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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; Chiesa</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>Si può essere “cattolici democratici” senza essere più cattolici?</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 11:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vito Mancuso è un tipo minuto dall’aria dimessa e stropicciata. E’ uno dei figli spirituali del cardinal Martini e oggi è approdato a scrivere per Repubblica.

Commentando la nomina del cardinale Scola a Milano, ha spiegato che “la questione è politica” (curioso modo di considerare la Chiesa): siccome la Curia di Milano è stata per trent’anni nell’orbita di Martini e della sua corrente, secondo Mancuso tale doveva restare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/07/scola.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2905" title="scola" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/07/scola.jpg" alt="scola" width="300" height="291" /></a>Vito Mancuso è un tipo minuto dall’aria dimessa e stropicciata. E’ uno dei figli spirituali del cardinal Martini e oggi è approdato a scrivere per Repubblica.</p>
<p>Commentando la nomina del cardinale Scola a Milano, ha spiegato che “la questione è politica” (curioso modo di considerare la Chiesa): siccome la Curia di Milano è stata per trent’anni nell’orbita di Martini e della sua corrente, secondo Mancuso tale doveva restare.</p>
<p>Invece con Scola il “cattolicesimo democratico” avrebbe subito – a suo dire – “un’umiliazione pesante” perché avrebbe perso “l’unico punto di riferimento nazionale”.</p>
<p>Benedetto XVI – afferma l’intellettuale di Repubblica – scegliendo Scola ha scelto di “contrastare frontalmente” quella linea “cattolico democratica”.</p>
<p>In pratica, se così stessero le cose, dovremmo concludere che il papa ha deciso di restituire a Milano il cattolicesimo tout court, senza aggettivi. E ci sarebbe solo da rallegrarsene.</p>
<p>Ma la chicca dell’articolo di Mancuso è un’altra, quella dove si apprende che egli è il confidente segreto dello Spirito Santo. Scrive infatti: “non so se questo sia davvero il volere dello Spirito Santo che ha sempre amato il pluralismo”.</p>
<p>Evidentemente lo Spirito Santo ha detto a Mancuso che preferiva Ravasi.</p>
<p>La singolare idea del cattolicesimo che ha Mancuso è stata bocciata duramente, mesi fa, da Civiltà Cattolica e da Vincenzo Vitale nel libro “Volti dell’ateismo”.</p>
<p>Quelle pagine mostrano che Mancuso sarà anche all’interno del “cattolicesimo democratico”, ma – visti tutti i dogmi di fede che nega – sta al di fuori del cattolicesimo.</p>
<p>Me ne dispiace molto. Ho avuto occasione di incontrare Mancuso di recente e voglio raccontare l’episodio.</p>
<p>Ho accettato l’invito al programma di Corrado Augias in onda su Rai 3 verso mezzogiorno per un’intervista sul mio libro appena uscito, “La guerra contro Gesù”.</p>
<p>Sapevo che il salotto di Augias non è affatto neutro e che il conduttore, pure lui giornalista di Repubblica, è animato da forti sentimenti anticattolici (che scatenano ricorrenti proteste su “Avvenire”).</p>
<p>Io stesso, nel mio libro, lo pizzicavo su alcune assurdità da lui scritte a proposito di cristianesimo (pure durante la trasmissione ho dovuto contestargli un’altra castroneria).</p>
<p>Dunque non mi sono stupito quando i curatori del programma mi hanno informato che in studio era stato chiamato pure Vito Mancuso.</p>
<p>Mi ha divertito che Augias avesse voluto “un rinforzo”. Sinceramente – lo dico senza protervia – la cosa non mi ha affatto impensierito.</p>
<p>Ma non era finita. Augias – per sentirsi ancora più al sicuro – ha deciso di procedere così: lui poneva una domanda, solitamente molto dura con la Chiesa, spesso una requisitoria.</p>
<p>Io ero chiamato a rispondere e Mancuso poi era invitato a replicare alla mia risposta. Cosicché avevano sempre la prima e l’ultima parola. Ha fatto sistematicamente così.</p>
<p>Così ho dovuto digerire delle assurdità che facevano veramente venire l’orticaria: sentir ripetere per l’ennesima volta, dopo il secolo dei genocidi perpetrati dalle ideologie atee, che “il monoteismo” (genericamente inteso) sarebbe fonte di intolleranza è veramente insopportabile.</p>
<p>Certo, la prassi adottata da Augias non è un esempio di conduzione seria e ‘super partes’. Ma in fondo mi aspettavo cose del genere (quando non si hanno argomenti si ricorre ai mezzucci). Però le sorprese non erano finite.</p>
<p>Ho infatti scoperto lì, direttamente in trasmissione, che – insieme al mio – il conduttore aveva deciso di parlare anche di un altro libro (di Matthew Fox, “In principio era la gioia”), pubblicato in una collana curata da Mancuso stesso. Ovviamente un libro contro la dottrina cattolica.</p>
<p>Un’altra scorrettezza perché – non essendo stato informato, come era doveroso fare – mi sono trovato a dover discutere di un testo che non conoscevo, mentre Mancuso sapeva in anticipo che si sarebbe trattato del mio libro.</p>
<p>Il volume di Fox peraltro serviva ad Augias solo ad alimentare la polemica anticattolica, perché – ho scoperto in seguito – era già stato presentato in quella trasmissione.</p>
<p>Mi sono detto: ma quanto sono insicuri dei propri argomenti se devono ricorrere a questi miseri sistemi? Perché sono così impauriti da un confronto libero e paritario?</p>
<p>Naturalmente io ho detto comunque alcune cose e – stando alla quantità di mail che ho ricevuto – credo di averlo fatto anche in maniera efficace.</p>
<p>Ma adesso devo dirvi ciò che mi ha sconcertato.</p>
<p>Il volume di Fox si scaglia contro la dottrina del peccato originale, come se questa realtà fosse stata torvamente inventata dalla Chiesa per colpevolizzare gli uomini.</p>
<p>E Mancuso ha proclamato le stesse idee nei suoi libri e in quella trasmissione.</p>
<p>Interpellato in proposito io ho osservato semplicemente che il peccato originale è un fatto così evidente, tangibile, che chiunque può constatarlo nella sua esperienza quotidiana, tanto è vero che poeti non credenti come Charles Baudelaire e Giacomo Leopardi hanno descritto benissimo questa condizione decaduta dell’uomo, desideroso di felicità, ma strutturalmente incapace di conquistarla.</p>
<p>La nostra umanità è inquinata dal dolore, dal male e dalla morte. E’ un fatto, una realtà che tutti – in ogni istante – ci troviamo amaramente a constatare.</p>
<p>Ciò dimostra – ho concluso – che non è per nulla la Chiesa ad aver “inventato” il peccato originale, ma – al contrario – è lei l’unica ad aver dato una spiegazione della nostra condizione: la sua dottrina del peccato originale infatti fornisce l’unica ragione esauriente del guazzabuglio disperante in cui l’uomo, dalla sua nascita, si trova “gettato”.</p>
<p>Non solo. La Chiesa non si limita a rivelare all’uomo le cause di questa condizione, comunque misteriosa, ma annuncia e propone Gesù, il salvatore, l’unico che questa condizione può redimere, che può capovolgere il segno mortifero dell’esistenza e cambiare radicalmente il nostro destino infelice. Donando la felicità.</p>
<p>A questo punto è intervenuto Mancuso che ha cominciato una sua requisitoria: il peccato originale – a suo dire – è stato inventato nel V secolo da S. Agostino e nel 418, al Concilio di Cartagine, la Chiesa ha reso dogma il pensiero di Agostino.</p>
<p>Incredulo per questa assurdità ho obiettato che la dottrina del peccato originale c’è già in san Paolo, cioè all’origine del cristianesimo.</p>
<p>Mancuso lo ha negato dicendo testualmente che in san Paolo vi sarebbe soltanto il parallelismo fra Adamo e Cristo. Non sapevo se mettermi a ridere o a piangere. Possibile che un semplice giornalista come me debba svelare a uno che si fa presentare come “teologo” (e addirittura “teologo cattolico”) che San Paolo ha scritto, all’incirca nell’anno 58, la fondamentale Epistola ai Romani e che nel capitolo quinto di tale Epistola si trova già espressa nel dettaglio la dottrina del peccato originale?</p>
