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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; pakistan</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>Salviamo Asia Bibi</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Nov 2010 11:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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Le terre islamiche grondano di sangue cristiano. Ma il mondo se  ne frega. Altri sei cristiani ammazzati in Iraq, con 33 feriti, dopo la  carneficina del 31 ottobre nella chiesa di Bagdad, dove le vittime sono  state cinquanta.
Ma non solo. Domenica sera in Pakistan una madre di due figli, Asia Bibi, operaia [...]]]></description>
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<p>Le terre islamiche grondano di sangue cristiano. Ma il mondo se  ne frega. Altri sei cristiani ammazzati in Iraq, con 33 feriti, dopo la  carneficina del 31 ottobre nella chiesa di Bagdad, dove le vittime sono  state cinquanta.</p>
<p>Ma non solo. Domenica sera in Pakistan una madre di due figli, Asia Bibi, operaia  agricola di 37 anni, è stata condannata a morte da un tribunale del  Punjab, semplicemente perché cristiana: la famigerata “legge sulla  blasfemia” infatti in quel Paese manda a morte chiunque sia accusato da  musulmani di aver offeso Maometto.</p>
<p>Secondo l’agenzia Asianews, tutto risale a <strong>“</strong><strong>una  discussione molto animata avvenuta nel giugno 2009 a Ittanwali. Alcune  delle donne che lavoravano con Asia Bibi cercavano di convincerla a  rinunciare al cristianesimo e a convertirsi all’islam. </strong></p>
<p><strong>Durante la discussione, Bibi ha risposto parlando di come  Gesù sia morto sulla croce per i peccati dell’umanità, e ha chiesto alle  altre donne che cosa avesse fatto Maometto per loro. </strong></p>
<p><strong>Le musulmane si sono offese, e dopo aver picchiato Bibi  l’hanno chiusa in una stanza. Secondo quanto raccolto da ‘Release  International’ una piccola folla si è radunata e ha cominciato a  insultare lei e i bambini. </strong></p>
<p><strong>L’organizzazione caritativa, che sostiene i cristiani  perseguitati, ha detto che su pressione dei leader musulmani locali è  stata sporta denuncia per blasfemia contro la donna”. </strong></p>
<p>La condanna a morte per “blasfemia” era purtroppo già stata comminata  a dei cristiani maschi. Per una donna invece è la prima volta.</p>
<p>Tuttavia nessuno si solleverà per salvare una donna cristiana. I  cristiani sono carne da macello. Come ai tempi di san Paolo sono “la  spazzatura del mondo”.</p>
<p>Il mondo intero si è indignato e si è sollevato per salvare Sakineh,  la donna condannata a morte in Iran per presunta complicità  nell’omicidio del marito e per adulterio.</p>
<p>Bernard Henri Lévy ha (meritoriamente) scatenato la protesta  dell’intero Occidente: si sono uniti a lui giornali, tv, governi,  ministri, Unione europea, sindaci, intellettuali, montagne di premi  Nobel, di Saviani e di Carlebruni. Perfino noi. E poi migliaia di firme,  di foto esposte.</p>
<p>Bene. Niente di simile sarà fatto per la povera Bibi, che ha la sola  colpa di essere cristiana. Il mondo non fa una piega quando si tratta di  cristiani.</p>
<p>Anche altre recenti notizie di stupri e uccisioni di ragazze  cristiane in Pakistan sono scivolate allegramente via dai mass media  occidentali. Senza drammi.</p>
<p>Ma l’esempio supremo dell’indifferenza dell’Occidente per i massacri  dei cristiani lo ha dato ieri il presidente americano Obama.</p>
<p>L’ineffabile Obama ha appena visitato l’Indonesia dove aveva vissuto  qualche anno da bambino. E se n’è uscito con queste mirabolanti  dichiarazioni riportate dai media del mondo intero: <strong>“L’Indonesia è un modello”</strong>.</p>
