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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; rapporto</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>Fantastic Mr.Fox</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 20:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Piccolo grande film girato dall’estroso, geniale Wes Anderson, davvero uno dei registi contemporanei dallo stile più riconoscibile. Anderson (attenzione alle omonimie: Paul Thomas è un grandissimo, autore di Magnolia e  Il Petroliere; Paul W.S. Anderson è un discreto regista di genere) ha alle spalle opere non sempre perfette ma decisamente bizzarre.
Rushmore era il racconto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/04/mrfox.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1936" title="mrfox" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/04/mrfox-210x300.jpg" alt="mrfox" width="210" height="300" /></a>Piccolo grande film girato dall’estroso, geniale Wes Anderson, davvero uno dei registi contemporanei dallo stile più riconoscibile. Anderson (attenzione alle omonimie: Paul Thomas è un grandissimo, autore di <em>Magnolia</em> e  <em>Il Petroliere</em>; Paul W.S. Anderson è un discreto regista di genere) ha alle spalle opere non sempre perfette ma decisamente bizzarre.</p>
<p><em>Rushmore</em> era il racconto stralunato di formazione di un quindicenne; <em>I Tenenbaum</em>, la vicenda coloratissima e surreale di una famiglia un po’ folle; <em>Le avventure acquatiche di Steve Zissou</em> e <em>Il treno per il Darjeeling</em>, altre avventure all’insegna della bizzarria, meno compatte dal punto di vista narrativo.</p>
<p>Con <em>Fantastic Mr. Fox</em>, Anderson mette in scena un racconto di Roald Dahl nel quale inserisce tutti gli elementi tipici del proprio cinema, quasi delle vere e proprie ossessioni. E il risultato, assai poetico e leggero, è la creazione di un vero e proprio altro mondo, tecnicamente realizzato in modo impeccabile, dove a dominare è il segno della diversità. Una diversità innanzitutto fisica e in questo senso il figlio di Mr. Fox non è così lontano dai fratelli de <em>Il treno per il Darjeeling</em> o dai figli di Tenenbaum; una diversità che viene vista come disagio ma anche come risorsa: anche perché, davvero, nel mondo di Anderson non c’è nessuno e niente di “normale”.</p>
<p>Così <em>Fantastic Mr. Fox</em> è un racconto di formazione, dagli accenti malinconici e autobiografici, in cui il regista americano non nasconde tutte le proprie paure, fragilità, incertezze di fronte a una realtà in cui si sente come un corpo estraneo. Anzi: amplifica tutte le difficoltà e le condensa in personaggi unici e irripetibili in cerca di legami certi, di un centro di gravità permanente a cui affidare la propria esistenza in un mondo caotico. Esemplare in questo senso la caratterizzazione della volpe protagonista, divisa tra le responsabilità dettate dalla famiglia (e da una bella moglie, paradigma della concretezza e sapienza femminile) e un istinto selvaggio che la porterebbe a rapine e a una libertà avventurosa e solitaria; così come è interessante e ben centrato il rapporto intenso e contraddittorio tra la volpe e il figlio con il complesso di inferiorità, certo di essere sempre un passo indietro nei confronti dell’impavido padre.</p>
<p>Si diventa grandi in un rapporto, sembra dirci Anderson assieme al suo sceneggiatore di fiducia, Noah Baumbach, e in una casa, anche se la famiglia non è proprio un modello e gli adulti spesso hanno più imparare dai figli che viceversa. Si diventa grandi affrontando le proprie paure, conoscendo i propri limiti, tanto più se questi difetti sono accettati e amati dagli altri, dai “grandi”, dagli adulti. Davvero una bella storia, coloratissima, positiva, caratterizzata da una perizia tecnica davvero inconsueta, sia dal punto di vista registico, sia dal punto di vista della sceneggiatura, ricca di svolte e di sorprese e carica di un umorismo mai pesante. Del resto l’umorismo, quello vero, non la battuta di grana grossa, si addice a grandi autori. E Wes Anderson è un grande umorista.</p>
