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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; Storia</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>Del Noce: gli orrori dell&#8217;uomo di Marx</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 10:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un  punto essenziale che va subito precisato è che, di fronte alla linea  Cartesio-Hegel-Marx, Augusto Del Noce (di cui ricorrono domani i  cent’anni della nascita) ha proposto una diversa lettura della filosofia  moderna. È un altro volto della filosofia moderna quello che Del Noce  vede snodarsi da Cartesio in avanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/delnoce.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2339" title="delnoce" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/delnoce.jpeg" alt="delnoce" width="280" height="224" /></a>Un  punto essenziale che va subito precisato è che, di fronte alla linea  Cartesio-Hegel-Marx, Augusto Del Noce (di cui ricorrono domani i  cent’anni della nascita) ha proposto una diversa lettura della filosofia  moderna. È un altro volto della filosofia moderna quello che Del Noce  vede snodarsi da Cartesio in avanti per giungere a Rosmini e Gioberti  passando attraverso Malebranche e Vico, un percorso che permette di  recuperare la ricchezza tematica e la forza teorica del pensiero  cattolico italiano dell’Ottocento – un pensiero in grado di contrastare  quella dilagante secolarizzazione che fiorisce dall’abbraccio tra  l’ateismo comunista e l’ideologia borghese nella loro lotta contro la  religione cristiana.</p>
<p>E grande fu lo scalpore suscitato  dall’interpretazione che Del Noce dette del marxismo. Erano anni, quelli  dal Sessanta in avanti, in cui la cultura marxista poteva dirsi  sostanzialmente egemone. Egemone e in grado di risucchiare al suo  interno sia gran parte del mondo cattolico che di quello laico.  L’alleanza dei cattolici con i comunisti si basava sul rifiuto,  teorizzato soprattutto da Franco Rodano, del materialismo storico e  dell’ateismo marxista e sull’accettazione dell’analisi marxiana come  scienza della società capace di offrire una oggettiva lettura della  realtà sociale, lettura che, considerata appunto oggettiva, avrebbe  messo nelle mani dei rivoluzionari lo strumento più adeguato per  cambiare finalmente la storia dell’umanità.</p>
<p>Se questa era la  prospettiva del &#8220;cattocomunista&#8221;, per molta cultura laica un marxismo  depurato dai suoi tratti metafisici deterministici veniva a configurarsi  come una forma di neoilluminismo quale punto di riferimento per  progetti di rinnovamento sociale. E, dunque, «l’idea del socialismo  liberale o dell’azionismo e quello del cattolicesimo comunista hanno  questa radice comune: la convinzione che il marxismo possa essere  riassorbito in una sintesi culturale di tipo superiore» (Rocco  Buttiglione).</p>
<p>Ebbene, di fronte a siffatta situazione, la  reazione di Del Noce fu decisa, intransigente, e si sviluppa sulla base  della convinzione che l’egemonia culturale dei comunisti era potuta  crescere a motivo del fatto che sia i cattolici sia i laici non  rivoluzionari, ma soprattutto i cattolici, non avevano sottovalutato la  forza del pensiero filosofico di Marx. In Marx la filosofia, da  contemplazione o comprensione della realtà, si trasforma in rivoluzione:  un progetto destinato a cambiare dalle radici l’intero volto della  storia umana.</p>
<p>E se quel che conta, nella prospettiva  rivoluzionaria, è il risultato politico, allora è chiaro che idee  metafisiche, religiose e ideali etici o diventano semplici strumenti del  progettato <em>regnum hominis</em> o sono rigettati come ostacoli alla  creazione di questa nuova luminosa realtà totalmente umana. Non è  possibile per il comunista pensare ad una verità trascendente da cui  poter emettere un giudizio sul processo e gli esiti dell’azione  rivoluzionaria. Quello che i cattolici non avevano compreso, ad avviso  di Del Noce, è che la non-filosofia di Marx esige l’annientamento del  cristianesimo.</p>
