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	<title>Sicomoro Giulianova</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>Il segno di Duisburg nell’Europa che rivuole catacombe</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 17:49:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/duisburg_loveparade_xin-400x300.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2307" title="duisburg_loveparade_xin--400x300" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/duisburg_loveparade_xin-400x300-300x225.jpg" alt="duisburg_loveparade_xin--400x300" width="300" height="225" /></a>La  parata dell’amore, la love parade, si è  trasformata in un incubo. In una tragedia. Come se nell’inutile, vano  macello di questi poveri ragazzi, tra cui una italiana – bella e  sensibile – di 21 anni, ci fosse un marchio strano, un avviso strano di  questa epoca strana. Come in altri casi, ad esempio nell’indimenticato  stadio Heysel, lo show è andato avanti.</p>
<p>Dopo molte ore, molti  delle migliaia dei ragazzi partecipanti non sapevano nulla di quanto  accaduto, storditi dal ballo, dal bere e da altro. Ma l’avviso, il segno  che leggiamo dentro questo ballare che si trasforma in morte, dentro  questa parata che da eccitante si fa morente, non è quello immediato,  evidente che hanno colto subito gli stessi organizzatori. Che hanno  deciso: mai più. Non è solo un segno, ennesimo, di «eccesso giovanile»  su cui non è giusto speculare. E non si tratta solo del segno che  qualcuno ha chiamato del fascino della «tribù».</p>
<p>È vero, c’è in  questo potente richiamo a radunarsi, a &#8220;sentirsi&#8221; vicini, a condividere  ritmo e corpo, a condividere modi e gergo, sì c’è un segno  dell’ancestrale richiamo degli uomini a fare tribù. Richiamo che le  esperienze e i mezzi della globalizzazione, la coscienza delle distanze e  dei rapidi modi per superarle, non hanno illanguidito, semmai  fortificato e reso potente, più esplosivo. Ma c’è di più di quell’antico  segno. La parade è un corteo. Una processione. So che storceranno il  naso. Ma è così. Si tratta di una ripresa della usanza antica che,  sempre a sfondo religioso, ha mosso cortei di ogni genere, per celebrare  dei, imperatori o generali che si credono dei, per ringraziare il cielo  di vittorie, per supplicare interventi celesti, per la fine di  calamità, o per l’arrivo delle piogge.</p>
<p>È un grande rito.  Secolarizzato, come dicono, con una parola che vuol dire poco o niente.  Che cosa ormai è secolare e cosa no? Davvero ci sono differenze, in  questa epoca di suggestioni e di superstizioni?</p>
<p>Il fatto è  proprio questo, il segno purtroppo scritto anche con il sangue, come  sempre accade quando la nostra attenzione intorpidita deve riscuotersi e  guardare. Un grande rito nel cuore d’Europa. Un grande rito che  somiglia (nella sua eccezionale differenza) ai grandi ritrovi dei  giovani lanciati da Giovanni Paolo II – ancora storceranno il naso  quelli di prima. Un rito di una «tribù» che ha come dei le immagini  dell’Amore, della Musica, e della loro medesima Tribù. Come antichissimi  riti. Che segno, che avviso per coloro che pensano che l’uomo sia  progredito abbandonando quei culti e quei riti.</p>
<p>Che segno per  coloro che anche sulla pagine dei nostri giornali e nei parlamenti  europei si consumano il cervello per mostrare che credere in Gesù Cristo  e mostrare segni cristiani sia oscuro e antidemocratico mentre avere  altre fedi, altre superstizioni, e sì, altri riti e &#8220;parate&#8221; no? Che  avviso, che segno per tali cervelli torbidi e oziosi. La loro lotta  senza quartiere al cristianesimo, alla Croce e al Crocifisso, punta a  far scomparire o a far rientrare nelle catacombe i riti cristiani, le  processioni, le preghiere. E se si faranno largo – e già si fanno largo –  altre processioni, altri riti, uomini dediti ad altri dei?</p>
<p>Altro  che secolarizzazione. Come per i primi cristiani si tratta di vivere in  un mondo pieno di adoratori. Di riti strani, dai risvolti spesso  violenti, di poteri oscuri. Questo il segno che arriva da Duisburg. Lo  stiamo leggendo?</span></div>
<div><span><br />
</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Autore"><strong>Davide Rondoni tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Commenti/IL+SEGNO+DI+DUISBURG+NELLEUROPA+CHE+RIVUOLE+CATACOMBE_201007270822573130000.htm" target="_blank">Avvenire</a></strong><br />
</span></div>
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		<title>Ciò che sta fuori e ciò che è</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 17:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[il mondo è conoscibile, il suo senso ci è dato, spetta a noi approfondirlo con la ragione
Quando arriviamo in un posto nuovo di solito che facciamo? Teniamo  occhi ed orecchie aperte, e cerchiamo di capire dove siamo finiti.  Magari quel luogo ci colpisce per la sua bellezza, per qualche sua  particolarità sconosciuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://berlicche.splinder.com/post/22411739/cio-che-sta-fuori-i-cio-che-e-grave" target="_blank"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/Nice-Place-Natural-Beauty-512X384-1860.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2303" title="Nice-Place-Natural-Beauty-512X384-1860" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/Nice-Place-Natural-Beauty-512X384-1860-300x225.jpg" alt="Nice-Place-Natural-Beauty-512X384-1860" width="300" height="225" /></a>il mondo è conoscibile, il suo senso ci è dato, spetta a noi approfondirlo con la ragione</a></p>
<p>Quando arriviamo in un posto nuovo di solito che facciamo? Teniamo  occhi ed orecchie aperte, e cerchiamo di capire dove siamo finiti.  Magari quel luogo ci colpisce per la sua bellezza, per qualche sua  particolarità sconosciuta ed imprevista. In ogni caso lo paragoniamo con  ciò che già conosciamo, lo incaselliamo nell&#8217;ambito della nostra  conoscenza, lo giudichiamo in base a quel criterio che risiede dentro  noi. Lo stesso ci accade per le persone, o per una qualche teoria magari  ascoltata alla televisione o letta in un libro.<br />
Insomma usiamo delle nostre facoltà, della nostra ragione e della nostra  esperienza per apprendere da quanto ci circonda il modo migliore per  affrontare la realtà. Questa è l&#8217;esperienza comune di ogni giorno, se  solo facciamo lo sforzo di accorgecene. Come abbiamo evidenziato nei  precedenti post, altri approcci alla questione sono sempre difettosi,  non riescono a rendere ragione appieno al processo che conduce alla  conoscenza.<br />
Eppure, nonostante l&#8217;evidenza ci sia davanti, che accade quando ci viene  chiesto di applicarla ai fatti? La smentiamo con le parole e con i  comportamenti.</p>
