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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; matrimonio</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>Il tradimento di mio marito e la croce di Cristo</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Sep 2010 19:03:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni giorno ricevo molte lettere: persone che chiedono aiuto per i loro matrimoni in crisi.
Ogni giorno via posta elettronica ricevo molte lettere: persone prossime alla disperazione, che chiedono aiuto per i loro matrimoni in crisi. Tradimenti, infedeltà, innamoramenti improvvisi, dolori causati dalla fragilità del rapporto. Nonostante questo, ci sono persone che ci testimoniano che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ogni giorno ricevo molte lettere: persone che chiedono aiuto per i loro matrimoni in crisi.</strong></p>
<p>Ogni giorno via posta elettr<a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/09/Nuvole7.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2409" title="Nuvole7" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/09/Nuvole7-300x225.jpg" alt="Nuvole7" width="300" height="225" /></a>onica ricevo molte lettere: persone prossime alla disperazione, che chiedono aiuto per i loro matrimoni in crisi. Tradimenti, infedeltà, innamoramenti improvvisi, dolori causati dalla fragilità del rapporto. Nonostante questo, ci sono persone che ci testimoniano che non esiste circostanza completamente negativa, se è Cristo il cuore della vita. Chi mi scrive appartiene a ogni classe sociale e religiosa.</p>
<p>Mi impressiona, pur non conoscendoli, quello che raccontano. Non hanno nessuno a cui chiedere aiuto. Sembra che ognuno sia solo. E ciò che mi fa male è che molti di loro appartengono a movimenti, o a gruppi ecclesiali. Per cui mi domando: cosa esistono a fare i preti? Dove vivono? Quali sono le loro priorità? Si rendono conto che la gente vive spesso disperata? Credo di no, preoccupati come siamo in faccende che hanno poco o niente a che vedere col ministero sacerdotale. Il modello del curato d’Ars sembra così lontano dalla quotidianità di molti sacerdoti. E chi ne paga le conseguenze è il gregge della Chiesa. Lo dico con cognizione di causa, perché ogni volta che torno in Italia faccio fatica a trovare un prete per confessarmi, per non parlare di quando cerco una chiesa per poter celebrare la Messa fuori dagli orari stabiliti.</p>
<p>Mi sono comprato una piccola valigetta con il necessario per celebrarla tutti i giorni: atto essenziale per me, necessario come l’aria che respiro. È anche vero che non si può ridurre la questione all’assenza di preti, perché il Signore si pone sempre sul nostro cammino, e possiamo confidargli la nostra solitudine. Il problema è a livello personale: siamo o no compromessi con la nostra umanità? Quando la gente mi domandava: «Perché Giussani ha avuto un’attenzione particolare nei tuoi confronti? Ti conosceva da anni, o c’era qualcosa che favoriva questo rapporto?», io rispondevo: «Domande enormi, risposte enormi». Di conseguenza, uomini grandi, uomini nuovi. Vale a dire: quanto più è grande il grido dell’uomo, tanto più cerca persone grandi, in grado di aiutarlo. La mia amicizia con Giussani era nata dal dramma che vivevo, e per questo non avevo nessun timore reverenziale che mi impedisse di cercarlo, senza stancarmi, finché alla fine non mi ha ricevuto. Il mio colloquio con Giussani è stato un incontro evangelico vero e proprio. Per questo motivo mi permetto di pubblicare una lettera che ho ricevuto in questi giorni e che testimonia che non c’è situazione matrimoniale che una persona non possa vivere con libertà. Cioè come una possibilità positiva, che permetta di dire, pur con tutto il dolore: «Tu, oh Cristo mio». Un documento fatto di parole disperate ma che spiega come tutto si giochi nel rapporto tra me e Cristo.</p>
<p><em>Carissimo padre Aldo, da tempo ho in mente di scriverti per raccontarti  quanto è successo in quest’ultimo anno. Mi chiamo Giovanna, sono sposata  con Roberto da vent’anni (più otto di fidanzamento) e ho tre figlie:  Caterina di 19 anni, Benedetta di 15 e Chiara di 12. Appartengo al  movimento di Comunione e Liberazione grazie all’esperienza grande e  affascinante di Gs. Cristo è entrato nella mia vita come un seme, mi si è  conficcato nel cuore. </em></p>
<p><em>Paziente mi ha aspettato. Ha sopportato la mia  scontatezza, la mia superficialità, la mia presunzione. Al momento  opportuno però, è venuto fuori. Si è mostrato attraverso una compagnia  di amici che mi si è stretta intorno e senza mai sostituirsi a me mi ha  accompagnata nelle fasi della vita. Quest’ultimo anno è stato lacerante.  Pensa che io e Roberto abbiamo sempre condiviso l’esperienza di Cl e ho  sempre guardato a lui con stupore nel vederlo così desideroso, pieno di  domande, tanto che mi ha portato ad ascoltarti al Meeting dicendomi:  «Giovanna, vieni con me. In vacanzina ha fatto la testimonianza un certo  padre Aldo. Mi sono commosso nel sentire la sua storia, ho pianto come  non facevo da anni nell’ascoltare la sua vita, sostenuto da don Giussani  con una compagnia amorevole, assoluta, certa. Voglio che la senti  raccontata da Lui». Inutile dirti che sono uscita con la domanda: «Ma è  proprio necessario passare attraverso cose così dure e strazianti per  affidarsi, per riconoscerLo presente qui ora?». </em></p>
<p><em>A ottobre ho scoperto  una lettera che mio marito indirizzava a un’altra donna. Ho scoperto sms  inequivocabili. Mio marito aveva iniziato una vita parallela, uscite  serali, nuove amicizie, ma soprattutto dal 27 ottobre ha cominciato a  guardarmi e dirmi: «Tu non c’entri più, non provo più niente per te».  Non mi era dato sapere dove andasse, cosa facesse, con chi era. Diceva  che andava a scuola di comunità e andava altrove, diceva che andava da  don Carletto e si incontrava con quest’altra persona. A me ripeteva solo  che non era più disposto a niente, che non voleva fare nessun lavoro né  su di sé, né con me. Gli dava perfino fastidio la mia voce. Strazio,  disperazione, dolore. Ero disorientata, avevo perso la capacità di  vedere la realtà, di riconoscerla. Mi ribellavo, urlavo, mi disperavo.  Nemmeno di fronte alle mie figlie cambiavo atteggiamento. Prima di  arrendermi al dolore ho chiamato chi sapevo poteva aiutarmi a sostenere  questa situazione. Grazie a Dio la libertà di domandare non mi è mai  mancata. </em></p>