<p>Non contento di quella topica Mancuso negava che il peccato originale fosse una condizione dell’uomo e insisteva nel dire che la Chiesa imputava agli uomini un peccato non commesso.</p>
<p>Mi è stato facile invitare Mancuso a leggere almeno il Catechismo della Chiesa Cattolica dove sta scritto a chiare lettere che il peccato originale è stato da noi “contratto”, ma non “commesso” e che è “condizione di nascita e non atto personale” (n. 76).</p>
<p>Sapevo peraltro che Mancuso nega una quantità di altri dogmi della Chiesa. E’ capace di scrivere una cosa del genere: “non c’è alcuna esigenza di credere nella sua (di Gesù, nda) risurrezione dai morti per essere salvi”.</p>
<p>Vitale, dopo un’accurata disamina di queste mancusate, conclude che egli, negando “diversi dogmi fondamentali per la fede” come “peccato originale, immacolata concezione, immortalità dell’anima, eternità dell’inferno, si colloca volontariamente non solo al di fuori della teologia, ma anche al di fuori della dottrina cattolica e della Chiesa”.</p>
<p>Io, dopo l’articolo di Mancuso su Milano, mi limito a domandarmi solo se si possa essere “cattolici democratici” senza essere cattolici. Chissà che ne pensa il cardinal Martini.</p>
<p><a href="http://www.antoniosocci.com/2011/07/si-puo-essere-cattolici-democratici-senza-essere-piu-cattolici/" target="_blank">Antonio Socci</a></p>
<p>Da “Libero”, 3 luglio 2011</p>
<p>Post scriptum:</p>
<p>Mancuso ha testualmente scritto:</p>
<p>“Oggi non c’è più nessuno così tra i vescovi delle principali diocesi italiane, ai cattolici progressisti di questo paese è stata tolta anche l’ultima possibilità di avere un punto di riferimento nella gerarchia, e non so se questo sia davvero il volere dello Spirito Santo che ha sempre amato il pluralismo visto che di Vangeli ne ha ispirati quattro, e non uno solo”.</p>
<p>Mi chiedo: esiste forse un vangelo “cattolico democratico” o “progressista”. E quale sarebbe dei quattro?</p>
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		<title>Il Papa di Moretti? Ritratto umano ma senza la fede</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2011 18:43:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piazza  San Pietro è colma di fedeli, la fumata è bianca, la finestra è già  aperta. «Habemus Papam», si annuncia. Ma il Papa non si affaccia. Il  Papa di Nanni Moretti  è amnesico, e drammaticamente depresso dopo  l’elezione. Si chiude nelle sue stanze fra la costernazione dei  cardinali e del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">Piazza  San Pietro è colma di fedeli, la fumata è bianca, la finestra è già  aperta. «Habemus Papam», si annuncia. Ma il Papa non si affaccia. Il  Papa di Nanni Moretti  è amnesico, e drammaticamente depresso dopo  l’elezione. Si chiude nelle sue stanze fra la costernazione dei  cardinali e del mondo intero. Viene convocato in Vaticano un famoso  psicoanalista, che naturalmente è Moretti stesso; ma il Papa scappa,  vaga sui bus di Roma, sogna di far l’attore mentre Moretti, prigioniero  del Conclave, gioca a scopa con i principi della Chiesa. Il mondo però  non può attendere oltre: il Papa, ricondotto a San Pietro, annuncia Urbi  et Orbi che non ce la fa, nello sgomento collettivo, e rinuncia.<br />
<em><br />
<a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/04/habemus.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2819" title="habemus" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/04/habemus-300x209.jpg" alt="habemus" width="300" height="209" /></a>Habemus Papam </em>è  un film ben fatto. Si sorride nell’ironia e autoironia di Moretti, che  avviluppa questo moderno “gran rifiuto” nel consueto groviglio di una  tentacolare psicoanalisi che avviluppa ogni cosa, senza peraltro  guarirne nessuna. Come non sorridere guardando la elegante faccia da  &#8220;sessantottato&#8221; di Moretti che racconta ai cardinali perché la moglie,  naturalmente anche lei psicoanalista, lo ha lasciato per un altro  psicoanalista? E quel Papa smarrito, un grande Michel Piccoli, non fa  forse tenerezza mentre cerca se stesso per Roma, e non si trova? Anche i  cardinali sono raccontati con una simpatia affettuosa, uomini semplici  che giocano a carte e a pallavolo per ingannare l’attesa. Purtroppo,  appunto, questa Chiesa amichevolmente raccontata dietro le quinte del  Conclave sta per finire: giacché il successore di Pietro, smarrito,  rifiuta.</p>
<p>Insomma, questa volta non la Messa (per citare un suo precedente film, <em>La Messa è finita</em>,  del 1985), ma proprio la Chiesa è finita. Non c’è acrimonia nel film,  anzi quasi un’ombra di malinconia. Come le condoglianze di Moretti al  capezzale di una grande vecchia, per cui si aveva una qualche simpatia.  Chi guarda, pure sorridendo, non può non vedere però che questa Chiesa  non è quella reale, ma quella che Moretti immagina.</p>
<p>Fateci caso:  tra i 107 cardinali che vegliano in un momento così grave, c’è chi fa i  puzzle e chi beve tranquillanti, ma il regista non ne immagina nemmeno  uno che preghi. Già, che preghi: non uno che domandi a Dio. Una  dimenticanza non casuale. Nello sguardo di Moretti la Chiesa è fatta  solo dagli uomini, e Dio è il grande latitante – per non parlare dello  Spirito Santo, che in questa elezione avrebbe clamorosamente fallito. E  come il povero Papa depresso, anche i cardinali, pure così simpatici,  sembrano prescindere dal primo fondamento della fede cristiana: cioè  l’essere in Cristo, cioè il radicale costante rapporto con la carnale  concretezza di Cristo. Brava gente, generosa, che però non sa a che  santo votarsi. Certo, una Chiesa senza Cristo sarebbe destinata a  finire. Non è andata così, da duemila anni a questa parte, ed è strano.  Tutti gli imperi, i regni, i partiti, le rivoluzioni, tramontate. E il  trono di Pietro ancora lì – inspiegabile.</p>
<p>Lo sguardo pure acuto  di Moretti vuole vedere nella Chiesa solo una faccenda di uomini.  Cresciuto nei tentacoli di una psicoanalisi di cui sa sorridere, Moretti  non si accorge che la Chiesa di <em>Habemus Papam</em> è solo, per  usare il gergo psicoanalitico, una sua “proiezione”. Ha immaginato la  morte di una Chiesa vecchia e confusa, ma gliene è sfuggita l’essenza:  l’essere la Chiesa “corpo e membra” di Cristo. Film elegante, con bravi  interpreti, che può piacere a Cannes. Il film di cui il pubblico,  uscendo dalle sale, dirà: carino e intelligente. Attenzione però a  quella profonda dimenticanza, a quel non sapere vedere l’essenziale in  questa vecchia Chiesa, che tuttavia sopravviverà anche a Freud e ai suoi  eredi. Cioè, grazie delle gentili condoglianze, ma la Chiesa – cioè  noi, credenti in Cristo – siamo ancora piuttosto vivi.</span></div>
<div><span><br />
</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Autore"><strong>Marina Corradi &#8211; tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Spettacoli/film+moretti+habemus+papam_201104150913456000000.htm" target="_blank">Avvenire.it</a></strong><br />
</span></div>
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		<title>E il lupo disse all’agnello: “Intollerante!”</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 20:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bioetica e rispetto della vita]]></category>
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“Intolleranti!”. Così – testualmente – giovedì scorso il regime  comunista cinese ha definito la Chiesa cattolica che protestava per  l’ennesimo abuso di Pechino: il regime ha nominato vescovo un suo  burocrate pretendendo di imporlo ai cattolici.
