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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; Primo Piano</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>REFERENDUM 2011, spunti per una scelta</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 11:47:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Legittimo impedimento, nucleare, privatizzazione dell'acqua: sono i temi su cui oltre 47 milioni di italiani saranno chiamati ad esprimersi il prossimo 12-13 giugno. Dal Sussidiario.net, l'intervento della giurista Lorenza Violini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/06/Voto_Elezioni_Scheda_UrnaR400.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2888" title="Voto_Elezioni_Scheda_UrnaR400" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/06/Voto_Elezioni_Scheda_UrnaR400-300x206.jpg" alt="Voto_Elezioni_Scheda_UrnaR400" width="300" height="206" /></a>Legittimo impedimento, nucleare, privatizzazione dell&#8217;acqua: sono i temi su cui oltre 47 milioni di italiani saranno chiamati ad esprimersi il prossimo 12-13 giugno. Dal <a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Referendum-12-13-giugno/2011/6/8/REFERENDUM-2011-Spunti-per-una-scelta/184575/" target="_blank">Sussidiario.net</a>, l&#8217;intervento della giurista Lorenza Violini.</p>
<p style="text-align: justify;">Conclusa  la campagna elettorale per le elezioni amministrative, si profila la  campagna referendaria per l’abrogazione di diverse norme del nostro  ordinamento relative alla privatizzazione delle reti di distribuzione  dell’acqua, all’uso pacifico dell’energia nucleare e al legittimo  impedimento. Questo referendum impone alcune riflessioni sull&#8217;istituto  stesso e sui contenuti specifici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LA DITTATURA DELLE MINORANZE &#8211; </strong>In  primo luogo si nota una grande diversificazione nei diversi  schieramenti politici, con prese di posizione differenziate e scelte di  alcuni partiti di lasciare “libertà di coscienza”. In generale,  tuttavia, si tende ad associare ai risultati referendari una sorta di  plebiscito antigovernativo, soprattutto dopo che la Corte di Cassazione  ha sconfessato come inadatta ad evitare il referendum la moratoria  stabilita dal Governo. Il che mostra l’ennesima modifica dell’istituto  referendario: pensato dai costituenti come  cauta e residuale  espressione di democrazia diretta volta a correggere singole scelte  parlamentari (così qualificando, sulla scorta dei suggerimenti di  Einaudi, la democrazia diretta come correttivo marginale alla democrazia  rappresentativa), esso si è trasformato negli anni Ottanta in uno  strumento di  lotta politica a disposizione di minoranze per affermare  la loro incidenza presso l’opinione pubblica, al di là della loro  consistenza politica effettiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Da questo abbiamo imparato a nostre  spese che spesso conta di più la democrazia gridata rispetto alla  democrazia dei numeri e delle maggioranze. Il referendum è stato così  snaturato, strumentalizzato e banalizzato, fino ad essere disciolto  nella palude dell’astensionismo. Infatti, se non vanno a votare almeno  la metà degli aventi diritto, il referendum non produce effetti &#8211; e  questo è ormai successo sempre nelle ultime consultazioni. Al di là dei  costi reali, una campagna che poi non porta a risultati finisce per  essere l’ennesimo teatrino cui il Paese è costretto ad assistere sempre  più disinteressato e scettico. Sempre a riguardo dell’istituto  referendario in quanto tale, non va dimenticato che agli inizi degli  anni Novanta, un referendum, quello elettorale, ha contribuito in modo  sostanziale a determinare il cambiamento del sistema politico ed ha  visto Parlamento e popolo non più antagonisti ma alleati in vista di un  cambiamento epocale. L’abisso tra le intenzioni dei costituenti e l’uso  concreto del referendum si è, se possibile, allargato.</p>
