui ci sono dei quadretti, del vissuto giovanile, leggendoli, possiamo confermare l&#8217;esattezza dei racconti della professoressa. Sarebbe normale che chi viene a scuola, al pomeriggio aprisse i libri e studiasse. E sarebbe solo normale che un insegnante desiderasse allievi che studiano, visto che lui di mestiere insegna. Del resto come tanti altri altri mestieri. La Mastrocola non vuole classi di geni, voglio ragazzi normali che normalmente, visto che vengono a scuola, aprano i libri e studino. E&#8217; un desiderio vergognoso? E&#8217; troppo? Invece tutto questo non succede, a mia percezione – scrive Mastrocola – circa il sessanta per cento dei ragazzi non lo fa: non apre un libro, non studia. O studia poco.</p>
<p>A volte sembra che i ragazzi non studiano perché non sanno di dover studiare. Mi viene il dubbio che non lo sappiano perché noi non gliel&#8217;abbiamo detto. Forse ci siamo dimenticati di dirglielo. In otto anni che sono stati a scuola prima di arrivare al liceo (cinque di elementari e tre di medie) ci siamo scordati e non gli abbiamo detto che, andando a scuola, dovevano anche studiare.</p>
<p>La professoressa nel libro raramente parla di questioni legate alle riforme, ma a pagina 33, è abbastanza chiara, il problema della scuola di oggi, non sono le riforme strabilianti, investimenti generosi che ricoprono di denaro le scuole. Il denaro non è il punto, purtroppo. Inutile anche pensare a rivoluzioni copernicane dei saperi e dei metodi d&#8217;insegnamento, a miracolosi corsi di formazione per insegnanti, a futuri maestri Superman, eroi di Supermotivazione, novelli Orfei capaci di motivare allo studio anche le pietre e le bestie feroci e le foglie degli alberi che si muovono al vento. Il vero problema è che i nostri giovani, almeno quelli che vanno al liceo, non hanno nessuna voglia di studiare.</p>
<p>Rozzano MI, 7 Aprile 2011</p>
<p>S. Giovanni Battista de la Salle.</p>
<p>DOMENICOBONVEGNA</p>
<p>domenicobonvegna@alice.it</p>
<p><strong>Tratto dal blog di <a href="http://annavercors.splinder.com/" target="_blank">Anna Vercors</a></strong></p>
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		<title>Padre Colombo. Con la letizia di sempre</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 11:49:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un libro di Piero Gheddo la vita del missionario del Pime. Il ricordo di un medico che lo incontrò in India: tra pizzi di Cantù, bagni in mare e la costruzione di un’università. «Se dovrà andare, andrà». Anche quella volta che lo rapirono]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/03/Colombo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2773" title="Colombo" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/03/Colombo.jpg" alt="Colombo" width="200" height="281" /></a>L’incontro con padre Colombo è stato come un fulmine a ciel sereno. L’ho  incontrato la prima volta in India quando ero ancora studente di  Medicina, in occasione di un viaggio organizzato da <a href="http://www.manitese.it/landing/" target="_blank">Mani Tese</a>,  un’associazione che combatte la fame nel mondo. Poi, silenzio per  quindici anni fino a quando padre Augusto torna in Italia per il  “tagliando” (come diceva lui) sulla sua salute. Un periodo breve &#8211; per  lui sempre troppo lungo &#8211; in cui si sottoponeva a visite mediche e  interventi chirurgici, possibilmente in giornata. Ma questi rientri  erano soprattutto l’occasione per organizzare convegni, incontri e  riunioni con lo scopo di racimolare fondi per la sua India.</p>
<p>Quella  volta aveva bisogno di fare la cataratta. Lo opero io, per lui  finalmente tornano i bei colori del mondo… «Caspita, ma quanti ciechi  per cataratta ci sono in India, soprattutto bambini (le sue migliaia di  bambini)… Cente, perché non vieni giù ad operare? Ti aiuta Marina». Tra  me penso: «Figuriamoci! Dobbiamo sposarci tra qualche mese». Ma quella  sfida mi aveva colpito. L’ultima obiezione era stata: «È impossibile,  manca tutto là». E lui: «Troveremo quel che vi serve. Il bisogno è  enorme. <strong>Si inizia con poco e, se dovrà andare, andrà</strong>».</p>