<p>Ecco qualche perla di Obama: <strong>“</strong><strong>Una figura paterna mi insegnò qui da bambino che l’Islam è tolleranza, non l’ho dimenticato”</strong>. Poi il presidente americano <strong>“e</strong><strong>salta l’Indonesia ‘laica, pluralista, tollerante, la più grande democrazia in una nazione a maggioranza islamica’ ”</strong>. Ed ecco un’altra perla: <strong>“Lo spirito della tolleranza, sancito nella vostra Costituzione, è uno dei caratteri fondanti e affascinanti di questa nazione”</strong>.</p>
<p>Ma davvero? L’Indonesia, con i suoi 212 milioni di abitanti, è il  paese musulmano più popoloso del mondo ed è una potenza economica. Il 75  per cento della popolazione è musulmano, i cristiani sono il 13,1 per  cento, cioè 27 milioni e 800 mila persone.</p>
<p>E’ vero che la Costituzione, sulla carta, riconosce il pluralismo  religioso e una buona percentuale di musulmani effettivamente è  favorevole a una convivenza pacifica con i cristiani.</p>
<p>Ma concretamente cosa è accaduto? Sia sotto il regime di Suharto che  sotto il successivo i cristiani hanno subito massacri e persecuzioni  inenarrabili.</p>
<p>A Timor Est – un’isola abitata da cristiani – il regime indonesiano,  che la occupò contro la deliberazione dell’Onu, ha perpetrato un vero e  proprio genocidio.</p>
<p>Secondo monsignor Carlos Belo, premio Nobel per la pace, sono state  200 mila le vittime e 250 mila i profughi su una popolazione totale di  800 mila abitanti.</p>
<p>Dal 1995 al 2000 sono state distrutte 150 chiese. I massacri sono  continuati anche dopo che la comunità internazionale, nel 1999, ha  imposto l’indipendenza di Timor Est.</p>
<p>In quello stesso anno stragi di cristiani sono stati perpetrate anche  in un’altra zona cristiana dell’Indonesia: l’arcipelago delle Molucche.</p>
<p>In tre anni di scontri si sono avute circa 13.500 vittime e 500 mila  profughi. Più di 6 mila cristiani delle Molucche sono stati costretti a  convertirsi all’Islam (con il solito corredo di stupri e infibulazioni  forzate). Altri 93 cristiani dell’isola di Keswi sono morti perché si  rifiutavano di convertirsi.</p>
<p>Le cronache parlano di episodi orrendi come quello in cui sei bambini  cristiani sono stati uccisi ad Ambon, in un campo di catechismo:  “inseguiti, sventrati, evirati e decapitati dagli islamisti che  fendevano le bibbie con la spada”.</p>
<p>In altri casi gli attacchi degli islamisti avevano “l’ausilio di  truppe militari regolari… come nell’isola di Haruku il 23 gennaio 2000,  quando sono rimasti uccisi 18 cristiani” (dal Rapporto 2001 sulla  libertà religiosa nel mondo).</p>
<p>A Natale del 2000 i fondamentalisti hanno fatto una serie di  attentati colpendo la cattedrale di Giakarta e altre dieci città, con 17  morti e circa 100 feriti.</p>
<p>Nel 2001 l’agenzia Fides dava notizia di nuovi attacchi di  guerriglieri islamici contro i cristiani nell’isola di Sulawesi e anche a  Makassar con scene di caccia all’uomo. Poi altre chiese bruciate e  molte vittime.</p>
<p>Un gruppo di cristiani indonesiani firmarono un appello drammatico:  “Preghiamo per i cristiani di Indonesia. Preghiamo per la loro fede  durante gli attacchi e per quanti subiscono la tentazione di nascondere  la loro identità di fedeli a Cristo. Preghiamo per il mondo perché  prenda provvedimenti contro la persecuzione, dovunque essa si  verifichi”.</p>
<p>Invece il mondo se ne frega delle stragi di cristiani e Obama va in  Indonesia a esaltare questo Paese come esempio di Islam buono.  Figuriamoci com’è quello cattivo.</p>
<p>Nel paese indicato da Obama come modello di tolleranza, il 19 ottobre  2005, tre studentesse cristiane, Yusriani di 15 anni, Theresia di 16  anni e Alvita di 19 anni, furono assalite mentre si recavano a scuola  (in un liceo cattolico di Poso) da un gruppo di fondamentalisti  islamici.</p>