<p>È un’ingenuità, insomma, distinguere il lato  buono del marxismo (la proposta del rinnovamento sociale) dal lato  cattivo (il corollario ateo). La realtà, afferma Del Noce, è ben  diversa: l’ateismo in Marx non è un elemento di cui ci si possa  tranquillamente disfare, esso permea di sé il suo programma dall’inizio  alla fine. Il marxismo è il punto di arrivo del razionalismo europeo, di  un razionalismo che elude, con una decisione arbitraria, il problema  dell’esistenza di Dio, che rigetta senza alcuna argomentazione  ragionevole il dogma del peccato originale e che, di conseguenza, eleva  la politica a religione, istituzionalizza il culto idolatrico di una  umanità divinizzata e pretende di realizzare, per mezzo della pratica  della rivoluzione, «il Regno millenario della libertà».</p>
<p>Da qui  l’inconciliabile contrasto tra cristianesimo e progetto rivoluzionario  marxista: è il &#8220;Regno di Dio&#8221; trasportato in questo mondo l’idea guida  del rivoluzionario, la cui meta finale è la divinizzazione dell’umanità.  E per realizzare questo &#8220;Paradiso in terra&#8221; ogni mezzo – anche il più  atroce e disumano – è giusto e legittimo: tutto va cancellato e raso al  suolo, unicamente dalle macerie del passato può sorgere il nuovo mondo.  Ora, però – è questa la tesi sostenuta da Del Noce ne <em>Il suicidio della rivoluzione </em>–  proprio perché, sulla base dell’eliminazione del dogma del peccato  originale, il marxismo ha preteso di realizzare il &#8220;Totalmente Altro&#8221;  sulla faccia della terra, esso è condannato al suicidio.</p>
<p>La  rivoluzione, dovendo fare tabula rasa – dato che, per dirla con il  Mefistofile di Goethe, «tutto ciò che esiste è degno di perire» – è  destinata a creare attorno a sé un deserto al cui orizzonte si staglia  la triste figura del più spietato dittatore. E che la Rivoluzione – un  evento, leggiamo ne <em>Il problema dell’ateismo</em>, che sulla  negazione del passato prefigura «una società senza Stato, senza Chiese,  senza eserciti, senza delitti, senza magistratura, senza politica» – sia  un progetto distruttivo e autodistruttivo è un’idea che Del Noce ebbe  il coraggio e la lungimiranza di proporre in anni in cui la dottrina  marxista era egemone in Italia e in non pochi Paesi fuori Italia.</p>
<p>Un’intuizione,  la sua, che non molto tempo dopo doveva trovare conferma nel collasso  storico dell’Unione Sovietica e nella più diffusa consapevolezza  dell’insostenibilità teorica di quel &#8220;progetto gnostico&#8221; che, teso a  rovesciare il mondo, è condannato ad un necessario autodissolvimento  generatore di immani tragedie umane. Aveva pienamente ragione Paul  Claudel: chi immagina per i suoi simili il paradiso in terra, sta in  realtà preparando per loro un molto rispettabile inferno.</span></div>
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<div><span id="ctl00_MasterContent_Autore"><strong>Dario Antiseri &#8211; tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Cultura/del+noce+orrori+uomo+marx_201008100832530500000.htm" target="_blank">Avvenire.it</a></strong><br />
</span></div>
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		<title>Caro Le Goff, ricordati le bianche cattedrali</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 20:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
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		<description><![CDATA[Cominciamo con il sottolineare che quest’articolo non ha nulla di polemico: non, quanto meno, nei confronti di colui che ne è il protagonista. Parlo di un grande storico, Jacques Le Goff, e della sua intervista raccolta da Nuccio Ordine e pubblicata sul «Corriere della Sera» del 29 maggio scorso. Sono ormai passati alcuni giorni: perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/06/cattedrale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2172" title="cattedrale" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/06/cattedrale-300x208.jpg" alt="cattedrale" width="300" height="208" /></a>Cominciamo con il sottolineare che quest’articolo non ha nulla di polemico: non, quanto meno, nei confronti di colui che ne è il protagonista. Parlo di un grande storico, Jacques Le Goff, e della sua intervista raccolta da Nuccio Ordine e pubblicata sul «Corriere della Sera» del 29 maggio scorso. Sono ormai passati alcuni giorni: perché tornarci sopra?</p>
<p>Per due ragioni: anzitutto perché si tratta di un’intervista importante, e non solo perché è importante lo studioso che l’ha rilasciata; e poi perché il modo equivoco scelto per presentarla  ha provocato, nel mondo degli studiosi cattolici – ce ne sono, sapete… – una ridda di malumori, di recriminazioni, forse anche di malintesi che tuttavia non hanno trovato espressione pubblica, mentre meritano al contrario di essere espressi.</p>
