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	<title>Sicomoro Giulianova</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>La fortezza della solitudine</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 18:19:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Che umiliazione, seguire un bambino. Quanto ci secca, quanto ci brucia. Con tutta la nostra intelligenza, tutta la nostra cultura, le analisi minuziose, i progetti precisi. Non riusciamo a capire come possa accadere, qualcosa che non abbiamo previsto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/12/Fortress-of-Solitude.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2942" title="Fortress-of-Solitude" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/12/Fortress-of-Solitude-300x100.jpg" alt="Fortress-of-Solitude" width="300" height="100" /></a>Che umiliazione, seguire un bambino. Quanto ci secca, quanto ci brucia. Con tutta la nostra intelligenza, tutta la nostra cultura, le analisi minuziose, i progetti precisi. Non riusciamo a capire come possa accadere, qualcosa che non abbiamo previsto.</p>
<p>Eppure è la nostra sola salvezza. La sola speranza di uscire dalla fortezza che ci siamo costruiti per difenderci da quegli orrori lì fuori. Un bambino che arrivi, ci prenda per mano, spalanchi quei cancelli e ci faccia vedere che fuori non c’è niente di cui avere paura.</p>
<p>Possiamo anche rifiutarci. Possiamo costruire torri di parole e fossati colmi di odio, recriminazione e sospetto.  Superuomini nella nostra fortezza della solitudine, una landa fredda e desolata in cui niente può crescere, mai.</p>
<p>Seguire un bambino, quel bambino, sciogliersi in pianto, e poi ridere di gioia. Abbandonare la fortezza. Essere di nuovo vivi.</p>
<p>Buon Natale.</p>
<p><strong>Tratto dal blog di <a href="http://berlicche.wordpress.com/2011/12/23/la-fortezza-della-solitudine/" target="_blank">Berlicche</a></strong></p>
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		<title>Educare i giovani alla giustizia e alla pace</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 18:05:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[benedetto]]></category>
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		<description><![CDATA[Con quale atteggiamento guardare al nuovo anno? Nel Salmo 130 troviamo una bellissima immagine. Il Salmista dice che l’uomo di fede attende il Signore «più che le sentinelle l’aurora» (v. 6), lo attende con ferma speranza, perché sa che porterà luce, misericordia, salvezza. Tale attesa nasce dall’esperienza del popolo eletto, il quale riconosce di essere educato da Dio a guardare il mondo nella sua verità e a non lasciarsi abbattere dalle tribolazioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/06/benedettoxvi_saluto_finestraR375.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2205" title="benedettoxvi_saluto_finestraR375" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/06/benedettoxvi_saluto_finestraR375-300x204.jpg" alt="benedettoxvi_saluto_finestraR375" width="300" height="204" /></a>1.Con quale atteggiamento guardare al nuovo anno? Nel Salmo 130 troviamo una bellissima immagine. Il Salmista dice che l’uomo di fede attende il Signore «più che le sentinelle l’aurora» (v. 6), lo attende con ferma speranza, perché sa che porterà luce, misericordia, salvezza. Tale attesa nasce dall’esperienza del popolo eletto, il quale riconosce di essere educato da Dio a guardare il mondo nella sua verità e a non lasciarsi abbattere dalle tribolazioni.</p>
<p>Vi invito a guardare il 2012 con questo atteggiamento fiducioso. È vero che nell’anno che termina è cresciuto il senso di frustrazione per la crisi che sta assillando la società, il mondo del lavoro e l’economia; una crisi le cui radici sono anzitutto culturali e antropologiche. Sembra quasi che una coltre di oscurità sia scesa sul nostro tempo e non permetta di vedere con chiarezza la luce del giorno.</p>
<p>In questa oscurità il cuore dell’uomo non cessa tuttavia di attendere.[…] Vorrei dunque presentare il Messaggio per la XLV Giornata Mondiale della Pace in una prospettiva educativa. […] Essere attenti al mondo giovanile, saperlo ascoltare e valorizzare,non è solamente un’opportunità, ma un dovere primario di tutta la società, perla costruzione di un futuro di giustizia e di pace.</p>
<p>Sitratta di comunicare ai giovani l’apprezzamento per il valore positivo della vita,suscitando in essi il desiderio di spenderla al servizio del Bene.È un compito,questo, in cui tutti siamo impegnati in prima persona. Le preoccupazioni manifestate da molti giovani in questi ultimi tempi, in varie Regioni del mondo, esprimono il desiderio di poter guardare con speranza fondata verso il futuro. Nel momento presente sono molti gli aspetti che essi vivono con apprensione: il desiderio di ricevere una formazione che li prepari in modo più profondo ad affrontare la realtà, la difficoltà a formare una famiglia e a trovare un posto stabile di lavoro, l’effettiva capacità di contribuire al mondo della politica,della cultura e dell’economia per la costruzione di una società dal volto più umano e solidale.[…]</p>
<p><strong>I RESPONSABILI DELL’EDUCAZIONE</strong></p>
<p>2. L’educazione è l’avventura più affascinante e difficile della vita. Educare – dal latino educere – significa condurre fuori da se stessi per introdurre alla realtà, verso una pienezza che fa crescere la persona.Tale processo si nutre dell’incontro di due libertà, quella dell’adulto e quella del giovane. Esso richiede la responsabilità del discepolo, che deve essere aperto a lasciarsi guidare alla conoscenza della realtà, e quella dell’educatore, che deve essere disposto a donare se stesso.</p>
<p>Per questo sono più che mai necessari autentici testimoni, e non meri dispensatori di regole e di informazioni; testimoni che sappiano vedere più lontano degli altri, perché la loro vita abbraccia spazi più ampi. Il testimone è colui che vive per primo il cammino che propone.[…] Vorrei rivolgermi[…] ai responsabili delle istituzioni che hanno compiti educativi: veglino con grande senso di responsabilità affinché la dignità di ogni persona sia rispettata e valorizzata in ogni circostanza.Abbiano cura che ogni giovane possa scoprire la propria vocazione, accompagnandolo nel far fruttificare i doni che il Signore gli ha accordato. Assicurino alle famiglie che i loro figli possano avere un cammino formativo non in contrasto con la loro coscienza e i loro principi religiosi.[…]</p>
<p>Mi rivolgo poi airesponsabili politici, chiedendo loro di aiutare concretamente le famiglie e le istituzioni educative ad esercitare il loro diritto-dovere di educare.Non deve mai mancare un adeguato supporto alla maternità e alla paternità.Facciano in modo che a nessuno sia negato l’accesso all’istruzione e che le famiglie possano scegliere liberamente le strutture educative ritenute più idonee per il bene dei propri figli.[…]</p>
<p><strong>EDUCARE ALLA VERITÀ E ALLA LIBERTÀ</strong></p>
<p>3. Sant’Agostino si domandava: «Quid enim fortius desiderat anima quam veritatem? – Che cosa desidera l’uomo più fortemente della verità?» (Commento al Vangelo di S. Giovanni, 26,5). Il volto umano di una società dipende molto dal contributo dell’educazione a mantenere viva tale insopprimibile domanda. […]</p>
<p>«Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi?» (Sal 8,4-5). È questa la domanda fondamentale da porsi: chi è l’uomo? L’uomo è un essere che porta nel cuore una sete di infinito, una sete di verità – non parziale, ma capace di spiegare il senso della vita – perché è stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Riconoscere allora con gratitudine la vita come dono inestimabile, conduce a scoprire la propria dignità profonda e l’inviolabilità di ogni persona. Perciò, la prima educazione consiste nell’imparare a riconoscere nell’uomo l’immagine del Creatore e, di conseguenza, ad avere un profondo rispetto per ogni essere umano e aiutare gli altri a realizzare una vita conforme a questa altissima dignità.[…]</p>
<p>È compito dell’educazione quello di formare all’autentica libertà. Questa non è l’assenza di vincoli o il dominio del libero arbitrio, non è l’assolutismo dell’io. L’uomo che crede di essere assoluto, di non dipendere da niente e da nessuno, di poter fare tutto ciò che vuole, finisce per contraddire la verità del proprio essere e per perdere la sua libertà. L’uomo, invece, è un essere relazionale, che vive in rapporto con gli altri e, soprattutto, con Dio. L’autentica libertà non può mai essere raggiunta nell’allontanamento da Lui.</p>