<p>Desideriamo un amore che non finisca, e ci si accontenta di avventure  fugaci. Vorremmo la giustizia, ma dove si può si frega. Abbiamo ben  chiaro ciò che è giusto e ciò che non lo è, ma sosteniamo che ogni  opinione vale.</p>
<p>Sebbene ciò che in realtà desideriamo sia palese se ci soffermiamo ad  esaminarlo, in pratica ce ne allontaniamo in nome di una ideologia.  Ovvero, in nome di una concezione della ragione e del mondo che non è  quella che ci arriva dal mondo stesso, ma che o ci è imposta o che ci  autoimponiamo.<br />
E&#8217; ciò la Chiesa chiama, da lungo tempo, con il nome di peccato  originale: il rifiutare la realtà in nome di qualcosa che non è la  realtà e che quindi, a lungo o breve termine, ci tradirà e ci farà  essere di meno di quello che potremmo essere.</p>
<p>Nessuno è immune da questo fenomeno. Accade quando appaltiamo ad  altri, chiunque essi siano, la conoscenza del mondo, il suo senso,  oppure la nostra ragione. Il risultato è una incapacità di capire la  realtà, o una sua comprensione errata, e alla fin fine una infelicità  per noi e per quanti ci circondano.<br />
Quando questa infelicità, questa insoddisfazione c&#8217;è allora dobbiamo domandarci cosa è che non va; e spingerci più avanti.<br />
Perchè è questo il motore della vita, finchè non giungeremo lì dove tutto sarà chiaro.</p>
<p><strong>Tratto dal blog di <a href="http://berlicche.splinder.com/" target="_blank">Berlicche</a></strong></p>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 14:14:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Troppo spesso, lo si sa, i media hanno  la memoria corta. Così, giornali, telegiornali,  siti e blog si sono gettati su  una notizia che hanno scambiato per  ghiotta novità: la Chiesa rovina i bambini  non solo con le violenze sessuali, ma anche  con le radiazioni delle potentissime antenne della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/antenne.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-2299" title="antenne" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/antenne-300x224.jpg" alt="antenne" width="300" height="224" /></a>Troppo spesso, lo si sa, i media hanno  la memoria corta. Così, giornali, telegiornali,  siti e blog si sono gettati su  una notizia che hanno scambiato per  ghiotta novità: la Chiesa rovina i bambini  non solo con le violenze sessuali, ma anche  con le radiazioni delle potentissime antenne della  Radio Vaticana. Si è citata, per prova della nuova  vergogna, una perizia del tribunale di Roma  che, in realtà, nessuno ha ancora visto. Comprensibile  che padre Federico Lombardi, direttore  della Radio oltre che della Sala Stampa vaticana,  abbia espresso «vivo stupore» per il ritorno di  una vicenda che, dopo decenni di polemiche,  sembrava terminata. Vicenda davvero esemplare,  dove un ambientalismo catastrofista si unisce  alla propaganda anticattolica di un certo radicalismo.</p>
<p>Proprio per questo carattere esemplare, vale  la pena di ricostruire le tappe di un tormentone  che oggi si vorrebbe ricominciare. Ecco, allora, i  fatti.</p>
<p>Con una legge del 1952, furono concessi dal  Governo italiano allo Stato della Città del Vaticano  tre chilometri quadrati a Nord di Roma, nella  località detta Santa Maria di Galeria. Su quel terreno  sono state elevate le antenne che diffondono  la voce della Chiesa in tutto il mondo. Accanto  agli impianti vaticani, anche la Marina Militare  costruì il suo centro di comunicazioni. A quel  tempo, il terreno circostante era deserto per chilometri,  come avveniva spesso nella campagna  romana. Ma, con gli anni, la zona si coprì di costruzioni,  molte delle quali abusive, nell`inerzia  del Comune.</p>
<p>E anche da quegli abitanti irregolari  &#8211; sobillati a lungo e a tappeto da comitati ad  hoc creati dai Verdi più estremisti, fiancheggiati  da gruppi anticlericali &#8211; che, decenni dopo, partì  l`attacco contro la Radio Vaticana. Così, la gente  che si era costruita la casa proprio a ridosso  degli impianti, a dispetto di ogni legge urbanistica,  fu spinta a manifestare contro «il cinismo  omicida della Chiesa» che attentava alla salute  loro e dei figli. La Radio era accusata, infatti, di  diffondere «elettrosmog». Il nome, va detto, è a  suo modo suggestivo, ma, secondo molti esperti  autorevoli, indica una realtà inafferrabile se non  inesistente.</p>
<p>Molti oncologi, a cominciare dal più   illustre, Umberto Veronesi, negano che esista un  legame tra il cancro e le infinite onde (radio, televisioni,  linee di alta tensione, cellulari, telecomandi)  che attraversano il nostro corpo. L`inesistenza,  o la innocuità, di un «elettrosmog» è sostenuta  da molti altri esperti di chiara fama e vi è  contrasto di opinioni nella stessa Unione Europea,  pur rispettosa sino alla bigotteria dell`«ecologicamente  corretto». E invece, per attaccare la  Radio Vaticana (e, di striscio, la Marina Militare)  gli agit-prop suggerirono agli abitanti dei dintorni  di andare in cerca di casi di leucemia infantile,  denunciando che questi erano stati provocati  dai cattivi «preti» e chiedendo adeguati risarcimenti  economici. I «preti» in realtà si attenevano  alle prescrizioni dell`Istituto internazionale,  lo Icnirp, che in base al «principio di precauzione»,  stabilisce i limiti delle emissioni. Limiti  che, come constatò una Commissione del ministero  italiano della Sanità, non erano superati a  Ponte Galeria.</p>
<p>Ma, approfittando di un periodo in cui erano  nella maggioranza di governo, i Verdi fecero approvare  una legge ad hoc che pose al campo elettrico  dei limiti «restrittivi sino al ridicolo», com`è  stato osservato. Grazie a questa legge mirata,  si stabilì che &#8211; anche se di rado &#8211; le antenne  vaticane superavano i paletti. Si fece appello,  così, alla Regione Lazio, la quale nominò un`altra  Commissione, che stabilì che i casi di leucemia,  anche infantile, erano statisticamente omogenei  alle altre zone del Lazio. Le cifre date dai  propagandisti possono impressionare, ma solo  se non si confrontano con la media non solo laziale  ma italiana ed europea. Assoluzione, dunque,  per la Radio la quale, peraltro, per calmare  gli animi («Vaticano = cancro» dicevano gli striscioni  dei militanti giunti dal centro di Roma)  aveva adottato misure che avevano abbassato i  limiti anche al di sotto della punitiva legge italiana.</p>
<p>Ma «catastrofisti» e «mangiapreti» pretesero  una nuova Commissione, questa volta internazionale,  dopo quella regionale e quella nazionale.</p>
<p>Gli ulteriori luminari, convocati da varie nazioni,  indagarono e presentarono un rapporto che così  concludeva: «I dati da noi raccolti non confermano  un`associazione tra gli impianti radio e le leu-  cemie infantili. Anzi, non v`è alcuna base biologica  né consistenza epidemiologica su una eventuale  relazione tra esposizione a radiofrequenze  e rischio tumori».</p>