<p>Jacques le Goff, nato a Tolone nel 1924, esponente di punta fin dagli Anni Sessanta della «Scuola delle Annales», è anzitutto il grande medievista che ci ha insegnato a guardare a un &#8220;lungo medioevo&#8221;, e un &#8220;medioevo profondo&#8221; dei sentimenti e degli atteggiamenti mentali, costantemente riletto alla luce del rapporto fra storia e scienze umane: non a caso ha lavorato fianco a fianco con Fernand Braudel e con Claude Lévi-Strauss. Chi ha letto la sua biografia di san Luigi non dimenticherà mai che cosa la Francia cristiana abbia significato per l’Europa e per la stessa chiesa cattolica. Dal canto mio, poi, io debbo personalmente a lui in gran parte se ho potuto percorrere una decente carriera accademica.</p>
<p>Quando verso la fine degli Anni Settanta il mio caro vecchio Maestro Ernesto Sestan si tirò da parte per raggiunti limiti d’età, come medievalista, mi trovai praticamente «fuori dal giro». Debbo a Jacques Le Goff, ad Alberto Tenenti e a Jean-Claude Schmitt, che allora e più tardi, nei primi Anni Novanta, mi accolsero nell’Ecole des Hautes Études en Sciences Sociales, se riuscii ad attirare l’attenzione dei miei colleghi e se alcuni miei libri furono tradotti in francese. Con Le Goff, laico e socialista, io cattolico e &#8220;reazionario&#8221; mi sono sempre potuto esprimere con la massima libertà e mi sono sempre trovato a mio agio. Ho ritrovato quindi con piacere e con commozione, pur non condividendola del tutto, questa sua passione laica nell’intervista del «Corriere»: sono perfettamente d’accordo anche con molte sue riserve sulla storia della Chiesa e dei suoi errori. Il mistero divino della sua elezione, per me credente, permane: ma non può cancellare le responsabilità, gli errori e nemmeno i delitti. Che i cattolici debbono imparare ad affrontare e a discutere, non lasciarsi tentare a nascondere.</p>
<p>Tuttavia, mi ha lasciato un po’ perplesso il titolo dell’intervista, <em>Le Goff: questa mia Europa laica</em> (so che per lui essa è molto di più), e mi ha fatto sobbalzare il sottotitolo, <em>L’amo profondamente ma nego che le sue radici siano cristiane</em>. Qui, nella  legnosa durezza di quest’affermazione, stento a riconoscere il &#8220;mio&#8221; Le Goff, sempre così attento alle articolazioni e alle sfumature, all’<em>et-et</em> contrapposto all’&lt;+corsivo&gt;aut-aut&lt;+tondo&gt;. Ma ho pluridecennale esperienza di giornali quotidiani, e so che i titoli degli articoli non li sceglie l’autore: li fa la redazione, non sempre in perfetta buonafede.</p>
<p>Ho quindi cercato, nell’intervista, qualche riga che sia pur alla lontana potesse giustificare il titolo. Ed ecco: «Il cristianesimo – osserva con voce animata – ha avuto una grande importanza nella formazione dell’Europa. Ma l’Europa, non bisogna dimenticarlo, è anteriore al cristianesimo: per questo è necessario negare nettamente che le radici dell’Europa siano cristiane. L’Europa attuale non può non essere un’Europa laica».</p>
<p>La chiave di questa frase – se è stata correttamente registrata e tradotta – sta nella &#8220;voce appassionata&#8221;. Jacques Le Goff, in marcia verso i novant’anni, non ha ancora perduto la capacità di commuoversi, di entusiasmarsi, d’indignarsi. Dio lo benedica per questo. Ma quando si parla correntemente – egli è Maestro anche in ciò – non sempre si riesce a pesare i termini come quando si scrive. Per questo, in quella frase compendiosa e stringata, non ho ritrovato in tutto il Le Goff dei suoi grandi libri e nemmeno della sua ultima sintesi, <em>Il medioevo europeo</em>.</p>
<p>È stato proprio Le Goff a dimostrare come l’Europa premedievale – e precristiana – fosse soltanto un’espressione geografica indicante una delle tre parti nelle quali già il mondo greco aveva distinto l’<em>ecumène</em>. L’impero romano era circummediterraneo, non europeo. L’Europa come realtà unitaria – il Le Goff studioso del pellegrinaggio di Santiago e della fioritura delle cattedrali e delle università tra XI e XIV secolo – è nata dall’affermazione, dall’espansione  e dalla conquista cristiana (spesso cruenta: non dimentichiamolo).</p>