<p>La libertà è un valore prezioso, ma delicato; può essere fraintesa e usata male. «Oggi un ostacolo particolarmente insidioso all’opera educativa è costituito dalla massiccia presenza, nella nostra società e cultura, di quel relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione, perché separa l’uno dall’altro, riducendo ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio “io”.</p>
<p>Dentro ad un tale orizzonte relativistico non è possibile, quindi, una vera educazione: senza la luce della verità prima o poi ogni persona è infatti condannata a dubitare della bontà della stessa vita e dei rapporti che la costituiscono, della validità del suo impegno per costruire con gli altri qualcosa in comune» (Benedetto XVI, Discorso in occasione dell’apertura del Convegno ecclesiale diocesano nella Basilica di san Giovanni in Laterano, 6 giugno 2005).</p>
<p>Per esercitare la sua libertà, l’uomo deve dunque superare l’orizzonte relativistico e conoscere la verità su se stesso e la verità circa il bene e il male. Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce lo chiama ad amare e a fare il bene e a fuggire il male. […]</p>
<p>4. È importante non separare il concetto di giustizia dalle sue radici trascendenti. La giustizia, infatti, non è una semplice convenzione umana, poiché ciò che è giusto non è originariamente determinato dalla legge positiva, ma dall’identità profonda dell’essere umano. È la visione integrale dell’uomo che permette di non cadere in una concezione contrattualistica della giustizia e di aprire anche per essa l’orizzonte della solidarietà e dell’amore. […]</p>
<p><strong>EDUCARE ALLA PACE</strong></p>
<p>5. La pace è frutto della giustizia ed effetto della carità. La pace è anzitutto dono di Dio. Noi cristiani crediamo che Cristo è la nostra vera pace: in Lui, nella sua Croce, Dio ha riconciliato a Sé il mondo e ha distrutto le barriere che ci separavano gli uni dagli altri (cfr Ef 2,14-18). […]</p>
<p><strong>ALZARE GLI OCCHI A DIO</strong></p>
<p>6. A tutti, in particolare ai giovani, voglio dire con forza: «Non sono le ideologie che salvano il mondo, ma soltanto il volgersi al Dio vivente, che è il nostro creatore, il garante della nostra libertà, il garante di ciò che è veramente buono e vero» (Benedetto XVI,Veglia con i Giovani, 20 agosto 2005).[…]</p>
<p>Cari giovani, voi siete un dono prezioso per la società. Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento di fronte alle difficoltà e non abbandonatevi a false soluzioni, che spesso si presentano come la via più facile per superare i problemi. Non abbiate paura di impegnarvi, di affrontare la fatica e il sacrificio, di scegliere le vie che richiedono fedeltà e costanza, umiltà e dedizione. Vivete con fiducia la vostra giovinezza e quei profondi desideri che provate di felicità, di verità, di bellezza e di amore vero! Vivete intensamente questa stagione della vita così ricca e piena di entusiasmo.</p>
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		<title>La tentazione del Natale</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 17:51:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[natale]]></category>

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		<description><![CDATA[L'articolo di don Julián Carrón pubblicato sull'Osservatore Romano del 24 dicembre 2011]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/12/sacra_famiglia_11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2936" title="Natale" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/12/sacra_famiglia_11-300x190.jpg" alt="Natale" width="300" height="190" /></a>Per descrivere la nostra umanità e per guardare in modo adeguato noi stessi in questo momento della storia del mondo, difficilmente potremmo trovare una parola più adeguata di quella contenuta in questo brano del profeta Sofonìa: «Rallégrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele». Perché? <strong>Che ragione c’è di rallegrarsi, con tutto quello che sta accadendo nel mondo</strong>? Perché «il Signore ha revocato la tua condanna».</p>
<p>Il primo contraccolpo che hanno provocato in me queste parole è per la sorpresa di come <strong>il Signore ci guarda: con uno sguardo che riesce a vedere cose che noi non saremmo in grado di riconoscere se non partecipassimo di quello stesso sguardo sulla realtà</strong>: «Il Signore revoca la tua condanna», cioè <strong>il tuo male non è più l’ultima parola sulla tua vita</strong>; lo sguardo solito che hai su di te non è quello giusto; <strong>lo sguardo con cui ti rimproveri in continuazione non è vero</strong>. <strong>L’unico sguardo vero è quello del Signore</strong>. E proprio da questo potrai riconoscere che Egli è con te: se ha revocato la tua condanna, di che cosa puoi avere paura? «Tu non temerai più alcuna sventura». Un positività inesorabile domina la vita. Per questo &#8211; continua il brano biblico &#8211; «non temere Sion, non lasciarti cadere le braccia». Perché? Perché «il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente». Non c’è un’altra sorgente di gioia che questa: «Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia» (Sof 3,14-17).</p>
<p>Che queste non sono rimaste solo parole, ma si sono compiute, è ciò che ci testimonia il Vangelo; nel Bambino che Maria porta in grembo, quelle parole sono diventate carne e sangue, come ci ricorda in modo commovente Benedetto XVI: «<strong>La vera novità del Nuovo Testamento non sta in nuove idee, ma nella figura stessa di Cristo, che dà carne e sangue ai concetti &#8211; un realismo inaudito</strong>» (Deus caritas est, 12). Ed è un fatto talmente reale nella vita del mondo che non appena Elisabetta riceve il saluto da Maria, il bambino che porta nel grembo – Giovanni – sussulta di gioia. Quelle del Profeta non sono più soltanto parole, ma si sono fatte carne e sangue, fino al punto che questa gioia è diventata esperienza presente, reale: «Ha sussultato di gioia nel mio grembo» (Lc 1,39-45).</p>
<p><strong>Domandiamoci: il cristianesimo è un devoto ricordo o è un avvenimento che accade oggi esattamente come è accaduto duemila anni fa</strong>? Guardiamo i tanti fatti che i nostri occhi vedono in continuazione, che ci sorprendono e ci stupiscono, a cominciare da quel fatto imponente che si chiama Benedetto XVI e che ogni volta fa sussultare le viscere del nostro io. <strong>C’è Uno in mezzo a noi che fa sussultare il “bambino” che ciascuno di noi porta in grembo, nel nostro intimo, nella profondità del nostro essere</strong>. Questa esperienza presente ci testimonia che l’episodio della Visitazione non è soltanto un fatto del passato, ma è stato l’inizio di una storia che ci ha raggiunto e che continua a raggiungerci nello stesso modo, attraverso incontri, nella carne e nel sangue di tanti che incontriamo per la strada, che ci muovono nell’intimo.</p>
<p>È con questi fatti negli occhi che possiamo entrare nel mistero di questo Natale, evitando il rischio del “devoto ricordo”, di ridurre la festa a un puro atto di pietà, a devozione sentimentale. In fondo, tante volte la tentazione è di non aspettarsi granché dal Natale. Ma a chi è data la grazia più grande che si possa immaginare &#8211; vederLo all’opera in segni e fatti che Lo documentano presente &#8211; è impossibile cadere nel rischio di celebrare la nascita di Gesù come un “devoto ricordo”. Non ci è consentito! E non perché siamo più bravi degli altri fratelli uomini, non perché non siamo fragili come tutti, <strong>ma perché siamo riscattati di continuo da questo nostro venir meno per la forza di Uno che accade ora e che revoca la nostra condann</strong>a.</p>
<p>È solo con questi fatti negli occhi che potremo guardare il Natale che viene: non con una nostalgia devota, non col sentimento naturale che sempre provoca in noi un bambino che nasce e neppure con un vago sentimento religioso, ma in forza di una esperienza (perché tutto il resto non produce altro che una riduzione di “quella” nascita). Dove si rivela veramente chi è quel Bambino è in questa esperienza reale: il figlio di Elisabetta ha sussultato di gioia nel suo grembo. È il rinnovarsi continuo di questo avvenimento che ci impedisce di ridurre il Natale e che ce lo può fare gustare come la prima volta.</p>
<p><strong>di Julián Carrón &#8211; Tratto da <a href="http://tracce.it/default.asp?id=411&amp;id_n=26192" target="_blank">Tracce.it</a></strong></p>
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		<title>Gli opposti</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 18:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[havel]]></category>

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		<description><![CDATA[Non credo di essere stato il solo a notare la curiosa coincidenza di due morti a loro modo opposte.
