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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; islam</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>Come agnelli portati al macello</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 19:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è un volto di bambina con degli orecchini e un piccolo crocifisso al collo. La fanciulla guarda qualcuno fuori campo, con espressione seria e interrogativa.

Sopra la foto si legge: “Perché mi perseguiti?”. Il sottotitolo recita: “Libertà religiosa negata. Luoghi e oppressori, testimoni e vittime”.

E’ l’eloquente copertina dell’annuale (e sempre drammatico) rapporto – per il 2010 – dell’associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”. Quest’anno è stato pubblicato in collaborazione con le edizioni Lindau.]]></description>
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<p>C’è un volto di ba<a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/07/perche-mi-perseguiti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2915" title="perche-mi-perseguiti" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2011/07/perche-mi-perseguiti.jpg" alt="perche-mi-perseguiti" width="183" height="274" /></a>mbina con degli orecchini e un piccolo  crocifisso al collo. La fanciulla guarda qualcuno fuori campo, con  espressione seria e interrogativa.</p>
<p>Sopra la foto si legge: “Perché mi perseguiti?”. Il sottotitolo  recita: “Libertà religiosa negata. Luoghi e oppressori, testimoni e  vittime”.</p>
<p>E’ l’eloquente copertina dell’annuale (e sempre drammatico) rapporto –  per il 2010 – dell’associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”.  Quest’anno è stato pubblicato in collaborazione con le edizioni Lindau.</p>
<p>E’ un’agghiacciante finestra spalancata su uno scenario pressoché  sconosciuto e certamente ignorato dall’opinione pubblica e dai mass  media. Ma è questo il mondo in cui viviamo.</p>
<p>Basti dire che il “Pew Forum on Religion e Public Life” di  Washington, che ha analizzato la situazione di 198 Paesi, è arrivato  alla conclusione che, sul pianeta, oggi, sono circa 5 miliardi gli  esseri umani che vedono repressa, negata o limitata la loro libertà di  coscienza e di religione.</p>
<p>Si tratta quindi del 70 per cento della popolazione mondiale (oggi quantificata in 6,8 miliardi di persone).</p>
<p>La libertà religiosa, riguardando la coscienza personale, è la più  delicata delle libertà e, fatalmente, quando è negata quella sono  compromesse anche tutte le altre.</p>
<p>Non a caso Gandhi affermava: “Potete strapparmi gli occhi e non mi  ucciderete. Ma se distruggete la mia fede in Dio, io sono morto”.</p>
<p>Si parla ovviamente della libertà di credere come della libertà di non credere. Implicano sempre la coscienza.</p>
<p>Va detto che, purtroppo, talora sono delle religioni che perseguitano altri gruppi religiosi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Non tutte però sono  uguali. Ad esempio la Chiesa Cattolica non perseguita, né reprime  alcuna altra religione e anzi si batte per la libertà di tutti, compresa  quella dei propri persecutori. E’ contro le persecuzioni e  l’oppressione di chiunque. </span></strong></p>
<p>Eppure va rilevato che <strong><span style="text-decoration: underline;">il cristianesimo è anche la religione più perseguitata del pianeta: a tutte le latitudini, sotto i più diversi regimi </span></strong>(il rapporto cita, in questo caso, come fonte Amnesty International).</p>
<p>Secondo la Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea <strong><span style="text-decoration: underline;">“il 75 per cento delle morti collegate a crimini a sfondo religioso riguarda i cristiani”</span></strong>.</p>
<p>Ma qual è la geografia della repressione della libertà religiosa?</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Anzitutto, anche se  spesso lo dimentichiamo, grava ancora sul mondo il retaggio del XX  secolo, il secolo delle ideologie, perché circa un miliardo e mezzo di  persone vivono sotto regimi co</span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">munisti.</span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">E siccome certi  intellettuali faziosi e superficiali amano ripetere che è la religione a  produrre intolleranza, va sottolineato che nessuno nella storia ha mai  fatto l’oceano di vittime e di perseguitati delle ideologie atee del  Novecento.</span></strong></p>
<p>Oggi il caso di maggiore importanza è la Cina, il paese più popoloso  del mondo, con un miliardo e 300 milioni di abitanti, ormai avviato a  diventare la prima potenza economica mondiale e una grande potenza  politica e militare globale.</p>
<p>Lì, in quel regime che resta comunista “il diritto alla libertà  religiosa non è concesso”. Ma la repressione e le persecuzioni sono  particolarmente scatenate contro i cristiani e in particolare contro i  cattolici in comunione con il papa.</p>
<p>“Numerosi sono i cristiani arrestati, condotti nei ‘centri di  rieducazione’, torturati e condannati a morte”, si legge nel rapporto. E  “si tratta indistintamente di sacerdoti, vescovi e fedeli laici”.</p>
<p>Situazione ancora peggiore è quella della Corea del Nord, il mostruoso regime comunista imposto da Kim Il-sung.</p>
<p>In questo colossale lager a cielo aperto, dove lo Stato proclama  ufficialmente l’ateismo obbligatorio, i cattolici erano numerosi: nella  capitale Pyongyang – prima dell’avvento del comunismo – erano il 30 per  cento della popolazione.</p>
<p>Con il comunismo sono spariti tutti, vescovi compresi, ingoiati dalla  buia voragine dei lager. Le poche notizie che arrivano da là sono  agghiaccianti.</p>
<p>Nel 2009, per esempio, emerse dall’oscurità il nome di una giovane  cristiana, la trentatreenne Ri Hyon-ok, che il 16 giugno era stata  condannata a morte e giustiziata “per aver messo in circolazione delle  Bibbie”.</p>
<p>Un problema di repressione e persecuzione c’è anche nella Cuba di  Fidel Castro dove i cristiani sarebbero l’80 per cento della  popolazione, ma lo Stato è ufficialmente ateo.</p>
<p>I casi di sofferenza dei cattolici sono tanti. Per quanto riguarda  gli ultimi mesi si cercano ancora gli assassini di don Mariano Arroyo  Merino che il 13 luglio 2009, all’età di 74 anni, fu ritrovato morto: lo  hanno ammanettato, imbavagliato, accoltellato e poi bruciato.</p>
<p>C’è inoltre la situazione dei cristiani in India dove – su pressione  dei nazionalisti indù – i diversi stati “oltre ad approvare le leggi  ‘anticonversione’, perseguitano ogni manifestazione pubblica e sociale  delle altre religioni”.</p>
<p>Nello stato di Orissa nel 2007 e nel 2008 si è scatenata una “caccia  al cristiano” che ha fatto 90 morti ufficiali (perlopiù cristiani) e ha  costretto 50 mila persone a fuggire dai propri villaggi.</p>
<p>Sono state distrutte centinaia di case di cristiani e tantissime  chiese, nell’indifferenza delle forze dell’ordine (con gli aiuti  ricevuti dall’estero i cristiani hanno ricostruito non solo le proprie  case, ma anche quelle degli indù).</p>
<p>C’è poi il continente musulmano che è per i cristiani un vero e proprio calvario.</p>
<p>Il Paese che sta diventando l’inferno peggiore per loro è il Pakistan  dove – specie per la famigerata legge sulla blasfemia e le varie fatwa  lanciate dai tribunali islamici – l’attacco alle minoranze religiose, in  particolare ai cristiani, è in drammatica intensificazione (ma gli  stessi musulmani sono spesso vittime dei fondamentalisti).</p>
<p>La casistica riferita nel rapporto è terrificante. La storia di Asia  Bibi, che è la più conosciuta, è solo una delle tante (e così pure  l’uccisione di Shahbaz Bhatti).</p>
<p>La situazione più penosa è quella delle giovani ragazze cristiane che  si trovano spesso a subire ogni forma di abuso e di violenza, fino alla  morte, nell’indifferenza delle autorità.</p>
<p>E’ tristemente inutile passare in rassegna gli altri paesi islamici  se si considera che in Egitto, che dovrebbe essere il paese islamico più  evoluto e il più “occidentale”, quello che ha la più grande (il 12 per  cento della popolazione) e la più antica comunità cristiana (radicata lì  molto prima dell’arrivo dell’Islam), ebbene in Egitto, il 20 gennaio –  si legge nel rapporto – “il patriarca (cristiano copto) Shenouda III  dichiarava che sarebbe auspicabile un giudizio equo sui 1800 assassinii  di cristiani e sugli oltre 200 atti di vandalismo perpetrati contro i  loro beni, mai giudicati e ancor meno puniti”.</p>
<p>E’ inutile aggiungere altro. Ma qualche flash sulla nostra libera  Europa è necessario. Già diversi libri hanno denunciato la deriva  anticristiana di certe istituzioni europee, con episodi stupefacenti. Ma  consideriamo qui alcuni casi recenti dei due paesi che si propongono  come maestri di diritti umani.</p>
<p>“In Francia, nelle scuole” c’informa il rapporto “una legge proibisce  il velo alle ragazze musulmane, ai cristiani vieta di portare una croce  troppo visibile e ai sikh di portare il turbante”.</p>
<p>Se il velo portato davanti al volto (che non è un simbolo religioso)  poneva un problema di ordine pubblico e di dignità delle donne, si  vorrebbe sapere cosa c’entra il crocifisso.</p>
<p>In Gran Bretagna poi “una sentenza ha consentito che un’azienda  imponesse ai propri dipendenti cristiani di nascondere i simboli della  fede sul luogo di lavoro, lasciando però liberi gli appartenenti ad  altre religioni di mostrare i loro simboli”.</p>
<p>Aggiungo un episodio emblematico. In questo paese, dove la regina è  capo della Chiesa d’Inghilterra (con buona pace dei nostri intellettuali  che ritengono il protestantesimo più laico del cattolicesimo), il  cancelliere Tony Blair ha dovuto aspettare di perdere la carica prima di  formalizzare la sua conversione al cattolicesimo. Non è incredibile?</p>
<p><strong>Antonio Socci</strong></p>
<p><strong>Da “Libero”, 24 luglio 2011</strong></div>
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		<title>Salviamo Asia Bibi</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Nov 2010 11:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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Le terre islamiche grondano di sangue cristiano. Ma il mondo se  ne frega. Altri sei cristiani ammazzati in Iraq, con 33 feriti, dopo la  carneficina del 31 ottobre nella chiesa di Bagdad, dove le vittime sono  state cinquanta.
