<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sicomoro Giulianova &#187; ambiente</title>
	<atom:link href="http://www.sicomorogiulianova.it/tag/ambiente/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.sicomorogiulianova.it</link>
	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
	<lastBuildDate>Sun, 25 Dec 2011 18:32:05 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.5</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Denatalità e crisi economica</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2010/02/denatalita-e-crisi-economica-2/</link>
		<comments>http://www.sicomorogiulianova.it/2010/02/denatalita-e-crisi-economica-2/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 11:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Bioetica e rispetto della vita]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[denatalità]]></category>
		<category><![CDATA[gotti]]></category>
		<category><![CDATA[malthus]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sicomorogiulianova.it/?p=1527</guid>
		<description><![CDATA[«L&#8217;età della pietra non finì perché l&#8217;uomo rimase senza pietre e l&#8217;età del ferro non finì perché rimase senza ferro &#8230; Finirono perché l&#8217;uomo seppe escogitare qualcosa di nuovo, di meglio&#8230;». Così scrive l&#8217;economista indiano Indur Goklany in The improving state of the world (Cato Institute 2007).
Con troppa frequenza negli ultimi tempi abbiamo letto o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/terra_falsicol.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1528" title="terra_falsicol" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/terra_falsicol-284x300.jpg" alt="terra_falsicol" width="284" height="300" /></a>«L&#8217;età della pietra non finì perché l&#8217;uomo rimase senza pietre e l&#8217;età del ferro non finì perché rimase senza ferro &#8230; Finirono perché l&#8217;uomo seppe escogitare qualcosa di nuovo, di meglio&#8230;». Così scrive l&#8217;economista indiano Indur Goklany in The improving state of the world (Cato Institute 2007).</p>
<p>Con troppa frequenza negli ultimi tempi abbiamo letto o ascoltato considerazioni di chi, per spiegare fenomeni economici o climatici, mette in discussione l&#8217;utilità della vita umana. E queste tesi cerco di contestarle da circa due anni sulle colonne dell&#8217;Osservatore Romano diretto da Giovanni Maria Vian.</p>
<p>Il maggior economista-demografo contemporaneo, Alfred Sauvy, ha spiegato e dimostrato che tra crescita della popolazione e sviluppo economico c&#8217;è una perfetta correlazione. Ancora oggi, al contrario, altri studiosi affermano disinvoltamente che la crescita demografica origina il cambiamento climatico e non è invece origine della crisi economica, anzi: che il crollo della natalità ha fatto bene ai paesi occidentali mentre nei paesi più poveri ha provocato maggior povertà.</p>
<p>L&#8217;insistenza con cui si continua a imputare alle nascite umane molti mali di cui soffriamo, senza poterlo dimostrare, ci ha portato invece a soffrire danni peggiori. Si pensi alle teorie neomalthusiane di metà anni 70, divulgate e accettate proprio nel mondo occidentale, che &#8211; estrapolando dati confusi &#8211; previdero che prima della fine del secolo milioni di persone sarebbero morte di fame per mancanza di risorse (in Cina e India).</p>
<p>Oggi verrebbe da ridere a pensare a queste capacità interpretative e previsionali, eppure l&#8217;attitudine a continuare a credere a spiegazioni &#8220;intuitive&#8221; riguardo la popolazione non cessa. La stessa Onu spiegò che tra il 1900 e il 2000 la popolazione mondiale era sì cresciuta di 4 volte, ma il Pil mondiale era cresciuto di ben 40 volte.</p>
<p>In più è bene ricordare che, mentre negli anni Sessanta la crescita della popolazione nei paesi poveri era di ben sei figli a coppia, nel 2005 scende a tre figli. Così nel 1960 il Pil dei paesi ricchi era 26 volte quello dei poveri, negli ultimi anni, grazie allo sviluppo di Cina e India è sceso a 5/7 volte.</p>
<p>Già il reverendo Malthus nel 1798 e l&#8217;economista del Mit Lester Thurow più recentemente, hanno cercato di spiegare che per far crescere il Pil si devono ridurre le nascite, ciò perché la crescita economica è più alta quanto il rapporto Pil/popolazione è superiore a uno. Così basta ridurre il denominatore, anziché aumentare il numeratore&#8230;</p>
<p>Ma altri due economisti, Shumpeter e Solow, negarono queste teorie malthusiane proponendo come soluzione invece proprio la crescita del numeratore, cioè il genio innovativo dell&#8217;uomo capace di sviluppare tecnologie per far crescre il Pil senza ridurre le nascite. Fu allora che si manifestarono le vere “intenzioni” verso la razza umana, spostando il problema dalla crescita economica all&#8217;ambiente.</p>
