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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; bellezza</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>Fate cose belle</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 20:36:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fate cose belle, ma soprattutto fate diventare le vostre vite luoghi di bellezza
Discorso di Benedetto XVI al mondo della cultura a Lisbona (Centro Cultural de Belém, 12 maggio 2010)
Sento una grande gioia nel vedere qui radunato l’insieme multiforme  della cultura portoghese, che voi così degnamente rappresentate: Donne e  uomini  impegnati nella ricerca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/05/vaticano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2109" title="vaticano" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/05/vaticano-300x224.jpg" alt="vaticano" width="300" height="224" /></a>Fate cose belle, ma soprattutto fate diventare le vostre vite luoghi di bellezza</strong></p>
<p><em><strong>Discorso di Benedetto XVI al mondo della cultura a Lisbona (Centro Cultural de Belém, 12 maggio 2010)</strong></em></p>
<p>Sento una grande gioia nel vedere qui radunato l’insieme multiforme  della cultura portoghese, che voi così degnamente rappresentate: Donne e  uomini  impegnati nella ricerca e costruzione dei diversi saperi. A tutti  rivolgo  l’espressione della mia più alta amicizia e considerazione, riconoscendo   l’importanza di ciò che voi fate e di ciò che siete. Il Governo, qui  rappresentato dalla Signora Ministro della Cultura, alla quale rivolgo  il mio  deferente e grato saluto, pensa, con benemerito sostegno, alle priorità  nazionali del mondo della cultura. Ringrazio tutti coloro che hanno reso   possibile questo nostro incontro, in particolare la Commissione  Episcopale della  Cultura con il suo Presidente, Mons. Manuel Clemente, a cui sono grato  per le  espressioni di cordiale accoglienza e la presentazione della polifonica  realtà  della cultura portoghese, qui rappresentata da alcuni dei suoi migliori  protagonisti; dei loro sentimenti e delle loro attese si è fatto  portavoce il  cineasta Manoel de Oliveira, di veneranda età e carriera, al quale va il  mio  saluto pieno di ammirazione e affetto nonché di viva riconoscenza per le  parole  che mi ha rivolto, lasciando intravedere in esse le ansie e le  disposizioni  dell’anima portoghese in mezzo alle turbolenze della società di oggi.</p>
<p>Infatti, oggi la cultura riflette una «tensione», che alle volte  prende forme di  «conflitto», fra il presente e la tradizione. La dinamica della società  assolutizza il presente, staccandolo dal patrimonio culturale del  passato e  senza l’intenzione di delineare un futuro. Tale valorizzazione però del  «presente» quale fonte ispiratrice del senso della vita, sia individuale  che  sociale, si scontra con la forte tradizione culturale del Popolo  portoghese,  profondamente segnata dal millenario influsso del cristianesimo e con un  senso  di responsabilità globale; essa si è affermata nell’avventura delle  scoperte e  nello zelo missionario, condividendo il dono della fede con altri  popoli.  L’ideale cristiano dell’universalità e della fraternità aveva ispirato  quest’avventura  comune, anche se gli influssi dell’illuminismo e del laicismo si erano  fatti  sentire. Detta tradizione ha dato origine a ciò che possiamo chiamare  una  «sapienza», cioè, un senso della vita e della storia di cui facevano  parte un  universo etico e un «ideale» da adempiere da parte del Portogallo, il  quale ha  sempre cercato di stabilire rapporti con il resto del mondo.</p>
<p>La Chiesa appare come la grande paladina di una sana ed alta  tradizione, il cui  ricco contributo colloca al servizio della società; questa continua a  rispettarne e apprezzarne il servizio per il bene comune, ma si  allontana dalla  citata «sapienza» che fa parte del suo patrimonio. Questo «conflitto»  fra la  tradizione e il presente si esprime nella crisi della verità, ma  unicamente  questa può orientare e tracciare il sentiero di una esistenza riuscita,  sia come  individuo che come popolo. Infatti un popolo, che smette di sapere quale  sia la  propria verità, finisce perduto nei labirinti del tempo e della storia,  privo di  valori chiaramente definiti e senza grandi scopi chiaramente enunciati.  Cari  amici, c’è tutto uno sforzo di apprendimento da fare circa la forma in  cui la  Chiesa si situa nel mondo, aiutando la società a capire che l’annuncio  della  verità è un servizio che Essa offre alla società, aprendo nuovi  orizzonti di  futuro, di grandezza e dignità. In effetti,  la Chiesa ha «una missione  di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza,  per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua  vocazione. […]  La fedeltà all’uomo esige la fedeltà alla verità che, sola, è garanzia  di  libertà (cfr <em>Gv</em> 8,32) e della possibilità di un sviluppo umano  integrale.  