<p><em>Oggi ringrazio Gesù che mi ha aspettata, che mi ha fatto aprire  la mano, elemosinare, offrire quello strazio. Don Carletto mi ripete  sempre: «Non chiudere la mano, non trattenere, offri tutto. Ma guardati,  chi non vorrebbe avere una figlia come te? Una donna che affronta e  accoglie la realtà con rabbia, ma che ci sta, fino in fondo. Ma chi  parteciperebbe alla croce di Gesù saltando di gioia? Tu sei voluta bene.  Gesù ti vuole bene». Io uscivo, mi guardavo e vedevo la stessa faccia,  gli stessi occhi pieni di pianto e di sonno perso ea non mi sentivo più  sola, bensì insieme a Lui. Quanto furono compagnia i miei amici. Mio  marito invece viveva in casa ma era come se non ci fosse. Intrattabile,  nervoso, con le mie figlie completamente assente. Guardava la mia  disperazione con un sorriso agghiacciante, indifferente. </em></p>
<p><em>Gli chiedevo un  abbraccio, per pietà, e lui mi diceva: «Non sento, non provo, non  posso». Mi ha proposto di vivere in casa come se fossimo separati. Io  gli ricordavo che il il giorno del matrimonio Dio mi aveva fatto una  promessa, io avevo fatto una promessa. Non potevo tirarmi indietro. Io  il mio compito lo sto ancora portando avanti. Nell’aprile di quest’anno  mio marito è uscito di casa. Io quel giorno stesso convinta da una amica  partivo per gli esercizi spirituali. Appena mi sono seduta sulla sedia,  don Carletto mi ha detto: «Perché sei qui? Cosa domandi?». Quelle  parole, sentite migliaia di volte, in quell’istante me le sono sentite  addosso. Io per che cosa vivo? Per quel seme piantato nel cuore,  quell’intuizione che Gesù un giorno aveva suscitato in me. </em></p>
<p><em>Ha cominciato  lì, in quel preciso momento a urgermi il desiderio che se  quell’intuizione non fosse diventata abbraccio di Gesù alla mia vita non  ci sarebbe stata nessuna risposta, nessuna possibilità. Tornata a casa,  con le mie figlie ho cominciato a pregare perché la speranza, la  fiducia non venisse meno. «La vita non è un inganno», ripeto loro.  Guardo Caterina e la vedo certa, decisa, con lo sguardo fisso su Gesù,  sul bene della sua vita. Nonostante me e mio marito, nonostante tutto. </em></p>
<p><em> Mi è vicina, mi vuole bene, come le altre due, così delicate,  introverse, bisognose di punti di riferimento. E mi ripetono spesso:  «Mamma, io da grande voglio essere una mamma come te e voglio voler  bene, come te». Sono segni che mi aiutano a guardare le giornate che  passano con speranza che la mia vita sia sempre più presa da Lui, che  gli resti incollata con quello strumento prezioso che è la libertà che  fa fare passi impensabili. Nei momenti bui mi attacco al telefono, cerco  gli amici. Alcune mattine la domanda, di fronte a Gesù misericordioso e  alla Madonna, è più decisa, altre volte più pretenziosa, più  arrabbiata, altre più discreta. A volte mi inginocchio, apro le mani e  gli dico semplicemente: «Fai Tu, prendi Tu il poco, il niente che ho,  che sono. Sostienimi, dammi forza e coraggio, fai Tu i passi verso di me  che io non riesco a fare verso di Te». </em></p>
<p><em>Caro padre Aldo, il fatto che io  sia qui a scriverti è la prova che niente ferma quel disegno buono che  fa parte di ciascuno di noi. Siamo insieme, tutti chiamati a un compito.  Anche se Roberto non c’è più (purtroppo, perché, nonostante il  tradimento, è mio marito e gli voglio bene), tutto c’entra con me. Non  si elimina niente. La vita ci si fa incontro. Vedo che anche questo  dolore allucinante, se vissuto guardando qualcuno che è più avanti di  me, mi è utile. Non butto via niente. Ti abbraccio forte, abbraccio  forte i tuoi bambini e ti ricordo nella mia preghiera offrendo anche per  te questa fatica. Grazie padre Aldo.</em><br />
Lettera firmata</p>
<p><strong>Padre Aldo Trento</strong></p>
<p><strong>Tratto da <a href="http://www.tempi.it/opinioni/009696-il-tradimento-di-mio-marito-e-la-croce-di-cristo" target="_blank">Tempi.it</a></strong></p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;"><span style="font-family: georgia,serif;"><span style="color: #000080;">Ogni  giorno via posta elettronica ricevo molte lettere: persone prossime  alla disperazione, che chiedono aiuto per i loro matrimoni in crisi.  Tradimenti, infedeltà, innamoramenti improvvisi, dolori causati dalla  fragilità del rapporto. Nonostante questo, ci sono persone che ci  testimoniano che non esiste circostanza completamente negativa, se è  Cristo il cuore della vita. Chi mi scrive appartiene a ogni classe  sociale e religiosa. Mi impressiona, pur non conoscendoli, quello che  raccontano. Non hanno nessuno a cui chiedere aiuto. Sembra che ognuno  sia solo. E ciò che mi fa male è che molti di loro appartengono a  movimenti, o a gruppi ecclesiali. Per cui mi domando: cosa esistono a  fare i preti? Dove vivono? Quali sono le loro priorità? Si rendono conto  che la gente vive spesso disperata? Credo di no, preoccupati come siamo  in faccende che hanno poco o niente a che vedere col ministero  sacerdotale. Il modello del curato d’Ars sembra così lontano dalla  quotidianità di molti sacerdoti. E chi ne paga le conseguenze è il  gregge della Chiesa. Lo dico con cognizione di causa, perché ogni volta  che torno in Italia faccio fatica a trovare un prete per confessarmi,  per non parlare di quando cerco una chiesa per poter celebrare la Messa  fuori dagli orari stabiliti. Mi sono comprato una piccola valigetta con  il necessario per celebrarla tutti i giorni: atto essenziale per me,  necessario come l’aria che respiro. È anche vero che non si può ridurre  la questione all’assenza di preti, perché il Signore si pone sempre sul  nostro cammino, e possiamo confidargli la nostra solitudine. Il problema  è a livello personale: siamo o no compromessi con la nostra umanità?  Quando la gente mi domandava: «Perché Giussani ha avuto un’attenzione  particolare nei tuoi confronti? Ti conosceva da anni, o c’era qualcosa  che favoriva questo rapporto?», io rispondevo: «Domande enormi, risposte  enormi». Di conseguenza, uomini grandi, uomini nuovi. Vale a dire:  quanto più è grande il grido dell’uomo, tanto più cerca persone grandi,  in grado di aiutarlo. La mia amicizia con Giussani era nata dal dramma  che vivevo, e per questo non avevo nessun timore reverenziale che mi  impedisse di cercarlo, senza stancarmi, finché alla fine non mi ha  ricevuto. Il mio colloquio con Giussani è stato un incontro evangelico  vero e proprio. Per questo motivo mi permetto di pubblicare una lettera  che ho ricevuto in questi giorni e che testimonia che non c’è situazione  matrimoniale che una persona non possa vivere con libertà. Cioè come  una possibilità positiva, che permetta di dire, pur con tutto il dolore:  «Tu, oh Cristo mio». Un documento fatto di parole disperate ma che  spiega come tutto si giochi nel rapporto tra me e Cristo.</span></span></div>
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		<title>Il matrimonio</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 19:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Preparazione al matrimonio 2009]]></category>
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		<description><![CDATA[Venerdì un collega ci ha sorpresi. Ha portato in ufficio un paio di vassoi di paste, informandoci che il giorno dopo si sarebbe sposato.
