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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; basf</title>
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		<title>OGM, l’unica vittima della patata amflora è la verità</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 16:52:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/patatassassinaR375_05mar10.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1666" title="patatassassinaR375_05mar10" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/patatassassinaR375_05mar10-300x204.jpg" alt="patatassassinaR375_05mar10" width="300" height="204" /></a>Nel bailamme sull’approvazione della patata Amflora della BASF da parte della commissione europea se ne sono sentite di cotte e di crude. Dalla difesa del consumatore a quella dei prodotti tipici si trovava di tutto. Peccato però che le prime vittime siano state i fatti. Nella buona scienza (così come nella vita onesta) a ognuno son concesse le proprie opinioni, ma non i propri fatti. Detto altrimenti, la buona scienza, come la vita onesta, devono fare i conti con la realtà. Proviamo allora, in sintesi, a ripartire dai dati.</p>
<p>La patata è un tubero essenzialmente fatto da amido e l’amido è uno degli costituenti più importanti della dieta, (che non vuol dire che ne possiamo mangiare quanto ne vogliamo, però). La patata produce nel tubero due tipi di amido: amilosio (20%) e amilopectina (80%). Il primo è come un filo (polimero lineare), che tende ad assumere la forma di spirale quando è sciolto in acqua. Quando è in concentrazione sufficiente tende a far gelificare la soluzione, come la gelatina appunto. Il secondo, l’amilopectina, è un polimero ramificato, come appunto i rami di un albero. È fatto sempre dallo stesso zucchero, il glucosio, per cui quando lo mangiamo alla fine dà lo stesso risultato in termini nutritivi e di calorie, ma hanno strutture lievemente diverse e quindi le loro proprietà fisiche sono diverse. L’amilopectina non tende a gelificare ma ad aumentare la viscosità e come tale viene aggiunta in tanti processi. Viene usata ad es. dell&#8217;industria cartaria e nell&#8217;industria estrattiva (perforazioni), come addensante. Visto che per molte applicazioni industriali è utile solo l&#8217;amilopectina, da molto tempo si sono cercati modi per separarla dall’amilosio. Il procedimento per via chimico-fisica costa ed è complicato, per cui vie alternative sono desiderabili. Siccome è di fatto possibile spegnere qualsiasi gene di un organismo (in effetti è una delle cose più semplici da fare), diversi ricercatori nei primi anni ’90 hanno spento il gene responsabile per la sintesi dell&#8217;amilosio nella patata in modo da ottenerne una che fa solo amilopectina.</p>
<p>Occorre sottolineare con forza che il risultato non è una “follia” accessibile solo tramite i metodi avanzati dell’ingegneria genetica (impropriamente: un OGM), ma che tale risultato &#8211; una pianta che accumula solo amilopectina &#8211; è possibile ottenerla in diversi modi o è addirittura una variante spontanea che si ritrova in natura. È già successo per i mutanti waxy di mais e frumento (per mutazione spontanea) e l&#8217;hanno fatto anche per la patata con metodi classici. Utilizzando sostanze mutagene che colpiscono a caso i geni della pianta, hanno colpito, inattivandolo, anche il gene per la sintesi dell’amilosio. La cosa stupefacente è che la patata amflora ha avuto un iter per l’approvazione di circa 15 anni, mentre la patata ottenuta per mutagenesi (che, ripeto, è la stessa cosa per quanto riguarda l’amilosio) è andata subito in coltivazione senza alcun controllo preventivo sui reali rischi che le patate comportano. E che le patate comportino rischi si sa da lungo tempo: possono essere fatali. Un lavoro “classico” del 1925 pubblicato sulla rivista Science (Hansen A. A. &#8211; 1925 &#8211; Two fatal cases of potato poisoning. Science 61:340-341) racconta di una famiglia americana intossicata da patate contenenti alte quantità di glicoalcaloidi. Due dei sette membri morirono. I glicoalcaloidi sono sostanze normalmente prodotte dalla pianta e presenti un poco dappertutto (es. nelle foglie, ma anche nei tuberi, seppure in dose minore e che normalmente non desta preoccupazioni). Ma in certe condizione (quando rinverdiscono o sono malate) o per effetto di manipolazioni genetiche (ad es. per semplice incrocio e selezione) la quantità di glicoalcaloidi può aumentare improvvisamente e diventare un rischio reale.</p>
<p>Se una patata simile ad amflora si ottiene per via convenzionale, utilizzando tecniche vecchie e molto meno precise, non è possibile che la patata transgenica sia intrinsecamente pericolosa e quella convenzionale senza pericoli. E se nessuno si lamenta della stessa patata quando prodotta per via convenzionale, è ovvio che la gente che si oppone lo fa per motivi diversi dalla difesa dell&#8217;ambiente, della salute o dei prodotti tipici. Qualcuno obbietterà che quella convenzionale non contiene geni per resistenze ad antibiotici, ma la cosa non è così semplice, perchè la mutagenesi a cui è stata sottoposta la patata “convenzionale” cambia la sequenza e la funzione di moltissimi geni ed è plausibile immaginare che un gene (ad esempio una acetilasi o una kinasi) possa trasformarsi in un gene capace di conferire resistenza ad antibiotici.</p>
<p>Le prime vittime delle patate a noi note risalgono al 1925. Le vittime più recenti (i fatti) sovrabbondano nei giornali di questi giorni.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=71101" target="_blank">IlSussidiario.net</a></p>
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