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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; roma</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>L&#8217;albero della vita</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 08:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;estate che è ormai esplosa, si ampliano i tempi e le atmosfere che ci permettono di dedicare un pò più di tempo a noi stessi.
Vogliamo segnalare allora, un investimento di lettura sicuramente proficuo. Si tratta del libro &#8220;L&#8217;albero della vita&#8221; di Louis De Wohl, romanzo storico incentrato sull&#8217;imperatore Costantino e sua madre Elena.
Il libro, oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/06/albero-vita-wohl.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2212" title="albero-vita-wohl" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/06/albero-vita-wohl-196x300.jpg" alt="albero-vita-wohl" width="196" height="300" /></a>Nell&#8217;estate che è ormai esplosa, si ampliano i tempi e le atmosfere che ci permettono di dedicare un pò più di tempo a noi stessi.</p>
<p>Vogliamo segnalare allora, un investimento di lettura sicuramente proficuo. Si tratta del libro &#8220;L&#8217;albero della vita&#8221; di Louis De Wohl, romanzo storico incentrato sull&#8217;imperatore Costantino e sua madre Elena.</p>
<p>Il libro, oltre ad essere affascinate, coinvolgente e ricco di spunti interessanti, contiene e descrive quegli elementi che hanno reso il cristianesimo chiave di volta della storia dell&#8217;umanità, un balzo nuovo a livello sociale e soprattutto umano, di un impero che stava perdendo la sua forma.</p>
<p>Il parallelismo che corre con i giorni odierni, l&#8217;Europa, la crisi economica, il relativismo delle verità, non può che accostarci ancor di più a questa lettura e permetterci di riscoprire che la differenza nella storia è poi fatta dall&#8217;uomo che viaggia verso il suo Destino, dove ogni gesto è in funzione di un senso più alto, e di una vita centuplo quaggiù.</p>
<p>Cose buone, dove riporre una speranza sicura. Buona lettura e buona estate!</p>
<p><strong>Louis De Wohl &#8211; L&#8217;albero della vita</strong></p>
<p>Presentazione tratta dal sito di <a href="http://www.itacalibri.it/Template/detailArticoli.asp?LN=IT&amp;IDFolder=144&amp;IDOggetto=21816" target="_blank">ItacaLibri</a></p>
<p>Torna un grande successo di Louis de Wohl, l&#8217;autore di romanzi storici che fin dagli anni Quaranta ha dato voce alle grandi figure e alle grandi questioni antiche e moderne in pagine di forte e appassionante letteratura.<br />
Dopo <em>L&#8217;ultimo crociato</em> e <em>La liberazione del gigante</em>, ripubblicati in questa collana, ora <em>L&#8217;albero della vita</em> ci dà un affresco avvincente della vita dell&#8217;Impero romano del IV secolo.<br />
Elena, Costantino il Grande, Costanzo e le lotte per il potere e per l&#8217;Impero sono restituiti con la precisione dello storico e il fascino di una viva narrazione. Con passione e acume de Wohl accompagna il lettore tra le battaglie feroci, a seguire gli inizi del cristianesimo nel cuore dell&#8217;Impero, a sorprendere i vizi e le ombre di grandi personalità. Veniamo così coinvolti in uno dei periodi più vivaci e importanti della storia del mondo.</p>
<p><em><strong>Prefazione di Alfredo Valvo</strong></em></p>
<p><em>«Gli avvenimenti temporali maturano nella storia della salvezza, alla quale tutti i popoli della terra contribuiscono. Tutte le vie conducono al cuore del mondo, si dividono nel segno dell&#8217;opposizione e della redenzione. Albero della vita, testimonio di onta e di salvezza!»</em></p>
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		<title>Scuola, la disciplina dei sentimenti</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 20:29:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I profilattici «lezione» sbagliata in un liceo di Roma
Accanto a nuove discipline legate allo sviluppo tecnologico, come l’informatica, o a quelle connesse alle tendenze comunicativo-linguistiche a opera della globalizzazione, come lo studio dell’inglese, bisognerà che si cominci a pensare all’opportunità che a scuola si insegni anche la «disciplina dei sentimenti».