<p><strong>Simone Fortunato tratto da<a href="http://www.sentieridelcinema.it/film.asp?ID=1169" target="_blank"> Sentieri del Cinema</a></strong></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/EX3spkFOR8A&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/EX3spkFOR8A&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Sessualità a rischio nella coppia</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 07:51:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’amore nella coppia è in difficoltà. Secondo una società inglese specializzata in sondaggi comportamentali il 27 per cento degli uomini a letto ricorre a scuse diverse per evitare l’incontro sessuale proposto più o meno esplicitamente dalla compagna. La percentuale delle “astensioni con menzogna” scende invece tra le donne al 18 per cento. Abbastanza per mettere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/coppia-con-figlio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1637" title="coppia-con-figlio" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/coppia-con-figlio-300x186.jpg" alt="coppia-con-figlio" width="300" height="186" /></a>L’amore nella coppia è in difficoltà. Secondo una società inglese specializzata in sondaggi comportamentali il 27 per cento degli uomini a letto ricorre a scuse diverse per evitare l’incontro sessuale proposto più o meno esplicitamente dalla compagna. La percentuale delle “astensioni con menzogna” scende invece tra le donne al 18 per cento. Abbastanza per mettere in forse l’immagine dei maschi come ossessionati dal sesso, e delle donne come perennemente in fuga. Ma non è tutto qui.</p>
<p>La situazione delle coppie conviventi, a quanto risulta in psicoterapia, è peggiore, perché moltissime donne non hanno neppure l’opportunità di mostrare i propri desideri. Il compagno, infatti, le prende (per così dire) per sonno, piazzandosi davanti alla TV (dove a volte si addormenta) e affacciandosi poi alla camera da letto solo quando lei sta già dormendo.</p>
<p>Il quadro, però, è più complicato. L’uomo, infatti, non esaurisce la sua sessualità con la sonnolenza televisiva, o dichiarando mali (l’emicrania), che una volta mascheravano l’assenza di desiderio della donna. Al di fuori della coppia ufficiale, infatti, come provano infiniti fatti di cronaca oltre all’intensa attività delle “chat” internettistiche, l’uomo spesso si sveglia e recupera capacità di iniziativa a volte eccessive, e spesso imprudenti.</p>
<p>Grazie alla connessione alla rete anzi, questa trasformazione dell’uomo da compagno annoiato a cacciatore spregiudicato si realizza spesso a pochi metri dalla camera da letto rifiutata.</p>
<p>Molte separazioni hanno proprio preso le mosse dalla “scoperta” di quali fossero le navigazioni preferite dagli uomini che morivano di sonno fino a poco prima.</p>
<p>Le compagne, d’altra parte, restituiscono pan per focaccia, come dimostrano i dati sulle frequentissime avventure extra coniugali sul luogo di lavoro, o il fatto che un bambino su sette non sia figlio del padre dichiarato. Non è dunque la spinta sessuale che si va spegnendo, ma la sua vitalità all’interno della coppia. Come mai?</p>
<p>La forbice tra la sessualità coniugale o di coppia, e quella d’”avventura”, mercenaria o no, è sempre esistita, non è certo un’invenzione di questi anni. Il rapporto tra persone che si scelgono in base a progetti di lungo periodo (o addirittura per sempre), ha in genere una ricchezza di impegni, ma anche di preoccupazioni e fatiche, che tende ad erodere il lato “spensierato” e potenzialmente anche trasgressivo della sessualità e del suo immaginario. Mentre chi si incontra con un obiettivo sessuale chiaramente dichiarato (che magari poi non viene neppure consumato), porta con sé, o almeno crede, una borsa molto più leggera: non impegni, ma giochi, non responsabilità, ma trasgressioni e libertà.</p>
<p>Questo immaginario sessuale “leggero” e tendenzialmente onnipotente, propagandato dai media (anche quando lo condannano, descrivendolo però con ogni cura), e apparentemente raggiungibile con un semplice click del mouse, pesa come un concorrente temibile sulle fantasie di molti uomini (e di molte donne).</p>
<p>Coppie che non riescono nell’intimità a liberarsi dell’aspetto impegnativo, ripetitivo e necessariamente limitato, della loro vita quotidiana. E’ come se le donne disponibili delle chat, le “escort” e professioniste di vario tipo e di diverse provenienze, distraessero con la loro presenza costante, dal progetto d’amore paziente e profondo della coppia. Una seduzione simile è, del resto, esercitata sulla donna dai “maschi della rete”, sorta di sirene al maschile appostati in cerca di conquiste (e spesso prede essi stessi).</p>
<p>La coppia che sopravviverà sarà più forte, e più allegra. Ma deve farcela.</p>
<p>Tratto dal blog di<a href="http://claudiorise.blogsome.com/2010/02/22/sessualita-a-rischio-nella-coppia/" target="_blank"> Claudio Risè</a></p>
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		<title>Il rapporto di coppia</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/11/il-rapporto-di-coppia/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 20:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal blog di Anna Vercors
Ho finalmente letto la relazione di J. Carron sulla famiglia ed è davvero stata preziosa perché ormai sembra che la famiglia sia la realtà umana più trascurata se non addirittura vilipesa dalla cultura dominante. Benché sia l&#8217;unica struttra ancora sana della nostra società, almeno se si realizza come vera famiglia.