<p>Eppure, con instancabile tenacia, si riuscì ad  ottenere che la Corte di Cassazione annullasse  per un vizio di forma i processi precedenti e si  ripartisse ex novo con un ennesimo procedimento,  dove il reato addebitato ai responsabili della  Radio era fantasioso, non essendosi trovato nulla  di meglio. Si trattava, in effetti, del «getto pericoloso  di cose», previsto dall`articolo 674 del Codice  Penale. Nel 2oo1 una Commissione mista italo-vaticana  giunse a un accordo definitivo e l`anno  seguente (nonché in quelli successivi), gli  esperti del nostro governo, dopo avere proceduto  a sofisticati controlli, si rallegrarono con la Radio  perché il livello delle emissioni era ancor più  basso di quanto pattuito e ribadì che non vi era  alcun pericolo per la salute pubblica.</p>
<p>A conferma,  comunque, della strumentalizzazione sta,  tra gli altri, un particolare: tra i consulenti della  Radio Vaticana, dunque tra gli scienziati schierati  a favore della innocenza delle sue antenne e  della innocuità delle «onde», primeggia proprio  quell`Umberto Veronesi che dicevamo e che non  ha mai fatto mistero della sua estraneità, spesso  polemica, al cattolicesimo. Ma, come ha detto il  professore, «l`onestà scientifica deve contrastare  ideologie, ossessioni, superstizioni, leggende  metropolitane». Quanto alle leucemie infantili,  forse il maggior esperto italiano, il pediatra Andrea  Pession, nega egli pure, a nome dei colleghi,  un legame dimostrabile tra cancro e onde.</p>
<p>Ma qualche malizioso è andato oltre: molte grandi  aziende sono in lista di attesa per procedere  all`interramento di tutte le linee elettriche ad alta  tensione che attraversano il Paese sui grandi  tralicci. Una commessa epocale, da molti miliardi  di euro. Ma l`affare sarebbe possibile solo se i  governi italiano ed europeo riconoscessero l`esistenza  e la dannosità di quello che gli ambientalisti  chiamano «elettrosmog». Così, proprio i Verdi  favorirebbero uno dei maggiori guadagni dell`inviso  «capitalismo». Un buon esempio di «eterogenesi  dei fini».</p>
<p><strong>Vittorio Messori &#8211; Tratto da Da &#8220;Il Corriere della Sera&#8221; di mercoledì 28 luglio 2010</strong></p>
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		<title>Lo scandalo di alcuni, il fango su tutti: come usare il male per dire che il bene non esiste</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 15:31:09 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/Panorama.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2296" title="Panorama" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/Panorama.jpg" alt="Panorama" width="230" height="172" /></a>Nella bonaccia di un luglio scarso di quei fatti di cronaca che aiutano le tirature dei giornali, uno dei più diffusi settimanali italiani dedica la copertina alle &#8216;notti brave dei preti gay&#8217;. Sette pagine fitte di viaggio fra i peccati dei preti nella Città Eterna, fra feste, pub e saune; dove un prete afferma che &#8216;il 98 per cento dei sacerdoti che conosce è omosessuale&#8217;. Foto, registrazioni, puntigliose verifiche, una ostinazione da Pulitzer. Per dimostrare cosa? Che ci sono, fra le molte centinaia di preti che vivono o studiano a Roma, dei gay.</p>
<p>Mettiamo per ipotesi che tutto ciò che racconta Panorama sia oro colato. Che alcuni sacerdoti a Roma vivano una doppia vita. È un fatto che provoca dolore e sconcerto in un credente. Ma quella inchiesta accanita, quelle compiaciute immagini di mani maschili con le unghie laccate che sgranano una corona di Rosario, a cosa tendono davvero? Mettiamo che sia proprio tutto vero, la doppia vita, le feste e il resto. Quanto pesa la indegnità di alcuni di fronte della vita di 336 parrocchie romane, dove oltre 1300 preti – con una vita sola – si affannano ogni giorno a dir messa, a stare accanto agli esclusi, a educare ragazzi? La mole di una quotidiana oscura fatica annientata da quell’indice puntato sullo scandalo. Scandalo spiato, pedinato, zelantemente fotografato; a dire a chi legge, vedete, tutto è falso, bugia – tutto, in fondo, fango. Tra l’esercizio di questo compiaciuto nichilismo e la realtà però c’è una distonia netta, che chi frequenta chiese e oratori non può non vedere. I preti, a Roma e altrove, sono altra cosa da quei poveri commedianti raccontati da Panorama .</p>
<p>Sono uomini che si spezzano la schiena tra i ragazzi, in oratori di periferia; sono i missionari che passano la vita intera in posti in cui noi non resteremmo tre giorni; sono quelli che ai vecchi e agli sconfitti testimoniano che non è tutto finito.</p>
<p>È un esercizio mediatico di moda, oggi, gettare melma sui preti. Come, al di là dei loro peccati veri o presunti, in una sorda ostilità; nel bisogno di dimostrare quanto è assurdo promettere fedeltà, assoluta e per sempre, a un Dio. (Fedeltà? Ma via, guardate questi, in tonaca la mattina e al pub dei gay la sera). L’indice puntato sullo scandalo però lascia nel buio la parte più grande della realtà – la parte buona, che milioni di credenti ben sanno. Occorre guardarsi, dal riflettore che illumina una sola parte di ciò che è. Perché pretende di annientare, per la colpa di alcuni, un bene molto più grande. Tende a annichilire la nostra fiducia in mille altre facce. Facce di poveri uomini, che però ogni giorno testimoniano un’altra certezza, e una speranza infinitamente più grande.</p>
<p>Squallida, se è vera, la storia dei preti che passano dai festini all’altare. Dei poveracci. Come, in forme meno vistose ed eclatanti, siamo in fondo quasi tutti noi: un poco bugiardi, infedeli, furbi. Guardateli, dice la grande inchiesta, i vostri preti, che cosa sono in realtà. Davvero, è la domanda, potete credere in simili uomini? Non esiste nessuno che meriti fiducia. Ministri di Cristo? Ma via, leggete qui dove vanno, la sera. Così un tarlo cerca di rodere la nostra speranza. Usando il male per dire che il bene non esiste. E che l’unica cosa vera, attorno a noi, è il nulla.</p>
<p>Però, guardatevi intorno: quel prete che sta accompagnando i vostri figli per i sentieri delle Dolomiti, quelli che camminano per i corridoi degli ospedali e delle carceri, o dicono messa ogni mattina in paesi dimenticati da tutti: nell’ombra, senza alcuna copertina, testimoni ostinati di speranza. Una speranza del tutto altra, e straniera a quelle millantate dai giornali.</p>
<p>Marina Corradi &#8211; Tratto da Avvenire.it</p>
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		<title>La vacanza e il destino</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 15:22:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appunti da alcune conversazioni con don Giussani di   giessini, universitari   e giovani lavoratori negli anni &#8216;60 e &#8216;70.