<p>Ciò fu fatto affermando che la crescita economica legata alla crescita della popolazione era intrinsecamente perversa perché peggiorava la qualità della vita, incoraggiava bisogni superflui provocando consumo di risorse non rinnovabili e conseguentemente inquinando il pianeta. Dimenticando o ignorando che è la ricerca tecnologica che migliora questo tipo di qualità della vita e che questa ricerca si può sostenere se la ricchezza cresce e questa cresce realmente e sostenibilmente se cresce la popolazione.</p>
<p>Se in un paese la popolazione non cresce, il suo rischio non è solo di regressione economica, ma anche di riduzione di potere politico verso altri paesi. Non si dimentichi lo shock provocato da un report di una nota banca d&#8217;affari americana a fine anni 90 quando spiegò che, crescendo gli Usa del 3% all&#8217;anno e l&#8217;Asia del doppio o più, entro il 2020 gli Usa sarebbero cresciuti dell&#8217;80% e l&#8217;Asia del 165% con conseguenti effetti di potere economico e politico. Non è illecito pensare che questa previsione possa aver influenzato la diponibilità dei governi Usa a sostenere la politica di crescita del Pil anche con i famosi mutui subprime&#8230;</p>
<p>Riguardo il rapporto tra cambiamento climatico e popolazione, quel che si dovrebbe auspicare è un vero confronto e chiarimento scientifico fra opposte tesi. Non è pensabile che vi siano scienziati che sostengono che i cambiamenti climatici siano dovuti all&#8217;eccesso di popolazione e altri che li imputino a fluttuazioni climatiche assolutamente naturali e per nulla eccezionali. Così come non è pensabile che esistano differenze così grandi sul fatto che la scienza empirica abbia stabilito o no una connessione univoca tra l&#8217;aumento dell&#8217;anidride carbonica e il riscaldamento globale osservato.</p>
<p>Se è vero che nel XX secolo la temperatura media globale è cresciuta solo di circa 0,6 gradi centigradi, il problema del riscaldamento globale cosa è, fantasia o realtà? Il vero problema però, riguardo questa risposta, è che non si chiede tanto un dovuto risparmio energetico o maggior sobrietà nei consumi, entrambi opportuni, si sta invece suggestionando l&#8217;opinione pubblica affinché si veda nell&#8217;uomo e nelle nascite origine e causa della distruzione della Terra. È l&#8217;uomo il nemico da sconfiggere per salvare la Terra?</p>
<p>Da sempre, dai tempi più remoti, l&#8217;uomo sulla Terra ha temuto che si fosse in troppi. Anche per Caino, Abele era di troppo, creava problemi di competizione economica nell&#8217;allevamento ovino e inquinava l&#8217;ambiente con i suoi troppi sacrifici a Dio&#8230;</p>
<p>Tratto dal sito <a href="http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=526">SVIPOP</a> di Ettore Gotti Tedeschi -  Presidente dello Ior</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sicomorogiulianova.it/2010/02/denatalita-e-crisi-economica-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ambiente come un business</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/12/ambiente-come-un-business/</link>
		<comments>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/12/ambiente-come-un-business/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 13:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[copenaghen]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[sviuluppo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sicomorogiulianova.it/?p=1355</guid>
		<description><![CDATA[Parsi: si può salvare il mondo? Sì, se l’ambiente diventa un business
Tratto da IlSussidiario.net &#8211; di Vittorio Emanuele Parsi

Grandi e meno grandi della Terra, Paesi sviluppati e in via di sviluppo: tutti invocano la necessità di sostenere occupazione e crescita economica per evitare di assumere impegni troppo gravosi, dal punto di vista finanziario, e troppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span id="ctl00_ContentBox_ArticleTitle"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/polizia_copenhagenR375.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1356" title="polizia_copenhagenR375" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/polizia_copenhagenR375-300x204.jpg" alt="polizia_copenhagenR375" width="300" height="204" /></a>Parsi: si può salvare il mondo? Sì, se l’ambiente diventa un business</span></h3>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=56627" target="_blank">IlSussidiario.net</a> &#8211; di Vittorio Emanuele Parsi</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Grandi e meno grandi della Terra, Paesi sviluppati e in via di sviluppo: tutti invocano la necessità di sostenere occupazione e crescita economica per evitare di assumere impegni troppo gravosi, dal punto di vista finanziario, e troppo cogenti, dal punto di vista politico, al vertice sul cambiamento climatico che si sta concludendo a Copenhagen. Il principale ostacolo sulla strada dello sviluppo sostenibile, nella consapevolezza mai così pressante e diffusa che a rischio è ormai la sopravvivenza stessa del pianeta, sembra insomma essere di carattere economico-finanziario. Eppure, è