<p>L’idea di Europa si è progressivamente affermata nella storia concreta della Cristianità latina, di fronte a Bisanzio, all’islam e all’ebraismo ai quali pur tanto deve: le istituzioni cristiano-latine e la lingua comune latina ne sono state il lievito. Mi sembra pertanto che nella frase-chiave dell’intervista il mio caro, grande Maestro abbia soltanto dimenticato un avverbio. Mi permetterei di correggerla semplicemente così: «È necessario negare nettamente che le radici dell’Europa siano soltanto cristiane». Se l’Albero Europeo ha fronde, fiori e frutti &#8220;laici&#8221; (e nessuno si sogna di negare l’eredità storica della Riforma protestante e della stessa Rivoluzione francese), le sue radici sono greche, romane, ebraiche, anche barbariche e musulmane: ma soprattutto cristiane, eredi della possente sintesi di cui il cristianesimo ha saputo informare il mondo medievale. A questa realtà, diciamo pure a questo primato, i cristiani non possono e non debbono rinunciare.</p>
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<div><span id="ctl00_MasterContent_Autore"><strong>Franco Cardini tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Cultura/Caro+Le+Goff+ricordati+le+bianche+cattedrali_201006050809056670000.htm" target="_blank">Avvenire.it</a></strong><br />
</span></div>
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		<title>Buio medioevo?</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/11/buio-medioevo/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 10:10:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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		<description><![CDATA[Sfatare un pregiudizio
Quante volte per squalificare una situazione o per stigmatizzare qualcosa di negativo abbiamo sentito dire: &#8220;Siamo tornati al Medioevo&#8221; oppure &#8220;Questa è una mentalità medievale!&#8221;
Purtroppo questo modo di esprimersi, divenuto ormai patrimonio comune dei nostri tempi, bolla acriticamente un periodo storico di ben dieci secoli, che qualcosa di buono deve pur avere avuto!
Vedremo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/11/medioevo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1027" title="medioevo" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/11/medioevo-300x75.jpg" alt="medioevo" width="300" height="75" /></a>Sfatare un pregiudizio</strong></p>
<p>Quante volte per squalificare una situazione o per stigmatizzare qualcosa di negativo abbiamo sentito dire: &#8220;Siamo tornati al Medioevo&#8221; oppure &#8220;Questa è una mentalità medievale!&#8221;<br />
Purtroppo questo modo di esprimersi, divenuto ormai patrimonio comune dei nostri tempi, bolla acriticamente un periodo storico di ben dieci secoli, che qualcosa di buono deve pur avere avuto!<br />
Vedremo poi in che senso questo splendido periodo viene rattrappito dall&#8217;ignoranza o dal pregiudizio degli storici e non; ma prima è opportuno ricordare alcuni aspetti di questi secoli che molti ancora si ostinano definire &#8220;bui&#8221;.<br />
Nel frattempo cerchiamo di delineare sia pure in modo sintetico questo lungo periodo storico.<br />
Il Medioevo, tradizionalmente, indica il periodo che va dalla caduta dell&#8217;impero romano (476 d.C.) d&#8217;Occidente alla scoperta dell&#8217;America da parte di Cristoforo Colombo (1492). Si tratta quindi di un periodo abbastanza lungo e complesso, ma &#8220;stranamente&#8221; la cultura moderna non ama soffermarsi in modo obiettivo sui singoli accadimenti storici o sui vari fenomeni culturali e religiosi che lo caratterizzarono. E anche nelle nostre scuole sempre più finisce per diventare una breve e imbarazzante parentesi tra l&#8217;epoca d&#8217;oro della Classicità e il trionfale Rinascimento, dalle scoperte e intuizioni geniali che introducono in quel progresso senza fine cui è destinata la storia dell&#8217;uomo, artefice della propria fortuna.<br />
Naturalmente è impossibile sintetizzare in poche righe i complessi processi di trasformazione che caratterizzarono questo periodo, che un&#8217;autorevole studiosa (Régine Pernoud) avrebbe preferito definire &#8220;Civiltà cristiana romano-germanica&#8221;, pur riconoscendo l&#8217;impossibilità di sostituire ad un termine così universalmente diffuso (Medioevo) un altro difficilmente comprensibile all&#8217;attuale mentalità predominante.<br />
Piuttosto che soffermarsi sui molteplici fatti storici fatti è utile e interessante sottolineare almeno alcuni aspetti di questo variegato periodo, che ultimamente, almeno nel mondo accademico più serio, conosce una decisa rivalutazione.<br />