Ma non solo. Domenica sera in Pakistan una madre di due figli, Asia Bibi, operaia [...]]]></description>
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<p>Le terre islamiche grondano di sangue cristiano. Ma il mondo se  ne frega. Altri sei cristiani ammazzati in Iraq, con 33 feriti, dopo la  carneficina del 31 ottobre nella chiesa di Bagdad, dove le vittime sono  state cinquanta.</p>
<p>Ma non solo. Domenica sera in Pakistan una madre di due figli, Asia Bibi, operaia  agricola di 37 anni, è stata condannata a morte da un tribunale del  Punjab, semplicemente perché cristiana: la famigerata “legge sulla  blasfemia” infatti in quel Paese manda a morte chiunque sia accusato da  musulmani di aver offeso Maometto.</p>
<p>Secondo l’agenzia Asianews, tutto risale a <strong>“</strong><strong>una  discussione molto animata avvenuta nel giugno 2009 a Ittanwali. Alcune  delle donne che lavoravano con Asia Bibi cercavano di convincerla a  rinunciare al cristianesimo e a convertirsi all’islam. </strong></p>
<p><strong>Durante la discussione, Bibi ha risposto parlando di come  Gesù sia morto sulla croce per i peccati dell’umanità, e ha chiesto alle  altre donne che cosa avesse fatto Maometto per loro. </strong></p>
<p><strong>Le musulmane si sono offese, e dopo aver picchiato Bibi  l’hanno chiusa in una stanza. Secondo quanto raccolto da ‘Release  International’ una piccola folla si è radunata e ha cominciato a  insultare lei e i bambini. </strong></p>
<p><strong>L’organizzazione caritativa, che sostiene i cristiani  perseguitati, ha detto che su pressione dei leader musulmani locali è  stata sporta denuncia per blasfemia contro la donna”. </strong></p>
<p>La condanna a morte per “blasfemia” era purtroppo già stata comminata  a dei cristiani maschi. Per una donna invece è la prima volta.</p>
<p>Tuttavia nessuno si solleverà per salvare una donna cristiana. I  cristiani sono carne da macello. Come ai tempi di san Paolo sono “la  spazzatura del mondo”.</p>
<p>Il mondo intero si è indignato e si è sollevato per salvare Sakineh,  la donna condannata a morte in Iran per presunta complicità  nell’omicidio del marito e per adulterio.</p>
<p>Bernard Henri Lévy ha (meritoriamente) scatenato la protesta  dell’intero Occidente: si sono uniti a lui giornali, tv, governi,  ministri, Unione europea, sindaci, intellettuali, montagne di premi  Nobel, di Saviani e di Carlebruni. Perfino noi. E poi migliaia di firme,  di foto esposte.</p>
<p>Bene. Niente di simile sarà fatto per la povera Bibi, che ha la sola  colpa di essere cristiana. Il mondo non fa una piega quando si tratta di  cristiani.</p>
<p>Anche altre recenti notizie di stupri e uccisioni di ragazze  cristiane in Pakistan sono scivolate allegramente via dai mass media  occidentali. Senza drammi.</p>
<p>Ma l’esempio supremo dell’indifferenza dell’Occidente per i massacri  dei cristiani lo ha dato ieri il presidente americano Obama.</p>
<p>L’ineffabile Obama ha appena visitato l’Indonesia dove aveva vissuto  qualche anno da bambino. E se n’è uscito con queste mirabolanti  dichiarazioni riportate dai media del mondo intero: <strong>“L’Indonesia è un modello”</strong>.</p>
<p>Ecco qualche perla di Obama: <strong>“</strong><strong>Una figura paterna mi insegnò qui da bambino che l’Islam è tolleranza, non l’ho dimenticato”</strong>. Poi il presidente americano <strong>“e</strong><strong>salta l’Indonesia ‘laica, pluralista, tollerante, la più grande democrazia in una nazione a maggioranza islamica’ ”</strong>. Ed ecco un’altra perla: <strong>“Lo spirito della tolleranza, sancito nella vostra Costituzione, è uno dei caratteri fondanti e affascinanti di questa nazione”</strong>.</p>
<p>Ma davvero? L’Indonesia, con i suoi 212 milioni di abitanti, è il  paese musulmano più popoloso del mondo ed è una potenza economica. Il 75  per cento della popolazione è musulmano, i cristiani sono il 13,1 per  cento, cioè 27 milioni e 800 mila persone.</p>
<p>E’ vero che la Costituzione, sulla carta, riconosce il pluralismo  religioso e una buona percentuale di musulmani effettivamente è  favorevole a una convivenza pacifica con i cristiani.</p>
<p>Ma concretamente cosa è accaduto? Sia sotto il regime di Suharto che  sotto il successivo i cristiani hanno subito massacri e persecuzioni  inenarrabili.</p>
<p>A Timor Est – un’isola abitata da cristiani – il regime indonesiano,  che la occupò contro la deliberazione dell’Onu, ha perpetrato un vero e  proprio genocidio.</p>
<p>Secondo monsignor Carlos Belo, premio Nobel per la pace, sono state  200 mila le vittime e 250 mila i profughi su una popolazione totale di  800 mila abitanti.</p>
<p>Dal 1995 al 2000 sono state distrutte 150 chiese. I massacri sono  continuati anche dopo che la comunità internazionale, nel 1999, ha  imposto l’indipendenza di Timor Est.</p>
<p>In quello stesso anno stragi di cristiani sono stati perpetrate anche  in un’altra zona cristiana dell’Indonesia: l’arcipelago delle Molucche.</p>
<p>In tre anni di scontri si sono avute circa 13.500 vittime e 500 mila  profughi. Più di 6 mila cristiani delle Molucche sono stati costretti a  convertirsi all’Islam (con il solito corredo di stupri e infibulazioni  forzate). Altri 93 cristiani dell’isola di Keswi sono morti perché si  rifiutavano di convertirsi.</p>
<p>Le cronache parlano di episodi orrendi come quello in cui sei bambini  cristiani sono stati uccisi ad Ambon, in un campo di catechismo:  “inseguiti, sventrati, evirati e decapitati dagli islamisti che  fendevano le bibbie con la spada”.</p>
<p>In altri casi gli attacchi degli islamisti avevano “l’ausilio di  truppe militari regolari… come nell’isola di Haruku il 23 gennaio 2000,  quando sono rimasti uccisi 18 cristiani” (dal Rapporto 2001 sulla  libertà religiosa nel mondo).</p>
<p>A Natale del 2000 i fondamentalisti hanno fatto una serie di  attentati colpendo la cattedrale di Giakarta e altre dieci città, con 17  morti e circa 100 feriti.</p>
<p>Nel 2001 l’agenzia Fides dava notizia di nuovi attacchi di  guerriglieri islamici contro i cristiani nell’isola di Sulawesi e anche a  Makassar con scene di caccia all’uomo. Poi altre chiese bruciate e  molte vittime.</p>
<p>Un gruppo di cristiani indonesiani firmarono un appello drammatico:  “Preghiamo per i cristiani di Indonesia. Preghiamo per la loro fede  durante gli attacchi e per quanti subiscono la tentazione di nascondere  la loro identità di fedeli a Cristo. Preghiamo per il mondo perché  prenda provvedimenti contro la persecuzione, dovunque essa si  verifichi”.</p>
<p>Invece il mondo se ne frega delle stragi di cristiani e Obama va in  Indonesia a esaltare questo Paese come esempio di Islam buono.  Figuriamoci com’è quello cattivo.</p>
<p>Nel paese indicato da Obama come modello di tolleranza, il 19 ottobre  2005, tre studentesse cristiane, Yusriani di 15 anni, Theresia di 16  anni e Alvita di 19 anni, furono assalite mentre si recavano a scuola  (in un liceo cattolico di Poso) da un gruppo di fondamentalisti  islamici.</p>
<p>I fanatici le immobilizzarono e poi, con un machete, le sgozzarono.  Quindi tagliarono loro la testa a causa della loro fede in Gesù. La  testa di una di loro è stata poi lasciata davanti alla chiesa cristiana  di Kasiguncu.<strong></strong></p>
<p>Più di recente si è avuto il triste episodio della condanna a morte  di tre contadini cattolici, Fabianus Tibo, Domingus da Silva e Marinus  Riwu, colpevoli di essersi difesi nel 2000 dagli attacchi degli  islamisti a Poso.</p>
<p>Monsignor Joseph Suwatan, vescovo di Manado, andò a confortarli in  prigione a Palu in veste di “inviato speciale del Vaticano”, perché –  spiegò – Benedetto XVI vuole condividere il dolore ed esprimere la sua  solidarietà per l’ingiustizia legale subita dai tre cattolici durante il  loro processo.</p>
<p>Un’ultima notizia dal “paese modello” di Obama. Nel settembre 2009 il  parlamento di Aceh ha approvato all’unanimità l’introduzione della  legge islamica. Ecco il titolo del Corriere della sera del 15 settembre:  “Sharia in Indonesia, lapidazione per gli adulteri”.</p>
<p>Con buona pace delle Sakineh che ne faranno le spese. Di cui in  realtà non frega niente a nessuno in Occidente. In particolare però non  frega niente della tragedia dei cristiani, veri agnelli sacrificali.</p>
<p>Non frega niente all’Onu, alla Ue, ai premi Nobel, ai giornali  progressisti, alle carlebruni e ai saviani (che non hanno lanciato  appelli né fatto monologhi televisivi su questo genocidio censurato). E  tanto meno frega a Obama.</p>
<p><strong><a href="http://www.antoniosocci.com/2010/11/salviamo-asia-bibi-vedi-appello-di-tv2000-in-fondo/" target="_blank">Antonio Socci</a></strong></p>
<p><strong>Da “Libero” 11 novembre 2010</strong></p>
<p align="center"><strong>Salviamo Asia Bibi. TV2000 lancia una campagna di solidarietà</strong></p>