Durante la festicciola improvvisata non sono state poche le battute infarcite di amari luoghi comuni e battute anche piuttosto grevi (&#8221;Se non è incinta perché la sposi?&#8221;, tanto per fare un esempio) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/matrimonio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1738" title="matrimonio" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/matrimonio-300x204.jpg" alt="matrimonio" width="300" height="204" /></a>Venerdì un collega ci ha sorpresi. Ha portato in ufficio un paio di vassoi di paste, informandoci che il giorno dopo si sarebbe sposato.</p>
<p>Durante la festicciola improvvisata non sono state poche le battute infarcite di amari luoghi comuni e battute anche piuttosto grevi (&#8221;Se non è incinta perché la sposi?&#8221;, tanto per fare un esempio) passate nell&#8217;indifferenza o consenso generale. Solo una di noi ha osato sussurrare &#8220;io mio marito me lo sposerei tutti i sabati&#8221;.</p>
<p>Di alcuni conosco le tristi storie personali. Di altri il cinismo ostentato. Di tutti il non credere, l&#8217;ateismo pratico. E mi veniva il pensiero che anch&#8217;io avrei potuto essere come loro, per tutte le volte che sono stato ferito. Per tutte le volte che l&#8217;abisso tra le cose sperate e la vita quotidiana mi si è spalancato sotto i piedi, e sono caduto.</p>
<p>Eppure c&#8217;è sempre stato un filo sottile che mi ha aiutato a risalire da quel pozzo; che in mezzo alla tempesta delle delusioni mi ha fatto tornare a quel momento, a quella promessa che ho fatto. E mi sono sentito contento di quella strada che ho scelto, irta di difficoltà e incomprensioni e litigi e che eppure va avanti, e mi dona attimi di calda felicità.</p>
<p>Se non fosse stata infrangibile quella promessa l&#8217;avrei già rotta da chissà quando, e mi troverei anch&#8217;io con la tristezza tragica e cinica del già vissuto, del tempo perduto, della speranza infranta, come nel celebre poema di <a href="http://berlicche.splinder.com/post/22406148/La+tristezza+del+gi%C3%A0+vissuto" target="_blank">Donne</a>. Perchè è questo il tragico delle promesse umane: sono durevoli quanto siamo forti noi.</p>
<p><strong>E l&#8217;amarezza è inevitabile quando desideriamo l&#8217;eterno, e non osiamo affidarci a Lui</strong>.</p>
<p>Tratto dal blog di <a href="http://berlicche.splinder.com/">Berlicche</a></p>
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		<title>Matrimoni ed unioni omosessuali</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 18:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Bioetica e rispetto della vita]]></category>
		<category><![CDATA[caffarra]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
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		<category><![CDATA[stato]]></category>

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		<description><![CDATA[Nota dottrinale del Card.Carlo Caffarra
La presente Nota si rivolge in primo luogo ai fedeli perché non siano turbati dai rumori mass-mediatici. Ma oso sperare che sia presa in considerazione anche da chi non-credente intenda fare uso, senza nessun pregiudizio, della propria ragione.
1. Il matrimonio è uno dei beni più preziosi di cui dispone l’umanità. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/berretta.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1602" title="berretta" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/berretta-300x171.jpg" alt="berretta" width="300" height="171" /></a>Nota dottrinale del Card.Carlo Caffarra</strong></p>
<p>La presente Nota si rivolge in primo luogo ai fedeli perché non siano turbati dai rumori mass-mediatici. Ma oso sperare che sia presa in considerazione anche da chi non-credente intenda fare uso, senza nessun pregiudizio, della propria ragione.</p>
<p><strong>1. </strong>Il matrimonio è uno dei beni più preziosi di cui dispone l’umanità. In esso la persona umana trova una delle forme fondamentali della propria realizzazione; ed ogni ordinamento giuridico ha avuto nei suoi confronti un trattamento di favore, ritenendolo di eminente interesse pubblico.</p>
<p>In Occidente l’istituzione matrimoniale sta attraversando forse la sua più grave crisi. Non lo dico in ragione e a causa del numero sempre più elevato dei divorzi e separazioni; non lo dico a causa della fragilità che sembra sempre più minare dall’interno il vincolo coniugale: non lo dico a causa del numero crescente delle libere convivenze. Non lo dico cioè osservando i comportamenti.</p>
<p>La crisi riguarda il giudizio circa il bene del matrimonio. È davanti alla ragione che il matrimonio è entrato in crisi, nel senso che di esso non si ha più la stima adeguata alla misura della sua preziosità. Si è oscurata la visione della sua incomparabile unicità etica.</p>
<p>Il segno più manifesto, anche se non unico, di questa &#8220;disistima intellettuale&#8221; è il fatto che in alcuni Stati è concesso, o si intende concedere, riconoscimento legale alle unioni omosessuali equiparandole all’unione legittima fra uomo e donna, includendo anche l’abilitazione all’adozione dei figli.</p>
<p>A prescindere dal numero di coppie che volessero usufruire di questo riconoscimento – fosse anche una sola! – una tale equiparazione costituirebbe una grave ferita al bene comune.</p>
<p>La presente Nota intende aiutare a vedere questo danno. Ed anche intende illuminare quei credenti cattolici che hanno responsabilità pubbliche di ogni genere, perché non compiano scelte che pubblicamente smentirebbero la loro appartenenza alla Chiesa.</p>
<p><strong>2. </strong>L’equiparazione in qualsiasi forma o grado della unione omosessuale al matrimonio avrebbe obiettivamente il significato di dichiarare la neutralità dello Stato di fronte a due modi di vivere la sessualità, che non sono in realtà ugualmente rilevanti per il bene comune.</p>
<p>Mentre l’unione legittima fra un uomo e una donna assicura il bene – non solo biologico! – della procreazione e della sopravvivenza della specie umana, l’unione omosessuale è privata in se stessa della capacità di generare nuove vite. Le possibilità offerte oggi dalla procreatica artificiale, oltre a non essere immuni da gravi violazioni della dignità delle persone, non mutano sostanzialmente l’inadeguatezza della coppia omosessuale in ordine alla vita.</p>
<p>Inoltre, è dimostrato che l’assenza della bipolarità sessuale può creare seri ostacoli allo sviluppo del bambino eventualmente adottato da queste coppie. Il fatto avrebbe il profilo della violenza commessa ai danni del più piccolo e debole, inserito come sarebbe in un contesto non adatto al suo armonico sviluppo.</p>