proprio dal più puro “spirito del capitalismo” che potrebbe prendere l’abbrivio la corsa contro il tempo per salvare il pianeta, attraverso la realizzazione di un’economia insieme profittevole e non distruttiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta della torta da circa 500 miliardi di dollari rappresentata delle tecnologie ecologiche, un mercato che potrebbe decuplicare il suo valore se passassero anche solo alcune delle ipotesi ventilate a Copenhagen. Il fatto è che, per ora, gran parte di questo comparto produttivo è concentrato nel Nord del mondo. Ma nell’arco di pochi anni, grandi economie in rapido sviluppo come la Cina, ad esempio, potrebbero entrare a far parte dei grandi esportatori proprio in questo settore. Sta qui una delle spiegazioni della scarsa propensione cinese a prendere accordi vincolanti e verificabili internazionalmente fino a quando il Paese non potrà almeno parzialmente rientrare dei costi di “pulizia” della propria economia attraverso l’export di tecnologia cinese “clean”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per le stesse ragioni, invece, gli occidentali premono per una trasformazione più repentina delle economie nella direzione di un loro minor impatto ambientale, consci che, prima ciò avviene, maggiore sarà la fetta di mercato che si assicureranno. Chi è più avanti, nella sostanza, più facilmente si troverà non a perdere ma a sostituire posti di lavoro attraverso il passaggio alla green economy. Mano a mano che scorre il tempo, al contrario, più facilmente la green economy comporterà costi di riassestamento sociale tutt’altro che trascurabili e più lentamente e malamente ammortizzabili.</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Così, nel breve periodo i free-rider, gli inquinatori, guadagneranno di più dei virtuosi; mentre, nel lungo periodo, chi si assume per primo (già oggi) gli oneri del cambiamento rischia di fare un affare anche dal punto di vista economico. Come sempre accade, far quadrare le due logiche e i due tempi è operazione per nulla semplice. D’altronde, a chi si straccia le vesti accusando di miopia i governi che appaiono titubanti a imboccare con coraggio la strada del progresso, occorre ricordare che anche nel campo di politiche ancora largamente “sovrane”, come quelle pensionistiche e quelle della ricerca scientifica, la logica “suicida” del breve periodo prevale sovente su quella “vincente” di lungo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma affinché la logica del mercato possa essa stessa spingere verso l’obiettivo di un pianeta “ricco e verde”, è necessario uno sforzo pubblico collettivo nei confronti di quei Paesi, come la gran parte di quelli africani, che alle prese come sono con politiche di sopravvivenza quotidiana, semplicemente non possono permettersi di ragionare né di lungo e neppure di breve periodo. Ed è qui che dovrebbe collocarsi la cooperazione internazionale in termini di vera e propria gratuità, giacché senza uno sviluppo che porti stabilmente questi Paesi oltre l’attuale soglia della povertà non è possibile immaginarsi neppure la sostenibilità ambientale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il business, il capitalismo e il mercato, allora, potrebbero davvero essere gli strumenti che forse salveranno il pianeta dal rischio di surriscaldamento globale. Difficile, però, che questo prenda avvio già a Copenaghen, dove si è arrivati con posizioni troppo divaricate soprattutto tra i due massimi inquinatori (Cina e Stati Uniti), aspettative eccessive e, ancora una volta, illudendosi che Obama avrebbe potuto fare il miracolo.</p>
<p></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/12/ambiente-come-un-business/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Centralità dell&#8217;uomo</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/12/centralita-delluomo/</link>
		<comments>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/12/centralita-delluomo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 22:12:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[benedetto]]></category>
		<category><![CDATA[creato]]></category>
		<category><![CDATA[papa]]></category>
		<category><![CDATA[uomo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sicomorogiulianova.it/?p=1283</guid>
		<description><![CDATA[Editoriale dell&#8217;Osservatore Romano
Un motto efficace per un messaggio da leggere con attenzione. L&#8217;invito a custodire il creato per coltivare la pace non è infatti l&#8217;ennesimo appello in chiave ecologista, ma piuttosto una nuova riflessione, in continuità con la tradizione cristiana, che ruota intorno a un concetto chiarissimo:  la centralità dell&#8217;uomo, cioè dell&#8217;essere umano (maschio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/Benedetto-Lourdes.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1284" title="Benedetto-Lourdes" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/Benedetto-Lourdes-300x201.jpg" alt="Benedetto-Lourdes" width="300" height="201" /></a>Editoriale dell&#8217;<a href="http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/editoriali/16_12_2009.html" target="_self">Osservatore Romano</a></p>
