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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; riscaldamento</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>Merli, climatologi e clima</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 11:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente ed ecologia]]></category>
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		<description><![CDATA[La tradizione contadina, con il contatto giornaliero con la natura, ha lasciato le conoscenze accumulate attraverso molte generazioni nei proverbi, che le sintetizzano. Naturalmente questi non sono da leggere come se fossero l’orario dei treni, ma con buon senso, sapendo che hanno valore come tendenza e spesso sono legati al luogo di origine.
I  contadini non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/giorni_merla4.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-1532" title="giorni_merla4" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/giorni_merla4-300x214.gif" alt="giorni_merla4" width="300" height="214" /></a>La tradizione contadina, con il contatto giornaliero con la natura, ha lasciato le conoscenze accumulate attraverso molte generazioni nei proverbi, che le sintetizzano. Naturalmente questi non sono da leggere come se fossero l’orario dei treni, ma con buon senso, sapendo che hanno valore come tendenza e spesso sono legati al luogo di origine.</p>
<p>I  contadini non sono i soli a ritenere importante l’osservazione della natura per scopi meteorologici, anche un famoso esperto del CNR nel 2002 affermava: “[…]Ma l’osservazione della natura rappresenta un fatto importantissimo in climatologia e consente di fare previsioni sino a tre mesi[…]&#8220;(<a href="http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews?IDn=698" target="_blank">qui c&#8217;è il testo integrale</a>, sarebbe interessante conoscere l’affidabilità del sistema e se è stato finanziato).</p>
<p>Un proverbio spesso citato è quello relativo agli ultimi tre giorni di Gennaio, detti “i giorni della merla” che per la tradizione sono frequentemente molto freddi (li cita anche Dante Alighieri nella Divina Commedia, Purgatorio XIII-123, girone degli invidiosi).<br />
Nel 2007 un famoso esperto del CNR ricordava ai lettori il freddo periodo dei giorni della merla, ma evidenziava che ormai per colpa del riscaldamento globale questa previsione non era più attendibile. Le parole esatte furono:”I famosi giorni della merla, il 30 e 31 gennaio, saranno il test più importante per l&#8217;intero periodo. Ma l&#8217;inverno edizione 2006-2007 sembra il più pigro degli ultimi tempi.[...]E&#8217; attesa per i giorni della merla, il 30 e 31 gennaio, quando il clima sul Mediterraneo, almeno secondo le tradizioni meteo, è il più rigido. &#8221;Ma ormai non si può più dire&#8221;”. (<a href="http://www.stampa.cnr.it/docUfficioStampa/agenzie/2007/Gen/15_gen_07_05.txt" target="_blank">qui c&#8217;è il testo completo</a>).</p>
<p>Nel 2010 invece il periodo è stato effettivamente freddo, tanto che un famoso esperto CNR, oltre a legare il tradizionale freddo dei giorni della merla al recente riscaldamento globale, ha dichiarato: “&#8230;.Naturalmente quella dei &#8216;Giorni della merla  è una storia, che non ha alcun riscontro scientifico o statistico, ma quest&#8217;anno casualità vuole che si avveri» (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2010/01/clima-maltempo-giorni-merla.shtml?uuid=ea614cec-0dc8-11df-829e-8208089d2a32&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">qui il testo integrale</a>).</p>
<p>Avrete sicuramente capito che autore delle tre dichiarazioni, che hanno avuto tutte ampio spazio sui mass-media, sono della stessa persona. Per lui sembra che il proverbio, quando smentito, abbia una valenza meteorologica e l’accaduto confermi che ormai il clima è impazzito. Quando lo scenario presentato dal proverbio si realizza, questo non serve con la stessa logica a dire che il clima è simile al passato, ma il proverbio perde di validità scientifica e tutto diviene una casualità naturalmente dovuta “paradossalmente per effetto del riscaldamento globale” (<a href="http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/natura/20100201180935021365.html" target="_blank">qui il testo</a>).</p>