<p>Queste semplici considerazioni dimostrano come lo Stato nel suo ordinamento giuridico non deve essere neutrale di fronte al matrimonio e all’unione omosessuale, poiché non può esserlo di fronte al bene comune: la società deve la sua sopravvivenza non alle unioni omosessuali, ma alla famiglia fondata sul matrimonio.</p>
<p><strong>3. </strong>Un’altra considerazione sottopongo a chi desideri serenamente ragionare su questo problema.</p>
<p>L’equiparazione avrebbe, dapprima nell’ordinamento giuridico e poi nell’ethos del nostro popolo, una conseguenza che non esito definire devastante. Se l’unione omosessuale fosse equiparata al matrimonio, questo sarebbe degradato ad essere uno dei modi possibili di sposarsi, indicando che per lo Stato è indifferente che l’uno faccia una scelta piuttosto che l’altra.</p>
<p>Detto in altri termini, l’equiparazione obiettivamente significherebbe che il legame della sessualità al compito procreativo ed educativo, è un fatto che non interessa lo Stato, poiché esso non ha rilevanza per il bene comune. E con ciò crollerebbe uno dei pilastri dei nostri ordinamenti giuridici: il matrimonio come bene pubblico. Un pilastro già riconosciuto non solo dalla nostra Costituzione, ma anche dagli ordinamenti giuridici precedenti, ivi compresi quelli così fieramente anticlericali dello Stato sabaudo.</p>
<p><strong>4. </strong>Vorrei prendere in considerazione ora alcune ragioni portate a supporto della suddetta equiparazione.</p>
<p>La prima e più comune è che compito primario dello Stato è di togliere nella società ogni discriminazione, e positivamente di estendere il più possibile la sfera dei diritti soggettivi.</p>
<p>Ma la discriminazione consiste nel trattare in modo diseguale coloro che si trovano nella stessa condizione, come dice limpidamente Tommaso d’Aquino riprendendo la grande tradizione etica greca e giuridica romana: &#8220;L’uguaglianza che caratterizza la giustizia distributiva consiste nel conferire a persone diverse dei beni differenti in rapporto ai meriti delle persone: di conseguenza se un individuo segue come criterio una qualità della persona per la quale ciò che le viene conferito le è dovuto non si verifica una considerazione della persona ma del titolo&#8221; [2,2, q.63, a. 1c].</p>
<p>Non attribuire lo statuto giuridico di matrimonio a forme di vita che non sono né possono essere matrimoniali, non è discriminazione ma semplicemente riconoscere le cose come stanno. La giustizia è la signoria della verità nei rapporti fra le persone.</p>
<p>Si obietta che non equiparando le due forme lo Stato impone una visione etica a preferenza di un’altra visione etica.</p>
<p>L’obbligo dello Stato di non equiparare non trova il suo fondamento nel giudizio eticamente negativo circa il comportamento omosessuale: lo Stato è incompetente al riguardo. Nasce dalla considerazione del fatto che in ordine al bene comune, la cui promozione è compito primario dello Stato, il matrimonio ha una rilevanza diversa dall’unione omosessuale. Le coppie matrimoniali svolgono il ruolo di garantire l’ordine delle generazioni e sono quindi di eminente interesse pubblico, e pertanto il diritto civile deve conferire loro un riconoscimento istituzionale adeguato al loro compito. Non svolgendo un tale ruolo per il bene comune, le coppie omosessuali non esigono un uguale riconoscimento.</p>
<p>Ovviamente – la cosa non è in questione – i conviventi omosessuali possono sempre ricorrere, come ogni cittadino, al diritto comune per tutelare diritti o interessi nati dalla loro convivenza.</p>
<p>Non prendo in considerazione altre difficoltà, perché non lo meritano: sono luoghi comuni, più che argomenti razionali. Per es. l’accusa di omofobia a chi sostiene l’ingiustizia dell’equiparazione; l’obsoleto richiamo in questo contesto alla laicità dello Stato; l’elevazione di qualsiasi rapporto affettivo a titolo sufficiente per ottenere riconoscimento civile.</p>
<p><strong>5. </strong>Mi rivolgo ora al credente che ha responsabilità pubbliche, di qualsiasi genere.</p>
<p>Oltre al dovere con tutti condiviso di promuovere e difendere il bene comune, il credente ha anche il grave dovere di una piena coerenza fra ciò che crede e ciò che pensa e propone a riguardo del bene comune. È impossibile fare coabitare nella propria coscienza e la fede cattolica e il sostegno alla equiparazione fra unioni omosessuali e matrimonio: i due si contraddicono.</p>
<p>Ovviamente la responsabilità più grave è di chi propone l’introduzione nel nostro ordinamento giuridico della suddetta equiparazione, o vota a favore in Parlamento di una tale legge. È questo un atto pubblicamente e gravemente immorale.</p>
<p>Ma esiste anche la responsabilità di chi dà attuazione, nella varie forme, ad una tale legge. Se ci fosse bisogno, quod Deus avertat, al momento opportuno daremo le indicazioni necessarie.</p>
<p>È impossibile ritenersi cattolici se in un modo o nell’altro si riconosce il diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso.</p>
<p>Mi piace concludere rivolgendomi soprattutto ai giovani. Abbiate stima dell’amore coniugale; lasciate che il suo puro splendore appaia alla vostra coscienza. Siate liberi nei vostri pensieri e non lasciatevi imporre il giogo delle pseudo-verità create dalla confusione mass-mediatica. La verità e la preziosità della vostra mascolinità e femminilità non è definita e misurata dalle procedure consensuali e dalle lotte politiche.</p>
<p>Bologna, 14 febbraio 2010</p>
<p>Festa dei Santi Cirillo e Metodio</p>
<p>Compatroni d’Europa</p>
<p><strong>+ Carlo Card. Caffarra</strong></p>
<p><strong>Arcivescovo di Bologna</strong></p>
<p>Tratto dal sito <a href="http://www.caffarra.it/notadottrinale140210.php" target="_blank">caffarra.it</a></p>
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		<title>Il mio amico Eric</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 21:20:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cantona]]></category>
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		<description><![CDATA[Un impiegato delle poste, che lasciò la moglie trent’anni prima e poi fu abbandonato da un’altra donna, si trova schiacciato da problemi, angosce e rimorsi. A chiedere aiuto? Lo ascolta solo il poster di Eric Cantona…
Antonio Autieri &#8211; tratto da Sentieri del Cinema
Il mio amico Eric (Looking for Eric) &#8211; (Gran Bretagna, 2009)
Genere:Commedia
Durata: 119&#8242;