Mi hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/11/coppia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1073" title="coppia" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/11/coppia-300x207.jpg" alt="coppia" width="300" height="207" /></a>Dal blog di <a href="http://annavercors.splinder.com/post/21746881/Il+rapporto+di+coppia+non+pu%C3%B2" target="_blank">Anna Vercors</a></p>
<p>Ho finalmente letto <a href="http://www.tracce.it/detail.asp?c=1&amp;p=0&amp;id=526" target="_self">la relazione di J. Carron</a> sulla famiglia ed è davvero stata preziosa perché ormai sembra che la famiglia sia la realtà umana più trascurata se non addirittura vilipesa dalla cultura dominante. Benché sia l&#8217;unica struttra ancora sana della nostra società, almeno se si realizza come vera famiglia.<br />
Mi hanno colpito alcuni passaggi inseriti in un contesto più ampio e articolato:</p>
<p>(&#8230;) occorre riandare all&#8217;origine dell&#8217;esperienza amorosa, per riscoprire la sua vera natura. (&#8230;)</p>
<p>Gli sposi sono due soggetti umani, un io e un tu, un uomo e una donna, che decidono di camminare insieme verso il destino, verso la felicità. Come impostano il loro rapporto, come lo concepiscono, dipende dall&#8217;immagine che ciascuno ha della propria vita, della realizzazione di sé. Ciò implica una concezione dell&#8217;uomo e del suo mistero (&#8230;) Non può essere separata cioè dalla domanda antica e sempre nuova dell&#8217;uomo su sé stesso: chi sono? cosa è l&#8217;uomo?<br />
Per questo il primo aiuto che si può offrire a quanti vogliono unirsi in matrimonio è il prendere coscienza del mistero del loro essere uomini. Solo in questo potranno adeguatamente mettere a fuoco la loro relazione, senza attendersi da essa qualcosa che, per sua natura, nessuno può dare all&#8217;altro.</p>
<p>Quanta violenza, quanta delusione potrebbero essere evitate nel rapporto matrimoniale, se fosse compresa la natura della propria persona!<br />
Questa mancanza di coscienza del destino dell&#8217;essere umano conduce a fondare tutto il rapporto su un inganno, che si può sinteticamente formulare così: la convinzione che il tu possa rendere felice l&#8217;io. Il rapporto di coppia, in questo modo, si trasforma in un rifugio, tanto desiderato quanto inutile, per risolvere il problema affettivo.<br />
E quando l&#8217;inganno si manifesta, è inevitabile la delusione perché l&#8217;altro non ha compiuto l&#8217;aspettativa. Il rapporto matrimoniale non può avere altro fondamento che la verità di ciascuno dei suoi protagonisti.</p>
<p><a>Il documento aiuta a scoprire la verità dei protagonisti e a concludere che l&#8217;altro è una compagnia inestimabile concessa per perseguire il Destino di felicità.<br />
L&#8217;altro non è in grado di realizzare il mio desiderio infinito di felicità, ma se ne siamo coscienti, cammminiamo insieme, in mezzo a tutte le difficoltà, ma anche alle gioie, sostenendoci l&#8217;un l&#8217;altro, verso l&#8217;infinita felicità.</a></p>
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		<title>Lo stato della dottrina</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 11:08:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ecco il primo rapporto sull’ortodossia della Chiesa di Roma e sulle sue relazioni con il secolo. Ci sono nomi, storie, parole e giudizi. Anche durissimi.