<p>Sarebbe interessante conoscere gli studi scientifici che in due anni hanno declassificato il freddo dei  “giorni della merla”  da tradizionale a senza alcun fondamento.</p>
<p>Quanto descritto sopra ci offre però la possibilità di notare che un’affermazione per essere scientifica non basta che a farla sia uno con la qualifica di scienziato; per prima cosa deve essere “falsificabile” (esemplificazione di Popper che approssima molto bene la realtà). Vale a dire che la caratteristica distintiva della scienza, per la quale le teorie scientifiche si distinguono da quelle pseudoscientifiche, è che le prime possono essere contraddette dall’esperienza.</p>
<p>Le teorie pseudoscientifiche, o metafisiche, sono invece infalsificabili o per la loro forma logica (ad es. la categoria dei dogmi religiosi) o per l’atteggiamento metodologico dei loro sostenitori che le rende  immuni dalla confutazione leggendo la realtà ogni volta con occhi diversi al solo scopo di confermare la tesi (ad esempio l’astrologia o le  ideologie).</p>
<p>Queste teorie infallibili sono in grado di “spiegare” praticamente tutto e trovare conferma in ciò che affermano in ogni evento, ma i loro sostenitori non sono in grado, anzi si rifiutano, di specificare di fronte a quale tipo di evidenza contraria sarebbero disposti a considerarle confutate.</p>
<p>Quando il cosiddetto fenomeno del “riscaldamento climatico” viene descritto come l’entità che può spiegare senza alcun dubbio ogni evento climatico e meteorologico, ciò potrebbe essere interpretato con la malafede o la scarsa conoscenza o ad un approccio tipico della fede o …(continuate voi).</p>
<p>Tutto tranne che applicazione del metodo scientifico.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=564" target="_blank">SVIPOP</a> &#8211; di Fabio Spina</p>
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		<title>Riscaldamento o inganno globale?</title>
		<link>http://www.sicomorogiulianova.it/2009/12/riscaldamento-o-inganno-globale/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 21:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando la scienza rinuncia all&#8217;obiettività
IlSussidiario.net di Giacomo Masato

È notizia di qualche giorno fa l’operazione di infiltraggio telematico ai danni della Climatic Research Unit (CRU), presso l’università East Anglia (UEA). Diverse centinaia di megabite, fra mail e algoritmi usati per le ricostruzioni storiche delle temperature del nostro pianeta, sono state immesse nella rete e poste sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/ghiaccioliR375_11dic09.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1269" title="ghiaccioliR375_11dic09" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/ghiaccioliR375_11dic09-300x204.jpg" alt="ghiaccioliR375_11dic09" width="300" height="204" /></a>Quando la scienza rinuncia all&#8217;obiettività</strong></p>
<p><a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Scienze/2009/12/12/CLIMA-Riscaldamento-o-inganno-globale-Quando-la-scienza-rinuncia-all-obiettivit-/55161/" target="_blank">IlSussidiario.net</a> di Giacomo Masato</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">È notizia di qualche giorno fa l’operazione di infiltraggio telematico ai danni della <em>Climatic Research Unit</em> (CRU), presso l’università <em>East Anglia</em> (UEA). Diverse centinaia di megabite, fra mail e algoritmi usati per le ricostruzioni storiche delle temperature del nostro pianeta, sono state immesse nella rete e poste sotto la lente di ingrandimento dell’opinione pubblica. Il problema è scottante, perché rivela come la scienza del clima si muova e come quindi influenza le azioni politiche di cui il prossimo convegno di Copenhagen ne è il più chiaro risvolto.</p>