Regia di: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/eric.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1302" title="eric" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/eric.jpg" alt="eric" width="150" height="211" /></a>Un impiegato delle poste, che lasciò la moglie trent’anni prima e poi fu abbandonato da un’altra donna, si trova schiacciato da problemi, angosce e rimorsi. A chiedere aiuto? Lo ascolta solo il poster di Eric Cantona…</strong></p>
<p>Antonio Autieri &#8211; <a href="http://www.sentieridelcinema.it/film.asp?ID=1089" target="_blank">tratto da Sentieri del Cinema</a><br />
Il mio amico Eric (Looking for Eric) &#8211; (Gran Bretagna, 2009)<br />
Genere:Commedia<br />
Durata: 119&#8242;<br />
Regia di: Ken Loach<br />
Steve Evets, Eric Cantona, John Henshaw, Stephanie Bishop, Lucy-Jo Hudson<br />
Valutazione: Imperdibile<br />
Tematiche:amicizia, matrimonio, perdono<br />
Target:dai 14 anni in su</p>
<p>Storia di due Eric. Uno è un impiegato delle poste inglese (interpretato da Steve Evets), la cui vita è andata a rotoli da un pezzo. Trent’anni prima lasciò la moglie, suo grande amore, che aveva appena avuto una bimba; non se l’è mai perdonato e non ha saputo mai chiedere (a lei) perdono (mentre la figlia, sorprendentemente, gli vuole bene). A sua volta, è stato lui a essere abbandonato dalla seconda consorte, che gli ha “mollato” anche i suoi due figli, che Eric deve cercare di crescere; ma loro sembrano ribellarsi a un padre che non sentono loro (o così sembrerebbe). E che beve, fa incidenti, si deprime. L’altro Eric è il mito del primo: il grande Cantona, ex calciatore francese amatissimo in Inghilterra soprattutto dai tifosi del Manchester United di cui era il beniamino. A lui, o meglio al poster che giganteggia nella sua camera, si rivolge per disperazione il povero postino (che pure avrebbe dei fantastici amici-colleghi, che lo confortano e cercano di tirarlo su anche in modi esilaranti). E lui, Cantona, sorprendentemente risponde. Con la stessa franchezza, originalità e grandezza d’animo del calciatore da lui tanto ammirato. Insegnandogli a rialzarsi in piedi, a guardare al suo presente e al suo passato e a tirar fuori tutta la sua umanità.<br />
Da un inizio che sembra riprendere i grandi film realistici e sociali di Ken il rosso (Riff raff, Piovono pietre, Ladybird Ladybird, My name is Joe), si passa a una svolta “fantasy” che risulta una simpatica e stravagante soluzione narrativa – sorprendentemente, molto naturale e mai forzata – ma non suona come fuga irritante dalla realtà. Come l’Humphrey Bogart che consigliava Woody Allen in Provaci ancora Sam, così Cantona – interpretato dallo stesso ex calciatore, da tempo lanciato nel cinema ma qui bravo come mai prima – parla a Eric. E lo consola, lo sprona, gli regala le sue massime famose (davvero il calciatore si esprimeva con aforismi ricchi di non sense, come si può vedere nell’esilarante sequenza sui titoli di coda). E, pian piano, gli fa tornare fiducia in se stesso.</p>
<p>E riavvicinare l’ex moglie: una vecchia cartolina e un vecchio paio di scarpe da ballo sono il segno che l’amore tra loro non è mai finito. Poi il dramma avviene lo stesso, anche un po’ troppo calcolato, per colpa di un delinquente che ricatta uno dei ragazzi cui fa da padre. Ma l’uscita definitiva dal tunnel, in questa irresistibile commedia umanissima di Ken Loach (uno dei suoi film più belli, e più positivi) dove le persone sono piene di contraddizioni come nella vita reale (l’ex moglie, sola e triste, che rimorchia giovani ragazzi negli hotel), avviene non solo evocando le gesta, sportive, del grande calciatore francese (e nel film si vedono alcune delle sue giocate più belle e spettacolari: che campione…) e poi con una trovata d’antologia chiamata “operazione Cantona”. Bensì con l’accettare il miglior consiglio che il fantasma del suo mito (ma è davvero solo un fantasma?) gli ha regalato: devi sempre fidarti dei compagni di squadra. Ovvero, degli amici.</p>
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		<title>Bisognerebbe disdire il matrimonio concordatario&#8230;</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/11/bisognerebbe-disdire-il-matrimonio-concordatario/</link>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 09:27:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[clandestinozoom]]></category>
		<category><![CDATA[emilia]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[zapatero]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla newsletter ClanDestinoZoom
Oramai sposarsi civilmente non conviene più. Certamente non conviene a Bologna ed in Emilia-Romagna. Anche il locale governatore s’è messo a inseguire Zapatero ed ha introdotto, tramite legge finanziaria, qualsiasi convivenza nell’accesso ai servizi.
Già chi è sposato a Bologna, tra single veri o presunti e immigrati, non riesce ad entrare in posizione utile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/11/sposini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1023" title="sposini" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/11/sposini-223x300.jpg" alt="sposini" width="223" height="300" /></a>Dalla newsletter <a href="http://www.clandestinozoom.it/">ClanDestinoZoom</a></p>
<p>Oramai sposarsi civilmente non conviene più. Certamente non conviene a Bologna ed in Emilia-Romagna. Anche il locale governatore s’è messo a inseguire Zapatero ed ha introdotto, tramite legge finanziaria, qualsiasi convivenza nell’accesso ai servizi.</p>
<p>Già chi è sposato a Bologna, tra single veri o presunti e immigrati, non riesce ad entrare in posizione utile in graduatoria nidi. Un bando casa in arrivo per giovani coppie è riservato a qualsiasi convivenza, purché in essere da due anni. Ironico, come minimo.</p>
<p>Chi voglia sposarsi sul serio ora o l’abbia fatto solo qualche mese fa – insomma, una vera giovane coppia &#8211; non ci entra. Figuriamoci fra un po’ su tutto il resto. A questo andazzo che disfa la società, la Chiesa – provocazione per provocazione &#8211; dovrebbe replicare disdicendo il matrimonio concordatario, cioè eliminare gli effetti civili automatici del matrimonio religioso.</p>
<p>Chi ci crede e ha fatto il sacramento ne conosce la portata e tutti i vincoli. Agli effetti civili scelga però la formula che meno lo discrimina, perché oggi, da sposato vero, è un discriminato. E’ una provocazione, lo sappiamo, i vescovi non si allarmino; in ogni caso sarebbe legittima difesa.</p>