L&#8217;aspetto più interessante per noi è certamente sapere che quel che caratterizzò il Medioevo è la concezione unitaria della vita, riconosciuta come totalmente determinata dall&#8217;appartenenza alla Chiesa (cioè dalla dipendenza da Dio), tanto che sarebbe più adeguato definire il Medioevo come epoca della Cristianità.<br />
Se dunque ciò che determinò il Medioevo fu una profonda religiosità, vissuta come appartenenza alla Chiesa, anche tutte le manifestazioni culturali, sociali e politiche ne furono informate. Si pensi per esempio agli &#8220;archetipi della cultura europea&#8221; che sono il santo, il re, il cavaliere e che ci hanno lasciato una preziosa eredità, per chi ha il coraggio di accoglierla nella sua interezza.<br />
Si pensi allo splendore delle cattedrali che hanno punteggiato l&#8217;intera Europa di fari luminosi per la loro bellezza (per R. Pernoud il Medioevo è l&#8217;unica epoca di sottosviluppo che ci abbia lasciato delle cattedrali!). Si pensi al preziosissimo lavoro dei Benedettini, che con la loro regola e con la loro operosità non solo hanno ispirato gli altri ordini religiosi, ma addirittura hanno iniziato l&#8217;opera semplice ed umile di ricostruzione dopo le devastazioni barbariche, senza trascurare di custodire e trascrivere i manoscritti dell&#8217;antichità classica. Si pensi alle prime scuole, nate a ridosso dei monasteri e frequentate da tutti, anche dai più poveri. Si pensi alla nascita dell&#8217;Università, che, pur tenuta da ecclesiastici, non temeva di affrontare qualsiasi argomento, in nome della ricerca della verità e in ossequio alla retta ragione capace di giungere alle soglie della fede. Si pensi alle grandi opere filosofiche, nate anche per contrastare l&#8217;insorgere delle eresie, ma non solo. Si pensi al prodigioso fiorire di poemi epici il cui contenuto, grazie ai grandi pellegrinaggi della cristianità, circolavano liberamente in tutta Europa; per non parlare del capolavoro delle nostre origini che è &#8220;La Divina Commedia&#8221;. Si pensi al rapporto di profonda lealtà e libertà che legava signore e vassallo. Si pensi alle grandi innovazioni tecniche troppo spesso sottaciute dall&#8217;ignoranza del nostro tempo, conseguente anche al fatto che vi sono moltissimi manoscritti non ancora esaminati e pubblicati. Si pensi all&#8217;importanza che aveva la donna se anche nei monasteri doppi, maschili e femminili, separati ma contigui, i monaci facevano la &#8220;professione&#8221; nelle mani della badessa e non dell&#8217;abate; oppure al fatto che solo nell&#8217;autunno del medioevo, nel &#8216;300 alla donna non sarà più permesso per esempio di frequentare la Sorbona, mentre prima la donna poteva anche esercitare cariche pubbliche, oppure praticare la medicina ed era incoronata regina alla stessa stregua del re (il che dopo non accadde più).<br />
Si tratta solo di alcuni aspetti della civiltà del Medioevo che ci fanno intuire quale ricchezza resti nascosta e sconosciuta ai più su questo periodo. Certo non mancarono errori e nefandezze, come in ogni periodo storico a causa della fragilità umana… ma anche il fatto che in tutto il Medioevo sia attestato un solo suicido la dice lunga sul tipo di mentalità, che ormai noi non conosciamo più.<br />
Tutto ciò per ristabilire un minimo di verità su questo periodo storico così misconosciuto.<br />
<strong><br />
</strong><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/11/rouencathedral.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1028" title="rouencathedral" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/11/rouencathedral-300x200.jpg" alt="rouencathedral" width="300" height="200" /></a>Ma come mai si è arrivati a bollarlo come epoca&#8221; buia&#8221;?</strong><br />
E come è nata questa leggenda che facilmente viene propinata da storici e intellettuali che, per ignoranza o per pregiudizio, preferiscono liquidare con una semplice formula quasi mille anni di storia?<br />
Occorre tenere presente una verità molto spesso dimenticata: che &#8220;la storia&#8221; ufficiale &#8211; quella che poi finisce con l&#8217;essere un patrimonio comune di un determinato popolo &#8211; non è costituita dai fatti storici nella loro integralità e nel loro significato (ché sarebbe un segno di troppo grande amore alla verità), bensì da quello che i vincitori decidono valga la pena di ricordare.</p>