<p>Da questa sera tutte le edizioni dei telegiornali di TV2000 saranno  contrassegnate da un logo con la foto di Asia Bibi, la donna cristiana  condannata a morte in Pakistan con l’accusa di blasfemia. La donna,  com’è noto, aveva respinto le pressioni delle sue colleghe perché si  convertisse all’Islam e aveva difeso con forza le ragioni della propria  fede. Picchiata e poi rinchiusa in carcere per oltre un anno,  recentemente è stata condannata alla pena capitale da un tribunale del  Punjab. In vista del passaggio del caso all’Alta Corte è necessaria una  grande mobilitazione internazionale in nome della libertà religiosa, con  l’obiettivo di salvare la vita e restituire la libertà a questa donna  così coraggiosa e di accendere i riflettori dell’opinione pubblica sulle  persecuzioni di cui sono vittime in tutto il mondo tanti cristiani a  causa della loro fede.</p>
<p>Chi volesse aderire alla campagna può scrivere un messaggio via sms al numero <strong><span>331 2933554</span><span dir="ltr"><span> begin_of_the_skype_highlighting</span> <span title="Chiama questo numero in Italia con Skype: +393312933554" dir="ltr"><span> </span><span title="Opzioni Skype "><span style="background-position: -2139px 1px ! important;"> </span> </span><span><span> 331 2933554</span></span><span> </span></span> <span>end_of_the_skype_highlighting</span></span></strong> o all’indirizzo di posta elettronica <a href="mailto:salviamoasiabibi@tv2000.it" target="_blank">salviamoasiabibi@tv2000.it</a>. Ma naturalmente l’auspicio è che la campagna si allarghi e che tanti soggetti si mobilitino utilizzando ogni canale utile.</div>
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		<title>Sarà possibile cambiare le cose?</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2010/11/sara-possibile-cambiare-le-cose/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 17:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il seme di Nassiriya]]></category>
		<category><![CDATA[musulmano]]></category>
		<category><![CDATA[Raboula Antoine Beylouni]]></category>

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		<description><![CDATA[«Ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia, non puoi salvarle tutte, e lo stesso succede su tante altre spiagge. Inutile, non puoi cambiare le cose». Il bambino si chinò a raccogliere un’altra stella e gettandola in acqua rispose: «Ho cambiato le cose per questa qui»
Ho pensato molto prima di scrivere questo editoriale, perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/11/stella_marina_1024.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2528" title="stella_marina_1024" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/11/stella_marina_1024-300x225.jpg" alt="stella_marina_1024" width="300" height="225" /></a>«Ci sono migliaia di stelle marine su questa spiaggia, non puoi salvarle tutte, e lo stesso succede su tante altre spiagge. Inutile, non puoi cambiare le cose». Il bambino si chinò a raccogliere un’altra stella e gettandola in acqua rispose: «Ho cambiato le cose per questa qui»</strong></p>
<p>Ho pensato molto prima di scrivere questo editoriale, perché c’erano (e  ci sono) due aspetti che in questi giorni mi colpiscono della realtà che  ci circonda: da un lato la questione del bene, nel senso che diventa  sempre più insopportabile un mondo dei <em>mass-media</em> che sa solo  comunicare il male, il negativo, con un compiacimento morboso e inutile.  Non voglio guardare la TV o ascoltare le notizie in modo da dovere  essere io il giudice, quasi che mi si chieda ogni volta di individuare e  condannare il colpevole.<br />
Dall’altro lato il problema del <em>politically correct</em>, per cui di certe questioni, come del rapporto con l’islam, bisogna parlare solo in certi termini.</p>
<p>E allora ho letto quanto ha detto a proposito dell’islam il Vescovo libanese Raboula Antoine Beylouni, censurato persino dall’<em>Osservatore Romano</em>.   Ciò che dice mi pare tra l’altro in sintonia con quello che andiamo  pubblicando sul sito, sperando che i rapporti tra gli uomini delle  religioni sappiano trovare ragioni di rispetto, nell’assoluta  consapevolezza che «solo la verità ci farà liberi».<br />
Riporto quanto affermato (e censurato), per amore di verità:</p>
<blockquote><p>«Ecco le difficoltà con cui ci confrontiamo. Il Corano inculca al  musulmano l’orgoglio di possedere la sola religione vera e completa,  religione insegnata dal più grande profeta, poiché è l’ultimo venuto. Il  musulmano fa parte della nazione privilegiata e parla la lingua di Dio,  la lingua del paradiso, l’arabo. Per questo affronta il dialogo con  questa superiorità e con la certezza della vittoria.<br />
Il Corano, che  si suppone scritto da Dio stesso da cima a fondo, dà lo stesso valore a  tutto ciò che vi è scritto: il dogma come qualunque altra legge o  pratica.<br />
Nel Corano non c’è uguaglianza tra uomo e donna, né nel  matrimonio stesso in cui l’uomo può avere più donne e divorziare a suo  piacimento, né nell’eredità in cui l’uomo ha diritto a una doppia parte,  né nella testimonianza davanti ai giudici in cui la voce dell’uomo  equivale a quella di due donne ecc.<br />
Il Corano permette al musulmano  di nascondere la verità al cristiano e di parlare e agire in contrasto  con ciò che pensa e crede.<br />
Nel Corano vi sono versetti contraddittori  e versetti annullati da altri, cosa che permette al musulmano di usare  l’uno o l’altro a suo vantaggio; così può considerare il cristiano  umile, pio e credente in Dio ma anche considerarlo empio, rinnegato e  idolatra.<br />
Il Corano dà al musulmano il diritto di giudicare i  cristiani e di ucciderli con la jihad (guerra santa). Ordina di imporre  la religione con la forza, con la spada. La storia delle invasioni lo  testimonia. Per questo i musulmani non riconoscono la libertà religiosa,  né per loro né per gli altri. Non stupisce vedere tutti i paesi arabi e  musulmani rifiutarsi di applicare integralmente i “Diritti umani”  sanciti dalle Nazioni Unite.<br />
Di fronte a tutti questi divieti e  simili argomenti dobbiamo eliminare il dialogo? No, sicuramente no» […]  «Peggio ancora, talvolta ci sono interlocutori del clero che, nel  dialogo, per guadagnarsi la simpatia del musulmano chiamano Maometto  profeta e aggiungono la famosa invocazione musulmana spesso ripetuta  “Salla lahou alayhi wa sallam” (che la pace e la benedizione di Dio  siano su di lui).»</p></blockquote>
<p>E non posso che riportare, come motivo e ragione di speranza, quanto Margherita Coletta, nel bel libro di Lucia Bellaspiga <em>Il seme di Nassiriya</em>,  ha raccontato per indicare quello che a lei sembra essere il cammino  giusto per una autentica convivenza umana. Mi auguro che sia di stimolo a  tutti coloro che non si rassegnano e che desiderano essere nella vita  protagonisti:</p>
<blockquote><p>«Un giorno una tempesta terribile si  abbatté sulla costa, scaraventando sulla riva migliaia e migliaia di  stelle marine che restavano immobili e morivano sulla spiaggia. Tutti  stavano a guardare esterrefatti e nessuno faceva niente. Tra la gente,  tenuto per mano dal papà, c’era anche un bambino che fissava le piccole  stelle di mare. All’improvviso lasciò la mano del padre, si chinò, ne  raccolse tre e le riportò in acqua, poi corse indietro e ripetè la  cosa&#8230; Un uomo che era lì gli disse: «Ci sono migliaia di stelle marine  su questa spiaggia, non puoi salvarle tutte, e lo stesso succede su  tante altre spiagge. Inutile, non puoi cambiare le cose». Il bambino si  chinò a raccogliere un’altra stella e gettandola in acqua rispose: «Ho  cambiato le cose per questa qui». L’uomo fece lo stesso&#8230; Poi furono in  quattro, poi in cento, poi migliaia di persone che buttavano stelle di  mare in acqua.»</p></blockquote>
<p>Noi, col sito CulturaCattolica.it,  vogliamo essere come quel bambino, ingenuo certamente, ma l’unico capace  di fare andare avanti il mondo, consapevoli che, come dice il poeta  francese Charles Péguy, «Per sperare, bimba mia, bisogna essere molto  felici, bisogna aver ottenuto, ricevuto una grande grazia» (<em>Il portico del mistero della seconda virtù</em>, in <em>I Misteri</em>,  Jaca Book, 1997, p. 167): quell’incontro che è la certezza di una presenza, della grande Presenza di Gesù.</p>
<p><strong>Tratto da <a href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=3&amp;id_n=19597" target="_blank">Cultura Cattolica</a> di Enrico Leonardi</strong></p>
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</ul>
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		<title>I nuovi santi innocenti</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 17:22:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al Qaida torna a seminare il terrore a Baghdad: un commando armato ha assaltato al tramonto una chiesa di rito cattolico orientale nel cuore della capitale irachena ma il successivo blitz delle forze di sicurezza si e&#8217; concluso con un bagno di sangue.