<p>I fanatici le immobilizzarono e poi, con un machete, le sgozzarono.  Quindi tagliarono loro la testa a causa della loro fede in Gesù. La  testa di una di loro è stata poi lasciata davanti alla chiesa cristiana  di Kasiguncu.<strong></strong></p>
<p>Più di recente si è avuto il triste episodio della condanna a morte  di tre contadini cattolici, Fabianus Tibo, Domingus da Silva e Marinus  Riwu, colpevoli di essersi difesi nel 2000 dagli attacchi degli  islamisti a Poso.</p>
<p>Monsignor Joseph Suwatan, vescovo di Manado, andò a confortarli in  prigione a Palu in veste di “inviato speciale del Vaticano”, perché –  spiegò – Benedetto XVI vuole condividere il dolore ed esprimere la sua  solidarietà per l’ingiustizia legale subita dai tre cattolici durante il  loro processo.</p>
<p>Un’ultima notizia dal “paese modello” di Obama. Nel settembre 2009 il  parlamento di Aceh ha approvato all’unanimità l’introduzione della  legge islamica. Ecco il titolo del Corriere della sera del 15 settembre:  “Sharia in Indonesia, lapidazione per gli adulteri”.</p>
<p>Con buona pace delle Sakineh che ne faranno le spese. Di cui in  realtà non frega niente a nessuno in Occidente. In particolare però non  frega niente della tragedia dei cristiani, veri agnelli sacrificali.</p>
<p>Non frega niente all’Onu, alla Ue, ai premi Nobel, ai giornali  progressisti, alle carlebruni e ai saviani (che non hanno lanciato  appelli né fatto monologhi televisivi su questo genocidio censurato). E  tanto meno frega a Obama.</p>
<p><strong><a href="http://www.antoniosocci.com/2010/11/salviamo-asia-bibi-vedi-appello-di-tv2000-in-fondo/" target="_blank">Antonio Socci</a></strong></p>
<p><strong>Da “Libero” 11 novembre 2010</strong></p>
<p align="center"><strong>Salviamo Asia Bibi. TV2000 lancia una campagna di solidarietà</strong></p>
<p>Da questa sera tutte le edizioni dei telegiornali di TV2000 saranno  contrassegnate da un logo con la foto di Asia Bibi, la donna cristiana  condannata a morte in Pakistan con l’accusa di blasfemia. La donna,  com’è noto, aveva respinto le pressioni delle sue colleghe perché si  convertisse all’Islam e aveva difeso con forza le ragioni della propria  fede. Picchiata e poi rinchiusa in carcere per oltre un anno,  recentemente è stata condannata alla pena capitale da un tribunale del  Punjab. In vista del passaggio del caso all’Alta Corte è necessaria una  grande mobilitazione internazionale in nome della libertà religiosa, con  l’obiettivo di salvare la vita e restituire la libertà a questa donna  così coraggiosa e di accendere i riflettori dell’opinione pubblica sulle  persecuzioni di cui sono vittime in tutto il mondo tanti cristiani a  causa della loro fede.</p>
<p>Chi volesse aderire alla campagna può scrivere un messaggio via sms al numero <strong><span>331 2933554</span><span dir="ltr"><span> begin_of_the_skype_highlighting</span> <span title="Chiama questo numero in Italia con Skype: +393312933554" dir="ltr"><span> </span><span title="Opzioni Skype "><span style="background-position: -2139px 1px ! important;"> </span> </span><span><span> 331 2933554</span></span><span> </span></span> <span>end_of_the_skype_highlighting</span></span></strong> o all’indirizzo di posta elettronica <a href="mailto:salviamoasiabibi@tv2000.it" target="_blank">salviamoasiabibi@tv2000.it</a>. Ma naturalmente l’auspicio è che la campagna si allarghi e che tanti soggetti si mobilitino utilizzando ogni canale utile.</div>
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		<title>I’m Arshed</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 12:57:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Siamo tutti Arshed. L’hanno ucciso col fuoco, in Pakistan. Era un autista di 38 anni, cristiano. Ha rifiutato di convertirsi all’Islam, nonostante le pressioni del suo datore di lavoro.
