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	<title>Sicomoro Giulianova &#187; stampa</title>
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	<description>Pastorale Familiare Giulianova</description>
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		<title>Il silenzio degli incoscienti</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Oct 2010 09:46:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioetica e rispetto della vita]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
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		<description><![CDATA[Se  c’è un Paese nel Vecchio Continente nel quale la parola &#8220;aborto&#8221;, al  solo leggerla o pronunciarla, è in grado di attirare un sovraccarico di  attenzione da parte dei mass media, questo è senza il minimo timore di  smentita la nostra Italia. Tre decenni abbondanti di interminabili  battaglie parlamentari, ripetuti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="ctl00_MasterContent_Contenuto"><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/10/embryoR375_25mar09.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2479" title="embryoR375_25mar09" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/10/embryoR375_25mar09-300x204.jpg" alt="embryoR375_25mar09" width="300" height="204" /></a>Se  c’è un Paese nel Vecchio Continente nel quale la parola &#8220;aborto&#8221;, al  solo leggerla o pronunciarla, è in grado di attirare un sovraccarico di  attenzione da parte dei mass media, questo è senza il minimo timore di  smentita la nostra Italia. Tre decenni abbondanti di interminabili  battaglie parlamentari, ripetuti e accesissimi scontri referendari,  polemiche infuocate sul terreno etico e sanitario, hanno reso a dir poco  acuta la sensibilità dell’opinione pubblica nazionale su questo  argomento. Di conseguenza, anche i sensori attivati dal mondo  dell’informazione nei confronti del tema sono di solito ad alta capacità  di intercettazione: basta che sui terminali delle redazioni appaia,  sotto qualunque forma, la parola in questione – aborto – e  immediatamente le antenne si drizzano, il torpore della routine si  scuote e attorno alla possibile notizia scatta l’obbligo della verifica e  dell’approfondimento.</p>
<p>Per questo, anche agli occhi più  smaliziati del vecchio cronista, rappresenta un vero e proprio mistero  mediatico la totale e assoluta mancanza di resoconti su quanto è  avvenuto giovedì all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa: e  cioè il voto della risoluzione che ha bocciato il tentativo di limitare  il diritto all’obiezione di coscienza degli operatori sanitari alle  prese con le interruzioni di gravidanza, ribaltando clamorosamente le  previsioni della vigilia e quasi rovesciando come un calzino il testo e  le finalità originarie dei proponenti.</p>
<p>L’apertura di Avvenire di  ieri. E invece non una riga, non un titolino, neppure in coda alle  pagine più remote degli altri quotidiani nazionali. Non una citazione  nei notiziari radiotelevisivi di qualunque rete, pubblica o privata.  Neanche un cenno sui siti internet delle testate che aggiornano in tempo  reale i frequentatori della blogosfera. Un <em>black-out</em> senza  eccezioni, che rende semplicemente inesistente il fatto. Un silenzio  tombale, che configura alla perfezione uno di quei casi di «indifferenza  nei confronti del vero» denunciata proprio l’altro ieri dal Papa, come  rischio saliente della comunicazione contemporanea.</p>
<p>Dobbiamo  ammettere, in tutta sincerità, che portare alla luce un fenomeno come  quello appena descritto provoca inevitabilmente una certa sensazione di  disagio. Si vorrebbe sfuggire al rischio di apparire i &#8220;maestrini&#8221; di  turno, che si impancano a giudici dei colleghi (in questo caso, per la  verità, di un’intera categoria), distribuendo lezioni di professionalità  sempre soggette nel nostro mestiere a un elevato tasso di opinabilità.  Ma in qualche modo è proprio l’assenza generalizzata della notizia che,  ai nostri occhi, &#8220;fa notizia&#8221;, che induce a interrogarsi e a cercare una  spiegazione di quello che ci appare come un vero e proprio &#8220;caso&#8221;  giornalistico.</p>
<p>Perché non c’è dubbio che l’input di base  sull’avvenimento in corso in quelle ore a Strasburgo non era mancato,  che nell’imminenza del voto le agenzie di stampa avevano segnalato  perfino un intervento sul Consiglio d’Europa del ministro degli Esteri  italiano Franco Frattini. E che bastava cliccare sul più noto motore di  ricerca del web, per avere in un decimo di secondo almeno 3mila pagine  di &#8220;archivio&#8221; e di contestualizzazione del problema. Del resto, organi  di stampa di diversi altri Paesi e di impronta certamente laica (il  francese <em>Figaro</em>, gli inglesi <em>Daily Telegraph</em> e <em>Indipendent</em>, per citarne alcuni) non hanno lesinato in coperture, mettendo in piena luce la posta in gioco.</p>