Per questo la Chiesa la ricerca, l’annunzia instancabilmente e la  riconosce  ovunque essa si palesi. Questa missione di verità è per la Chiesa  irrinunciabile» (Enc. <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html#9"> <em>Caritas in veritate</em>, 9</a>). Per una  società formata in maggioranza da cattolici e la cui cultura è  stata profondamente segnata dal cristianesimo, si rivela drammatico il  tentativo  di trovare la verità al di fuori di Gesù Cristo. Per noi, cristiani, la  Verità è  divina; è il «Logos» eterno, che ha acquisito espressione umana in Gesù  Cristo,  il qual ha potuto affermare con oggettività: «Io sono la verità» (<em>Gv</em> 14,6). La convivenza della Chiesa, nella sua ferma adesione al carattere  perenne  della verità, con il rispetto per altre «verità», o con la verità degli  altri, è  un apprendistato che la Chiesa stessa sta facendo. In questo rispetto  dialogante  si possono aprire nuove porte alla trasmissione della verità.</p>
<p>«La Chiesa – scriveva il Papa <a href="http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/index_it.htm">Paolo VI</a> – deve venire a dialogo con il mondo in  cui si trova a vivere. La Chiesa si fa parola, la Chiesa si fa  messaggio, la  Chiesa si fa dialogo» (Enc. <em> <a href="http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_06081964_ecclesiam_it.html">Ecclesiam  suam</a></em>, 67). Infatti, il dialogo  senza ambiguità e rispettoso delle parti in esso coinvolte è oggi una  priorità  nel mondo, alla quale la Chiesa non intende sottrarsi. Ne dà  testimonianza  proprio la presenza della Santa Sede in diversi organismi  internazionali, come,  per esempio, nel Centro Nordsud del Consiglio dell’Europa, istituito 20  anni fa  qui a Lisbona, che ha come pietra angolare il dialogo interculturale  allo scopo  di promuovere la cooperazione fra l’Europa, il sud del Mediterraneo e  l’Africa e  di costruire una cittadinanza mondiale fondata sui diritti umani e le  responsabilità dei cittadini, indipendentemente dalla loro origine  etnica e  appartenenza politica, e rispettosa delle credenze religiose. Costatata  la  diversità culturale, bisogna far sì che le persone non solo accettino  l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire  arricchite da  essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello.</p>
<p>Questa è un’ora che richiede il meglio delle nostre forze, audacia  profetica,  rinnovata capacità per «additare nuovi mondi al mondo», come direbbe il  vostro  Poeta nazionale (Luigi di Camões, <em>Os Lusíades</em>, II, 45). Voi,  operatori  della cultura in ogni sua forma, creatori di pensiero e di opinione,  «avete,  grazie al vostro talento, la possibilità di parlare al cuore  dell’umanità, di  toccare la sensibilità individuale e collettiva, di suscitare sogni e  speranze,  di ampliare gli orizzonti della conoscenza e dell’impegno umano. […]  E non abbiate paura di confrontarvi con la sorgente prima e ultima  della bellezza, di dialogare con i credenti, con chi come voi, si sente  pellegrino nel mondo e nella storia verso  la Bellezza infinita»  (<a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2009/november/documents/hf_ben-xvi_spe_20091121_artisti_it.html"><em>Discorso  agli artisti</em>, 21 novembre 2009</a>).</p>
<p>Proprio con lo scopo di «mettere il mondo moderno in contatto con le  energie  vivificanti e perenni del Vangelo» (<a href="http://www.vatican.va/holy_father/john_xxiii/index_it.htm">Giovanni  XXIII</a>, Cost. ap. <em> <a href="http://www.vatican.va/holy_father/john_xxiii/apost_constitutions/documents/hf_j-xxiii_apc_19611225_humanae-salutis_it.html">Humanae  salutis</a></em>,  3), si è realizzato il  <a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/index_it.htm">Concilio  Vaticano II</a>, nel quale la Chiesa, partendo da  una rinnovata consapevolezza della tradizione cattolica, prende sul  serio e  discerne, trasfigura e supera le critiche che sono alla base delle forze  che  hanno caratterizzato la modernità, ossia la Riforma e l’Illuminismo.  Così da sé  stessa la Chiesa accoglieva e ricreava il meglio delle istanze della  modernità,  da un lato superandole e, dall’altro evitando i suoi errori e vicoli  senza  uscita. L’evento conciliare ha messo i presupposti per un autentico  rinnovamento  cattolico e per una nuova civiltà – la «civiltà dell’amore» &#8211; come  servizio  evangelico all’uomo e alla società.</p>