Avete capito bene: i persecutori definiscono “intolleranti” i  perseguitati. Non solo. I carnefici comunisti addirittura aggiungono [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/cina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2640" title="cina" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/cina-300x200.jpg" alt="cina" width="300" height="200" /></a>“Intolleranti!”. Così – testualmente – giovedì scorso il regime  comunista cinese ha definito la Chiesa cattolica che protestava per  l’ennesimo abuso di Pechino: il regime ha nominato vescovo un suo  burocrate pretendendo di imporlo ai cattolici.</p>
<p>Avete capito bene: i persecutori definiscono “intolleranti” i  perseguitati. Non solo. I carnefici comunisti addirittura aggiungono che  la vittima, cioè la Chiesa, “limita la libertà religiosa”. Testuale. In  queste surreali e sfacciate dichiarazioni c’è tutta l’assurdità del  nostro tempo.</p>
<p>I comunisti cinesi hanno massacrato i cattolici costringendoli alle  catacombe, hanno rinchiuso nei loro bestiali lager sacerdoti e vescovi,  facendoli crepare, hanno torturato in ogni modo i credenti, pure  imponendo loro dei burocrati di regime come vescovi, ma quando le  vittime protestano i carnefici li definiscono “intolleranti”.</p>
<p>Invece di farsi massacrare e perseguitare in silenzio questi odiosi cattolici osano perfino lamentarsi. Che pretese.</p>
<p>I compagni cinesi fanno come il lupo di Fedro che accusava l’agnello  di prepotenza. Ma il lupo di Fedro ha molti emuli anche in Italia, fra i  compagni italiani e nella sinistra tv che fa “Vieni via con me”.</p>
<p>L’altroieri per esempio sull’Unità Gianni Cuperlo, braccio destro di  D’Alema e già leader dei giovani comunisti, occupandosi della richiesta  del Cda della Rai di far parlare anche i malati che lottano per la vita a  “Vieni via con me” (come hanno potuto farlo la Welby ed Englaro) ha  testualmente scritto: “considero questo atto un grave errore di metodo e  di principio”, addirittura “un precedente inquietante”.</p>
<p>Cuperlo ha bollato questa richiesta di pluralismo e di libertà di  parola come una minaccia alla “concezione aperta e laica del servizio  pubblico”, una “violazione” di principio con un fondo “autoritario”.</p>
<p>Sì, avete letto bene: autoritario non è chi usa servizio pubblico,  pagato da tutti, infischiandosene perfino del consiglio di  amministrazione, del presidente e del direttore generale, per imporre il  proprio punto di vista come “pensiero unico”, senza tollerare storie e  vite diverse.</p>
<p>No, “autoritario” – secondo il comunista Cuperlo – sarebbe la  dirigenza della Tv che invita far parlare anche i malati silenziati e  soli (sono tremila famiglie che lottano per la vita), che chiedono una  volta tanto di poter far sentire il proprio inno alla vita.</p>
<p>Il prepotente sarebbe l’agnello.</p>
<p>Un rovesciamento della frittata analogo a quello di Michele Serra  anche lui proveniente dalla storia comunista (si è iscritto al Pci nel  1974, quando c’era Breznev, immaginate che scuola di sensibilità umana  ha avuto…).</p>
<p>Serra, uno degli autori del programma “Vieni via con me”, l’altro  giorno sulla Repubblica è arrivato a scrivere – con tono che parrebbe  ironico – che i malati che lottano per vivere, contro gravi malattie,  sarebbero coloro che desiderano “rimanere in vita a oltranza” e, insieme  ai cattolici che se ne fanno portavoce, li ha bollati come “forti che  protestano contro deboli”.</p>
<p>I forti sarebbero quelli oppressi dalla malattia e silenziati dalla Tv.</p>
<p>Fra i “deboli” di cui parla Serra ci sarebbe la signora Welby, il cui  caso in tv ha avuto da solo più spazio di tutte le tremila famiglie di  ammalati che lottano “a oltranza” per la vita.</p>
<p>Ebbene, la signora Welby è intervenuta sulla polemica relativa al  pluralismo stabilendo che “non c’è bisogno di alcun contraddittorio”  (Corriere della sera, 29/11).</p>
<p>Ha parlato lei. Gli altri devono contentarsi di ascoltarla, ma “non  c’è bisogno”, afferma la signora, che dicano la loro e raccontino a loro  volta la loro storia, diversa dalla sua (che bell’esempio di  tolleranza).</p>
<p>Naturalmente anche “la coppia milionaria Fazio-Saviano”, come li  chiama Luca Volonté, fa sapere al consiglio di amministrazione e ai  vertici della Rai che loro se ne infischiano della richiesta di  pluralismo arrivata appunto dal Cda, perché loro fanno come gli pare e  piace e, usando la tv pubblica, si ritengono in diritto di discriminare  chi vogliono, a partire dai più deboli e poveri, i malati.</p>
<p>“Concedere” – dicono proprio così: concedere, come se la televisione  fosse roba loro – il diritto di parola agli altri ammalati che incitano a  lottare per la vita, è – a loro avviso – “inaccettabile”.</p>
<p>Ne fanno addirittura “una ragione di principio”. Sì, perché è noto  che loro amano i principi. Hanno perfino chiamato il (post) comunista e  il (post) fascista a declamarli: infatti è da comunisti e fascisti che  dobbiamo imparare…</p>
<p>Il principio che Fazio e Saviano amano di più è quello per cui  parlano solo loro e decidono loro chi ha diritto di parlare. Insieme ai  principi amano le regole, ma per gli altri.</p>
<p>Di quelle che richiedono pluralismo nel servizio pubblico televisivo non si danno pensiero.</p>
<p>L’idea che le loro opinioni e i loro proclami senza contraddittorio  siano sottoposti a un diritto di replica – affermano testualmente – “ci  pare lesiva della libertà autorale, della libertà di scelta del  Pubblico, e soprattutto della libertà di espressione”.</p>
<p>Firmato: Fabio Fazio, Roberto Saviano e gli autori di “Vieniviaconme”</p>
<p>Cioè, traduciamo: voi italiani pagate il canone e noi vi facciamo i  nostri comizi a senso unico e se pretendete di dire la vostra o di  sentire anche un punto di vista diverso ledete la nostra libertà di  espressione. E addirittura “la libertà di scelta del Pubblico”.</p>
<p>In realtà tutti i programmi del servizio pubblico sono tenuti a  rispettare sempre il pluralismo, non solo politico, ma culturale. Dopo  questi precedenti c’è il rischio che in Rai ognuno cominci a fare come  gli pare e piace e ognuno si appropri di un pezzo di palinsesto.  Fregandosene dei vertici aziendali.</p>
<p>Pensate cosa accadrebbe se Rai 1 decidesse di portare al festival di  Sanremo – davanti a 10 milioni di persone – un rappresentante del  Movimento per la vita a fare un discorso in difesa della vita umana  nascente…</p>
<p>Dopo il precedente di “Vieni via con me” potrebbe benissimo farlo. E  il Pd? E i radicali? E la sinistra tv? E i finiani? Scatenerebbero il  finimondo. Perché solo loro possono pontificare  e declamare i loro  valori senza alcun contraddittorio e senza voci alternative.</p>
<p>Una lettrice mi ha inviato questa divertente lettera:</p>
<p><em>“Ieri per curiosità sono andata sul sito di ‘Vieni via con me’ ed ho cliccato sulla rubrica ‘i vostri elenchi’. </em></p>
<p><em>Ho dato un’occhiata  ai messaggi postati e c’era di tutto: elenco  delle proprietà benefiche del peperoncino, elenco di quante puzzette in  media fa una famiglia italiana all’anno e così via.</em></p>
<p><em>Allora ho voluto lasciare anche io il mio contributo ed ho  elencato gli otto motivi per cui non val la pena guardare la loro  trasmissione. </em></p>
<p><em>Alla sera sono andata a riguardarmi gli elenchi (io lo avevo  inviato alle 17): c’era persino l’elenco postato due minuti prima (  21.30), ma del mio nemmeno l’ombra… Eppure non c’era nemmeno una  parolaccia! Perché allora censurare?”.</em></p>