La Chiesa procede «a due velocità». Lo certifica la Santa Sede. Se da una parte «gli insegnamenti del Santo Padre indicano con grande chiarezza la linea da seguire», vi sono però [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/11/Papa_Ratzinger_gente_R375.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1031" title="Papa_Ratzinger_gente_R375" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/11/Papa_Ratzinger_gente_R375-300x205.jpg" alt="Papa_Ratzinger_gente_R375" width="300" height="205" /></a>Ecco il primo rapporto sull’ortodossia della Chiesa di Roma e sulle sue relazioni con il secolo. Ci sono nomi, storie, parole e giudizi. Anche durissimi.</strong></p>
<p>La Chiesa procede «a due velocità». Lo certifica la Santa Sede. Se da una parte «gli insegnamenti del Santo Padre indicano con grande chiarezza la linea da seguire», vi sono però parti del corpo ecclesiale «che ne sono ancora lontane». Nero su bianco, firmato cardinale Renato Raffaele Martino, presidente emerito del Pontificio Consiglio Iustitia et Pax, e monsignor Giampaolo Crepaldi, fino a pochi mesi fa segretario del medesimo dicastero vaticano, ora arcivescovo di Trieste. È tutto scritto nel Primo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo curato dall’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa (Dsc), il testo che per la prima volta passa in rassegna un anno di vita cattolica (il 2008) attraverso il filtro della Dsc: si presentano i testi vaticani dedicati ai temi socio-economici-bioetici, i pronunciamenti delle diverse Conferenze episcopali, le questioni politiche internazionali più “calde”.<br />
Il Rapporto, nelle librerie dal 20 novembre per la cura dello stesso Crepaldi e di Stefano Fontana, presidente e direttore dell’Osservatorio intitolato al cardinale vietnamita per 18 anni prigioniero del regime comunista di Hanoi, annuncia la sua posizione nitidamente  cattolica all’insegna dell’“et et”. L’Osservatorio, infatti, sottolinea «la necessità di tenere uniti tutti i problemi etico-sociali, senza privilegiarne alcuni a scapito degli altri: la vita e la famiglia da un lato, la giustizia e la pace dall’altro, non sono temi diversi o persino opposti, sono aspetti dello stesso tema, la salvezza dell’uomo». E invece – fanno presente gli autori – vi sono esempi di come nella Chiesa si proceda ancora a suddividere il mondo (comprese le stesse comunità dei fedeli) secondo schemi vetusti come la categoria conservatori/progressisti, pagando dazio alla mentalità corrente. Il Rapporto cita a esempio la lettera pastorale dei vescovi canadesi La nostra relazione con l’ambiente: necessità di conversione, dove «non si parla del diritto alla vita, dei pericoli rappresentati dalla nuova eugenetica fondata sulle analisi reimpianto e prenatali. (…) Il problema dell’ambiente non è solo quello della natura ambientale, ma è anche e soprattutto quello della natura umana».<br />
Il Rapporto poi si focalizza su alcune esemplificazioni precise che indicano questa “cattolicità” della Dsc. Vengono ricordate la crisi alimentare dello scorso anno, con l’impennata dei prezzi del cibo che «impoverisce le fasce più deboli della popolazione». Si denuncia «la lentezza con cui la comunità internazionale procede sulla via del disarmo» e si ricorda la «situazione drammatica e molto preoccupante per la libertà dei cristiani».</p>
<p><strong>Accuse esplicite a Chávez</strong><br />
Sull’America latina si trovano parole significative: Crepaldi e Fontana registrano come «nel 2008 si è assistito a una notevole intensificazione delle pressioni affinché le legislazioni dei diversi paesi accolgano i “nuovi diritti” del riconoscimento delle coppie di fatto, della moltiplicazione del concetto di famiglia, dell’aborto sicuro». A fronte di tale «offensiva laicista», però, «le Chiese del Continente si sono fortemente mobilitate». Particolare attenzione è riservata al caso Venezuela, con dure accuse a Hugo Chávez, lo stesso presidente acclamato sul red carpet della Mostra del cinema di Venezia dopo aver incassato la “beatificazione” da Oliver Stone: «Abbiamo sufficienti elementi per descrivere l’orizzonte totalitario del nuovo sistema politico: l’orientamento marxista-leninista, la statalizzazione degli strumenti di produzione; la promozione di un progetto di indottrinamento popolare di massa».</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.tempi.it" target="_blank">Tempi.it</a> a cura di Gabriele Ripamonti</p>