Un “commando” gli ha dato fuoco, e dopo aver vissuto qualche giorno con ustioni sull’80% del corpo è morto lunedì scorso. La moglie, che si era recata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1785" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/fuoco.jpeg"><img class="size-medium wp-image-1785" title="fuoco" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/fuoco-300x225.jpg" alt="Arshed bruciato in Pakistan" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Arshed bruciato in Pakistan</p></div>
<p>Siamo tutti Arshed. L’hanno ucciso col fuoco, in Pakistan. Era un autista di 38 anni, cristiano. Ha rifiutato di convertirsi all’Islam, nonostante le pressioni del suo datore di lavoro.</p>
<p>Un “commando” gli ha dato fuoco, e dopo aver vissuto qualche giorno con ustioni sull’80% del corpo è morto lunedì scorso. La moglie, che si era recata alla polizia per denunciare il fatto, è stata stuprata dagli agenti stessi, davanti ai suoi tre figli piccoli dai 7 ai 12 anni.</p>
<p>Questo è il trattamento che il Pakistan sta riservando alle minoranze religiose. Ditelo ai Pakistani che qui sono venuti a vivere, a lavorare, rispettati e accolti, con tanto di moschee. Ditelo che siamo tutti Arshed.</p>
<p>E soprattutto ditevelo piano, per strada, mentre andate a fare il vostro dovere, lavoro, scuola, occupazioni: “io sono Arshed, io sono Arshed e i suoi tre figli.” Ora si facciano le azioni diplomatiche per aiutare i tanti cristiani che laggiù stanno subendo da tempo violenze e soprusi. Si muovano i ministri, i funzionari, i diplomatici.</p>
<p>Ma specialmente si muova il nostro mastodonte cuore, il nostro sorriso radicale, l’anima verticale. Siamo tutti Arshed, “io sono Arshed”.</p>
<p>Tratto dalla newsletter <a href="http://www.clandestinozoom.it/">ClandestinoZoom</a></p>
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		<title>Storia di Shazia. Novità per aiutare…</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 20:44:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Che il Pakistan sia uno dei peggiori “buchi neri” del mondo sembra dimostrarlo anche l’uccisione del nostro eroico agente Pietro Colazzo, vicecapo dell’intelligence in Afghanistan (vedremo dopo perché).
Ne avevo parlato il 31 gennaio scorso su queste colonne, raccontando la storia di Shazia Bashir, la ragazzina cristiana entrata come serva in una casa di ricchi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/pakistan.islamabad.lg.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1659" title="pakistan.islamabad.lg" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/pakistan.islamabad.lg-282x300.jpg" alt="pakistan.islamabad.lg" width="282" height="300" /></a>Che il Pakistan sia uno dei peggiori “buchi neri” del mondo sembra dimostrarlo anche l’uccisione del nostro eroico agente Pietro Colazzo, vicecapo dell’intelligence in Afghanistan (vedremo dopo perché).</p>
<p>Ne avevo parlato il 31 gennaio scorso su queste colonne, raccontando la storia di Shazia Bashir, la ragazzina cristiana entrata come serva in una casa di ricchi e potenti musulmani e uscita da lì morta.</p>
<p>La sua tragica vita è emblematica della situazione della minoranza cristiana di quel Paese, le cui figlie femmine sono costrette nelle condizioni di Shazia per poter guadagnare la miseria di 12 dollari al mese (8 euro) e far sopravvivere le loro famiglie.</p>
<p>Mi chiedevo perché nessun organismo umanitario o nessun ente cristiano o cattolico avesse lanciato un programma di adozioni a distanza per salvare queste povere bambine dall’orrore di una servitù che comporta spesso ogni tipo di violenza.</p>
<p>Tanti lettori di Libero mi hanno scritto desiderosi di far qualcosa. Oggi finalmente sono in grado di informare che qualcuno – dopo aver conosciuto la tragedia di Shazia – ha trovato il modo di lanciare un primo salvagente.</p>