<p>La cosa tragicomica è che questi radical-chic ogni volta si fanno  belli con la famosa frase che attribuiscono a Voltaire: “non condivido  quello che dici, ma sono pronto a dare la vita perché tu possa  continuare a dirlo”.</p>
<p>A parole – per autocertificarsi tolleranti e di ampie vedute – fanno  questa dichiarazione d’intenti. Dopodiché si fanno in quattro per  occupare tutta la scena e silenziare o squalificare chi è diverso da  loro.</p>
<p>Post scriptum: vorrei informare questi signori (e anche il Corriere  della sera che recentemente ha usato la citazione in una campagna  pubblicitaria) che quella frase, in realtà, Voltaire non l’ha mai  pronunciata.</p>
<p>In effetti risale alla scrittrice inglese Evelyn Beatrice Hall, che la scrisse nel 1906 in “The Friends of Voltaire”.</p>
<p>In compenso Voltaire ne disse un’altra: “écrasez l’infame!”. Che vuol  dire “schiacciate l’infame”, laddove “infame” sarebbe il credente.  Ecco, citino questa, che è davvero di Voltaire e che esprime decisamente  meglio la cultura radical-chic.</p>
<p><strong><a href="http://www.antoniosocci.com/2010/11/e-il-lupo-disse-allagnello-intollerante/" target="_blank">Antonio Socci</a></strong></p>
<p><strong>Da “Libero” 28 novembre 2010</strong></div>
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		<title>Luce del mondo Il Papa, la Chiesa e i segni dei tempi</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 20:11:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libro-intervista di Benedetto XVI con il famoso giornalista tedesco  Seewald. Un punto di vista inedito del pontefice sui temi di attualità.
&#8220;Non siamo un centro di produzione, non siamo un&#8217;impresa finalizzata  al profitto, siamo Chiesa. Siamo una comunità di persone che vive nella  fede. 
Il nostro compito non è creare un prodotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/LUCE_del_MONDO-Benedetto_XVI_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2630" title="LUCE_del_MONDO-Benedetto_XVI_1" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/12/LUCE_del_MONDO-Benedetto_XVI_1-205x300.jpg" alt="LUCE_del_MONDO-Benedetto_XVI_1" width="123" height="180" /></a>Un libro-intervista di Benedetto XVI con il famoso giornalista tedesco  Seewald. Un punto di vista inedito del pontefice sui temi di attualità.</p>
<p><em>&#8220;Non siamo un centro di produzione, non siamo un&#8217;impresa finalizzata  al profitto, siamo Chiesa. Siamo una comunità di persone che vive nella  fede. </em></p>
<p><em>Il nostro compito non è creare un prodotto o avere successo nelle  vendite. </em></p>
<p><em>Il nostro compito è vivere esemplarmente la fede, annunciarla; e  mantenere in un profondo rapporto con Cristo e così con Dio stesso non  un gruppo d&#8217;interesse, ma una comunità di uomini liberi che  gratuitamente dà, e che attraversa nazioni e culture, il tempo e lo  spazio.&#8221;</em></p>
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		<title>L&#8217;antireligione e il seme forte</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 20:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«C’è  il pericolo che la ragione, la cosiddetta ragione occidentale, sostenga  di avere finalmente riconosciuto ciò che è giusto e avanzi una pretesa  di totalità che è nemica della libertà. Credo necessario denunciare con  forza questa minaccia. Nessuno è costretto a essere cristiano. Ma  nessuno deve essere costretto a vivere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/11/seewald2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2602" title="vt" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/11/seewald2-300x205.jpg" alt="vt" width="300" height="205" /></a>«C’è  il pericolo che la ragione, la cosiddetta ragione occidentale, sostenga  di avere finalmente riconosciuto ciò che è giusto e avanzi una pretesa  di totalità che è nemica della libertà. Credo necessario denunciare con  forza questa minaccia. Nessuno è costretto a essere cristiano. Ma  nessuno deve essere costretto a vivere secondo la &#8220;nuova religione&#8221;,  come fosse l’unica vera, vincolante per tutta l’umanità». Del rischio di  una dittatura del relativismo Benedetto XVI parla da tempo, ma il bello  di <em>Luce del mondo </em>è che le domande di  Peter Seewald somigliano a quelle che molti di noi farebbero, se  potessero, al Papa. </span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">La pressione perché «si pensi come tutti, si agisca  come agiscono tutti», evocata da Seewald, quanto la sentiamo, anche in  un Paese di tradizione cristiana come il nostro. È, risponde Benedetto  XVI, una «pressione di intolleranza» che si esercita presentando il  cristianesimo come un modo di pensare «sbagliato», e ridicolizzandolo;  privandolo, in nome della «ragionevolezza», dello spazio per vivere.</p>
<p>E  fin qui è la lucida analisi di qualcosa che sperimentiamo ogni giorno.  Ma provocante è la questione posta da Seewald: com’è che, anche in Paesi  in cui quasi tutti sono battezzati, «una maggioranza accetta di essere  dominata da una minoranza di opinion leader?». E il Papa, in risposta,  si domanda: in che misura queste persone sono ancora parte della Chiesa?  Da un lato, dice, non vogliono perdere questo fondamento, dall’altro «è  chiaro che sono interiormente plasmate dal pensiero moderno». Insomma,  l’avvento di una dittatura del relativismo è possibile per una  «schizofrenia» dei cristiani, un ridurre la fede a un vecchio substrato  che vive «parallelamente» alla modernità, ma non la contagia e non la  fermenta.</p>
<p></span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">A fronte di questa realtà, Benedetto XVI afferma l’urgenza  della «nuova evangelizzazione» recentemente annunciata – di un nuovo  inizio, che susciti un cristianesimo capace di distinguersi alla  &#8220;controreligione&#8221; avanzante.</p>
<p>E il denso dialogo del libro, nella  asciuttezza della forma giornalistica, interpella profondamente noi  cristiani insofferenti di tirannie mediatiche, politiche ed economiche,  giustamente ribelli al conformismo cui ci viene chiesto di allinearci.  Perché certo, le forze della «antireligione obbligatoria» sono ampie e  attrezzate; ma Benedetto XVI non guarda a loro, guarda ai suoi, e (ci)  domanda: in che cosa realmente credete, in chi davvero riponete la  vostra speranza? In un Dio che si mette da parte, finita la messa della  domenica; o in Cristo che &#8220;c’entra&#8221; con tutto, e trasforma ogni cosa?<br />
La  questione posta da Benedetto XVI dice una volta di più del suo  coraggio, quando afferma in sostanza che alla prima radice della crisi  presente c’è una fede spesso astratta, &#8220;divisa&#8221;, incapace di fecondare  di sé la realtà. Il problema, insomma, prima che gli avversari siamo noi  – e questa è sempre una cosa scomoda da dire.</p>
<p>Non si potrebbe  semplicemente pensare, domanda molto laicamente a questo punto  l’intervistatore, che dopo duemila anni il cristianesimo si è esaurito,  come è accaduto a tante altre culture? Ma qui il Papa rivela, dopo la  severa lucidità dell’analisi, un ottimismo che potrebbe apparire  illogico. Dice del germogliare di movimenti in America latina, della  fedeltà della Chiesa d’Africa ai poveri, di un &#8220;fiorire&#8221;, in Occidente,  di iniziative poco visibili, ma che nascono «dal di dentro, dalla gioia  dei giovani». Parla, il Papa, del cristianesimo come di una forza  vitale, di un seme che, apparentemente annichilito, comunque rinasce, là  dove non te lo saresti immaginato, e nuovamente cresce. Seme che,  estirpato, ritorna; perseguitato, risorge.</p>