<p>Detto, fatto. Il  viaggio di nozze è in India da padre Colombo. Le “spedizioni” andranno  avanti per 15 anni, con un numero sempre maggiore di oculisti che si  aggiungono anno dopo anno. Aveva avuto ragione lui: se dovrà andare,  andrà. In mezzo a tante difficoltà, ma anche innumerevoli miracoli, oggi  alcuni oculisti indiani sono in grado di operare stabilmente in un vero  e proprio ospedale oculistico e si impegnano a farlo per la gente  povera dei villaggi. Esattamente quello che aveva nel cuore padre  Augusto.</p>
<p><strong>In 60 anni di missione ha realizzato pozzi per l’acqua,  case, ha trovato lavori per uomini e donne, istruzione per bambini e  ragazzi. Fino all’ultima titanica impresa: la costruzione di  un’università dove 1/3 degli studenti sono i suoi ragazzi poveri  cattolici, i ”paria” dei villaggi, fino a pochi anni fa esclusi da  questi studi proprio per la loro fede. Ma tutto questo è stato reso  possibile dalla potenza di Dio che si è beata di operare attraverso la  granitica fede di quest’uomo tenace e spiccio nei modi, veloce nei  ragionamenti e senza fronzoli.</strong></p>
<p>Amava la gente dei suoi villaggi, ma  sapeva stare anche con le persone “importanti”, di fronte alle quali non  rinunciava alla propria identità di uomo di Dio. Conosceva tutti per  nome. Prediligeva i bambini, con cui giocava appena poteva, ma per  chiunque aveva un saluto, un incoraggiamento, un rimprovero o un  abbraccio.<br />
Aveva un innato senso dell’umorismo, quello dell’uomo  semplice, veniva da un’educazione che aveva dato come frutti tre  vocazioni su quattro figli.<br />
Mi piace ricordarlo nello scorrere della  sua giornata, che iniziava prestissimo: alle sei era già “in groppa”  alla sua jeep lanciata con velocità su quelle strade piene di buche, per  arrivare presto a dire messa in qualche villaggio.</p>
<p>Là tutti lo  aspettavano come si aspetta un padre amato che non si vede da un po’:  gruppi di bambini sorridenti e allegri, vestiti poveramente ma  dignitosi, a piedi nudi, ma con i capelli ben lisciati. Proprio i  sorrisi di quei bambini, privi di tante cose, ma certi di essere amati  da padre Augusto e dalle suore, sono stati quelli che hanno aiutato un  nostro figlio, Sacha, che si era unito a noi in uno dei viaggi, a  decidere di ricominciare a studiare.</p>
<p>Ovunque, per le strade dei  villaggi, uomini e donne si protendevano verso di lui per salutarlo.  Nella chiesa, sempre addobbata come lui insegnava (con fiori variopinti e  ghirlande di carta colorate), decine e decine di persone accorrevano a  sedere per terra. Intanto, in mezzo a quel frastuono, padre Augusto  confessava: 10, 20, forse 30 adulti e bambini. Poi la messa iniziava, in  un ordine generale impensabile fino a cinque minuti prima.<br />
Non  perdeva mai tempo, era attento a tutti, si preoccupava addirittura di  fare trascorrere qualche momento di riposo agli oculisti, portandoli in  giro a vedere la bellezza della natura, le cittadine vicine… E i suoi  orfanotrofi dove nei volti di quei bambini sereni con le loro  mamme-suore, era come vedere la gloria di Dio.</p>
<p>Era un grande educatore, lo si percepiva dai particolari, in come ad esempio insegnava alle donne a curare la casa e i bambini.<br />
<strong>La  sua fede salda penetrava qualsiasi cosa, dalla passione ad esempio con  cui aveva insegnato alle donne a fare i pizzi di Cantù per poi  rivenderli in Italia, alla preoccupazione per il più piccolo bambino  malato</strong>.<br />
La stessa fede che lo fece tornare fischiettando all’alba,  con una coperta sulle spalle, dopo essere stato rilasciato in piena  notte dai banditi che lo avevano tenuto in ostaggio. Quegli stessi  rapitori che, anni dopo al processo, egli fece finta di non riconoscere.<br />