A distanza di poche ore hanno cessato di vivere due persone che sarebbe difficile immaginare più diverse per temperamento e storia personale: Vaclav Havel, ex dissidente cecoslovacco, scrittore, filosofo, cattolico, imprigionato più volte dal regime comunista, eletto poi presidente del suo paese; e Kim Jong-il, “amato leader” comunista del popolo nordcoreano, che per tutta la vita non ha fatto altro che regnare su uno dei regimi più chiusi e feroci del pianeta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/12/5879086.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2951" title="5879086" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/12/5879086-300x225.jpg" alt="5879086" width="300" height="225" /></a>La tragedia dell’uomo moderno non è che conosce meno e meno del significato della sua vita, ma che gli importa meno e meno.</strong></p>
<p><strong></strong>(Vaclav Havel)</p>
<p>Non credo di essere stato il solo a notare la curiosa coincidenza di due morti a loro modo opposte.</p>
<p>A distanza di poche ore hanno cessato di vivere due persone che sarebbe difficile immaginare più diverse per temperamento e storia personale: Vaclav Havel, ex dissidente cecoslovacco, scrittore, filosofo, cattolico, imprigionato più volte dal regime comunista, eletto poi presidente del suo paese; e Kim Jong-il, “amato leader” comunista del popolo nordcoreano, che per tutta la vita non ha fatto altro che regnare su uno dei regimi più chiusi e feroci del pianeta.</p>
<p>Il Nord Corea è un paese che coincide con l’universo burocratico ed oppressivo che Havel descrive nel suo più famoso libro, “Il potere dei senza potere”. Un regime “ossessionato dal bisogno di legare ogni cosa con un regolamento. La vita in esso è percorsa da una rete di ordinanze, avvisi, direttive, norme disposizioni e regolamenti. (…) L’uomo è solo l’insignificante ingranaggio di un meccanismo gigantesco; il suo valore è limitato alla funzione che in esso svolge…. Tutto deve essere il più possibile delimitato, codificato e controllato.“.</p>
<p>Ma “non appena l’uomo comincia a considerare se stesso la sorgente del più alto significato nel mondo e la sorgente di ogni cosa, il mondo comincia a perdere la sua dimensione umana, e l’uomo a perdere il controllo di esso“.</p>
<p>Quando l’uomo non concepisce niente al di sopra di sè, allora sopra di sè si trova altri uomini. Si trova il potere, cioè uomini forti, che possono imporre il loro volere. E qual è il modo di imporlo? Tramite leggi e regolamenti che eliminino tutto ciò che può minacciare l’ordine da loro immaginato. Le persone si trovano così a vivere dentro una menzogna: perché quando ti è imposta la visione di altri, la realtà di altri, puoi adeguarti solo mentendo.</p>
<p>A meno di scegliere l’altra possibilità: vivere senza menzogna.</p>
<p>Colui che si oppone, che rifiuta la menzogna del potere, che afferma la realtà, può essere senza potere ma ha il potere enorme della verità. Potrà essere punito, emarginato, imprigionato, forse ucciso, ma avrà la libertà perché è la verità a rendere liberi.</p>
<p>E’ questo che sgretola la morsa sull’uomo, è questo che nessuno ha il potere di impedire. Perché nessuno può niente contro il cuore dell’uomo. “La vita non può essere distrutta per sempre, nè la storia fermata del tutto“.</p>
<p>Havel fu imprigionato perché scrisse di questo. Poi il regime di menzogna si dissolse. Quando venne eletto Presidente temetti per lui, ma ci dimostrò, dimostrò a tutti, cosa vuol dire avere un potere che nasce dall’autorità, dalla coscienza, dalla verità e non dalla menzogna.</p>
<p>Havel è vissuto da uomo libero perché non confidava nell’uomo. Kim Jong-il è vissuto da prigioniero di se stesso, perché la menzogna ti imprigiona sia quando la dici che quando la imponi.</p>
<p>Le lacrime che il popolo nordcoreano versa sul feretro dell’”amato leader” non so quanto debbano a quella menzogna. Di una cosa invece sono certo: quelle del popolo cecoslovacco sono tutte sincere.</p>
<p><strong>Tratto dal blog di <a href="http://berlicche.wordpress.com/2011/12/20/gli-opposti/" target="_blank">Berlicche</a></strong></p>
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		<title>Il monastero del mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 18:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono mesi d’angoscia. Certamente non solo per me: la crisi economica, una mancanza di prospettive, persone che perdono il lavoro, imprese che chiudono, altre che avrebbero di che lavorare, se banche e creditori non le soffocassero. I genitori davanti alla scuola, gli amici, le persone incontrate per caso: vedo tutti spaesati. E ora?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/12/cella.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2947" title="cella" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/12/cella.jpg" alt="cella" width="188" height="267" /></a>Sono mesi d’angoscia. Certamente non solo per me: la crisi economica, una mancanza di prospettive, persone che perdono il lavoro, imprese che chiudono, altre che avrebbero di che lavorare, se banche e creditori non le soffocassero. I genitori davanti alla scuola, gli amici, le persone incontrate per caso: vedo tutti spaesati. E ora?</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Un governo non eletto. Non ho mai scritto una sola parola sul blog pro o contro Berlusconi, quando questo sembrava l’argomento obbligato. Ma ora devo dire semplicemente questo: un governo non eletto, guidato da un uomo non eletto. Ora, ognuno può farsi le sue idee sulla situazione politica italiana ed europea, ma che ogni mossa negli ultimi mesi sia stata fatta con la pistola puntata alle tempie, mi sembra fuor di dubbio.</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Le famiglie sono allo sfascio, si rompono al primo urto, la scuola è allo sfascio, cade a pezzi non solo metaforicamente, molto spesso anche fisicamente. La popolazione invecchia senza ricambio, i figli sono un impegno (fisico, mentale, economico) che le famiglie si trovano a centellinare. La parola che viene in mente è: entropia. Tutto rallenta, si esaurisce, si raffredda e infine muore.</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">La cultura, la civiltà di cui facevamo parte, ha interrotto la sua catena di trasmissione: rimangono ancora tracce qua e là, ma sempre più sotto assedio, sempre più insignificanti e ignorate. Avevamo il pensiero razionale di origine greca, ma l’uso della ragione  per comprendere il mondo è sospeso: basta l’istinto, l’opinione, ognuno la vede come vuole, ognuno per sé, mondi impermeabili e indifferenti, per i quali non vale più nemmeno il vecchio adagio relativista “la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri”. Macché, ogni libertà finisce dove si esaurisce la forza di imporla.