<p></span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto">Radicale differenza: le  culture e le ideologie nascono, trionfano e declinano. Ma Cristo nato  nella carne, morto e risorto, uomo e non dottrina, tenacemente resta  dentro la storia degli uomini; negato, dimenticato, ritorna.</p>
<p>E la  granitica benigna certezza di Benedetto ci solleva, larga come un gesto  di benedizione. Il destino della Chiesa è nelle mani di Cristo – non  solo nelle povere nostre.</p>
<p></span></div>
<div><span><br />
</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Autore"><strong>Marina Corradi tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Commenti/antireligione+seme+forte+corradi_201011240802063930000.htm" target="_blank">Avvenire.it</a></strong><br />
</span></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Le prove del XXI secolo</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2010/07/le-prove-del-xxi-secolo/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 17:57:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli attacchi alla Chiesa sfidano la libertà dei cristiani
Nell&#8217;omelia pronunciata nella Messa per la solennità dei SS. Pietro e Paolo Benedetto XVI ha detto: “&#8230; In effetti, se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che – come aveva preannunciato il Signore Gesù (cfr Mt 10,16-33) – non sono mai mancate per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/non-prevalebunt.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2244" title="non prevalebunt" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/non-prevalebunt-300x157.jpg" alt="non prevalebunt" width="300" height="157" /></a>Gli attacchi alla Chiesa sfidano la libertà dei cristiani</strong><br />
<a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2010/documents/hf_ben-xvi_hom_20100629_pallio_it.html">Nell&#8217;omelia pronunciata nella Messa per la solennità dei SS. Pietro e Paolo</a> Benedetto XVI ha detto: “&#8230; <em>In effetti, se pensiamo ai due millenni di storia della Chiesa, possiamo osservare che – come aveva preannunciato il Signore Gesù (cfr Mt 10,16-33) – non sono mai mancate per i cristiani le prove, che in alcuni periodi e luoghi hanno assunto il carattere di vere e proprie persecuzioni</em> &#8230;”</p>
<p>Non l&#8217;avremmo pensato possibile, ma anche nel tollerante e pacifico Occidente del XXI secolo la Chiesa é perseguitata; stiamo rivedendo, e non lo credevamo possibile, lo stravolgimento del diritto o, forse meglio, la sua deformazione, ad uso di forze che vogliono escludere la Chiesa dalla vita pubblica, mentre smantellano la civiltà da essa creata nei secoli. Usano gli stessi mezzi che abbiamo visto con orrore usati da nazisti e comunisti, e pensavamo non fossero possibili nelle società che si definiscono libere e democratiche.</p>
<p>E&#8217; emerso clamorosamente nel <a href="http://www.avvenire.it/Commenti/VATICANO_201006260634402430000.htm">sequestro dei vescovi belgi da parte della magistratura</a>, e nella sacrilega violazione delle tombe di vescovi morti, ma compare in tante altre vicende ugualmente gridate dai mezzi di disinformazione, vedi le accuse al card. Sepe o a don Gelmini, o non sbandierate ma ugualmente destinate a erodere ingannevolmente l&#8217;affetto che ancora gli Italiani hanno per la Chiesa.<br />
Ed é una tendenza a livello mondiale, per lo meno nella <em>società del politicamente corretto</em>, <a href="http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=29130&amp;Itemid=28">come denuncia Massimo Introvigne</a>.</p>
<p>L&#8217;uso strumentale delle indagini giudiziarie va contrastato con ogni mezzo, ma il popolo cristiano, provvidenzialmente, ha uno strumento ben più efficace per soddisfare la sua sete di giustizia, e lo ricorda ancora il Papa, nella stessa omelia: “.. <em>Ma la parola di Cristo è chiara: “<strong>Non praevalebunt – non prevarranno</strong>” (Mt 16,18). L’unità della Chiesa è radicata nella sua unione con Cristo, e la causa della piena unità dei cristiani – sempre da ricercare e da rinnovare, di generazione in generazione – è pure sostenuta dalla sua preghiera e dalla sua promessa. Nella lotta contro lo spirito del male, Dio ci ha donato in Gesù l’“Avvocato” difensore, e, dopo la sua Pasqua, “un altro Paraclito” (cfr Gv 14,16), lo Spirito Santo, che rimane con noi per sempre e conduce la Chiesa verso la pienezza della verità (cfr Gv 14,16; 16,13), che è anche la pienezza della carità e dell’unità</em> &#8230;”</p>
<p>Per altro l&#8217;amico <strong>Antonio Socci</strong> ci ricorda <a href="http://www.antoniosocci.com/2010/06/attaccano-il-papa-perche-segue-gesu/">un altro forte richiamo del Papa</a>: <strong>le persecuzioni sono una grazia, perche&#8217; costringono la Chiesa a verificare la sua adesione alla fonte da cui deriva la sua vita: Gesù Cristo</strong>. Un altro passo dell&#8217;omelia del 29 giugno dice: “.. <em>Queste, però, malgrado le sofferenze che provocano, non costituiscono il pericolo più grave per la Chiesa. Il danno maggiore, infatti, essa lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità, intaccando l’integrità del Corpo mistico, indebolendo la sua capacità di profezia e di testimonianza, appannando la bellezza del suo volto</em> ..”</p>
<p>E&#8217; <strong>un forte richiamo per tutti i cattolici, a prendere sul serio e senza sconti la propria adesione a Gesù Cristo e all&#8217;insegnamento del Papa</strong>: la lotta per la giustizia riguarda tutti noi, ci richiede, innanzi tutto di essere seri con la fede che professiamo.</p>
<p><a href="http://keass.splinder.com/"><strong>Keass</strong></a> socio di  <a href="http://www.samizdatonline.it/"><strong>SamizdatOnLine</strong></a></p>
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		<title>L’audacia di Dio in una scelta imprudente</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 17:31:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fra noi poveri cristiani, in quanti ci siamo domandati in questi mesi cosa accade sulla rotta di quella grande arca che è la Chiesa; che sta succedendo, se onde come muri si abbattono sul suo antico corpo. Colpi come schiaffi, che vengon su dai gorghi di un mare agitato. E certo, la grande arca di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/06/benedettoxvi_saluto_finestraR375.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2205" title="benedettoxvi_saluto_finestraR375" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/06/benedettoxvi_saluto_finestraR375-300x204.jpg" alt="benedettoxvi_saluto_finestraR375" width="300" height="204" /></a>Fra noi poveri cristiani, in quanti ci siamo domandati in questi mesi cosa accade sulla rotta di quella grande arca che è la Chiesa; che sta succedendo, se onde come muri si abbattono sul suo antico corpo. Colpi come schiaffi, che vengon su dai gorghi di un mare agitato. E certo, la grande arca di tempeste ne ha traversate tante; ma a noi, fedeli anonimi, questa di oggi, fatta di tradimento dei figli, ha suscitato più tristezza di ogni altra. Nell’anno dedicato al sacerdozio. Nell’anno che immaginavamo di festa.</p>