<p>Quindi non è necessario fare operazione apertamente menzognere, come quelle che si perpetravano con tanto di teorizzazione ideologica giustificativa nell&#8217;Unione Sovietica del secolo scorso, per cui la storia si riscriveva ad ogni generazione in base alle esigenze propagandistiche del capo di turno: basta semplicemente omettere certi periodi storici o certi fatti ed enfatizzarne altri e il gioco è fatto (si pensi al modo come si è parlato dei martiri della Resistenza in Italia e come per tanto tempo si sia colpevolmente taciuto delle ormai famose &#8220;foibe&#8221;).<br />
E anche se non sono i vincitori in senso politico o militare ad effettuare la manipolazione degli eventi storici, quel che determina la scelta dei fatti degni di essere ricordati è certamente anche l&#8217;orientamento ideologico, o per meglio dire la mentalità propria del periodo in cui lo storico scrive.<br />
Un secondo aspetto da non sottovalutare è la sottile opera che si perpetra anche con l&#8217;uso di determinati termini: Medio Evo sarebbe infatti semplicemente una &#8220;età di mezzo&#8221;, una parentesi insignificante (di quasi mille anni!!!), un… incidente di percorso, tra lo splendore dell&#8217;età classica e il Rinascimento.<br />
Questo tipo di operazione, per quel che concerne il Medioevo, è iniziata proprio con l&#8217;emergere della nuova cultura del Rinascimento, che si pone consapevolmente in antitesi nei confronti dei secoli precedenti e in particolare di quelli in cui l&#8217;unitarietà della concezione della vita, determinata dalla civiltà integralmente cristiana, aveva prevalso. La contrapposizione culturale fondata su una concezione della realtà che cominciava a rifiutare Dio in modo sempre più consapevole, viene poi acuita dall&#8217;operazione di demonizzazione di tutto ciò che sapeva di oscurantismo cattolico.<br />
Tale operazione viene poi incrementata, al tempo della cosiddetta &#8220;Riforma&#8221;, dai teologi e dagli storici protestanti, che animati dall&#8217;odio anticattolico (ricordiamo che da loro il Papa veniva definito come l&#8217;Anticristo), non esitavano a dare un giudizio negativo su tutto quel periodo che era stato caratterizzato dal trionfo della Chiesa e del papato romano.<br />
In seguito l&#8217;opera di svalutazione totale del Medioevo è completata dall&#8217;Illuminismo, che in nome dell&#8217;esaltazione della ragione intesa come capacità astratta e superba di misurare la realtà, bolla definitivamente quelli che definisce secoli bui in odio a qualsiasi tradizione, specie se religiosa, precludendosi così la possibilità di conoscere veramente quei secoli in cui proprio la Chiesa era stata l&#8217;unica a difendere la retta ragione.<br />
Uno degli esiti più clamorosi dell&#8217;Illuminismo è certamente la rivoluzione francese della quale uno dei primi atti è stato quello dell&#8217;Assemblea Nazionale che, nella celebre notte del 4 agosto 1789 decretò praticamente di sopprimere il passato per poter &#8220;far rinascere&#8221; una nuova Francia.<br />
Alla fine del 700 l&#8217;opera di mistificazione nei confronti di mille anni di storia, grazie alla sapiente opera iniziata con il Rinascimento, è praticamente compiuta: ormai il Medioevo, come espressione della cristianità, ha definitivamente un&#8217;immagina negativa e immodificabile e diventa automatica qualsiasi sbrigativa condanna di quel periodo storico.<br />
Attualmente la nostra cultura, quasi totalmente scristianizzata, riceve volentieri questa visione ereditata da secoli di mistificazione nei confronti del Medioevo, e acriticamente la fa propria.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=177&amp;id_n=5231" target="_blank">CulturaCattolica.it</a> a cura di Maria Vittoria Pinna</p>
<p>Per approfondire l&#8217;argomento si suggerisce la lettura degli articoli:<br />
&#8220;<em>La leggenda nera sul Medioevo</em>&#8221; di Marco Tangheroni, articolo apparso sul n. 34,35 (1978) di Cristianità.<br />
&#8220;<em>Il Medioevo: l&#8217;unica epoca di sottosviluppo che ci abbia lasciato delle cattedrali</em>&#8220;, Intervista a cura di Massimo Introvigne, articolo apparso su Cristianità n. 117 (1985).<br />
&#8220;<em>Luce del Medioevo cristiano</em>&#8221; di Gianpaolo Barra (&#8221;Il Timone&#8221; a Radio Maria).</p>
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