<p>Un motto efficace per un messaggio da leggere con attenzione. L&#8217;invito a custodire il creato per coltivare la pace non è infatti l&#8217;ennesimo appello in chiave ecologista, ma piuttosto una nuova riflessione, in continuità con la tradizione cristiana, che ruota intorno a un concetto chiarissimo:  la centralità dell&#8217;uomo, cioè dell&#8217;essere umano (maschio e femmina) creato da Dio a sua immagine.</p>
<p>Anche nella questione ambientale vanno dunque respinti l&#8217;ecocentrismo e il biocentrismo, visioni che mirano ad assolutizzare l&#8217;ambiente stesso o la vita animale e vegetale. Con la conseguenza di aprire la strada a &#8220;un nuovo panteismo con accenti neopagani&#8221;, come esplicitamente denuncia il documento papale.</p>
<p>Al cuore del testo che Benedetto XVI propone per la prossima giornata mondiale per la pace resta invece il messaggio del racconto biblico sulle origini del mondo, con il mandato di coltivare e custodire la terra. Un compito che viene affidato a quella creatura la cui centralità, nonostante la colpa originaria, brilla nei testi sacri ebraici e cristiani, già nel ii secolo sintetizzata nell&#8217;espressione di Ireneo cara a Paolo VI che identificava la gloria di Dio &#8211; e cioè la sua presenza &#8211; nell&#8217;essere umano vivente (<em>gloria Dei vivens homo</em>). &#8220;Che cosa è mai l&#8217;uomo perché di lui ti ricordi&#8221; chiede infatti a Dio, con stupore, il salmista.</p>
<p>Accanto all&#8217;uomo, nel messaggio del Papa torna con insistenza come motivo conduttore il tema della responsabilità nei confronti del creato. In continuità con l&#8217;insegnamento dei suoi predecessori &#8211; e in particolare di Paolo VI, nella <em>Populorum progressio</em> e nella <em>Octogesima adveniens</em>, e di Giovanni Paolo II &#8211; Benedetto XVI avverte con realismo che lo sfruttamento sconsiderato della natura rischia di travolgere l&#8217;uomo stesso, vittima di questa &#8220;degradazione&#8221;. E l&#8217;analisi di fronte alla crisi, come nella <em>Caritas in veritate</em>, è ancora una volta realistica quando evoca i &#8220;profughi ambientali&#8221;, la miopia economica e politica di molti, ma anche l&#8217;occasione che la crisi stessa offre per cambiare, senza indulgere a catastrofismi non provati e comunque sterili.</p>
<p>Ecco allora l&#8217;evocazione del tema della salvaguardia del creato con l&#8217;invito molto realistico a prevederne i costi &#8220;in termini ambientali e sociali&#8221; che sono da valutare &#8211; scandisce il messaggio &#8211; &#8220;come una voce essenziale degli stessi costi dell&#8217;attività economica&#8221;. Ecco infine, e soprattutto, il tema della responsabilità verso i più poveri e verso le generazioni future, con l&#8217;esortazione a nuovi stili di vita. Perché il creato, illuminato da Cristo, è un dono di Dio per l&#8217;intera famiglia umana.</p>
<p><strong><a href="http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#2" target="_blank">Leggi il messaggio di Benedetto XVI</a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/12/centralita-delluomo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Riscaldamento o inganno globale?</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/12/riscaldamento-o-inganno-globale/</link>
		<comments>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/12/riscaldamento-o-inganno-globale/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 21:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[co2]]></category>
		<category><![CDATA[cru]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[ipcc]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sicomorogiulianova.it/?p=1268</guid>
		<description><![CDATA[Quando la scienza rinuncia all&#8217;obiettività
IlSussidiario.net di Giacomo Masato

È notizia di qualche giorno fa l’operazione di infiltraggio telematico ai danni della Climatic Research Unit (CRU), presso l’università East Anglia (UEA). Diverse centinaia di megabite, fra mail e algoritmi usati per le ricostruzioni storiche delle temperature del nostro pianeta, sono state immesse nella rete e poste sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/ghiaccioliR375_11dic09.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1269" title="ghiaccioliR375_11dic09" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/ghiaccioliR375_11dic09-300x204.jpg" alt="ghiaccioliR375_11dic09" width="300" height="204" /></a>Quando la scienza rinuncia all&#8217;obiettività</strong></p>