<p>Benedetto XVI ieri ha parlato ai preti e a noi. Ha detto dell’&#8221;audacia di Dio&#8221;; della amorosa audacia di un Dio che agli uomini affida se stesso, pur ben sapendone la loro fragilità. È questo dunque un sacerdote: un vaso di creta colmato di uno straripante tesoro. La chiamata non garantisce che quell’uomo sarà migliore degli altri; non impedisce – immensa essendo la nostra libertà – nemmeno che possa precipitare nel peggiore dei mali. L’audacia di Dio è proprio nel prendere degli uomini come gli altri, e sceglierli, e mandarli: a perdonare, e a consacrare il pane in nome suo. Straordinaria bellezza di una scelta imprudente: questa, ha detto il Papa, «è la cosa veramente grande che si nasconde sotto il nome di sacerdozio».</p>
<p>Ma, ha aggiunto, c’era da aspettarsi che al &#8220;nemico&#8221; la festa del sacerdozio non sarebbe piaciuta: a quel &#8220;nemico&#8221; che vorrebbe che la Chiesa, e Dio, fossero dimenticati. Ecco allora proprio in questo anno l’emergere di un male che atterrisce; quel venir su degli abissi, a minare la fiducia degli uomini. Il male che esplode e va a seminare sgomento: a insinuare dentro di noi, o a gridare sui giornali: vedete, in fondo, che di nessuno ci si può fidare. ( E da chi andremo allora, da chi manderemo i nostri figli?)</p>
<p>E certo, ha detto il Papa, «se l’anno sacerdotale avesse dovuto essere una glorificazione della nostra personale prestazione umana, sarebbe stato distrutto da questa vicenda». Ma si trattava invece del contrario: di &#8220;diventare grati per il dono di Dio, che si nasconde in vasi di creta&#8221;. Non &#8220;bravi&#8221;, i sacerdoti, per un merito proprio, o per una severa ascesi che plasmi con la volontà le virtù; ma grati del dono ricevuto. Grati di essere stati chiamati, con le loro povere mani. Perché Dio vuole che «in un piccolo punto della storia i preti condividano le preoccupazioni degli uomini», ha detto il Papa.</p>
<p>E non l’abbiamo mai sentito così padre come oggi, quando ha riletto questo anno di tempesta. Quando ha spiegato l’ansia di ritrovare la bellezza della chiamata, e indicato l’ostilità di un &#8220;nemico&#8221; che amiamo dimenticare. Annunciando infine l’umiltà che dovrà venire da tutto questo &#8211; come distillata da tanto dolore. Il dolore dei figli traditi; e anche di quanti, improvvisamente lucidi, forse fronteggiano la disperazione.</p>
<p>Ci ha parlato un padre. Ha osato dire che &#8220;anche l’uso del bastone può essere un servizio d’amore&#8221; &#8211; e ci son venute in mente certe parole della lettera ai cattolici di Irlanda, come manrovesci. (Coraggioso dire, nel tempo che detesta autorità e maestri, che amare è anche esercitare autorità). Ma soprattutto, ieri abbiamo ascoltato una speranza. Un padre ci ha detto verso dove è la rotta; e che le onde attorno, e tutto il nostro male, non prevarranno se apriremo la mano, di Cristo mendicanti. </span></div>
<div><span><br />
</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Autore"><strong>Marina Corradi &#8211; tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Commenti/LAUDACIA+DI+DIO+IN+UNA+SCELTA+IMPRUDENTE_201006120716181030000.htm" target="_blank">Avvenire.it</a></strong><br />
</span></div>
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		</item>
		<item>
		<title>Socci: da Fatima a Roma, la &#8220;rivoluzione&#8221; di Benedetto che cambia il volto della Chiesa</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2010/05/socci-da-fatima-a-roma-la-rivoluzione-di-benedetto-che-cambia-il-volto-della-chiesa/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 20:29:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Domenica, in occasione del Regina coeli, 150mila fedeli si sono stretti attorno al Papa. Antonio Socci ha fatto con il sussidiario un bilancio dell’ultima «maratona» di Benedetto XVI, dal pellegrinaggio in Portogallo a piazza San Pietro per la preghiera coi movimenti.
Tutti i giornali non hanno mancato di sottolineare il valore di questo gesto di vicinanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/05/benedettoxvi_saluto_finestraR375.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2137" title="benedettoxvi_saluto_finestraR375" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/05/benedettoxvi_saluto_finestraR375-300x204.jpg" alt="benedettoxvi_saluto_finestraR375" width="300" height="204" /></a>Domenica, in occasione del <em>Regina coeli</em>, 150mila fedeli si sono stretti attorno al Papa. Antonio Socci ha fatto con il <em>sussidiario</em> un bilancio dell’ultima «maratona» di Benedetto XVI, dal pellegrinaggio in Portogallo a piazza San Pietro per la preghiera coi movimenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutti i giornali non hanno mancato di sottolineare il valore di questo gesto di vicinanza al Papa da parte della Chiesa italiana.</strong> <strong>Qual è stata la sua prima impressione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi è sembrata una manifestazione chiara della volontà di ascoltare e di seguire il Papa in un momento così delicato per la Chiesa e per la sua persona. Non è così scontato comprendere quello che Benedetto XVI sta cercando di trasmettere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si riferisce al tema del peccato? «Il vero nemico da temere e da combattere &#8211; ha detto Benedetto XVI &#8211; è il peccato, il male spirituale, che a volte, purtroppo, contagia anche i membri della Chiesa». Lo aveva detto anche in Portogallo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sì, ma c’è il rischio che non capiamo la preoccupazione del Papa. Vale anche per quelli che sono più sensibili e più affezionati alla sua persona, e mi riferisco all’editoriale di Giuliano Ferrara sul <em>Foglio</em>, in cui ha detto &#8211; con «autoironia» e affetto &#8211; che il Papa è «fuori linea». Dal suo punto di vista ha ragione, perché di fronte alla vicenda drammatica della pedofilia Benedetto XVI non si è messo a <em>difendere</em> la Chiesa dagli attacchi, anche se noi tutti avremmo avuto buoni argomenti per farlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Allora cos’è secondo lei che rischia di sfuggirci?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Papa non si è messo a denunciare il complotto. Anzi: Benedetto XVI è convinto che gli attacchi della stampa siano stati quasi una via usata da Dio per purificare il suo popolo. Ha cercato e sta cercando di far capire che la Chiesa non è un partito che ha bisogno di aver ragione, un’associazione umana che tiene innanzitutto a provare la bontà dei suoi membri. Quella del Papa è un’umiltà che difficilmente qualcun altro, dopo un secolo di orrori umani e politici, si può permettere come lui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa c’è alla base di questo atteggiamento di Benedetto XVI?