Li riproponiamo nella loro pur evidente sinteticità. Dalla nostra   storia, suggerimenti per vivere bene il presente
Il tempo della libertà
Non è un dover fare, ma un dover essere. La vacanza è il  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/vacanza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2291" title="vacanza" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/vacanza-300x225.jpg" alt="vacanza" width="300" height="225" /></a>Appunti da alcune conversazioni con don Giussani di   giessini, universitari   e giovani lavoratori negli anni &#8216;60 e &#8216;70.<br />
Li riproponiamo nella loro pur evidente sinteticità. Dalla nostra   storia, suggerimenti per vivere bene il presente</em></p>
<p><strong>Il tempo della libertà</strong><br />
Non è un dover fare, ma un dover essere. La vacanza è il   tempo della libertà, non come liberazione dallo studio, ma perché   obbliga alla fatica e alla responsabilità della libertà e   della sincerità. È il tempo in cui viene a galla quello che   vuoi veramente.<br />
C&#8217;è in me la presenza di qualche cosa di reale come il mare e le   montagne. Io sono sempre io.<br />
Il tempo della vacanza è quello della personalità. Salvare   la permanenza di un criterio (momento di fedeltà e di continuità).<br />
Dopo un po&#8217; di tempo anche la novità cessa e provoca la noia. La   novità è la vera ricerca del nostro destino. Fare attenzione   agli altri.<br />
Adattarsi a un ambiente non vuol dire compromettersi con esso.<br />
Mali:<br />
- considerare il riposo come un dimenticare quello che è accaduto   prima<br />
- assenza di un programma<br />
- accettare di recitare una parte che mi renda più simpatico a quelli   che mi circondano<br />
- paura di rimanere soli, che nasconde spesso la paura della responsabilità   del tempo<br />
Fissare dei punti nella giornata (sapere ciò a cui si va incontro)   di cose serie, di preghiera.<br />
Saper riprendere sempre. Scrivere. Raggio estivo. Disporsi a vivere con   bontà. Discrezione con l&#8217;ambiente.<br />
Evitare certe esperienze.<br />
<em>Appunti da un Raggio, 9 giugno 1962</em></p>
<p><strong>Lavoro e riposo</strong><br />
Il lavoro esprime la vita come vita, ingombra la vita tutta quanta. Il   lavoro in senso stretto &#8211; l&#8217;andare in un determinato posto, oppure mettersi   a compiere determinate azioni di cui si deve rispondere, a cui è   legata una remunerazione che permette di vivere &#8211; occupa la vita più   che il riposo, più che il dormire. Ecco, il lavoro contende col   riposo lo spazio della vita, ed è abbastanza impressionante questo   binomio (impressionante nel senso giusto della parola), perché è   proprio l&#8217;uomo a essere diviso tra una quantità di inerzia e una   quantità di energia. Comunque, il lavoro contende col sonno il primato   nell&#8217;occupare tutte le ore della nostra vita.<br />
Noi usiamo la parola &#8220;lavoro&#8221; anche in senso più largo,   proprio come sinonimo di &#8220;vita&#8221;, cioè come espressione   di noi. E, infatti, quando andiamo via, per chi riesce a essere fedele,   a seguirci fedelmente anche in vacanza, qual è l&#8217;impressione rispetto   alle vacanze che si facevano prima? Prima erano vuote e ora, invece, si   sentono piene. O quando andiamo in gita insieme, facendola secondo il nostro   spirito, dove sta la differenza? Quando uno torna a casa la sera non finisce   tutto, non è di fronte a una cosa finita. Perché vacanze   e gite sono diverse? Perché costituiscono un lavoro. Tanto è   vero che tanti si impressionano, tanti si fermano e non ci seguono più   per questo, perché se procedessero, se seguissero, alla fine di   una giornata (gita) o alla fine di quindici giorni (vacanza) come noi li   impostiamo, il tempo sarebbe pieno, chiunque lo sentirebbe pieno, sentirebbe   che non ha perso tempo, cioè che ha lavorato.<br />
<em>Esercizi Gl, Varigotti, 2 maggio 1964</em></p>
<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/dongiussani_Camisasca_HOME.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2292" title="dongiussani_Camisasca_HOME" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/dongiussani_Camisasca_HOME-233x300.jpg" alt="dongiussani_Camisasca_HOME" width="233" height="300" /></a>Coscienza e compagnia</strong><br />
Dalla vita e dal crescere non c&#8217;è vacanza. Quindi per il periodo   particolare dell&#8217;estate sottolineiamo due punti.<br />
La nostra è eminentemente una vita, quindi non si tratta di momenti   staccati, che possono anche colpirci e impressionarci fortemente, ma che   non ci richiamano, non ci introducono, non si risolvono in una vita.<br />
Sono due le caratteristiche particolari della vita d&#8217;estate:<br />
1) la coscienza. La vacanza è il momento in cui più liberamente   e tranquillamente si può prendere coscienza. Ci accorgeremo di vivere   la nostra libertà, infatti, se avremo coscienza. Momento di libertà   è quando più facilmente si può entrare in noi stessi;<br />
2) la compagnia. Essere intransigenti nell&#8217;impostare la nostra compagnia.   Guardiamo all&#8217;espressione chiara e netta per giudicare la compagnia. E   per mantenere questo, continuiamo il riferimento con la comunità.<br />
<em>Scuola Gs, 6 giugno 1965</em></p>
<p><strong>In cammino<br />
</strong> La sequela è giocare il senso di se stessi. Allora il seguire diventa   un lavoro, perché colui che tu segui, ciò che segui, non   ti mette davanti il significato di te, perché questo lo farà   Cristo venendo alla fine del mondo. Ma colui che segui, giocando, rischiando   te stesso, ti mette davanti il senso di te dentro un determinato gesto.   Perché il senso di noi stessi lo vedremo con evidenza alla fine;   ma prima della fine c&#8217;è tutta quanta la trama di gesti che si chiama   vita. Per esempio, una vacanza &#8211; non come la concepiscono tutti (tutti!)   &#8211; che diventi un cammino, un passo nel cammino verso una maturità   maggiore di sé: una coscienza maggiore dell&#8217;istante come rapporto   col destino, una coscienza maggiore del nesso tra il proprio io e gli altri   (comunione), una coscienza maggiore del nesso fra il gesto effimero, il   gesto mio e la presenza delle cose (ordine). Così uno scopre, in   quel frangente, un miglioramento di sé, scopre un senso più   grande di se stesso.<br />
<em>équipe Clu, 2 settembre 1978</em></p>
<p><em><strong>Tratto da <a href="http://www.clonline.org/Art_dett.asp?ID=19980710" target="_blank">CLonline.org</a></strong><br />
</em></p>
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		<title>Piovono polpette</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 15:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[piovono polpette]]></category>

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		<description><![CDATA[Flint Lockwood è un giovane scienziato alquanto strampalato. Fin dalla  fanciullezza si è sempre cimentato in pazze invenzioni che lo hanno reso  lo zimbello dell’isola su cui vive. Solo la madre crede in lui,  spronandolo nella sua vocazione e regalandogli un bianco camice da  superprofessore. Ora però Flint è cresciuto, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/piovono-polpette.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2288" title="piovono polpette" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/piovono-polpette.jpg" alt="piovono polpette" width="150" height="210" /></a>Flint Lockwood è un giovane scienziato alquanto strampalato. Fin dalla  fanciullezza si è sempre cimentato in pazze invenzioni che lo hanno reso  lo zimbello dell’isola su cui vive. Solo la madre crede in lui,  spronandolo nella sua vocazione e regalandogli un bianco camice da  superprofessore. Ora però Flint è cresciuto, la madre è morta e il padre  ha perso fiducia in lui, costringendolo a lavorare nel suo negozio di  pescheria.</p>