<p style="text-align: justify;">Attenzione, dunque: il referendum è un  camaleonte, nessuno sa con quale volto si presenta e quali sono i suoi  effetti reali, al di là dell’effetto tecnico di abrogare o meno  specifiche norme di legge, che è spesso solo un pretesto per perseguire  altri scopi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso i Padri costituenti hanno  fatto una scelta di grande restrizione rispetto alle proposte molto più  ampie. Non a caso alcune delle grandi democrazie occidentali come la  Germania non lo hanno messo in Costituzione, memori proprio dell’uso  pretestuoso e non tecnico ma plebiscitario  che ne può essere fatto e  coscienti del fatto che per le scelte politiche vi sono in democrazia i  momenti elettorali. Ancora di più: in Svizzera, la patria della  democrazia diretta e del referendum (senza quorum di partecipazione), si  assiste ad un uso ancora più distorto di questo pur nobile istituto,  usato dai movimenti antisistema per imporre a tutti, pur con esigue  minoranze di partecipazione, scelte incostituzionali e xenofobe (tipo  l’espulsione senza processo degli immigrati irregolari o di coloro che  “non pagano i contributi previdenziali”).</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LE PAROLE D&#8217;ORDINE DEI QUESITI &#8211; </strong>In  merito ai quesiti specifici si nota una grande eterogeneità degli  stessi, con parole d’ordine scelte per fare da traino le une con le  altre. Basti pensare alle tre parole chiave della campagna:  “Liberalizzazione”, “Nucleare”, “Giustizia”. La parola liberalizzazione è  quanto mai utile per evocare scenari drammatici da mercato selvaggio  con i privati ricchi che bevono gratis l’acqua dei poveri. E’ vero:  l’acqua è un bene di tutti e nessuno l’ha messo in dubbio. Ma gli  acquedotti che perdono spesso più del 50% dell’acqua indotta? Qui la  questione è più complessa e la scelta è tra il lasciare tutto in mano ad  una gestione pubblica fallimentare o introdurre elementi di concorrenza  tramite gare, come chiede tra l’altro l’Europa, per assegnare la  gestione degli acquedotti a privati, vincolandoli a fare investimenti  per migliorare la qualità della rete. Una volta abrogato il presente  regime, che cosa si propone oltre un generico “lavoreremo per migliorare  il sistema pubblico”?</p>
<p style="text-align: justify;">E poi la questione del nucleare: Lo  stesso governo e alcuni governi europei hanno optato uno, il nostro, per  una moratoria, altri per un lento disimpegno (in Germania la chiusura è  prevista per il 2022) alla ricerca di vie autenticamente alternative.  E’ pertanto importante chiedersi se bloccare le centrali sia sufficiente  a mettere in atto nel Paese una vera e propria politica energetica.  Anche su questo le risposte, non contenti della moratoria, sono  piuttosto enigmatiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, la Giustizia: problema che  attanaglia da sempre il nostro sistema politico, una giustizia non  ancora riformata se non per singoli aspetti e che si presenta al  referendum sotto forma di abrogazione del legittimo impedimento, norma  che non piace a nessuno ma che, vista nel complesso del momento politico  attuale, potrebbe almeno disinnescare il circolo vizioso che avvelena i  rapporti tra politica e magistratura. Basta a questo scopo affermare  che “siamo tutti eguali davanti alla legge” quando questo è palesemente  incoerente con il dettato costituzionale che riserva ai Parlamentari un  regime processuale comunque differenziato al fine di tutelare  l’integrità della democrazia parlamentare?</p>