Intesa nel suo duplice significato semantico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/coppia_ragazzi_keplero.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1707" title="coppia_ragazzi" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/coppia_ragazzi_keplero-300x199.jpg" alt="coppia_ragazzi" width="300" height="199" /></a>I profilattici «lezione» sbagliata in un liceo di Roma</strong></p>
<p>Accanto a nuove discipline legate allo sviluppo tecnologico, come l’informatica, o a quelle connesse alle tendenze comunicativo-linguistiche a opera della globalizzazione, come lo studio dell’inglese, bisognerà che si cominci a pensare all’opportunità <strong>che a scuola si insegni anche la «disciplina dei sentimenti»</strong>.</p>
<p>Intesa nel suo duplice significato semantico di «materia» di riflessione e di studio, che coinvolga le scienze umane – dalla psicologia alla filosofia, dalla psicanalisi alla sociologia –, e di «orientamento» nella complessa e necessaria <strong>formazione personale ai legami affettivi</strong>.</p>
<p>Le giovani generazioni, infatti, appaiono sempre più disarmate e sprovviste di strumenti psicologici e spirituali, volti a quella che tradizionalmente veniva chiamata «formazione del carattere», quell’insieme di motivazioni, di desideri, di impulsi che vanno accolti, disciplinati, e infine metabolizzati nel patrimonio personale di crescita, <strong>così da prepararsi all’incontro con il mondo affettivo dell’altro</strong>, che viene veicolato «anche» attraverso la scoperta dell’altro sesso. Non è certo questione di moralismo spicciolo, o di generico appello ai valori tradizionali, se si ritiene urgente allargare l’àmbito dell’educazione – soprattutto familiare e scolastica – all’intero ventaglio dei sentimenti e degli affetti, gli autentici volani per una più consapevole pratica della propria sessualità.</p>
<p><strong>Ridotto ormai a un semplice esercizio fisico, pilotato dalla naturale attrazione e dalle pulsioni ormonali, il sesso praticato dai giovanissimi è lasciato senza orientamento</strong> o, tutt’al più, monitorato nelle sue possibili conseguenze igienico-sanitarie.</p>
<p>Da qui l’obiettivo corto del preside e degli insegnanti del liceo scientifico Keplero di Roma: i ragazzi fanno sesso? Aiutiamoli a non &#8220;farsi male&#8221;, <strong>garantendo loro preservativi a portata di tutte le tasche</strong>, come precisava premuroso in tv il preside che ha fatto installare i distributori di profilattici nei bagni scolastici diventati bisex, <strong>luoghi un cui tra una lezione e l’altra sia possibile scaricare la propria tensione ormonale </strong>o, magari, l’istantaneo brivido di un’emozione.</p>
<p>Non viene in mente a questi educatori che il problema sta da un’altra parte? Non si accorgono che in tal modo privano i giovani che sono affidati loro dell’opportunità di vedere la scuola come luogo in cui affrontare questioni legate al mondo affettivo, così da garantire una formazione più allargata che maturi al gusto del voler bene, all’apprezzamento e al rispetto dell’altro, orientando il desiderio verso un’affettività più stabile, il culto per i sentimenti duraturi?</p>
<p>Non c’è bisogno infatti che questa disciplina venga formalmente inserita nei programmi ministeriali per mettere in moto, nei docenti, l’esigenza di intercettare le difficoltà e i bisogni dei ragazzi, offrendo loro momenti di riflessione, di confronto e di verifica.</p>
<p><strong>C’è da immaginare che molti di questi insegnanti siano padri e madri di altrettanti studenti</strong> che, come quelli consegnati alle loro cure a scuola, sentono l’esigenza di punti di riferimento, di persone autorevoli cui affidare una parte di vita vissuta insieme per anni fra i banchi di scuola, e che nessuna vendita di oggetti a basso prezzo può sostituire. <strong>Si potrà obiettare che è inutile fermare questa marcia inarrestabile, e che farebbe bene la Chiesa a rassegnarsi e a smettere di lanciare i suoi richiami.</strong> È auspicabile invece che non smetta di parlare, anche se è lasciata sola: la sua naturale passione per l’uomo, specie per quello in via di formazione, è la sua preoccupazione e la sua cura, la sua inquietudine, ma anche la sua speranza.</p>
<p><strong>Paola Ricci Sindoni &#8211; <a href="http://www.avvenire.it/Commenti/sindoni+scuola+profilattici_201003110921308800000.htm" target="_blank">tratto da Avvenire.it</a></strong></p>