</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Avevamo il diritto romano, ma abbiamo alienato le facoltà decisionali dai popoli ai burocrati, dalla legislazione che difende i valori condivisi e il bene comune siamo passati alla legislazione dei desideri individuali e dell’irrilevanza collettiva. Ogni desiderio è legge, e se non lo è ancora oggi, lo diventerà. Mentre noi coltiviamo quest’ultima crapula da fine impero (contraccezione, aborto, droga, omosessualità, eutanasia: guardateli bene in fila i nomi delle nostre nuove libertà) non ci accorgiamo che queste stesse “libertà” sono un veleno che ci sta uccidendo. La libertà virile del cittadino romano, di fare il proprio dovere, servire lo stato e la famiglia, la libertà di chi vive per cose grandi, invece, è sempre più ostacolata. Non impossibile, ci rimane sempre la via del martirio, ma certo non facilitata.</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Avevamo la tradizione giudaico-cristiana: un uomo non è un atomo di materia governato dal caso, ma una persona, un’entità materiale/spirituale, dotata per sua natura di strutture e regole interne. Avevamo il diritto naturale, chessò, almeno il rispetto per la vita, la proprietà, la famiglia. Per chi ci credeva, gli obblighi verso Dio. Ora siamo grumi di materia aggregati dal caso e riaggregabili a piacimento (voglio essere uomo, voglio essere donna, non voglio essere madre, voglio essere padre senza che ci sia una madre, voglio…).</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Avevamo infine alcuni secoli di cultura, una tradizione letteraria, artistica, scientifica… il meglio che si poteva produrre. A un certo punto questa tradizione non ci è sembrata più un tesoro prezioso da trasmettere prima di tutto alle generazioni future, poi a chiunque volesse avvicinarla, ci è sembrata ingombrante, un gesto di presunzione, una situazione di vantaggio che andava annullata: in pochi decenni abbiamo fatto tabula rasa. Ora, che non rimane quasi più nulla, siamo diventati i paladini del multiculturalismo: difendiamo tutte le culture che troviamo, basta che non sia la nostra. Vegliamo sui diritti di tutti: musulmani, animisti, indù, buddhisti… Basta cancellare ancora un presepe, togliere ancora un crocifisso, ci stiamo facendo più in là, pazienza!, ancora un pochino e non ci saremo più. Stiamo lavorando perché le prossime generazioni non sappiano leggere le nostre opere letterarie e filosofiche, perché non conoscano nulla della nostra religione, perché scambino il pensiero tecnico, di cui sono stati sempre capaci  -chi più e chi meno – tutti i popoli della terra, con quello scientifico il quale, se permettete, era possibile solo in un certo humus culturale. Ancora un attimo, e non ci saremo più.</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">In questa angoscia, sempre più tangibile, rimane una speranza, però: ripensare alle origini della civiltà che vediamo languire, ricordarne gli inizi, le persecuzioni, i martiri, i monaci.</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Dom Gérard Calvet scriveva: “I monaci hanno fatto l’Europa, ma non l’hanno fatta di proposito…”.</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">“Il loro obiettivo era: <em>quaerere Deum, </em>cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa”. (Benedetto XVI, Discorso pronunciato all’incontro con il mondo della cultura al Collège des Bernardins, tenutosi a Parigi venerdì 12 settembre 2008).</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Ecco, ogni volta che mi sporgo di più verso il mondo, ogni istante in cui mi lascio trascinare dalle mille cose da fare, persone da contattare, messaggi da mandare, ora anche tramite le nuove tecnologie, i social network, ecc… mi viene in mente questo <em>quaerere Deum</em>. E torna la voglia di ritirarmi nel mio monastero privato, fatto di cose da fare, preghiere da dire, parole importanti da leggere e meditare, persone a cui parlare con calma. In questo momento, in cui faccio così fatica a credere negli uomini, so che posso fidarmi di Dio. Dal monastero del mondo, voglio curarmi di un’opera sola, giocare tutto su un solo piatto: <em>quaerere Deum.</em>Il resto, si sa, è dato in sovrabbondanza.</p>
<p style="border-image: initial; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; vertical-align: baseline; color: #333333; font-family: Georgia, 'Bitstream Charter', serif; font-size: 14px; line-height: 23px; text-align: justify; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>Tratto dal blog <a href="http://perfectioconversationis.wordpress.com/2011/12/15/il-monastero-del-mondo/" target="_blank">Perfectio Conversationis</a></strong></p>
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		<title>Benetton</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 12:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Complimenti ai Benetton per la faccia tosta, anzi l&#8217;ipocrisia. Come già saprete, ieri è scoppiato la polemica sulla nuova campagna pubblicitaria della colorata ditta trevigiana, che ha voluto rinverdire i fasti delle campagne di Oliviero Toscani. Così, all&#8217;improvviso, sul ponte di Castel Sant&#8217;Angelo, è stato srotolato una gigantografia-fotomontaggio dove appaiono Benedetto XVI e l&#8217;imam di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Complimenti ai Benetton per la faccia tosta, anzi l&#8217;ipocrisia. Come già saprete, ieri è scoppiato la polemica sulla nuova campagna pubblicitaria della colorata ditta trevigiana, che ha voluto rinverdire i fasti delle campagne di Oliviero Toscani. Così, all&#8217;improvviso, sul ponte di Castel Sant&#8217;Angelo, è stato srotolato una gigantografia-fotomontaggio dove appaiono Benedetto XVI e l&#8217;imam di Al Ahzar, Ahmed al-Tayyeb che si baciano in bocca.</p>
<p>L&#8217;insulsa campagna pubblicitaria, che ha soltanto lo scopo di provocare, prevede altri baci (tra Obama e il presidente cinese, tra la Merkel e Sarkozy) ed è ispirata dalla famosa foto del bacio tra Leonid Breznev, allora presidente dell&#8217;Urss ed Erich Honecker, presidente della Germania orientale. L&#8217;autore del fotomontaggio, tra l&#8217;altro, ha voluto rendere più «passionale» proprio il bacio tra i due leader religiosi rispetto agli altri tra leader politici.</p>
<p>La presentazione in anteprima della nuova campagna Benetton è avvenita a Parigi, dove Gilberto Benetton ha ricevuto la Legion d&#8217;onore, la massima onorificenza concessa dallo stato francese, direttamente dalle mani del presidente Sarkozy, nel corso di una cerimonia all&#8217;Eliseo. «L&#8217;obiettivo della campagna è contrastare la cultura dell&#8217;odio, promuovendo la vicinanza tra popoli, fedi, culture e la pacifica comprensione delle ragioni altrui – ha spiegato Alessandro Benetton, vice presidente esecutivo di Benetton Group – . Gli odi non cessano mai grazie all&#8217;odio, cessano grazie al non odio». Questa campagna, ha concluso Benetton, «è uno stato d&#8217;animo di riconciliazione, ma non è buonista: l&#8217;amore sarebbe utopistico, il non odio invece è qualcosa che possiamo fare».</p>