<p>Tuttavia Flint brevetta in segreto una speciale macchina che  trasforma l’acqua in cibo e quando questa finirà nell’umida atmosfera  atlantica, un’immensa pioggia di cibo ricoprirà l’isola di pietanze.  Flint diventa l’eroe, si lega alla giornalista Sam Sparks e viene  convinto dall’obeso sindaco a perseverare nell’esperimento. Un tornado  di spaghetti e l’alto tasso di colesterolo danno però inizio alla  catastrofe.<br />
Preziosa sorpresa questo film d’animazione del duo Phil Lord (esordiente) e Chris Miller (<em>Shrek Terzo</em>). <em>Piovono polpette</em> non è un film della Pixar ma quanto a contenuti potrebbe esserlo. Per  il semplice motivo che con questo film i registi scelgono di rivolgersi a  grandi e piccini parlando della vita in tutte le sue problematiche. Si  parla anzitutto di vocazione: Flint sa di essere un disastro e anche sua  madre ne è consapevole. Poco importa, perché entrambi sanno anche che  lo scienziato è ciò che lui deve fare, perché in quel mestiere riesce  sempre a metterci tutto sé stesso, sentendosi libero.</p>
<p>Vi è poi il  problema della relazione tra Flint e suo padre che ha perso fiducia in  lui dal momento in cui la moglie è morta. Giusto, la morte: persino  questa entra in gioco, come accade nel capolavoro della Pixar <em>Up!</em>. E come in <em>Up!</em> a cambiare le cose è un incontro con un&#8217;altra anima incompresa, quella  della giornalista Sam Spark. Una ragazza bellissima che finirà per stare  con quello scienziato fallimentare e pure un bel po’ bruttino, andando  oltre le apparenze e innamorandosi della sua sincerità, del suo non  bisogno di mascherarsi.</p>
<p>Ancora si parla di attualità, del problema (non  solamente americano) dell’obesità. Così la genialità del film sta nella  capacità dei registi di trattare tutto questo universo di problemi  educando e non spaventando, divertendo (si ride sanamente dal primo  all’ultimo minuto) e facendo riflettere. Lo si ripeta: per grandi e  piccini. Indistintamente. Questo dona dignità immensa a un giocattolo  d’animazione.<br />
Nota finale: il 3D aggiunge pochissimo.</p>
<p>Andrea Puglia tratto da <a href="http://www.sentieridelcinema.it/film.asp?ID=1122" target="_blank">Sentieri del cinema</a></p>
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		<title>Dall’India all’Ue: ecco a chi fa comodo la &#8220;guerra&#8221; ai cristiani</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 19:15:21 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Culture e religioni]]></category>

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Nell’epoca aurea del politically correct, quando è d’obbligo prestare somma attenzione alla tutela di  qualsivoglia diritto di qualsivoglia minoranza (e non importa se il  “diritto” è in realtà figlio degenere della dittatura del desiderio),  può sembrare esagerato e fuori luogo parlare di “guerra ai cristiani”.  Eppure sono centinaia ogni anno gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/cina_cattoliciR375.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2285" title="cina_cattoliciR375" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/cina_cattoliciR375-300x204.jpg" alt="cina_cattoliciR375" width="300" height="204" /></a>Nell’epoca aurea del <em>politically correct,</em> quando è d’obbligo prestare somma attenzione alla tutela di  qualsivoglia diritto di qualsivoglia minoranza (e non importa se il  “diritto” è in realtà figlio degenere della dittatura del desiderio),  può sembrare esagerato e fuori luogo parlare di “guerra ai cristiani”.  Eppure sono centinaia ogni anno gli episodi che testimoniano di  un’ostilità nei confronti dei seguaci di quel crocifisso che anche  recentemente è stato trascinato nell’aula di un tribunale internazionale  in nome della libertà di pensiero. Violenze, sopraffazioni,  persecuzioni vengono operate da singoli, gruppi organizzati, partiti  politici, apparati statali, pubbliche istituzioni, in nome e per conto  di ideologie politiche o di convinzioni religiose piegate alla logica  del potere. Come ai tempi di Erode e di Pilato, l’irriducibilità di  Cristo produce fastidio, paura, insofferenza, ostilità. O una malcelata  indifferenza destinata a soccombere alla logica del più forte.</p>
<p style="text-align: justify;">Titolo provocatorio &#8211; <em>Guerra ai cristiani</em> &#8211; quello scelto da Mario Mauro per il libro realizzato insieme a  Vittoria Venezia e Matteo Forte per i tipi di Lindau. Ma dalle sue  pagine trasuda la cruda verità di avvenimenti che si sono succeduti in  Cina, India, Nord Corea, Iraq, Pakistan, Turchia, Indonesia, Somalia,  Nigeria, Cuba, solo per citare i più eclatanti. E che hanno avuto come  protagonisti e vittime vescovi, sacerdoti, suore, padri di famiglia,  studenti, donne e bambini. Colpevoli, al fondo, di testimoniare Gesù, a  volte soltanto di credere in Lui, in una situazione in cui si deve  credere ad altro, ai valori stabiliti dal potere o alla religione di  Stato imposta da chi siede nella stanza dei bottoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma accanto all’ostilità esplicita e  “riconoscibile a vista”, ce n’è un’altra più sottile e non meno  insidiosa nei confronti del cristianesimo. È quella che si consuma negli  uffici degli organismi internazionali “super partes” o nelle aule dei  Parlamenti dove la democrazia è (apparentemente) di casa. Dove in nome  del rispetto di certe minoranze viene stravolto il concetto di  matrimonio e di famiglia, dove le radici cristiane dell’Europa vengono  cancellate in omaggio alle “magnifiche sorti e progressive” di una  modernità che si afferma facendo a meno di Dio. E così il Vecchio  continente &#8211; sempre più vecchio perché sempre meno animato da motivi  forti con cui guardare al futuro &#8211; rischia l’abiura di ciò che lo ha  fatto nascere. E l’ascesa del relativismo sta trasformando l’Europa da  patria del diritto in supermarket dei diritti, dove il valore della  persona finisce annacquato in una melassa di pseudo-valori.</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Si  arriva così al paradosso di affermare una democrazia che presume di  poter fare a meno del cristianesimo, dimenticando la lezione di  Tocqueville corroborata da secoli di storia. “La consustanzialità del  cristianesimo alla democrazia &#8211; scrive a questo proposito Mauro &#8211; è data  dalla sua dimensione universale, dalla sua espressione comunitaria, per  cui la vita comune realizza l’ideale di fratellanza, e dalla concezione  laica della politica, secondo la quale &#8211; nella convinzione che non  tutto può sottostare al potere di Cesare &#8211; reato e peccato non  coincidono”.</p>
<p style="text-align: justify;">La disponibilità a incontrare l’altro in  quanto uomo, di riconoscere nella fede e nel pensiero del prossimo un  sincero tentativo di risposta alla domanda di significato che abita il  cuore di ciascuno, rappresenta l’aspetto essenziale della presenza  cristiana nella storia. Una presenza che chiede piena libertà di  espressione non come affermazione di un privilegio o difesa di un  gruppo, ma come possibilità riconosciuta a ciascuno in forza del suo  essere uomo. Per questo Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno più  volte sottolineato che la libertà religiosa è <em>conditio sine qua non </em>per l’esercizio di qualsiasi diritto.</p>