<p style="text-align: justify;">Essendo del settore, ma soprattutto essendo un appassionato di meteorologia e clima, ho l’abitudine di dare uno sguardo a blog e forum dove si discute in materia, e cosa scopro? Scopro che, come d’abitudine, coloro che sostengono l’<em>Antropogenic Global warming</em> (AGW) minimizzano l’accaduto, affermando che nelle mail non è contenuto nulla di compromettente. Vado poi dall’altra parte della barricata, e trovo che gli “scettici”, coloro cioè che pensano al riscaldamento terrestre come causa della variabilità naturale, hanno trovato la prova inconfutabile per negare il GW di origine antropica. Quindi, mi domando, chi ha ragione? Cosa trapela da questi files? E soprattutto, che giudizio si può trarre da tutta la vicenda?</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema è essenzialmente di due ordini, uno prettamente scientifico, l’altro etico. L’IPCC (<em>Intergovernal Panel for Climate Chage</em> – una commissione composta da migliaia di scienziati dell’atmosfera che dagli anni ’90 studia il clima e i suoi cambiamenti, suggerendo alla politica le scelte da adottare per ridurre il riscaldamento in atto) ha da tempo rimarcato il fatto che l’uomo è il maggior responsabile dell’aumento delle temperature globali. La causa è l’immissione in atmosfera di quantità così pesanti di CO2 che la natura non riesce più ad assorbirne come invece faceva in periodo pre-industriale. La CO2 filtra i raggi solari, ma intrappola le radiazioni riemesse dalla superficie terrestre (terre, oceani, ghiacci), muovendo l’equilibrio termico verso temperature più alte. Per cui, ad aumento di CO2, corrisponde un aumento termico. Uno dei punti cruciali, quindi, è dimostrare che in passato tale aumento non si è mai verificato così intenso e così veloce, e questo è infatti uno dei cardini su cui poggia la teoria dell’AGW.</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Ecco il perché dell’importanza delle ricostruzioni con dati <em>proxy</em>, come i carotaggi in Antartico, e i famigerati <em>tree ring</em>, che si basano sulla misurazione degli anelli di accrescimento degli alberi. Da qui seguono per tutti gli anni ’90 e gli anni 2000 diverse ricostruzioni che indicano come il riscaldamento attuale sia non paragonabile a precedenti rialzi termici, come il famoso <em>optimum</em> medievale, fino ad allora considerato decisamente più caldo dei nostri giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dove sta l’inghippo, quindi? Ad una lettura delle e-mail e dei dati, appare che la correlazione fra densità degli anelli e trend delle temperature non regge per le decadi più recenti (dagli anni ’60 in poi). I primi indicano un trend di forte diminuzione, mentre le seconde dicono il contrario. È infatti evidente l’indiscutibile aumento termico cui la nostra atmosfera è soggetta, fin dai primi anni del XX secolo. La questione è ormai ben nota, e viene definita come “problema della divergenza”. Il punto è che, come poi verrà ammesso in studi successivi, se i <em>tree ring</em> non sono affidabili nel tempo recente, potrebbero non esserlo nel passato. Ma al momento sembrava troppo scomodo l’ammettere un’incongruenza che sarebbe andata a danno della grande tesi. Per cui si decise di omettere i dati post anni ’60, sostituendoli con i rilevamenti termometrici e passando il trucco sotto silenzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Di per sé, questa scoperta non può essere addotta (come molti scettici dell’AGW tenderebbero a fare) per negare un possibile e determinante ruolo umano nel riscaldamento globale. Vi sono non solo altri <em>proxy</em> che rilevano un intenso GW se paragonato ai secoli scorsi, ma vi è anche tutto l’aspetto legato alle previsioni dei modelli a scala globale (GCM), che danno risultati consistenti sul peso dell’azione umana nel processo di riscaldamento. Tuttavia, a mio avviso, il problema rimane tutt’ora parzialmente irrisolto, perché nessuna di queste ipotesi può essere portata come certezza inoppugnabile a dimostrazione dell’AGW.</p>