<p>Al  dunque, non avendo dimestichezza con la cultura del sospetto, non ci  arrischiamo certo a immaginare che dietro questo nero schermo di  indifferenza si nasconda una qualche improbabile regia o, peggio ancora,  una consapevole congiura (anche se siamo pronti a scommettere che, con  un diverso esito del dibattito in assemblea, la risonanza non sarebbe  mancata). Piuttosto, essendo in ballo la libertà di coscienza, temiamo  semmai una certa tendenza subliminale alla sottovalutazione. Il  risultato? Il silenzio degli incoscienti.</span></div>
<div><strong><span id="ctl00_MasterContent_Autore">Gianfranco Marcelli &#8211; Tratto da <a href="http://www.avvenire.it/Commenti/Il+silenzio+degli+incoscienti_201010090750224770000.htm" target="_blank">Avvenire.it</a><br />
</span></strong></div>
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		<title>Tempo di patate o di bambini?</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 17:29:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bioetica e rispetto della vita]]></category>
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		<description><![CDATA[Invece dei bambini abortiti a milioni, molti quotidiani (  Corriere della sera, Repubblica,  Libero, Stampa, Messaggero, Riformista, Manifesto, mercoledì 3) hanno messo in prima pagina le patate transgeniche: nessuno sembra essersi accorto che a Bruxelles l’Istituto di Politica Familiare aveva presentato il suo annuale rapporto demografico con uno studio su «L’aborto in Europa», [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/fetoscopia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1673" title="fetoscopia" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/03/fetoscopia-300x225.jpg" alt="fetoscopia" width="300" height="225" /></a>Invece dei bambini abortiti a milioni, molti quotidiani (  Corriere della sera, Repubblica,  Libero, Stampa, Messaggero, Riformista, Manifesto, mercoledì 3) hanno messo in prima pagina le patate transgeniche: nessuno sembra essersi accorto che a Bruxelles l’Istituto di Politica Familiare aveva presentato il suo annuale rapporto demografico con uno studio su «<a href="http://www.avvenire.it/Mondo/Aborto+ecatombe+in+Europa_201003030736315670000.htm" target="_blank">L’aborto in Europa</a>», di cui ha dato notizia solo Avvenire.</p>
<p>Si sa, ai giornali piace raccontare non la normalità delle cose, ma i fatti straordinari. Hanno ritenuto, evidentemente, che 2.863.649 aborti praticati e censiti in un anno in Europa (solo quelli &#8216;ufficiali&#8217;: più di 7.800 al giorno, 327 ogni ora, uno ogni 11 secondi) costituiscano l’ordinarietà della vita nel Vecchio Continente; e che l’aborto, divenuto ormai la principale causa di morte (peggio del cancro e dell’infarto; in dodici giorni più dei decessi per incidenti stradali di un intero anno), sia, insomma, un avvenimento normale e trascurabile.</p>
<p>D’altronde nel mondo del femminismo è ormai pacifico che l’aborto volontario costituisce nemmeno più un «trauma» o «una sconfitta», bensì nient’altro che (letteralmente) «un momento» o «un aspetto fisiologico della vita femminile». È questo ciò che fa più paura. Invece di chiedersi che cosa succede quando si uccidono milioni di speranze del futuro, la &#8216;grande stampa&#8217;, il giornalismo di successo, quello che si preoccupa del gossip , cioè del pettegolezzo telefonico degli uomini del potere, si chiede «se l’uomo si fa del male» con le patate ogm o indaga su «il Paese dei figli di papà» (Repubblica, stesso giorno), ma non sui figli di mamma buttati nel lavandino; o se davvero Dell’Utri possiede il capitolo scomparso di &#8216;Petrolio&#8217; di Pasolini ( La Stampa ) e censurano le notizie sulla moderna strage degli innocenti: questo – dicevano (mercoledì 3) dodici pagine speciali di Repubblica – è «Tempo di benessere, è l’ora della vacanza­relax ». Che se ne senta il bisogno, per non vedere l’assedio di quei piccoli fantasmi che, a milioni, si aggirano per l’Europa?</p>
<p>Piergiorgio Liverani &#8211; Tratto da<a href="http://www.avvenire.it/" target="_blank"> Avvenire.it</a></p>
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		<title>Lettera aperta a Beppino Englaro.</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 12:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sicomoroequipe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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		<description><![CDATA[Lettera aperta a Beppino Englaro.