Riportiamo quanto detto, a proposito di questo eccidio, dal Papa all&#8217;Angelus (nella festa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/11/iraq_mosul.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2525" title="iraq_mosul" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/11/iraq_mosul.jpg" alt="iraq_mosul" width="250" height="250" /></a>Al Qaida torna a seminare il terrore a Baghdad: un commando armato ha assaltato al tramonto una chiesa di rito cattolico orientale nel cuore della capitale irachena ma il successivo blitz delle forze di sicurezza si e&#8217; concluso con un bagno di sangue.</strong></p>
<p>Riportiamo quanto detto, a proposito di questo eccidio, dal Papa all&#8217;Angelus (nella festa di Tutti i Santi) e da S. Ecc. Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino &#8211; Montefeltro.</p>
<p><strong>Benedetto XVI, Dopo l’Angelus</strong></p>
<p>Ieri sera, in un gravissimo attentato nella cattedrale siro-cattolica di Bagdad, ci sono state decine di morti e feriti, fra i quali due sacerdoti e un gruppo di fedeli riuniti per la Santa Messa domenicale. Prego per le vittime di questa assurda violenza, tanto più feroce in quanto ha colpito persone inermi, raccolte nella casa di Dio, che è casa di amore e di riconciliazione. Esprimo inoltre la mia affettuosa vicinanza alla comunità cristiana, nuovamente colpita, e incoraggio pastori e fedeli tutti ad essere forti e saldi nella speranza. Davanti agli efferati episodi di violenza, che continuano a dilaniare le popolazioni del Medio Oriente, vorrei infine rinnovare il mio accorato appello per la pace: essa è dono di Dio, ma è anche il risultato degli sforzi degli uomini di buona volontà, delle istituzioni nazionali e internazionali. Tutti uniscano le loro forze affinché termini ogni violenza!</p>
<p><strong>Messaggio di Mons. Luigi Negri per l’eccidio di 37 cristiani massacrati all’interno di una chiesa di Baghdad</strong></p>
<p>Al termine della Celebrazione Eucaristica di tutti i Santi, nella Cattedrale di Pennabilli, Mons. Luigi Negri ha rivolto ai fedeli presenti un messaggio che è anche il contenuto di questo comunicato.</p>
<p>“Senza nessuna esitazione ed incertezza, fruendo dell’autorevolezza che viene ad un Vescovo della Chiesa particolare ma che vive il sentimento profondo della Chiesa universale, io mi sento di ascrivere alla moltitudine dei Santi questi 37 nostri fratelli, fra i quali due sacerdoti, che sono stati massacrati all’interno di una chiesa cattolica in Iraq per un atto di terrorismo il cui bilancio provvisorio però, secondo una prima stima, fa salire a 50 il numero complessivo delle vittime e ad oltre 80 quello dei feriti.</p>
<p>Si vede chiaro ogni giorno che passa, in barba a tutti gli irenismi e a tutte le ricerche delle moderazioni, che il terrorismo internazionale ha un obiettivo esplicito: la conquista islamica del mondo e, all’interno di questo obiettivo che certamente sarà a più lunga scadenza, un obiettivo più immediato cioè la distruzione del cristianesimo in Terra Santa, nel Medio Oriente e poi, più o meno, in tutti i paesi anche di antica tradizione cristiana.</p>
<p>Sono martiri, noi li pensiamo così; sono martiri che hanno offerto la loro vita quasi senza saperlo, senza aspettarselo, senza deciderlo, una sorta di nuovi santi innocenti che erano in Chiesa per pregare e non sono più tornati a casa. Io mi auguro che la Santa Chiesa Cattolica non abbia tergiversazioni o incertezze, che abbia il coraggio di indicare in questo un evento assolutamente straordinario di martirio ricevuto da coloro che, ripeto, hanno nel fondo del cuore l’intendimento di eliminare la vita cristiana, la presenza di Cristo e della Chiesa nel mondo.</p>
<p>Non è perché è successo in Iran che noi possiamo stare tranquilli; la teoria che ogni tanto mi viene proposta che il Montefeltro è un’isola beata, non sta più in piedi. In questa isola beata è arrivato l’edonismo che distrugge le nostre famiglie, è arrivata la droga, è arrivato tutto un modo di sentire e di vivere la vita che ha scosso profondamente le radici della nostra cultura di popolo cristiano. Per questo io mi aspetto che l’insperato e realissimo incontro con il Papa Benedetto XVI conforti questo nostro cammino per recuperare le radici della nostra tradizione cristiana.</p>
<p>Non pensiate che non possa succedere anche qui; non pensiate che nel corso magari di una generazione, o anche meno, non possa accadere che dei cristiani del Montefeltro, che vanno in Chiesa per pregare, non tornino più a casa. Questo non per alimentare allarmismi ma per la consapevolezza del livello a cui è arrivato questo scontro epocale fra Cristo, fra il cristianesimo e coloro che vogliono distruggerlo. Noi abbiamo questa coscienza e per questo chiediamo al Signore che ci dia la forza; Don Abbondio ha detto al suo Cardinale “il coraggio uno non se lo può dare”, il suo grande Cardinale gli ha risposto “uno non se lo può dare ma lo può chiedere”.</p>
<p>Cominciamo a chiedere al Signore Iddio, per intercessione della Madonna delle Grazie, il dono di un coraggio che ci faccia essere testimoni limpidi della fede in Cristo di fronte a questo mondo che è lontano ovunque; che anche quando sembra vicino sostanzialmente è lontano dal Signore. Ci dia questa forza, ci riduca se è possibile le fatiche, ma soprattutto ci faccia radicare nella sua presenza piena di letizia e di sacrificio”.</p>
<p>Pennabilli, 1 Novembre 2010</p>
<p><strong>Tratto da <a href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&amp;id_n=19651" target="_blank">Cultura Cattolica</a></strong></p>
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		<title>Spagna, convivenza e allarme. La doppia faccia dell&#8217;islam</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 14:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/moschea4Big.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2366" title="moschea4Big" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/08/moschea4Big-300x224.jpg" alt="moschea4Big" width="300" height="224" /></a>Di  fronte alla macelleria “Youssef” – solo carne halal e dolci arabi – i  ragazzi bevono birra ai tavolinetti della taverna “La Mancha”. Una  signora di mezza età sorseggia un thè al bar Beirut, a pochi metri dai  polli arrosto di Anacapri. Ad ogni angolo, un bugigattolo promette  chiamate telefoniche, collegamenti Internet e invio di denaro in Marocco  a prezzi moderati. Sono le dieci di sera: Lavapies – il quartiere più  multietnico di Madrid – è un incrocio di lingue e visi che vengono da  lontano. Nella piazzetta centrale, la gente boccheggia per il gran caldo  e sogna una fresca serata che non arriverà mai. Su una panchina, due  madrilene ultraottantenni chiacchierano appassionatamente; dall’altra  parte della piazza, la panchina è occupata da tre donne islamiche con il  velo. Anche loro speravano di trovare in strada un po’ di fresco. Passa  una vecchia Ford Fiesta: dai finestrini, spara una musica araba a tutto  volume.</p>
<p>Lavapies finì nell’occhio del ciclone dopo gli attentati  di Madrid dell’11 marzo 2004: 192 morti, centinaia di feriti. Oggi, per  la strada, non si avvertono tensioni: a passeggio ci sono donne con il  velo fino ai piedi, ragazze in jeans strettissimi, uomini in caffetano  bianco o con i bermuda a quadretti. E tantissime famiglie: marocchine,  spagnole, romene, polacche.</p>
<p>La capitale sembra aver retto  all’urto: il terrore dell’11 marzo non ha violentato in profondità la  convivenza quotidiana. Questo non significa che la Spagna sia esente da  minacce e rischi. Secondo l’ultimo rapporto degli Stati Uniti sulla  lotta contro il terrorismo nel mondo (relativo al 2009), il Paese  iberico rappresenta ancora un punto strategico per i gruppi terroristici  internazionali. Gli estremisti di ispirazione islamica – sottolinea il  Dipartimento di Stato Usa – «invocano la riconquista dell’antica regione  di governo musulmano nella penisola iberica che chiamano ancora Al  Andalus, la liberazione delle due enclavi spagnole nordafricane di Ceuta  e Melilla e il ritiro militare degli spagnoli dalle forze  multinazionali in Afghanistan e Libano».</p>
<p>Ma al di là della  minaccia terroristica, ci sono punti caldi e nodi radicali –  apparentemente minori – che inquirenti ed esperti seguono con grande  attenzione. Soprattutto nel cosiddetto cono sud della Catalogna: da  Tarragona a Lerida, Reus, El Vendrell. La Catalogna è la comunità  autonoma con più musulmani stranieri (non spagnoli): sono 340mila contro  i 130mila di Madrid e dell’Andalusia. Secondo <em>El Pais</em> quasi  20mila persone – in terra catalana – sarebbero vicine all’integralismo  islamico. L’allarme riguarda in particolare la corrente salafita, che –  per il sindacato della polizia spagnola in Catalogna – dominerebbe la  principale moschea di Lerida e quella di Reus.</p>
<p>Lerida – circa  140.000 abitanti, dei quali il 20% sono immigrati (in particolare  magrebini e romeni) – è stato il primo municipio spagnolo ad avere  proibito il burqa negli edifici pubblici: negli uffici, nelle scuole o  negli ospedali. Le polemiche fra l’imam Abdelwahab Houzi e  l’amministrazione municipale sono all’ordine del giorno. Il sindaco  Angel Ros (socialista, cattolico praticante) ha assicurato che non  tollererà «che nessun imam fondamentalista alteri la convivenza  cittadina». Poi ha ordinato di chiudere la moschea di via del Nord per  ragioni di sicurezza: vi pregavano in 1.200, quando la capacità legale è  di 240 persone. L’imam ha risposto che il primo cittadino «cerca una  scusa qualsiasi per giustificare» la chiusura del locale. Frizioni e  accuse si moltiplicano.</p>