</strong></p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Questo Papa, proprio come Giovanni Paolo II, ha potuto chiedere perdono perché ha fede. Lo ha fatto capire nello scandalo pedofilia. La Chiesa non è una cosca mafiosa che ha bisogno di omertà: bisogna dire la verità sempre, anche quando è scomoda, imbarazzante o addirittura umiliante. Anche se ci fosse stato un solo caso di pedofilia, Benedetto XVI avrebbe pianto con le vittime e avrebbe confessato la verità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una scelta, insomma, in cui certo mondo cattolico (o simpatizzante) vede una resa delle armi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La sfida si gioca non fuori, ma dentro il mondo cattolico. La condotta di certi vescovi su vicende di pedofilia negli anni passati, in cui hanno agito con buona intenzione ma decidendo di lavare i panni sporchi in famiglia, il Papa l’ha stigmatizzata. Non soltanto perché non è giusto nei confronti delle vittime, ma anche perché denota una concezione della Chiesa che manca di fede: sembra che la Chiesa per stare in piedi abbia bisogno della nostra menzogna. Ma Dio &#8211; ci fa capire il Papa &#8211; è più grande del cumulo di peccati che noi portiamo dentro la Chiesa. Dio non ha bisogno delle nostre menzogne, ma del nostro attaccamento alla verità e della nostra conversione. Con questa umiltà il Papa ha vinto gli attacchi e anche giornali che lo hanno attaccato, come il <em>New York Times</em>, lo hanno riconosciuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il viaggio in Portogallo e gli scandali hanno riproposto in modo inevitabile il problema dell’interpretazione del terzo segreto di Fatima. La profezia, ha detto il Papa, non si riferisce al passato: essa non è conclusa. Che cosa implica questo per il modo di concepire la fede?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">No, non direi che il collegamento era inevitabile. È stato il Papa, dopo questi mesi di sofferenza, a decidere di andare a Fatima per affidare la Chiesa nelle mani della Madonna. Ed è stato molto importante che in uno dei suoi principali discorsi abbia criticato l’eccesso di attenzione che c’è nella Chiesa per le strutture, l’organizzazione, il fare. Conta non il fare ma la fede, e riaffermarlo è sempre una rivoluzione perché da decenni viviamo in un mondo cattolico tutto ripiegato sui piani pastorali. Viene meno, di conseguenza, la percezione che è un Altro che fa la storia. Il Papa ha riorientato lo sguardo che dovremmo avere noi cristiani, soprattutto nel momento delle prove più difficili che ci vengono e che ci verranno richieste.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Chiesa deve «ri-imparare la penitenza» e «accettare la purificazione», ha detto Benedetto XVI, aggiungendo che «il perdono non sostituisce la giustizia». Cosa vuol dire questo oggi per la Chiesa?</strong></p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Il Papa ha corretto senza indugio quello che è stato un atteggiamento di moltissimi vescovi per decenni, che ha finito per non dare giustizia alle vittime e per esporre altri giovani agli abusi. Chi si macchia di questi delitti deve risponderne davanti alla giustizia di Dio e davanti a quella degli uomini. Ma la rivoluzione del Papa sta in una profonda de-clericalizzazione della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il centro della Chiesa cioè non e il clero, ma Gesù Cristo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sì. E chi è chiamato ad un ministero nella Chiesa è un servo. Il Papa ha di mira l’atteggiamento tipico di un’ampia parte del ceto ecclesiastico, troppo incline a «proteggere» se stesso convinto &#8211; così facendo &#8211; di mettere al riparo il messaggio cristiano. È una difesa che troppo spesso non si vede scattare quando sono messe in discussione le verità di fede&#8230; Il clericalismo purtroppo è una malattia vistosa nella Chiesa cattolica odierna ed è trasversale, da «destra» a «sinistra».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A proposito della crisi europea Benedetto XVI ha accusato «un dualismo falso», quello di un positivismo economico che pensa di potersi realizzare senza la componente etica, che invece è «interna alla razionalità e al pragmatismo economico». Che ne pensa? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da cardinale, Joseph Ratzinger aveva pubblicato un saggio in cui diceva che il principio di Adam Smith per cui ognuno perseguendo il proprio egoistico interesse automaticamente fa il bene comune, era altrettanto ideologico dell’ideologia marxista, perché lega il bene comune ad un meccanismo e non alla libertà. Il disastro finanziario del 2008 e le sue conseguenze di oggi confermano in modo drammatico quello che il Papa aveva previsto, cioè che il positivismo economico in qualche modo può essere accostato al disastro del comunismo. Della libertà umana, con il suo dramma di bene e di male, non si può fare a meno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo un recente rapporto Demos «il 62 per cento degli italiani considera inadeguata la risposta della Chiesa di fronte agli episodi di pedofilia» e scende ai minimi la fiducia nel Papa, colpito da un «calo di credibilità». Lo ha scritto lunedì su <em>Repubblica</em> Ilvo Diamanti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non mi pare che si debba dare troppa importanza a questo tipo di sondaggi. A dire il vero poi il <em>Regina coeli</em> di domenica sembra dimostrare il contrario. I veri fattori in gioco sono un Papa che ha dato una risposta sorprendente, sia per gli avversari ma anche all’interno della Chiesa, dove si fa fatica a capire che l’umiltà e la debolezza sono in realtà una forza. Il problema è sempre la fede: quando essa è affievolita, si ha bisogno di garantirsi delle certezze storiche in maniera diversa. Ecco perché molta gente comune secondo me è rimasta disorientata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Intervista di Antonio Socci tratto da <a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=87136" target="_blank">IlSussidiario.net</a></strong></p>
<p></span></p>
<p style="text-align: justify;">© Riproduzione riservata.</p>
<p></span></span></p>
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		<title>ENIGMA BENEDETTO di Sandro Magister &#8211; tratto da &#8220;l&#8217;Espresso&#8221; del 29 aprile 2010</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 23:22:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È approdato a Malta con la barca della Chiesa in piena burrasca. E si  è trovato salvato da un folla straripante e festante. L’enigma del  pontificato di Benedetto XVI è anche qui. I suoi 14 viaggi all’estero  hanno sempre capovolto le fosche previsioni di ogni vigilia. È avvenuto  così anche nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/05/nt11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2072" title="nt1" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/05/nt11-208x300.jpg" alt="nt1" width="208" height="300" /></a>È approdato a Malta con la barca della Chiesa in piena burrasca. E si  è trovato salvato da un folla straripante e festante. L’enigma del  pontificato di Benedetto XVI è anche qui. I suoi 14 viaggi all’estero  hanno sempre capovolto le fosche previsioni di ogni vigilia. È avvenuto  così anche nei luoghi più ostici. In Turchia nel 2006, negli Stati Uniti  e in Francia nel 2008, in Israele e Giordania l’anno dopo. A pranzo con  i cardinali il 19 aprile, quinto anniversario della sua elezione a  successore di Pietro, il papa ha citato sant’Agostino: “Mi sento  pellegrino tra le persecuzioni del mondo e la consolazione di Dio”.</p>
<p>L’enigma di papa Benedetto è che egli è attaccato proprio dove i  fatti gli danno ragione. Negli anni in cui tutti, dentro e fuori la  Chiesa, erano ciechi di fronte allo scandalo della pedofilia, Joseph  Ratzinger fu l’unico dirigente di Chiesa di alto rango a vedere lontano,  a intuire la gravità dello scandalo e a imporre contromisure efficaci. E  oggi che tanti gli tirano pietre, è di nuovo lui a predicare alla  Chiesa che non basta rimettere tutto alla giustizia terrena, perché il  proprio della Chiesa è l’ordine della grazia, che va al di là della  legge, e significa “fare penitenza, riconoscere ciò che si è sbagliato,  aprirsi al perdono, lasciarsi trasformare”. Non si ricorda nessun papa  che nell’età moderna abbia messo un’intera Chiesa nazionale in stato di  penitenza pubblica per i peccati dei suoi figli, come ha fatto Benedetto  XVI con la Chiesa d’Irlanda.</p>