<p>Com&#8217;era prevedibile, l&#8217;uso e l&#8217;abuso dell&#8217;immagine del Papa e dell&#8217;imam egiziano srotolata a pochi passi da piazza San Pietro hanno provocato indignazione e la giusta risposta della Santa Sede. Padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, ha espresso «una decisa protesta per un uso del tutto inaccettabile dell&#8217;immagine del Papa, manipolata e strumentalizzata nel quadro di una campagna pubblicitaria con finalità commerciale». «Si tratta &#8211; ha aggiunto &#8211; di una grave mancanza di rispetto per il Papa, di un&#8217;offesa dei sentimenti dei fedeli, di una dimostrazione evidente di come nell&#8217;ambito della pubblicità si possano violare le regole elementari del rispetto delle persone per attirare attenzione».</p>
<p>L&#8217;aspetto più surreale e a tratti ridicolo di questa triste vicenda è rappresentato dalla (falsissima) risposta del gruppo Benetton, che alla reazione vaticana ha risposto: «Ribadiamo che il senso di questa campagna è esclusivamente combattere la cultura dell&#8217;odio in ogni sua forma. Siamo perciò dispiaciuti che l&#8217;utilizzo dell&#8217;immagine del Papa e dell&#8217;Imam abbia così urtato la sensibilità dei fedeli. A conferma del nostro sentimento abbiamo deciso con effetto immediato di ritirare questa immagine da ogni pubblicazione».</p>
<p>Poverini, sono dispiaciuti. Poverini, non ci avevano pensato. Poverini, non l&#8217;avevano fatto apposta. Poverini, in quel di Treviso, così intenti a promuovere le loro magliette multicolori avevano perso di vista chi è il Papa. Poverini, non immaginavano che per un fedele cattolico, come pure per un fedele musulmano, ma anche più semplicemente per una persona di buon senso, quel fotomontaggio avrebbe offeso, ferito, indignato. Poverini, i Benetton, non ci arrivano. Loro non volevano provocare: noooooo…. Non sia mai! Volevano solo dire che non ci vuole l&#8217;odio! Così «con effetto immediato», non appena hanno ottenuto la visibilità mondiale che cercavano, hanno &#8211; bontà loro, che sensibilità! &#8211; ritirato la foto di Papa Ratzinger e dell&#8217;imam del Cairo. Questo sì è un esempio di responsabilità e di comprensione delle ragioni dell&#8217;altro: che sia già un primo effetto positivo del nuovo governo Monti?</p>
<p>Spero vivamente che il Vaticano questa volta proceda nell&#8217;intentare una causa contro il gruppo Benetton, invece di lasciar perdere. Magari annunciando già a quale progetto benefico saranno destinati i soldi del risarcimento. E ai fratelli Benetton, esempio di italica perspicacia, di quell&#8217;Italia che lavora non solo per far soldi, che ci vuole aiutare ad essere anche tutti più buoni, così attenti alle sensibilità di ciascuno, mi permetto un suggerimento: andate di persona &#8211; magari con la Legion d&#8217;onore di monsieur Sarkozy appuntata sul petto &#8211; a srotolare quella gigantografia davanti alla sede di Al Azhar, al Cairo. Vediamo se l&#8217;apprezzato gesto sortirà l&#8217;effetto sperato di combattere la cultura dell&#8217;odio.</p>
<p>P.S. Dopo la pubblicazione di questo articolo, la Segreteria di Stato Vaticana ha emesso questo comunicato: &#8220;La Segreteria di Stato ha incaricato i propri legali di intraprendere, in Italia e all&#8217;estero, le opportune azioni al fine di impedire la circolazione, anche attraverso i mass media, del fotomontaggio, realizzato nell&#8217;ambito della campagna pubblicitaria Benetton, nel quale appare l&#8217;immagine del Santo Padre con modalità, tipicamente commerciali, ritenute lesive non soltanto della dignità del Papa e della Chiesa Cattolica, ma anche della sensibilità dei credenti&#8221;.</p>
<p>Fonte: La Bussola Quotidiana, 17/11/2011</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2029">BASTABUGIE n.220</a></p>
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		<title>La certezza che non delude</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Aug 2011 12:46:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Nella confusione dei nostri giorni, cosa tiene? «Ho ricevuto la vita per dare la vita»: stralci dalla lezione del filosofo francese Fabrice Hadjadj
Stralci dall&#8217;intervento &#8220;L’inevitabile certezza: riflessione sulla modernità&#8221;, Meeting di Rimini, 25 agosto 2011
C’è una parola che si trova al cuore del Meeting di quest’anno e che si  ritrova anche nel titolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/08/hadjadj.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2929" title="hadjadj" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/08/hadjadj.jpg" alt="hadjadj" width="270" height="180" /></a> <strong>Nella confusione dei nostri giorni, cosa tiene? «Ho ricevuto la vita per dare la vita»: stralci dalla lezione del filosofo francese Fabrice Hadjadj</strong></p>
<p><strong>Stralci dall&#8217;intervento &#8220;L’inevitabile certezza: riflessione sulla modernità&#8221;, Meeting di Rimini, 25 agosto 2011</strong></p>
<p>C’è una parola che si trova al cuore del Meeting di quest’anno e che si  ritrova anche nel titolo che è stato dato alla mia conferenza. È in sé  stessa una parola forte, decisa, senza esitazione. Come se non bastasse,  la si accompagna con alcuni aggettivi che la rendono ancora più  implacabile: “immensa”, “inevitabile”. Avete capito che sto parlando  della parola “certezza”.<br />
Una parola che può fare paura. Una parola  che non è alla moda. E dunque rincarare la dose e parlare di “immensa  certezza” o di “inevitabile certezza” vuol dire inimicarsi per sempre  tutti gli adepti del dubbio, del relativismo, dei sondaggi di opinione.  Costoro non hanno del tutto torto: da una parte, siamo nell’epoca delle  incertezze, ora più che mai ignoriamo di che cosa sarà fatto l’avvenire,  non siamo neanche sicuri che un avvenire ci sarà; d’altra parte, le  certezze ideologiche del XX secolo ci hanno mostrato la loro essenza  totalitaria, hanno distrutto la libertà ed organizzato la distruzione  dei popoli. [...]<br />
Senza dubbio conviene riferire la certezza ad una  fermezza, una solidità, ma questa solidità non è quella della nostra  pietrificazione, è quella del nostro cammino. È la solidità del suolo  che permette di avanzare. Ciò che invece impedisce la marcia, ciò che  soffoca la vita, non è la certezza, ma il dubbio. [...] Da questo punto  di vista, è normale passare per l’incertezza. Ma l’incertezza non è una  finalità perché l’incertezza è la vera pietrificazione. Un uomo incerto  della solidità di un ponte non si azzarderà ad attraversarlo. Segnerà il  passo. Così gli scettici in teoria, sono sempre conformisti nella  pratica. Criticano tutto, ma, siccome non c’è per essi alcuna certezza  che permetta di liberare l’esistenza, non cambiano niente. [...]<br />
La modernità si era messa sotto il segno dell’umanesimo. Il suo nome non lo indica direttamente. <em>Modernus</em>,  in latino, significa “recente”. È l’aspetto negativo della modernità:  quello della rottura con gli Antichi, con la tradizione di un tempo. Il  problema è che riducendosi al culto del recente, la modernità non può  che mutilare sé stessa ed essere ricondotta soltanto a moda. La moda è  sempre novità caduca. [...]<br />