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		<title>La forza della generosità lo sfregio del tornaconto</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 12:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I preti sono uomini tra gli uomini. Ieri il Papa li ha invitati fortemente ad essere &#8220;completamente&#8221; uomini. A essere uomini di contemplazione ma anche uomini di &#8220;compassione&#8221; verso l’uomo che è ferito dal peccato. Per la loro stessa condizione di verginità e di dedizione, i preti possono vivere l’umanità di tutti, e non una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/Papa_Ratzinger_gente_R375.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1606" title="Papa_Ratzinger_gente_R375" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/Papa_Ratzinger_gente_R375-300x205.jpg" alt="Papa_Ratzinger_gente_R375" width="300" height="205" /></a>I preti sono uomini tra gli uomini. Ieri il Papa li ha invitati fortemente ad essere &#8220;completamente&#8221; uomini. A essere uomini di contemplazione ma anche uomini di &#8220;compassione&#8221; verso l’uomo che è ferito dal peccato. Per la loro stessa condizione di verginità e di dedizione, i preti possono vivere l’umanità di tutti, e non una parziale umanità, non una parziale dedizione. Il richiamo di ieri al clero romano è di grande importanza. Parlando ai preti, il Papa sa di parlare, per così dire, alla società guardata con gli occhi di Gesù. Alla società abitata da Gesù.</p>
<p>Per questo ciò che ha detto ieri interroga la nostra intera società. Non è un discorso per un gruppo separato. Non un programma per una certa fascia sociale o per un certo gruppo di interesse. Non per un partito. Ma per uomini che hanno accettato di farsi di tutti. Che hanno accettato di essere servi di tutto e di tutti. In un certo senso dei veri sovvertitori, in questa epoca dove spesso gli uomini giocano a fare i presunti padroni e padroncini della vita propria e altrui. Per questo ieri ha osato ricordare il più grande sovvertimento della storia. Ovvero lo sguardo di Cristo sull’uomo. Lo sguardo che sa che cosa è veramente umano, degno d’uomo. Lo sguardo che anche nel peccatore vede la possibilità della scoperta del vero bene. E della piena soddisfazione. Il vero sguardo rivoluzionario. Che non lascia le cose come stanno.</p>
<p>Che non lascia in pace nessuno. Così quando ieri il Papa si è soffermato sul fatto che non si può dire che mentire o rubare è umano, devono tremare i petti di tutti. Così quando ha detto che invece è veramente umano l’essere generosi, devono tremarci i polsi in questa società dove la generosità sembra perdere terreno in favore del bieco e a volte scorretto tornaconto. Il Papa non ha detto: rubare non è legale. Sarebbe stato troppo poco. E troppo comodo, in un certo senso. Ha detto: non è umano. Ha detto ben di più. E ha usato la parola &#8220;peccato&#8221;. Che è come dire la ferita più dura. L’orrendo. E’ un peccato di disumanità. E ha detto ai suoi: chiamatelo con il suo nome. Non dite che rubare è umano. No, è disumano.</p>
<p>Perché invece la generosità è veramente umana, la ricerca della giustizia è veramente umana. E lo sappiamo, se lasciamo parlare un poco la nostra esperienza lo sappiamo: avvertiamo molto più compiuta la nostra vita quando è generosa, quando sa donarsi, di quando ricaviamo per noi stessi gioie rubate. La compassione, il farsi vicino all’uomo come è, segnato dal peccato, significa ricordare sempre cosa è l’uomo veramente. Cosa lo rende veramente tale. Cioè dove sta la sua vera soddisfazione.</p>
<p>Ha osato per questo, il Papa, soffermarsi sulla parola più temuta della nostra epoca: la parola obbedienza. La parola rigettata da tutti come fonte di alienazione, dice, è invece la descrizione della esperienza che conforma il nostro essere a ciò che è più suo, più adeguato a noi. Per questo l’obbedienza è una forma della libertà. Poiché ascoltando Dio, si ascolta il bene della natura del nostro essere più profondo.</p>
<p>Parlando ai suoi preti, il Papa vescovo di Roma, non ha girato intorno ai problemi. Ha descritto un clero appassionato alla vita degli uomini. Che non si fa dettare le categorie di giudizio e di pensiero sulla vita da altro che non sia il Vangelo. E perciò sa essere dalla parte della persona sempre. Parlava ai suoi, il Papa. Ma poiché la sua è l’unica leadership mondiale che si fonda sull’essere servo, parlava in un certo senso come servizio a tutti. E infatti sono parole che, in mezzo al troppo chiacchierume anche di queste settimane, servono veramente.</p>
<p><strong>Davide Rondoni &#8211; tratto da <a href="http://www.avvenire.it/" target="_blank">Avvenire.it</a></strong></p>
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		<title>Il discorso dell&#8217;Immacolata</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 21:56:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal blog di Sandro Magister
In giorni di burrasca per il discorso alla città di Milano pronunciato dal suo arcivescovo Dionigi Tettamanzi la vigilia della festa di sant’Ambrogio, anche il vescovo di Roma, a sorpresa, ha tenuto un suo discorso alla città.