<p><a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Scienze/2009/12/12/CLIMA-Riscaldamento-o-inganno-globale-Quando-la-scienza-rinuncia-all-obiettivit-/55161/" target="_blank">IlSussidiario.net</a> di Giacomo Masato</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">È notizia di qualche giorno fa l’operazione di infiltraggio telematico ai danni della <em>Climatic Research Unit</em> (CRU), presso l’università <em>East Anglia</em> (UEA). Diverse centinaia di megabite, fra mail e algoritmi usati per le ricostruzioni storiche delle temperature del nostro pianeta, sono state immesse nella rete e poste sotto la lente di ingrandimento dell’opinione pubblica. Il problema è scottante, perché rivela come la scienza del clima si muova e come quindi influenza le azioni politiche di cui il prossimo convegno di Copenhagen ne è il più chiaro risvolto.</p>
<p style="text-align: justify;">Essendo del settore, ma soprattutto essendo un appassionato di meteorologia e clima, ho l’abitudine di dare uno sguardo a blog e forum dove si discute in materia, e cosa scopro? Scopro che, come d’abitudine, coloro che sostengono l’<em>Antropogenic Global warming</em> (AGW) minimizzano l’accaduto, affermando che nelle mail non è contenuto nulla di compromettente. Vado poi dall’altra parte della barricata, e trovo che gli “scettici”, coloro cioè che pensano al riscaldamento terrestre come causa della variabilità naturale, hanno trovato la prova inconfutabile per negare il GW di origine antropica. Quindi, mi domando, chi ha ragione? Cosa trapela da questi files? E soprattutto, che giudizio si può trarre da tutta la vicenda?</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è essenzialmente di due ordini, uno prettamente scientifico, l’altro etico. L’IPCC (<em>Intergovernal Panel for Climate Chage</em> – una commissione composta da migliaia di scienziati dell’atmosfera che dagli anni ’90 studia il clima e i suoi cambiamenti, suggerendo alla politica le scelte da adottare per ridurre il riscaldamento in atto) ha da tempo rimarcato il fatto che l’uomo è il maggior responsabile dell’aumento delle temperature globali. La causa è l’immissione in atmosfera di quantità così pesanti di CO2 che la natura non riesce più ad assorbirne come invece faceva in periodo pre-industriale. La CO2 filtra i raggi solari, ma intrappola le radiazioni riemesse dalla superficie terrestre (terre, oceani, ghiacci), muovendo l’equilibrio termico verso temperature più alte. Per cui, ad aumento di CO2, corrisponde un aumento termico. Uno dei punti cruciali, quindi, è dimostrare che in passato tale aumento non si è mai verificato così intenso e così veloce, e questo è infatti uno dei cardini su cui poggia la teoria dell’AGW.</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Ecco il perché dell’importanza delle ricostruzioni con dati <em>proxy</em>, come i carotaggi in Antartico, e i famigerati <em>tree ring</em>, che si basano sulla misurazione degli anelli di accrescimento degli alberi. Da qui seguono per tutti gli anni ’90 e gli anni 2000 diverse ricostruzioni che indicano come il riscaldamento attuale sia non paragonabile a precedenti rialzi termici, come il famoso <em>optimum</em> medievale, fino ad allora considerato decisamente più caldo dei nostri giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dove sta l’inghippo, quindi? Ad una lettura delle e-mail e dei dati, appare che la correlazione fra densità degli anelli e trend delle temperature non regge per le decadi più recenti (dagli anni ’60 in poi). I primi indicano un trend di forte diminuzione, mentre le seconde dicono il contrario. È infatti evidente l’indiscutibile aumento termico cui la nostra atmosfera è soggetta, fin dai primi anni del XX secolo. La questione è ormai ben nota, e viene definita come “problema della divergenza”. Il punto è che, come poi verrà ammesso in studi successivi, se i <em>tree ring</em> non sono affidabili nel tempo recente, potrebbero non esserlo nel passato. Ma al momento sembrava troppo scomodo l’ammettere un’incongruenza che sarebbe andata a danno della grande tesi. Per cui si decise di omettere i dati post anni ’60, sostituendoli con i rilevamenti termometrici e passando il trucco sotto silenzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Di per sé, questa scoperta non può essere addotta (come molti scettici dell’AGW tenderebbero a fare) per negare un possibile e determinante ruolo umano nel riscaldamento globale. Vi sono non solo altri <em>proxy</em> che rilevano un intenso GW se paragonato ai secoli scorsi, ma vi è anche tutto l’aspetto legato alle previsioni dei modelli a scala globale (GCM), che danno risultati consistenti sul peso dell’azione umana nel processo di riscaldamento. Tuttavia, a mio avviso, il problema rimane tutt’ora parzialmente irrisolto, perché nessuna di queste ipotesi può essere portata come certezza inoppugnabile a dimostrazione dell’AGW.</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Altri <em>proxy</em>, come i <em>tree ring</em>, potrebbero essere trovati in futuro inadeguati. Senza contare che lo sforzo modellistico (GCM), su cui peraltro si stanno concentrando le massime energie della scienza del clima a livello mondiale, per quanto intenso, è ancora lacunoso e non può essere usato come teorema inconfutabile. L’atmosfera è un sistema molto complesso e caotico e prevederne il comportamento, seppur in modo generale, è ancora una sfida attuale e apertissima.