<p>Non si tratta di organizzazioni femministe inorridite per la condizione delle giovani donne cristiane. E non si tratta neanche dei tanti “progressisti”, no global o robe simili che amano sciacquarsi la bocca con il Terzo mondo, gli immigrati, la solidarietà e via dicendo.</p>
<p>Nossignori. A rimboccarsi le maniche per aiutare queste sventurate ragazzine e le loro famiglie cristiane, che sono i più poveri dei poveri, è l’ “Umanitaria padana onlus” (per avere notizie su internet si veda <a href="www.umanitariapadanaonlus.net" target="_blank">www.umanitariapadanaonlus.net</a>).</p>
<p>Sì, avete capito bene, un’organizzazione umanitaria nata dal popolo della Lega Nord (precisamente dall’ “Associazione donne padane”). Del resto non c’è troppo da stupirsi se si pensa che il Nord Italia e specialmente la Lombardia hanno letteralmente riempito il mondo di missionari.</p>
<p>L’anima e il motore dell’Umanitaria padana è Sara Fumagalli, una donna straordinaria, ardente di fede cristiana, piena di dinamismo, di coraggio e di umiltà, che ha portato aiuto – anche rischiando fisicamente – negli angoli più disperati del mondo, dal Darfur (in Sudan), all’Etiopia, da Haiti all’Iraq, quindi in Kosovo, in Kenia, Libano, Sri Lanka, in Terra Santa e appunto in Afghanistan.</p>
<p>Ieri Sara mi ha scritto: “Da anni la mia Associazione è venuta in contatto col problema della discriminazione o persecuzione dei Cristiani nel mondo (non solo quello islamico). Noi abbiamo deciso di muoverci sul piano pratico”.</p>
<p>Mi racconta di contatti con il Vescovo di Faisalabad,  Monsignor Joseph Coutts, per aiutare i Cristiani perseguitati del Punjab e di borse di studio per alcuni seminaristi pakistani.</p>
<p>“Dopo di allora”, mi racconta Sara “ho mantenuto contatti stabili con il Pakistan attraverso un giovane docente pakistano della Pontificia Università Lateranense, professor Mobeen Shadid, che mi aveva informato anche del caso di Shazia. Mi diceva che capita spesso, anche senza arrivare alla tragedia della piccola, che le famiglie musulmane non restituiscano le bimbe alle famiglie cristiane d’origine e impongano loro conversioni e matrimoni forzati”.</p>
<p>Si pensava – dice Sara – a iniziative di sensibilizzazione  sul piano culturale, politico e diplomatico: “La grande idea, bella pratica come piace a me, è arrivata leggendo il tuo articolo. Mi sono subito attivata. Ho chiamato Mobeen e attraverso di lui ho saputo che un suo direttore spirituale, padre Edward Thuraisingham, Oblato di Maria Immacolata, si occupava già di un progetto per garantire un’istruzione e un futuro a bambini cattolici in condizioni a vario titolo disagiate”.</p>
<p>“L’ho subito contattato” prosegue Sara “e così, in una serie di messe a punto successive, è nato il progetto: ‘Borse di studio Shazia Bashir -adotta una bambina con la sua famiglia’. Si tratta di un progetto di sostegno a distanza che consente di far studiare bambine o ragazze di famiglie cristiane povere”.</p>
<p>Ma – attenzione – “l’obiettivo non è solo quello di mandare a scuola le bambine, magari togliendole alla famiglia per mandarle in collegio – cosa che risolverebbe sì il problema della ragazzina, ma non della famiglia – bensì quello di mandarle a scuola facendole continuare a vivere, ogni qualvolta sia possibile, nella loro famiglia”.</p>
<p>Come è possibile? Tramite i missionari. “La gestione di un progetto così è più difficile per il missionario che se ne occupa, ma ha una ricaduta sociale a favore della comunità Cristiana, molto superiore. Il costo per ogni ragazzina adottata è di 500 euro l’anno e comprende la retta scolastica, l’uniforme (fondamentale per evitare differenze), i libri di testo, il materiale didattico e di consumo e un piccolo sostegno alla famiglia (coprendo di fatto il sostentamento della figlia e il mancato guadagno avendola mandata a scuola invece che a lavoro)”.</p>