L’ha fatto davanti alla colonna dell’Immacolata, in Piazza di Spagna, nel pomeriggio dell’8 dicembre, appuntamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/Papa_Ratzinger_gente_R375.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1240" title="Papa_Ratzinger_gente_R375" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/12/Papa_Ratzinger_gente_R375-300x205.jpg" alt="Papa_Ratzinger_gente_R375" width="300" height="205" /></a>Dal blog di <a href="http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/" target="_blank">Sandro Magister</a></p>
<p>In giorni di burrasca per il discorso alla città di Milano pronunciato dal suo arcivescovo Dionigi Tettamanzi la vigilia della festa di sant’Ambrogio, anche il vescovo di Roma, a sorpresa, ha tenuto un suo discorso alla città.</p>
<p>L’ha fatto davanti alla colonna dell’Immacolata, in Piazza di Spagna, nel pomeriggio dell’8 dicembre, appuntamento cittadino tradizionale per gli ultimi papi.</p>
<p>Benedetto XVI ha parlato dei mali della città con una concretezza descrittiva per lui inusuale. Ma non per ricavarne una predica sociologica, politica e moralistica. Tutt’altro. Il rovesciamento da lui prospettato è tutto e solo in questa formidabile affermazione della lettera di Paolo ai Romani: “Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia”.</p>
<p>Ecco qui di seguito per intero il discorso di papa Benedetto alla città di Roma, nella festa della “piena di grazia”. Da leggere d’un fiato. Stupefacente.</p>
<p>*</p>
<p>Cari fratelli e sorelle, nel cuore delle città cristiane, Maria costituisce una presenza dolce e rassicurante. Con il suo stile discreto dona a tutti pace e speranza nei momenti lieti e tristi dell’esistenza. Nelle chiese, nelle cappelle, sulle pareti dei palazzi: un dipinto, un mosaico, una statua ricorda la presenza della Madre che veglia costantemente sui suoi figli. Anche qui, in Piazza di Spagna, Maria è posta in alto, quasi a vegliare su Roma.</p>
<p>Cosa dice Maria alla città? Cosa ricorda a tutti con la sua presenza? Ricorda che “dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia” (Romani 5, 20), come scrive l’apostolo Paolo. Ella è la Madre Immacolata che ripete anche agli uomini del nostro tempo: non abbiate paura, Gesù ha vinto il male; l’ha vinto alla radice, liberandoci dal suo dominio.</p>
<p>Quanto abbiamo bisogno di questa bella notizia! Ogni giorno, infatti, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono. Per questo la città ha bisogno di Maria, che con la sua presenza ci parla di Dio, ci ricorda la vittoria della grazia sul peccato, e ci induce a sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili.</p>
<p>Nella città vivono – o sopravvivono – persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finché la notizia e l’immagine attirano l’attenzione. È un meccanismo perverso, al quale purtroppo si stenta a resistere. La città prima nasconde e poi espone al pubblico. Senza pietà, o con una falsa pietà. C’è invece in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto.</p>
<p>La città, cari fratelli e sorelle, siamo tutti noi! Ciascuno contribuisce alla sua vita e al suo clima morale, in bene o in male. Nel cuore di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il male e nessuno di noi deve sentirsi in diritto di giudicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve sentire il dovere di migliorare se stesso! I mass media tendono a farci sentire sempre “spettatori”, come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti “attori” e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri.</p>
<p>Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’aria, che in certi luoghi della città è irrespirabile. È vero: ci vuole l’impegno di tutti per rendere più pulita la città. E tuttavia c’è un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso. È l’inquinamento dello spirito; è quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia… La città è fatta di volti, ma purtroppo le dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profondità. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili.</p>
<p>Maria Immacolata ci aiuta a riscoprire e difendere la profondità delle persone, perché in lei vi è perfetta trasparenza dell’anima nel corpo. È la purezza in persona, nel senso che spirito, anima e corpo sono in lei pienamente coerenti tra di loro e con la volontà di Dio. La Madonna ci insegna ad aprirci all’azione di Dio, per guardare gli altri come li guarda Lui: a partire dal cuore. E a guardarli con misericordia, con amore, con tenerezza infinita, specialmente quelli più soli, disprezzati, sfruttati. “Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia”.</p>