<p>Detto questo la scelta regional-zapateriana emiliana è anche peggio e più minuscola. Non è tanto Zapatero il faro guida. Il governatore locale insegue in realtà una sparuta e irrilevante pattuglia di laicisti ex socialisti, peraltro molto arrogante, e qualche <em>radical chic</em>. Ciò vuol anche dire che i cattolici adulti che gli hanno prestato voti e “<em>classe politica</em>”, in cambio di 4 poltrone, non contano culturalmente e politicamente più niente su alcuni temi o, peggio, sono oramai completamente assimilati e asserviti, utili megafoni, a furia di ripetere sciocchezze politicamente corrette (sulle quali un domani, quando saranno egemoni in Europa, potranno esercitarsi i musulmani).</p>
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		<title>Omofobia, due rischi sventati e un problema</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/10/omofobia-due-rischi-sventati-e-un-problema/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 19:21:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
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		<description><![CDATA[Tratto da Avvenire
I termini della questione
Ora qualcuno si avventurerà ad affermare che c’è libertà di aggressione nei confronti degli omosessuali. E qualcun altro, in un impeto di esecrazione, magari si spingerà a sostenere che lo &#8220;scellerato&#8221; via libera (se non l’incitamento) è venuto addirittura dalla Camera dei deputati, con un voto trasversale che starebbe lì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-771" title="omofobia" src="http://sicomorogiulianova.files.wordpress.com/2009/10/omofobia.jpg?w=150" alt="omofobia" width="150" height="32" />Tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Commenti/VIOLENZA_200910140646474830000.htm" target="_blank">Avvenire</a></p>
<p><strong>I termini della questione</strong></p>
<div><span id="_ctl0_MasterContent_Contenuto">Ora qualcuno si avventurerà ad affermare che c’è libertà di aggressione nei confronti degli omosessuali. E qualcun altro, in un impeto di esecrazione, magari si spingerà a sostenere che lo &#8220;scellerato&#8221; via libera (se non l’incitamento) è venuto addirittura dalla Camera dei deputati, con un voto trasversale che starebbe lì a testimoniare la sostanziale cultura omofobica dei nostri rappresentanti. Si tratta di falsità, dalle quali qui – per quanto ci è possibile – vogliamo mettere in guardia.</p>
<p>Proviamo a ricostruire i fatti nella loro nuda verità, e nella consapevolezza che non è assolutamente in discussione la dignità degli omosessuali come persone, e in quanto tali portatrici degli stessi diritti garantiti dalla Costituzione italiana a tutti i cittadini del nostro Paese.</p>
<p>Ieri è semplicemente accaduto che alla Camera, con un voto bipartisan, è stata ritenuta fondata la pregiudiziale di costituzionalità sollevata dall’Udc in relazione alla proposta di legge che porta il nome dell’onorevole Paola Concia e che è più nota come legge anti-omofobia.</p>
<p>È indiscutibile che la materia sia in queste ore incandescente, a causa di ripetute aggressioni contro coppie di omosessuali, verificatesi soprattutto a Roma. Aggressioni violente e del tutto immotivate che hanno suscitato unanime condanna nel mondo politico, oltre che la riprovazione, senza se e senza ma, dell’opinione pubblica. E se non fosse abbastanza chiaro, anche noi – ancora una volta – esprimiamo una ferma condanna per questa come per ogni altra forma di violenza, tanto più se gratuita, irrazionale o mossa da motivazioni abiette.</p>
<p>Ma torniamo al cuore della questione: la legge Concia è stata &#8220;stoppata&#8221; perché il Parlamento ha ritenuto che contenesse in sé un rischio gravissimo, cioè quello di provocare una discriminazione nei confronti di chi omosessuale non è, proprio in virtù dell’introduzione nel codice penale di un’aggravante specifica, tesa a creare una sorta di super-protezione riconosciuta solo e soltanto alle persone che si dichiarano omosessuali.</span></div>
<div></div>
<div><span id="_ctl0_MasterContent_Contenuto"> Il legislatore, insomma, in questa occasione ha saputo guardare lontano. E ha fatto anche di più: ha saputo riconoscere quello che appare come il rischio più elevato per una comunità civile: l’introduzione di un nuovo reato di opinione. Un reato nel quale sarebbe potuto cadere, ad esempio, chi avesse pubblicamente sostenuto la bellezza e la bontà sociale del matrimonio storicamente definito, ovvero fra un uomo e una donna. Con simili norme per i portatori di questa opinione si sarebbe aperta la porta all’imputazione per «discriminazione» nei confronti di quanti, appunto gli omosessuali, non possono accedere al matrimonio fra persone dello stesso sesso.</p>
<p>Qualcuno dirà che il legislatore ha visto male. A noi sembra che questa volta il Parlamento si sia accorto della vera posta in gioco: non introdurre una sanzione di legge che già c’è, ma aprire la via, al di là della stessa lettera della legge, alla cosiddetta «cultura di genere» nel nostro ordinamento. Una «cultura» che porta con sé una serie di richieste, a nostro parere, irricevibili: dal matrimonio omosessuale alla procreazione artificiale e all’adozione di bambini da parte di persone delle stesso sesso.</p>
<p>Forse non placherà la polemica neppure l’evidenza del fatto che già oggi il nostro ordinamento indica nei cosiddetti «motivi abietti» un’aggravante e che, infatti, la magistratura ha già rigorosamente sanzionato le aggressioni a persone bersagliate per il loro essere omosessuali.</p>
<p>Eppure, vogliamo sperare in un soprassalto di saggezza anche in chi, ieri, si è spinto scompostamente a parlare di «vergogna». È opportuno che tutti si facciano carico della prudenza necessaria quando, nella creazione di &#8220;nuovi diritti&#8221;, si vanno a intaccare i pilastri della comune antropologia. E una dose di lucidità in più aiuterebbe tutti noi a collocare il tema della violenza, compresa quella contro gli omosessuali, là dov’è il suo posto elettivo: al centro dell’azione educativa. Non sarà un’aggravante specifica, portatrice di ambigue e pericolose interpretazioni e applicazioni, a strappare la violenza dal cuore dei violenti. E questo resta il problema.</span></div>
<div><span id="_ctl0_MasterContent_Autore">Domenico Delle Foglie</span></div>
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		<title>Secondo incontro del percorso</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/02/secondo-incontro-del-percorso/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 17:23:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Preparazione al matrimonio 2009]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[percorso]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo qui la traccia dell&#8217;intervento nel secondo incontro del cammino della preparazione al matrimonio tenuto da don Vinicio.
CHIEDERE E RICEVERE IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO: PERCHE’?