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		<title>Intervista a Fabrice Hadjadj</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 09:57:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tratto da Tempi.it
Parla il filosofo francese che invoca una nuova Mistica della carne contro ogni riduzione dei rapporti a “masturbazione assistita”: «Il tecnicismo e la morale borghese rinchiudono il desiderio sessuale nel preservativo. È la Chiesa l’unica a non aver paura di liberarlo fino in fondo»
Conversare con Fabrice Hadjadj, l’autore di Mistica della carne. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-826" title="hadjajdsessook" src="http://sicomorogiulianova.files.wordpress.com/2009/10/hadjajdsessook.jpg" alt="hadjajdsessook" width="300" height="225" />Tratto da <a href="http://www.tempi.it/prima-linea/007708-sesso-intervista-fabrice-hadjadj" target="_blank">Tempi.it</a></p>
<p><strong>Parla il filosofo francese che invoca una nuova Mistica della carne contro ogni riduzione dei rapporti a “masturbazione assistita”: «Il tecnicismo e la morale borghese rinchiudono il desiderio sessuale nel preservativo. È la Chiesa l’unica a non aver paura di liberarlo fino in fondo»</strong></p>
<p><em>Conversare con Fabrice Hadjadj, l’autore di Mistica della carne. La profondità dei sessi, è un’esperienza di grande piacevolezza intellettuale. Attraverso il suo linguaggio sempre lucido si ha l’impressione di sentirsi trascinati contemporaneamente nel profondo degli argomenti e verso l’alto, ben al di sopra del ronzio pseudo-pansessualista. Trentotto anni, francese, nato da genitori ebrei di origini tunisine e convinzioni maoiste, ama presentarsi come un «ebreo di nome arabo e di confessione cattolica». Al cattolicesimo è approdato dopo una giovinezza trascorsa tra l’ammirazione degli ideali rivoluzionari della Comune di Parigi e l’immersione nella lettura dei grandi nichilisti del Novecento. Ha scelto di battezzarsi e diventare cattolico alla soglia dei trent’anni e se gli domandi perché l’ha fatto replica divertito: «Sono io che mi chiedo: perché non l’ho fatto prima? ». Fabrice Hadjadj insegna in un liceo e nel seminario diocesano di Tolone, ma è soprattutto un filosofo, una specie di Nietzsche cattolico, autore di una decina di libri in forma di saggi e drammi teatrali. Ecco una sintesi della conversazione. </em><br />
«La nozione di educazione sessuale è problematica, perché la sessualità implica l’esperienza del desiderio e del suo eccesso. Il desiderio sessuale non si educa così come ci si educherebbe alla matematica: non è una semplice forma di istruzione. Si tratta di un desiderio che ci fa sentire non più padroni di noi stessi. Questa esperienza di spossessamento chiede di essere vissuta pienamente, e qui si innesta l’esigenza dell’educazione nel senso di un “accompagnamento” del desiderio. Ma non per contenerlo, spezzarlo, diminuirlo, anzi: per andare fino in fondo.</p>
<p>Invece oggi ci sono due modalità di praticare l’educazione sessuale fra loro opposte, ma entrambe sbagliate.  La prima è la presentazione della sessualità secondo una modalità tecnica, centrata sui temi del rischio per la salute e della pianificazione familiare, per cui nei licei si dice: “Guardate che attraverso il sesso si trasmettono malattie e si possono verificare gravidanze”. La gravidanza è messa da subito sullo stesso piano delle malattie a trasmissione sessuale, e perciò si consiglia il preservativo. Il dono della vita è messo sullo stesso piano di una minaccia di morte, è visto come una malattia. Di conseguenza l’educazione sessuale consiste nello spiegare come si applica un preservativo, come si prende la pillola anticoncezionale o la pillola del giorno dopo, eccetera.</p>
<p>Ma questa non più è sessualità, è qualcosa dell’ordine di una masturbazione con partner, di una masturbazione assistita. L’uomo è intrappolato dentro al suo stesso piacere, non incontra nessuno, non è in una relazione sessuale che presuppone l’apertura dell’uomo a una donna che desidera a tal punto che gli pare di vedere in lei la strada della sua vita.  La sessualità è ridotta a un atto consumistico che deve essere gestito secondo una modalità tecnica. Dicendo ai ragazzi: “Fate quel che volete, però proteggetevi”, si trasmette l’idea che il cuore della sessualità non è l’incontro, l’unione, la comunione, ma la preservazione.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-825" title="profilattici" src="http://sicomorogiulianova.files.wordpress.com/2009/10/profilattici.jpg?w=150" alt="profilattici" width="150" height="95" />Infatti la parola ultima è: preservativo. Ciò significa che l’amore viene pensato in termini di preservazione, che la sessualità viene pensata in termini di protezione di sé. Tutto è centrato su di sé, sul proprio piccolo piacere: ci si serve dell’altro come di una cosa. Pasolini ha ben compreso e denunciato questa distruzione della sessualità da parte del consumismo.</p>