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto semmai è un altro, e riguarda l’aspetto etico. Come si evince da altre e-mail oggetto dell’attacco hacker, vi è un diffuso senso di sprezzo per chi non si allinea al pensiero dominante (fino a felicitarsi per la morte di un collega), vi è il tentativo, o quantomeno il desiderio, di far respingere le pubblicazioni su <em>journal peer review</em> di chi ha una teoria diversa sul GW (e sappiamo bene che uno scienziato che non pubblica non ha la minima speranza di far carriera). E questo spirito, suppongo, è lo stesso che muove a nascondere dati che non tornano o a plasmare il reale secondo la propria idea. Così è doveroso domandarsi, questa è scienza? Io non ho teorie inconfutabili per rispondere all’annosa questione sul riscaldamento globale, anche se un’idea me la sono fatta. Però sono appassionato di quello che studio e so distinguere fra cosa è scienza e cosa non lo è. La regola è unica. La realtà è oggettiva e uno scienziato dovrebbe farsi determinare da essa. Non l’opposto.</p>
<p></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/12/riscaldamento-o-inganno-globale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Copenaghen ed ipocrisia</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/12/copenaghen-ed-ipocrisia/</link>
		<comments>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/12/copenaghen-ed-ipocrisia/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 17:54:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[copenaghen]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[meeting]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sicomorogiulianova.it/?p=1162</guid>
		<description><![CDATA[Tratto dal sito di Sviluppo e Popolazione di Fabrizio Proietti
Quando il 7 dicembre aprirà i lavori del Vertice di Copenhagen sui cambiamenti climatici, Rajendra Pachauri ci dirà che siamo ormai sull’orlo del precipizio e che per evitare il disastro globale dovremo necessariamente sottometterci a regole molto rigide.  Chiederà quindi tasse pesanti sui viaggi aerei, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/copenhagen_denmark.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1185" title="copenhagen_denmark" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/copenhagen_denmark-300x225.jpg" alt="copenhagen_denmark" width="300" height="225" /></a>Tratto dal sito di <a href="http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=533" target="_blank">Sviluppo e Popolazione</a> di Fabrizio Proietti</p>
<p>Quando il 7 dicembre aprirà i lavori del Vertice di Copenhagen sui cambiamenti climatici, Rajendra Pachauri ci dirà che siamo ormai sull’orlo del precipizio e che per evitare il disastro globale dovremo necessariamente sottometterci a regole molto rigide.  Chiederà quindi tasse pesanti sui viaggi aerei, che da soli rappresentano il 2-3% delle emissioni totali di CO2, oltre al bando dell’acqua da frigo nei ristoranti (non è uno scherzo, l’ha già annunciato) e altre misure draconiane.</p>
<p>Il problema è che ci sono molte possibilità che Pachauri  venga accontentato, essendo il segretario dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), l’organismo dell’ONU che da circa 20 anni detta la linea ufficiale in materia di clima. Contrariamente a quanto spesso si legge, Pachauri non è un insigne climatologo, ma un ingegnere meccanico, esperto in ferrovie, che grazie a un notevole opportunismo politico si è trovato a capo dell’organismo internazionale più influente degli ultimi anni. A dimostrazione, ce ne fosse stato bisogno, che l’IPCC è un ente politico e non scientifico.</p>
<p>Il 7 dicembre ci chiederà anche di rinunciare a mangiare la carne almeno un giorno alla settimana, un piccolo sacrificio per salvare il clima e il pianeta. Già, un piccolo sacrificio, ma solo per noi. Perché lui, Rajendra Pachauri, in realtà è vegetariano e non farà alcun sacrificio, come è tipico di tutti questi nuovi farisei che &#8211; come quelli originali  &#8211; “legano pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito”.  Così tutti noi saremo costretti a ridurre le emissioni di anidride carbonica con le buone o le cattive, ma Pachauri e co. continueranno ad emettere CO2 in quantità industriale.</p>
<p>Come per il vertice di Copenhagen, che da un punto di vista dei risultati politici non ha molto da dire, visto che i giochi veri sono già fatti da tempo. Malgrado ciò nella capitale danese confluiranno da tutto il mondo almeno 20mila persone per uno show che ha soprattutto uno scopo propagandistico: guadagnarsi il consenso dell’opinione pubblica (o almeno vincerne la resistenza) per misure che limiteranno la nostra libertà. Capi di governo, funzionari dell’ONU, lobbysti di ogni genere, attivisti dei movimenti ecologisti: tutti a Copenhagen.</p>