<p style="text-align: justify;">Come si vede, anche per i contenuti, occorre guardare al referendum che ci aspetta con cautela, con estrema prudenza.</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LE RAGIONI DI CHI VOTA</strong> - Ci sarà chi voterà SI pensando che sia giunto il momento di dare  l’ennesima spallata al governo e, soprattutto, al presidente del  consiglio. Ci sarà che voterà SI, convinto dei contenuti nel loro  insieme, ma visto la complessità tecnica non sarà certo la maggioranza  dei simpatizzanti. Ci sarà chi punterà sull’astensione per far fallire  un disegno che è essenzialmente politico, una astensione con risultato  probabile ma non certa, vista anche la pressione mediatica  ad andare al  voto. Ci sarà chi voterà NO, ma con la certezza quasi assoluta di  contribuire ad aumentare il quorum, senza reale probabilità di incidere  realmente nel merito, perché la grande maggioranza dei votanti andrà a  votare mettendo la propria croce sul SI.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo status quo è sempre insoddisfacente e  va sempre migliorato. Ma è ragionevole abolire senza presentare una  alternativa in temi cosi importanti e complessi sia ecologicamente sia  economicamente come l’energia e l’acqua? In ogni caso su temi così  decisivi per il futuro del Paese il referendum – qualunque sia l’esito –  non potrà sostituire un serio intervento legislativo che, attuato nel  dialogo e nel confronto democratico, può portare risposte più  approfondite, più meditate, più condivise, più durature e utili al bene  comune.</p>
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		<title>La vera domanda</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 11:40:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti si chiedono che fine farà il governo, dopo il voto referendario di domani e dopodomani. Noi ci chiediamo, soprattutto, che piega prenderà il governo delle grandi questioni che sono sottoposte a referendum. Crediamo, infatti, che questo sia il punto. Così come crediamo che sia stato un serio errore far perdere di vista la complessità delle materie e delle scelte proposte alla valutazione diretta dei cittadini–elettori: la gestione (non la proprietà) dell’acqua e dei servizi pubblici – se cioè debba essere svolta a cura esclusiva delle amministrazioni pubbliche o possa vedere la partecipazione (sussidiaria e ben regolata) dei privati – tanto quanto la pianificazione energetica nazionale e il ruolo che in essa potrà o non potrà avere (per almeno altri cinque anni) il nucleare “civile”. Temi di tale portata avrebbero meritato molte attenzioni, dettagliate informazioni e nessuno slogan preconfezionato. Questo, per la nostra parte, abbiamo cercato di offrire con rigore e completezza ai nostri lettori nei giorni scorsi. Ma ci rendiamo conto che è stato, per molti versi, un remare contro corrente. Anche perché un altro errore capitale è stato compiuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/06/acqua.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2884" title="acqua" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/06/acqua-300x199.jpg" alt="acqua" width="300" height="199" /></a>Il voto referendario e i suoi significati </strong></p>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">Molti  si chiedono che fine farà il governo, dopo il voto referendario di  domani e dopodomani. Noi ci chiediamo, soprattutto, che piega prenderà  il governo delle grandi questioni che sono sottoposte a referendum.  Crediamo, infatti, che questo sia il punto. Così come crediamo che sia  stato un serio errore far perdere di vista la complessità delle materie e  delle scelte proposte alla valutazione diretta dei cittadini–elettori:  la gestione (non la proprietà) dell’acqua e dei servizi pubblici – se  cioè debba essere svolta a cura esclusiva delle amministrazioni  pubbliche o possa vedere la partecipazione (sussidiaria e ben regolata)  dei privati – tanto quanto la pianificazione energetica nazionale e il  ruolo che in essa potrà o non potrà avere (per almeno altri cinque anni)  il nucleare “civile”. Temi di tale portata avrebbero meritato molte  attenzioni, dettagliate informazioni e nessuno slogan preconfezionato.  Questo, per la nostra parte, abbiamo cercato di offrire con rigore e  completezza ai nostri lettori nei giorni scorsi. Ma ci rendiamo conto  che è stato, per molti versi, un remare contro corrente. Anche perché un  altro errore capitale è stato compiuto.</p>