<p>Dall’altra parte c’è un’educazione sessuale concepita secondo una modalità morale estrinseca. Cioè da una parte si colloca il desiderio sessuale, dall’altra la morale che viene a fare ostruzione. La morale borghese taglia la strada alla sessualità perché la considera come qualcosa di pericoloso in sé. E quindi cerca di controllarla. Dice che ci vuole il sentimento, il rispetto dell’altro, eccetera. Come se, appunto, la sessualità fosse pericolosa in sé e bisognasse aggiungervi qualcosa che in essa non è già presente. La morale non è pensata a partire da ciò che il desiderio sessuale in quanto tale esige per essere se stesso, ma a partire da qualcosa di esterno che viene a contenere tale desiderio.</p>
<p>Dunque da una parte abbiamo il tecnicismo, dall’altra il moralismo, ed entrambi sono inefficaci nell’educare i giovani. I quali, quando gli si dice: “Facendo sesso proteggetevi”, tendono a rispondere: “Sì, ma se tanto devo morire e dopo non c’è nulla, perché devo proteggermi? Che cos’è questo aggeggio da buon piccolo borghese, per preservarsi? Dobbiamo morire! Che ci importa dell’avvenire? Tanto vale andare al massimo, bere, ubriacarsi, farsi tante donne. Mi dite che l’Aids uccide, ma io sono comunque destinato a perire, e allora perché dovrei stare nei ranghi?”.</p>
<p>Quando gli adolescenti reagiscono al tecnicismo e al moralismo in questo modo, sono in realtà più profondi degli adulti. Dietro una rivolta come questa, anche quando non è esplicitata, ci sono una profondità e un’esigenza di senso che né il tecnicismo né il moralismo possono dare».<br />
<strong>Il contrario della repressione </strong></p>
<p>«Lo scopo di una vera educazione sessuale, a mio parere, deve essere l’affermazione del desiderio sessuale fino in fondo. E del resto è quello che dice anche la Chiesa. La Chiesa non proibisce certo il sesso, non è repressiva, al contrario: è favorevole al sesso fino alle estreme conseguenze, non con un piccolo preservativo che mi protegge, o con un lieve sfregamento che mi procura un lieve piacere e poi me ne vado di corsa. No: fate pure, ma portate l’esperienza alle sue estreme conseguenze. La morale della Chiesa non è contro il sesso, è la liberazione sessuale che è contro il sesso, perché lo riduce a un atto di consumo. La Chiesa è per la pienezza della sessualità».</p>
<p><strong>Il dualismo dell’omosessualità </strong></p>
<p>«Quando dico sessualità penso alla sessuazione: l’uomo e la donna, il maschile e il femminile. La Chiesa rigetta l’omosessualità semplicemente perché non si tratta di vera sessualità. Dire omosessualità è come dire “cerchio quadrato”: se i due hanno lo stesso sesso, viene meno l’ordinazione reciproca dei due sessi. Se la vostra sessualità non è aperta alla fecondità, di cosa state parlando? Prendete in mano il primo manuale di zoologia che trovate, e scoprirete che la sessualità è legata alla questione della fecondità, della procreazione.</p>
<p>Attenzione, quando dico che l’omosessualità non è una sessualità io non discrimino: non sto proponendo giudizi di valore, il mio intento non è prescrittivo, ma descrittivo. Anche i greci ritenevano che la pederastia non era sessualità, e proprio per questo la consideravano superiore. Per loro era una realtà spirituale, qualcosa che aveva a che fare con l’emulazione virile ed era legata alla loro visione dualista del rapporto fra anima e corpo.  Chiamare sessualità qualcosa che non lo è sarebbe una contraffazione. E questo è importante anche per coloro che vengono definiti omosessuali, chiamati a prendere coscienza che il loro desiderio non è propriamente sessuale.</p>
<p>Essi in realtà fanno un uso non sessuale delle loro parti sessuali. Non è perché le parti sessuali entrano in gioco che si è obbligati a definire ciò sessualità: io posso, se voglio, ficcare il mio pene in una porta, ma quel che faccio non è sessualità. Non sono necessariamente atti sessuali tutti gli atti che io posso fare con le mie parti sessuali. Se vivo l’amore e la comunione in opposizione al dato fisico del mio corpo, vivo una situazione schizofrenica, dualista. La Chiesa insiste sull’unità di carne e spirito, di anima e corpo. Nessuna posizione al mondo è più unitaria di quella della Chiesa. Essa dice: siete liberi di fare quel che volete, ma vi ricordiamo soltanto che se andate in quella direzione, vi sarà una rottura della vostra unità personale, questa rottura noi la chiamiamo peccato».</p>