<p>E allora facciamo i conti a questi signori, usando lo stesso calcolatore di emissioni che viene consigliato a noi poveri peccatori per misurare il nostro peccato (<a href="http://www.carbonify.com/">www.carbonify.com</a>): tenendo conto che in media ognuno dei 20mila percorrerà mille chilometri in aereo (2mila considerando il ritorno) per recarsi a Copenhagen, solo di aereo avremo emissioni pari a circa 12.500 tonnellate di CO2.</p>
<p>Aggiungendo un 40% per alberghi, consumi, spostamenti locali e così via, arriviamo intorno a 17mila tonnellate di CO2. Per arrivare a tale livello di emissioni, tanto per fare una comparazione, bisognerebbe percorrere 55milioni di chilometri con una piccola macchina, o 74milioni di chilometri in treno.</p>
<p>Ma soprattutto consideriamo che ciascuno di noi, ci dice l’Unione Europea, in un anno emette circa 9 tonnellate di CO2. Vale a dire che questi signori, solo per andare a Copenhagen produrranno le stesse emissioni che in un anno intero produce un intero paesino di 2mila abitanti.</p>
<p>Secondo il “Sunday Times” le emissioni globali provocate dal summit di Copenhagen arrivano addirittura 41mila tonnellate di CO2 (verranno posati 900 chilometri di cavi per computer e 50mila metri quadri di tappeti), l’equivalente delle emissioni dell’intero Marocco nel 2006.</p>
<p>Dati questi numeri, quando un giornalista ha chiesto  perché non fare un incontro in videoconferenza, un portavoce del summit ha risposto: “Per questo accordo, le persone hanno bisogno di incontrarsi e negoziare faccia a faccia. Le video conferenze sono molto utili ma non hanno la stessa efficacia del ‘tocco’ personale”. Forse che pensano di convincere i più riottosi con le minacce fisiche? O semplicemente è molto più comodo farsi un bel viaggio in Danimarca a spese dei contribuenti?</p>
<p>Oltretutto molti di questi “salvatori del pianeta” non vanno solo a Copenhagen: girano tutto l’anno in aereo andando da un capo all’altro del mondo per convincere la gente ad andare in bicicletta, a non lavarsi, a usare carta riciclata  e così via.</p>
<p>Un carosello cui non possono mancare le celebrità dello spettacolo, che in fatto di eco-ipocrisia non hanno niente da imparare. A cominciare da Bono degli U2, un’icona del terzomondismo e dell’ambientalismo: l’ultimo tour mondiale degli U2, con lo spostamento di tre giganteschi palchi, ha realizzato emissioni pari a quelle annuali di 6500 famiglie italiane o a un viaggio Terra-Marte andata e ritorno con un’astronave.</p>
<p>E Harrison Ford, vice-presidente di Conservation International, instancabile attivista contro la deforestazione, ha come hobby quello di pilotare aerei, con una piccola flotta personale a disposizione. Un hobby condiviso da altri eco-ipocriti: John Travolta, che si è rivolto recentemente ai cittadini britannici chiedendo loro di fare ognuno il proprio dovere per fermare il riscaldamento globale, possiede 5 aerei privati, tra cui un Boeing 707. Soltanto nel 2006 – calcoli di Carbon Trust – il suo hobby ha provocato 800 tonnellate di emissioni, cento volte quelle di un cittadino europeo medio.</p>
<p>E’ anche grazie a loro che già paghiamo eco-tasse sui nostri viaggi aerei, e sempre più ne pagheremo dopo Copenhagen.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/12/copenaghen-ed-ipocrisia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Clima</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/09/clima/</link>
		<comments>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/09/clima/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 10:37:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[caritas]]></category>
		<category><![CDATA[co2]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[ghiacciai]]></category>
		<category><![CDATA[serra]]></category>
		<category><![CDATA[temperatura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://sicomorogiulianova.wordpress.com/?p=709</guid>
		<description><![CDATA[Il G20 attualmente in corso c&#8217;induce ad osservare il problema del riscaldamento globale prendendo in analisi non solo quello che viene detto dai media, che comunemente propongono solo la superficie o l&#8217;aspetto più facile di una situazione, ma anche elementi diversi che sono spesso fuori dal coro. Vi consigliamo la lettura di quest&#8217;articolo tratto dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-711" title="rispetto-ambiente" src="http://sicomorogiulianova.files.wordpress.com/2009/09/rispetto-ambiente.jpg?w=150" alt="rispetto-ambiente" width="150" height="127" />Il G20 attualmente in corso c&#8217;induce ad osservare il problema del riscaldamento globale prendendo in analisi non solo quello che viene detto dai media, che comunemente propongono solo la superficie o l&#8217;aspetto più facile di una situazione, ma anche elementi diversi che sono spesso fuori dal coro. Vi consigliamo la lettura di quest&#8217;articolo tratto dal sito di <a href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=174&amp;id_n=16007" target="_blank">Cultura Cattolica.</a></p>