<p>L’operazione (a cui partecipano anche le “Donne padane”) inizia con 10 borse di studio, ma – aggiunge Sara – “se vediamo che il progetto va bene e se la gente ci aiuta, più avanti  si potrà pensare di aumentare il numero delle borse di studio, per riscattare sempre più bambine all’amara condizione di Shazia”.</p>
<p>A giudicare dalle mail che mi sono arrivate saranno certamente tanti a contribuire. A tutti costoro giro un ulteriore chiarimento della Fumagalli: “Mi preme dirti che, com’è nostro costume, l’intera quota di 500 euro andrà a Padre Thuraisingham per le bambine e le loro famiglie, senza perder neppure un centesimo in costi di struttura o propaganda, grazie al fatto che l’associazione vive di solo volontariato e ama fare le cose in piccolo, ma concreto e verace (come piace alla Madonna)”.</p>
<p>Naturalmente sarà difficile vedere e ascoltare in televisione persone straordinarie come Sara Fumagalli (gli eroi del nostro tempo sono altri: Morgan, per esempio, alle cui gesta sono stati dedicati addirittura due talk show di informazione).</p>
<p>Ma sono queste eroiche formichine quelle che cambiano la storia. E da cambiare in Pakistan c’è moltissimo, cominciando dai diritti umani e dalla libertà religiosa come accadde con i Paese dell’Est. Proprio ieri i vescovi pakistani hanno lanciato un appello: “nessuno ci protegge”.</p>
<p>I cristiani sono le prime vittime del fondamentalismo islamico che infierisce su di loro – scrive Avvenire – con “rapimenti, violenze e uccisioni nelle aree sotto l’influenza taeban”.</p>
<p>I vescovi accusano il governo pakistano di lasciare “mano libera ai taleban”, che opprimono i cristiani con la “jazija” (imposta richiesta ai non musulmani sottomessi) e con ogni sorta di violenza.</p>
<p>Inoltre i vescovi chiedono al governo pakistano di abolire le leggi più odiosamente discriminatorie, come quella orrenda sulla blasfemia, e promuovere tolleranza e uguaglianza davanti alla legge.</p>
<p>Un sogno per ora remotissimo. Gli stessi sviluppi giudiziari del “caso Shazia”, per esempio, fanno temere che non sarà fatta giustizia.</p>
<p>Non si creda che il Pakistan sia solo un remoto e insignificante paese del Terzo Mondo. E’ anzitutto una potenza nucleare di 180 milioni di abitanti e ha un ruolo strategicamente decisivo per gli equilibri mondiali.</p>
<p>Nel mio articolo del 31 gennaio scrivevo che un Paese come quello non poteva essere il credibile pilastro dell’Occidente nella lotta al terrorismo islamista. E’ un inquietante buco nero atomico.</p>
<p>Lo fa pensare anche – come dicevo – l’assassinio del nostro agente Pietro Colazzo. Ieri Lucia Annunziata, con un editoriale sulla Stampa intitolato “Sacrificato dai servizi pachistani”, rivelava proprio l’inquietante retroscena che sembra emergere: “l’attacco sarebbe stato ideato e portato a termine non dai taleban, ma dai servizi segreti del Pakistan con lo scopo di inviare un pesante avvertimento all’India”.</p>
<p>Vedremo se ci saranno conferme. Ma intanto aiutiamo le ragazzine come Shazia, giovane martire cristiana. Sarà una piccola luce accesa nelle tenebre. Ma la luce prima o poi vince le tenebre. Sempre.</p>
<p><a href="http://www.antoniosocci.com" target="_blank"><strong>Antonio Socci</strong></a></p>
<p>da “Libero” 28 febbraio 2010</p>
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		<title>Storia di Shazia, 12 anni, cristiana</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 13:29:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nessuno a Hollywood le dedicherà un film (che pure sarebbe da Oscar), nessuno scrittore la immortalerà in un romanzo, nessun giornale occidentale – che dedica pagine e pagine al burqa in Francia – ha sollevato clamore.