<p>Tutti i quesiti hanno  finito per essere iper–politicizzati, e la presenza tra essi di quello –  obiettivamente ad alto tasso politico e quasi con nome e cognome  scritti sulla scheda, come già prima nella legge – relativo al  “legittimo impedimento” del presidente del Consiglio e dei ministri  eventualmente sottoposti a processo spiega solo in una certa misura  questo deragliamento di senso. A esso ha contribuito molto, come abbiamo  appena sottolineato, l’eccesso di semplificazione sui contenuti  strategici per il futuro dell’Italia degli altri tre importantissimi  quesiti, ma infinitamente di più ha pesato l’esito del voto  amministrativo di maggio e l’uso, pur comprensibile, che ne è stato  tentato. Si sono, infatti, ingenerate ed esaltate la retorica e  l’ambizione concreta della possibile e definitiva “spallata-bis” al non  più esattamente saldissimo governo guidato da Silvio Berlusconi.</p>
<p>Con  il paradosso che le sorti del premier – e, a cascata, quelle  dell’esecutivo e della legislatura, nonché delle possibili alternative  all’attuale bipolarismo – sono state idealmente affidate a un azzardo:  la scommessa sul raggiungimento del quorum. Questo potrà indubbiamente  avere un effetto mobilitante su settori significativi dell’opinione  pubblica già alternativi od orientati polemicamente nei confronti del  governo di centrodestra, ma è francamente difficile immaginare un modo  più efficace per disincentivare la partecipazione al voto di una parte  almeno altrettanto significativa dell’elettorato…</p>
<p>Francamente – e  su queste colonne l’abbiamo detto sin dal primo momento con l’analisi  di Sergio Soave e, ancora ieri, con il richiamo di Claudio Gentili a  ragionare in modo sensato e conseguente sul «bene comune» – si poteva  evitare di riproporre per l’ennesima volta il rito stantio (e, si spera,  finalmente in via di superamento) del plebiscito pro o contro il  Cavaliere. Il referendum, stavolta, avrebbe dovuto e potuto essere su  altro. Sulle sue cruciali materie proprie. E avrebbe dovuto e potuto  diventare l’occasione per cogliere la ricchezza e la varietà delle  posizioni e valutazioni presenti dentro i partiti e nella società  italiana sul tema della collaborazione tra pubblico e privato, tra  statale e non statale, per realizzare – e condividere – «bene comune».</p>
<p>Avrebbe  potuto e dovuto essere, alla fin fine, una “provocazione” per ragionare  a fondo sulla saldezza non di un governo pro tempore, ma delle basi del  nostro Stato e della nostra democrazia. Perché solo chi pensa di vivere  in uno Stato e in una democrazia incapaci di assicurare regole di  civiltà, di saggia precauzione e di accesso universale a beni e a  produzioni essenziali è indotto a fare scelte segnate dalla paura, dalla  sfiducia e dal sospetto. Perché solo chi si rende conto di vivere in  uno Stato e in una democrazia esitanti nel riconoscere valori solidi,  fondanti e «non negoziabili» si sente – in quanto persona e cittadino –  vulnerabile ed “espropriabile”.</p>
<p>Questa è, in fondo, la domanda  ingombrante che sta dentro i referendum ed è stata messa tra parentesi:  pensiamo di vivere in un’Italia civile e capace di preparare e regolare  virtuosamente, sulla base di quegli esigenti e non strumentalizzabili  valori di «ecologia umana» richiamati anche ieri da Papa Benedetto, il  suo presente e il suo futuro? Non sapremmo proprio dire se la risposta –  e una risposta valida – verrà dalle urne referendarie del 12 e 13  giugno 2011. Temiamo di no. Ma sappiamo che offrire quella risposta,  dare garanzie, aprire possibilità, cancellare sospetti e paure è –  dovrebbe essere – il compito di chi fa politica, sindacato e impresa e  di chi amministra la casa comune. E continuiamo a credere che una classe  dirigente degna di questo nome debba tornare a farlo, con priorità  assoluta.</p>