<p><strong>La tentazione catastrofista</strong></p>
<p>C’è ancora oggi una tentazione catastrofista in alcuni significativi ambiti ambientalisti e politici. Ultimo esempio del potere di lobby è l’allarme lanciato pochi giorni fa dal segretario ONU alla Conferenza di Ginevra: «<em>Il mondo va verso il precipizio</em>».</p>
<p>Vogliamo offrire alcuni spunti di riflessione che non vogliono e non possono essere esaustivi, vista l’ampiezza del tema. Innanzitutto bisogna ricordare che su questo problema non c’è unanimità nella comunità scientifica, e questo vale anche per le misure e i modelli matematici.</p>
<p>La connessione diretta tra crescita di CO2 e temperatura non è dimostrata. Un numero sempre maggiore di scienziati sostiene che i cicli solari, nella storia, riflettono in maniera più precisa l’andamento della temperatura sul pianeta. La produzione di CO2 è solo in minima parte dovuta all’uomo, il 90-96% è di origine naturale. Inoltre un maggiore tasso di anidride carbonica rappresenta uno stimolo per la vita vegetale, avendo come risultato un aumento della produttività agricola.</p>
<p>L’innalzamento della temperatura dipende anche dall’attività dell’oceano, dalle radiazioni solari, dalle nubi e dall’attività dei vulcani. Non c’è nessuna certezza che sia la causa delle catastrofi ambientali. Le risorse idriche del pianeta non sono diminuite (semmai c’è un problema di distribuzione), ed è noto che ad un aumento della temperatura corrisponde una maggiore evaporazione delle acque ed una più intensa e continua serie di precipitazioni.</p>
<p>Non è vero che il clima non è mai cambiato: ci sono sempre stati cicli caldi e freddi. Gli stessi ghiacciai sciogliendosi rivelano come l’habitat naturale prima del loro formarsi fosse molto diverso: una terra oggi ricoperta di ghiacci aveva foreste tanto rigogliose da essere chiamata &#8220;terra verde&#8221; (<em>Grunland</em>-Groenlandia). La calotta artica si è sciolta altre volte. Nel Medioevo o al tempo degli Egizi faceva anche più caldo di oggi.<br />
Sempre, quando la temperatura è stata più calda, nella storia si è avuto un ciclo virtuoso di crescita di produzione, e quindi crescita demografica e sviluppo, e le antiche civiltà e lo sviluppo dell’Europa nel Medioevo lo dimostrano. Anche oggi l’aumento della temperatura porterebbe qualche beneficio: si pensi per esempio al passaggio delle navi nel Mare Artico con risparmio di migliaia di Km.<br />
Inoltre gli aumenti di temperatura del passato si sono registrati in epoche in cui non c’era ancora lo sviluppo industriale. L’aumento delle temperature registrato nell’ultimo secolo non è proporzionale all’attività industriale, in quanto gli andamenti sono diversi; i ghiacciai si sono sciolti anche in altri periodi nei quali l’attività industriale era assente, e questo si verifica dai resti di piante che si trovano sotto i ghiacciai che si ritirano. Inoltre il riscaldamento è presente nell’emisfero Nord e non in quello Sud: ne è un esempio il ghiacciaio argentino Perito Moreno, che non si ritira.</p>
<p>La lobby dell’ecologismo-catastrofista, alla ricerca di un nuovo nemico, ha trovato la minaccia del riscaldamento globale, imputando all’uomo la causa. Con il timore della ”bomba demografica”, rivelatasi poi falsa, utilizzando scenari ambientali catastrofici in nome di una falsa idea di progresso e libertà, hanno fatto accettare e diffuso la sterilizzazione e l’aborto (vedi Brasile e India, o la legge del figlio unico in Cina) condizionando pesantemente lo sviluppo dei paesi poveri.</p>
<p>Come ricorda il Papa nell’ultima enciclica, considerare la natura più importante della persona umana “<em>è una posizione che induce ad atteggiamenti neopagani o di nuovo panteismo</em>” (<em>Caritas in Veritate</em> n. 48). In questo scenario la Chiesa cattolica diventa un nemico da demonizzare. I progetti di spesa per ridurre la CO2 sono di dimensioni sproporzionate rispetto agli effetti che si vogliono ottenere; inoltre questi soldi vengono sottratti ad altre emergenze su cui si potrebbe influire maggiormente, come la malaria e la fame nel mondo. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, con la metà di tale cifra si potrebbero fornire acqua potabile, servizi igienici, cure mediche di base ed istruzione per tutti gli abitanti della Terra.</p>
<h3>Articoli correlati</h3>
<ul>
<li><a href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=174&amp;id_n=16008">Ambiente: la tentazione catastrofista 2 &#8211; Cosa dice la “Caritas in veritate”</a></li>
<li><a href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=174&amp;id_n=5224">Custodi del creato o guardiani dell&#8217;ambiente? &#8211; 2</a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/09/clima/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