Perché i cristiani sono tornati come al tempo di san Paolo: “siamo diventati la spazzatura del mondo, il rifiuto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/oscar1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1552" title="oscar1" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/oscar1-300x224.jpg" alt="oscar1" width="300" height="224" /></a>Nessuno a Hollywood le dedicherà un film (che pure sarebbe da Oscar), nessuno scrittore la immortalerà in un romanzo, nessun giornale occidentale – che dedica pagine e pagine al burqa in Francia – ha sollevato clamore.</p>
<p>Perché i cristiani sono tornati come al tempo di san Paolo: “siamo diventati la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti”. Dunque la triste storia di Shazia Bashir, 12 anni, cristiana, non può far notizia.Come non fa notizia che proprio i cristiani siano il gruppo umano più perseguitato del pianeta. Nemmeno i credenti lo sanno e si fanno semmai bersagliare dalle accuse opposte.</p>
<p>L’Avvenire di Dino Boffo aveva mostrato una certa sensibilità per il dramma dei cristiani oppressi, in decine di paesi del mondo (250 milioni di cristiani ogni giorno a rischio e migliaia di vittime ogni anno): era un forte incentivo ad aprire gli occhi. Ma di recente Boffo è stato ingiustamente indotto alle dimissioni dopo un’assurda polemica.</p>
<p>Detto questo la storia di questa ragazzina cristiana, Shazia Bashir, non si può tacere. Oltretutto è solo la punta dell’iceberg.</p>
<p>L’ha fatta emergere dal silenzio, una settimana fa, l’agenzia missionaria Asianews (del Pontificio istituto missioni estere), che fa un lavoro eccezionale, ma come una voce che grida nel deserto. Ha lanciato la notizia così, dal Pakistan: “Lahore, domestica cristiana 12enne torturata e uccisa”. L’agenzia riferisce che viene accusato il padrone musulmano: “La giovane lavorava presso la famiglia di un potente avvocato della città, dove era soggetta a violenze sessuali, fisiche e psicologiche. La morte della ragazza ha scatenato le proteste della comunità cristiana, che chiede giustizia. Attivista per i diritti umani: il 99 per cento delle giovani cristiane che lavorano per musulmani sono vittime di violenze e abusi”.</p>
<p>Vedremo se e come le autorità arriveranno a individuare e punire il o i colpevoli. Ma non ci si possono fare illusioni sulla tutela dei cristiani in un paese come il Pakistan.</p>
<p>L’agenzia Asianews aggiunge: “ ‘I genitori di Shazia non hanno potuto vedere la figlia’ denuncia Razia Bibi, 44 anni, zia della vittima. La 12enne è morta il 22 gennaio scorso in ospedale a causa delle ferite subite. Sohail Johnson, (attivista per i diritti umani, nda) conferma che il cadavere presentava i segni delle torture in 12 punti diversi del corpo ed è stata ricoverata ‘con la mandibola fratturata’. In un primo momento la famiglia dell’avvocato ha proposto un risarcimento di 250 dollari ai genitori per non sporgere denuncia; poi si sono dati alla fuga. La polizia li ha arrestati dietro pressioni del governo federale”.</p>
<p>Il giorno dopo la morte di Shazia i cristiani hanno manifestato di fronte agli uffici dell’Assemblea provinciale del Punjab. “L’associazione dei legali di Lahore, invece, si è schierata a difesa del potente avvocato musulmano. La minoranza cristiana” scrive ancora Asianews “esprime dubbi sull’indipendenza e l’efficacia delle indagini avviate dalla polizia”.</p>
<p>Va detto che non stiamo parlando di un paese marginale: il Pakistan ha 180 milioni di abitanti, è addirittura una potenza nucleare e si trova in una posizione geopolitica strategica, fondamentale nella lotta occidentale al terrorismo islamico.</p>
<p>Ma gli Stati Uniti sbagliano profondamente se si illudono di potere vincere quella guerra solo tramite la via militare, in alleanza col regime pakistano.</p>
<p>Anche perché il Pakistan, che dovrebbe essere un pilastro di questa lotta al terrorismo, è uno dei paesi più integralisti, quello dove è stata inventata ed è tuttora in vigore la vergognosa “legge sulla blasfemia” che dà praticamente diritto di vita o di morte sui cristiani o su chi non si riconosca nel credo coranico.</p>
