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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; divorzio</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>Famiglie disgregate? Adolescenti in tilt</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 17:32:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sempre più problematici. Sempre più disorientati. E sempre più soli. È un quadro drammatico, quello del mondo adolescenziale italiano, in cui a episodi di cronaca sconvolgenti – ultimi, in ordine cronologico, i numerosi suicidi di ragazzini legati alla bocciatura a scuola – si affianca la constatazione di una conflittualità col mondo adulto ormai del tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/famiglia1.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-2233" title="famiglia1" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/07/famiglia1-300x239.jpg" alt="famiglia1" width="300" height="239" /></a>Sempre più problematici. Sempre più disorientati. E sempre più soli. È un quadro drammatico, quello del mondo adolescenziale italiano, in cui a episodi di cronaca sconvolgenti – ultimi, in ordine cronologico, i numerosi suicidi di ragazzini legati alla bocciatura a scuola – si affianca la constatazione di una conflittualità col mondo adulto ormai del tutto incapace di trovare sbocchi positivi. Lo sanno bene gli operatori dei quasi duecento consultori familiari di ispirazione cristiana che – disseminati sull’intero territorio nazionale – vedono crescere in modo allarmante il numero di giovani e di famiglie che vi si rivolgono: migliaia, ogni anno, in cerca di aiuto e di risposte di natura educativa.</p>
<p>Una realtà, quella dei consultori, che negli ultimi mesi ha fornito importanti spunti di ricerca sul disagio giovanile, raccolti in numerosi e diversificati progetti di ricerca dall’&#8221;Università&#8221; della famiglia, quell’Istituto di antropologia per la cultura della persona e della famiglia nato un anno fa a Milano – l’iniziativa è stata di Cattolica, Regione Lombardia, Ospedale Maggiore e, appunto, Confederazione dei consultori di ispirazione cristiana –  che negli ultimi mesi proprio sulla problematicità del rapporto tra adolescenti e adulti ha incentrato tutta la sua attenzione operativa e formativa. «Quello che stiamo cercando di mettere in campo è un approccio sempre più attento al mondo adolescenziale e delle famiglie – spiega il presidente dell’Istituto e della stessa Confederazione dei consultori, l’avvocato Goffredo Grassani –, certi che per risolvere i problemi si debbano affrontare a un livello pedagogico e valoriale, ma prima di tutto concreto».</p>
<p>Dove concretezza, per l’Istituto e per il centro di ricerca e formazione che lo affianca (il Creada), significa analizzare quel disagio a partire dai casi reali, misurati e raccolti e sul campo: quelli dei ragazzi che attraverso i consultori sono entrati a far parte di gruppi di dibattito, di laboratori di confronto con genitori e insegnanti, oppure – nei casi più difficili – quelli che sono stati presi in carico e seguiti dall’Unità operativa di Neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Maggiore, dove l’équipe guidata dal direttore Antonella Costantino si occupa da vicino di monitorare i ragazzi da un punto di vista clinico e sanitario.</p>
<p>In questo senso, per esempio, si è mosso l’ultimo protocollo di studio incentrato sui casi di 511 giovani che si sono rivolti ai consultori: un progetto che ha offerto dati interessanti sulla natura del disagio adolescenziale. E da cui, tuttavia, sono arrivate anche buone notizie: come quella che nel 34,8% dei casi, ad esempio, il ragazzo si è presentato al centro da solo. «Un dato fondamentale – spiega la professoressa Maria Luisa Di Natale, prorettore della Cattolica e direttore scientifico del Creada – per comprendere come la necessità di una risposta educativa arrivi dai ragazzi stessi». In molti casi è poi la famiglia ad attivarsi: sempre nel protocollo preso in esame, per il 38,9% dei casi i ragazzi sono arrivati nei consultori con entrambi i genitori o uno dei due (quasi sempre la madre), ma c’è stato anche il frequente caso (21,5%) di genitori che si sono recati al consultorio soli per tentare di risolvere problemi relativi ai propri figli adolescenti. Infine, invece, il dato forse più allarmante, quello di un’alta percentuale di adolescenti &#8220;problematici&#8221; (il 21,1%) di ragazzi che provengono da famiglie in cui i genitori sono separati o divorziati: «Numeri che lasciano supporre – continua la De Natale – una corrispondenza tra problematicità dei figli e situazione familiare».</p>
<p>Proprio su questo aspetto, peraltro, si stanno concentrando altri due progetti di ricerca del Creada, volti a indagare da vicino come i figli di coppie separate affrontino la costruzione di una nuova famiglia. «Le istituzioni educative sono oggi chiamate non solo a mettersi in rete e a misurarsi con i ragazzi, ma anche sul mondo stesso degli adulti, su come le problematicità dell’uno si riflettano nell’altro e lo influenzino – spiega ancora Grassani –. È anche la coppia, su cui si fonderanno le famiglie di domani, che ha bisogno di essere formata, seguita, preparata».</span></div>
<div><span><br />
</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Autore"><strong>Viviana Daloiso tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Cronaca/Famiglie+disgregate+Adolescenti+in+tilt_201007020810167400000.htm" target="_blank">Avvenire.it</a></strong><br />