<p>Delle 900 moschee esistenti in Spagna,  oltre 50 sarebbero “salafiste” e 90 vicine alla corrente integralista  tabligh: lo sostengono fonti delle forze di sicurezza statale, citate da  <em>El Mundo</em>. Non esiste un allarme specifico, ma la  proliferazione di alcuni filoni più radicali – in Catalogna, nella  comunità di Valencia o nel Paese basco – viene seguita da tempo dai  servizi spagnoli.</p>
<p>Intanto, con l’aumento della popolazione araba  in Spagna (1,5 milioni i musulmani), l’islam e le sue regole si sono  trasformati poco a poco in un argomento «comune» nei dibattiti sociali.  Diversi municipi catalani hanno seguito l’esempio di Lerida, proibendo  il burqa negli edifici pubblici. Lo stesso ha fatto anche Galapagar,  prima località in provincia di Madrid a prendere questo provvedimento:  dei 33mila abitanti del piccolo municipio, circa 2.000 sono marocchini.  Finora non c’è mai stato alcun problema a proposito del burqa, ma  secondo il sindaco di Galapagar è meglio «prevenire» eventuali  polemiche. Per la Commissione islamica di Spagna, invece, queste  iniziative «stimolano l’islamofobia» con fini elettorali e populistici. </span></div>
<div><span><br />
</span></div>
<div><span id="ctl00_MasterContent_Autore"><strong>Michela Coricelli tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Mondo/MoscheeSpagna_201008160758314070000.htm" target="_blank">Avvenire.it</a></strong><br />
</span></div>
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		<title>I’m Arshed</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 12:57:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo tutti Arshed. L’hanno ucciso col fuoco, in Pakistan. Era un autista di 38 anni, cristiano. Ha rifiutato di convertirsi all’Islam, nonostante le pressioni del suo datore di lavoro.
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1785" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/fuoco.jpeg"><img class="size-medium wp-image-1785" title="fuoco" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/fuoco-300x225.jpg" alt="Arshed bruciato in Pakistan" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Arshed bruciato in Pakistan</p></div>
<p>Siamo tutti Arshed. L’hanno ucciso col fuoco, in Pakistan. Era un autista di 38 anni, cristiano. Ha rifiutato di convertirsi all’Islam, nonostante le pressioni del suo datore di lavoro.</p>
<p>Un “commando” gli ha dato fuoco, e dopo aver vissuto qualche giorno con ustioni sull’80% del corpo è morto lunedì scorso. La moglie, che si era recata alla polizia per denunciare il fatto, è stata stuprata dagli agenti stessi, davanti ai suoi tre figli piccoli dai 7 ai 12 anni.</p>
<p>Questo è il trattamento che il Pakistan sta riservando alle minoranze religiose. Ditelo ai Pakistani che qui sono venuti a vivere, a lavorare, rispettati e accolti, con tanto di moschee. Ditelo che siamo tutti Arshed.</p>
<p>E soprattutto ditevelo piano, per strada, mentre andate a fare il vostro dovere, lavoro, scuola, occupazioni: “io sono Arshed, io sono Arshed e i suoi tre figli.” Ora si facciano le azioni diplomatiche per aiutare i tanti cristiani che laggiù stanno subendo da tempo violenze e soprusi. Si muovano i ministri, i funzionari, i diplomatici.</p>
<p>Ma specialmente si muova il nostro mastodonte cuore, il nostro sorriso radicale, l’anima verticale. Siamo tutti Arshed, “io sono Arshed”.</p>
<p>Tratto dalla newsletter <a href="http://www.clandestinozoom.it/">ClandestinoZoom</a></p>
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		<title>Storia di Shazia, 12 anni, cristiana</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 13:29:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nessuno a Hollywood le dedicherà un film (che pure sarebbe da Oscar), nessuno scrittore la immortalerà in un romanzo, nessun giornale occidentale – che dedica pagine e pagine al burqa in Francia – ha sollevato clamore.
Perché i cristiani sono tornati come al tempo di san Paolo: “siamo diventati la spazzatura del mondo, il rifiuto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/oscar1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1552" title="oscar1" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/oscar1-300x224.jpg" alt="oscar1" width="300" height="224" /></a>Nessuno a Hollywood le dedicherà un film (che pure sarebbe da Oscar), nessuno scrittore la immortalerà in un romanzo, nessun giornale occidentale – che dedica pagine e pagine al burqa in Francia – ha sollevato clamore.</p>
<p>Perché i cristiani sono tornati come al tempo di san Paolo: “siamo diventati la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti”. Dunque la triste storia di Shazia Bashir, 12 anni, cristiana, non può far notizia.Come non fa notizia che proprio i cristiani siano il gruppo umano più perseguitato del pianeta. Nemmeno i credenti lo sanno e si fanno semmai bersagliare dalle accuse opposte.</p>
<p>L’Avvenire di Dino Boffo aveva mostrato una certa sensibilità per il dramma dei cristiani oppressi, in decine di paesi del mondo (250 milioni di cristiani ogni giorno a rischio e migliaia di vittime ogni anno): era un forte incentivo ad aprire gli occhi. Ma di recente Boffo è stato ingiustamente indotto alle dimissioni dopo un’assurda polemica.</p>
<p>Detto questo la storia di questa ragazzina cristiana, Shazia Bashir, non si può tacere. Oltretutto è solo la punta dell’iceberg.</p>
<p>L’ha fatta emergere dal silenzio, una settimana fa, l’agenzia missionaria Asianews (del Pontificio istituto missioni estere), che fa un lavoro eccezionale, ma come una voce che grida nel deserto. Ha lanciato la notizia così, dal Pakistan: “Lahore, domestica cristiana 12enne torturata e uccisa”. L’agenzia riferisce che viene accusato il padrone musulmano: “La giovane lavorava presso la famiglia di un potente avvocato della città, dove era soggetta a violenze sessuali, fisiche e psicologiche. La morte della ragazza ha scatenato le proteste della comunità cristiana, che chiede giustizia. Attivista per i diritti umani: il 99 per cento delle giovani cristiane che lavorano per musulmani sono vittime di violenze e abusi”.</p>
<p>Vedremo se e come le autorità arriveranno a individuare e punire il o i colpevoli. Ma non ci si possono fare illusioni sulla tutela dei cristiani in un paese come il Pakistan.</p>
<p>L’agenzia Asianews aggiunge: “ ‘I genitori di Shazia non hanno potuto vedere la figlia’ denuncia Razia Bibi, 44 anni, zia della vittima. La 12enne è morta il 22 gennaio scorso in ospedale a causa delle ferite subite. Sohail Johnson, (attivista per i diritti umani, nda) conferma che il cadavere presentava i segni delle torture in 12 punti diversi del corpo ed è stata ricoverata ‘con la mandibola fratturata’. In un primo momento la famiglia dell’avvocato ha proposto un risarcimento di 250 dollari ai genitori per non sporgere denuncia; poi si sono dati alla fuga. La polizia li ha arrestati dietro pressioni del governo federale”.</p>
<p>Il giorno dopo la morte di Shazia i cristiani hanno manifestato di fronte agli uffici dell’Assemblea provinciale del Punjab. “L’associazione dei legali di Lahore, invece, si è schierata a difesa del potente avvocato musulmano. La minoranza cristiana” scrive ancora Asianews “esprime dubbi sull’indipendenza e l’efficacia delle indagini avviate dalla polizia”.</p>
<p>Va detto che non stiamo parlando di un paese marginale: il Pakistan ha 180 milioni di abitanti, è addirittura una potenza nucleare e si trova in una posizione geopolitica strategica, fondamentale nella lotta occidentale al terrorismo islamico.</p>
<p>Ma gli Stati Uniti sbagliano profondamente se si illudono di potere vincere quella guerra solo tramite la via militare, in alleanza col regime pakistano.</p>
<p>Anche perché il Pakistan, che dovrebbe essere un pilastro di questa lotta al terrorismo, è uno dei paesi più integralisti, quello dove è stata inventata ed è tuttora in vigore la vergognosa “legge sulla blasfemia” che dà praticamente diritto di vita o di morte sui cristiani o su chi non si riconosca nel credo coranico.</p>
<p>I cristiani lì sono una minoranza ridotta alla miseria, vessata in ogni modo. Le famiglia cristiane sono così povere che per sopravvivere sono costrette a mandare le figlie a lavorare già da bambine e in genere l’unico lavoro che possono fare è quello delle serve presso le ricche famiglia musulmane.</p>
<p>Dove però – scrive Asianews – “sono sovente vittime di abusi e violenze fisiche, sessuali e psicologiche”.</p>
<p>Secondo un’organizzazione per i diritti umani “in alcuni casi i loro padroni le danno in spose a domestici musulmani, obbligandole a convertirsi all’islam”. In sostanza “queste vulnerabili ragazze cristiane non godono di alcuna protezione”.</p>
<p>La Chiesa italiana e il Vaticano si sono spesso (anche in queste ore) pronunciati in difesa degli immigrati. Giustamente. Ma chi si occupa dei poveri cristiani di quei paesi, così poveri da non poter neanche tentare di emigrare?</p>
<p>Ragazzine come Shazia sono costrette a subire una vita infernale per una paga di 12 dollari al mese, a volte neanche corrisposta: perché la Chiesa, tramite le parrocchie, la Caritas o tante altre organizzazioni, non lancia una grande campagna per le “adozioni a distanza” di queste ragazzine cristiane?</p>
<p>Io credo che tantissimi sarebbero disposti a dare 12 dollari al mese, cioè 8 euro al mese, per salvare queste povere fanciulle da un simile inferno. La vita di una fanciulla cristiana di dodici anni vale almeno 8 euro?</p>
<p>Mi chiedo perché gli stessi cattolici, che nei primi secoli onoravano e veneravano le giovani cristiane martirizzate dai pagani, ignorano la sorte terribile e il martirio di tante fanciulle in molti paesi.</p>