Dopo la distruzione della certezza  moderna, nel mezzo dell’incertezza postmoderna, legata alla coscienza  della scomparsa probabile, imminente, della specie umana, quale immensa  certezza ci rimane? Oramai, se la nostra fede si fonda solamente su  un’ideologia o un reclutamento, non può più tenere. Don Giussani l’aveva  compreso molto bene. E per questo esigeva che ciascuno ripartisse dalla  propria esperienza più concreta, e per questo reclamava che ciascuno  pensasse a partire dal semplice fatto dell’esistenza. Ed eccola  l’immensa certezza: c’è qualche cosa e non niente; io sono qui, tu sei  qui, e abbiamo sotto i nostri occhi queste cose semplici, ma misteriose  per il solo fatto che sono qui, giusto davanti a noi, questo tavolo,  questo bicchiere, queste luci elettriche e soprattutto, all’esterno, la  luce del giorno&#8230; [...]<br />
Questa è dunque l’immensa ed inevitabile  certezza dell’esistenza: ho ricevuto la vita per dare la vita, e questo  dono esige una speranza che vada oltre questo mondo ed attraversi la sua  oscurità. Perché questa oscurità, mi chiederete? Se potessi rispondervi  chiaramente, questa oscurità non sarebbe più tale. Ciò che posso  tuttavia intuire è che questa oscurità non è soltanto una privazione di  luce, ma è anche la possibilità di partecipare all’opera della luce.<br />
Dio, nella sua generosità, non vuole solamente offrirci una strada, vuole anche che apriamo un passaggio nell’<em>impasse</em>.  Non vuole solamente che siamo rischiarati; vuole anche che facciamo noi  stessi chiarore. Non vuole solamente darci la vita; vuole anche che la  diamo là dove sembra regnare solamente la morte. Ecco perché la sua  benedizione può apparire come una maledizione. C’è bisogno di chi faccia  chiarore solo dove non c’è abbastanza luce. C’è bisogno di chi apra una  via solo dove si rischia un passo nel vuoto. [...]<br />
Se non ci fosse  questa oscurità, se per esempio tutto fosse dissodato, tracciato,  masticato in anticipo, Dio sarebbe meno generoso. Saremmo i prodotti  della sua opera e non i collaboratori alla sua opera. Ora Lui ci vuole  cooperatori. [...] Immaginate un solo istante che ciascuno possedesse la  certezza di Dio come un auricolare che lo mettesse direttamente in  comunicazione con lui: ciascuno starebbe chiuso nella sua bolla; non  avremmo più bisogno gli uni degli altri, non dovremmo più a credere  nella luce in modo da vederla apparire sui nostri volti e farla  risplendere nelle tenebre. Ma Dio vuole una certezza di cui noi siamo i  cooperatori, un suolo stabile che possiamo dispiegare fin nel vuoto  dell’avvenire, attraverso tutto il nostro essere. [...]<br />
Ecco  l’immensa certezza dell’esistenza, immensa perché è lacerante e ci  chiede di scendere tra quelli stanno nelle tenebre e nell’ombra della  morte. Ma adesso possiamo qualificare questa certezza con un altro  aggettivo: non soltanto l’aggettivo “inevitabile” e neanche soltanto  l’aggettivo “immenso”, ma un terzo aggettivo che riassume ciò che volevo  tratteggiare oggi, ed è l’aggettivo “apocalittico”. La certezza  dell’esistenza è una certezza apocalittica.</p>
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		<title>La vacanza e il destino</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2011/08/la-vacanza-e-il-destino-2/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 20:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>

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		<description><![CDATA[Appunti da alcune conversazioni con don Giussani di   giessini, universitari   e giovani lavoratori negli anni &#8216;60 e &#8216;70.
Li riproponiamo nella loro pur evidente sinteticità. Dalla nostra   storia, suggerimenti per vivere bene il presente
Il tempo della libertà
Non è un dover fare, ma un dover essere. La vacanza è il  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/giussaninatalesalvagente.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1389" title="giussaninatalesalvagente" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/giussaninatalesalvagente.jpg" alt="giussaninatalesalvagente" width="300" height="201" /></a>Appunti da alcune conversazioni con don Giussani di   giessini, universitari   e giovani lavoratori negli anni &#8216;60 e &#8216;70.<br />
Li riproponiamo nella loro pur evidente sinteticità. Dalla nostra   storia, suggerimenti per vivere bene il presente</em></p>
<p><strong>Il tempo della libertà</strong><br />
Non è un dover fare, ma un dover essere. La vacanza è il   tempo della libertà, non come liberazione dallo studio, ma perché   obbliga alla fatica e alla responsabilità della libertà e   della sincerità. È il tempo in cui viene a galla quello che   vuoi veramente.<br />
C&#8217;è in me la presenza di qualche cosa di reale come il mare e le   montagne. Io sono sempre io.<br />
Il tempo della vacanza è quello della personalità. Salvare   la permanenza di un criterio (momento di fedeltà e di continuità).<br />
Dopo un po&#8217; di tempo anche la novità cessa e provoca la noia. La   novità è la vera ricerca del nostro destino. Fare attenzione   agli altri.<br />
Adattarsi a un ambiente non vuol dire compromettersi con esso.<br />
Mali:<br />
- considerare il riposo come un dimenticare quello che è accaduto   prima<br />
- assenza di un programma<br />
- accettare di recitare una parte che mi renda più simpatico a quelli   che mi circondano<br />
- paura di rimanere soli, che nasconde spesso la paura della responsabilità   del tempo<br />
Fissare dei punti nella giornata (sapere ciò a cui si va incontro)   di cose serie, di preghiera.<br />
Saper riprendere sempre. Scrivere. Raggio estivo. Disporsi a vivere con   bontà. Discrezione con l&#8217;ambiente.<br />
Evitare certe esperienze.<br />
<em>Appunti da un Raggio, 9 giugno 1962</em></p>
<p><strong>Lavoro e riposo</strong><br />
Il lavoro esprime la vita come vita, ingombra la vita tutta quanta. Il   lavoro in senso stretto &#8211; l&#8217;andare in un determinato posto, oppure mettersi   a compiere determinate azioni di cui si deve rispondere, a cui è   legata una remunerazione che permette di vivere &#8211; occupa la vita più   che il riposo, più che il dormire. Ecco, il lavoro contende col   riposo lo spazio della vita, ed è abbastanza impressionante questo   binomio (impressionante nel senso giusto della parola), perché è   proprio l&#8217;uomo a essere diviso tra una quantità di inerzia e una   quantità di energia. Comunque, il lavoro contende col sonno il primato   nell&#8217;occupare tutte le ore della nostra vita.<br />
Noi usiamo la parola &#8220;lavoro&#8221; anche in senso più largo,   proprio come sinonimo di &#8220;vita&#8221;, cioè come espressione   di noi. E, infatti, quando andiamo via, per chi riesce a essere fedele,   a seguirci fedelmente anche in vacanza, qual è l&#8217;impressione rispetto   alle vacanze che si facevano prima? Prima erano vuote e ora, invece, si   sentono piene. O quando andiamo in gita insieme, facendola secondo il nostro   spirito, dove sta la differenza? Quando uno torna a casa la sera non finisce   tutto, non è di fronte a una cosa finita. Perché vacanze   e gite sono diverse? Perché costituiscono un lavoro. Tanto è   vero che tanti si impressionano, tanti si fermano e non ci seguono più   per questo, perché se procedessero, se seguissero, alla fine di   una giornata (gita) o alla fine di quindici giorni (vacanza) come noi li   impostiamo, il tempo sarebbe pieno, chiunque lo sentirebbe pieno, sentirebbe   che non ha perso tempo, cioè che ha lavorato.<br />