</span></div>
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		<title>Memoria corta, divorzio breve</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 11:12:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lentamente ma inesorabilmente, nota La Stampa, in commissione Giustizia alla Camera avanzano le proposte per il cosiddetto divorzio breve, per il quale si prevede “di arrivare a un testo unico su cui raggiungere un accordo entro aprile”. Si tratta di iniziative bipartisan, dal momento che tra i promotori di quella che definiscono essi stessi “semplificazione” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/parlamento.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1643" title="parlamento" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/parlamento-300x291.jpg" alt="parlamento" width="300" height="291" /></a>Lentamente ma inesorabilmente, nota La Stampa, in commissione Giustizia alla Camera avanzano le proposte per il cosiddetto divorzio breve, per il quale si prevede “di arrivare a un testo unico su cui raggiungere un accordo entro aprile”. Si tratta di iniziative bipartisan, dal momento che tra i promotori di quella che definiscono essi stessi “semplificazione” ci sono deputati Pdl. Dunque, altro che processo breve, altro che semplificazione legislativa (chi le ha più viste?): brevità e semplicità sì ma per il marito e la moglie che intendano diventare ex davanti alla legge e alla società.</p>
<p>È necessario? È indispensabile? È prioritario? È giusto? Abbiamo un Parlamento che fatica moltissimo a legiferare su temi cruciali epperò non si fa mancare nulla quanto a faccende che giacciono in fondo ai cassetti. Negli anni sono stati annunciati piani e progetti di ogni genere, dalla casa al lavoro alla formazione alle imprese alla giustizia al fisco, e si è visto ben poco. La vita politica nazionale vive sotto l’impulso di un roboante, perenne “effetto annuncio”.</p>
<p>Si ricorderà come dopo il “family day” di piazza San Giovanni due anni fa fosse scattata una fantasmagorica gara tra chi avrebbe maggiormente protetto e tutelato le famiglie, in quanto da tutti riconosciuto soggetto fondamentale e indispensabile di ogni aspetto della vita sociale, dall’educazione al welfare. Interminabili discussioni su quozienti familiari e sostegno alle mamme lavoratrici, coraggiose esaltazioni del sistema francese, impegni solenni circa incentivazioni a giovani coppie. Ne è restato poco o nulla.</p>
<p>Oggi nel Parlamento dalla memoria corta sperano di abbreviare i tempi del divorzio, per essere naturalmente “in linea con l’Europa” &#8211; mai che dal nostro caro vecchio continente riusciamo a prendere qualcosa di buono. Lo registriamo con mestizia e rassegnazione, sapendo che non è questo il primo né l’ultimo dei fendenti impartiti sul “nucleo fondante della società”. Una istituzione che occorre ulteriormente “modernizzare” (e sappiamo bene cosa questo significhi), anche perché, dicono i relatori dei vari disegni, le cause di separazione “intasano i tribunali”, dal momento che quasi un matrimonio su tre finisce davanti al giudice (sarà poi vero?). Così siamo al paradosso: l’unica strada per salvare la giustizia è la rapida dissoluzione della famiglia.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=69240" target="_blank">IlSussidiario.net</a> di Roberto Fontolan</p>
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		<title>A Natale regala il divorzio</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/12/a-natale-regala-il-divorzio/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 22:20:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[GRAN BRETAGNA/ L&#8217;ultima follia: per Natale regaliamoci il divorzio
di Gianfranco Amato &#8211; Tratto da IlSussidiario.net


È giunto il tempo delle strenne natalizie. Quest’anno i londinesi, per la prima volta, potranno trovare sotto l’albero di Natale un nuovo regalo: un “divorce voucher”. Sì, avete capito bene, si tratta di un buono che consente di utilizzare una prestazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span id="ctl00_ContentBox_ArticleTitle"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/Divorzio_ModuloR375.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1382" title="Divorzio_ModuloR375" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/Divorzio_ModuloR375-300x204.jpg" alt="Divorzio_ModuloR375" width="300" height="204" /></a>GRAN BRETAGNA/ L&#8217;ultima follia: per Natale regaliamoci il divorzio</span></h3>
<p><span>di Gianfranco Amato &#8211; Tratto da <a href="http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=57407" target="_blank">IlSussidiario.net</a><br />
</span></p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">È giunto il tempo delle strenne natalizie. Quest’anno i londinesi, per la prima volta, potranno trovare sotto l’albero di Natale un nuovo regalo: un “<em>divorce voucher</em>”. Sì, avete capito bene, si tratta di un buono che consente di utilizzare una prestazione professionale legale in materia di divorzio: 125 sterline per 30 minuti e 250 sterline per un’ora di consulenza. Iva compresa.</p>