<p>Voglio rendere omaggio pubblicamente a tutti coloro che in silenzio, non a parole ma con i fatti, si sforzano di praticare questa legge evangelica dell’amore, che manda avanti il mondo. Sono tanti, anche qui a Roma, e raramente fanno notizia. Uomini e donne di ogni età, che hanno capito che non serve condannare, lamentarsi, recriminare, ma vale di più rispondere al male con il bene. Questo cambia le cose; o meglio, cambia le persone e, di conseguenza, migliora la società.</p>
<p>Cari amici romani, e voi tutti che vivete in questa città! Mentre siamo affaccendati nelle attività quotidiane, prestiamo orecchio alla voce di Maria. Ascoltiamo il suo appello silenzioso ma pressante. Ella dice ad ognuno di noi: dove ha abbondato il peccato, possa sovrabbondare la grazia, a partire proprio dal tuo cuore e dalla tua vita! E la città sarà più bella, più cristiana, più umana.</p>
<p>Grazie, Madre Santa, di questo tuo messaggio di speranza. Grazie della tua silenziosa ma eloquente presenza nel cuore della nostra città. Vergine Immacolata, “Salus populi romani”, prega per noi!</p>
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		<title>Il Papa alla FAO</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 17:47:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[1. Ho accolto con grande piacere l’invito del Signor Jacques Diouf, Direttore Generale della Fao, a prendere la parola nella sessione di apertura di questo Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare. Lo saluto cordialmente e lo ringrazio per le sue cortesi parole di benvenuto. Saluto le alte Autorità presenti e tutti i partecipanti. Desidero rinnovare – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: arial black,avant garde;"><strong><span style="font-size: large;"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/11/fao11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1017" title="ITALY UN FOOD SUMMIT" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2009/11/fao11-300x187.jpg" alt="ITALY UN FOOD SUMMIT" width="300" height="187" /></a>1.</span></strong></span> Ho accolto con grande piacere l’invito del Signor Jacques Diouf, Direttore Generale della Fao, a prendere la parola nella sessione di apertura di questo Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare. Lo saluto cordialmente e lo ringrazio per le sue cortesi parole di benvenuto. Saluto le alte Autorità presenti e tutti i partecipanti. Desidero rinnovare – in continuità con i miei venerati predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II – la stima per l’azione della Fao, a cui la Chiesa Cattolica e la Santa Sede guardano con attenzione ed interesse per il quotidiano servizio di quanti vi lavorano. Grazie alla vostra generosa opera, sintetizzata nel motto Fiat Panis, lo sviluppo dell’agricoltura e la sicurezza alimentare rimangono fra gli obiettivi prioritari dell’azione politica internazionale. E sono certo che questo spirito orienterà le decisioni del presente Vertice, come pure quelle che saranno adottate nel comune intento di vincere quanto prima la lotta alla fame e alla malnutrizione nel mondo.</p>
<p><span style="font-family: arial black,avant garde;"><span style="font-size: large;">2.</span></span> La Comunità internazionale sta affrontando in questi anni una grave crisi economico-finanziaria. Le statistiche testimoniano la drammatica crescita del numero di chi soffre la fame e a questo concorrono l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, la diminuzione delle disponibilità economiche delle popolazioni più povere, il limitato accesso al mercato e al cibo. Tutto ciò mentre si conferma il dato che la terra può sufficientemente nutrire tutti i suoi abitanti.</p>
<p><strong>Infatti, sebbene in alcune regioni permangano bassi livelli di produzione agricola anche a causa di mutamenti climatici, globalmente tale produzione è sufficiente per soddisfare sia la domanda attuale, sia quella prevedibile in futuro. Questi dati indicano l’assenza di una relazione di causa-effetto tra la crescita della popolazione e la fame, e ciò è ulteriormente provato dalla deprecabile distruzione di derrate alimentari in funzione del lucro economico.<br />
Nell’Enciclica Caritas in veritate ho osservato che:<br />
<span style="color: #008000;"><em>“la fame non dipende tanto da scarsità materiale, quanto piuttosto da scarsità di risorse sociali, la più importante delle quali è di natura istituzionale. Manca, cioè, un assetto di istituzioni economiche in grado sia di garantire un accesso al cibo e all’acqua regolare e adeguato…, sia di fronteggiare le necessità connesse con i bisogni primari e con le emergenze di vere e proprie crisi alimentari…”. </em></span><br />