DARE RAGIONE DELLA SPERANZA CHE E’ IN NOI
I. È bene, innanzi tutto, ricordarci che il matrimonio è una “scelta”; può sembrare superfluo, ma è importante ribadirlo per quello che diremo. Voi avete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-161" title="images" src="http://sicomorogiulianova.files.wordpress.com/2009/02/images.jpg" alt="images" width="122" height="83" />Pubblichiamo qui la traccia dell&#8217;intervento nel secondo incontro del cammino della preparazione al matrimonio tenuto da don Vinicio.<br />
<strong>CHIEDERE E RICEVERE IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO: PERCHE’?<br />
DARE RAGIONE DELLA SPERANZA CHE E’ IN NOI</strong></p>
<p>I. È bene, innanzi tutto, ricordarci che il matrimonio è una “scelta”; può sembrare superfluo, ma è importante ribadirlo per quello che diremo. Voi avete fatto, o vi accingete a fare, (se non ci ripensate), una scelta: il Matrimonio Religioso, cioè chiedete di celebrare un Sacramento: perché questa “scelta”? perché non sposarsi civilmente o convivere?<br />
II. Quali sono le caratteristiche e le differenze tra il matrimonio cattolico e il matrimonio civile. Il Matrimonio Cattolico: La Chiesa ammette per i battezzati un solo matrimonio che è di per se stesso Sacramento. “ Pertanto tra i battezzati non può sussistere un valido matrimonio, che non sia per ciò stesso sacramento” (c.i.c. can.1055 &amp;2).Dice la Gaudium et Spes al n. 48:”fondata dal Creatore e dotata di leggi proprie, l’intima comunità di vita e di amore coniugale si stabilisce attraverso il patto coniugale”. In base a quanto espresso dal Concilio Vaticano II, il C.I.C. al can. 1057 &amp;1 afferma: “Il matrimonio è costituito dal Consenso delle parti manifestato legittimamente tra persone giuridicamente abili e che non può essere supplito da nessun potere umano”; quindi fondamento del matrimonio sacramento è il consenso. Può sembrare strano, anzi paradossale che il fondamento canonico sia costituito dal consenso e non dall’amore, ma il paradosso è solo apparente e vedremo perché.<br />
III. Nel matrimonio Sacramento ci sono degli ELEMENTI e delle PROPRIETA’ ESSENZIALI; ELEMENTI ESSENZIALI sono: BENE DEI CONIUGI; PROCREAZIONE ed EDUCAZIONE DELLA PROLE. PROPRIETA’ ESSENZIALI sono: UNITA’ ovvero FEDELTA’ CONIUGALE; INDISSOLUBILITA’ ovvero PERPETUITA’. Dobbiamo domandarci a questo punto cos’è l’amore? E cos’è la fede?<br />
IV.  AMORE. Abbiamo visto, nella conversazione precedente che la vita non è anzitutto un progetto mio, ma la mia risposta alla chiamata di un Altro; l’amore è quindi un dono una pro-vocazione che Dio mi dà per il mio bene e alla quale io posso rispondere in vari modi. Tu al tuo fidanzato/a cosa hai detto? “io mi sono innamorato di te”, questo significa che il sentimento che è nato è prima di tutto una cosa che fa bene a te, che piace a te; BENE DEI CONIUGI. L’innamorarsi non è prima di tutto una “tua scelta” è qualcosa che ti accade. L’amore, invece è una decisione libera che ragionevolmente riconosce il bene e lo accoglie. In sintesi è rispondere alla vocazione e accettarla, è il passaggio dall’innamoramento all’amore, dal “sentire” al “volere” amare; quando esprimi solennemente il consenso matrimoniale non dici più “io ti amo”, perciò ti sposo, ma dici “io voglio amarti” perciò ti sposo; non si ama per “qualcosa”, ma solo per “amore”.<br />
V. FEDE. Che cos’è la fede? La fede cristiana non è semplicemente credere che c’è Dio, non è nemmeno una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un orizzonte nuovo e con ciò la direzione decisiva. (Efesini 5,2.21-33). Allora i cristiani non sono semplicemente coloro che “hanno fede”,ma coloro che in tutte le vicende della vita, “sia che mangiate sia che beviate” pongono l’ATTO DI FEDE. L’opinione mondana più diffusa pensa all’atto di fede come a qualcosa di facoltativo, anzi di fortuito e di occasionale. Si dice: “io non ho la fede” più o meno come si dice: “io non ho gli occhi azzurri” o “io sono basso di statura”. Anche quando sembra di avvertire una specie di nostalgia o di rimpianto, perché il credere è ritenuto un valore e una fortuna, l’atteggiamento mentale non cambia di molto: “purtroppo io non ho la fede”, è detto con lo stesso spirito con cui si può dire: “purtroppo sono stonato, o “purtroppo non riesco in matematica”; quasi supponendo che l’assenza della fede sia qualcosa che non dipenda da noi. La fede concepita in questi termini non è certo quella di cui ci ha parlato Gesù e di cui tratta la dottrina cattolica. Per Gesù Cristo (Mc 16,16) l’atto di fede è tutt’altro che qualcosa di facoltativo; ed è tutt’altro che fortuito e occasionale: dipende dalla decisione responsabile dell’uomo, il quale per il mancato raggiungimento della fede può essere accusato e condannato.<br />
VI. Non è difficile allora comprendere che l’atto di fede è un atto che implica contemporaneamente LA VOLONTA’, LA RAGIONE e LA GRAZIA.<br />
a. La volontà accompagna tutto il processo, che perciò è in ogni suo passaggio un “cammino di libertà”. L’uomo è libero di accettare o di infrangere la Legge di Dio. Può decidere di cedere alla stanchezza o alla pigrizia e di sospendere il suo faticoso pellegrinaggio di delusione in delusione, oppure di proseguirlo tenacemente fino alla sua positiva conclusione. Soprattutto è libero di rifiutare dentro di sé i valori morali impedendo così alla grazia di operare. Infine la volontà deve sorreggere l’uomo per l’ultimo passo, cioè per l’atto di fede vero e proprio, che resta fino in fondo un atto libero.<br />
b. La ragione è chiamata a rendersi conto prima di tutto della validità della Legge di Dio; in secondo luogo della insostenibilità delle varie posizioni dell’incredulità. Illuminata dalla Grazia, liberamente accettata dall’uomo che si orienta al bene, valuta lucidamente i motivi di credibilità, che sono oggettivamente efficaci e perciò indiscutibilmente razionali (vedi Abramo, Maria).<br />
c. La grazia di fatto accompagna tutto il processo conoscitivo fin dal primo istante, interagendo con la libera decisione dell’uomo, che essa sempre rispetta. Soprattutto è presente nell’atto formale di fede, (consenso), per il quale essa crea nell’uomo una facoltà nuova la “virtù” della fede.<br />
VII. A questo punto spero che si sia chiarito quello che sembrava un paradosso: il Sacramento del Matrimonio secondo la Chiesa si fonda sul consenso e non sull’amore, perché se uno conosce veramente cos’è l’Amore e la Fede, comprende fino in fondo ciò che dice in modo geniale S. Agostino: “ama e fa ciò che vuoi”, perché tutta la vita non è altro che una grande e affascinante storia di Amore: l’Amore infinito di Dio per l’uomo, per ogni uomo, e la risposta d’Amore dell’uomo al suo Creatore. “Qual è il primo di tutti i Comandamenti? Gesù rispose:” Il primo è: “Ascolta Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi” (Mc12,28-31.)<br />
VIII. In conclusione perché voi chiedete il Sacramento del Matrimonio? Perché “abbiamo creduto all’amore di Dio”, e volete vivere questo Amore per sempre, per vivere il “servizio della comunione” con consapevolezza, ponendo l’atto di fede, affinché attraverso la testimonianza del vostro amore sponsale chi vi incontra possa trovare speranza, fede e carità.</p>
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		<title>Una risposta alle crisi matrimoniali</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 13:28:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
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		<description><![CDATA[In un rapporto dal titolo &#8220;Relazione sull&#8217;Evoluzione della Famiglia in Europa 2007&#8243;, la Rete Europea dell&#8217;Istituto di Politica Familiare ha evidenziato come nel periodo 1980 &#8211; 2005, tra divorzi, aborti, calo delle nascite, invecchiamento e insufficienza di politiche di sostegno, la famiglia monogamica rischi di scomparire dal panorama continentale.