In margine all’intervista del 2 febbraio 2010, festa della Presentazione del Signore, concessa a La Stampa. «Il mio calvario non è finito»
Bene sia per la sua coscienza, signor Beppino. Peccato che sia forse a senso unico! Ricordo di avere ospitato sul sito che curo (per cui sono stato da lei chiamato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/eluana011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1544" title="ENGALRO BEPPINO" src="http://www.sicomorogiulianova.it/wp-content/uploads/2010/02/eluana011-225x300.jpg" alt="ENGALRO BEPPINO" width="225" height="300" /></a>Lettera aperta a Beppino Englaro.</strong></p>
<p><strong>I</strong><strong>n margine all’intervista del 2 febbraio 2010, festa della Presentazione del Signore, concessa a La Stampa. «Il mio calvario non è finito»</strong></p>
<p>Bene sia per la sua coscienza, signor Beppino. Peccato che sia forse a senso unico! Ricordo di avere ospitato sul sito che curo (per cui sono stato da lei chiamato in causa) parole di comprensione di fronte a un dolore grande e grave. Erano nate da un appassionato dialogo tra me e un collaboratore del sito, Fabio Cavallari, non credente, che diceva: «Non è facile affrontare l’argomento dopo la sentenza di un giudice. Non lo è perché, la vita e la morte non possono essere “giudicate”.</p>
<p>Non sto parlando di morale, della legge di Dio o della pietà. Vorrei che tutti noi fossimo più parsimoniosi di parole, che non alzassimo l’indice per giudicare a nostra volta. Penso al padre di Eluana e non posso esimermi dal guardare l’amore di un padre. Credo nella genuinità che esprime, nella sua ricerca di pace, in quel tentativo di ridare libertà alla figlia. Non spetta a noi e mai dovremmo farlo entrare nella dimensione intima e personale tra un padre ed una figlia. Penso alla solitudine di quest’uomo, tra un consiglio scientifico ed uno legale, penso al suo “bene” che lo ha portato a chiedere le estreme conseguenze. Non possiamo giudicare, non dobbiamo alzarci dalla sedie pronunciando il nostro “se fossi”. Mai. E’ nostro compito però, inserirsi in una discussione che parla a tutti noi di vita. Di vita e di morte».</p>
<p>Mi sono sembrate parole dettate da pietà e compassione. Peccato però che ha prevalso un’altra logica, forse un calcolo, che ha fatto di questo dramma una tragedia. Ho letto la sua intervista a La Stampa. Mi hanno colpito in particolare due cose.</p>
<p>Lei afferma di avere deciso per la sorte di sua figlia. Certo, in mancanza di una legge che fosse secondo il suo criterio, ha voluto farsi legge a se stesso, creando così un precedente per una legge che, lei afferma, sarà «decente [perché consentirà] ai cittadini di poter decidere per loro stessi». La cara Eluana è stata strumento di questo progetto, lei, che non «c’è più dal giorno dell’incidente».</p>
<p>L’altra affermazione che mi ha fatto pensare è stata: «Io, che mi batto per la libertà di scelta, figuriamoci se blocco quella di un artista». Penso però che il suo pensiero vada completato così, perdoni la franchezza: «purché affermi, canti o esprima quello che io ritengo giusto». Libertà a senso unico, appunto!</p>
<p>Eluana non è morta, è stata fatta morire. Non mi interessa ora affermare il diritto di farlo, comunque questa è l’azione.</p>
<p>Quando è entrata in ospedale per la prima volta, dopo il gravissimo incidente, forse lei, signor Englaro, avrà chiesto ai medici di farla vivere, guarendola. Ora, che non è guarita, ha chiesto di farla morire. Tutto qui. Ma denunciare chi definisce questa azione come «omicidio legalizzato» mi sembra proprio che contraddica quella libertà di pensiero che tanto afferma, e vada anche contro la logica e il buon senso. Questo infatti sul sito abbiamo detto, e in maniera che non ha voluto offendere nessuno. Con una infinita pietà, con un dolore immenso, con la speranza che cose così non accadano mai più.</p>
<p>Capisco il suo dolore, non condivido la sua scelta. E come lei rivendica il diritto di renderla legge, io – con lo stesso diritto – mi batterò perché questo non accada. Senza crociate. Senza isteria. Ma certo senza paura.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=3&amp;id_n=17354" target="_blank">Cultura Cattolica.it</a> &#8211; scritto da don Gabriele Mangiarotti</p>
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