<p></span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Autore">Marco Tarquinio &#8211; Tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Commenti/LA+VERA+DOMANDA_201106110645172800000.htm" target="_blank">Avvenire.it</a><br />
</span></div>
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		<title>L’acqua e l’abuso del referendum</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 11:35:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I due referendum “sull’acqua” rappresentano – purtroppo -  un pessimo esempio di abuso di una importante istituzione democratica quale è il referendum abrogativo. E’ molto probabile che la stragrande maggioranza degli italiani voteranno Si o NO nella convinzione di decidere se l’acqua deve restare un bene comune pubblico o no]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/06/acquedottocomunale1Scansione-digitalizzata-22031-297x300.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2881" title="acquedottocomunale1Scansione-digitalizzata-22031-297x300" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/06/acquedottocomunale1Scansione-digitalizzata-22031-297x300.jpg" alt="acquedottocomunale1Scansione-digitalizzata-22031-297x300" width="297" height="300" /></a>I due referendum “sull’acqua” rappresentano – purtroppo -  un pessimo  esempio di abuso di una importante istituzione democratica quale è il  referendum abrogativo. E’ molto probabile che la stragrande maggioranza  degli italiani voteranno Si o NO nella convinzione di decidere se  l’acqua deve restare un bene comune pubblico o no. Lo stesso titolo del  primo dei due referendum  (“referendum sulla privatizzazione  dell’acqua”) conforta questa convinzione.</p>
<p>Ma non è così. Il referendum abroga le  disposizioni del decreto Ronchi-Fitto sulla liberalizzazione di un vasto  numero di servizi pubblici locali: i più rilevanti sono quelli di  trasporto locale, di captazione, depurazione e distribuzione dell’acqua,  di raccolta e smaltimento dei rifiuti. In più il decreto Ronchi-Fitto  stabilisce in modo esplicito che l’acqua è un bene pubblico, che  pubbliche sono le relative infrastrutture (acquedotti, depuratori), e  che alle istituzioni pubbliche spetta fissare le tariffe. L’acqua resta  un bene comune e gratuito; si paga il servizio che la capta, la porta  nelle case o nelle fabbriche, la depura. Il prezzo lo fissano i Comuni  (oggi), l’Agenzia pubblica dell’acqua (domani). La stessa cosa avviene  nello smaltimento dei rifiuti e nel trasporto locale (le strade  cittadine restano pubbliche, e non si paga per camminarci sopra, si paga  il trasporto sull’autobus, il prezzo è determinato dal Comune).</p>
<p>Dunque gli effetti del referendum: a) non riguarderanno solo l’acqua,  ma anche molti altri servizi; b) non riguarderanno la natura del bene  acqua e la sua proprietà, ma la gestione dei servizi.</p>
<p>Secondo il decreto Ronchi-Fitto, questi servizi (acqua, rifiuti,  trasporto, ecc.) dovranno essere attribuiti in concessione (per un  periodo predeterminato) alle imprese, pubbliche o private, che  vinceranno apposite gare: vinca il migliore. Agli enti locali spetterà  definire le condizioni e gli standard dei servizi (nei capitolati di  gara e poi nei contratti di servizio) e controllare che siano rispettati  (altrimenti potranno imporre multe o perfino revocare la concessione).  Questa è la regola: la stessa che ispirò i precedenti tentativi di  riforma, targati Giorgio Napolitano (I Governo Prodi) e Linda  Lanzillotta (II Governo Prodi), entrambi non arrivati in porto. L’idea  di fondo è che la gestione di questi servizi debba essere fatta da  aziende industriali esperte e attrezzate: non importa se pubbliche o  private o a capitale misto; importa scegliere le più efficienti, quelle  che assicurano i servizi migliori a costi più bassi. E il meccanismo  delle gare consentirà appunto di scegliere le imprese più efficienti. E  costringerà tutti, a partire dalle imprese pubbliche, a migliorare la  loro efficienza e a rinunciare a superprofitti, altrimenti perderanno le  gare. Agli enti locali spetterà definire le condizioni e gli standard  dei servizi e controllare che siano rispettati (altrimenti potranno  imporre multe o perfino revocare la concessione).</p>