<p style="text-align: justify;">La “brillante” idea è stata partorita dallo studio legale Lloyd Platt &amp; Co., specializzato, <em>ça va sans dire</em>, in diritto di famiglia. Vanessa Lloyd Platt, una delle titolari del prestigioso studio, conferma con soddisfazione che da quando è partita l’iniziativa, qualche settimana fa, sono già più di 50 i voucher acquistati da mariti, mogli e amanti. Tra gli interessati ci sono anche amici e parenti di coppie in crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Di fronte all’accusa di trasformare cinicamente una tragedia umana in un regalo, la bella Vanessa Lloyd Platt si è limitata a constatare che «Natale è davvero un periodo stressante per le famiglie e lo dimostra il fatto che, tutti gli anni, si registra sempre un gran numero di richieste di divorzio nel mese di gennaio». Per questo l’iniziativa del voucher «risponde a una vera esigenza delle persone e sta riscontrando un inaspettato interesse».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Mentre leggevo, tra il serio e il faceto, l’articolo del Telegraph che riportava questa notizia, mi sono venuti in mente due personaggi inglesi che hanno affrontato il tema drammatico della crisi coniugale con un’interessante prospettiva laica. Niente a che vedere con religione, fede, Chiesa e sacramenti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il primo è John Ware, celebre giornalista televisivo che ama definirsi «privo di qualunque bagaglio ideologico» e autore del documentario “La Morte del Rispetto”, sulla crisi familiare in Gran Bretagna, andato in onda sul canale BBC2 alle 23:20 perché il tema è stato considerato «<em>too dark</em>», troppo pesante, per la prima serata.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ware parte da una forte critica a quella che lui definisce la «sperimentazione individualista del dopoguerra», i cui frutti hanno portato a una «<em>fragmented society</em>». Secondo Ware, infatti, «tutto è cominciato negli anni ’70 con il crescere del numero dei genitori non sposati, dei genitori single, dei genitori conviventi o dei genitori acquisiti» e «in un simile contesto è nata una generazione di figli che si è trovata allo sbando».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Responsabile di questa tragedia sociale è stata «la furia iconoclasta del ‘68 che ha distrutto diverse cose negative ma anche tante positive come, ad esempio, l’istituto del matrimonio». Il punto è che ora, stando al giornalista della BBC, «nonostante gli evidenti effetti benefici del matrimonio, soprattutto per i figli, il governo ha sempre evitato un dibattito serio sull’argomento» e si è rassegnato alla «ineluttabilità di un “<em>irreversible social trend</em>”, le cui rilevanti conseguenze sembra si debbano inevitabilmente subire».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Perciò il laico John Ware sostiene che «l’unico modo per ribaltare il problema è comprendere la stretta relazione che esiste tra la frammentazione della società e il declino dell’istituto matrimoniale».</p>
<p style="text-align: justify;">L’altro personaggio che affronta il tema non in chiave teologica o fideistica ma con un approccio definito di “<em>pragmatic common sense</em>”, è uno che di divorzi se ne intende. Si tratta del celebre giudice Sir Paul Coleridge, quello che ha trattato, tra l’altro, anche il complicato divorzio tra Heather Mills and Sir Paul McCartney. Uno che in materia ne ha viste di tutti i colori, operando, tra l’altro, nel Paese che ha il più alto tasso di divorzi del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Proprio per questo Coleridge è giunto alla conclusione che il matrimonio rappresenti l’unico «<em>gold standard</em>» della relazione tra un uomo e una donna e anche l’unico argine al «<em>breakdown</em>» della famiglia britannica, fenomeno che sta assumendo dimensioni «epidemiche», e che rappresenta «materia di forte preoccupazione per tutti i soggetti coinvolti, a cominciare dai più deboli, ovvero i figli».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Coleridge parla di un «totale e incontrollato “liberi tutti”, in cui l’unico parametro di comportamento è quello dell’essere fedeli a se stessi, ai propri desideri ed ai propri bisogni». Un individualismo esasperato che sta distruggendo la trama del tessuto sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Da tale considerazione nasce, tra l’altro, la proposta lanciata dal giudice di costituire una commissione nazionale per affrontare i risvolti sociali del divorzio, problema che sta assumendo «una rilevanza pubblica paragonabile al tema della sicurezza o della crisi economica». Che per Coleridge non sia una questione ideologica lo dimostra il fatto che egli, pur sottolineando la prevalenza del modello sociale del matrimonio, non è sfavorevole al riconoscimento di alcuni diritti alle coppie di fatto con una consolidata convivenza. Il punto è quello di non distruggere la coesione sociale retta dalla famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">La trovata del “<em>divorce voucher</em>” di Vanessa Lloyd Platt conferma, in realtà, il rischio della banalizzazione di un fenomeno sociologico sempre più preoccupante. Ma la migliore risposta a questa bislacca iniziativa l’hanno data i bambini.</p>
<p style="text-align: justify;">L’anno scorso è stato effettuato un sondaggio tra 1.500 bimbi britannici al di sotto dei dieci anni, attraverso il quale è stato chiesto a ciascuno di loro che cosa avrebbe voluto abolire se fosse diventato padrone del mondo. Significativo che tra le prime dieci cose da vietare ci fossero il divorzio e gli atti di bullismo. Due forme di violenza che gli occhi distratti dei genitori spesso evitano di guardare.</p>
<p></span></p>
<p><span><br />
</span></p>
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