Amava  tutta la realtà. Vedeva la grandezza di Dio dappertutto, lo si capiva  dal modo con cui gioiva. Come quando durante uno dei suoi viaggi di  affari, riuscì a fare una scappata per vedere il mare, il giorno prima  di morire all’improvviso. Le suore raccontano che era contento come un  bambino: aveva fatto il bagno e si era fatto fotografare con il mare  alle spalle, così, con la semplicità e la letizia di sempre.</p>
<p><strong>Piero Gheddo<br />
<em>Augusto Colombo, apostolo dei paria</em><br />
Edizione EMI<br />
€ 15</strong></p>
<p><strong>Tratto dal sito <a href="http://www.tracce.it/default.asp?id=331&amp;id_n=20264" target="_blank">Tracce.it</a>. Recensione a cura di Innocente Figini<br />
</strong></p>
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		<item>
		<title>Il libro del Papa. Pagine di un uomo innamorato</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 11:41:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Milano, l'esegeta Rainer Riesner e il teologo Stefano Alberto presentano il testo di Benedetto XVI. Testimone di «un'intima amicizia con Gesù», il Pontefice racconta come «solo se Lui è risorto, è avvenuto qualcosa di veramente nuovo»]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/03/libro-Papa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2769" title="libro Papa" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/03/libro-Papa.jpg" alt="libro Papa" width="150" height="243" /></a><strong>Rainer Riesner</strong> è un esegeta protestante della scuola di Tubinga. È un  docente di Scienze Umanistiche all’Università della tecnica di Dortmund,  che ha dedicato la sua vita allo studio del Nuovo Testamento e della  teologia protestante. Ed è amico del Santo Padre.</p>
<p><strong>Don Stefano Alberto</strong> insegna, invece, Introduzione alla Teologia all’Università Cattolica del  Sacro Cuore.</p>
<p>Sono loro, nell’auditorium stracolmo di largo Mahler, a  Milano, a presentare il nuovo libro di Benedetto XVI: <em>Gesù di Nazaret. Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione</em> (Libreria Editrice Vaticana).</p>
<p>Ad  accomunare i due relatori non è l’entusiasmo sterile di certi studiosi,  spesso «scettici, perché pensano di potersi riferire solo a loro  stessi, senza fare riferimento a Dio o senza compiere un ulteriore  passo, quello dell’apertura», come dirà Riesner durante il suo  intervento. A metterli insieme è la passione per il racconto di un uomo  vivo. Gesù, il Nazareno.</p>
<p>«<strong>Queste pagine sono scritte, scaturiscono  dal cuore di un uomo innamorato</strong>», dice don Stefano Alberto, descrivendo  «l’entusiasmo, la gioia, la forza, la sapienza e l’apertura» di cui il  Papa ha intriso il suo racconto. La narrazione si concentra sul periodo  più doloroso e insieme più glorioso della vita di Cristo: la passione,  la morte e la risurrezione. La risurrezione con la minuscola, come nel  titolo del libro. Perché indica <strong>un fatto documentabile &#8211; storicamente  documentabile &#8211; e <em>per</em> tutti</strong>.</p>
<p>«<strong>Il libro del Papa è un dono  non solo per i credenti, ma per chiunque cerchi la verità</strong>», dice  Riesner. Per scriverlo, Benedetto XVI non si è basato solo su testi di  studiosi cattolici, ma ha valorizzato ogni contributo anche per la  minima parte di verità che può portare al racconto della vita di Cristo.  Una vita che, per la sua natura divina, viene spesso contestata dal  punto di vista storico; e una risurrezione che viene negata dal punto di  vista scientifico e filosofico.</p>
<p>Eppure Riesner spiega che il Papa  mostra Gesù sul Monte degli Ulivi in tutta la sua «vulnerabile impaurita  umanità» di fronte alla morte. E che la preghiera sacerdotale del  Vangelo di Giovanni può essere compresa solo se si guarda a quella  ebraica dello <em>Yom Kippur</em> (la preghiera dell’espiazione). Così  come le parole dell’ultima cena, che molti vorrebbero impensabili in un  contesto ebraico, sono invece piene di riferimento all’Antico  Testamento, che preannunciava una nuova alleanza.</p>