<p>Quanto al secondo quesito, l’obbligo di tener conto, nella fissazione  della tariffa, dell’ ”adeguata remunerazione del capitale investito”  non è a favore del profitto dei privati, dato che l’impresa che vince la  gara potrebbe essere pubblica; ma è la condizione per potere fare gli  investimenti necessari nel settore. Si trovano investitori (o anche  finanziamenti dalle banche e da CDP) solo se si remunerano i capitali o i  finanziamenti.</p>
<p>I referendari dicono che così si apre la strada alla speculazione e a  superprofitti. Ma non saranno i privati a determinare le tariffe  ma  l’Agenzia pubblica per l’acqua, un organo indipendente. Dunque le  tariffe terranno conto dei costi di gestione del servizio, di  manutenzione degli impianti, e della remunerazione degli investimenti e  dei finanziamenti necessari. Peraltro il meccanismo delle gare  consentirà di scegliere le imprese più efficienti, quelle che assicurano  i servizi migliori a costi più bassi.</p>
<p>E’ vero che il decreto Ronchi-Fitto prevede anche (discutibili)  eccezioni. La possibilità di una gestione pubblica diretta, se i Comuni  dimostrano che ci sono valide ragioni per scegliere questa ipotesi  (quella che i referendari vorrebbero generalizzare); e la possibilità di  lasciare in vita (temporaneamente) le attuali concessioni di gestione  in affidamento diretto (attribuite senza gara), in tal caso garantendo  che i privati abbiano una partecipazione significativa, in grado (forse)  di resistere alle pressioni clientelari e alle esigenze di spartizione  che spesso appesantiscono la gestione pubblica. Ma si tratta di  eccezioni, limitate o transitorie, rispetto al principio della  liberalizzazione e della competizione.  Un referendum limitato a queste  eccezioni avrebbe meritato il SI di tutti. Non un referendum che abroga  la regola virtuosa e salva le eccezioni.</p>
<p>Aggiungo che i sostenitori del referendum non hanno mai dato risposta  ad una obiezione: gli effetti di un eventuale successo del SI sulla  finanza pubblica. Se  vinceranno, si creerà un vuoto normativo che andrà  colmato. Secondo i promotori del referendum bisognerebbe tornare alla  gestione pubblica di questi servizi: sarà difficile contrastare questa  richiesta legittimata dal voto popolare. Ora, gestione pubblica in house  nell’acqua, nei rifiuti e nel trasporto locale (e in altri settori  minori),  significa che gli investimenti necessari (120/140 miliardi  stimati nei prossimi 10 anni, nei tre settori) dovrebbero essere  finanziati dagli enti locali, sui loro bilanci. Ma gli enti locali sono  alla canna del gas, e il Patto di stabilità europea vieta loro di  prendere altri soldi a prestito, anzi impone di ridurre il debito  pubblico di 3 punti all’anno (sul PIL). Dunque: o non si faranno più gli  investimenti e le città rischiano di restare senza acqua e sommerse dai  rifiuti; o si toglieranno risorse essenziali ad altri servizi (scuola,  assistenza agli anziani, asili nido, manutenzione delle strade, ecc.)  che non si possono affidare in concessione a imprese pubbliche o  private; o si aumenteranno vertiginosamente le imposte locali, per  pagare in anno per anno gli investimenti dell’anno.  Non so quale delle  tre ipotesi è peggiore: sono tutte disastrose.</p>
<p>Aggiungo che nel caso dell’acqua, che è un bene scarso, la  fiscalizzazione anche parziale dei costi del servizio e degli  investimenti incentiverebbe gli sprechi; si pagherebbe infatti in  proporzione al reddito dichiarato, non al consumo; e un pensionato o un  lavoratore dipendente a reddito fisso pagherebbero anche l’acqua della  piscina dell’immobiliarista o del finanziere evasore!</p>