<p>Nei primi secoli addirittura i padri della Chiesa scrivevano pagine immortali in onore di queste fanciulle: penso al caso di sant’Agnese, martire a 16 anni. Sant’Ambrogio, san Girolamo e san Damaso esaltarono il suo esempio, la Chiesa la venera da 1700 anni, a lei ha dedicato chiese e memorie liturgiche.</p>
<p>Mentre noi cristiani del XXI secolo neanche conosciamo i nomi dei martiri di oggi. Nel tempo dell’informazione planetaria globale i cattolici stessi ignorano la vastità e la crudeltà dell’odio anticristiano e delle persecuzioni nel mondo.</p>
<p>Così nessuno ha mai pensato di aiutare le povere famiglie cristiane di questi paesi, né di realizzare un qualche osservatorio internazionale o un’agenzia di difesa sul modello dell’ “Anti defamation league” o di Amnesty international.</p>
<p>Non si potrebbe sostenere di più il lavoro di associazioni come “L’Aiuto alla Chiesa che soffre”? Non si potrebbero moltiplicare gli sforzi e le organizzazioni di questo tipo?</p>
<p>Non  potrebbero i cattolici e il Vaticano, anche in accordo con le organizzazioni cristiane protestanti (questo sarebbe il vero ecumenismo), creare ad esempio un’équipe di avvocati specializzati con la missione di fornire assistenza legale gratuita a livello internazionale, per patrocinare le cause dei cristiani perseguitati in ogni sede giuridica, politica o amministrativa?</p>
<p>Sono domande che personalmente pongo da anni, con articoli, libri e conferenze. Ma non ho mai avuto il barlume di una risposta. Forse perché i molti uffici del Vaticano sono impegnati con tanti altri problemi delicati.</p>
<p>Ma siamo sicuri che la tragedia dei cristiani perseguitati sia una questioncella secondaria?<strong> </strong>Siamo sicuri che non si possa fare di più?</p>
<p>Quando leggo articoli come quello apparso ieri sul Foglio, dove Vittorio Feltri rivela che è stato “un informatore attendibile, direi insospettabile” che, riassume il Foglio, “ha spacciato per vero un documento falso sull’ex direttore di Avvenire Dino Boffo, creando il caso” e portando alle sue dimissioni, e che tutto questo è nato quando – aggiunge Feltri – “una personalità della chiesa della quale ci si deve fidare istituzionalmente mi ha contattato”, viene da chiedersi con amarezza: veramente ci sono “personalità della chiesa” che si dedicano a questo?</p>
<p>Si deve sperare che si faccia chiarezza assoluta. E che i cattolici dedichino le loro energie ai poveretti che, nel mondo, soffrono a causa della loro fede cristiana e aspettano aiuto.</p>
<p><a href="http://www.antoniosocci.com/2010/01/storia-di-shazia-12-anni-cristiana/" target="_blank">Antonio Socci</a></p>
<p><strong> da Libero, 31 gennaio 2010</strong></p>
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		<title>Sono musulmani i paesi che perseguitano di più i cristiani nel mondo</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 11:43:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ 
Il Wall Street Journal l’ha chiamata eloquentemente “cristianofobia islamica”. E’ impressionante l’ultimo rapporto dell’organizzazione no profit americana Open Doors, che getta nuova luce sulle dimensioni dell’agonia cristiana in terra islamica. Dei cinquanta paesi presenti in lista, oltre a regimi comunisti e dittature, trentacinque sono islamici. Lo sono anche otto dei primi dieci. Mentre proseguono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/01/Croce-pakistan.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-1483" title="Croce-pakistan" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/01/Croce-pakistan.gif" alt="Croce-pakistan" width="166" height="220" /></a><strong>Il Wall Street Journal l’ha chiamata eloquentemente “cristianofobia islamica”.</strong> E’ impressionante l’ultimo rapporto dell’organizzazione no profit americana <a href="http://www.opendoorsusa.org/">Open Doors</a>, che getta nuova luce sulle dimensioni dell’agonia cristiana in terra islamica. Dei cinquanta paesi presenti in lista, oltre a regimi comunisti e dittature, trentacinque sono islamici. Lo sono anche otto dei primi dieci. Mentre proseguono gli attacchi alle chiese in Malesia, si scopre che la cellula islamista che ha ucciso i sette cristiani in Egitto puntava al vescovo Anba Kirollos.</p>
<p><strong>Nel rapporto annuale World Watch List</strong>, Open Doors elenca i paesi dove maggiormente la fede cristiana è sottomessa e perseguitata. Tutti islamici, tranne la Corea del Nord al primo posto e più avanti il Laos, due distopie totalitarie comuniste. In Corea del Nord ogni manifestazione religiosa è considerata “insurrezione antisocialista” ed è permesso soltanto il culto di Kim Jong-Il. Il regime ha sempre tentato di ostacolare la presenza religiosa, in particolare di buddisti e cristiani, e impone ai fedeli la registrazione in organizzazioni controllate dal partito. Sono frequenti le persecuzioni violente nei confronti dei fedeli e di coloro che praticano l’attività missionaria. Da quando si è instaurato il regime comunista nel 1953, sono scomparsi circa trecentomila cristiani e non ci sono più sacerdoti e suore, forse uccisi durante le persecuzioni. Attualmente sono circa ottantamila quelli che nei campi di lavoro sono sottoposti a fame, torture e morte.</p>
<p><strong>L’Iran è il secondo carnefice dei cristiani</strong>, quando il presidente Ahmadinejad si fa beffe delle anime belle dichiarando che in Iran “le minoranze religiose godono di diritti uguali”. I cristiani in Iran sono 360 mila su una popolazione di 65 milioni di abitanti; i cattolici sono 25 mila. Nel 2009 il regime dei mullah ha arrestato 95 cristiani e l’anno precedente una coppia di missionari è stata torturata a morte. In Iran, le campagne sulla moralità nel vestire portata avanti dalle “pattuglie della modestia”, perché il vestire sia più adeguato all’ideale islamico totalitario, è uno dei mezzi principali di negazione della libertà religiosa personale, omologando tutti (musulmani e non) in un solo modello (“il vestito nazionale islamico”), confezionato dal regime per reprimere e controllare la popolazione.</p>
<p><strong>Il problema più spinoso sono però i cristiani convertiti dall’islam.</strong> Di fatto, sono “illegali”. Si tratta di musulmani convertiti alla fede cristiana, o cristiani “pentiti” che ritornano alla fede originaria dopo essersi formalmente convertiti all’islam (nel caso di un matrimonio misto); oppure sono figli di coppie islamo-cristiane. Nel 1994 il pastore protestante Haik Hovsepian venne ucciso e sepolto in una fossa comune con un musulmano convertito al cristianesimo che il religioso aveva difeso pubblicamente. Molto spesso i convertiti devono tenere nascosta la loro nuova fede perfino alla famiglia; oppure devono decidersi a emigrare per poterla rendere pubblica. Alle cerimonie nelle chiese cristiane è presente sempre la polizia: ufficialmente, a titolo di “protezione” dei luoghi di culto; di fatto, al fine di proibire l’ingresso a coloro che non sono “legalmente cristiani”. Per costume, l’apostasia viene infatti condannata con la morte, comminata spesso dagli stessi parenti del convertito.</p>
<p><strong>In Mauritania, dove ci sono diverse migliaia di cristiani</strong>, la sola religione riconosciuta è quella islamica, è vietato il proselitismo e chi si professa cristiano in pubblico è perseguito penalmente. In Afghanistan non è meno oscurantista la situazione, nonostante la liberazione del paese dal giogo talebano. La situazione dei cristiani è definita “catacombale”. Gli unici cristiani che vivono la fede apertamente sono i membri della comunità internazionale, tanto che l’unica chiesa pubblica è la cappella all’interno dell’ambasciata italiana a Kabul.</p>
<p><strong>L’Arabia Saudita, custode della Mecca e Medina, è al terzo posto </strong>nella classifica e vieta ufficialmente ogni culto non islamico. La polizia religiosa (i famigerati mutawwa’in) si occupa di monitorare la pratica di altre religioni e ha poteri enormi. Così si registrano arresti sommari e torture di fedeli cristiani in carcere. Spesso la polizia religiosa detiene cristiani che vengono liberati solo dopo aver firmato un documento in cui abiurano la loro fede. I lavoratori non musulmani sono soggetti all’arresto, alla deportazione e alla prigione, se vengono sorpresi nell’esercizio di qualsiasi pratica religiosa, oppure se vengono accusati di detenere materiale religioso e di proselitismo. Nella vecchia Gedda esiste un cimitero di cinquecento non musulmani, gestito dal consolato svizzero. Non viene usato da mezzo secolo. Ci sono due tombe di ebrei dei primi del Novecento, un’antica lapide che recita “braccio d’un lavoratore italiano” e alcuni bambini filippini che riposano senza croce.</p>
<p><strong>Leggi</strong> <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/4193">B-XVI invoca la difesa dei cristiani in medio oriente e del cristianesimo in occidente </a></p>
<p>© 2009 &#8211; FOGLIO QUOTIDIANO</p>
<p><a href="http://www.ilfoglio.it/redazione/28">di Giulio Meotti</a></p>
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		<title>Cattolicesimo, il nuovo capro espiatorio</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 14:34:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
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		<description><![CDATA[Le crisi sono di moda – e che moda, visto che durerà a lungo! Il fatto è che si è dimenticato il significato originale della parola crisi, in senso medico: per Ippocrate la crisi è il momento esatto in cui la natura del malato soccombe o guarisce e, provvisoriamente, trionfa sulla morte. 