<p>Cari amici, la Chiesa ritiene come sua missione prioritaria, nella  cultura  attuale, tenere sveglia la ricerca della verità e, conseguentemente, di  Dio;  portare le persone a guardare oltre le cose penultime e mettersi alla  ricerca  delle ultime. Vi invito ad approfondire la conoscenza di Dio così come  Egli si è  rivelato in Gesù Cristo per la nostra piena realizzazione. Fate cose  belle, ma  soprattutto fate diventare le vostre vite luoghi di bellezza. Interceda  per voi  Santa Maria di Betlemme, da secoli venerata dai navigatori dell’oceano e  oggi  dai navigatori del Bene, della Verità e della Bellezza.</p>
<p align="left">
<p align="center"><span style="color: #663300; font-size: small;">© Copyright 2010 &#8211; Libreria Editrice  Vaticana</span></p>
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		<title>Davvero la vita è bella?</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 11:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/marinavitabella.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1539" title="marinavitabella" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/marinavitabella.jpg" alt="marinavitabella" width="300" height="208" /></a>Ho una amica che dice che la vita è bella. Bella comunque. Bella perché si respira. E ogni volta che mi vede, questa amica mi domanda sorridendo: allora, Marina, la vita è bella? Sono certa che lo fa, benevolmente, per farmi arrabbiare. E quando me lo dice, a me viene in mente quell’ultimo particolare che ho annotato, come in un segreto taccuino, insieme a tutte le slabbrature e gli squarci che ogni giorno vedo, in questa nostra vita che mi corre davanti.</p>
<p>Non è solo Haiti, pure con la sua deflagrante atrocità. Non è solo il Darfur, né le migliaia di aborti ogni giorno serenamente praticati in Occidente. Né è solo il presente. Un sito ebraico ha messo online le foto di centinaia di ebrei italiani morti nei lager. Molti bambini. Le foto li ritraggono prima della “partenza”, ben vestiti, ridenti, le bambine con le trecce e i fiocchi nei capelli. In queste foto “normali” è ancora più evidente la mostruosità. Ti immagini quei bambini uguali ai tuoi strappati alle madri, spinti come pecore, tra urla straniere caricati in treni che partono per sempre. In queste nostre stesse città, poco più di 65 anni fa.</p>
<p>La vita, Anna, era bella anche quel giorno? Ed era bella in quegli istituti per orfani e handicappati di Chisinau, in Moldavia, che a distanza di dieci anni rivedo ancora come fosse ieri – quegli occhi di bambini, grandi, attoniti, come ancora meravigliati, nella loro innocenza, di tanto dolore?</p>
<p>E, restando nel presente, di queste storie di inermi clochard bruciati o pestati a sangue così, per gioco, vogliamo parlarne? E senza andare neanche nella cronaca nera, certe sere mi restano in mente gli occhi di qualche vecchio che rincasa solo, adagio, con una magra borsa della spesa in mano; faccia anche lui di mille profonde solitudini, quiete tra le nostre case.</p>
<p>No, Anna, per me la vita non è bella, almeno non come intendi tu. A vent’anni ti avrei detto, dura, che a me stare al mondo non piaceva. Ci ho messo tanto tempo, ma ora comincio a capire dove stia la bellezza della vita, così a lungo incomprensibile.</p>
<p>La bellezza per me sta in un Dio che ora intravedo, dentro e accanto a ogni uomo, compagno di ogni passo, e curvo insieme a lui sotto a ogni sofferenza. Un Dio che si è fatto compagno, che colma di sé ogni stanza di dolore. E parallelamente la bellezza sta in una recondita ansa dell’anima, per cui anche il peggiore degli uomini, senza saperlo, tuttavia attende. Spesso non sa cosa. E però una magari infinitesima parte di lui aspetta una bellezza che si riveli.</p>
<p>Ripenso a me liceale che, arrabbiata, dicevo ai miei compagni: ma non vedete che tutto è una illusione? Non avevo completamente torto, ma parlavo come un lucido pagano dell’anno 100 a.C. Perché c’è una bellezza possente nella vita, ma è in Cristo.</p>
<p>È nell’andare, per strade pigre o banali o drammatiche, affaticati e mendicanti; magari ladri e bugiardi, magari invece facce di misericordia. In attesa però: che quella Bellezza incarnata, morta, risorta, infine pienamente si riveli. Come scrive Paolo ai Corinzi: «Oggi vediamo come in uno specchio, oscuramente; ma un giorno vedremo in modo chiaro, faccia a faccia».</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.tempi.it/opinioni/008409-davvero-la-vita-bella?page=1" target="_blank">TEMPI</a> &#8211; scritto da Marina Corradi</p>