Ed ho aggiunto:<br />
<em><span style="color: #008000;">“Il problema dell’insicurezza alimentare va affrontato in una prospettiva di lungo periodo, eliminando le cause strutturali che lo provocano e promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi più poveri mediante investimenti in infrastrutture rurali, in sistemi di irrigazione, in trasporti, in organizzazione dei mercati, in formazione e diffusione di tecniche agricole appropriate, capaci cioè di utilizzare al meglio le risorse umane, naturali e socio-economiche maggi</span></em></strong><strong><em><span style="color: #008000;">ormente accessibili a livello locale, in modo da garantire una loro sostenibilità anche nel lungo periodo”</span></em> (n. 27).</strong></p>
<p><strong>In tale contesto, è necessario contrastare anche il ricorso a certe forme di sovvenzioni che perturbano gravemente il settore agricolo, la persistenza di modelli alimentari orientati al solo consumo e privi di una prospettiva di più ampio raggio e soprattutto l’egoismo, che consente alla speculazione di entrare persino nei mercati dei cereali, per cui il cibo viene considerato alla stregua di tutte le altre merci.<br />
</strong></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-family: arial black,avant garde;"><strong>3.</strong></span></span> La debolezza degli attuali meccanismi della sicurezza alimentare e la necessità di un loro ripensamento sono testimoniati, in un certo senso, dalla stessa convocazione di questo Vertice. Infatti, nonostante i Paesi più poveri siano integrati nell’economia mondiale più ampiamente che in passato, l’andamento dei mercati internazionali li rende maggiormente vulnerabili e li costringe a ricorrere all’aiuto delle Istituzioni intergovernative, che senza dubbio prestano un’opera preziosa e indispensabile. <span style="color: #008000;"><strong>Il concetto, però, di cooperazione deve essere coerente con il principio di sussidiarietà: è necessario coinvolgere “le comunità locali nelle scelte e nelle decisioni relative all’uso della terra coltivabile” (ibid.), perché lo sviluppo umano integrale richiede scelte responsabili da parte di tutti e domanda un atteggiamento solidale che non consideri l’aiuto o l’emergenza come funzionali a chi mette a disposizione le risorse o a gruppi elitari presenti fra i beneficiari</strong></span>. Di fronte a Paesi che manifestano necessità di apporti esterni, la Comunità internazionale ha il dovere di partecipare con gli strumenti della cooperazione, sentendosi corresponsabile del loro sviluppo, “mediante la solidarietà della presenza, dell’accompagnamento, della formazione e del rispetto” (ibid., 47). All’interno di questo contesto di responsabilità si colloca il diritto di ciascun Paese a definire il proprio modello economico, prevedendo i modi per garantire la propria libertà di scelta e di obiettivi. In una tale prospettiva, la cooperazione deve diventare strumento efficace, libero da vincoli e da interessi che possono assorbire una parte non trascurabile delle risorse destinate allo sviluppo. È inoltre importante sottolineare come la via solidaristica per lo sviluppo dei Paesi poveri possa diventare anche una via di soluzione della crisi globale in atto. Sostenendo, infatti, con piani di finanziamento ispirati a solidarietà tali Nazioni, affinché provvedano esse stesse a soddisfare le proprie domande di consumo e di sviluppo, non solo si favorisce la crescita economica al loro interno, ma si possono avere ripercussioni positive sullo sviluppo umano integrale in altri Paesi (cfr. ibid., 27).</p>
<p><span style="font-family: arial black,avant garde;"><span style="font-size: large;">4. </span></span><span style="color: #008000;"><strong>Nell’odierna situazione permane ancora un livello di sviluppo diseguale tra e nelle Nazioni, che determina, in molte aree del pianeta, condizioni di precarietà, accentuando la contrapposizione tra povertà e ricchezza</strong></span>. Tale confronto non riguarda più solo i modelli di sviluppo, ma anche e soprattutto la percezione stessa che sembra affermarsi circa un fenomeno come l’insicurezza alimentare. <span style="color: #008000;"><strong>Vi è il rischio cioè che la fame venga ritenuta come strutturale, parte integrante delle realtà socio-politiche dei Paesi più deboli, oggetto di un senso di rassegnato sconforto se non addirittura di indifferenza.