Quindi la crisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/01/Image_6.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1451" title="Image_6" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/01/Image_6-300x193.jpg" alt="Image_6" width="300" height="193" /></a>Le crisi sono di moda – e che moda, visto che durerà a lungo! Il fatto è che si è dimenticato il significato originale della parola crisi, in senso medico: per Ippocrate la crisi è il momento esatto in cui la natura del malato soccombe o guarisce e, provvisoriamente, trionfa sulla morte. </span></p>
<p><span>Quindi la crisi è un fatto momentaneo: è il punto di inflessione, un istante critico, quello della decisione; è il criterio nel quale si situa lo spartiacque fra morte e sopravvivenza. Uno strano uso della parola quello che fa durare le crisi del mondo contemporaneo come se esse stesse divenissero sinonimi di malattie e come se non si riconoscessero che a cose fatte!</span></p>
<p>Passando dalla scienza medica a quella delle meteore, per la Chiesa si parlerà piuttosto di perturbazioni per indicare ciò che in questi ultimi tempi ha occupato la prima pagina dei giornali. È inutile ricordarle ora, ma una domanda invece si impone: esiste una relazione fra le perturbazioni della Chiesa e le crisi della società?<br />
Per le perturbazioni che la Chiesa affronta sono stati proposti tre tipi di spiegazioni discutibili, a volte anche dai cattolici stessi.<br />
La prima spiegazione, la più diffusa, ne attribuisce la responsabilità alla stampa. I media – si sostiene – sono anticattolici: in successione hanno complottato per pubblicare inopportunatamente l’intervista televisiva a monsignor Williamson, per<span> diffondere in tutto il mondo una falsa versione del dramma della giovane brasiliana incinta per gli stupri subiti da parte del compagno della madre, e infine per condannare il Papa per le sue dichiarazioni sulla radicale inadeguatezza dell’uso del preservativo.</span></p>
<p>La seconda viene dai due estremi della Chiesa cattolica: l’insufficiente padronanza dei media e la comunicazione carente del Vaticano – si sente affermare – sono dovuti alla crisi del potere nella Chiesa o all’incompetenza all’interno del Vaticano. Si può anche aggiungere all’incompetenza l’animosità senza alterare la natura della spiegazione e indicare gli avversari del Papa nella Curia stessa: Benedetto XVI sarebbe circondato non solo da incompetenti ma anche da larvati avversari. Non c’è niente di nuovo: non c’è un solo Papa da secoli di cui non sia stato scritto questo!</p>
<p>La terza spiegazione prende in causa la psicologia del Papa, la sua età, la sua formazione di professore, la sua leggendaria intransigenza e persino il suo temperamento di bavarese lo portano a rinchiudersi, a irrigidirsi, ad assumere le posizioni più reazionarie.</p>
<p>Queste pretese spiegazioni politico­psicologiche sono alla portata di tutti: rimarrebbe da dimostrarne la validità. Mi sia dunque permesso di proporne un’altra, che si rifà alla natura stessa della Chiesa e più esattamente a ciò che definirei la sua consistenza: la libera adesione di coloro che credono che Gesù, il Figlio di Dio, crocifisso duemila anni fa, è oggi vivo e risorto. Questa fede, e insisto su questo, è libera, così come è libera l’appartenenza alla Chiesa. È la ragione per la quale questa società eminentemente paradossale – i cui principi non ubbidiscono alla stessa logica di quelli che reggono la nostra società, non sono cioè guidati dall’interesse – può essere per il mondo come uno specchio.<br />
Una società diversa di fronte alla nostra società nella quale questa si può scrutare.</p>
<p>Nella Chiesa il mondo si contempla. Come spiegare altrimenti che tutti, a partire da coloro che si dichiarano non cattolici,<span> vogliano schierarsi su posizioni disciplinari che riguardano esclusivamente i cattolici? Che la scomunica divenga improvvisamente una questione così centrale e appassionante che tutti vogliono dare il proprio parere, dentro e fuori dalla Chiesa? (Beati quei partiti politici che riuscissero a interessare a tal punto i cittadini alle loro questioni interne). Che le indicazioni del Papa sulla morale sessuale e familiare in Africa siano immediatamente discusse dal mondo intero e che il suo discorso sull’uso del preservativo divenga oggetto di un’attenzione maggiore che non la questione del sapere quale è l’effettiva efficacia del preservativo? Le poche frasi del Papa sul preservativo sarebbero più importanti di sapere se il preservativo preservi, e da cosa?</span></p>
<p>La Chiesa rinvia al mondo la sua immagine e il mondo vi scopre le sue fratture, le sue linee di rottura; vedendole nella Chiesa, può odiarle, se non può esorcizzarle. Con un meccanismo a lungo studiato da René Girard, il mondo allora rende chi le rivela – la Chiesa – responsabile di queste fratture. La Chiesa, allora, nella funzione mimetica che le è propria, assume il ruolo di capro espiatorio. Vediamo brevemente in quale modo.</p>
<p>Le parole del Papa sull’uso del preservativo<span> hanno toccato nel vivo la questione del corpo e della sessualità. L’opinione pubblica era già stata scossa dal caso tragico della ragazza brasiliana. Non è la dottrina della Chiesa a essere messa in causa: sono i comportamenti umani, la somma dei crimini e dei peccati che mettono sotto accusa la Chiesa. La liberazione sessuale degli anni Settanta non ha raggiunto il suo scopo: lungi dal procurare agli uomini un supplemento di felicità sembra aver avuto come conseguenza la diffusione panendemica di diverse malattie, dalla depressione all’Aids.<br />
La famiglia è passata dalla realtà naturale al fatto sociale che può essere fondato da persone dello stesso sesso a cui può essere affidata l’educazione di bambini.<br />
Contemporaneamente la sessualità è diventata una funzione organica: è quindi necessario &#8216;preservarsi&#8217;, &#8216;proteggersi&#8217;. Vi è un &#8216;diritto al figlio&#8217; e un &#8216;diritto all’orgasmo&#8217;. L’Occidente ha raggiunto un grado di disfacimento del tessuto familiare apparentemente unico nella sua storia. </span></p>
<p><span>Questa sconfitta si accompagna specularmente alla colpevolizzazione della Chiesa e del Papa. La campagna infondata e sconsiderata contro le parole del Papa è un mezzo rassicurante per spostare altrove la profonda inquietudine provocata dallo</span><span> sconvolgimento delle strutture parentali.</span></p>
<p>Le affermazioni di monsignor Williamson che negano la realtà del genocidio sono false – e sono un oggetto di scandalo tanto più enorme dell’annullamento della scomunica che ha attirato su di lui l’attenzione. Ma proiettare questo scandalo sul Papa e sulla Chiesa rivela il malessere della nostra società riguardo alla sua memoria. A iniziare dal malessere di una parte, molto secolarizzata, dell’ebraismo moderno che a forza di rimuginare sull’orrore subito si trova in debito di avvenire e di speranza per le nuove generazioni.</p>
<p><span>L’esistenza dello Stato di Israele accentua la crisi: è come se l’ebraismo continuasse a procedere speditamente abbandonando gran parte del suo vigore spirituale e riducendo il suo fattore esistenziale alla tristezza del passato e all’attaccamento a uno Stato del Medio Oriente. In tali condizioni concentrare l’attenzione sulla Chiesa permette un’unità illusoria e un recupero di attività: da qui nasce la funzione della questione &#8216;Pio XII e gli Ebrei&#8217; o del &#8216;Papa tedesco&#8217; che permettono all’intera società di costruirsi una buona coscienza denunciando l’antisemitismo cattolico.</span></p>
<p>Di tutto il discorso del Papa all’Università di Ratisbona, è stata sottolineata una frase e giudicata offensiva per l’Islam. Ma anche qui, non si tratta innanzitutto di un problema interno all’Islam? Non è forse la grande difficoltà in cui si ritrova, di fronte alla secolarizzazione, una religione con dei tratti politici, geografici e linguistici così marcati?<br />
L’Islam oggi deve affrontare i problemi legati alla sua mondializzazione: in Asia è presente il 70% dei musulmani, mentre forti comunità si<span> sono insediate in Paesi di tradizione cristiana.</span></p>
<p>I sussulti dell’islamismo radicale sono i segni di questo difficile passaggio verso la modernità. È comodo e anche naturale riversare gli effetti di questa crisi di adattamento sulla Chiesa cattolica, proprio su di essa che nel mondo è testimone della religione. Possiamo osservare un’analoga reazione nell’insofferenza della laicità: l’evidente fallimento di &#8216;un mondo senza Dio&#8217; e il frequente ricorso a pratiche religiose sostitutive hanno messo in crisi la laicità &#8216;chiusa&#8217; che trova nella Chiesa cattolica un aiuto eccellente per trovarsi una nuova ragione di esistere.</p>