<p><strong>L’esperto che uccide l’incontro </strong></p>
<p>«La questione centrale della sessualità è la comunione feconda entro la quale i corpi esprimono quel che le anime vivono. Di fronte a un tema del genere, come può la posizione dell’“esperto” non essere quella di uno che impone una riduzione tecnica? L’incontro umano contiene qualcosa che mi sfugge.</p>
<p>L’idea stessa che si possano fare previsioni in materia di incontro ci immette in una logica di calcolo del rischio estranea all’essenza dell’incontro. Non ci sono più l’uomo e la donna che si incontrano per vivere qualcosa di unico. È esattamente quello che troviamo in 1984 di Orwell: anche lì ci sono gli esperti che organizzano tutto. E poi c’è un momento in cui l’eroe del racconto sfugge alla presa dello Stato totalitario: è quando si trova da solo con una donna nella foresta, e lei si spoglia davanti a lui. In quel momento è fuori dalla logica degli esperti, non c’è nessuno che gli dia indicazioni e gli ingiunga come deve comportarsi.</p>
<p>Bisogna accettare che nell’ambito della sessualità non esistono gli esperti. Altrimenti si finisce nel tecnicismo e nell’ingiunzione sociale. La seconda cosa da dire riguardo agli “esperti” che entrano nelle scuole, è che questo fatto pone un altro problema: rende impossibile agli adolescenti la sessualità come scoperta. Quello che predomina è un massiccio discorso entro il quale i gesti del desiderio sono ridotti a delle pratiche. E perciò a delle tecniche: c’è la fellatio, c’è la sodomia, c’è il rischio dell’Aids. E questo è veramente terribile, perché all’essere in un incontro e nei gesti del desiderio all’interno di un incontro, si sostituisce l’induzione di comportamenti.</p>
<p>E anziché essere con l’altro e vivere con l’altro, si cerca di conformarsi a una normatività fatta di norme sessuali, o meglio pseudo sessuali, che vengono imposte alla persona: voi dovete fare così e cosà, se non fate così sbagliate. Questo è pericoloso perché non si è più nella scoperta dell’altro e nel movimento del desiderio, si è in qualcosa che è intrusione: l’intrusione di una serie di norme e inoltre l’intrusione dell’industria del lattice, dell’industria farmaceutica, eccetera. Per cui è vietato inquinare i fiumi, ma è lecito inquinare le giovani donne con prodotti chimici: devono prendere pillole, pastiglie, eccetera.</p>
<p>La tecnica interviene in tutti i rapporti, e questo distrugge completamente il desiderio. Alla fine si fa sesso ugualmente, per divertirsi un po’, ma faticosamente, con infinite reticenze, in modo meschino, cercando di rubacchiare qualche nuovo trucco dal Kamasutra. Che infelicità!</p>
<p>Il cattolico, invece, è il vero edonista. Ha la sua donna e va fino in fondo. Non passa tutto il tempo a chiedersi: “Oh, cosa succederà adesso? Che rischio sto correndo?”. E se il seme che ha immesso nella donna gli torna indietro sotto forma del viso di un figlio, la gioia è ancora più grande. Il piacere sessuale non sta solo nell’atto carnale, è anche la gioia di vedere il volto del proprio figlio: è piacere sessuale anche quello. L’atto carnale ha un’intensità di piacere molto forte e molto breve, poi c’è una caduta, tutta l’esperienza lo dice. Ma la gioia per l’arrivo di un figlio è un piacere che non si spegne».</p>
<p><strong>Il femminismo non è femmina </strong></p>
<p>«Oggi la sessualità è sempre concepita in modo fallico. La dimensione femminile della sessualità tende a scomparire. Anche il femminismo, in gran parte, si è dispiegato come rivendicazione di valori maschili da parte delle donne. Non si è ancora visto un femminismo che affermi i valori femminili contro il machismo. C’è stata piuttosto un’interiorizzazione del machismo da parte delle donne, attraverso l’idea che l’uguaglianza è tutto. Ma nell’atto carnale il tempo e lo spazio maschili non sono gli stessi del tempo e dello spazio femminili. L’uomo è in uno spazio che è quello dell’esteriorità: l’uomo penetra, genera ma fuori di sé, compie un atto all’esterno di sé. La donna, invece, è nello spazio dell’interiorità: riceve l’uomo, lo accoglie in sé ed è in grado di accogliere un essere umano intero dentro di sé.</p>