<em>Esercizi Gl, Varigotti, 2 maggio 1964</em></p>
<p><strong>Coscienza e compagnia</strong><br />
Dalla vita e dal crescere non c&#8217;è vacanza. Quindi per il periodo   particolare dell&#8217;estate sottolineiamo due punti.<br />
La nostra è eminentemente una vita, quindi non si tratta di momenti   staccati, che possono anche colpirci e impressionarci fortemente, ma che   non ci richiamano, non ci introducono, non si risolvono in una vita.<br />
Sono due le caratteristiche particolari della vita d&#8217;estate:<br />
1) la coscienza. La vacanza è il momento in cui più liberamente   e tranquillamente si può prendere coscienza. Ci accorgeremo di vivere   la nostra libertà, infatti, se avremo coscienza. Momento di libertà   è quando più facilmente si può entrare in noi stessi;<br />
2) la compagnia. Essere intransigenti nell&#8217;impostare la nostra compagnia.   Guardiamo all&#8217;espressione chiara e netta per giudicare la compagnia. E   per mantenere questo, continuiamo il riferimento con la comunità.<br />
<em>Scuola Gs, 6 giugno 1965</em></p>
<p><strong>In cammino<br />
</strong> La sequela è giocare il senso di se stessi. Allora il seguire diventa   un lavoro, perché colui che tu segui, ciò che segui, non   ti mette davanti il significato di te, perché questo lo farà   Cristo venendo alla fine del mondo. Ma colui che segui, giocando, rischiando   te stesso, ti mette davanti il senso di te dentro un determinato gesto.   Perché il senso di noi stessi lo vedremo con evidenza alla fine;   ma prima della fine c&#8217;è tutta quanta la trama di gesti che si chiama   vita. Per esempio, una vacanza &#8211; non come la concepiscono tutti (tutti!)   &#8211; che diventi un cammino, un passo nel cammino verso una maturità   maggiore di sé: una coscienza maggiore dell&#8217;istante come rapporto   col destino, una coscienza maggiore del nesso tra il proprio io e gli altri   (comunione), una coscienza maggiore del nesso fra il gesto effimero, il   gesto mio e la presenza delle cose (ordine). Così uno scopre, in   quel frangente, un miglioramento di sé, scopre un senso più   grande di se stesso.<br />
<em>équipe Clu, 2 settembre 1978</em></p>
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		<title>Incontrare qualcosa che corrisponda alla nostra attesa</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 20:26:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando penso a un giovane di oggi che si sta aprendo alla vita, sono  invaso da una tenerezza infinita: come si orienterà in questa babele  piena di opportunità e di sfide in cui gli tocca vivere? Basta vedere la  televisione, o accostarsi a un’edicola o a una libreria per vedere la  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/06/acqua.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2884" title="acqua" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/06/acqua-300x199.jpg" alt="acqua" width="300" height="199" /></a>Quando penso a un giovane di oggi che si sta aprendo alla vita, sono  invaso da una tenerezza infinita: come si orienterà in questa babele  piena di opportunità e di sfide in cui gli tocca vivere? Basta vedere la  televisione, o accostarsi a un’edicola o a una libreria per vedere la  varietà di opzioni che si trova davanti. Scegliere quella giusta è  un’impresa ardua.</p>
<p>Ma se da una parte è commovente pensare a un  ragazzo che si trova davanti a una simile sfida, mi meraviglia ancor di  più il fatto che colui il quale ci ha posto nella realtà non abbia avuto  alcun ritegno nel correre un simile rischio. Fino al punto di  scandalizzare coloro che vorrebbero risparmiarlo a se stessi e agli  altri, figli, amici o alunni che fossero.<br />
Il Mistero, tuttavia, non  ci ha lanciato nell’avventura della vita senza fornirci di una bussola  con cui potessimo orientarci. Questa bussola è il cuore. Nella nostra  epoca il cuore è stato ridotto a un sentimento, a uno stato d’animo. Ma  tutti noi possiamo riconoscere nella nostra esperienza che il cuore non  si lascia ridurre, non si conforma a nessuna cosa. «L’uomo è veramente  creato per ciò che è grande, per l’infinito. Qualsiasi altra cosa è  insufficiente», dice il Papa nel suo Messaggio. E noi lo sappiamo bene.</p>
<p>Perciò,  chi prende sul serio il suo cuore, fatto per ciò che è grande, comincia  ad avere un criterio per comprendere se stesso e la vita, per giudicare  la verità o la falsità di qualunque proposta che spunti all’orizzonte  della sua vita. «Vi vengono presentate continuamente proposte più  facili, ma voi stessi vi accorgete che si rivelano ingannevoli, non vi  danno serenità e gioia».</p>
<p>C’è qualcosa che sia all’altezza delle  nostre esigenze più profonde, che possa rispondere al nostro anelito,  grande come l’infinito? Molti risponderanno che una cosa simile non  esiste, vista la delusione che in tante occasioni hanno sperimentato  riponendo la loro speranza in qualcosa che era destinato a deluderli. Ma  nessuno di noi può fare a meno di sperare.</p>
<p>È irrazionale questa  aspettativa? E allora, perché speriamo? Perché è la cosa più razionale:  nessuno di noi può affermare con certezza che non esiste.<br />
Ma  scopriremo che esiste solo se avremo l’opportunità di incontrare  qualcosa che corrisponda veramente alla nostra attesa. Come i primi che  incontrarono Gesù: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!»</p>
<p>Da quando  questo fatto è entrato nella storia, nessuno che ne abbia avuto notizia  ha più potuto o potrà stare tranquillo. Tutto lo scetticismo del mondo  non potrà eliminarlo dalla faccia della terra.<br />
Resterà là,  sull’orizzonte della sua vita, come una promessa che rappresenta la più  grande sfida che abbia dovuto affrontare. «Chi mi seguirà riceverà cento  volte tanto e avrà in eredità la vita eterna». Solo chi ha il coraggio  di verificare nella vita la promessa contenuta nell’annuncio cristiano  potrà scoprire che esso è capace di rispondere alla sua attesa. Senza  questa verifica non potrà esistere una fede all’altezza della natura  razionale dell’uomo, vale a dire, capace di continuare a essere  interessante per lui.</p>
<p><strong><br />
Julian Carròn</strong></p>
<p>(da <em>Alfa y Omega</em>, 28 luglio 2011) &#8211; Tratto da <a href="http://tracce.it/default.asp?id=411&amp;id_n=23508" target="_blank">Tracce.it</a></p>
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		<title>Un terrorista anticristiano</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 20:20:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Anders Breivik]]></category>

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E’ insopportabile che, per superficialità o frettolosità, si sia  fatto passare il folle assassino norvegese per un “cristiano”. Cristiane  semmai sono le sue vittime (“non potevo nuotare, i vestiti mi  trascinavano… ho pregato, pregato, pregato” ha riferito Roset, uno  studente liceale).
In odio all’Islam peraltro ha ucciso dei cristiani.