</strong></span> <span style="color: #008000;"><strong>Non è così, e non deve essere così</strong></span>! <span style="color: #008000;"><strong>Per combattere e vincere la fame è essenziale cominciare a ridefinire i concetti ed i principi sin qui applicati nelle relazioni internazionali, così da rispondere all’interrogativo: cosa può orientare l’attenzione e la successiva condotta degli Stati verso i bisogni degli ultimi? La risposta non va ricercata nel profilo operativo della cooperazione, ma nei principi che devono ispirarla: solo in nome della comune appartenenza alla famiglia umana universale si può richiedere ad ogni Popolo e quindi ad ogni Paese di essere solidale, cioè disposto a farsi carico di responsabilità concrete nel venire incontro alle altrui necessità, per favorire una vera condivisione fondata sull’amore.</strong></span></p>
<p><span style="font-family: arial black,avant garde;"><strong><span style="font-size: large;">5</span>.</strong></span> Tuttavia, sebbene la solidarietà animata dall’amore ecceda la giustizia, perché amare è donare, offrire del “mio” all’altro, essa non è mai senza la giustizia, che induce a dare all’altro ciò che è “suo” e che gli spetta in ragione del suo essere e del suo operare. <span style="color: #008000;"><strong>Non posso, infatti, “donare” all’altro del “mio”, senza avergli dato in primo luogo ciò che gli compete secondo giustizia (cfr. ibid., 6). Se si mira all’eliminazione della fame, l’azione internazionale è chiamata non solo a favorire la crescita economica equilibrata e sostenibile e la stabilità politica, ma anche a ricercare nuovi parametri – necessariamente etici e poi giuridici ed economici – in grado di ispirare l’attività di cooperazione per costruire un rapporto paritario tra Paesi che si trovano in un differente grado di sviluppo.</strong></span> Ciò, oltre a colmare il divario esistente, potrebbe favorire la capacità di ogni Popolo di sentirsi protagonista, confermando così che la fondamentale uguaglianza dei diversi Paesi affonda le sue radici nella comune origine della famiglia umana, sorgente di quei principi della “legge naturale” chiamati ad ispirare scelte ed indirizzi di ordine politico, giuridico ed economico nella vita internazionale (cfr. ibid., 59). San Paolo ha parole illuminanti in merito: “Non si tratta infatti – egli scrive – di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: Colui che raccolse molto non abbondò, e colui che raccolse poco non ebbe di meno” (2 Cor 8, 13-15).</p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-family: arial black,avant garde;"><strong>6.</strong></span></span> Signor Presidente, Signore e Signori, per combattere la fame promuovendo uno sviluppo umano integrale occorre anche capire le necessità del mondo rurale, come pure evitare che la tendenziale diminuzione dell’apporto dei donatori crei incertezze nel finanziamento delle attività di cooperazione: <span style="color: #008000;"><strong>va scongiurato il rischio che il mondo rurale possa essere considerato, in maniera miope, come una realtà secondaria. </strong></span><span style="color: #008000;"><strong>Al tempo stesso, va favorito l’accesso al mercato internazionale dei prodotti provenienti dalle aree più povere, oggi spesso relegati a spazi limitati</strong></span>. Per conseguire tali obiettivi è necessario sottrarre le regole del commercio internazionale alla logica del profitto fine a se stesso, orientandole a favore dell’iniziativa economica dei Paesi maggiormente bisognosi di sviluppo, che, disponendo di maggiori entrate, potranno procedere verso quell’autosufficienza, che è preludio alla sicurezza alimentare.</p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-family: arial black,avant garde;">7.</span></span> Non si devono poi dimenticare i diritti fondamentali della persona tra cui spicca il diritto ad un’alimentazione sufficiente, sana e nutriente, come pure all’acqua; essi rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, ad iniziare da quello, primario, alla vita.<span style="color: #008000;"><strong> È necessario, pertanto maturare “una coscienza solidale, che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni” (Caritas in veritate, 27</strong></span>). Quanto pazientemente è stato realizzato in questi anni dalla Fao, se da un lato ha favorito l’allargamento degli obiettivi di questo diritto rispetto alla sola garanzia di soddisfare i bisogni primari, dall’altro ha evidenziato la necessità di una sua regolamentazione adeguata.</p>