Per cercar di capire le cause profonde [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-53" title="coppia" src="http://sicomorogiulianova.files.wordpress.com/2009/01/coppia.jpg" alt="coppia" width="250" height="189" />In un rapporto dal titolo &#8220;Relazione sull&#8217;Evoluzione della Famiglia in Europa 2007&#8243;, la Rete Europea dell&#8217;Istituto di Politica Familiare ha evidenziato come nel periodo 1980 &#8211; 2005, tra divorzi, aborti, calo delle nascite, invecchiamento e insufficienza di politiche di sostegno, la famiglia monogamica rischi di scomparire dal panorama continentale.<br />
Per cercar di capire le cause profonde di questa crisi e trovare delle risposte per un rinnovato e rafforzato legame matrimoniale, ZENIT si è rivolto al dott. Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta che insieme a Rachele Barchiesi, ha appena pubblicato il libro “Amori difficili. La crisi della relazione interpersonale e il trionfo dell&#8217;ambiguità” (San Paolo Edizioni, 272 pagine, 13 Euro).</p>
<p><strong>In Europa ogni 30 secondi c’è un divorzio, mentre in Italia, ogni giorno, ci sono 200 separazioni e 100 divorzi. Che cosa sta succedendo? E’ un sintomo di decadenza morale o è il matrimonio a non essere più adeguato ai tempi?<br />
</strong>Cantelmi: Il problema non è il matrimonio o la moralità, ma il fatto che l’unica soluzione prospettata di fronte ad una forte conflittualità, oggi, sia la fuga. Ogni situazione va analizzata nello specifico e sarebbe sciocco fare di ogni erba un fascio, ma ciò che appare evidente oggi è che al momento della fatica, dello scontro e dell’incomprensione l’unica strada percorribile è scappare l’uno dall’altro.<br />
Normalmente, se due persone litigano la soluzione più semplice che viene loro proposta è: “Se litigate vuol dire che non state bene assieme”. E anche nel mio ambito di lavoro, spesso si consiglia immediatamente la fine del rapporto, la separazione.<br />
Ma, possibile che non vi sia un altro modo di affrontare il conflitto, possibile che siamo incapaci di gestirlo e superarlo? Il fatto che le relazioni affettive oggi siano divenute molto instabili non significa che si deve rinunciare per forza all’idea di famiglia.<br />
Si tratta di trovare nuove strade per affrontare la conflittualità, a partire dal dato semplice ma mai scontato che le frustrazioni appartengono alla realtà e non esiste realtà, per quanto edulcorata dal consumismo, che possa risultare pienamente gratificante.<br />
Spesso i nostri rapporti sono basati sul falso presupposto di un’intesa naturale e indefettibile, fatta di attrazione fisica, di amore romantico, di sentimenti condivisi in modo assoluto e perenne. In realtà nelle storie d’amore, come in tutte le relazioni interpersonali, è insita una dose di conflittualità, data dalla diversità e soprattutto dalla posizione individuale di ciascuno.</p>
<p><strong>Perché oggi sembra così difficile, se non a volte impossibile, costruire relazioni affettive stabili e durature?</strong><br />
Cantelmi: C’è una grande illusione oggi, che viene fortemente alimentata dai mass media: quella di trovare vie brevi per la felicità, ricette fai-da-te per la realizzazione individuale. Questa ricerca può ingannare profondamente, perché le vie brevi sono molto semplici e immediate, ma un progetto d’amore richiede del tempo. Tutti cerchiamo l’emozione immediata, costruiamo dei rapporti affettivi basati quasi esclusivamente sulla ricerca dell’emozione, e siamo portati a lasciar perdere tutto, quando non proviamo più nulla. Costruire sull’emozione significa però rinunciare completamente alla progettualità, alla capacità di gestire un rapporto nel tempo. L’amore è un terreno complesso, come l’essere umano, e non può essere ridotto alla sua componente più immediata, qual è la passione, che pure ne fa parte.</p>
<p><strong>Perché le persone preferiscono sedersi davanti alle telecamere del programma del momento piuttosto che sviluppare relazioni sociali per trovare l’anima gemella?</strong><br />
Cantelmi: Perché siamo l’esercito dei narcisisti, immersi nella cosiddetta “cultura della visibilità”, che privilegia l’esperienza visiva rispetto agli altri tipi di conoscenza e di esperienza. È anche per questo che nasce l’esigenza di esaltare gli aspetti esteriori e superficiali della realtà a scapito dei suoi contenuti profondi.<br />
La televisione assolve egregiamente questo compito: chi compare in tv – speaker, cantante, attore o sconosciuto – diventa un personaggio, un modello o addirittura un mito, seduce la fantasia di noi spettatori, ci affascina e ci suscita desideri narcisistici di visibilità. Questa è la civiltà delle immagini e della spettacolarizzazione per cui si enfatizzano e si sopravvalutano gli aspetti legati alla visibilità, al look, alla ossessiva importanza attribuita alla moda e alla pubblicità, che abbelliscono e allo stesso tempo alterano, rendendo le persone qualcosa che non sono. Il modo di apparire ha acquisito un peso determinante anche nella costruzione delle relazioni sociali: facilita l’assunzione, favorisce la carriera, è l’arma più efficace nella competizione e non da ultimo è fondamentale nella scelta del partner.<br />
Nascere belli è già la premessa di una vita felice, perché rende più facile il rapporto con gli altri. Essere belli, dunque, è diventata quasi un’esigenza e se tali non si nasce, bisogna diventarlo con ogni mezzo anche con quello chirurgico. L’immagine diventa centrale anche per stare insieme.<br />
Siamo spinti sempre di più ad esistere solo in funzione del nostro aspetto esteriore, curando il corpo con grande minuzia come se l’essenza di una persona fosse rintracciabile esclusivamente nel suo aspetto, come se solo lì fosse ciò che siamo. L’altro diventa essenzialmente un oggetto che gratifica i propri bisogni narcisistici e le relazioni amorose hanno la funzione di confermare l’immagine positiva e superficiale e lieta di noi stessi. Sviluppare un rapporto nel tempo, attraverso la conoscenza e il confronto ci porrebbe altrimenti in una posizione di estrema vulnerabilità, ci esporrebbe ad aspetti più profondi e anche negativi di noi stessi, che da bravi narcisisti ci risultano insopportabili ed inaccettabili.</p>
<p>Tratto da ZENIT &#8211; Agenzia d&#8217;informazione internazionale</p>
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