<p><span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"></p>
<p style="text-align: justify;">Altri <em>proxy</em>, come i <em>tree ring</em>, potrebbero essere trovati in futuro inadeguati. Senza contare che lo sforzo modellistico (GCM), su cui peraltro si stanno concentrando le massime energie della scienza del clima a livello mondiale, per quanto intenso, è ancora lacunoso e non può essere usato come teorema inconfutabile. L’atmosfera è un sistema molto complesso e caotico e prevederne il comportamento, seppur in modo generale, è ancora una sfida attuale e apertissima.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto semmai è un altro, e riguarda l’aspetto etico. Come si evince da altre e-mail oggetto dell’attacco hacker, vi è un diffuso senso di sprezzo per chi non si allinea al pensiero dominante (fino a felicitarsi per la morte di un collega), vi è il tentativo, o quantomeno il desiderio, di far respingere le pubblicazioni su <em>journal peer review</em> di chi ha una teoria diversa sul GW (e sappiamo bene che uno scienziato che non pubblica non ha la minima speranza di far carriera). E questo spirito, suppongo, è lo stesso che muove a nascondere dati che non tornano o a plasmare il reale secondo la propria idea. Così è doveroso domandarsi, questa è scienza? Io non ho teorie inconfutabili per rispondere all’annosa questione sul riscaldamento globale, anche se un’idea me la sono fatta. Però sono appassionato di quello che studio e so distinguere fra cosa è scienza e cosa non lo è. La regola è unica. La realtà è oggettiva e uno scienziato dovrebbe farsi determinare da essa. Non l’opposto.</p>
<p></span></span></span></p>
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		<title>Global warming</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 18:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente ed ecologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Tratto da Il Foglio.it
Adesso il mondo inizia a chiedersi: che fine ha fatto il global warming?
Dal Monde alla Bbc, le temperature che non salgono più riaprono un dibattito che per tanti era chiuso
L’autorevole quotidiano francese Le Monde, mercoledì apriva la prima pagina con una grande foto di un iceberg in Groenlandia e un titolo a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-868" title="LeMonde_global_warming" src="http://sicomorogiulianova.files.wordpress.com/2009/10/lemonde_global_warming.jpg" alt="LeMonde_global_warming" width="188" height="220" />Tratto da<a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/3651"> Il Foglio.it</a></p>
<p><strong>Adesso il mondo inizia a chiedersi: che fine ha fatto il global warming?<br />
Dal Monde alla Bbc, le temperature che non salgono più riaprono un dibattito che per tanti era chiuso</strong></p>
<p><strong>L’autorevole quotidiano francese Le Monde</strong>, mercoledì apriva la prima pagina con una grande foto di un iceberg in Groenlandia e un titolo a tre colonne su due righe: “Clima: il riscaldamento segna una pausa?”. L’articolo, pur sostenendo l’origine antropica del riscaldamento globale, spiegava che “le temperature potrebbero leggermente abbassarsi da qui a dieci-vent’anni”. Ecco perché “il dibattito tra gli esperti rende più difficile la conclusione di un accordo a Copenaghen”. Per “Copenaghen” si intende il grande summit mondiale che a dicembre vedrà tutti i paesi del mondo impegnati a firmare un documento comune per combattere i cambiamenti climatici. Il termine interessante nell’articolo del Monde è “dibattito”, parola che da qualche anno era scomparsa dagli scritti sull’argomento.</p>