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		<title>Bono Vox alla Sagrada Familia</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 19:25:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il leader degli U2 in visita alla cattedrale catalana. A fargli da guida, Etsuro Sotoo e un gruppetto di amici. Cronaca di un pomeriggio fuori dall&#8217;ordinario
 
Barcellona, prima domenica d’estate. Tra le navate della Sagrada Familia cammina un gruppetto di persone. A guidarle c’è un personaggio che i lettori di Tracce conoscono bene: Etsuro Sotoo, lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5><img class="alignleft size-medium wp-image-513" title="bono" src="http://sicomorogiulianova.files.wordpress.com/2009/06/bono.jpg?w=225" alt="bono" width="225" height="300" />Il leader degli U2 in visita alla cattedrale catalana. A fargli da guida, Etsuro Sotoo e un gruppetto di amici. Cronaca di un pomeriggio fuori dall&#8217;ordinario</h5>
<div> </p>
<div>Barcellona, prima domenica d’estate. Tra le navate della Sagrada Familia cammina un gruppetto di persone. A guidarle c’è un personaggio che i lettori di <em>Tracce</em> conoscono bene: Etsuro Sotoo, lo scultore e architetto giapponese che ha consacrato la vita a proseguire l’opera di Gaudí. Ma la sorpresa gli cammina a fianco, camicia jeans e occhiali da sole a lente ampia. Quelli che porta anche quando sale sul palco, davanti a migliaia di persone. Il nome? Paul David Hewson. Ma il mondo lo conosce come Bono Vox, voce e leader degli U2.</div>
<div>
Che cosa ci faceva una delle rockstar più famose di tutti i tempi in mezzo alle colonne del tempio catalano con un gruppo di amici di Sotoo?<br />
Pochi giorni prima John Waters, giornalista irlandese, aveva accettato di fare da tramite per invitare l’amico cantante: Bono si sarebbe trovato già a Barcellona per il concerto di apertura del tour europeo &#8211; che porterà gli U2 anche a Milano il 7 e 8 luglio -, magari poteva essere un’occasione per incontrarlo. «Si può fare. Ma la settimana prima del concerto del 30», risponde l’assistente di Bono agli spagnoli che chiamano per una conferma.<br />
Così ecco un piccolo gruppetto di amici con Sotoo ad aspettare all’appuntamento la rockstar: «Non ci credevamo, finché non è arrivato davvero», racconta Diego Giordani, responsabile della comunità di Cl di Barcellona. Bono è con un amico d’infanzia, Gavin Friday, un altro artista.</div>
<div>La visita comincia. «Ci aspettavamo una star, e invece è arrivato un uomo vero. Pieno di domande, di stupore, capace di lasciarsi sorprendere e toccare da quello che vede», racconta ancora Giordani. Il dialogo con Sotoo è serrato. Bono è curioso, lui che proprio alla Sagrada si è ispirato per le scenografie del suo concerto, come ha detto in un’intervista pochi giorni prima: «Gaudí ha progettato un luogo per l’adorazione. E la musica è adorazione. A volte di Dio, a volte della persona che ami, a volte della gente che ti sta attorno&#8230;».</div>
<div> Il giapponese spiega, indica, racconta di Gaudí. Bono lo incalza tra le guglie: «Barcellona è la città del surrealismo&#8230; Miró, Dalí. In questi c’è un dinamismo che ritrovo nel realismo di Gaudí. Qual è l’origine di questo realismo?». Sotoo indica il gruppetto di amici: «Qualcosa che accomuna tutti noi: la fede». Bono ha un sussulto e sorride: «<em>Hey man&#8230;</em>». Accidenti. «Da lì in poi è come se si fosse sentito più tranquillo, come a casa», cerca di spiegare Giordani. La visita prosegue, tra spiegazioni di Etsuro e domande di Bono, che richiama l’amico ad ascoltare bene le parole del giapponese: un dialogo fitto, su Creazione, Trinità, Incarnazione, con l’irlandese che colpisce tutti citando a memoria il vangelo di Giovanni. Poi si ferma a guardare la cupola: «Vorrei essere toccato da tutta questa bellezza», e fa prendere per mano tutti e li fa pregare in cerchio. E ancora, quando scendono nella cripta: davanti alla tomba di Gaudí, Bono intona<em> Amazing Grace</em>: «Grazia straordinaria, com’è dolce l’annuncio che ha salvato un miserabile come me&#8230;».<br />
Si risale, sono passate più di due ore. Bono si rivolge ancora una vota a Etsuro: «C’è una frase che amo di un filosofo che non amo: Nietzsche. “Perché una cosa diventi grande ha bisogno di una grande obbedienza nella stessa direzione”». E la stessa cosa la dice Sotoo: «Per capire Gaudí occorre guardare ciò che Gaudí guardava, stare dove Gaudí stava, e questo luogo è la fede».<br />
Poi i saluti, e il regalo (una copia di <em>The Religious Sense</em>) e Bono abbraccia uno a uno i suoi compagni di questo straordinario pomeriggio: «Vi aspetto al concerto».</div>
<div>Via <a href="http://www.tracce.it/default.asp?id=371&amp;id_n=11134">Tracce</a></div>
</div>
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