<p>Il mite papa Benedetto passerà alla storia per parole e atti di  grande audacia. Con la lezione di Ratisbona svelò dove affonda la radice  ultima della violenza religiosa, in un’idea di Dio mutilata dalla  razionalità. Ed è grazie a quella lezione che oggi tra i musulmani sono  più forti le voci che invocano una rivoluzione illuminista anche  nell’islam, la stessa che c’è già stata nel cattolicesimo degli ultimi  secoli. Altro che papa oscurantista e retrogrado. Benedetto XVI è un  grande “illuminista” in un’epoca in cui la verità ha pochi estimatori e  il dubbio la fa da padrone. All’uomo moderno egli chiede di aprire gli  spazi della ragione, non di rinchiuderla nei soli dati misurati dalla  scienza. È sua l’idea di aprire un “cortile dei Gentili”, dove tutti  possano incontrarsi sotto l’ombra di Dio, anche chi non lo conosce. È  sua la proposta agli uomini del nostro tempo di “vivere come se Dio ci  fosse”, perché da questa scommessa, come disse Pascal, c’è solo tutto da  guadagnare e niente da perdere.</p>
<p>Un mese fa, in una udienza del mercoledì ai pellegrini, Benedetto XVI  paragonò l’ora presente della Chiesa a quella dopo san Francesco. Anche  allora c’erano nella cristianità correnti che invocavano una “età dello  Spirito”, una nuova Chiesa senza più gerarchia, né precetti, né dogmi.  Oggi qualcosa di simile avviene quando, sull’onda di accuse che  pretendono di travolgere tutto, si invoca un Concilio Vaticano III che  sia “nuovo inizio e rottura”. Poi, stringi stringi, il programma  dell’immaginario Concilio si riduce all’abolizione del celibato del  clero, al sacerdozio per le donne, alla liberalizzazione della morale  sessuale e a più democrazia nel governo della Chiesa. Le stesse cose  che, attuate in alcune Chiese protestanti, non ne hanno prodotto  rigenerazione alcuna. Anzi, come si vede nella Comunione anglicana,  hanno piuttosto generato robuste correnti di migrazione verso la Chiesa  di Roma, come al solo porto sicuro.</p>
<p>All’utopia spiritualista che si risolve in anarchia, papa Benedetto  oppone un’arte di governo della barca di Pietro che è “pensiero  illuminato dalla preghiera”. A un mondo povero di fede, parla di Dio e  di Gesù. Perché nient’altro che questo disse di voler fare, quando fu  eletto papa: “Far risplendere davanti agli uomini e alle donne di oggi  la luce di Cristo: non la mia luce, ma quella di Cristo”.</p>
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		<title>Intagliatori di sicomori</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 21:21:55 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/04/Papa_Ratzinger_gente_R3751.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2024" title="Papa_Ratzinger_gente_R375" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/04/Papa_Ratzinger_gente_R3751-300x205.jpg" alt="Papa_Ratzinger_gente_R375" width="300" height="205" /></a>&#8220;Il sicomoro è un albero, che produce moltissimi frutti. Ma non hanno alcun sapore, se non li si incide accuratamente e non si lascia fuoriuscire il loro succo, cosicché divengano gradevoli al gusto. Per questo motivo, noi riteniamo, (il sicomoro) è un simbolo per l&#8217;insieme dei popoli pagani: esso forma una gran quantità, ma è allo stesso tempo insipido. Ciò deriva dalla vita secondo le abitudini pagane. Quando si riesce a inciderla con il Logos, si trasforma, diviene gustosa e utilizzabile&#8221;. <em>(Basilio il Grande (+ 379) commentario ad Is. 9, 10)</em><br />
Christian Gnilka commenta così questo passo: &#8220;In questo simbolo si trovano l&#8217;ampiezza, la ricchezza, la fastosità del paganesimo&#8230; ma anche si trova qui il suo limite: così come è, è insipido, inutilizzabile. Necessita di un cambiamento totale, ma questo cambiamento non distrugge la sostanza, ma le dà la qualità che le manca&#8230; I frutti restano frutti; la loro abbondanza non viene diminuita, ma riconosciuta come pregio&#8230; D&#8217;altra parte la trasformazione necessaria non potrebbe essere sottolineata in modo più forte dal punto di vista dell&#8217;immagine se non proprio dicendo che si rende commestibile, ciò che prima non era fruibile. Nella &#8216;fuoriuscita&#8217; del succo inoltre sembra alludersi al processo di purificazione&#8221;. Ancora una cosa si deve notare: la trasformazione necessaria non può derivare da una proprietà dell&#8217;albero e del suo frutto &#8211; è necessario un intervento del coltivatore, un intervento dall&#8217;esterno.</p>
<p>Applicando questo al paganesimo, a ciò che è proprio della cultura umana, ciò significa: il Logos stesso deve incidere le nostre culture ed i suoi frutti, cosicché ciò che non era fruibile venga purificato e non divenga soltanto fruibile, ma buono. Osservando attentamente il testo e le sue affermazioni, possiamo aggiungere un&#8217;ulteriore considerazione: si, ultimamente è solo il Logos stesso, che può condurre le nostre culture alla loro autentica purezza e maturità, ma il Logos ha bisogno dei suoi servitori, dei &#8220;coltivatori di sicomori&#8221;: l&#8217;intervento necessario presuppone competenza, conoscenza dei frutti e del loro processo di maturazione, esperienza e pazienza. Poiché Basilio parla qui dell&#8217;insieme dei pagani e delle loro abitudini, è evidente che in questa immagine non si tratta semplicemente della guida individuale delle anime, ma della purificazione e della maturazione delle culture, tanto più che la parola &#8220;abitudini&#8221; (mores) è una delle parole, che corrispondono presso i padri più o meno al nostro concetto di cultura. Così in questo testo è rappresentato esattamente ciò, su cui ci stiamo interrogando: il percorso dell&#8217;evangelizzazione nell&#8217;ambito della cultura, il rapporto del vangelo con la cultura.</p>
<p>Il vangelo non sta accanto alla cultura. Non è rivolto semplicemente all&#8217;individuo, ma alla cultura, che plasma la crescita ed il divenire spirituale del singolo, la sua fecondità o infecondità per Dio e per il mondo. L&#8217;evangelizzazione non è neppure un semplice adattarsi alla cultura, ovvero un rivestirsi con elementi della cultura nel senso di un concetto superficiale di inculturazione, che ritiene siano sufficienti un paio di innovazioni nella liturgia e espressioni linguistiche cambiate. No, il vangelo è un taglio &#8211; una purificazione, che diviene maturazione e risanamento. E&#8217; un taglio, che esige paziente approfondimento e comprensione, cosicché esso sia fatto nel momento giusto, nella fattispecie giusta e nel modo giusto, che esige quindi sensibilità, comprensione della cultura dal suo interno, dei suoi rischi e delle sue possibilità nascoste o anche palesi. Così è evidente che questo taglio &#8220;non è affare di un momento, al quale dovrebbe poi semplicemente seguire una ovvia maturazione&#8221;, ma è necessario un continuo paziente incontro fra il Logos e la cultura, mediato dal servizio dei credenti.</p>
<p><strong><em>estratto dall&#8217;intervento del Cardinale Joseph Ratzinger al convegno</em> “<em>comunicazione e cultura:</em> <em>nuovi percorsi per l’evangelizzazione nel terzo millennio”</em></strong></p>
<p><em>9 novembre 2002</em></p>
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