<p><strong>Il dibattito – si diceva – è finito</strong>, ormai è chiaro che l’uomo è responsabile dell’innalzamento delle temperature sul nostro pianeta. Ultimamente, almeno fuori dall’Italia, sembra che questa non sia più una certezza: testate storicamente schierate con il catastrofismo spinto, sempre più scienziati e una grossa fetta di opinione pubblica stanno ritrattando la definitività delle loro posizioni. Ammettono cioè che forse il dibattito non è del tutto chiuso. Anche perché nel mondo fa freddo. Qualche esempio: la stagione calda 2008-2009 dell’emisfero sud della Terra ha fatto segnare un record non di poco conto: mai, da quando sono iniziate le misurazioni, era capitato che si sciogliesse così poco ghiaccio. In diversi paesi europei come l’Austria e la Polonia, nevicava a inizio ottobre, negli Stati Uniti si sono toccate temperature basse come mai negli ultimi cinquant’anni e in Alberta, Canada, non faceva così freddo dal 1928. “Che cosa è successo al Global Warming? Così le basse temperature stanno iniziando a scuotere la teoria del riscaldamento globale”, titolava il Daily Mail qualche giorno fa facendo eco al “Che è successo al global warming?” della Bbc della settimana prima. “Questo titolo potrebbe sorprendervi – scriveva l’articolista inglese – così come sapere che l’anno più caldo registrato globalmente non è né il 2007 né il 2008, ma il 1998. Eppure è vero. Negli ultimi undici anni le temperature non sono aumentate”.</p>
<p><strong>Negli stessi giorni</strong>, segnalato dal Times e ripreso dal Corriere della Sera, si scopriva che “il diario di Cook svela che il clima è immutato”. Cook è James Cook, famoso esploratore britannico di fine Ottocento. Le note metereologiche contenute nei suoi diari di viaggio e rilette oggi ci dicono che da una parte negli ultimi 190 anni il livello dei ghiacci della baia di Baffin si è ridotto in modo “lieve ma significativo”, ma altre misurazioni suggeriscono che la temperatura dei mari artici è cambiata di poco o niente e che nell’artico norvegese a inizio Ottocento le temperature rilevate in estate non erano molto più fredde di quelle registrate alla fine del Novecento. <strong> </strong></p>
<p><strong>Che cosa significa tutto questo?</strong> Di sicuro che l’osservazione della realtà comincia a introdurre dubbi nelle previsioni fatte al computer con modelli non ancora verificati. Questo fa sì che i cosiddetti scettici si stiano liberando della definizione di “negazionisti” coniata per loro da chi riteneva chiuso il discorso sul clima e comincino a far sentire la loro voce. Il film “Not evil, just wrong” è un esempio in tal senso: uscito pochi giorni fa, è un contro-documentario che critica le “verità scomode” del lungometraggio con cui l’ex vicepresidente americano Al Gore vinse l’Oscar e il Nobel per la Pace nel 2007.</p>
<p>Diretto da Phelim McAleer, “Non cattivo, semplicemente sbagliato” cerca di frenare l’isteria che il catastrofismo à la Gore ha generato negli ultimi anni. Al è in difficoltà, e non solo per la sorta di “nuvoletta di Fantozzi” che tradizionalmente lo accompagna quando parla di global warming in giro per il mondo (dove arriva lui si registrano quasi sempre temperature sotto la media), ma perché in troppi si stanno accorgendo delle esagerazioni apocalittiche che contraddistinguono i sostenitori del riscaldamento globale per cause antropiche: la scorsa settimana, dopo quattro anni passati lontano da domande scomode, Al Gore ha accettato di partecipare a una sorta di conferenza stampa in cui avrebbe risposto a tutte le domande dell’associazione dei giornalisti ambientali, la Society of Enironmental Journalists. A quell’incontro c’era anche, come membro effettivo dell’associazione, Phelim McAleer, regista di “Not evil, just wrong”, che a un certo punto ha chiesto la parola e, ottenutala, ha domandato ad Al che cosa pensasse dei “nove importanti errori” che un giudice inglese ha individuato nel suo film, tanto da vietarne la proiezione nelle scuole inglesi.</p>
<p>Gore ha risposto dicendo che nelle scuole invece il suo film è stato fatto vedere, ma McAleer ha insistito, chiedendo al premio Nobel di entrare nel merito, volendo sapere se avrebbe fatto qualcosa per riparare a quegli errori. A quel punto McAleer è stato circondato da due energumeni che lo hanno invitato fisicamente a tacere, con – nitida – la voce di uno dei responsabili dell’associazione di giornalisti che, rivolto alla sala regia, diceva: “Kill the mic!”, “spegnigli il microfono”.</p>