<p>La donna è abitabile, cosa che non vale per l’uomo. Perciò il femminile implica l’affermazione che nella sessualità non c’è solo la vagina, c’è anche l’utero. Nei settimanali patinati c’è tantissimo sul sesso della donna, ma non c’è niente sull’utero. La cosa interessante è questa: quando domina la concezione fallica e anche il femminismo è fallico, la donna è percepita come ridotta alla vagina o al clitoride, ma l’utero scompare. Questo è molto interessante: l’isterectomia è la condizione, per così dire, del femminismo odierno.</p>
<p>Per quanto riguarda il tempo, l’uomo si colloca in un tempo corto dentro all’atto carnale. Il suo desiderio sorge immediato, mentre nella donna, si sa, ci vuole più tempo. In seguito, il tempo dell’uomo è quello dell’eiaculazione, dell’orgasmo. Mentre per quanto riguarda il tempo della donna, c’è un tempo femminile lungo, che è quello della gestazione. Nella donna c’è un seguito all’atto sessuale. Che consiste nel portare in sé un figlio, cosa che l’uomo non può fare.</p>
<p>Oggi questo spazio dell’interiorità, questo tempo della gestazione, è stato spezzato e anche la donna vuole essere nell’esteriorità, col suo clitoride fra le gambe che tiene il posto del fallo, e nel tempo breve, che coincide con l’ossessione dell’orgasmo. Ma l’orgasmo non è essenziale per l’atto sessuale! Può esserci comunione fra i due anche senza orgasmo. Al limite, un fallimento rispetto all’orgasmo, addirittura rispetto alla penetrazione, può essere un momento di comunione più profonda fra gli sposi all’interno del dramma di quel fallimento.</p>
<p>Si tratta di richiamare l’autentica sessualità femminile per ritrovare un equilibrio. Occorre ritrovare il vero maschile e il vero femminile: il maschile che è rivolto al femminile, il femminile che è rivolto al maschile. In modo che la donna orienti anche l’uomo verso il tempo lungo e l’interiorità. Questo femminismo della femminilità è una necessità. Quel che viene chiamato educazione sessuale in realtà è l’affermazione massiccia del fallico. Non solo è distruttivo, non solo fa della donna una preda dell’uomo, ma ne fa un sotto-maschio. Una specie di maschio difettoso che squilibra tutta la società».</p>
<p><strong>Maternità, l’immagine dell’etica </strong></p>
<p>«C’è stata un’epoca in cui la maternità è stata concepita come qualcosa che non atteneva alla libertà della donna. Ella era colei che portava in sé l’erede dell’uomo, ovvero i futuri cittadini: Marianna madre in affitto, incubatrice dei cittadini. La Francia ha conosciuto un intenso natalismo dopo la sconfitta di Sedan nel 1870. Si diceva: “I tedeschi sono più numerosi di noi, fate più figli per la Francia”. Che è come dire: producete carne da cannone, fate figli per lo Stato, per la gloria della nazione.</p>
<p>Questo non è riconoscere la maternità come l’avvenimento radicale di un’accoglienza nei confronti di una nuova persona che entra nel mondo, da accogliere per se stessa. Il natalismo ha confiscato la maternità, dunque per reazione la donna ha voluto emanciparsi. Ma bisognava emanciparsi dalla confisca della maternità da parte dell’uomo e dello Stato, non dalla maternità come tale, come è invece avvenuto. Poiché la maternità è una possibilità propriamente femminile, pensare il femminile in opposizione alla maternità come fanno certe femministe è arrivare alla distruzione della donna.</p>
<p>E di conseguenza alla distruzione dell’uomo. Perché appunto noi uomini abbiamo bisogno della donna per aprirci al mistero dell’interiorità, della gestazione, della pazienza, del portare l’altro per metterlo al mondo. Quando cerca di definire che cos’è la responsabilità verso l’altro, Emmanuel Levinas propone un’espressione e un’immagine: portare l’altro. E dice: è il femminile che manifesta questo. L’etica ha la sua immagine più forte nella maternità, che è il luogo concreto della responsabilità. L’accoglienza del figlio per se stesso equivale all’espressione “fare dei figli per Dio”. Perché la sessualità in ultima analisi mira a questo: aumentare il numero degli Eletti; e il desiderio sessuale che ci trascina fuori da noi stessi è ultimamente un’astuzia di Dio. È Dio che chiama, questo è il senso profondo della sessualità. Non si fanno figli per lo Stato, o per noi stessi, o per l’autorealizzazione della donna. Si fanno figli per la vita eterna».</p>
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