<p>Ecco che Gesù è  pienamente uomo del suo tempo e pienamente in accordo con il Padre. E a  tutti gli scettici, Riesner risponde con la lettura di una pagina  stupenda del libro: «<strong>Solo se Gesù è risorto, è avvenuto qualcosa di  veramente nuovo che cambia il mondo e la situazione dell’uomo. Allora  Egli, Gesù, diventa il criterio, del quale ci possiamo fidare. Poiché  allora Dio si è veramente manifestato. Per questo, nella nostra ricerca  sulla figura di Gesù, la risurrezione è il punto decisivo. Se Gesù <em>sia soltanto esistito</em> nel passato o invece <em>esista</em> anche nel presente &#8211; ciò dipende dalla risurrezione</strong>. Nel “sì” o “no” a  questo interrogativo non ci si pronuncia su di un singolo avvenimento  accanto ad altri, ma sulla figura di Gesù come tale» (pag. 270). Nel  dire questo, il Papa è accompagnato dall’apostolo Paolo, che nella <em>Prima Lettera ai Corinzi</em> scrive: «Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra  predicazione, vuota anche la nostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi  testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha  resuscitato Cristo». (<em>1Cor</em> 15,14-15).</p>
<p>La parola passa a Stefano Alberto. Legge un Salmo molto caro a don Luigi Giussani. «Il Tuo volto, Signore, io cerco» (<em>Sal </em>26).  E affonda subito sulle riduzioni di un’esegesi che spesso è più  ideologia che scienza, sulla mentalità moderna che ha reso  drammaticamente incerta la fede degli uomini, perché ha reso incerto il  suo nucleo e cioè quell’«intima amicizia con Gesù» di cui papa Benedetto  sempre parla.</p>
<p>Come nella <em>Deus caritas est</em>, quando ricorda che  <strong>all’inizio dell’essere cristiano non v’è una decisione etica, ma  l’incontro con una Presenza in grado di dare alla vita un nuovo  orizzonte</strong>. Stefano Alberto spiega che «il libro ci porta  nell’avvenimento di Gesù». <strong>Ma per questo è necessario abbandonare un  criterio di giudizio che «è soltanto la nostra valutazione personale,  che ci abbandona a noi stessi. In un’ultima solitudine che il Signore  però riempie, in un modo imprevisto: attraverso un rapporto vivo</strong>». Così,  punta il dito contro un metodo, quello storico-critico, nato dal  desiderio di conoscere di più Cristo, ma solo sulla base di quello che  si pensava già di sapere sul Suo conto.</p>
<p>Che non tutto sia perduto lo  si evince dal «capitolo più bello» del libro, a detta dei due studiosi.  Quello sulla risurrezione. Pagine dove emerge con forza il punto da cui  tutto ha origine: la comunione con il Padre. Un rapporto senza il quale  non si può capire niente: è solo a partire da lì che «Cristo si rende  presente oggi», scrive il Papa. Per l’uomo postmoderno, questo però è  qualcosa di lontano. «<strong>I figli hanno ucciso i padri, lo abbiamo visto con  il Sessantotto, e oggi provano ad uccidere i figli</strong>», continua Stefano  Alberto: «Ma tutto può essere generato a partire dal Padre. Solo da  quello». E la cifra di tutto sta in una verità così semplice. Un figlio  che guarda al padre e un padre che guarda al figlio con un amore che va  oltre ogni immaginazione.<br />
Stefano Alberto tocca altri due punti, e  mentre lo fa si commuove. «Il Papa», dice, «non si dimentica del dolore  della Croce e delle domande che essa provoca duemila anni dopo: perché  Dio ha voluto questa espiazione? Perché fino alla morte di Suo figlio?».  Non è forse un Dio crudele? Non è un’idea indegna di Dio? «Eppure la  realtà della Croce c’è, ma è colpa nostra. Questa verità è però molto  lontana da noi. Non è Dio ad essere crudele. In suo Figlio Egli ha preso  la sofferenza su di sé. È Dio stesso che beve il calice di tutto ciò  che è terribile». Fino alla risurrezione. E la domanda di Giuda Taddeo:  «Signore, com&#8217;è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?» (<em>Gv</em> 14,22). E aggiunge il Papa: «Sì, perché non ti sei opposto con potenza  ai tuoi nemici che ti hanno portato sulla croce? &#8211; così vorremmo  domandare».</p>