<p>Tutto ciò è ignorato dalla stragrande maggioranza degli elettori: a  questa colossale disinformazione hanno contribuito i promotori del  referendum, che sanno di poter vincere e convincere solo manipolando la  realtà dei fatti e delle norme; e molti esponenti dei partiti, che nel  referendum vedono solo uno strumento di lotta politica. Tanto che contro  la liberalizzazione si è schierato il PD, che delle liberalizzazioni  (anche nel settore delle public utilities) aveva fatto la sua bandiera  (da Napolitano a Bersani) nei precedenti 15 anni.</p>
<p>Per queste ragioni credo si debba fare di tutto per far fallire il  referendum. In condizioni normali voterei NO, convinto che le forti  ragioni della liberalizzazione dei servizi possano prevalere. In queste  condizioni, con sofferenza, sceglierò di non ritirare le due schede  “sull’acqua”: anche perché l’ acqua non è acqua pura ma,  in questo  caso, un miscuglio maleodorante di acqua, rifiuti, metropolitane e  autobus, manutenzione dei giardini e pulizia delle scuole.  E quasi  nessuno lo sa!</p>
<p>di F.Bassanini</p>
<p><em><strong>Da <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/06/11/lacqua-e-labuso-del-referendum-di-f-bassanini/" target="_blank">Chicago Blog</a>. <em>Scritto originariamente per i siti <a href="http://www.firstonline.it/">www.firstonline.it</a> e <a href="http://www.astrid.eu/">www.astrid.eu</a>. </em></strong></em></p>
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		<title>Si alla Famiglia</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 12:15:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La famiglia è il contesto relazionale insostituibile per soddisfare i bisogni naturali della persona e per promuoverne l’identità familiare e sociale; in questo fondamentale assunto la società gioca la sua stessa sopravvivenza, nel passaggio di generazione in generazione.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-15" title="famiglia_disegno" src="http://sicomorogiulianova.files.wordpress.com/2009/01/famiglia_disegno.jpg?w=128" alt="famiglia_disegno" width="128" height="88" />La famiglia è il contesto relazionale insostituibile per soddisfare i bisogni naturali della persona e per promuoverne l’identità familiare e sociale; in questo fondamentale assunto la società gioca la sua stessa sopravvivenza, nel passaggio di generazione in generazione.<br />
La famiglia è dunque, in questa costruzione dell’identità individuale e sociale della persona, un soggetto fondamentale, il fondamento stesso della società; per questo l’interesse pubblico deve investire l’atto che la genera ufficialmente: cioè il matrimonio.<br />
Con il matrimonio la scelta della coppia diventa pubblica e riceve la protezione del diritto; è la libera volontà manifestata dagli sposi a generare lo status giuridico coniugale; il matrimonio protegge questa scelta sotto l’ala di uno statuto giuridico disciplinato ad hoc.</p>
<p>Così la società civile celebra la nascita di un suo nuovo soggetto sociale, che assume i diritti e i doveri inerenti, in reciprocità interna e nei rapporti esterni. Il matrimonio esprime l’esigenza sociale di certezza nei rapporti giuridici, ma soprattutto, lungi dal costituire semplicemente un affare privato, rappresenta una pubblica assunzione di responsabilità da parte dei coniugi verso la società, soprattutto in ordine alla generazione e all’educazione dei figli.<br />
L’ipotesi di una famiglia non fondata sul matrimonio, ma su accordi meno impegnativi, costituisce quindi un oggettivo attacco alla rilevanza sociale del patto coniugale, alla sua capacità di assunzione di responsabilità verso il bene comune e verso la società nel suo complesso.</p>
<p>Tratto da<br />
<a href="http://www.forumfamiglie.org/"><strong>Forum delle associazioni familiari</strong><br />
</a>“contributo al dibattito sul riconoscimento legale<br />
delle unioni di fatto</p>
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