<p><span>Non c’è ancora stata una vasta campagna per addossare alla Chiesa cattolica la responsabilità della crisi economica. La dottrina sociale della Chiesa si è sempre dichiarata contro il tipo di manipolazione a cui il capitalismo ha sottoposto il denaro e la produzione. Ciò che è successo con conseguenze così gravi per tanti milioni di persone è il risultato dell’avidità, della ricerca senza freni del profitto, del disprezzo per la dignità delle persone e dei diritti dei lavoratori.</span></p>
<p><span> La crisi economica deriva dal rifiuto opposto al punto centrale dell’insegnamento sociale della Chiesa.<br />
Gli elementi di analisi proposti mostrano la posta in gioco in questo tempo di crisi per la società e di prove che la Chiesa sta attraversando. Essa è l’ultima figura sociale coerente nel mondo; dispone di un corpo dottrinale, di un catechismo, di una gerarchia visibile e identificata. Senza essere del mondo essa è purtuttavia nel mondo. </span></p>
<p><span>Proprio per quello che essa è, il mondo la odia. Se fosse diversa, il mondo cercherebbe invano una vittima per giustificare il proprio malessere ed espiarlo. A causa della sua visibilità, per la coerenza del suo insegnamento, per il suo sforzo di annunciare e vivere ciò che il Vangelo esige, la Chiesa cattolica è inevitabilmente esposta. Non è il caso di stupirsi. Non è il caso di affliggersi, anzi, al contrario, dobbiamo rallegrarcene: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra rimpensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi» (Matteo 5,11-12).</span><span> <strong> </strong></span></p>
<p><span><strong>L&#8217;autore ed il testo</strong><br />
</span><span><strong>Jean-Robert Armogathe</strong>, sacerdote e teologo, è nato nel 1947. Studente all’Ecole Normale Supérieure a Parigi, dopo il dottorato in filosofia ha condotto studi di carattere scientifico e matematico, specializzandosi in Storia delle idee scientifiche e religiose nell’Europa moderna, e contemporaneamente di teologia, conseguendo un diploma in teologia patristica.</span></p>
<p><span> Ha insegnato all’Ecole des Hautes Etudes a Parigi, è stato lettore all’Università Humboldt di Berlino Est, ha tenuto corsi alla Martin-Luther Universität di Halle (Wittenberg), a Oxford (Trinity College, All Souls College) e all’Università Cattolica</span><span> di Milano. Nel 1993 è eletto membro associato dell’Accademia internazionale di storia e filosofia delle scienze. È tra i fondatori della Accademia Cattolica di Francia, inaugurata lo scorso ottobre, ed è direttore dell’edizione francese della rivista cattolica internazionale</span><span> <em> Communio ,</em></span><span> sul cui ultimo numero è uscito l’intervento che pubblichiamo in queste pagine.<br />
Numero dedicato a «L’azione sociale della Chiesa» e che contiene saggi di Maria Antonietta Crippa, Giuseppe Laiti, Massimo Guidetti, Giuseppe Reguzzoni, Vittorio Ianari, Caterina Meroni, Michele Zanzucchi, Angelo Bazzari, Yves­Marie Hilaire.</span></p>
<p>Tratto da Agorà &#8211; <a href="http://www.avvenire.it/" target="_blank">Avvenire.it</a></p>
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		<title>Quale evangelizzazione è possibile verso gli islamici?</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 22:07:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Articolo tratto da una lettera ad Avvenire
Ieri ho ricevuto per e-mail un articolo di giornale da un amico in cui, come si fa di solito e come dice il proverbio: «Si parla a nuora, perché suocera intenda». Si tratta dell’articolo pubblicato dalla Stampa il 7 dicembre scorso a firma di Enzo Bianchi della Comunità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/avvenire.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1330" title="avvenire" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/avvenire-300x261.jpg" alt="avvenire" width="300" height="261" /></a>Articolo tratto da una lettera ad <a href="http://www.avvenire.it/" target="_blank">Avvenire</a></p>
<p><span>I</span><span>eri ho ricevuto per e-mail un articolo di giornale da un amico in cui, come si fa di solito e come dice il proverbio: «Si parla a nuora, perché suocera intenda». Si tratta dell’articolo pubblicato dalla Stampa il 7 dicembre scorso a firma di Enzo Bianchi della Comunità di Bose: «Il crocifisso non è una clava». </span></p>
<p><span>Riporto la parte, a mio avviso, più significativa: «&#8230;Né ha senso accampare la pretesa della reciprocità nel rispetto delle minoranze sancito dalle diverse legislazioni: quando una società riconosce e concede determinati diritti è perché lo ritiene eticamente giusto, non per avere una contropartita. Senza contare che la faccia deteriore della reciprocità si chiama ritorsione: l’atteggiamento che le società occidentali hanno verso i musulmani può comportare pesanti conseguenze per i</span><span> cristiani che vivono in alcuni Paesi islamici; come sorprenderci se la loro vita quotidiana si ritroverà ancor più circondata da diffidenza e ostilità o se qualche musulmano moderato si ritrova spinto tra le braccia dei fondamentalisti?».</span></p>
<p><span> Ritengo che una qualche pur piccola differenza sia doverosa tra la persecuzione delle persone, come in India, bruciate vive per blasfemia, o come quest’anno in Sudan con dei giovani crocifissi, e il no ai minareti, come quello del referendum svizzero. Riprendo da un articolo di padre David M. Jaeger, Ofm, dalla rivista «Terrasanta» di dicembre, in vista del prossimo Sinodo mediorientale del 2010, dove mi pare si esprima una preoccupazione contraria: «&#8230;quale speranza allora per le società in mezzo alle quali abitano i credenti in Cristo? Si può sperare ancora di dare un apporto a una</span><span> democratizzazione, oppure ci si dovrà rassegnare a rapportarsi con chi della sua religione maggioritaria e dominante vorrebbe fare ben più di una credenza religiosa, rendendola la norma e persino la definizione stessa della &#8216;comunità politica&#8217;? </span></p>
<p><span>E, se sarà così, che accadrà dell’annuncio evangelico? Si dovrà per sempre continuare a tacerlo o a camuffarlo?&#8230;». </span></p>
<p><span>Allora mi chiedo: perché questa guerra sui simboli di una fede, quando per la propria non è permesso neppure di offrire la testimonianza personale? Non siamo forse su piani diversi, se si confondono i simboli con le persone? C’è qualche caso in Europa di musulmano perseguitato o bruciato vivo? Ricordo di aver registrato, da Avvenire del 14 ottobre 1999, l’intervento al Sinodo dei vescovi europei di mons. Giuseppe Germano Bernardini, francescano, 73 anni, modenese,</span><span> da 18 anni vescovo di Izmir (Smirne, Turchia) – si è ritirato nel 2004, ndr – con 1.250 cattolici su una popolazione al 99,9% musulmana, perché mi sembrava ricco di significato.</span></p>
<p><span><br />
Diceva che in un incontro ufficiale islamo­cristiano un autorevole personaggio musulmano ha affermato: «Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo» e in un’altra riunione si sentì dire: «Voi non avete nulla da insegnarci e noi non abbiamo nulla da imparare da voi». Spiegava, poi, mons.<br />
Bernardini ai padri sinodali, che i petrodollari vengono impegnati non per creare lavoro nei Paesi poveri del Terzo Mondo, ma per costruire moschee e centri culturali nei Paesi cristiani&#8230; e invitava a non cedere le nostre Chiese ai loro culti, perché questo ai loro occhi è la prova più certa della nostra apostasia.</span></p>
<p><span> Il</span><span> caso svizzero è un problema culturale e non religioso: lì non si vuole che il paesaggio sia deturpato da qualsiasi immagine invadente e in contrasto con la tradizione. È a questo punto però che il cristiano comune si pone il problema del senso da dare alla parola «evangelizzazione» che, per me, dovrebbe identificarsi unicamente nel diritto riconosciuto anche a noi di una testimonianza personale legata al Vangelo, come ha fatto padre Charles de Foucauld nel Sahara musulmano. E la possibilità di testimoniare la propria fede, che è un diritto primario, è garantita oggi nei Paesi musulmani? E noi andiamo da loro per aver la pretesa di costruire campanili o per testimoniare la fede in modo tale che chi ci vede ne possa essere liberamente conquistato?</span><span> <strong><br />
don Lauro Consonni, Lecco</strong></span></p>
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