<p><span style="font-family: arial black,avant garde;"><span style="font-size: large;">8. </span></span>I metodi di produzione alimentare impongono altresì un’attenta analisi del rapporto tra lo sviluppo e la tutela ambientale. <span style="color: #008000;"><strong>Il desiderio di possedere e di usare in maniera eccessiva e disordinata le risorse del pianeta è la causa prima di ogni degrado dell’ambiente. La tutela ambientale si pone quindi come una sfida attuale per garantire uno sviluppo armonico, rispettoso del disegno di Dio il Creatore e dunque in grado di salvaguardare il pianeta (</strong></span>cfr. ibid., 48-51). Se l’umanità intera è chiamata ad essere cosciente dei propri obblighi verso le generazioni che verranno, è anche vero che sugli Stati e sulle Organizzazioni Internazionali ricade il dovere di tutelare l’ambiente come bene collettivo. In tale ottica, vanno approfondite le interazioni esistenti tra la sicurezza ambientale e il preoccupante fenomeno dei cambiamenti climatici, avendo come focus la centralità della persona umana ed in particolare delle popolazioni più vulnerabili a entrambi i fenomeni. <span style="color: #008000;"><strong>Non bastano però normative, legislazioni, piani di sviluppo e investimenti, occorre un cambiamento negli stili di vita personali e comunitari, nei consumi e negli effettivi bisogni, ma soprattutto è necessario avere presente quel dovere morale di distinguere nelle azioni umane il bene dal male per riscoprire così i legami di comunione che uniscono la persona e il creato.</strong></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-family: arial black,avant garde;">9.</span></span> È importante ricordare – ho osservato sempre nell’Enciclica Caritas in veritate – che “<span style="color: #008000;"><strong>il degrado della natura è… strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana: quando l’”ecologia umana” è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio”</strong></span>. È vero:  “I<span style="color: #008000;"><strong>l sistema ecologico si regge sul rispetto di un progetto che riguarda sia la sana convivenza in società sia il buon rapporto con la natura”</strong></span>. Ed “Il problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società”. Pertanto, “i doveri che abbiamo verso l’ambiente si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in se stessa e in relazione con gli altri. Non si possono esigere gli uni e conculcare gli altri. Questa è una grave antinomia della mentalità e della prassi odierna, che avvilisce la persona, sconvolge l’ambiente e danneggia la società” (cfr. ibid., 51).</p>
<p><span style="font-family: arial black,avant garde;"><span style="font-size: large;">10.</span></span><span style="color: #008000;"><strong> La fame è il segno più crudele e concreto della povertà</strong></span>. Non è possibile continuare ad accettare opulenza e spreco, quando il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori. Signor Presidente, Signore e Signori, da parte della Chiesa cattolica ci sarà sempre attenzione verso gli sforzi per sconfiggere la fame; ci sarà l’impegno a sostenere, con la parola e con le opere, l’azione solidale – programmata, responsabile e regolata – che tutte le componenti della Comunità internazionale saranno chiamate ad intraprendere. La Chiesa non pretende di interferire nelle scelte politiche; essa, rispettosa del sapere e dei risultati delle scienze, come pure delle scelte determinate dalla ragione quando sono responsabilmente illuminate da valori autenticamente umani, si unisce allo sforzo per eliminare la fame. È questo il segno più immediato e concreto della solidarietà animata dalla carità, segno che non lascia spazio a ritardi e compromessi. Tale solidarietà si affida alla tecnica, alle leggi ed alle istituzioni per venire incontro alle aspirazioni di persone, comunità e interi popoli, ma non deve escludere la dimensione religiosa, con la sua potente forza spirituale e di promozione della persona umana. <span style="color: #008000;"><strong>Riconoscere il valore trascendente di ogni uomo e di ogni donna resta il primo passo per favorire quella conversione del cuore che può sorreggere l’impegno per sradicare la miseria, la fame e la povertà in tutte le loro forme.</strong></span></p>
<p>Ringrazio per il cortese ascolto, mentre, in conclusione, rivolgo un saluto augurale, nelle lingue ufficiali della Fao, a tutti gli Stati membri dell’Organizzazione:</p>
<p>Dio benedica i vostri sforzi per assicurare il pane quotidiano ad ogni persona.</p>
<p>Grazie.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.vietatoparlare.net/" target="_blank">VietatoParlare</a></p>
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