<p><strong>Quando si alza il tono dello scontro</strong> si ammettono implicitamente delle difficoltà. Così il governo inglese guidato da Gordon Brown (che due giorni fa spiegava che se a Copenaghen non si raggiungerà un accordo la Terra ha i giorni contati) ha messo in onda uno spot dedicato ai bambini sui pericoli che derivano dalla produzione di CO2. Non riuscendo ad avere presa sugli adulti nonostante i messaggi sui media siano a senso unico (tutti i sondaggi dicono che la gente è più preoccupata di economia e terrorismo che dei cambiamenti climatici) provano a spaventarli fin da piccoli: nel commerciale andato in onda questa settimana si vede un papà che racconta la favola della buonanotte alla piccola figlia che ascolta la storia con volto spaventato: “C&#8217;era una volta un paese in cui il clima era diventato molto molto strano”, dice il babbo; gli scienziati avevano detto che la colpa era della CO2 e che per questo molte città sarebbero state sommerse e i bambini avrebbero perso i loro cuccioli travolti da catastrofi naturali. Come combattere tutto questo? Ad esempio spegnendo la luce in camera quando non serve. “C’è un lieto fine?”, chiede la bimba spaventata. “Dipende da te”, risponde la voce fuori campo.</p>
<p>Oltre alla grossolanità della soluzione prospettata nello spot, questa campagna (costata sei milioni di sterline al governo britannico) ha scatenato le ire di moltissimi genitori oltre che dell’opposizione conservatrice: “Una pubblicità – ha detto Philip Davies – che rivela quanto logoro sia il punto di vista del governo se decide di spaventare i ragazzini per combattere il cambiamento climatico”. Ma il portavoce del dipartimento per il cambiamento climatico ha risposto che “per proteggere la prossima generazione dobbiamo motivarla”. Appunto, non terrorizzarla.</p>
<p><strong>Lo spot in questione</strong> è però in linea con gli allarmismi del premier inglese, che ha da poco dichiarato che “la Conferenza sul clima di Copenaghen è l’ultima possibilità per raggiungere un accordo globale, ridurre le emissioni ed evitare il disastro. Se non raggiungeremo un’intesa non ci sono dubbi: una volta che il danno delle emissioni è fatto, sarà troppo tardi”. In effetti col passare dei mesi l’appuntamento danese è passato da momento catartico e decisivo per il futuro dell’umanità a semplice punto di incontro dei vari potenti del mondo per riempirsi la bocca di clima. Così diversi politici già avvertono che non ci si deve aspettare molto da quello che nell’immaginario comune dovrebbe essere un “Kyoto 2”.</p>
<p>Come nel romanzo di Michael Crichton “Stato di paura”, più il meeting sul clima si avvicina più i media rilanciano i disastri per spaventare l’opinione pubblica e incastrare Obama e compagnia alle loro responsabilità. Responsabilità (vere o presunte che siano) di cui già approfittano non pochi paesi poveri: a fine agosto dieci paesi africani si sono riuniti per chiedere ai paesi industrializzati 46 miliardi di dollari perché per colpa loro in Africa fa caldo. Se il conto non verrà pagato, hanno avvertito, Copenaghen rischia di saltare.</p>
<p><strong>In tutto questo per fortuna il dibattito</strong> sulle vere cause del global warming si è riaperto, e ciò non può che giovare alla causa. L’articolo del Monde, oltre a sostenere che lo stop al riscaldamento globale non significa assolutamente che l’uomo non ne sia il responsabile, ammetteva che questo “raffreddamento” potrebbe essere dovuto a cause naturali. E questa è una notizia: a leggere certe cose, negli ultimi tempi, sembrava che la natura fosse stata ormai sostituita in toto dall’uomo.</p>
<p><strong>Leggi</strong> <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/cambidistagione">il blog Cambi di stagione</a></p>
<p>© 2009 &#8211; FOGLIO QUOTIDIANO</p>
<p><a href="http://www.ilfoglio.it/redazione/31">di Piero Vietti</a></p>
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