<p style="text-align: justify;">È dura la battaglia per riaffermare il  pieno diritto di cittadinanza del cristianesimo a ogni latitudine,  comprese le aule del Parlamento europeo. Una battaglia che è insieme  difensiva e offensiva, ed esige l’intelligenza e la capacità di trovare  alleati anche tra coloro che, pur non condividendo la fede in Gesù, sono  convinti che l’emarginazione dei suoi seguaci sarebbe una perdita secca  per l’intera umanità. Molti i nemici, molte le difficoltà con cui  misurarsi, ma uno sguardo positivo sulla realtà è ancora possibile. Ed è  da questo sguardo positivo che è possibile ripartire e continuare a  sperare, senza ingenuità ma con la certezza che c’è Chi ha segnato per  sempre la storia.</p>
<p style="text-align: justify;">In forza di questa certezza si può  affermare che “le ideologie, i fondamentalismi e i relativismi sono  accomunati dall’abbandono della verità, dal mancato riconoscimento  dell’essere come principio della realtà e dall’utilizzo del potere per  dare una nuova base alla realtà. La storia delle grandi dittature del  passato ci insegna che Dio fa paura a chi ha la pretesa di sostituirsi a  Lui. Ma la storia ci ha insegnato anche che alla lunga la furia  ideologica che ha nella negazione della libertà religiosa il suo  strumento di massima distruzione della dignità dell’uomo, viene  sconfitta dalla prorompenza della fede e dal desiderio di libertà degli  uomini”.</p>
<p style="text-align: justify;">Giorgio Paolucci &#8211; tratto da <a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=101460" target="_blank">IlSussidiario.net</a></p>
<p></span></span></p>
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		<title>Genitori &#8220;incapaci&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 19:11:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Famiglia e coppia]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
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A  Trento una giovane madre ha conosciuto il rigore della giustizia che  quando vuole sa essere rapida e inesorabile, specie con i deboli. Aveva  appena partorito ma il bambino le è stato sottratto dal Tribunale dei  minori in esecuzione di una procedura di adottabilità. Motivo? E’  povera, guadagna appena 500 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/legge-uguale-tuttiR375_16nov08.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2282" title="00004212" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/legge-uguale-tuttiR375_16nov08-300x204.jpg" alt="00004212" width="300" height="204" /></a>A  Trento una giovane madre ha conosciuto il rigore della giustizia che  quando vuole sa essere rapida e inesorabile, specie con i deboli. Aveva  appena partorito ma il bambino le è stato sottratto dal Tribunale dei  minori in esecuzione di una procedura di adottabilità. Motivo? E’  povera, guadagna appena 500 euro al mese.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva voluto il bambino, resistendo alle  pressioni di chi tra medici e assistenti sociali le aveva suggerito di  abortire, e conscia della sua situazione di difficoltà economica aveva  chiesto un affido condiviso. La risposta le è arrivata praticamente in  sala parto: via il bambino, ci pensiamo noi, la società. Che poi vuol  dire istituto e pratiche di adozione.</p>
<p style="text-align: justify;">La mamma ha cercato disperatamente di  farsi ascoltare dal giudice, che l’ha ricevuta dopo un mese (!) per  comunicarle che avrebbe avviato una perizia per valutarne la “capacità  genitoriale”; tempo previsto: otto mesi (!). Un grandioso paradosso.  Come potrà la madre dimostrare capacità di accudire un figlio in assenza  del figlio?</p>
<p style="text-align: justify;">Il caso è stato reso noto da uno  psicologo che peraltro svolge consulenza tecnica per lo stesso Tribunale  che commenta: “I procedimenti con cui il Tribunale dei minori separa i  bambini dalle madri in nome dell’incapacità genitoriale sono un abuso  scientifico”. Già. A molti dirà poco, ma quella formuletta, “incapacità  genitoriale”, è l’incubo di migliaia e migliaia di famiglie.</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Lo  dice il perito incaricato dal tribunale, e comincia il dramma. Finisci  sotto un rullo compressore che quasi mai fa marcia indietro, va sempre  avanti (del resto si è mai visto in tempi recenti un giudice ammettere  di aver sbagliato?). In Italia ci sono trentamila bambini negli  istituti, moltissimi a causa della dichiarazione che ha trasformato i  genitori in incapaci. Lo psicologo trentino afferma che la separazione  del bambino dalla famiglia dovrebbe essere perseguita per situazioni  gravissime ed eccezionali, come gli abusi sessuali e le violenze, i  quali però nell’ultimo anno in regione hanno rappresentato solo il 5%  dei casi. E il resto?</p>
<p style="text-align: justify;">Sullo strapotere dei Tribunali minorili e  dei periti tecnici (psicologi e psicoterapeuti) parlano pochi  coraggiosi, come il criminologo Steffenoni nel libro “Presunto  colpevole”, presentato qualche giorno fa alla Camera nella pressoché  totale assenza dei politici. Le storie raccontate nel libro come quella  accaduta a Trento, hanno dell’incredibile per chi è lontano da queste  vicende. Difficile accettare il fatto che gli istituti ricevano cento  euro al giorno (!) per il mantenimento dei bambini loro affidati mentre  le famiglie che fanno affido e accoglienza (soluzione di gran lunga più  felice) vengano sostenute con cinquecento euro al mese (!).</p>
<p style="text-align: justify;">Difficile tollerare che un disegno cupo o  strambo di tuo figlio possa innescare il meccanismo che te lo porta  via. Difficile rassegnarsi all’idea che viviamo in una barbarie  tecnico-giuridica, e senza che la si possa chiamare come tale. Due  giorni fa su Repubblica Chiara Saraceno lamentava addirittura il fatto  che gli assistenti sociali hanno troppa attenzione per la componente  biologica del legame tra genitori e figli: per i dittatori del pensiero  unico sociale si tratta soltanto uno stupido scrupolo che andrebbe  eliminato con maggior vigore.</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=101534" target="_blank">IlSussidiario.net</a> di Roberto Fontolan</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Commento dal Sicomoro</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alle amenità scritte da Chiara Saraceno su Repubblica, occorre sottolineare anche la prontezza dello Stato nell&#8217;assisterti con tutti i rimborsi nel caso una donna voglia abortire. Totale assenza invece quando una donna o una famiglia decide di tenere un bambino.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p></span></span></p>
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		<title>Anche in bioetica non si risponde alle domande di senso</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 13:54:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioetica e rispetto della vita]]></category>
		<category><![CDATA[carlo bellieni]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[Mass media]]></category>
		<category><![CDATA[valori]]></category>
		<category><![CDATA[zenith]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista al neonatologo Carlo Bellieni


di Antonio Gaspari &#8211; Tratto da Zenith.org