<p>La risposta è, ancora una volta, nella vita stessa di  Gesù. Come spiega il Papa: «È proprio del mistero di Dio agire in modo  sommesso. S<strong>olo pian piano Egli costruisce nella grande storia  dell&#8217;umanità la <em>sua</em></strong> storia». Patisce, muore, e vuole arrivare  al mondo intero «soltanto attraverso la fede dei suoi ai quali si  manifesta». Ecco la responsabilità dei cristiani: portare in sé il  segreto del mondo e annunciarlo, duemila anni dopo. «Dio anche oggi è  con noi», continua Riesner: «In croce Gesù griderà <em>marana’ tha’</em>, che significa “Vieni Signore”. Oppure <em>maran ’atha’</em>, che significa “Il Signore è venuto”».<br />
«E  proprio perché è venuto», conclude Stefano Alberto, «possiamo sempre  attenderlo. <strong>Ci parla attraverso testimoni e segni</strong>. Questo libro è la  testimonianza di un amore. Vi &#8211; e mi &#8211; auguro di trovare sempre sul  nostro cammino testimoni che anticipano nel tempo e nello spazio la  venuta di Gesù. La Sua Presenza».</p>
<p><strong>Tratto dal sito di <a href="http://www.tracce.it/default.asp?id=344&amp;id_n=20876" target="_blank">Tracce.it</a>. Recensione a cura di Maria Acqua Simi</strong></p>
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		<title>Scott Fitzgerlad cattolico in lotta</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 09:07:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/f_scott_fitzgerald_5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2671" title="f_scott_fitzgerald_5" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/f_scott_fitzgerald_5-221x300.jpg" alt="f_scott_fitzgerald_5" width="221" height="300" /></a>«La  migliore narrativa cattolica è spesso scritta dai peggiori cattolici»,  scriveva una decina di anni fa Jody Bottum ricordando il destino di  Francis Scott Fitzgerald, grande scrittore americano modello di  trasgressione per la gioventù dell’Età del jazz (prodigo, dissipatore,  bevitore) che lottò per tutta la sua vita – piuttosto breve, in verità –  contro la sua educazione cattolica, senza riuscire però ad evitare che i  temi, i simboli e i motivi della sua narrativa se ne allontanassero del  tutto.</p>
<p>Come Jay Gatsby, il suo personaggio più famoso,  Fitzgerald voleva occultare le sue origini e preferiva i suoi quarti di  sangue protestante all’ascendenza cattolica in un tempo in cui – lo  ricordava lui stesso – i bambini protestanti crescevano convinti che i  cattolici scavassero cunicoli per preparare un colpo di Stato in favore  del papa. Fitzgerald sosteneva che lo scrittore dichiaratamente  cattolico negli Stati Uniti venisse rinchiuso in un ghetto, letto da  pochi, ignorato da critici e giornali e destinato a poca fama. Si liberò  da quel retaggio continuando a sospettare però che, al di fuori della  sua coscienza, esistesse una verità indipendente dalla sua fede e che &#8220;i  segugi del Paradiso&#8221; continuassero a inseguirlo.</p>
<p>Fu il suo  incontro con il grande e disperato amore della sua vita, Zelda Sayre,  appartenente ad una facoltosa famiglia protestante, a segnare – avrebbe  confidato – la decisione di recidere le radici. In più, padre Sigourney  Fay, il colto sacerdote che fu il suo migliore amico, morì  improvvisamente mentre lui concludeva la prima versione di <em>Di qua dal paradiso</em> nel 1919.</p>
<p>Secondo  Zelda, il marito ricevette un impressionante presagio, il giorno  precedente la morte di Fay. Shane Leslie, un celebre convertito del  tempo cui fu dedicato <em>Belli e dannati</em> (ora riproposto in nuova  traduzione da Newton Compton) scrisse che fu proprio la morte di Fay ad  allontanare Fitzgerald dal cattolicesimo, lasciando intendere che per  lui quell’ingiustizia non poteva trovare giustificazione in alcuna  teodicea.</p>
<p>Eppure, dopo essersi allontanato dalla fede,  insistette perché sua figlia Scottie fosse battezzata. Nel 1924, il  giornalista Ernest Boyd scrisse un ritratto del giovane scrittore al  culmine del successo, osservando che, a differenza di altri (ed erano  molti negli Stati Uniti degli anni Venti), Fitzgerald non sarebbe mai  diventato un comunista perché si aveva l’impressione che il suo  &#8220;paradiso cattolico&#8221; non fosse così lontano dal suo spirito. Non aveva  bisogno di sognare il paradiso in terra dei marxisti. Ricavava  quest’impressione dal fatto che temi di peccato, punizione, redenzione  continuassero ad operare nei suoi scritti.</p>