<p>I cristiani lì sono una minoranza ridotta alla miseria, vessata in ogni modo. Le famiglia cristiane sono così povere che per sopravvivere sono costrette a mandare le figlie a lavorare già da bambine e in genere l’unico lavoro che possono fare è quello delle serve presso le ricche famiglia musulmane.</p>
<p>Dove però – scrive Asianews – “sono sovente vittime di abusi e violenze fisiche, sessuali e psicologiche”.</p>
<p>Secondo un’organizzazione per i diritti umani “in alcuni casi i loro padroni le danno in spose a domestici musulmani, obbligandole a convertirsi all’islam”. In sostanza “queste vulnerabili ragazze cristiane non godono di alcuna protezione”.</p>
<p>La Chiesa italiana e il Vaticano si sono spesso (anche in queste ore) pronunciati in difesa degli immigrati. Giustamente. Ma chi si occupa dei poveri cristiani di quei paesi, così poveri da non poter neanche tentare di emigrare?</p>
<p>Ragazzine come Shazia sono costrette a subire una vita infernale per una paga di 12 dollari al mese, a volte neanche corrisposta: perché la Chiesa, tramite le parrocchie, la Caritas o tante altre organizzazioni, non lancia una grande campagna per le “adozioni a distanza” di queste ragazzine cristiane?</p>
<p>Io credo che tantissimi sarebbero disposti a dare 12 dollari al mese, cioè 8 euro al mese, per salvare queste povere fanciulle da un simile inferno. La vita di una fanciulla cristiana di dodici anni vale almeno 8 euro?</p>
<p>Mi chiedo perché gli stessi cattolici, che nei primi secoli onoravano e veneravano le giovani cristiane martirizzate dai pagani, ignorano la sorte terribile e il martirio di tante fanciulle in molti paesi.</p>
<p>Nei primi secoli addirittura i padri della Chiesa scrivevano pagine immortali in onore di queste fanciulle: penso al caso di sant’Agnese, martire a 16 anni. Sant’Ambrogio, san Girolamo e san Damaso esaltarono il suo esempio, la Chiesa la venera da 1700 anni, a lei ha dedicato chiese e memorie liturgiche.</p>
<p>Mentre noi cristiani del XXI secolo neanche conosciamo i nomi dei martiri di oggi. Nel tempo dell’informazione planetaria globale i cattolici stessi ignorano la vastità e la crudeltà dell’odio anticristiano e delle persecuzioni nel mondo.</p>
<p>Così nessuno ha mai pensato di aiutare le povere famiglie cristiane di questi paesi, né di realizzare un qualche osservatorio internazionale o un’agenzia di difesa sul modello dell’ “Anti defamation league” o di Amnesty international.</p>
<p>Non si potrebbe sostenere di più il lavoro di associazioni come “L’Aiuto alla Chiesa che soffre”? Non si potrebbero moltiplicare gli sforzi e le organizzazioni di questo tipo?</p>
<p>Non  potrebbero i cattolici e il Vaticano, anche in accordo con le organizzazioni cristiane protestanti (questo sarebbe il vero ecumenismo), creare ad esempio un’équipe di avvocati specializzati con la missione di fornire assistenza legale gratuita a livello internazionale, per patrocinare le cause dei cristiani perseguitati in ogni sede giuridica, politica o amministrativa?</p>
<p>Sono domande che personalmente pongo da anni, con articoli, libri e conferenze. Ma non ho mai avuto il barlume di una risposta. Forse perché i molti uffici del Vaticano sono impegnati con tanti altri problemi delicati.</p>
<p>Ma siamo sicuri che la tragedia dei cristiani perseguitati sia una questioncella secondaria?<strong> </strong>Siamo sicuri che non si possa fare di più?</p>
<p>Quando leggo articoli come quello apparso ieri sul Foglio, dove Vittorio Feltri rivela che è stato “un informatore attendibile, direi insospettabile” che, riassume il Foglio, “ha spacciato per vero un documento falso sull’ex direttore di Avvenire Dino Boffo, creando il caso” e portando alle sue dimissioni, e che tutto questo è nato quando – aggiunge Feltri – “una personalità della chiesa della quale ci si deve fidare istituzionalmente mi ha contattato”, viene da chiedersi con amarezza: veramente ci sono “personalità della chiesa” che si dedicano a questo?</p>
<p>Si deve sperare che si faccia chiarezza assoluta. E che i cattolici dedichino le loro energie ai poveretti che, nel mondo, soffrono a causa della loro fede cristiana e aspettano aiuto.</p>
<p><a href="http://www.antoniosocci.com/2010/01/storia-di-shazia-12-anni-cristiana/" target="_blank">Antonio Socci</a></p>
<p><strong> da Libero, 31 gennaio 2010</strong></p>
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