Il prof. Carlo Bellieni, neonatologo e bioeticista, ha recentemente  pubblicato sull’Osservatore Romano un editoriale dal titolo “Tante  tecniche ma poche ragioni” in cui affronta i problemi scottanti della  bioetica da un punto di vista innovativo.Secondo il prof. Bellieni i mezzi di comunicazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/eutanasia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2278" title="eutanasia" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/eutanasia-225x300.jpg" alt="eutanasia" width="225" height="300" /></a>Intervista al neonatologo Carlo Bellieni</strong></p>
<div id="article">
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p><em>di Antonio Gaspari &#8211; Tratto da <a href="http://www.zenith.org">Zenith.org</a></em></p>
<p>Il prof. Carlo Bellieni, neonatologo e bioeticista, ha recentemente  pubblicato sull’Osservatore Romano un editoriale dal titolo “Tante  tecniche ma poche ragioni” in cui affronta i problemi scottanti della  bioetica da un punto di vista innovativo.Secondo il prof. Bellieni i mezzi di comunicazioni di massa si  preoccupano di fornire risposte tecniche, utilitaristiche, commerciali  ai problemi di bioetica, invece di approfondire e trovare le risposte  alle domande di senso che crescono sempre di più.</p>
<p>ZENIT lo ha intervistato.</p>
<p><strong>Prof. Bellieni, ci vuole parlare di cosa intende dire quando  parla di un’etica delle conseguenze?</strong></p>
<p>Bellieni: Si tratta del fatto che chi determina il dibattito sulla  bioetica nei mass media, evita di porre assolutamente l’accento sulla  prevenzione dei fenomeni, moltiplicando il peso in spazio concesso ai  possibili “rimedi” che l’industria produce a piè sospinto. Ad esempio  tutti finiamo per dividerci tra “proibizionisti” e “non proibizionisti”  sul tema della droga, ma nessuno si interroga sul perché ci si droga. E  così si finisce per far sembrare che il problema si risolva o con la  prigione o con lo spinello libero. Mentre il problema è più profondo,  tocca l’animo dei giovani, che non hanno più un senso per vivere e  finiscono nello sballo solo perché nessuno li aiuta a pensare. E questo  livello di dibattito, censurato, quello sulle motivazioni, è quello che  interessa il mondo laico, in cui troviamo molti alleati.</p>
<p><strong>Ci può fare altri esempi?</strong></p>
<p>Bellieni: L’eutanasia segue lo stesso criterio: sui giornali trova  spazio solo il dibattito sulle modalità di esprimere le “ultime  volontà”, e nessuno si domanda perché un anziano o un malato chiedono di  morire, a fronte di mille altri che nelle stesse condizioni non lo  fanno. Ambiente poco stimolante? Depressione non curata? La ricerca  scientifica ci spinge a cercare in questo senso, ma sui media questo non  appare. Se invece affrontiamo così il problema, non solo troviamo  inaspettati alleati tanti scienziati, ma aiutiamo ancor più la  popolazione.</p>
<p><strong>Come contrastare questa censura?</strong></p>
<p>Bellieni: Riconoscendola. E riconoscendo che non avviene per caso. E’  una corrente filosofica forte il consequenzialismo, branca  dell’utilitarismo, che soppesa le azioni non per i valori che le  animano, ma per le conseguenze che determinano. Ed evita che ci si  interroghi proprio sui valori, che ormai –vorrebbero &#8211; non dovrebbero  più interessare nessuno. Ma lascia insoddisfatti, ripeto, soprattutto  gli studiosi medici, sociologi e biologi, delle cause dei problemi.</p>
<p><strong>E’ una visione innovativa la sua, dato che tutti rischiamo di  seguire il pensiero unico diffuso dai mezzi di comunicazione di massa.</strong></p>
<p>Bellieni: Penso di sì, perché è un richiamo all’uso della ragione,  che coniuga l’attenzione verso novità potenzialmente preoccupanti nel  comportamento quotidiano, con l’attenzione alle motivazioni che ci  spingono ad accettarle. Sottolineo che la ricerca delle cause non  significa che ha meno valore la lotta delle conseguenze indesiderate e  che fortunatamente c’è chi si dedica con fatica anche a questo versante  di frontiera. Ma devono coesistere, altrimenti all’esercito di prima  linea manca la fureria, le comunicazioni, la retroguardia, il genieri.</p>
<p><strong>Lei fa l’esempio della procreazione.</strong></p>
<p>Bellieni: certo, perché ci battiamo da anni per evitare le derive dei  metodi procreativi artificiali e in Italia abbiamo avuto buoni  risultati; ma se una minima parte delle pagine dei giornali dedicate ai  dibattiti sui metodi fecondativi fosse dedicata a parlare di sterilità…  Ma non ne parla nessuno, di come prevenirla, e finisce che nessuno sa  che molte delle cause che impediscono di aver figli sono prevenibili, ma  sui giornali si parla solo di come correre ai ripari, spesso quando è  troppo tardi. Pensate invece come reagirebbe la gente se si impostasse  il dibattito da questo versante: non più parlare solo di corse ai  ripari, ma in primo luogo di come aiutare a superare i problemi alla  radice. Ne troviamo già dei buoni esempi, di cui la Chiesa è maestra; ma  devono essere fatti conoscere, aiutati, fatti crescere, diffusi,  diventare cultura.</p></div>
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		<title>Il grande ritorno dei classici cristiani</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 13:29:39 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/lettere_berlicche.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2274" title="lettere_berlicche" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/lettere_berlicche.jpg" alt="lettere_berlicche" width="150" height="237" /></a>È un’estate molto particolare quella di  quest’anno, perché, tra i libri da mettere in valigia, c’è da segnalare  un ritorno importante e significativo, quello degli scrittori cristiani,  che nell’ultimo decennio sono stati via via ignorati dai grandi gruppi  editoriali, nonostante i loro libri abbiano rappresentato tappe  fondamentali per la costruzione di un catalogo prestigioso, dimenticati  dal dibattito critico, ma non dai lettori, che hanno però sempre amato i  loro libri e hanno fatto diventare, ad esempio, <em>Le cronache di  Narnia</em> di <strong>C.S. Lewis</strong> un long-seller di grande  attualità.</p>
<p>Ora ritrovano un loro spazio, in tante iniziative  editoriali, che fanno presupporre non certo un interesse estemporaneo,  ma la volontà di riportare in vita i &#8220;classici&#8221; della letteratura di  ispirazione cristiana. Ed è una riscoperta che trova in <strong>G.K.  Chesterton</strong>, lo scrittore di questa calda estate, visto quanto  numerose sono le riproposte dei suoi libri, a partire dalle novecento  fittissime pagine de <em>I racconti di Padre Brown</em>, tutti i quattro  libri in un unico tomo, pubblicato dalla San Paolo nella collana  &#8220;Capolavori&#8221; (euro 28,00), un’occasione per stare insieme a questo  piccolo prete che, pur sapendo tanto di teologia e di filosofia, non  difetta, al di là della sua aria simpatica, di un finissimo intuito e di  un’incredibile astuzia. Di Chesterton, mentre Morganti editore ha in  preparazione una nuova edizione integrale de <em>La sfera e la croce</em>,  Lindau manda in libreria due testi che sono legati uno all’altro: <em>Eretici</em> (pagine 264, euro 19,00) e <em>Ortodossia</em> (pagine 256, euro  18,00). </span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">Il primo testo è una raccolta di saggi in cui Chesterton mette  in discussione, in modo acceso e corrosivo, le idee della sua epoca.  Pubblicato nel 1905 il libro era diventato oggetto di una sfida da parte  della critica che chiedeva all’autore di indicare quale fosse la  propria visione del mondo. Nel 1908 esce <em>Ortodossia</em>,  un’autobiografia filosofica, in cui Chesterton mette a fuoco  l’imprescindibilità dalla fede cristiana, di cui argomenta con rigore,  ma senza rinunciare al gusto per il paradosso, l’assoluta  ragionevolezza, ritenendo che «sia una fede convincente. Ma se così non  fosse, essa costituisce perlomeno una coincidenza reiterata e  sorprendente», oltre a sottolineare che «questo libro è da considerarsi  una guida alla lettura di <em>Eretici</em>, e ha l’intento di aggiungere  il punto di vista positivo accanto a quello negativo».</p>