<p>E tuttavia, nonostante la vita dissipata e rovinata dalla follia di Zelda, i suoi romanzi mostrano un’<em>imagery</em> cristiana. Ne <em>Il grande Gatsby</em>viene  descritta la desolata Valle delle Ceneri, fra la città e la costa, dove  l’equilibrio morale tende ad essere ristabilito da una forza misteriosa  che continua ad operare nel mondo.</p>
<p>Scambi di persona, morti  accidentali, colpe vicarie, quasi tutto accade lì, in quel luogo senza  vita dominato dagli enormi occhi di un oculista defunto che campeggiano  su un cartellone pubblicitario. Un personaggio impazzito di dolore si  convince che quelli sono gli &#8220;occhi di Dio&#8221;, che guardano la valle di  lacrime attraverso gli spenti occhi di una figura pubblicitaria. Secondo  Bottum, Fitzgerald dimostra che «anche dopo aver ripudiato Dio, vivere  senza l’idea di Dio è come diventare un figlio illegittimo».</p>
<p></span></div>
<div><strong><span id="ctl00_MasterContent_Autore">Mario Iannaccone &#8211; tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Cultura/Scott+Fitzgerlad+cattolico+in+lotta_201012090911494700000.htm" target="_blank">Avvenire.it</a><br />
</span></strong></div>
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		<title>Bianca come il latte, rossa come il sangue</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 20:33:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il  calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il  suo iPod.
Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori &#8220;una  specie protetta che speri si estingua definitivamente&#8221;. Così, quando  arriva un nuovo supplente di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/Bianca-LatteRossa-Sangue_DAvenia_1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2643" title="Bianca-LatteRossa-Sangue_DAvenia_1" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/Bianca-LatteRossa-Sangue_DAvenia_1.jpg" alt="Bianca-LatteRossa-Sangue_DAvenia_1" width="200" height="298" /></a>Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il  calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il  suo iPod.</p>
<p>Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori &#8220;una  specie protetta che speri si estingua definitivamente&#8221;. Così, quando  arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad  accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva.</p>
<p>Ma questo giovane  insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando spiega,  quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio  sogno.</p>
<p>Leo sente in sé la forza di un leone, ma c&#8217;è un nemico che lo  atterrisce: il bianco. Il bianco è l&#8217;assenza, tutto ciò che nella sua  vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il  colore dell&#8217;amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei  capelli di Beatrice.</p>
<p>Perché un sogno Leo ce l&#8217;ha e si chiama Beatrice,  anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche una realtà, più vicina, e,  come tutte le presenze vicine, più difficile da vedere: Silvia è la sua  realtà affidabile e serena.</p>
<p>Quando scopre che Beatrice è ammalata e che  la malattia ha a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo  dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire  che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in  qualcosa di più grande.</p>
<p><strong>Bianca come il latte, rossa come il sangue</strong> di <strong>Alessandro D&#8217;Avenia</strong></p>
<p>Mondadori</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.itacalibri.it/Template/detailArticoli.asp?LN=IT&amp;IDFolder=144&amp;IDOggetto=37098" target="_blank">Itaca Libri</a></p>
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