Non si può e [...]]]></description>
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<p>E’ insopportabile che, per superficialità o frettolosità, si sia  fatto passare il folle assassino norvegese per un “cristiano”. Cristiane  semmai sono le sue vittime (“non potevo nuotare, i vestiti mi  trascinavano… ho pregato, pregato, pregato” ha riferito Roset, uno  studente liceale).</p>
<p>In odio all’Islam peraltro ha ucciso dei cristiani.</p>
<p>Non si può e non si deve uccidere nessuno, chiunque esso sia. Questa è  la base del cristianesimo. Non ci voleva tanto a capire che l’universo  spirituale e morale di Anders Breivik è all’opposto del cristianesimo.</p>
<p>Perché mai dunque definirlo “cristiano”? Perché lui si definiva “cristiano culturale”? <strong><span style="text-decoration: underline;">Beivik  si diceva anche “massone”, essendo affiliato – a quanto pare – a una  loggia di Oslo (del resto ricava dalla letteratura esoterica i suoi  deliranti riferimenti a templari e cose simili)</span></strong>.</p>
<p>Ma i mass media non l’hanno presentato come un massone e han fatto  bene, perché sarebbe del tutto demenziale stabilire qualsiasi rapporto  fra la foto vestito da massone e le sue gesta assassine. Non c’entra  niente la massoneria, come non c’entra la Chiesa. Ne siamo tutti  vittime.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Nel suo delirante  testo infatti ha inveito minacciosamente contro Benedetto XVI che –  secondo costui – “dev’essere considerato un papa codardo, incompetente,  corrotto e illegittimo”. </span></strong></p>
<p>Ci sono anche delle stranezze che incuriosiscono, riferite da Massimo  Introvigne, un vero esperto, secondo cui il folle librone di Anders  Breivik sarebbe stato <strong><span style="text-decoration: underline;">“postato su Internet il 23 luglio” da persone che appartengono a gruppi che hanno Satana fra le loro simpatie.</span></strong></p>
<p>Non che c’entrino nulla costoro con i fatti norvegesi. Ma per dire  che è tutto molto confuso, come le idee nella testa del folle. Basti  dire che pur evocando i deliri nazistoidi, nei suoi scritti si presenta –  dice Introvigne – come “sostenitore d’Israele”.</p>
<p>Sedicente sostenitore, aggiungo io (ma con quali intenzioni doppie?).  Così come sbandiera i templari medievali e il cristianesimo e poi  attacca il Papa.</p>
<p>Ce n’è abbastanza per capire che il terrorista ha assemblato  confusamente riferimenti culturali e politici contraddittori senza alcun  senso e alcuna serietà, per dare un rivestimento alle sue paranoie a  alla sua follia omicida.</p>
<p>Nella realtà esiste il mistero del Male che si agita nei meandri  della psiche e questo caso – ha scritto Claudio Magris – ricorda  piuttosto criminali alla Landru e come Jack lo squartatore “piuttosto  che gli assassini dell’Italicus o di Piazza Fontana”. Magris conclude:  “sarebbe infame usarlo per infangare l’uno o l’altro movimento  politico”.</p>
<p>Per tutto questo mi è apparso assai triste e ingiusto l’uso della  parola “cristiano” fatto con superficialità dai media. Aggiungo un caso  particolare.</p>
<p>Mi spiace che domenica scorsa, in un quadro ancora così confuso,  Michele Serra, nella sua rubrica sulla Repubblica, sia corso a ricamare  frettolosamente sull’arbitraria qualifica di “cristiano” del criminale  per dare addosso ai “fanatici di tutte le religioni”.</p>
<p>In sostanza, per Serra, “il biondo nazi-cristiano di Oslo è uguale  all’attentatore islamista che è uguale all’ultrà sionista assassino di  Rabin”. Ognuno di costoro è malato della “paranoia di chi si sente  chiamato da Dio a purificare il mondo, e vede nella morte degli altri lo  strumento di questa purificazione”.</p>
<p>Serra è un giornalista intelligente perciò è capace di accorgersi da  solo della superficialità di questo fare un fascio di fenomeni così  abissalmente diversi.</p>
<p>E spero che voglia anche rendersi lealmente conto di quanto sia  infondato e inaccettabile accreditare l’assassino norvegese come  “cristiano”.</p>
<p>Concordo ovviamente con la sua condanna di ogni “fanatismo  religioso”, ma il caso di Oslo è di tutt’altra natura. Casomai è un  fanatismo ideologico. All’antitesi dello spirito religioso.</p>
<p>Guardiamoci dalle frettolose semplificazioni. Nel ricorso agli  stereotipi e al rassicurante anatema del Nemico, identificato banalmente  nel “fanatismo religioso”, si rischia di trasformare la religione tout  court nel capro espiatorio.</p>
<p>In realtà – come si è visto – l’assassino non sta per nulla dentro i  granitici schemi ideologici che Serra si è costruito o ha ereditato dal  suo passato. Certamente non in quello dell’ “uomo religioso”.</p>
<p>Del resto le mitologie naziste sono l’esatta antitesi del  cattolicesimo. Se Serra si fosse letto “Il mito del XX secolo” di  Rosenberg – manifesto ideologico del nazismo – lo saprebbe.</p>
<p>Coinvolgere la parola “cristiano” nel massacro del norvegese sarebbe  come guardare con sospetto gli incolpevoli Stuart Mill o Kafka per il  fatto che sono stati citati o letti o apprezzati dal criminale. O dare  un qualche senso al fatto che prediligesse l’agricoltura e la campagna o  i videogiochi.</p>
<p>Mi pare evidente che la follia umana non stia dentro gli schemi delle  ideologie. E la frettolosità con cui Serra, sabato scorso, ha  comodamente sistemato i fatti norvegesi nei suoi scaffali ideologici  preconfezionati mostra che una certa intelligentsia non è interessata a  capire la complessità del mondo.</p>
<p>Né il mistero del Male. Né il mistero della natura umana. E non si  rende conto di quanto la scristianizzazione apra proprio il vaso di  pandora dei demoni.</p>
<p>Dovremmo tutti esigere da noi stessi apertura mentale, serietà,  desiderio di capire. E dovremmo liberarci dei pregiudizi (a cominciare  dal pregiudizio anticattolico) per denunciare i pregiudizi altrui.</p>
<p>C’è poi un “dettaglio” che vorrei segnalare a Serra.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">L’orrore nel  Novecento, il più terrificante della storia, è stato prodotto non dal  cristianesimo (che anzi ha subito un bagno di sangue mostruoso, con  milioni di martiri). Né da altre religioni. Ma è stato prodotto dalle  ideologie atee e totalitarie.</span></strong></p>
<p>Dunque prima di puntare il dito sulle “religioni” e in particolare  sul cristianesimo (e specialmente sul cattolicesimo) si dovrebbe sempre  ricordare cosa è accaduto.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">E ci si dovrebbe  sempre chiedere se si hanno i titoli per dare lezioni ai cristiani, se  il passato politico o ideologico da cui si viene lo consente. </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Per esempio, credo che sarebbe decente per chi è stato comunista evitarlo. Visto quello che il comunismo ha fatto ai cristiani…</span></strong></p>
<p>Del resto tuttora ci sono regimi comunisti persecutori e carnefici  dei cristiani (e di altri gruppi religiosi), vittime della bestiale  violenza dell’ideologia. E’ un olocausto silenzioso che viene  tranquillamente ignorato da media e intellettuali del pensiero unico.</p>
<p>Un ultimo dettaglio. La pulsione alla “purificazione” del mondo –  così ben descritta da Serra – è la cifra esatta delle ideologie del  novecento, a cominciare da quella marxista, che sono di ascendenza  gnostica (consiglierei di leggere Erich Voegelin, Il mito del mondo  nuovo).</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Tempo fa su  “Mondoperaio” uscì un bel saggio di Luciano Pellicani proprio sui tic  verbali del comunismo e del nazismo votati alla “disinfestazione” del  mondo, alla “profilassi sociale” e alla “bonifica”.</span></strong></p>
<p>C’è pure qualche pagina agghiacciante di “Arcipelago Gulag” che  mostra appunto questo orizzonte “depuratore” del comunismo (che emerge  nelle categorie usate per la repressione dei lager: la “purga”, il  “pidocchio”, l’ “infezione”).</p>
<p>E’ un istinto gnostico-settario e millenarista, quello della violenta  “purificazione del mondo”, che il cattolicesimo non ha mai avuto (vedi  “La città di Dio” di s. Agostino).</p>
<p>Il cattolicesimo, che conosce bene la parabola della zizzania e del  grano, predica la drammatica convivenza in tutti di male e di bene e  annuncia l’amore per il nemico, il perdono, la continua possibilità di  rialzarsi e l’indomita accoglienza del peccatore.</p>
<p>Infatti il mondo intellettuale laico accusa spesso il cattolicesimo  di tacita connivenza con l’impuro, con il corrotto, con il peccatore,  mentre elogia il presunto rigorismo protestante.</p>
<p>Ma è destino della Chiesa essere sempre accusata di una cosa e del suo opposto. Anche oggi è così.</p>
<p><a href="http://www.antoniosocci.com/2011/07/un-terrorista-anticristiano/" target="_blank">Antonio Socci</a></p>
<p>Da “Libero”, 26 luglio 2011</p></div>
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