<p>Non è  finita la festa per il grande scrittore inglese che sembra voler  riprendersi quel posto d’eccellenza che gli spetta: sempre Lindau avvia  una nuova collana di letteratura ispirata ai valori cristiani, &#8220;L’aquila  e la colomba&#8221;. Nella convinzione che «il contributo che il  cristianesimo ha offerto all’uomo moderno – alla sua crescita  spirituale, alla sua capacità di affrontare le sfide complesse del  nostro tempo – ha assunto anche la forma della finzione letteraria,  della creatività libera, della narrazione popolare. </span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">In poche parole, del  romanzo, della poesia, della letteratura di genere» la collana intende  riproporre romanzieri noti come <strong>Georges Bernanos</strong>, <strong>Graham  Greene</strong>, lo stesso Chesterton (per citarne solo alcuni), ma  anche scrittori meno conosciuti, come il filosofo (e giallista) <strong>Ralph  McInerny</strong>, tutti accomunati da questa appartenenza ideale. Ha  inaugurato la collana il primo romanzo scritto da Chesterton e  pubblicato nel 1904, <em>Il Napoleone di Notting Hill</em>, tutto da  riscoprire nel suo humour quasi surreale e nelle atmosfere fantastiche  della narrazione.</p>
<p>Continua anche l’interesse verso C.S. Lewis di  cui sempre Lindau pubblica <em>Miracoli</em> (pagine 272, euro 19,50),  un  saggio che mette in luce «la natura cristiana» del miracolo. Scrive  Lewis: «Per questo motivo, la domanda se i miracoli accadano davvero non  può trovare una risposta semplicemente nell’esperienza. Ogni evento che  sia possibile definire miracolo è, in ultima istanza, qualcosa che si  presenta ai nostri sensi, qualcosa che si è visto, udito, toccato,  odorato o gustato. E i nostri sensi non sono infallibili».</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><br />
Ritorna, a  trent’anni di distanza, nella Bur Rizzoli, una collana che aveva  trovato in Giovanni Testori e in don Luigi Giussani gli ideatori,  un’esperienza editoriale breve quanto intensa che aveva preso avvio  proprio da un dialogo tra lo scrittore e il sacerdote, <em>Il senso  della nascita</em>. Ora arriva in libreria la seconda serie dei «libri  della speranza», collana diretta, ora, dal poeta Davide Rondoni, che  presenterà gli uomini, le storie e i grandi temi della spiritualità  contemporanea. </span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">Escono in questi giorni i primi due titoli. Il primo è un  romanzo dello scrittore tedesco <strong>Louis de Wohl</strong>, <em>Attila</em> (pagine 304, euro 10,50), che ci racconta, in un Occidente governato da  persone interessate solo a mantenere il proprio potere, l’incontro tra  colui che «è il simbolo dei pericoli che minacciano la civiltà» e papa  Leone I. </span></div>
<div></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">C’è poi la storia di un santo quasi sconosciuto, definito da  don Luigi Giussani «l’emblema stesso della santità cattolica». Davide  Rondoni con <em>Hermann</em> (pagine 182, euro 9,50) ci presenta il  romanzo di un uomo dalla «vita storta e santa puntata alle stelle». In  preparazione ci sono un <strong>Léon Bloy</strong> e una scelta delle  lettere di <strong>Flannery O’Connor</strong>, affidate alla curatela di  Elena Buia, che ha dato poco pubblicato un ritratto critico-biografico  della grande scrittrice americana, <em>Il mistero e la scrittura</em> (Ancora, pagine 112, euro 12,50). </span></div>
<div></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">Gribaudi invece continua la riproposta  delle opere del grande scrittore polacco <strong>Jan Dobraczynski</strong>,  con <em>Prima che cali il buio</em> (pag. 352, euro18.00) sulla figura  attualissima di Geremia, mentre San Paolo riporta in libreria uno dei  romanzi più &#8220;forti&#8221; e attuali di Bernanos, <em>Sotto il sole di Satana</em> (pagine 332, euro 19,50).</p>
<p>Si tratta di un ritorno che vede  scendere in campo, anche editori come Adelphi che ha deciso di  pubblicare i romanzi più importanti di <strong>François Mauriac</strong>,  a partire da <em>Thérèse Desqueyroux</em> (pag. 139, euro 16.00),  romanzo che pone al centro la figura ambigua di una donna schiacciata  dalla chiusura della famiglia, che tenta di avvelenare il marito. O  anche Bompiani che a fine anno manderà in libreria il terzo volume delle  &#8220;Opere complete&#8221; di <strong>Giovanni Testori</strong>, quello relativo  agli ultimi anni Settanta e agli Ottanta, con non poche sorprese.</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><br />
Ritornano,  infatti, anche gli scrittori italiani, penalizzati da un inspiegabile  oblio. Cantagalli nella nuova serie dei &#8220;classici cristiani&#8221; ha proposto  nuove e accurate edizioni di due libri da decenni introvabili: il <em>Diario  di un parroco di campagna</em> (pagine 184, euro 12,00) di <strong>Nicola  Lisi</strong>, scrittore tutto da riscoprire e <em>Sant’Agostino</em> (pagine 260, euro 18,00) che riporta l’attenzione su un’esperienza  novecentesca fondamentale come quella di <strong>Giovanni Papini</strong>.  &#8220;Classico contemporaneo&#8221; può essere definito a tutti gli effetti anche <em>Orfeo  in Paradiso</em> di <strong>Luigi Santucci</strong>, ripubblicato da  Marietti (pagine 224, euro 15,00), che riletto in una visione più ampia  si pone nel solco tracciato da Lewis con <em>Le lettere di Berlicche</em>.  E sempre Marietti riscopre un nome-cardine della poesia italiana del  Novecento, una grande voce poetica mai allineata alle mode del tempo,  quella di <strong>Margherita Guidacci</strong>, inspiegabilmente esclusa  dal canone della nostra poesia, ma che dimostra la sua forza e la sua  modernità in questa antologia, <em>Poesia come un albero</em>, curata da  Giovanna Fozzer (pagine 132, euro 15,00), intreccia gli elementi  essenziali della biografia e della figura umana, quasi un ritratto,  della poetessa, con il germinare della sua opera letteraria e critica. </span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><br />
La  mappa si allarga e ha bisogno di lettori per riportare in vita la  questa grande &#8220;biblioteca&#8221; della nostra spiritualità che ha avuto modi e  strutture originalissime per esprimersi. Ora manca solo il grande  ritorno di <strong>Italo Alighiero Chiusano</strong> e <strong>Mario  Pomilio</strong>, figura cardine degli anni Sessanta e Settanta: perché  non scommettere sui suoi «scritti cristiani»?</span></div>
<div><span><br />
</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Autore"> <strong>Fulvio Panzeri tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Cultura/Ritorno_classici_cristiani_201007160815497470000.htm" target="_blank">Avvenire</a> &#8211; Sicomoro Giulianova</strong><br />
</span></div>
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